“Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia,” (1Piet 1:1 NRV)
Pietro scrisse ai credenti, che chiamò “gli eletti”, che vissero come forestieri. In che senso vissero come forestieri? In che senso anche noi viviamo come forestieri?
Per capire il senso delle parole di Pietro, ricordiamo che egli era un Giudeo. Per un Giudeo, la sua patria era la Terra Promessa. Perciò, un Giudeo che viveva fuori dalla Terra Promessa sapeva di essere un forestiero. Dopo l’esilio sia di Israele del nord che di Giuda del sud, la maggioranza dei Giudei vivevano come forestieri sparsi nel mondo.
Però, Pietro scrisse a tutti i credenti di quella zona, e tanti non provenivano dal Giudaismo. Però, tutti quei credenti erano forestieri, come lo siamo tutt’oggi anche noi. Consideriamo in che senso.
Per un vero credente, la vera patria, la Terra Promessa, è il cielo, nella presenza di Dio. Perciò, finché viviamo in questo mondo, siamo stranieri, forestieri. Viviamo qui sulla terra come forestieri.
Certamente, finché viviamo in questo mondo, dobbiamo impegnarci, fino ad un certo punto, nelle cose che riguardano la vita terrena. Dobbiamo lavorare, dobbiamo mangiare, e tutto il resto che occorre per vivere in questo mondo. Però, come forestieri, è importante che il nostro cuore sia sempre legato alla nostra vera patria. Dobbiamo ricordare che tutto quello che succede su questo mondo è solo temporaneo. Un forestiero non cerca la sua gioia in questo mondo, ma nella sua patria permanente e futura.
In questa Epistola, come anche in 2Pietro, Pietro ci spiega come dovremmo vivere, essendo forestieri in questo mondo, aspettando l’apparizione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Altri brani nel Nuovo Testamento che parlano di questo argomento

È estremamente importante che ogni vero credente si renda conto che è cittadino del cielo, e non più cittadino di questo mondo. Troviamo questa verità ripetutamente nel Nuovo Testamento. Vi leggo alcuni brani. Per esempio, c’è la dichiarazione dell’Apostolo Paolo in Filippesi 3.
“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore,” (Fil 3:20 NRV)
La nostra cittadinanza è in cielo, da dove aspettiamo, attivamente, il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Un vero credente dovrebbe vivere nella viva attesa del Signore Gesù, con il desiderio di andare nella patria con Lui, per stare con Lui per sempre.
Anche 1Corinzi 5 ci ricorda che la nostra casa non è qui, e che perfino il nostro corpo è solamente una dimora temporanea. Dio ha una dimora infinitamente migliore riservata per noi in cielo. In questo brano, la parola “tenda” indica “il corpo fisico”.
“Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli.”(2Cor 5:1 NRV)
In Efesini 2, Paolo ci ricorda che la nostra cittadinanza è in cielo, insieme al resto del popolo di Dio.
“18 perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito. 19 Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio.” (Efe 2:18-19 NRV)
Siamo concittadini dei santi, membri della famiglia di Dio. Questo mondo non è la nostra casa. Siamo in viaggio, aspettando di andare a casa, per stare con il nostro Padre per sempre.
In Ebrei 11, parlando dei patriarchi, come Abraamo, Isacco e Giacobbe, leggiamo:
“13 Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. 14 Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria; 15 e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi! 16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città.” (Ebr 11:13-16 NRV)
Anche quei credenti, secoli fa’, sapevano che questa terra non era la loro vera patria. Aspettavano una città celeste. Anche noi dobbiamo vivere in attesa della nostra casa in cielo, la città celeste, come leggiamo in Ebrei 13.
“Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.” (Ebr 13:14 NRV)
Visto che abbiamo la nostra cittadinanza in cielo, e non qua, in Matteo 6, Gesù ci insegna di cercare il nostro tesoro in cielo, e non su questa terra. Vi leggo.
“19 «Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; 20 ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. 21 Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.” (Mat 6:19-21 NRV)
Il fatto di essere forestieri significa anche che dobbiamo aspettarci di essere maltrattati in questo mondo. Pensate a questo aspetto: uno straniero ha tutti gli stessi diritti e privilegi di un cittadino del luogo? Coloro che non sono cittadini del cielo, hanno tutti i benefici spirituali in cielo che abbiamo noi? Hanno Cristo come Avvocato alla destra del Padre? Hanno ogni benedizione spirituale in Cristo nei luoghi celesti? Hanno un’eredità insieme a tutti i santi in cielo? La risposta è assolutamente no. Tutti quei benefici sono riservati soltanto a chi è un cittadino del cielo. Similmente, chi è forestiero qui, non sarà trattato come chi appartiene al mondo. Infatti, Gesù ci preavvertì di questo, nel Vangelo di Giovanni, nel capitolo 15.
“18 «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giov 15:18-19 NRV)
O siamo cittadini del cielo, con tutti i benefici del cielo, oppure, siamo cittadini del mondo. Ognuno deve avere una posizione chiara!
In questa Epistola, Pietro ci ricorda che siamo forestieri, viviamo qui sulla terra solo temporaneamente, aspettando la nostra patria, e ci spiega come dobbiamo vivere, mentre aspettiamo il ritorno di Gesù Cristo. Certamente, ci saranno sofferenze e difficoltà, ma fanno parte dell’opera che Dio sta facendo per prepararci per l’eternità. Che Dio possa renderci attenti a tutto quello che Egli ha da insegnarci tramite questa Epistola!
Eletti secondo la preconoscenza

Oltre al ricordo che siamo forestieri in questo mondo, in questi primi due versetti, troviamo una verità estremamente importante, che ci aiuta a capire la grandezza della nostra salvezza. In questi versetti, Pietro menziona la nostra elezione, e qual è la base di questa elezione.
Leggiamo ora i vv. 1,2 insieme.
“1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.” (1Pietro 1:1-2 NRV)
In questi versetti, Pietro usa il termine “eletti” per indicare i credenti, e poi dichiara che sono eletti secondo la prescienza di Dio Padre. Quindi, c’è da capire in che senso siamo stati eletti, e in che modo questa elezione è secondo la prescienza di Dio.
Eletti

La parola Greca che viene tradotta qui con “eletti” è una derivazione da un verbo Greco che vuol dire “eleggere” o “scegliere”. Si può tradurre quel verbo ugualmente sia come eleggere, sia come scegliere. Quindi, essere eletto significa essere stato scelto. In altre parole, gli eletti sono le persone che Dio ha scelto di salvare dalla condanna eterna alla vita eterna, nella sua presenza.
Per capire il senso di “eleggere” e “scegliere”, vi leggo alcuni brani in cui questa stessa parola Greca è stata usata, e a volte è stata tradotta con “scegliere”, e a volte con “eleggere”. Prima vi leggo da Luca 6, in cui Gesù scelse i suoi apostoli.
“Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli:” (Luca 6:13 NRV) Gesù scelse i suoi discepoli, fu una sua libera scelta. Fra tutti i suoi seguaci, Egli volle quei dodici come Apostoli.
In Luca 10, Gesù andò a casa di Lazzaro. Marta si impegnò a preparare la cena, mentre sua sorella Marta scelse di sedersi ai piedi di Gesù per ascoltare il suo insegnamento. Marta andò da Gesù, per criticare Maria. Notiamo le parole di Gesù.
“Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».” (Luca 10:42 NRV) Maria aveva due possibilità, e ha scelto bene, scegliendo di sedersi ai piedi di Gesù.
In Luca 14, viene descritto un banchetto a cui Gesù partecipò:
“Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola:” (Luca 14:7 NRV) In questo caso, Gesù notò come gli ospiti avevano scelto i primi posti a tavola. Ognuno sceglieva il posto che voleva.
Troviamo ancora questa parola due volte in Giovanni 15:16, in cui Gesù parlò con i suoi discepoli.
“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16 NRV) Fu Gesù a scegliere i suoi discepoli, non i discepoli a scegliere Gesù.
Anche in Giovanni 15:19, Gesù ci ricorda che fu Lui a scegliere i suoi discepoli.
“Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giov 15:19 NRV). È stato Gesù a scegliere i suoi discepoli dalle tante persone del mondo, come fa tuttora.
In Atti 6, la giovane chiesa di Gerusalemme aveva bisogno di uomini che potevano liberare gli Apostoli da un lavoro di assistenza. Perciò, scelsero sette uomini per questo incarico. Leggiamo.
“Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia.” (Atti 6:5 NRV) Qua, i credenti della chiesa nascente di Gerusalemme, scelsero, qua scritto elessero, questi uomini a svolgere l’assistenza delle tavole.
In Atti 13, Paolo raccontò come era stato Dio a scegliere gli antenati dei Giudei.
“Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri, fece grande il popolo durante la sua dimora nel paese di Egitto, e con braccio potente lo trasse fuori.” (Atti 13:17 NRV). È stato Dio a scegliere, o eleggere, i padri di Israele, ovvero, Abraamo, Isacco e Giacobbe. Non fu stato grazie ad alcun merito loro, ma fu stata la libera scelta di Dio.
Da tutti questi esempio, comprendiamo che il significato di scegliere è che uno, avendo davanti a sé varie possibilità, decide di optare per una anziché per le altre. Dio scelse Abraamo, e non qualcun altro. Gesù scelse i dodici come Apostoli, e non dodici altri. Gli invitati alla cena scelsero i posti che preferirono, e non altri posti.
Quindi, il senso di scegliere, o eleggere, è chiaro: è la persona, o Dio, che esprime la sua volontà con la sua azione. Nel Nuovo Testamento in Italiano, questa stessa parola Greca viene tradotta sia con “scegliere” sia con “eleggere”. Dio elegge, e coloro che Dio elegge sono chiamati gli eletti.
Tornando ora al nostro brano, Pietro scrisse agli eletti, a coloro che Dio aveva precedentemente scelto. Dal resto di questo capitolo, è chiaro che Pietro stava parlando di coloro che avevano ricevuto la salvezza. Quindi, scrisse a coloro che Dio aveva eletto alla salvezza eterna.
Eletti in base a che cosa?

A questo punto, la domanda importante è: in che modo, o sulla base di che cosa Dio ha scelto alcuni? Perché Dio ha eletto coloro che ha eletto? Qui, vogliamo stare molto attenti per capire bene quello che la Bibbia veramente insegna su questo argomento.
Purtroppo, quando si cerca di capire l’insegnamento biblico sull’elezione di Dio, tante persone hanno difficoltà o problemi, perché vogliono usare il loro ragionamento logico per capire la dottrina. Cioè, anziché leggere quello che è scritto, vogliono iniziare con qualche preconcetto, in modo da non accettare quello che è scritto.
Questo è molto sbagliato. Dobbiamo assolutamente evitare di arrivare a capire o interpretare qualsiasi brano della Bibbia avendo dei preconcetti nostri, che potrebbero ostacolarci da riconoscere le verità che Dio ha per noi in quel brano. Piuttosto, vogliamo analizzare attentamente quello che la Bibbia insegna, su questa e su ogni altra dottrina.
Leggiamo ancora il brano. “1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.” (1Pietro 1:1-2 NRV)
Il senso di preconoscenza

Vediamo nel v.2 che gli eletti sono stati eletti secondo la prescienza di Dio Padre. L’elezione è “secondo”, cioè “in base” alla prescienza di Dio. Per capire correttamente il concetto biblico di elezione, dobbiamo capire correttamente il concetto della prescienza di Dio.
La parola Greca che la Nuova Riveduta ha tradotta con “prescienza” è “pro-gnosis”, che è composto dalla parola “pro”, che significa “prima”, e “gnosis” che significa “conoscenza”. “Gnosis” deriva dal verbo “gnosko”, che significa “conoscere”. Quindi, una traduzione più letterale della parola sarebbe “preconoscenza”.
A prima vista, potremmo immaginare che il significato della parola preconoscenza sia semplicemente quello di conoscere qualcosa in anticipo, e infatti, evidentemente il traduttore della Nuova Riveduta voleva dare questo senso, perché ha tradotto la parola Greca come “prescienza”.
Però, quando si tratta della preconoscenza di Dio, questo non è il senso che troviamo nella Bibbia, e quindi, tradurre questa parola con la parola prescienza dà un idea sbagliata.
Allora, che cos’è la preconoscenza di Dio? Cosa significa che Dio ha preconoscenza di qualcuno?
Per capire il senso della preconoscenza di Dio, dobbiamo prima di tutto capire cosa significa che Dio conosce qualcuno. Cioè, quando comprendiamo il senso della conoscenza che Dio ha di qualcuno, allora potremo capire il senso della preconoscenza di Dio.
Dalla Bibbia è molto chiaro che Dio conosce ogni cosa. Nulla è nascosto a Lui. Allora, qual è il senso quando la Bibbia dichiara che Dio conosce alcuni, ma non conosce altri? Chiaramente, il significato non è una semplice conoscenza intellettuale. Troviamo due versetti che ci aiutano a capire che cosa significa che Dio conosce qualcuno in Esodo e in Amos. Prima, vi leggo da Esodo 33.
“Il SIGNORE disse a Mosè: «Farò anche questo che tu chiedi, perché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente».” (Eso 33:17)
Qua, Dio dichiara di conoscere Mosè personalmente. È ovvio che non si tratta di una semplice conoscenza intellettuale. Piuttosto, si tratta di avere un rapporto personale con Mosè, in cui Dio ama Mosè e si prende cura di lui. Vediamo lo stesso significato nella dichiarazione di Dio al suo popolo, i Giudei, in Amos.
“Soltanto voi ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra;…” (Amos 3:2 LND)
Dio qua dichiara di aver conosciuto solamente i Giudei. Dio conosce intellettualmente ogni persona nel mondo. Quindi, il senso di questo versetto è identico a quello con Mosè: Dio aveva scelto di amare solo i Giudei, e aveva un rapporto personale con loro, erano il suo possesso personale.
Quindi, quando Dio conosce una persona, significa che Dio ha affetto e amore per quella persona. Quando la Bibbia dice che Dio conosce qualcuno, vuol dire che Dio ha scelto di amare e di benedire quella persona, e di fare di quella persona, o di quel popolo, un suo possesso personale.
Vediamo questo stesso significato in Matteo 7, dove Gesù Cristo sta parlando di cosa succederà quando giudicherà il mondo. Leggiamo quello che dirà a coloro che saranno condannati eternamente.
“Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matt 7:23 NRV)
Gesù Cristo è Dio. Dichiarando: “non vi ho mai conosciuti”, Gesù sta dicendo che non sono mai stati il suo popolo, non sono mai stati amati da Lui.
Gesù usa la parola “conoscenza” con questo significato anche altre volte. Per esempio in Giovanni 10, parlando del suo popolo, Gesù dichiara:
“Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me,” (Giov 10:14 NRV)
Anche qua, il senso in cui Gesù conosce il suo popolo non è intellettuale, ma è nel senso del rapporto che ha con loro cioè come il suo possesso personale, amati e curati da Lui. Questo è il vero significato quando Dio, e Gesù è Dio, conosce qualcuno.
Quindi, quando la Bibbia parla della conoscenza che Dio ha di qualcuno, significa che quella persona appartiene a Dio, e Dio ama quella persona e si impegna a prenderSi cura di quella persona.
Perciò, quando si parla della pre-conoscenza di Dio, significa che Dio ha amato quella persona prima che fosse nata. L’impegno di Dio verso quella persona risale a prima dell’esistenza della persona stessa. Vediamo questa verità per esempio in Romani 11.
“Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha riconosciuto già da prima.” (Rom 11:2 NRV)
La vediamo anche in Romani 8:28-30.
“28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.” (Romani 8:28-30 NRV)
Se guardiamo la progressione nei vv.29,30, possiamo riconoscere che per prima cosa Dio ha preconosciuto certe persone, cioè, le ha amate prima che fossero nate. Poi, in base a quell’amore per loro, le ha pure predestinate, dichiarando che le avrebbe salvate e che le avrebbe conformate all’immagine di Cristo. Poi, ad un certo momento nella vita di ciascuno di esse, le ha chiamate, facendo arrivare la sua chiamata nel loro cuore. Poi, le ha giustificate per fede in Cristo, facendole diventare figli di Dio, e poi, le ha glorificate, che ai nostri occhi avverrà nel futuro.
Quindi, il significato della parola “preconoscenza” di Dio, è che Dio ama qualcuno prima, prima della esistenza di quella persona. Dio ama e considera il suo possesso personale una persona già prima che questa persona esista.
Quindi, non è solamente “sapere in anticipo”, come si potrebbe pensare, vedendola tradotta con “prescienza”. In questo caso, la traduzione della Nuova Diodati dà più il vero senso, traducendo la parola Greca con “preordinazione”. Dio ha “preordinato” certe persone alla salvezza.
Allora

Allora, avendo capito il senso della parola preconoscenza, possiamo capire il senso della dichiarazione di Pietro. Leggo il brano ancora, usando la parola preconoscenza al posto di prescienza.
“1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 2 eletti secondo la preconoscenza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.” (1Pi 1:1-2 NRV)
Quando Pietro dichiara “eletti secondo la preconoscenza di Dio”, sta dicendo che chi è stato eletto da Dio, ovvero, scelto da Dio, scelto alla salvezza, scelto a diventare un figlio di Dio, scelto a vivere eternamente con Dio, è stato scelto secondo, o in base, alla preconoscenza di Dio, al fatto che Dio già lo amava.
In altre parole, Dio ha amato nell’eternità passata certe persone, che Egli non aveva ancora creato. Avendo già amore per loro, le scelse, o le elesse, per la salvezza.
Quindi, l’elezione di Dio è una libera scelta di Dio. Non dipende da alcun merito di una persona, perché quella persona neanche esisteva quando è stata preconosciuta ed eletta da Dio.
Anche Romani 9 parla del fatto che l’elezione di Dio non dipende da alcuna qualità o azione da parte della persona che Dio ha eletto. Questo brano parla di Giacobbe ed Esaù, i gemelli nati ad Isacco e Rebecca.
“10 Ma c’è di più! Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; 11 poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, 12 che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: «Il maggiore servirà il minore»;” (Romani 9:10-12 NRV)
Anche questo brano è molto chiaro: la scelta di Dio non dipende da alcun merito da parte delle persone che Dio sceglie, ma è una libera scelta di Dio solo, secondo elezione, secondo un suo proponimento.
Cosa significa per noi?

Cosa significa tutto questo per noi?
Se tu sei un figlio di Dio, allora, Dio ha scelto te, ha scelto di salvarti, prima di aver creato il mondo. Prima che tu esistessi, Dio già ti amava. In base a questo suo amore per te, Dio ti ha eletto alla salvezza. Poi ad un certo punto nella tua vita, ti ha chiamato, e poi, ti ha donato la fede, salvandoti. Come leggiamo in Efesini 2, la fede stessa è un dono.
Certamente, dal punto di vista umano, ti sei ravveduto e hai creduto, e infatti, nessuno viene salvato senza il ravvedimento e la fede.
Però, dietro le quinte, la Bibbia ci rivela che è stata una scelta da Dio. L’amore di Dio per te è iniziato da prima della creazione. Il Santo Creatore di tutto, il Sovrano Signore, ha scelto di salvare uomini peccatori. Non è stata una scelta dovuta a qualche merito degli uomini, ma solamente dal libero proponimento di Dio. Dio ha scelto così!
Quindi, chi è un figlio di Dio può inginocchiarsi, e ringraziare Dio per la salvezza. Sapere che è stata una scelta di Dio toglie ogni vanto e ogni pensiero di avere il minimo merito. Tutto il merito va a Dio, tutta la gloria va a Lui. A Dio solo la gloria!
E se tu non sei ancora salvato? Allora la parola per te è quello che Gesù comanda: ravvediti e credi in Cristo Gesù per il perdono dei tuoi peccati.
In Giovanni 6:37, Gesù rivela i due lati della moneta. Se non sei ancora salvato, la seconda parte di questo versetto è per te.
“Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori;” (Giov 6:37 NRV)
Tutti coloro che il Padre dà a Cristo, verranno a Cristo. Questa dichiarazione parla dell’elezione. Poi Gesù dichiara: colui che viene a me, non lo caccerò fuori. In altre parole, qualsiasi persona che viene a Gesù di cuore, sarà accolta da Lui. Quindi, se tu non sei ancora salvato, accogli l’invito di Gesù, va da Lui, e troverai il perdono e la salvezza eterna.
Conclusione

Per voi che siete stati salvati, per grazia, ricordatevi che in questa terra, siete forestieri. La vostra cittadinanza non è su questa terra, è in cielo. Non legatevi troppo a questo mondo, perché non è la vostra casa. Non cercate il vostro tesoro qui. Non credete che il mondo debba amarvi e trattarvi bene, perché non appartenete più a questo mondo. Piuttosto, cercate il vostro tesoro in cielo, desiderate e aspirate alle cose lassù. Vivete come forestieri, aspettando il nostro Salvatore e Signore, Gesù Cristo. Ringraziate Dio per l’immenso privilegio della salvezza. Ringraziate Dio che Egli ha scelto voi! Gioite nella vostra salvezza!
Dio volendo, la prossima volta, andremo avanti a considerare questa Epistola. Per ora, vi incoraggio a meditare sul fatto che Dio vi ha eletto prima della fondazione del mondo, e vi ha fatto diventare cittadini del cielo, per tutta l’eternità!