>

“8 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”. 13 E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?” 1Pi 3:8-13

Avendoci comandato di rendere il bene per il male, Pietro ci dichiara, nel v.13: “E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?”
Questo è un importante principio della vita. Solitamente, chi vive facendo il bene, impegnandosi nel bene, riceverà molto meno male di uno che vive facendo il male.
È facile capire questo. Ci sono tanti esempi di come fare il male porta a ricevere il male. Per esempio, se uno dice menzogne, o è disonesto, o inganna le persone, quelle persone gli saranno nemiche. Se uno arriva facilmente a picchiare, sarà molto probabile che sarà picchiato. A proposito, Gesù dichiara, in Matteo 26: “tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada.” (Mat 26:52 LND)
Quindi, più una persona fa del male, più è probabile che riceverà del male. Seminare il male porta a raccogliere il male.
Al contrario, più una persona fa del bene, più è probabile che gli altri lo apprezzeranno anziché fargli del male. Infatti, il versetto dichiara: Chi vi farà del male, se voi seguite il bene?
Se fate del bene a tutti, sarà difficile che qualcuno vi farà del male.
E Dio ci comanda di fare del bene a tutti, anche a coloro che ci fanno del male. Come abbiamo già visto in 1Pietro, un credente è chiamato ad essere un ottimo cittadino, un dipendente fedele, e un buon vicino. Come Gesù dichiara in Matteo 5:14, noi che siamo salvati siamo la luce del mondo!
Quindi, se volete evitare tanto male, camminate seguendo il bene.
Quando le sofferenze ingiuste arrivano vv.14-15a

Però, anche se facciamo solo il bene, è possibile che avremo comunque da soffrire. Ci saranno le volte in cui uno dovrà soffre per la giustizia, pur non avendo fatto alcun male.
Leggiamo i vv.13-15a.
“13 E chi vi farà del male, se voi seguite il bene? 14 Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! “Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate,” 15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori ” (1Pi 3:13-15 LND)
Leggo ancora il v.14: “Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi!”
Anche se viviamo facendo il bene, è possibile che avremo da soffrire, proprio perché camminiamo nella giustizia di Dio.
Chi veramente appartiene a Gesù Cristo, e cammina nella luce, sarà in qualche modo odiato dal mondo, proprio perché appartiene a Cristo. Gesù dichiara questa verità in Giovanni 15.
“18 Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giov 15:18-19 LND)
Coloro che non hanno Cristo odiano la luce, e così, è facile che odieranno i seguaci di Cristo.
Gesù Cristo dovette soffrire per la sua giustizia, come anche tanti degli Apostoli. Durante la storia, e anche oggi, tanti credenti nel mondo soffrono per la giustizia. Uno può soffrire fisicamente, può soffrire economicamente, può essere calunniato, può ritrovarsi a dover soffrire in tante forme diverse. Però, la Bibbia ci dichiara che i credenti devono aspettarsi l’arrivo di qualche sofferenza per la giustizia.
La sofferenza si può manifestare nelle difficoltà nel matrimonio, quando il coniuge non è credente. Oppure per uno studente può consistere nell’essere preso in giro a scuola. Può essere un capo al lavoro che rende la vita difficile. In un modo o nell’altro, è probabile che ogni credente dovrà soffrire per la giustizia.
Quando soffriamo per la giustizia, anziché essere turbati, dovremmo gioire, perché quella sofferenza ci porta grandi benedizioni. Il brano dichiara: beati voi! Ci sono tanti brani che parlano di questo principio. Vi leggo qualche esempio.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio.” (1Piet 2:19-20 LND)
“10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi”.” (Mat 5:10-12 LND)
“Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà.” (Mat 16:25 LND)
“Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:10 LND)
“Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui,” (Fil 1:29 LND)
“11 Ecco, tutti quelli che si sono infuriati contro di te saranno svergognati e confusi; quelli che combattono contro di te saranno ridotti a nulla e periranno. 12 Tu li cercherai ma non troverai più quelli che contendevano con te; quelli che ti facevano guerra saranno come nulla, come cosa che non esiste più. 13 Poiché io, l’Eterno, il tuo DIO, ti prendo per la mano destra e ti dico: “Non temere, io ti aiuto” 14 Non temere, o verme di Giacobbe, o uomini d’Israele! Io ti aiuto dice l’Eterno; Il tuo Redentore è il Santo d’Israele.” (Isa 41:11-14 LND)
Questi brani, e tanti altri, ci ricordano che la sofferenza farà parte di chi cammina giustamente, ovvero, di chi cammina per fede in Cristo.
Quindi, anziché essere spaventati o agitati quando soffriamo per la giustizia, dobbiamo rallegrarci, sapendo che grande sarà il nostro premio in cielo! Quando soffriamo per la giustizia, siamo beati!
2) Non avere timore, non siate turbati

Dio sa che a volte quando soffriamo per la giustizia, è facile essere tentati di avere timore. Perciò, il versetto continua, e ci spiega il modo per non avere timore. Leggiamo il v.14 e la prima parte del v.15.
“14 Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! “Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate,” 15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori ” (1Piet 3:14-15 LND)
Non dobbiamo avere timore di coloro che ci fanno del male! Non dobbiamo essere turbati.
Ricordiamoci le parole di Gesù in Giovanni 14
“Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me.” (Giov 14:1 LND)
“Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi.” (Giov 14:27 LND)
Anche quando soffriamo, anche quando gli altri ci fanno del male, non dobbiamo avere alcun timore di loro, e non dobbiamo avere un cuore turbato, perché possiamo confidare in Dio. Avendo fede in Cristo, possiamo conoscere la sua pace, la pace che sorpassa l’intelligenza.
Non dobbiamo avere timore o essere turbati, perché gli uomini non possono farci alcun male che sia duraturo, e perché Dio ha una cura totale e perfetta di noi. Leggo le parole di Gesù in Matteo 10.
“28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. 29 Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. 30 Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri.” (Mat 10:28-31 LND)
Non dobbiamo temere gli uomini, perché Dio ha cura di noi. Il peggio che gli uomini possono farci è uccidere il corpo, e lo possono fare solo se quello è il momento che Dio ha già stabilito prima della nostra nascita. Gli uomini non possono farci alcun male se non secondo il piano perfetto del Signore.
Se è permesso da Dio, gli uomini potranno uccidere il nostro corpo. Però, non potranno mai uccidere la nostra anima! Ecco perché non dobbiamo temere gli uomini. Dio è con noi. Egli ci cura nei minimi dettagli, perfino controlla quanti capelli abbiamo in testa. Perciò, non dobbiamo avere paura, né dobbiamo essere turbati, qualsiasi sia la sofferenza che ci arriva.
3) anzi, santificare il Signore Dio

Quando soffriamo per la giustizia, per non avere timore degli uomini, dobbiamo riempire il nostro cuore con il contrario, cioè dobbiamo santificare il Signore Dio nei nostri cuori. Questo non solo porta gloria a Dio, ma ci protegge dall’avere timore.
Il senso di “santificare il Signore” qua è principalmente riconoscere la sua potenza, sovranità e cura di noi, specificatamente in mezzo alla sofferenza.
Cioè, quando soffriamo, soprattutto per la giustizia, anziché focalizzarci sulle nostre sofferenze, dovremmo riconoscere Dio come il Sovrano e Onnipotente Signore. Dovremmo riconoscerLo come il nostro rifugio. Dovremmo abbondare in ringraziamento per il fatto che abbiamo il Signore come forza e rifugio, anche nella prova attuale. Dovremmo lodarLo perché Egli è sovranamente in controllo di tutto. Facendo così, santificheremo il Signore nel nostro cuore.

Facendo così, Dio verrà glorificato, e noi avremo pace. Quindi, santificate il Signore nei vostri cuori, sempre, e soprattutto quando soffrite per la giustizia.
4) Siate sempre pronti a spiegare il vangelo

A questo punto, il brano ci dà un altro comandamento che riguarda il modo in cui dobbiamo vivere, in qualsiasi momento, e soprattutto quando soffriamo per la giustizia.
Leggiamo ancora il v.15.
“anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore,” (1Pi 3:15 LND)
Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a nostra difesa a chiunque ci domanda spiegazione della speranza che è in noi.
Questo comandamento vale in ogni situazione, ma il suo contesto specifico è quando stiamo soffrendo per la giustizia, e anziché agitarci o avere paura, stiamo santificando il Signore nei nostri cuori.
Quando un credente soffre per la giustizia e gli altri vedono che non aveva fatto alcun male e che, anziché avere timore, ha pace e gioia perché santifica Dio nel suo cuore, sapendo che Dio è sovranamente in controllo, sapendo che tutto sta cooperando al suo bene eterno, la sua speranza diventerà molto visibile alle persone intorno a lui. Coloro che sono senza Dio non capiranno quella speranza, e perciò, sarà normale che vorranno capirla, e facilmente gli chiederanno delle spiegazioni della speranza che vedono in lui.
A proposito, se nessuno ti chiede della speranza che hai, forse non stai santificando il Signore abbastanza in mezzo alle difficoltà!
Comunque, in questo versetto, Dio ci comanda di essere sempre pronti a rispondere a nostra difesa a chiunque ci domanda spiegazioni.
Consideriamo questo comandamento, perché è molto importante.
La frase centrale in questo comandamento è: “rispondere a vostra difesa”.
La parola greca da cui queste parole derivano è “apologia”, che descrive una difesa verbale, o un argomento logico e ragionevole.
In altre parole, Dio comanda ad ogni credente di essere in grado di spiegare in modo chiaro il motivo della speranza viva che ha in Cristo.
In altre parole, dobbiamo tutti essere in grado di spiegare il Vangelo.
Dio ci comanda di essere sempre pronti a spiegare il Vangelo. Essere sempre pronti richiede due cose. Prima di tutto, dobbiamo essere preparati. Dobbiamo capire le verità bibliche del Vangelo. Chiaramente, una persona salvata da un mese non avrà lo stesso livello di conoscenza che potrà avere quando sarà salvata da un anno, e dopo dieci anni. Però, dovrebbe essere comunque in grado di spiegare in modo semplice le verità del Vangelo, anche dall’inizio della sua salvezza.
Quindi, per essere sempre pronti, dobbiamo prepararci. Dobbiamo impegnarci a capire le verità del Vangelo, per poterle spiegare in modo chiaro agli altri. Non è automatico. Richiede impegno, tempo e fatica. Dobbiamo metterci a studiare, a memorizzare, e a comprendere bene. Tutto questo è necessario per poter essere degli strumenti nelle mani di Dio.
C’è un altro aspetto importante per quanto riguarda l’essere sempre pronti. Per essere SEMPRE pronti, dobbiamo essere sempre attenti a cercare porte aperte. Dobbiamo essere sempre desiderosi di parlare del nostro Dio e Salvatore. Dobbiamo vedere ogni persona che incontriamo come qualcuno che ha bisogno di sentire di Cristo. E dobbiamo avere un modo di parlare che lascia aperta la porta di poter parlare di Dio. Come dichiara in Colossesi 4:6:
“Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come vi conviene rispondere a ciascuno.” (Col 4:6 LND)
La nostra conversazione dovrebbe sempre essere condita con grazia, ovvero, con le verità di Dio, e con mansuetudine, e gentilezza, e con la potenza di Dio che opera in noi. Attenzione! Quando il nostro parlare è sempre condito con grazia, non c’è spazio per un parlare sciocco o stupido. Non c’è spazio per discorsi cattivi. E dobbiamo sempre essere così, per essere sempre pronti a dare una chiara spiegazione della speranza che abbiamo.
Ricordiamoci che quando spieghiamo la speranza che abbiamo, non stiamo spiegando la nostra storia. Quando spieghiamo il Vangelo, non dobbiamo raccontare per filo e per segno gli avvenimenti della nostra salvezza. La salvezza di ogni persona arriva in situazioni diverse l’uno dall’altro. Quello che invece è sempre uguale sono le verità che devono essere riconosciute e credute. Per diventare un credente, per passare dalla morte alla vita, per ricevere il perdono in Cristo Gesù, una persona deve capire che Dio è il suo Sovrano Creatore e Giudice. Deve capire che sarà giudicato dopo la morte, e deve capire che è un peccatore, e che è impossibile che riesca a liberarsi da solo dal proprio peccato, perché il salario del peccato è la separazione eterna da Dio. Inoltre, avendo capito che la sua situazione è terribile, deve riconoscere che Gesù Cristo è Dio diventato uomo, e deve capire che Cristo ha dato la propria vita per pagare la condanna del peccato. Deve credere sia nella morte di Gesù come sacrificio, sia nella sua risurrezione.
Ogni credente dovrebbe essere in grado di spiegare queste cose. Man mano che passano i mesi, uno dovrebbe essere in grado anche di trovare subito i versetti che dimostrano che queste verità vengono direttamente dalla Bibbia.
Farlo con mansuetudine e timore

Dopo il comandamento di essere sempre pronti a dare questa spiegazione della nostra speranza, Dio ci comanda di farlo con mansuetudine e con timore.
La parola mansuetudine riguarda il nostro atteggiamento con gli altri, e timore riguarda il nostro rapporto con Dio. Con gli altri, dobbiamo essere mansueti. Ovvero, dobbiamo essere gentili, e umili, e rispettosi nel nostro modo di parlare. Ci saranno le volte che gli altri saranno cattivi con noi, e ci accuseranno falsamente. Ma noi dobbiamo essere la luce di Cristo davanti a loro, e non dobbiamo rispondere al male col male.
Inoltre, dobbiamo sempre avere timore di Dio, non timore degli uomini. Dobbiamo avere sempre premura di non offendere Dio. Dobbiamo sempre essere attenti di non dire nulla che potrebbe mancare di onorare Dio.
Quindi, dobbiamo vivere in modo che le persone vedano il chiaro frutto della speranza viva che abbiamo, e si chiedano come mai riusciamo ad avere pace a gioia anche in mezzo alle sofferenze. Dobbiamo anche impegnarci ad essere sempre in grado di spiegare chiaramente le verità del Vangelo, con un discorso logico e chiaro.
5) l’importanza di una buona coscienza

Il brano continua, e spiega un aspetto importante di come dobbiamo vivere.
Leggiamo il v.15 e 16, notando specificatamente il v.16
“15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore, 16 avendo una buona coscienza affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo.” (1Pi 3:15-16 LND)
Dobbiamo vivere in modo da avere sempre una buona coscienza.
Dio ha dato ad ogni uomo una coscienza. La coscienza ci condanna quando facciamo del male. Però, è importante capire che la coscienza non è infallibile. Prima di tutto, se la coscienza non conosce il metro di Dio, non saprà convincerci quando pecchiamo. Perciò, la coscienza ha bisogno di essere addestrata dalla Parola di Dio.
Inoltre, è molto possibile rendere la coscienza insensibile al peccato. Solitamente la coscienza è molto sensibile appena si inizia a peccare in un certo modo. Però, se si continua in quel peccato senza ravvedersi, la coscienza diventerà sempre meno sensibile. Si può arrivare al punto di avere la coscienza tranquilla, nonostante che si ha un grande peccato nella vita.
Quindi, è estremamente importante curare la propria coscienza. Prima di tutto, potete curare la vostra coscienza impegnandovi a conoscere sempre di più la Parola di Dio, e che cos’è veramente una vita di santità. Inoltre, per curare la coscienza, bisogna essere estremamente attenti a non ignorarla. Se la coscienza vi colpisce, è importante che valutiate quel comportamento o pensiero o parola che ha provocato il turbamento della vostra coscienza, e se è peccato, dovete confessarlo e abbandonarlo subito.
Infatti, il v.16 ci comanda di vivere in modo tale da poter avere una buona coscienza. Questo vale in ogni campo, e specificatamente per quanto riguarda il non rendere male per male, ma piuttosto offrire benedizione al posto della maledizione.
Quando viviamo così, ci sarà un risultato molto grande. Il versetto dichiara:
“affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo.”
Quando viviamo in modo da avere una buona coscienza, coloro che parlano male di noi saranno svergognati. Diranno cose brutte di noi, ma sarà palese che sono accuse false.
Notiamo anche che quello che li porta a vergognarsi non è il fatto che combattiamo per difenderci, piuttosto, è che il nostro comportamento è così buono che le loro accuse non riescono a reggere. Quando Gesù fu oltraggiato, non cercò di difendersi. Dio non ci chiama a difenderci, ci chiama ad avere un comportamento talmente buono che nessuna falsa accusa riuscirà a reggere nei nostri confronti.
Questo versetto non significa che ogni persona che ci accuserà poi si vergognerà. Ci saranno coloro che si vergogneranno, e ci saranno altri che avranno un cuore così indurito che non si vergogneranno. La cosa importante per noi è di vivere in tale modo che quelle persone non avranno nulla di vero da dire contro di noi.
6) il beneficio di soffrire facendo il bene

Il v.17 ci ricorda una verità importante, un principio che dovrebbe guidare la nostra vita su questa terra. Ve lo leggo.
“È meglio infatti, se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male” (1Piet 3:17 LND)
Se Dio sceglie che un credente debba soffrire, è meglio che quella sofferenza sia causata dall’aver fatto il bene, anziché dall’aver fatto il male.
Prima di tutto, notiamo che nella volontà di Dio, a volte dovremo soffrire. La sofferenza fa parte dell’opera di Dio in noi. Abbiamo letto in 1Pietro 1:6
“6 Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo.” (1Pi 1:6-7 NRV)
Le prove, le afflizioni, e quindi, le sofferenze, sono necessarie. Fanno parte dell’opera di Dio di santificarci, di conformarci all’immagine di Cristo.
Quindi, dobbiamo soffrire. La domanda è: soffriamo per aver fatto il male, o soffriamo per aver fatto il bene?
Questo versetto dichiara che è meglio, e infatti è molto, molto meglio, soffrire avendo fatto il bene, piuttosto che avendo fatto il male.
Se soffriamo avendo fatto il male, non ne avremo alcuna ricompensa. Certamente, Dio farà la sua opera in noi, ma noi perderemo molto, e non avremo alcuna ricompensa.
Invece, quando soffriamo facendo il bene, non solo avremo il frutto nella nostra vita che Dio compirà in noi, ma avremo una meravigliosa ricompensa in cielo per quel bene che avremo fatto, ricordando sempre che tutto il bene che riusciamo a fare, lo facciamo per la grazia di Dio che opera in noi.
Leggo ancora le parole di Gesù in Matteo 5:
“10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi”.” (Mat 5:10-12 LND)
Quanto è importante che la nostra sofferenza sia perché abbiamo fatto il bene! Quindi, quanto è importante che viviamo in modo da non avere da soffrire per i nostri sbagli! Viviamo in modo da avere una buona coscienza.
Conclusione, applicazione

Essendo arrivati alla fine di questo brano, voglio menzionare le verità principali che Dio ci ha mostrato in esso.
Prima di tutto, come abbiamo visto in molti versi di quest’Epistola finora, è molto importante che ci comportiamo bene in ogni rapporto nella vita. Dobbiamo essere buoni cittadini, buoni dipendenti, buoni con i nostri vicini, e buoni in ogni altro rapporto. Rendiamo bene per male. Come abbiamo letto oggi, se viviamo facendo il bene, chi ci farà del male? Quindi, impegniamoci a riconoscere e ad abbandonare ogni peccato, e a fare del bene in ogni situazione. Così, potremo glorificare Dio, rispecchiando Cristo, e inoltre, subiremo molte meno sofferenze nella vita.
Però, come abbiamo letto, anche se facciamo sempre il bene, ovvero, se camminiamo nella giustizia di Dio, è possibile che dovremo ugualmente soffrire. Però, se dovremo soffrire per la giustizia, ricordiamoci che questa sofferenza ci porterà ad essere beati in modo speciale!
Quindi, in questi casi, quando soffriamo per la giustizia, non dobbiamo avere timore! Non dobbiamo essere turbati. Piuttosto, possiamo santificare Dio nei nostri cuori, ovvero, possiamo trovare la nostra pace in Cristo, e il nostro rifugio in Dio, lodando Dio che Egli è sovranamente in controllo della nostra situazione. Allora, anziché avere paura, possiamo avere gioia e pace, sapendo che abbiamo una speranza viva in cielo.
Quando viviamo così, le persone noteranno la pace che abbiamo in mezzo alle sofferenze. Noteranno che anziché essere turbati, abbiamo gioia. E a volte, questo li porterà a chiederci spiegazione per la speranza che abbiamo.
Una verità estremamente importante che abbiamo visto oggi è che dobbiamo essere sempre pronti a dare una chiara spiegazione della nostra speranza. Quindi, dobbiamo impegnarci a conoscere sempre di più il vangelo. Inoltre, dobbiamo vivere in modo che la nostra conversazione sia sempre condita con grazia, per non ostacolare un discorso su Dio.
Quindi, vi chiedo: la vostra conversazione è condita con grazia? Parlate in modo che dimostra la presenza di Dio in voi?
Inoltre, siete in grado di spiegare con chiarezza le verità del Vangelo? Non mancate in questo importante impegno! Se non vi sentite preparati, chiedetemi, e vi aiuterò.
Vivete in modo che gli altri non abbiano nulla di negativo da poter dire di voi che sia vero. Quando peccate, confessate subito il vostro peccato, per riprendere un cammino di santità.
Se dobbiamo soffrire, soffriamo come Cristo soffrì, soffriamo per aver fatto il bene!
Quando viviamo così, avremo gioia, e il nostro Signore sarà glorificato in noi!
Così sia, o Padre.
Amen!