Leggiamo Giacomo 1:26. Questo versetto ci parla di ciò che dimostra che una religione è vana.
Giacomo 1:26 Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna sé stesso, la sua religione è vana.
Qui, si parla di una persona che pensa di essere religiosa. Dato che stiamo facendo un corso sull’evangelizzazione, sarebbe facile per noi pensare a quelle persone intorno a noi che dicono di stare a posto con Dio, e che invece non conoscono affatto Dio! Sicuramente, questo versetto riguarda anche loro.
Però, se vogliamo trarre un vero beneficio da questo brano, dobbiamo applicarlo prima di tutto a noi stessi. Allora, contro quale pericolo qui veniamo messi in guardia?
Qui, Dio ci dichiara che se pensiamo di essere a posto nella nostra religione, ma non teniamo a freno la nostra lingua, ci inganniamo. In altre parole, il nostro modo di parlare è fondamentale per capire come va il nostro rapporto con Dio. Se non teniamo a freno la nostra lingua, il nostro cammino con Dio non va bene. Il nostro modo di parlare è un chiaro indicatore della nostra condizione spirituale.
È facile essere molto religiosi esteriormente. La Bibbia è piena di esempi di persone che seguivano attentamente la forma esteriore della religione, ma dentro il loro cuore era lontano da Dio. Gesù, parlando con i Farisei delle loro tradizioni religiose, dichiara:
6 E Gesù disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. 8 Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». Marco 7:6-8
Purtroppo, noi vediamo solo l’esterno. Dio vede il cuore. Allora, è relativamente facile far credere agli altri che in noi tutto va bene, quando in realtà, il nostro cuore è freddo. È abbastanza facile essere assidui nel frequentare gli incontri della chiesa, ed evitare i peccati visibili. Chiaramente, queste cose sono essenziali per camminare bene con il Signore. Però, non bastano, e non sono il metro che mostra la vera condizione spirituale di una persona.
Invece, un indicatore che può aiutarci a capire la nostra vera condizione spirituale è la nostra lingua. Cioè, il modo in cui noi parliamo è la vera indicazione della nostra condizione spirituale.
tenere a freno la lingua

Allora, non tenere a freno la lingua indica che la nostra religione è vana. Cosa vuol dire, tenere a freno la lingua?
Ogni persona ha la tendenza a dire cose sbagliate, che non rispecchiano la santità di Dio. Tenere a freno la lingua vuol dire non dire queste cose. Vuol dire controllare quello che esce dalla nostra bocca, per non parlare in modo sbagliato.
Efesini 4:29 Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.
Efesini 5:3,4 Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; 4 né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento.
Matteo 5:37 Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; poiché il di più viene dal maligno.
Colossesi 4:6 Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno.
Tito 2:7-8 presentando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento integrità, dignità, linguaggio sano, irreprensibile, perché l’avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire contro di noi.
Proverbi 12:18 C’è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione.
Questi sono alcuni esempi di cosa vuol dire tenere a freno la lingua. Quanto è importante che badiamo bene a come parliamo.
siamo capaci di controllare la lingua, è possibile?

Una domanda importante è: siamo veramente capaci di tenere sempre a freno, ovvero controllare, la nostra lingua, oppure, ci sono situazioni in cui non possiamo, e non ci resta che chiedere perdono dopo? Cioè, ci sono situazioni in cui non siamo veramente capaci di controllare quello che diciamo?
Dio non ci chiede mai qualcosa senza darci la capacità di ubbidirGli. Possiamo controllare la nostra lingua per mezzo della potenza di Dio che opera in noi. Possiamo ogni cosa in Gesù Cristo che ci fortifica.
Perciò, quando non teniamo a freno la nostra lingua, e diciamo cose che non dovremmo dire, o parliamo con un tono che non dovremmo usare, vuol dire che la nostra religione è mancante. I questi casi, è essenziale riconoscere il nostro peccato, confessandolo a Dio, per cambiare atteggiamento nel parlare. Non basta solo cercare di migliorare. Bisogna riconoscere e confessare il nostro peccato a Dio.
La religione pura

Se una lingua non controllata è uno dei frutti di una religione vana, leggiamo adesso di quali sono alcuni dei frutto che indicano una religione pura.
Giacomo 1:27 La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.
Questa non è una descrizione completa della religione pura e senza macchia, ma è un esempio di alcuni frutti della religione pura. Cioè, la religione che è accettata da Dio avrà queste caratteristiche, tra le altre.
Davanti al nostro Dio e Padre

Abbiamo detto prima che è abbastanza facile avere l’apparenza di una vera religiosità, ma avere dentro un cuore freddo. Invece, quando parliamo di qualcosa davanti a Dio, la situazione è completamente diversa. Dio non guarda l’esteriore, Dio guarda al cuore. Perciò, quando leggiamo circa la religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre, sappiamo che questa è ciò che conta. Cioè, è vero che la Bibbia ci insegna più volte ad avere una buona testimonianza davanti agli uomini, ma ciò che conta non è l’approvazione del mondo, ma l’ubbidienza a ciò che Dio ha dichiarato. Egli conosce il nostro cuore. Egli è il nostro Giudice. Tutti noi dovremo rispondere personalmente a Dio.
2 Corinzi 10:18 Perché non colui che si raccomanda da sé è approvato, ma colui che il Signore raccomanda.
Proverbi 21:2 Tutte le vie dell’uomo gli sembrano rette, ma il SIGNORE pesa i cuori.
Soccorrere gli orfani e le vedove

Allora, stiamo cercando di capire qual è uno dei frutti della religione vera e pura davanti a Dio. Leggiamo di nuovo il versetto.
La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.
Qui sono elencati due frutti di questo tipo di religione. Uno è soccorrere i bisognosi. L’altro è conservarsi puri dal mondo. Consideriamo prima quello di soccorrere i bisognosi.
Il versetto dice: Soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni.
Nel linguaggio biblico, gli orfani e le vedove rappresentano le persone più bisognose della società. La parola “orfani” è una parola che vuol dire senza padre, o senza madre, o senza entrambi. Dunque, può indicare chi non ha entrambi i genitori, ma anche chi non ha uno dei due genitori. “Vedove” vuol dire quella donna senza marito. Certamente, può riferirsi a una donna il cui marito è morto. Ma può essere anche una donna il cui marito è andato via.
Quando Giacomo parla di orfani e vedove, non esclude altre categorie di persone bisognose. Orfani e vedove rappresentano chiunque è bisognoso.
Allora, un aspetto fondamentale della vera religione è quello di soccorrere i bisognosi che sono intorno a noi. Troviamo questo principio in tutta la Bibbia. Per esempio, a Gesù fu chiesto qual è il comandamento più grande. Troviamo la risposta in Luca 10:27-29
Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». 28 Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo, e vivrai». 29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»
Ricordate come Gesù risponde a questa domanda, cioè, chi è il mio prossimo? Egli racconta la storia di un uomo derubato e lasciato mezzo morto per strada. Passano due uomini religiosi, ma nessuno di loro si ferma per aiutarlo. Poi, passa un uomo samaritano, che lo aiuta e lo porta in albergo, a proprie spese.
Il punto di questa storia di Gesù è che quando nella vita troviamo qualcuno che è nel bisogno, dovremmo cercare di aiutarlo.
Allora, quando leggiamo in Giacomo che la religione pura è quella di aiutare orfani e vedove nella loro afflizione, non è assolutamente un descrizione limitata solo agli orfani e alle vedove. Queste due categorie, anzi, rappresentano chiunque è nell’afflizione. Abbiamo visto nell’insegnamento di Gesù come siamo chiamati ad aiutare chi troviamo nell’afflizione.
nell’afflizione

Se pensiamo all’afflizione, dobbiamo capire che l’afflizione rappresenta la sofferenza di qualsiasi tipo. Può essere un’afflizione fisica. Può essere un’afflizione economica. Può essere l’afflizione della solitudine, per chi è solo. Può essere un’afflizione spirituale.
Le vedove e gli orfani rappresentano un’afflizione generale. In quella società, essi erano i più poveri. Perciò, sicuramente c’era anche afflizione economica. In più, essendo incapaci di difendersi, subivano delle ingiustizie. Spesso, vivevano nella paura. Soffrivano l’afflizione della solitudine.
Allora, ci sono persone intorno a noi che hanno vari tipi d’afflizione. Per esempio, in questa società, ci sono pochi che non hanno nulla da mangiare. Però, esiste l’afflizione economica, la povertà. Esiste l’afflizione della solitudine, o della depressione. Esiste la paura, e tanti altri tipi di afflizioni.
Ci sono casi in cui si hanno problemi di soldi, non tanto perché non si ha denaro, ma perché si sono spesi male i soldi che si avevano. In questi casi, donare degli altri soldi non risolve il problema di fondo. Conosco varie chiese che hanno riconosciuto certe persone come esperte nell’economia domestica. Quando una persona ha bisogno di soldi, perché non riesce a pagare le bollette, o qualcosa del genere, prima di ricevere aiuto, deve accettare di stabilire degli incontri con una di quelle persone esperte, per valutare il proprio bilancio familiare. Tante volte, la persona bisognosa non sa gestire bene i propri soldi. In questi casi, il solo dare altri soldi aiuta temporaneamente, ma non risolve il problema di fondo. Però, qualunque sia il motivo, se uno non ha soldi per pagare una bolletta, e gli verranno tolti la corrente o il gas, o se non ha soldi per comprare da mangiare, quella è vera afflizione.
Come abbiamo detto, ci sono tanti tipi di afflizioni. L’afflizione economica ne è solo un tipo. C’è l’afflizione della solitudine. Mia madre, che è vedova da 10 anni, ha tanti amici, figli e nipoti che l’amano tanto. Però, lei dice che nonostante questo, abitare da sola porta ad avere momenti di grande solitudine. Questo è un altro tipo di afflizione.
Qualsiasi sia il tipo di afflizione, il principio di questo versetto è che una parte centrale della vita cristiana è quella di vivere per il bene degli altri. Questo è un principio da adoperare sia nell’uso dei nostri soldi, sia nell’uso del nostro tempo, sia nell’uso dei nostri doni spirituali.
Efesini 4:28 Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno.
Romani 14:19 Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.
Romani 15:2 Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.
Allora, il principio è chiaro: la vera religione pura, quella che piace a Dio, è una vita vissuta per la gloria di Dio e per il bene degli altri. Vuol dire mirare, attivamente, a cercare il bene degli altri. Vuol dire avere gli occhi aperti a riconoscere i bisogni degli altri, per capire se c’è qualche modo in cui possiamo aiutarli.
Domanda: Tu, nella tua vita, pensi attivamente ai bisogni degli altri? Ringrazio Dio che quando qualche bisogno viene annunciato nella chiesa, di solito c’è buona volontà nel cercare di essere di aiuto. Però, possiamo fare un ulteriore passo avanti? Possiamo non solo rispondere quando ci viene chiesto aiuto, ma anche vivere in modo da riconoscere da soli i bisogni intorno a noi? Cioè, in tante situazioni, nessuno verrà a chiederti aiuto. Se non lo noti tu, la persona può rimanere nella sua afflizione. Dio vuole che abbiamo gli occhi aperti, per riconoscere i bisogni intorno a noi.
La Chiesa non deve mai diventare un circolo privato, dove si cerca il bene l’uno dell’altro senza preoccuparsi della condizione di quelli che sono intorno a noi. Invece, la Chiesa è la famiglia in cui tutti i credenti sono entrati per grazia. Dobbiamo sempre avere un grande impegno verso quelli di fuori. Dobbiamo fare il più possibile per raggiungere altri con il messaggio del vangelo. Dobbiamo spendere il nostro tempo, i nostri soldi, e le nostre forze per annunciare il vangelo ad altri. Ognuno di noi qui è stato salvato mediante i sacrifici di credenti che hanno dato tempo o soldi affinché il vangelo potesse raggiungere altri. Ognuno di noi è il risultato dei sacrifici di altri. O che possiamo tutti vivere una vita di sacrificio per potere soccorrere chi è nell’afflizione.
Conservarsi puri dal mondo

Adesso, arriviamo alla seconda parte del versetto. Notiamo qual è l’altro frutto menzionato che dimostra una religione gradita da Dio.
La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.
Oltre a soccorrere coloro che sono nell’afflizione, la vera religione vuol dire conservarsi puri dal mondo.
Il mondo di cui si parla è il mondo senza Dio. Gesù ci dichiara che Satana è il principe del mondo.
Giovanni 12:31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo
Giovanni 14:30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me
Giovanni 16:11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Noi siamo NEL mondo, ma non dobbiamo essere DEL mondo. Cioè, viviamo nel mondo, ma non dobbiamo vivere come il mondo. Non dobbiamo avere i nostri pensieri rivolti alle cose del mondo.
Giovanni 17:11 Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi.
Giovanni 17:14-18 Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. 15 Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Santificali nella verità: la tua parola è verità. 18 Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo
Il mondo è pieno di peccato. Il metro del mondo è totalmente diverso dal metro di Dio. Quando valutiamo come vivere, come agire, come parlare, come vestirci, cosa guardare, e come fare qualcosa, non possiamo guardare intorno a noi per stabilire quello che è giusto.
Dobbiamo capire quanto la vita intorno a noi è lontana dalla santità che Dio richiede. Dio è totalmente santo, e ci chiama ad essere santi. La vera religione è conservarsi puri dal mondo. Quando si conserva qualcosa, si tiene quella cosa separata dalle altre cose.
Il tempo del verbo “conservarsi” indica un’azione continua. Cioè, non è solamente qualcosa che si fa una volta, ma è un’opera quotidiana, che continua giorno per giorno. È un vero e proprio modo di vivere.
Dobbiamo capire che quando una religione non porta a conservarsi puri dal mondo, essa non è una religione vera. Non è da Dio. Dio è Santo, e solo una vita di santità è gradita a Dio. Il peccato ci ostacola dall’avere comunione con Dio. Dio ci chiama alla santità, per poter godere comunione con Lui.
Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. Tito 2:11-13
Questa è la nostra chiamata. Dio ci chiama a rinunciare all’empietà che riempie il mondo intorno a noi, anche se ormai oggi essa è considerata la normalità. Dio ci chiama a rinunciare alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo. Moderatamente vuol dire secondo il metro di Dio, non secondo il metro degli uomini. Giustamente vuol dire secondo la giustizia di Dio. In modo santo vuol dire in base alla santità di Dio. Questa è la nostra chiamata. Questo è un frutto fondamentale della vera religione.
Allora, dobbiamo chiederci: la nostra religione è una religione vera, gradita da Dio, che ci porta veramente ad avere la salvezza e la comunione con Dio? Oppure, è una religione come quelle del mondo, che esteriormente sembra a posto, ma in realtà non è quello che Dio richiede? La nostra religione dev’essere il risultato di una vita trasformata dallo Spirito Santo.
Conclusione

Come possiamo riassumere l’insegnamento di questo brano? Prima, ricordiamo che quando valutiamo il nostro stato davanti a Dio, non dobbiamo basarci sulla nostra religiosità esteriore. Certamente, ci sono degli aspetti esteriori importanti. Però, per capire il nostro stato davanti a Dio, dobbiamo guardare il frutto che la nostra religione produce. Un frutto negativo, che è indice di gravi problemi spirituali, è un parlare sbagliato. Il nostro parlare dovrebbe essere sempre condito con grazia. Non c’è spazio per un parlare che assomiglia a quello del mondo. Dovremmo abbondare nel ringraziamento, anziché lamentarci. Ci sono tante ingiustizie. Come ne parliamo? Certo, abbiamo tutti prove e difficoltà, ma come parliamo di esse? Ne parliamo come parlano gli altri che non hanno Dio? Se è così, dov’è il frutto della nostra salvezza? Oppure, parliamo in modo da mostrare fede in Dio, e abbondiamo in ringraziamento? È essenziale che teniamo a freno la nostra lingua, quando saremo tentati a lamentarci e a parlare in modo sbagliato. Grazie a Dio che abbiamo la capacità di tenere a freno la nostra lingua, perché siamo fortificati dalla potenza di Dio che opera in noi. Possiamo fare ogni cosa in Cristo Gesù che ci fortifica.
Allora, riconosciamo la nostra responsabilità di badare bene alla nostra lingua, e la nostra capacità di farlo per mezzo della potenza di Dio che opera in noi.
Poi, riconosciamo che la vera religione porta un vero frutto. Due esempi fondamentali sono: soccorrere i bisognosi, e conservarci puri dal mondo.
O che possiamo essere individui, e famiglie, e una chiesa, riconosciuti con un impegno attivo nell’aiutare gli altri, sia a livello pratico, che a livello spirituale.
O che possiamo essere delle persone e una chiesa che si conservano puri dal mondo in cui vivono. Certo, viviamo in questo mondo, ma non dobbiamo partecipare in alcun aspetto che non è puro. Dio ci chiama a camminare in una via diversa da quella della massa. Seguire la vera religione vuol dire seguire la via che Dio ci mostra.
Che benedizione è appartenere a Dio! Siamo figli di Dio. Non apparteniamo più al mondo. Viviamo in novità di vita come figli di Dio.