Ebrei 3: il riposo in Cristo.

“1 Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate l’apostolo e il sommo sacerdote della nostra confessione di fede, Gesù Cristo,
Partecipi della celeste vocazione: lo sono coloro che sono stati chiamati da Dio alla salvezza.

Celeste vocazione: è la chiamata a vivere per l’eternità in cielo, nella presenza di Dio.

Confrontate la vocazione celeste con qualsiasi vocazione terrena. Tutto quello che appartiene a questa terra sarà perso per sempre, mentre la vocazione celeste costituisce un tesoro che durerà per tutta l’eternità.

Notiamo attentamente le parole “Considerate Cristo”: considerare è un verbo che descrive l’azione di rivolgere il pensiero a una determinata persona, di fissare la mente su di lei, di passare e ripassare nella mente tutto ciò che riguarda quella persona.

Dobbiamo considerare Gesù Cristo, che qui viene descritto come l’apostolo e il sommo sacerdote della nostra confessione di fede.

Considerare Gesù Cristo significa molto, ma molto di più che solo conoscere dei fatti su di Lui. Qualcuno potrebbe conoscere tante cose su Cristo ed essere capace di superare un esame con tante domande dettagliate su chi è Gesù Cristo. Però, sapere vari fatti su Gesù Cristo non è la stessa cosa che considerare Gesù Cristo. Quanto è importante per ciascuno di noi considerare Gesù Cristo ogni giorno, avere Gesù Cristo al centro dei nostri pensieri!

L’epistola agli Ebrei è una descrizione della salvezza, che consiste nel guardare a Cristo Gesù, e fissare gli occhi del cuore su di lui, e sperare in lui. Egli è l’apostolo, ovvero l’inviato di Dio, sul quale poggia la nostra confessione di fede. Egli è il sommo sacerdote della nostra fede. Egli è la nostra salvezza.

Ricordate che quest’epistola sta dimostrando la superiorità di Gesù Cristo rispetto ad ogni religione, ad ogni sistema creato dagli uomini,, e ad ogni persona. Per i Giudei, non c’era nessuno che fosse più grande di Mosè. Quindi, nell’epistola agli Ebrei, per l’autore è importante dimostrare che Gesù è infinitamente al di sopra di Mosè. Leggo dal v.2.

2 che è fedele a colui che lo ha costituito, come lo fu anche Mosé in tutta la sua casa. 3 Infatti Gesù è stato ritenuto degno di una gloria tanto più grande di quella di Mosé, quanto maggior gloria ha colui che ha fabbricato una casa della casa stessa. 4 Ora ogni casa è costruita da qualcuno, ma colui che ha fatto tutte le cose è Dio 5 E Mosé fu veramente fedele nella casa di Dio come servo, per testimoniare delle cose che dovevano essere dette, 6 ma Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza.
Mosè è stato un fedele servo di Dio, il più grande dei profeti. Però, egli era solamente un servo. Gesù Cristo è il Figlio di Dio.

La casa di Dio non è un’istituzione, non è un edificio, non è nulla di costruito dagli uomini. La casa di Dio siamo noi che siamo veramente salvati. Gesù è colui che ha costruito la casa, perché in Ebrei 1 abbiamo letto che Egli ha creato tutto.

Notate che nel capitolo 3 di Ebrei esiste una condizione che dimostra se una persona è davvero salvata. Leggo il v.6:

“ma Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza.” (Eb 3:6 LND)
La vera salvezza porta ad una franchezza della speranza. In altre parole, la vera salvezza provvede il libero accesso a Dio per mezzo di Gesù Cristo. La franchezza di cui si parla qui è la franchezza con cui uno sa di poter entrare liberamente nella presenza di Dio, perché sa che Gesù Cristo ha pagato la sua condanna. Inoltre, chi ha questa franchezza crede fermamente di essere stato perdonato dai suoi peccati per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Questo è il vanto della vera speranza, il vanto che Cristo ha pagato il prezzo del riscatto, il vanto in Cristo. Come Paolo dichiara in Galati 6:

“Ma quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti all’infuori della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è crocifisso a me e io al mondo.” (Ga 6:14 LND)
Esortazione

Dopo aver parlato di nuovo di come Cristo è superiore a tutto e a tutti, come nei primi due capitoli dell’epistola, e dopo averci esortati a considerare Gesù Cristo, ovvero a fissare i nostri pensieri su di lui, ora Dio guida l’autore a farci un’esortazione, rivolta non solo ai credenti ma a tutti, l’esortazione ad aggrapparci fermamente alla salvezza.

Nei due capitoli di Ebrei che stiamo studiando, ossia i capitoli 3 e 4, prestiamo attenzione a una parola importante che vi ricorre: “oggi”. Incontriamo questo termine ben cinque volte nei capitoli 3 e 4. Questa è un’esortazione a prendere sul serio ciò che Dio ci comanda qui, e a vivere oggi alla luce di questa verità, anziché rimandare ad un altro giorno. Oggi è il giorno della salvezza. Oggi è il giorno di rispondere alla parola di Dio, non dobbiamo rimandare. Chi rimanda si ritroverà con un cuore indurito e, inoltre, non si sa se mai avrà un’altra possibilità di credere in Cristo.

Questo è il messaggio in 2Corinzi 6:

“1 Ora, essendo suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio, 2 perché egli dice: “Io ti ho esaudito nel tempo accettevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza”. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza.” (2Co 6:1-2 LND)
Teniamo bene in mente l’urgenza di questo messaggio di Ebrei. Leggo Ebrei 3:7-10.

7 Perciò, come dice lo Spirito Santo: “Oggi, se udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie;
Oggi: l’urgenza del messaggio

Se Dio ci parla, è estremamente importante che gli rispondiamo oggi, senza rimandare. È un’offesa terribile rimandare la nostra risposta a Dio. Già il fatto che Dio ci abbia offerto la salvezza è una grazia immensa. Se riteniamo che altre cose siano più importanti rispetto alla salvezza, commettiamo una grande offesa verso Dio.

Quando Dio ti parla, non indurire il tuo cuore, non rimandare la tua risposta. Anziché indurirti, umiliati.

Quando Dio ti parla, rispondi subito, con un cuore umile.

Le mie vie:

Notiamo un’espressione molto importante nel v.10:

Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie.
Avere la vera salvezza equivale a conoscere Dio, il che è descritto qui come conoscere le sue vie. Ecco alcuni brani che usano quest’espressione.

“Egli ha fatto conoscere a Mosè le sue vie e ai figli d’Israele le sue opere.” (Sal 103:7 LND)
“Perciò ora, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, deh, fammi conoscere le tue vie, perché ti conosca e possa trovare grazia ai tuoi occhi. Considera inoltre che questa nazione è tuo popolo”.” (Eso 33:13 LND)
“O Eterno, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.” (Sl 25:4 LND)
Conoscere le vie del Signore vuol dire avere una conoscenza intima di Dio, non essere religiosi ma conoscere Dio, il suo modo di pensare, di agire, e di fare.

Chi è salvato conosce Dio e avrà la vita eterna con Dio in cielo. Chi è soltanto religioso non conosce Dio. Tanti Ebrei, al tempo di Gesù, erano molto religiosi, ma non conoscevano Dio con il cuore. Coloro che conoscono Dio veramente saranno curati da Lui eternamente. Leggo Daniele 11:32:

“Con lusinghe corromperà coloro che agiscono empiamente contro il patto ma il popolo di quelli che conoscono il loro DIO mostrerà fermezza e agirà.” (Da 11:32 LND)
Il mio riposo

Al versetto 11, arriviamo al discorso centrale di questi due capitoli. Qui, leggiamo ripetutamente del riposo di Dio. Si tratta di un riposo in cui alcuni entrano, e altri no.

I Giudei che morirono nel deserto quando vi errarono per quarant’anni non entrarono nel riposo di Dio.

11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo”.
È estremamente importante che comprendiamo che cos’è il riposo di Dio. Per i Giudei, significava fondamentalmente entrare nella terra promessa. Era la terra che Dio aveva preparato per loro, come posto per adorarlo, e in cui sarebbero stati al sicuro contro ogni nemico.

Troviamo un esempio di questo significato in Giosuè 21, in cui, per gli Ebrei, entrare nella terra promessa voleva dire entrare in un riposo terreno, che Dio aveva dato come tipo, o simbolo, del riposo spirituale.

“43 Così l’Eterno diede a Israele tutto il paese che aveva giurato di dare ai loro padri, e i figli d’Israele ne presero possesso e vi abitarono. 44 L’Eterno diede loro riposo tutt’intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno di tutti i loro nemici poté loro resistere; l’Eterno diede tutti i loro nemici nelle loro mani. 45 Non cadde a terra una sola di tutte le buone parole che l’Eterno aveva detto alla casa d’Israele; si avverarono tutte quante.” (Gs 21:43-45 LND)
Come quasi tutto, nell’Antico Testamento, anche la terra promessa era un tipo, un simbolo, del vero riposo, ossia il riposo della salvezza in Gesù Cristo.

Quando uno riceve la salvezza, il perdono dei suoi peccati e la nuova vita in Gesù Cristo, entra nel vero riposo.

Infatti, nel Nuovo Testamento, vari brani menzionano il vero riposo. L’espressione “vero riposo” è un altro modo di descrivere la salvezza.

Vi leggo le parole di Gesù Cristo in Matteo 11.

“28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. 30 Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!”.” (Mat 11:28-30 LND)
La salvezza provvede il riposo per l’anima, il vero riposo, il riposo che dà pace al cuore.

La vita è piena di lotte, di difficoltà, e anche di persecuzioni. Quando Gesù Cristo ritornerà sulla terra darà riposo a tutti coloro che avranno amato la sua apparizione. Leggo le parole dell’apostolo Paolo in 2Tessalonicesi 1. Notate ciò che Dio renderà a noi che siamo in Cristo Gesù, ovvero, che siamo salvati.

“6 poiché è cosa giusta, da parte di Dio rendere afflizione a coloro che vi affliggono, 7 e a voi, che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù Cristo apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, 8 in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono all’evangelo del Signor nostro Gesù Cristo. 9 Questi saranno puniti con la distruzione eterna, lontani dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, 10 quando egli verrà, in quel giorno, per essere glorificato nei suoi santi, per essere ammirato in mezzo a quelli che hanno creduto, poiché la nostra testimonianza presso di voi è stata creduta.” (2Te 1:6-10 LND)
Avete notato? Dio darà il vero riposo quando il Signore Gesù Cristo apparirà nella sua gloria per giudicare il mondo. Questo è il vero riposo della salvezza.

Quindi, in questi capitoli, in Ebrei 3e 4, quando leggiamo del riposo, si tratta del riposo della salvezza. Tutte le religioni del mondo insegnano una salvezza per la quale ci si deve impegnare, tramite sacramenti, o buone opere, o uscendo in due per vendere riviste, o tramite preghiere, digiuni e pellegrinaggi. L’opera da compiere cambia a seconda della religione, ma quello che tutte le religioni hanno in comune è l’obbligo di impegnarsi per ottenere la salvezza. Tuttavia, nella Bibbia, Dio dichiara categoricamente che nessuno potrebbe mai operare abbastanza per guadagnare la propria salvezza. L’unico modo possibile di ottenere la salvezza è di riceverla in dono da Dio, ossia di ricevere questo dono per grazia.

La ricerca della salvezza tramite le proprie opere è una via stancante, dura, che non finisce mai e, peggio ancora, che non porterà mai alla salvezza.

Al contrario, la salvezza che Dio offre è un dono, comprato al prezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Chi smette di cercare di ottenere la salvezza con i propri meriti e invece si riposa totalmente sull’opera di Cristo entra nel riposo della vera salvezza. Questo è il punto principale sottolineato da questi due capitoli.

Tenete questo a mente mentre andiamo avanti nel capitolo 3.

Dove porta il peccato

Il versetto 12 parla di un pericolo che esiste tuttora, dovunque si trovino coloro che hanno sentito il messaggio della salvezza in Gesù Cristo. Quindi, questo pericolo esiste anche fra di noi, ed in ogni luogo dove il Vangelo è proclamato

12 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente,
Quelle persone avevano sentito il Vangelo, avevano sentito della salvezza per mezzo di Gesù Cristo. Il pericolo era, ed è di rimanere con un cuore incredulo, che non accoglie Gesù Cristo per fede, come Salvatore e Signore. Chi non risponde al Vangelo con vera fede, si allontana dal Dio vivente.

Ci si può avvicinare a Dio per cercare la salvezza e poi tornare indietro, e allontanarsi dal Dio vivente.

Allontanarsi dal Dio vivente non significa allontanarsi dalla religione, ma da Dio stesso. Anzi, uno può rimanere molto religioso, e comunque allontanarsi da Dio.

Il cuore incredulo è tale a causa dell’inganno del peccato.

Esortazione:

13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: Oggi perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato.
Prendiamo alcuni minuti per fermarci su questo versetto.

Abbiamo un grande bisogno gli uni degli altri, perché abbiamo bisogno di essere esortati a vicenda ogni giorno. Nel piano di Dio, si cresce tramite l’aiuto reciproco. Quanto è importante far parte attivamente di una Chiesa in cui viene davvero predicato il Vangelo.

Abbiamo bisogno di essere esortati, affinché nessuno sia indurito per l’inganno del peccato.

Commettere il peccato vuol dire vivere senza legge, come leggiamo in 1Giovanni 3:4.

“Chiunque commette il peccato, commette pure una violazione della legge; e il peccato è violazione della legge.” (1Gv 3:4 LND) (la frase: violazione della legge = senza legge)
Non significa solo andare contro la legge, ma vuol dire soprattutto vivere senza la legge. Si tratta di una condizione in cui si rifiuta di essere controllati da Dio. È un modo di vivere in cui si vuole controllare la propria vita, anziché essere controllati da Dio. In realtà, significa voler essere come Dio, cercare di essere un piccolo sovrano. E’ questo il peccato.

Il peccato inganna:

Ci offre piaceri, ci fa grandi promesse, questo è ovvio in esempi come la lotteria ma, in realtà, ogni tipo di peccato inganna, promettendo qualcosa per attirarci. Promesse di piacere, promesse di successo, promesse di potere. Soprattutto, il peccato promette di soddisfare il cuore. Promette la libertà quando, in realtà, ci rende schiavi. Il peccato ci promette che saremo capaci di smettere quando vogliamo, ma in realtà chi pecca è schiavo del proprio peccato.

Il peccato indurisce:

Indurisce, perché non vedendo arrivare subito il giudizio, uno crede di potercela fare, e pensa che il giudizio non arriverà mai. Il peccato indurisce spesso perché non sembra fare del male. Indurisce perché più uno pecca, più gli diventerà facile peccare di nuovo.

Quanto è importante combattere il peccato, e riconoscere il suo inganno! L’unica via è fuggire dal peccato è vivere una vita in sottomissione a Dio, per fede.

Il bello anziché il brutto

Il versetto 14 parla di una verità meravigliosa.

14 Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio,
Qua, la salvezza è descritta con l’espressione “diventare partecipi di Cristo.” La salvezza non è una dottrina, anche se la vera dottrina di Dio parla della salvezza. La salvezza non è ciò che uno fa, anche se chi è veramente salvato compirà buone opere.

La vera salvezza è diventare partecipi di Cristo Gesù: partecipi della sua morte e della sua risurrezione. Partecipare della nuova vita in Cristo. “Essere in Cristo”, così come viene chiamato nella Bibbia.

In altre parole, equivale ad essere uniti a Cristo Gesù, affinché la sua giustizia ricopra chi è unito a Lui.

Diventare veramente partecipi di Cristo vuol dire entrare in un rapporto che durerà per tutta la vita e tutta l’eternità. Chi non mantiene ferma la propria fede in Cristo dimostra di non aver mai avuto vera fede in Cristo.

Qui, non si tratta di essere salvati per un tempo e poi perdere la salvezza. Piuttosto, si tratta di qualcuno che dichiara di essere salvato, senza esserlo realmente, che poi, in un secondo tempo, si allontana da Cristo, rivelando così la vera condizione del suo cuore.

Un esempio da non seguire

Quest’epistola fu scritta a varie persone, alcune delle quali avevano ascoltato il Vangelo ma non avevano ancora “afferrato” Gesù Cristo come il loro Salvatore e Signore. I vv. 15-19 costituiscono un serio avvertimento a non rifiutare la salvezza.

15 mentre ci è detto: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione”. 16 Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosé? 17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.” (Eb 3:1-19 LND)
L’incredulità tiene una persona fuori dal riposo di Dio, per tutta l’eternità. In altre parole, essere increduli, non “afferrare” Gesù Cristo come Salvatore e Signore, tiene una persona fuori dalla salvezza.

Ebrei 4

Andiamo avanti, perché il capitolo 4 è una continuazione dello stesso discorso.

“1 Perciò, poiché rimane ancora una promessa di entrare nel suo riposo, abbiamo timore perché qualcuno di voi non ne resti escluso.
Non tutti entreranno nel riposo di Dio. Entrare nel suo riposo rimane ancora una promessa; la porta della salvezza è ancora aperta. Però, saranno tanti ad esserne esclusi perché saranno rimasti increduli. In questo brano, Dio avverte coloro che stavano ascoltando di non mancare di entrare nella salvezza.

Nello stesso modo in cui tanti Ebrei, sotto la guida di Mosè, non entrarono nella terra promessa, perché non avevano avuto vera fede, così chi ascolta il Vangelo oggi può comunque restare senza la salvezza, se non ha vera fede nel cuore.

Leggo dal v.2.

2 Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita.
3 Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo come egli disse: “Così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo”. E così disse, sebbene le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo.
Chi è salvato, è salvato per fede, e così entra nel vero riposo.

Poi, con il sabato, l’autore ci dà un altro esempio, ovvero un altro tipo, del vero riposo.

4 In qualche luogo infatti, a proposito del settimo giorno, egli disse così: “E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le sue opere”; 5 e ancora in questo passo: “Non entreranno nel mio riposo”.
I prossimi versetti dimostrano che il vero riposo non era la terra promessa, ma qualcosa di molto più grande. Al tempo di Davide, il popolo d’Israele abitava già nella terra promessa, ma doveva ancora entrare nel vero riposo, quello della salvezza. In questo passo incontriamo di nuovo la parola “oggi”, che dimostra il cuore di Dio, il quale vuole che gli uomini siano salvati. Leggo dal v.6:

6 Poiché dunque rimane per alcuni di entrarvi, mentre quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità, 7 egli determina di nuovo un giorno: Oggi dicendo dopo tanto tempo, come è stato detto prima per mezzo di Davide: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori”. 8 Perché, se Giosuè avesse dato loro riposo, Dio non avrebbe in seguito parlato di un altro giorno.
Il riposo della terra promessa non era il vero riposo, era un simbolo, un tipo, del vero riposo, che è la salvezza in Gesù Cristo.

9 Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio. 10 Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch’egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue.
Chi entra nel vero riposo si riposa dalle proprie opere, perché crede nell’opera di Gesù Cristo per la propria salvezza.

Quello che mi colpisce è il cuore di Dio, che volta dopo volta esorta gli uomini ad entrare nel vero riposo, ovvero, nella salvezza.

11 Diamoci da fare dunque per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza,
Diamoci da fare, non lasciamoci sviare dal peccato. Esortiamoci a vicenda a continuare a guardare a Cristo.

Non seguiamo l’esempio della disubbidienza dei Giudei. Notiamo che si tratta di un altro modo di parlare della loro mancanza di vera fede, perché la fede porta all’ubbidienza, mentre la disubbidienza è un frutto dell’incredulità.

Ricordiamo il giudizio

Il brano si conclude con ricordandoci con forza il giudizio finale. Tenere ben presente questo giudizio ci aiuta a non credere alla menzogna che possiamo peccare di nascosto.

12 La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. 13 E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto.
Saremo giudicati per ogni parola, ogni pensiero, e ogni azione. Nulla è nascosto davanti a Dio, tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di Colui al quale dobbiamo rendere conto.

Viviamo ricordandoci sempre del giudizio finale, ricordandoci sempre della salvezza in Gesù Cristo, ricordandoci sempre della grazia di Dio!