11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi dice male del fratello, o chi giudica il fratello, parla male della legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei uno che la mette in pratica, ma un giudice. 12 Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo? (Giacomo 4:11-12)
non sparlate: il termine greco per sparlare vuol dire:parlare contro, cioè,dire male di qualcuno, parlare con malvagità l’uno contro l’altro.
Quanto è comune l’abitudine di sparlare. Il parlar malenasce dall’orgoglio, in quanto parlare male di un altro, significa mettere se stessi su un gradino più alto. Nasce dalla malvagità, in quanto, si trova soddisfazione nel dire del male. Nasce dal gelosia, in quanto si cerca di fare del male a qualcuno verso di cui c’è gelosia. Sparlare è una cosa assolutamente malvagia.
Poi il verso dice: non giudicatevi l’un l’altro. Questa frase NON descrive il giudicare nel senso buono e giusto. La Bibbia è chiara nel dire che è necessario giudicare fra i tanti insegnamenti, per riconoscere quello vero. Dobbiamo riconoscere e condannare i peccati in mezzo a noi, per conservare la chiesa pura. La frase in questo versetto non parla di uno di questi tipi di giudizio.
Questa frase parla di un giudicare in senso duro. La stessa grammatica viene usata in Matteo e Luca.
«Non giudicate, affinché non siate giudicati; (Matteo 7:1)
«Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. (Luca 6:37)
Il senso di questo brano è che è peccato sparlare e giudicare duramente gli altri. Infatti, quando lo si fa, lo si fa per motivi sbagliati, per cattiveria. Questo è un grave peccato.
È importante capire che questo insegnamento non ha a che fare con l’insegnamento di ammonire ed esortare. La Bibbia parla dell’importanza di esortare e confrontarsi con chi pecca. Per esempio, ascoltiamo qualche versetto:
«Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. (Matteo 18:15-17)
Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime. (Atti 20:31)
Vi scrivo queste cose non per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei cari figli. (1 Corinzi 4:14 )
Questa testimonianza è vera. Perciò riprendili severamente, perché siano sani nella fede, (Tito 1:13 )
Parla di queste cose, esorta e riprendi con piena autorità. Nessuno ti disprezzi. (Tito 2:15 )
Ammonisci l’uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; (Tito 3:10 )
Allora, quando Giacomo parla di non giudicare, non vuol dire che non dobbiamo ammonire o riprendere. Ci sono situazioni in cui siamo chiamati a riconoscere il peccato. Per esempio, tante volte, vediamo Gesù, Paolo e Pietro parlare di falsi insegnanti. Vediamo Paolo avvertire contro persone malvagie.
perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato e se n’è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. (2 Timoteo 4:10)
Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15 Guàrdati anche tu da lui, perché egli si è opposto violentemente alle nostre parole. (2 Timoteo 4:14-15)
Paolo non stava sparlando di Dema e di Alessandro, stava spiegando la vera situazione a Timoteo. Sparlare è quando si dice del male di una persona, nel desiderio di mettere quella persona in cattiva luce. Quello che ha fatto Paolo non era sparlare, non era giudicare male.
Giacomo parla piuttosto di giudicare aspramente, di cercare motivi per criticare qualcuno. Questo è sbagliato, ed è peccato.
Il versetto dice che quando si sparla, e quando si giudica, si giudica la legge. Qui, possiamo capire che si intende la Legge di Dio che viene riassunta con “ama il tuo prossimo come Te stesso”. Quando si sparla e si giudica qualcuno, chiaramente, non si ama quella persona. Quindi, si parla male della legge, in quanto si agisce in modo da dimostrare che non si crede alla legge di Dio. Questo è un serio peccato.
v.12 Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo? (Giacomo 4:12)
Quando abbiamo la tendenza di sparlare di altri, o di giudicare altri, dobbiamo ricordare che uno soltanto è legislatore e giudice, cioè, Dio. Solo Lui può salvare e perdere, ovvero, condannare. Quando andiamo contro la Sua Legge, allora, dobbiamo temere Dio, perché quando arriverà il giudizio, Egli sarà un Giudice severo.
Se uno si erige a giudice della legge, allora, non si sottomette più alla legge, e così, si rende ancora più colpevole.
Pratico:

A livello pratico, dobbiamo riconoscere quanto è considerato normale sparlare delle persone. Questo potrebbe farci credere che non sia una cosa grave. Invece, è una cosa molto grave. Chi sparla sarà soggetto al giudizio eterno di Dio. Non dobbiamo farlo, e non dobbiamo neppure ascoltare chi lo fa.
vv.13-16 credere in Dio, temere Dio

Adesso, consideriamo il brano dal v.13 al v. 16.
13 E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; 14 mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce. 15 Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro». 16 Invece voi vi vantate con la vostra arroganza. Un tale vanto è cattivo. (Giacomo 4:13-16)
Questo brano ci insegna due verità principali. Uno riguarda la brevità della vita. Ancora più importante, ci insegna l’importanza di riconoscere che dipendiamo totalmente da Dio per ogni nostro respiro e per ogni cosa della nostra vita.
Chi vive come descritto in questo brano, cioè, chi vive senza rendersi veramente conto che la sua vita dipende totalmente da Dio, in fin dei conti è ateo, non necessariamente intellettualmente, ma in pratica lo è. Cioè, questa persona potrebbe dire di credere in Dio. Potrebbe accettare le dottrine cristiane. Però, quando si arriva in fondo in fondo, questa persona vive come se Dio non esistesse. Cioè, una persona che non tiene conto di Dio in modo reale per tutte le decisioni di ogni giorno, in fin dei conti, in pratica è un ateo, anche se a parole non lo è.
Lo stolto ha detto in cuor suo: «Non c’è. (Salmi 14:1)
Lo stolto dice in cuor suo che non c’è Dio. Forse non lo dice con le parole. Però, vivendo in modo da non tener conto di Dio significa dirlo nel proprio cuore. Capendo questo, possiamo renderci conto che tante persone in pratica sono atee.
Quando si fanno dei programmi, sia grandi che piccoli, credere veramente in Dio vuol dire tenere conto che la tua vita dipende totalmente da Dio. Allora, non puoi sapere come andrà. È bene organizzarti, la Bibbia lo insegna. La Bibbia insegna l’importanza di pianificare, per utilizzare bene il tempo, i soldi e le capacità che Dio ti ha dato. Però, in tutti questi progetti, è essenziale tenere bene in mente la realtà che solo se Dio opera i nostri progetti possono diventare realtà.
Leggiamo i vv.13,14
E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; 14 mentre non sapete quel che succederà domani!
Qui, vediamo persone che fanno i loro progetti, credendo che hanno il potere realizzarli. Non sanno che non solo non hanno il potere di realizzare i loro progetti, ma che non possono neanche controllare quanto tempo vivranno. Non sanno che la loro vita è nelle mani di Dio. Non sanno che possono morire in un istante.
La vita è un vapore. Questa frase indica fumo, che c’è, e poi non c’è più; in greco, vuol dire anche vapore, come quello che si può vedere quando si è all’aperto al freddo, e si respira. Quel vapore c’è per poco tempo, per qualche istante, e poi vanisce per sempre. Non lo vedi più. L’enfasi sta sul fatto che esiste solo per un istante. Non se ne può controllare la durata.
Allora, se guardiamo la nostra vita sulla terra alla luce dell’eternità, possiamo vedere che essa dura solo un istante. Che la vita duri 10 anni o 100 anni, è sempre un istante, un tempo breve. In più, non si può sapere quando finirà. Come una ragazza di Corbola, che aveva soli 15 anni; una malattia come un’altra, e poi, senza preavviso, è morta. La morte arriva in fretta. Un momento, tutto va come abbiamo progettato. Poi, in un istante, crolla tutto.
Allora, che stoltezza non riconoscere che dipendiamo da Dio. Che stoltezza non sapere che non abbiamo il potere di fare nulla, se non tramite la sua opera.
La posizione giusta da avere la troviamo nel v.15 Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro». Questa non è solo una frase da dire, ma una verità da credere di tutto cuore. Essa rispecchia un cuore che veramente crede in Dio, e si fida di Dio di tutto cuore.
Essere un vero cristiano vuol dire sottomettere la propria volontà alla volontà di Dio. Pensiamo al Padre Nostro, che dice: sia fatta la tua volontà. Dio ci chiama a vivere così, veramente alla luce della verità che dipendiamo da Dio.
Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del SIGNORE è quello che sussiste. (Proverbi 19:21)
e dopo aver preso commiato e aver detto che, Dio volendo, sarebbe tornato da loro un’altra volta, salpò da Efeso; (Atti 18:21)
E, poiché non si lasciava persuadere, ci rassegnammo dicendo: «Sia fatta la volontà del Signore». (Atti 21:14)
chiedendo sempre nelle mie preghiere che in qualche modo finalmente, per volontà di Dio, io riesca a venire da voi. (Romani 1:10)
in modo che, se piace a Dio, io possa venire da voi con gioia ed essere confortato insieme con voi. (Romani 15:32)
ma, se il Signore vorrà, mi recherò presto da voi, e conoscerò non il parlare ma la potenza di coloro che si sono gonfiati; (1 Corinzi 4:19)
Perché, questa volta, non voglio vedervi di passaggio; anzi spero di fermarmi qualche tempo da voi, se il Signore lo permette. (1 Corinzi 16:7)
Allora, ci viene insegnata proprio una chiara posizione di riconoscere realmente che la nostra vita sta nelle mani di Dio, e perciò, di sottomettere ogni nostra decisione a Lui.
Beato l’uomo che confida in Dio!
v.16 la vostra arroganza

Leggiamo il v.16
Invece voi vi vantate con la vostra arroganza. Un tale vanto è cattivo.
Qui si parla delle persone che non tengono veramente conto di Dio. Sono arroganti, e quindi, sono nemici di Dio. Si vantano di quello che faranno. Questa arroganza porta al giudizio eterno.
Dobbiamo capire una cosa. Quando la Bibbia parla di arroganza, parla dal punto di vista di Dio. Cioè, una persona potrebbe sembrare normale alle altre persone, ma nei suoi comportamenti verso Dio, non essendo umile, è arrogante. Nei nostri rapporti con Dio, o siamo umili, o siamo arroganti. Non esiste una via di mezzo. O viviamo per fede in Dio, o abbiamo fede in noi stessi e in quello che possiamo raggiungere per conto nostro.
Perciò, l’idea di vivere facendo i nostri programmi e organizzando la nostra vita senza tenere conto di Dio è un terribile arroganza, che sarà giudicata da Dio.
Dicendo questo, dobbiamo capire che gran parte delle persone nel mondo hanno questa arroganza, in quanto, vivono come se Dio non esistesse. Forse credono nella Sua esistenza, forse sono religiosi fino ad un certo punto, forse si dedicano a delle buone opere. Però, quando prendono le loro decisioni, in realtà, non tengono conto del fatto che dipendono da Dio per tutto. Credono di avere la capacità per conto loro di controllare la propria vita, almeno parzialmente. Non sanno che in realtà, dipendono da Dio per tutto. Questo modo di vivere, pur essendo molto comune, è arroganza. Pensare di poter controllare la propria vita, anche parzialmente, è un vanto, ed è qualcosa di cattivo, cioè, di malvagio.
Quando Dio parla di qualcosa di malvagio, dobbiamo capire che è veramente tale, secondo il suo metro, e perciò, sarà giudicato al Giorno di Giudizio.
Se ci rendiamo conto, ciò vuol dire che anche ignorando tanti altri peccati, chiunque non vive in modo coscientamente dipendente da Dio è un peccatore.
O che possiamo ricordare che dipendiamo da Dio per tutto.
v.17 non fare il bene è peccato

Leggiamo v.17
Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato.
Quando una persona non tiene veramente conto di Dio, fa quello che vuole. Può fare anche del bene, ma fa solo il bene che vuole. Non lo fa perché Dio lo comanda.
Sa certe cose che sarebbe bene fare, ma non si sente di farle. Ognuno di noi sa cosa significa questo. Ci sono volte in cui sappiamo quello che dovremmo fare, ma non ne abbiamo voglia. Forse è per pigrizia. Forse perché siamo stati feriti da qualcuno, e non abbiamo voglia di fare del bene a quella persona. Ci possono essere tanti motivi. Ma la cosa importante da ricordare è che quando sappiamo fare il bene, e non lo facciamo, commettiamo peccato.
Di solito, quando pensiamo al peccato, pensiamo a fare del male. Però, il peccato è anche non fare il bene che sappiamo fare.
Se teniamo questo in mente, allora, ci rendiamo conto di essere molto più peccatori di quanto pensiamo. Tenendo conto del metro di Dio, il peccato è molto più diffuso di quanto potevamo credere.
Questo ci mostra quanto è severa la legge di Dio. Chi vive lontano da Dio è sotto condanna.
conclusione

Allora, oggi, abbiamo visto che sparlare è un grave peccato. Sparlare è una manifestazione del peccato e della malvagità che è nell’uomo. Perciò, è un peccato molto grave. Non dobbiamo sparlare l’uno dell’altro. Se il tuo fratello o sorella pecca contro di te, vai da lui o da lei personalmente.
Se ti trovi con qualche pensiero negativo contro qualcuno, e ti senti di dire del male contro quella persona, sappi che è un grave peccato, e perciò non farlo. Sparlare e giudicare male ti renderà soggetto al giudizio di Dio. Non è la via di un vero figlio di Dio. Se ti trovi in questa via, confessa subito il tuo peccato, e allontanati da essa.
Poi, quando consideri il tuo modo di vivere, tieni conto che in tutto, nel grande e nel piccolo, la tua vita dipende da Dio. Non è una questione di limitarsi a dire sempre “se Dio vuole”, ma bisogna veramente tener conto, e dunque, riconoscere la presenza di Dio in tutto. Tutto quello che riusciamo a fare, dobbiamo riconoscere che è Dio che l’ha reso possibile. Quando una “porta” si chiude, dobbiamo capire che Dio ha permesso a quella porta di chiudersi. O che possiamo capire che il nostro Padre è in controllo delle circostanze.
Infine, ricordiamo che Dio considera peccato non solo commettere qualche male, ma anche il non fare il bene che sappiamo fare. Lottiamo contro la pigrizia e l’indifferenza che si trovano così facilmente in noi. Impegniamoci a dedicarci alle opere buone, aspettando il ritorno del nostro Sigore e Salvatore Gesù Cristo. Usiamo la nostra lingua per glorificare Dio, per edificarci l’un l’altro, e per abbondare nel ringraziamento.