>“8 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Piet 3:8-12 LND)
Questo brano parla prima di tutto di come dobbiamo comportarci con gli altri, o per meglio dire, parla di come dobbiamo essere, e poi, di come dobbiamo rispondere quando gli altri peccano contro di noi. Inoltre ci dà una promessa da ricordare. Iniziamo considerando il modo in cui dobbiamo essere con gli altri.

Come dobbiamo essere (v.

Leggiamo ancora il v.8.
“Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli,” (1Piet 3:8 LND)
Questo comandamento parla del cuore che dobbiamo avere gli uni verso gli altri, e descrive alcuni modi con cui quel cuore si esprimerà. Se il nostro cuore è puro e limpido, il nostro comportamento sarà puro e limpido.
Consideriamo uno per uno gli aspetti del cuore che dovremmo avere in ogni nostro rapporto, soprattutto fra credenti.
Siate tutti

Notiamo che il comandamento inizia con le parole: “siate tutti”. Quello che questo brano insegna non è solamente indirizzato ad alcuni. Non è facoltativo. È ciò che deve essere il cuore di ogni vero credente! Pietro sta parlando di coloro che sono stati rigenerati. Sarebbe impossibile per un uomo naturale riuscire a vivere nel modo che viene descritto in questo brano. Però ogni vero credente deve vivere così, ed è un grave peccato quando non lo fa. Possiamo vivere così se siamo salvati, per mezzo della potenza di Dio che opera in noi.
Ora, consideriamo gli aspetti che ogni vero credente deve avere.
Di una sola mente.

Il primo aspetto del cuore che dobbiamo avere è che dobbiamo essere tutti di una sola mente. Nella Nuova Riveduta leggiamo “concordi”.
In altre parole, dobbiamo avere lo stesso pensiero per gli altri che abbiamo per noi stessi. Dobbiamo avere lo stesso traguardo degli altri credenti: quello di glorificare Dio. Dobbiamo ricordare che siamo tutti membri dello stesso corpo. Essere di una sola mente esclude totalmente la rivalità, ed esclude i pensieri negativi gli uni verso gli altri.
Essere di una sola mente significa essere veramente concordi. Significa essere veramente uniti, cercando tutti la stessa cosa: la gloria di Cristo.
In Filippesi 2:2,3, tramite l’Apostolo Paolo, Dio ci spiega ancora di più cosa significa “essere di una sola mente”. Vi leggo.
“2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso.” (Fil 2:2-3 LND)
Quando siamo di una sola mente, non ci saranno divisioni fra di noi. Non ci sarà chi parla male di un altro. Non ci saranno rivalità. Non ci sarà chi si fissa a vedere il male in un altro, non ci sarà chi evita un altro.
Quando siamo di una sola mente, ci considereremo come membri della stessa squadra, anzi, dello stesso corpo, cercando lo stesso, identico traguardo, la gloria di Cristo, tramite l’edificazione degli altri credenti e la salvezza di nuove persone.
L’unico modo possibile di essere di una sola mente è di avere un forte desiderio di edificare gli uni gli altri. Quindi, è impossibile essere egoista, e vivere per sé, se si ha una sola mente, ed è impossibile avere una sola mente se alcuni sono egoisti.
Quando consideriamo tutti questi aspetti, iniziamo a capire quello che Dio intende quando ci comanda di essere di una sola mente.
Continuiamo, perché le altre qualità sono tutte collegate all’essere di una sola mente.
Compassionevoli

La seconda qualità che dobbiamo avere è che dobbiamo essere compassionevoli. Questa parola è un aggettivo che deriva da un verbo che è composto dalla parola “soffrire” e dalla preposizione “con”, e quindi il suo senso è di “soffrire con gli altri”. Potremmo anche dire “sentire le sofferenze degli altri”. Questo è il senso della parola compassionevoli.
Questo è il contrario della nostra tendenza naturale, che è di pensare alle nostre cose, e di non essere aggravati dalle difficoltà e dalle sofferenze degli altri. Certamente, nel caso di un genitore, è naturale soffrire per i dolori dei propri figli. Anche in una stretta amicizia, solitamente gli amici sono compassionevoli l’uno con l’altro.
Però, di natura, il più delle volte, non siamo veramente compassionevoli con tutti gli altri membri del corpo. Spesso, ci sono alcuni che ci sono poco simpatici. E se soffrono, non ci pesa affatto. Non soffriamo con loro.
Questa è una forma di egoismo. Chi è così, non comprende la profondità di far parte del corpo di Cristo, e quindi, di far parte di ogni altro membro del corpo.
L’unico modo di amare Dio è di amare anche coloro che Egli ama. Se amiamo veramente gli altri, allora, avremo gioia quando essi verranno onorati, e soffriremo con loro quando soffriranno.
In 1Corinzi 12, parlando del fatto che siamo tutti membra dello stesso corpo, leggiamo:
“E se un membro soffre, tutte le membra soffrono; mentre se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono insieme.” (1Co 12:26 LND)
Questo sarà il nostro cuore, se veramente amiamo Dio.
In Romani 12:15 leggiamo:
“Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono.” (Rom 12:15 LND)
Così saremo se siamo compassionevoli.
Oh fratelli, se non siete così, non state amando Dio! Un credente non può amare Dio, se non ama di cuore gli altri credenti. Un aspetto fondamentale dell’amore è di essere compassionevoli.
Siete così? Una persona veramente così non solo soffre con chi soffre, ma quella sofferenza lo spinge a cercare di sollevare quella persona. Per esempio, se un piede soffre, l’altro piede cerca di portare il più del peso, per sollevare dalla sofferenza. Similmente, quando un credente soffre, chi è compassionevole cerca di consolarlo in qualche modo.
Siete così? Essere compassionevoli richiede tempo ed impegno. Per essere così, dobbiamo essere disposti a cambiare i nostri programmi, per avere il tempo di essere compassionevoli.
Se ti è difficile essere compassionevole, ricordati quanto Gesù Cristo è compassionevole con te! Leggiamo in Ebrei 4:
“14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.” (Eb 4:14-16 LND)
Nonostante quanto ancora pecchiamo, Gesù non gira le sue spalle contro di noi. Anzi, Egli simpatizza con noi, in ogni nostra sofferenza, e ci apre la porta per andare al Padre, per trovare grazia al tempo opportuno.
Visto che Cristo è compassionevole con noi, ed abbiamo assolutamente bisogno della sua compassione, per diventare più come Cristo dobbiamo anche noi essere compassionevoli gli uni verso gli altri.
Quindi, fratelli e sorelle, impegnatevi ad essere compassionevoli, non solo con alcuni, ma con tutti!
Pieni di amore fraterno

Il brano continua, e ci comanda di essere pieni di amore fraterno.
Questa è la parola Greca “filadelfoi”, che descrive una bontà ed un affetto fraterno. Dio ci comanda di avere affetto fraterno gli uni per gli altri.
Questo amore non dipende dall’essere in un rapporto di amicizia, né dall’avere qualche legame culturale. È un amore fondato sul fatto che siamo tutti figli dello stesso Padre. Siamo fratelli e sorelle in Cristo.
Come potete sapere se avete questo tipo di amore gli uni per gli altri? Chi ama così prega per gli altri. Chi ama così porta i pesi degli altri, ed è sempre prontissimo a perdonare gli altri. Chi ama così ammonisce con amore per aiutare gli altri a crescere, e si impegna ad edificare gli altri. In parole semplici, chi è pieno di amore fraterno si impegna per il bene degli altri, ed ha un grande affetto per loro, perché sono figli di Dio.
Misericordiosi

Oltre ad essere di una sola mente, e compassionevoli, e pieni di amore fraterno, Dio ci comanda di essere misericordiosi. Questa parola in Greco è composta da una parola che significa “viscere e bontà”. Ricordiamoci che i greci consideravano le viscere come il centro dei sentimenti più profondi. Perciò, questa parola descrive uno che è molto toccato dalle sofferenze degli altri. Potremmo anche usare la parola “compassione”. È quel cuore che si impegna a sollevare la sofferenza degli altri.
Per poter impegnarti a sollevare la sofferenza degli altri, devi prima di tutto NOTARE la sofferenza degli altri. Perciò, quella persona che è così presa dai propri impegni da non riuscire a notare le sofferenze e i bisogni degli altri, non potrà ubbidire a questo comandamento. Quindi, per poter vivere in ubbidienza, dobbiamo impegnarci a vivere in modo da recuperare del tempo per notare le sofferenze degli altri, per poi impegnarci a sollevare quelle sofferenze. Così, saremo misericordiosi.
Grazie a Dio, che Gesù Cristo è misericordioso nei nostri confronti. Egli prende tempo di capire quali sono le nostre sofferenze, e ha il cuore di impegnarsi ad aiutarci nelle nostre afflizioni. Perciò, se noi saremo misericordiosi, significa che stiamo seguendo l’esempio di Gesù Cristo.
Benevoli

A questo punto, Pietro aggiunge la qualità di essere benevoli, che la NRV traduce con “umili”.
La parola Greca usata qua significa letteralmente “avere pensieri amichevoli” ovvero “pensieri che nascono da un amore fraterno e da un affetto fraterno”.
La parola Italiana “benevoli” è una buona traduzione, perché descrive uno che desidera il bene degli altri, vuole il loro bene.
Nei nostri rapporti gli uni verso gli altri, Dio ci comanda di desiderare il bene degli altri, e di avere pensieri buoni nei loro confronti. I nostri pensieri dovrebbero essere predisposti a desiderare, con grande impegno, il bene degli altri.
Per ubbidire a questo comandamento, non basta voler bene a coloro che ci sono simpatici. Questo comandamento riguarda tutti i credenti, e ci serve di più nei confronti di coloro che ci sono antipatici.
In questo aspetto, come anche negli altri, vediamo l’esempio perfetto in Dio. Se Dio dovesse punirci anziché benedirci, sarebbe giusto perchè noi abbiamo peccato ripetutamente contro di Lui. Invece, Dio ha buoni pensieri per noi. Vi leggo le parole che Dio disseal suo popolo tramite il profeta Geremia, nonostante quanto essi avevano peccato nei secoli.
“Poiché io conosco i pensieri che ho per voi,” dice l’Eterno, “pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.” (Ger 29:11 LND)
Dio è tanto, tanto benevolo con noi, e quindi, ci comanda di essere benevoli gli uni vero gli altri.
Tu sei così? Sei benevolo nei confronti degli altri, specificatamente nei confronti di coloro che ti sono antipatici, o che ti creano problemi, o che, secondo te, hanno peccato contro di te?
Oh che possiamo rispecchiare Dio, ed essere benevoli verso tutti!
E quando gli altri peccano contro di noi? (v.9)

Chiaramente, in tutti i comandamenti che Dio ci dà, Egli sa perfettamente qual è la realtà della nostra situazione. Egli sa che ci saranno le occasioni in cui qualcuno, anche se credente, ci farà del male. Dio conosce la nostra natura, e sa che in queste situazione, ci viene naturale rispondere al male col male. Perciò, Egli ci avverte contro questa tendenza, e ci insegna il modo in cui dobbiamo reagire quando gli altri peccano contro di noi.
Leggiamo il v.9.
“non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Pi 3:9 LND)
Questo versetto ci insegna come rispondere quando gli altri peccano contro di noi. Notiamo per prima cosa che dobbiamo presumere che sicuramente ci saranno le volte che gli altri peccheranno contro di noi, come anche noi a volte pecchiamo contro gli altri.
Questo versetto parla di due tipi di peccati: peccati di azione e peccati di parola. La parola “mali” descrive azioni cattive, la parola “oltraggi” descrive parole cattive che, o ti vengono dette direttamente o che vengono dette di te ad altri.
I Giudei avevano interpretato l’Antico Testamento in modo da giustificare la vendetta. Se uno ti faceva del male, secondo loro, tu avevi il diritto di fargli lo stesso male. Gesù condannò questa mentalità, nel suo insegnamento in Matteo 5.
“38 Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra, 40 e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. 43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.” (Mat 5:38-45 LND)
L’insegnamento di Gesù è drasticamente diverso da quello che è la nostra tendenza naturale.
La nostra tendenza naturale è di rispondere con il male quando qualcuno ci fa del male. Questa è la nostra tendenza carnale, peccaminosa.
In Matteo, Cristo ci comanda di fare il contrario. Ed anche in 1Pietro Dio ci comanda di non rendere male per male, ma piuttosto, il bene per il male, e la benedizione per l’oltraggio.
In 1Pietro 2:23, Pietro aveva spiegato come Gesù Cristo aveva risposto a coloro che Lo avevano oltraggiato. Vi leggo.
“22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.” (1Piet 2:22-23 LND)
Come in ogni altra qualità che siamo chiamati ad avere, anche in questa Gesù è l’esempio perfetto. Quando Gesù fu oltraggiato, Gesù non rispose con oltraggi.
Nemmeno noi dobbiamo rendere il male per male, né oltraggi per oltraggi. Come il brano spiega, dobbiamo benedire.
Benedire coloro che ci fanno del male

Il nostro brano continua, e ci spiega una promessa. Questa promessa ci ricorda che ci sono conseguenze per il nostro comportamento: benedizioni quando camminiamo nell’ubbidienza, e maledizioni quando disubbidiamo. Vi leggo il v.9
“9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Piet 3:9 LND)
Non solo Dio ci comanda di non rendere male per male, ed oltraggio per oltraggio, ma al contrario, dobbiamo benedire.
Non basta evitare la strada sbagliata! Dobbiamo camminare nella strada giusta! E la strada giusta è di benedire coloro che ci fanno del male o che parlano male di noi.
Visto che solo Dio può fare del bene, mentre l’uomo può solamente chiedere a Dio di fare del bene, la parola “benedire” in sé ha due significati, in base a chi è che benedice. Quando è l’uomo che benedice, significa che egli dice il bene a Dio di qualcuno, ovvero, chiede a Dio di fare del bene a quella persona. In altre parole, prega per il bene di quella persona. Chiaramente, la preghiera deve essere sincera, deve rispecchiare il cuore di chi prega. Perciò, questo comandamento di benedire significa “desiderare di cuore il bene di coloro che ci fanno del male”.
Se hai quel tipo di cuore, non solo chiederai a Dio di fare del bene a quella persona, ma tu stesso farai tutto quello che puoi per farle del bene. Ti impegnerai a compiere il suo bene.
Vogliamo fermarci per capire a fondo quello che questo brano sta dicendo. Non solo dobbiamo essere compassionevoli, e pieni di amore fraterno, e misericordiosi, e benevoli verso coloro che ci trattano bene, ma dobbiamo essere così anche con coloro che ci fanno del male o che parlano male di noi.
Dobbiamo desiderare il loro bene, pregare per il loro bene, ed impegnarci per il loro bene.
Questo sembra molto difficile, ma ricordiamoci che è così che Dio fa con noi. Noi abbiamo fatto del male a Dio, non camminando in ubbidienza. Il nostro peccato ha messo Dio in una brutta luce. Però, anziché farci del male e iniziare ad odiarci, Dio ci ama, e ci benedice. Quindi, Dio ci comanda di avere lo stesso cuore per gli altri che Egli ha verso di noi.
Perciò, è giusto che noi ci comportiamo così perché Dio si comporta così con noi!
Siamo stati chiamati a benedire

Pietro continua, e ci spiega un altro motivo per cui è essenziale che ci comportiamo così.
“non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Pi 3:9 LND)
Noi che siamo stati salvati, siamo stati chiamati a questo tipo di vita. Siamo stati chiamati ad una vita, anzi, ad un’eternità di benedizioni, perciò, Dio ci comanda anche di benedire, come noi stessi siamo stati benedetti.

Noi dobbiamo benedire, perché Dio benedice noi!

A questo siamo stati chiamati!

Affinché ereditiamo la benedizione

Dobbiamo comportarci così, dobbiamo vivere così, affinché ereditiamo la benedizione.

Il termine “ereditare la benedizione” deriva dalla storia di Giacobbe ed Esau. Esau vendette la sua primogenitura per un piatto di minestra. Per questo, perse l’eredità. Leggiamo di questo in Ebrei 12:17:

“Voi infatti sapete che in seguito, quando egli volle ereditare la benedizione, fu respinto, benché la richiedesse con lacrime, perché non trovò luogo a pentimento.” (Ebrei 12:17 LND)
Dio ci comanda di benedire coloro che ci fanno del male, e questo ci porta ad ereditare la benedizione eterna.

Se noi rendiamo male per male, questo è un frutto che non siamo ancora ravveduti davanti a Dio per il nostro peccato. Invece, quando benediciamo coloro che ci fanno del male, è un frutto che siamo veramente salvati. Solo chi è veramente salvato erediterà la benedizione.

Perciò, carissimi, viviamo in modo da rendere chiara la nostra salvezza. Benediciamo coloro che ci fanno del male, o che parlano male di noi. Amando il nostro prossimo in questo modo, dimostriamo che l’amore di Dio è realmente in noi.

Un ricordo di quello che il Signore farà

Per aiutarci a capire questo principio, Pietro riporta le parole del Salmo 34:12-16, che parla di come avere una vita benedetta. Vi leggo i vv.10-12.

“10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Pi 3:10-12 LND)
Questa passo deriva dal Salmo 34:12-16, e parla di come essere benedetti.

Notiamo tre punti in questi versetti.

1 – dobbiamo evitare le parole cattive, ovvero, dobbiamo evitare di dire del male.

2 – dobbiamo evitare di fare del male.

3 – dobbiamo impegnarci a fare del bene.

Per cercare di fare del bene, dobbiamo cercare la pace, dobbiamo perseguirla. In altre parole, dobbiamo impegnarci di cuore a vivere in pace con gli altri.

Visto che il contesto di questo brano è che ci sono coloro che ci fanno del male, il comandamento di cercare la pace significa specificatamente di cercare la pace con coloro che ci fanno del male.

Ebrei 12:14 ci insegna la stessa verità.

“Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore,” (Eb 12:14 LND)
La parola “procacciate” è la stessa parola tradotta con “persegua” nel nostro brano. Dobbiamo desiderare e cercare di ottenere la pace con gli altri con tutto il nostro cuore. Dobbiamo impegnarci con tutta la nostra forza a vivere in pace con tutti, compresi coloro che ci fanno del male.

È importante ricordare che la vera pace non può essere fondata su un compromesso con la verità. Quindi, la vera pace non è un’unità che ignora la verità. Piuttosto, la vera pace è fondata su vivere come ci insegna il brano di oggi.

Anche se dobbiamo cercare la pace, purtroppo non sempre ci sarà la pace, perché delle volte, l’altra persona rifiuterà di fare la pace con noi.

Romani 12:18 ci fa capire questo.

“Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.” (Rom 12:18 LND)
Quindi, per quanto dipenda da noi, dobbiamo cercare la pace con tutti.

Tornando al nostro brano di oggi, il versetto 12 ci ricorda della promessa che troviamo in tutta Bibbia.

“perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Piet 3:12 LND)
Questo versetto parla di due categorie di persone: coloro che sono i giusti, e quindi, che NON fanno il male, e coloro che fanno il male, e quindi, che NON sono giusti.

Uno non diventa un giusto perché non fa più il male. Piuttosto, uno non fa più il male perché Dio lo ha fatto diventare un vero giusto. Quando Dio salva una persona, cambia il suo cuore.

Gli occhi del Signore sono sui giusti. Egli è attento alle loro preghiere. In altre parole, Dio ha una tenera cura di coloro che camminano in giustizia, che non rendono il male per il male. Invece, la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male. Dio è duro contro coloro che fanno il male. Quando gridano a Dio per aiuto, Dio non li ascolta.

Applicazione

Quindi, come dobbiamo vivere, soprattutto gli uni con gli altri come credenti, in questo cammino verso il cielo?
Detto in parole semplici, dobbiamo amarci gli uni gli altri, di vero cuore. Ma questo amore non è qualcosa di astratto. Riguarda il cuore che abbiamo gli uni verso gli altri.
Per amare veramente, dobbiamo essere di una sola mente. Dobbiamo combattere contro la nostra tendenza di cercare ognuno i propri traguardi. Dobbiamo piuttosto capire che siamo un unico corpo in Cristo, e dobbiamo unirci a cercare la gloria di Dio e il bene del nostro prossimo.
Dobbiamo essere compassionevoli, e anche misericordiosi. Quindi, dobbiamo avere a cuore le difficoltà e le sofferenze degli altri. Dobbiamo gioire con chi gioisce, e piangere con chi piange. Per vivere così, dobbiamo identificarci gli uni con gli altri. Questo modo di vivere esclude l’egoismo.
Infatti, dobbiamo avere amore fraterno. Dobbiamo avere un grande cuore per tutti gli altri credenti, sia verso coloro che ci sono simpatici, sia verso coloro che potrebbero esserci antipatici. Se non amiamo un fratello che vediamo, non possiamo amare Dio che non vediamo!
Infine, dobbiamo essere benevoli. Dobbiamo avere un cuore pieno di pensieri buoni verso gli altri. Dobbiamo cercare il bene, e credere il bene, e sperare il bene.
Ci saranno le volte in cui gli altri ci faranno del male. Ci saranno le volte in cui parleranno male di noi. Però, non dobbiamo mai rendere male per male. Non dobbiamo mai rendere oltraggio per oltraggio. Piuttosto, dobbiamo benedire, dobbiamo rendere bene per male, dobbiamo pregare per coloro che ci fanno del male, ed impegnarci per il loro bene.
Non è facile vivere così! Anzi, da soli, non possiamo vivere così! Però, se siamo in Cristo, non siamo soli. Se siamo in Cristo, abbiamo la potenza di Dio che opera in noi. Quindi, nella sua potenza, possiamo vivere così!
E’ molto possibile che, alla luce di quello che Dio ci insegna in questo brano, ti sia reso conto che in qualche rapporto non stai vivendo così. Forse c’è una persona che ti è difficile apprezzare, ed oggi, il Signore ti ha fatto rendere conto che non hai compassione e misericordia, e non hai vero amore fraterno per quella persona. Forse oggi il Signore ti ha fatto capire che in qualche situazione, hai reso male per male, o almeno, hai smesso di benedire.
Se è così, non serve a nulla solo riconoscere questo grave peccato. Bisogna confessarlo, ed abbandonarlo. Bisogna lasciare la via del peccato, e iniziare a camminare nella via dell’ubbidienza.
Anche se non hai conflitti particolari con qualcuno, è molto probabile che comunque hai bisogno di crescere nelle qualità che Dio ci ha mostrato oggi. Perciò, vi invito a meditare spesso su questo brano, e ad impegnarvi, con l’aiuto di Dio, a diventare sempre più così.
Gesù Cristo è così con noi! Prego che possiamo noi diventare così gli uni con gli altri, in modo da rispecchiare di più Gesù Cristo.
Amen!