>“18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti, 19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pietro 2:18-25 LND)
Come comportarsi in una situazione difficile

Iniziamo, considerando le verità nel v.18. Leggo dalla LND e poi dalla NRV.
“Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,” (1Pi 2:18 LND)
“Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni; non solo ai buoni e ragionevoli, ma anche a quelli che sono difficili.” (1Pi 2:18 NRV)
La traduzione “domestici” è una traduzione migliore. Questo brano sta parlando di coloro che lavoravano nelle case. Oggi, nella nostra società, ci sono pochi domestici. Invece, al tempo dell’Impero Romano, ne esistevano tantissimi e potevano essere sia schiavi che dipendenti. Visto che questi domestici lavoravano in casa, avevano molto contatto con i loro padroni, e perciò, era molto possibile che essi venivano maltrattati di più di coloro che lavoravano lontano dal padrone e non potevano essere osservati.
Perciò, il principio che troviamo qui non è limitato solamente a coloro che lavorano come domestici, ma tocca chiunque si trova alle dipendenze di un padrone, alle dipendenze di un capo. Dunque questo principio riguarda dipendenti, impiegati e chiunque altro si trova in un ruolo subordinato.
Perciò, considerando che troviamo questo stesso principio anche in altri brani, Dio comanda ai domestici ed anche a chi si trova alle dipendenze di un capo o un padrone, di essere sottomessi ai propri padroni, con ogni timore. Questo principio è valido sia che il padrone sia buono e ragionevole, sia che sia ingiusto. Dobbiamo essere sottomessi ai nostri padroni con ogni timore.
L’ “essere sottomesso con ogni timore” descrive una sottomissione che non riguarda solamente le azioni che si fanno, ma riguarda anche il cuore e l’atteggiamento con cui le si fa. “Con ogni timore” descrive il fatto di capire che il ruolo che Dio ti ha dato è quello di essere sottomesso in quel rapporto, e quindi, di esserlo non per gli uomini ma per Dio stesso, con tutto il cuore.
“Essere sottomesso con ogni timore” significa accettare di cuore ogni direttiva. Chiaramente, anche se non viene esplicitamente detto qui, bisogna anche applicare il principio che Pietro stesso dichiara in Atti 5:29
“Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini.” (Atti 5:29 LND)
La nostra sottomissione non deve arrivare mai al punto da farci disubbidire a Dio. Però, Dio ci chiama ad essere sottomessi ai nostri padroni, ai nostri superiori, in tutto quello che non è contro la Sua legge.
Anche ai padroni ingiusti

Se un padrone è buono e giusto, può risultare abbastanza facile essergli sottomesso. Ma Dio ci comanda di vivere così non solo quando è facile, ma anche quando è difficile. Vi leggo ancora il v.18.
“Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,” (1Pi 2:18 LND)
Esistono alcuni padroni buoni e giusti. Un padrone buono e giusto cerca di non sfruttare i suoi dipendenti o i suoi impiegati. Dà loro una quantità ragionevole di lavoro, provvede un ambiente tranquillo, li tratta con giustizia e con rispetto.
In un caso così, non è tanto difficile essere sottomesso.
Però, molto spesso, i padroni non sono buoni e giusti. Sono ciò che la NRV chiama “difficili”, e la LND chiama “ingiusti”. Non fanno le cose in modo giusto. Non sono ragionevoli per quanto riguarda la quantità di lavoro, non tengono in considerazione i bisogni di coloro che sono alle loro dipendenze, possono perfino agire con cattiveria.
Nella carne, è estremamente difficile essere sottomesso ad un padrone ingiusto, ad un padrone che non ci tratta in modo giusto.
Però, è proprio quello che Dio ci comanda qui! Il nostro comportamento ed il nostro atteggiamento non deve dipendere dal comportamento dei nostri padroni, ma dal nostro cuore davanti a Dio.
Questo è un comandamento categorico! Però, oltre al comandamento, Dio ci dà due motivi che possono darci gioia nell’ubbidienza. Ricordatevi che i comandamenti di Dio non sono gravosi.
La sofferenza che porta ad una ricompensa

Leggiamo insieme i vv.19,20, dalla NRV, che ci spiega il primo motivo per cui possiamo avere gioia quando sopportiamo pazientemente delle sofferenze ingiuste.
“19 Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. 20 Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio.” (1Pi 2:19-20 NRV)
Se sopportiamo pazientemente delle sofferenze ingiuste, questa può essere una grazia davanti a Dio. In altre parole, può farci ottenere grazia da Dio. Non c’è nulla in tutto il mondo che vale di più dell’avere la grazia da Dio. Nessuna situazione bella e facile è paragonabile a ricevere la grazia da Dio. Perciò, consideriamo attentamente in che modo possiamo avere questa grazia quando soffriamo ingiustamente!
1) La sofferenza NON deve essere causata dalle tue mancanze

Prima di tutto, nota che per essere una grazia da Dio, la tua sofferenza non deve essere causata da una tua mancanza. Leggo dal v.20
“Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? ” (1Pi 2:20 NRV)
Se un credente si comporta male, e non fa come avrebbe dovuto fare, e per questo soffre, questo tipo di sofferenza non gli farà ottenere una ricompensa. Infatti, in un caso così, vediamo applicato il principio che l’uomo mieterà quello che avrà seminato. Si potrebbe considerare questo tipo di sofferenza come una forma leggera della disciplina di Dio, che non produce una ricompensa, ma piuttosto spinge il credente ad abbandonare il suo comportamento sbagliato.
Quindi, per essere una grazia, la tua sofferenza non deve essere causata da una tua mancanza.
2) la sofferenza per aver agito bene per coscienza

Qual è la sofferenza che porta ad avere una ricompensa? Leggiamo i vv. 19,20, che ci elencano tre condizioni che sono necessarie.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio.” (1Pi 2:19-20 LND)
Avete notato le tre condizioni?
1) La prima, il comportamento a causa del quale uno soffre è stato buono. Il v.20 dichiara: “quando agite bene”. Quindi, si tratta di avere un comportamento giusto.
2) La seconda, si sopporta la sofferenza con pazienza. Non solo ci si comporta bene, ma poi, quando arrivano le sofferenze ingiuste, le si sopporta con pazienza, il che significa, fra l’altro, di non avere agitazione, di restare calmo e di avere fiducia nei tempi del Signore.
3) La terza condizione è che la motivazione per la quale si agisce così deve essere per coscienza dinanzi a Dio. Cioè, è proprio la fede in Dio che produce il comportamento buono e la pazienza che sono fondati nella fede in Dio. Quando agiamo in un determinato modo perché vogliamo piacere a Dio, allora Dio ci benedice.
Se facciamo la cosa giusta per avere l’approvazione dagli uomini, la loro approvazione sarà l’unica nostra ricompensa. Se invece agiamo in in determinato modo perché abbiamo fede in Dio, la ricompensa ce la darà Dio.
Quindi, quando ti trovi in una situazione in cui stai soffrendo ingiustamente, nonostante che tu ti sia comportato bene, e per coscienza davanti a Dio stai sopportando la sofferenza con pazienza, senza agitarti, perché ti fidi della cura di Dio, allora questa è una grazia davanti a Dio.
3) è una grazia

Infatti, ben due volte Pietro menziona che è una grazia sopportare con pazienza le sofferenza ingiuste.
Ricordate che la parola “grazia” descrive un meraviglioso dono elargito da Dio che non si merita. Dio dà la sua grazia a chi, per fede in Lui, vive per fede anche nei momenti di sofferenze ingiuste, fidandosi di Dio. Quindi, carissimi, visto che le sofferenze ingiuste fanno parte della vita, vi esorto, per la misericordia di Dio, a comportarvi bene, in ogni situazione, anche in una situazione difficile, per esempio, quando c’è qualcuno che è in autorità sopra di voi e che vi tratta in modo ingiusto.
In quei casi, sopportate pazientemente la sofferenza, tenendo i vostri occhi fissati su Cristo! Aspettate la grazia da Lui!
Questa diventa una forte motivazione per comportarci bene in ogni tipo di circostanza.
Siamo stati chiamati a questo

Sapendo che possiamo ricevere ancora di più della grazia di Dio, questo dovrebbe già essere un motivo sufficiente per sopportare con pazienza ogni situazione di sofferenza ingiusta. Però, in questo brano, il Signore ci spiega un altro motivo per cui dobbiamo vivere così. Vi leggo dal vv.19-25.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Piet 2:19-25 LND)
Siamo chiamati a sopportare pazientemente le sofferenze ingiuste seguendo l’esempio del nostro Salvatore, Gesù Cristo.
1) siamo chiamati a seguire il suo esempio (soffrire per aver agito bene)

Consideriamo che questa è la nostra chiamata. Leggo il v.21.
“A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme.” (1Pi 2:21 LND)
Siamo stati chiamati a questo. A questo punto, Pietro non si limita ai domestici e dipendenti. Parla a tutti i credenti. Ogni vero credente è stato chiamato a sopportare le sofferenze ingiuste con pazienza, per motivo di coscienza dinanzi a Dio.
La parola “chiamata” è una parola estremamente importante nella Bibbia. Che immenso privilegio essere chiamati da Dio! La chiamata di Dio è sempre una chiamata efficace. Siamo stati chiamati dalle tenebre alla luce, come peccatori siamo stati chiamati al ravvedimento, siamo stati chiamati a Dio, siamo stati chiamati alla comunione con Cristo Gesù, siamo stati chiamati mediante la grazia a Cristo.
Oltre a tutto questo, siamo stati chiamati a sopportare pazientemente le sofferenze ingiuste. Quindi, essendo questa la nostra chiamata, non dobbiamo agitarci quando stiamo soffrendo ingiustamente, non dobbiamo sperare di non dover soffrire ingiustamente. Piuttosto, dobbiamo capire che questo tipo di sofferenza fa parte dell’opera di Dio in noi.
L’esempio di Cristo

Questo versetto ci rivela un altro motivo per cui dobbiamo e possiamo sopportare pazientemente quando soffriamo ingiustamente. Noi possiamo soffrire pazientemente quando soffriamo ingiustamente, perché Gesù Cristo ha sofferto ingiustamente per noi, lasciandoci un esempio da seguire.
È molto importante che consideriamo attentamente le verità che questo brano ci insegna sulla sofferenza di Cristo per noi. Leggiamo e consideriamo dal v.22-25.
“22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pi 2:22-25 LND)
v.22 la sua vita: senza peccato, aveva agito benedizioni

La prima cosa che questo brano ci dichiara è che il comportamento di Cristo era stato totalmente giusto. Egli non aveva fatto assolutamente nulla per cui avrebbe dovuto soffrire. Il v.22 dichiara:
“Egli non commise alcun peccate e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca.”
Per quanto ci riguarda, mentre è vero che in certe situazioni sappiamo che la nostra sofferenza è ingiusta, è anche vero che nessuno di noi è senza colpa. Anche dopo la salvezza, abbiamo peccato tante volte. Quindi, anche se non meritiamo quella sofferenza, in realtà, non siamo senza colpa.
Invece, Cristo era totalmente senza alcun peccato di qualsiasi tipo per tutta la vita. Le sue sofferenze erano totalmente ingiuste.
Quello che ha subito (oltraggio, ingiustamente)

Iniziamo ora a considerare quello che Cristo ha subito. Il v. 23 dichiara:
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava”
Gesù fu oltraggiato, e soffrì. Sappiamo dai vangeli e da Isaia 53 che gli oltraggi che Cristo subì furono così terribili che Lo resero irriconoscibile.
Però, per quanto la sua sofferenza fisica fosse terribile, non fu la sofferenza peggiore. Leggiamo nella seconda parte del v.24:
“Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”
Questo versetto menziona anche le sue lividure.
Molto peggio delle terribili sofferenze fisiche, Cristo soffrì l’ira di Dio che avrebbe dovuto ricadere su di noi. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo quando fu appeso alla croce. Egli portò i nostri peccati, Egli subì la condanna che, senza il Suo sacrificio, sarebbe ricaduta giustamente su di noi.
Questa sofferenza fu infinitamente peggiore di qualsiasi sofferenza che noi potremmo mai subire. Le sofferenze che subiamo non sono mai terribili quanto quelle che patiremmo, se dovessimo pagare noi la condanna per i nostri peccati. Invece, le sofferenze di Cristo, sia quelle fisiche che quelle spirituali, furono totalmente ed assolutamente ingiuste!
Quindi, qualunque volta che riconosciamo che stiamo soffrendo ingiustamente, ricordiamoci che Gesù Cristo ha sofferto molto di più, totalmente ingiustamente.
La sua reazione:

A questo punto, visto che Dio ci chiama a seguire l’esempio di Cristo, vogliamo notare attentamente come Cristo reagì, in modo da poterLo imitare.
Leggo ancora il v.23.
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.” (1Piet 2:23 LND)
Nonostante il terribile oltraggio che Gesù subì, che fu totalmente ingiusto, Egli, pur avendo la potenza di farlo, non rese oltraggio. Gesù avrebbe potuto distruggere in un attimo tutti coloro che Gli stavano facendo del male. Ma non lo fece.
Un brano che ci spiega come Gesù si comportò è Isaia 53:7. Ricordiamoci che in questo, Gesù è l’esempio di come NOI dobbiamo rispondere alle sofferenze ingiuste.
“7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca.” (Isaia 53:7 LND)
Gesù non aperse la bocca, in altre parole, non cercò di difendersi, nonostante che avesse la possibilità farlo. Restò tranquillo, non si agitò, non diventò turbato, non odiò i suoi malfattori. Infatti, mentre era appeso sulla croce, gridò:
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.” (Lu 23:34 LND)
Questa è stata la reazione di Gesù. Questo è l’esempio che dobbiamo imitare.
Però, come possiamo rispondere così? Sappiamo tutti quanto male ci fa quando soffriamo ingiustamente.
Troviamo la risposta non solo nella reazione di Gesù, ma in ciò che permise a Lui di reagire così. Il v.23 dichiara:
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.”
Gesù non rispose con oltraggi, e non minacciò, perché Gesù si rimise nelle mani di colui che giudica giustamente!
Gesù è stato l’esempio perfetto della verità che vediamo volta dopo volta nella Bibbia. Quando dobbiamo subire un’ingiustizia, la soluzione sta nel rimettere la nostra sorte nelle mani di Dio, sapendo che Dio giudicherà giustamente.
Per esempio, leggiamo nel Salmo 37:1,2
“Non affliggerti a motivo dei malvagi; non portare invidia a quelli che operano perversamente. 2 perché saranno presto falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde.” (Sal 37:1-2 LND)
Dio giudicherà tutti, al momento stabilito da Lui. Quindi, come Cristo ha rimesso la sua sorte nelle mani di Dio, così anche noi, quando soffriamo, dobbiamo e possiamo rimettere la nostra sorte nelle mani di Dio.
Gesù è un esempio per noi, sia nel modo in cui reagire davanti alle sofferenze ingiuste, sia nel motivo per cui possiamo reagire così.
Quello che ha compiuto: v.24

Passiamo ora a considerare quello che Gesù ha compiuto con le sue sofferenze. Leggo il v.24.
“Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.” (1Piet 2:24 LND)
Gesù ha portato i nostri peccati nel suo corpo sulla croce, e Dio ha versato la Sua ira su di Lui per punire i NOSTRI peccati dei quali Gesù si era caricato!i Quindi, per mezzo del sacrificio di Gesù, noi che crediamo siamo morti al peccato, e viviamo per la Sua giustizia.
Grazie alle lividure di Cristo, ovvero, grazie alla sofferenza che Egli ha subito per noi, noi siamo stati guariti. Questa guarigione è una guarigione spirituale. Eravamo morti nei nostri peccati, ma ora, in Cristo, siamo vivi!
Noi viviamo per la giustizia, la giustizia di Cristo. Oh cari, voi che avete vera fede in Cristo, meditate sulla realtà che è nascosta dietro a queste parole! Eravamo morti nei nostri peccati! Eravamo condannati al tormento eterno! Cristo ha pagato la nostra condanna, e Dio ci ha vivificati! Mentre prima eravamo coperti con la nostra condanna, ora, siamo coperti con la giustizia di Cristo! Abbiamo vita eterna in Cristo Gesù!
la nostra condizione

Pietro conclude questo brano con la stupenda verità del v.25.
“Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pi 2:25 LND)
Eravamo pecore erranti. Non dobbiamo mai dimenticare che eravamo erranti, sulla via sbagliata, quella via che portava alla distruzione eterna.
Vi leggo la profezia di Isaia 53:6, che parla di ciò che eravamo, e di come Dio ci ha salvati per mezzo del sacrificio di Cristo.
“Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isa 53:6 LND)
Oh che possiamo ricordare che eravamo pecore erranti, così da ricordare che non abbiamo mai di che vantarci di noi stessi. Il nostro vanto deve essere solamente in Cristo. Egli è la nostra giustizia! Per mezzo del suo sacrificio, siamo diventati figli di Dio, e ora abbiamo Gesù Cristo come il nostro grande Pastore, Colui che custodisce le nostre anime.
Oh che possiamo ricordarci che quando soffriamo, il nostro Pastore non si è dimenticato di noi. Egli ci sta curando, anche durante le sofferenze ingiuste, anzi, Egli ci sta curando tramite le sofferenze ingiuste!
Cristo, Cristo, il Buon Pastore, ha lasciato il cielo per venire in cerca di noi, pecore erranti, pecore ribelli che eravamo. Ci ha trovato, e ci ha portato a casa. Ora, siamo salvati, ora, siamo membri della famiglia di Dio, ora, siamo sulla via che porta al cielo, alla presenza di Dio. Tutto per mezzo di Cristo Gesù, il nostro Salvatore!
Applicazione

Alla luce delle verità di questo brano, come dovresti vivere?
Prima di tutto, quando ti trovi in un ruolo in cui hai un superiore, solitamente nell’ambito del lavoro, impegnati ad essere totalmente sottomesso al tuo capo, in tutto quello che riguarda il lavoro che non è contro l’insegnamento di Dio. Questa sottomissione non deve essere solamente esterna, ma devi essere sottomesso di cuore, con ogni timore, sapendo che questa è la volontà di Dio. La tua sottomissione al tuo capo, in realtà è una sottomissione a Dio stesso.
Comportati bene, in modo da non dover mai soffrire per le tue mancanze. Se soffri per le tue mancanze, perché ti sei comportati male, quella sofferenza non ti gioverà a niente. È una sofferenza inutile. Perciò, impegnati, nel Signore, a comportarti bene, in ogni occasione.
E se ti comporti bene, non devi essere sorpreso se ti ritroverai a soffrire ingiustamente. Fa parte del piano di Dio. Cristo Gesù ti fa da esempio in questo. Egli non ha mai peccato, non ha mai parlato in modo sbagliato. Eppure, dovette soffrire più di qualsiasi altra persona nella storia del mondo. Gesù subì l’ira di Dio.
E Gesù lo ha fatto per salvarci, per prendere la nostra condanna, e renderci giusti davanti a Dio.
Perciò, impara da Cristo! Quando soffri ingiustamente, sopportalo pazientemente, rimettendo la tua sorte nelle mani di Dio.
Puoi rimettere la tua sorte nelle mani di Dio, sapendo che se soffri ingiustamente, è nel piano perfetto di Dio per te. Nulla di male può mai succedere se non è permesso da Dio.
Tutto il male ingiusto che Gesù subì serviva per compiere la tua salvezza!
Il male ingiusto che tu subisci può avere tanti scopi. Può essere uno strumento che Dio usa per santificarti di più. Può essere un mezzo che Dio usa per fortificare la tua fede. Può essere una persecuzione che Dio permette per aumentare la tua ricompensa eterna. Può essere un modo che Dio usa per glorificarsi, portando avanti il suo regno, perfino con il sangue dei santi. Gli scopi possono essere tanti, ma è certo che se Dio permette che soffri ingiustamente, serve per la Sua gloria, e per il tuo bene. Ci penserà Dio a giudicare ogni ingiustizia. Puoi restare tranquillo che Dio giudicherà secondo giustizia!
Vi lascio con un ultimo consiglio, un consiglio che può trasformare i momenti più difficili della vita in momenti ricchi.
Quando soffrite ingiustamente, usate quelle esperienze per meditare di più sulla sofferenza ingiusta di Cristo per voi. Anziché agitarvi in quelle situazioni, considerate quanto più terribili e quanto più ingiuste furono le sofferenze di Cristo. E poi, ricordatevi che erano per voi, erano per le vostra salvezza, erano per pagare la vostra condanna, e per portarvi al Pastore e Guardiano delle vostre anime.
Se farete così, le sofferenze ingiuste della vita potranno diventare delle opportunità per capire più che mai la grandezza della vostra salvezza.
Ringraziamo Dio che Gesù, pur avendo il potere di non soffrire, pur essendo totalmente innocente, fu pronto a soffrire ingiustamente per noi! Rimettiamoci nelle mani di Dio, che giudica giustamente! Amen.