Tenendo questo in mente, consideriamo insieme il brano da Ebrei 4:14 fino alla fine del capitolo 5.

Prima di leggere il passo, ricordate che l’autore inizia a menzionare Gesù come sommo sacerdote alla fine del capitolo 2 e all’inizio del capitolo 3. Ve lo leggo, cominciando da Ebrei 2:14. Sta parlando di Gesù Cristo.

“14 Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita. 16 Infatti egli non si prende cura degli angeli, ma si prende cura della progenie di Abrahamo. 17 Egli doveva perciò essere in ogni cosa reso simile ai fratelli, perché potesse essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per fare l’espiazione dei peccati del popolo. 18 Infatti, poiché egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di coloro che sono tentati. 3:1 Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate l’apostolo e il sommo sacerdote della nostra confessione di fede, Gesù Cristo, 2 che è fedele a colui che lo ha costituito, come lo fu anche Mosé in tutta la sua casa.” (Eb 2:14-3:2 LND)
Quindi, già in questo brano vediamo che Gesù Cristo è il sommo sacerdote, il mediatore fra noi e Dio.

Ora, dalla fine del capitolo quattro, l’autore ritorna a parlare del fatto che Gesù Cristo è il nostro sacerdote.

Leggo Ebrei 4:14-16. Notate che tipo di sommo sacerdote abbiamo in Cristo.

“14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.” (Ebr 4:14-16 LND)
Il sommo sacerdote dei Giudei entrava una volta all’anno nel luogo santissimo del tempio terreno per offrire a Dio un sacrificio per il peccato. Gesù Cristo, invece, come sommo sacerdote, entrò nella presenza stessa di Dio, in cielo, per offrire il suo sacrificio per il nostro peccato. Passò attraverso i cieli quando si presentò a Dio come sacrificio. Perciò, già in questa dichiarazione, vediamo che il suo sacerdozio e il suo sacrificio sono infinitamente superiori a quelli dei sacerdoti umani.

Inoltre, notate che qui il titolo di Gesù è “Gesù, il Figlio di Dio”. I sacerdoti umani erano figli di un uomo, Aaronne, ovvero, discendenti di Aaronne. Gesù Cristo invece è il Figlio di Dio. Quindi, Gesù Cristo è assolutamente superiore come sacerdote e ha direttamente accesso a Dio, cosa che un semplice uomo non potrebbe mai avere. Alla luce di questo fatto, il brano ci esorta con le parole seguenti:

riteniamo fermamente la nostra confessione di fede.
Visto che abbiamo Gesù Cristo come sacerdote, il brano ci esorta a ritenere fermamente la nostra confessione di fede. Infatti, lo scopo principale di tutta quest’epistola è di incoraggiarci a ritenere fermamente la nostra fede in Gesù Cristo.

Man mano che andrà avanti, l’autore ci darà vari motivi per cui possiamo e dobbiamo ritenere fermamente la nostra confessione di fede in Gesù. Uno dei motivi che ci viene subito presentato nei versetti 15,16 è che Gesù può simpatizzare con noi. Leggo ancora il v. 15:

15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato.
Gesù Cristo, come uomo, fu tentato in ogni cosa come noi. Perciò, egli ci comprende pienamente in ogni nostra infermità e debolezza, ed egli può simpatizzare con noi. A differenza nostra, egli fu tentato in ogni cosa, però senza mai commettere peccato. Quindi, il nostro sommo sacerdote è vicino a noi in ogni prova e tentazione.

Avendo un sommo sacerdote simile, possiamo accostarci liberamente al trono della grazia. Leggo il v.16:

16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.
Che stupenda, preziosa verità incontriamo qua! Avendo Gesù Cristo come sommo sacerdote, possiamo accostarci al trono della grazia, alla presenza stessa di Dio Padre, che ci accoglierà con grazia per mezzo di Gesù Cristo.

Per comprendere qualcosa della grandezza di questo privilegio, dobbiamo capire qualcosa della santità di Dio, e capire che sarebbe assolutamente impossibile giungere nella sua presenza per conto nostro.

La Bibbia descrive il trono di Dio come un trono di gloria, come un trono di giudizio, di giustizia, e anche come un trono santo. Per mezzo di Gesù Cristo, avendo lui come nostro sommo sacerdote, possiamo accostarci al trono della grazia, al trono da cui, per mezzo di Cristo, riceveremo grazia sopra grazia.

Noi siamo deboli, noi siamo afflitti da tanti pesi e problemi, oltre ad esserlo a causa del nostro stesso peccato. Abbiamo bisogno della grazia, e possiamo ricevere in abbondanza questa grazia avendo Gesù Cristo come sommo sacerdote. Per mezzo di lui, possiamo accostarci liberamente, con piena fiducia, al trono della grazia, per ottenere la misericordia e trovare la grazia che ci servono, e ricevere un aiuto sempre giusto al momento opportuno.

Tu hai Gesù Cristo come tuo sommo sacerdote? Stai avvalendoti di questo meraviglioso privilegio di recarti liberamente al trono della grazia per mezzo di lui?

Il confronto con i sacerdoti umani

Passiamo ora al capitolo 5, in cui iniziamo a vedere un confronto fra il sacerdote Gesù Cristo e i sommi sacerdoti umani del sistema religioso giudaico. Ricordate che fu Dio stesso a stabilire il sacerdozio giudaico. Però, dobbiamo anche ricordare che lo scopo di quel sacerdozio era di servire come tipo del sacerdozio di Gesù Cristo. Quasi tutto ciò che Dio aveva stabilito per i Giudei serviva per mostrare come sarebbe stato il Cristo, il Messia. Una volta venuto Gesù Cristo, il vero sommo sacerdote, non servivano più quelli che erano solamente ombre di Lui. Leggo dal Ebrei 5:1.

5:1 Infatti ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, è costituito per gli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati; 2 così egli può usare compassione verso gli ignoranti e gli erranti, poiché è circondato anch’egli di debolezza, 3 e a motivo di questa è obbligato ad offrire sacrifici per i peccati, tanto per se stesso che per il popolo.
I sacerdoti umani servivano a rappresentare gli uomini davanti a Dio. Dovevano offrire sacrifici idonei per i peccati. Essendo loro stessi peccatori, i sacerdoti dovevano offrire sacrifici anche per i propri peccati. Quindi, il sacerdozio umano era un tipo del vero sacerdozio, quello di Cristo, ma era un tipo, un simbolo, imperfetto, perché ogni sommo sacerdote umano era peccatore.

Solo Dio poteva stabilire i sacerdoti

Una verità importante da notare qua, come in tanti altri passi, è che solamente Dio aveva l’autorità di stabilire chi poteva fare il sacerdote. Infatti, nell’Antico Testamento, Geroboamo fu giudicato estremamente colpevole davanti a Dio per aver stabilito lui stesso dei sacerdoti, anziché riconoscere solo quelli stabiliti da Dio. Soltanto Dio può fare di qualcuno un vero sacerdote. Non è qualcosa che gli uomini possano fare loro, e se decidono di agire di testa loro, scegliendosi i sacerdoti, questi non saranno però riconosciuti da Dio. Leggo il v.4:

4 E nessuno si prende da se stesso questo onore, ma lo riceve colui che è chiamato da Dio, come Aaronne.
Nell’Antico Testamento, ogni volta che vediamo qualcuno stabilire un sacerdote, agendo di testa propria, egli viene duramente condannato da Dio.

Come aveva stabilito i figli di Aaronne, Dio stabilì anche Cristo Gesù come sommo sacerdote. Leggo i vv.5,6:

5 Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di diventare sommo sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse: “Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato,” 6 e altrove dice: “Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek”
Gesù Cristo non era un discendente di Aaronne, come vedremo più avanti. Egli fu designato come sacerdote da Dio, con un sacerdozio eterno, a differenza di quello degli uomini, che finiva con la morte. Il sacerdozio di Gesù Cristo era secondo l’ordine di Melchisedek, di cui parleremo maggiormente più avanti.

L’opera di Gesù come sacerdote

Avendo dichiarato che Gesù è il vero sommo sacerdote, nei versetti successivi, l’autore parla dell’opera che Gesù compì come sacerdote quando era sulla terra. Leggo dal v.7 a 10.

“7 Nei giorni della sua carne, con grandi grida e lacrime, egli offrì preghiere e supplicazioni a colui che lo poteva salvare dalla morte, e fu esaudito a motivo del suo timore di Dio. 8 Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì, 9 e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono, 10 essendo da Dio proclamato sommo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek,” (Ebr 5:7-10 LND)
Vi ricordate che l’autore di Ebrei ci diceva precedentemente che Gesù fu tentato come noi in ogni cosa? Qua, leggiamo di una tentazione così terribile che nessun altro ha mai subito. Sia nel giardino di Getsemani, sia sulla croce, Gesù era in una terribile agonia, un’agonia che non conosceremo mai. Mentre subiva l’ira di Dio, Gesù offriva preghiere e supplicazioni a Dio Padre, l’unico che lo poteva salvare dalla morte.

Si potrebbe pensare che Gesù non fu ascoltato, perché morì sulla croce, e subì l’ira di Dio. Però, questo brano dichiara l’incredibile verità che Gesù fu esaudito, nonostante che sia morto sulla croce. Gesù fu esaudito perché, dopo la sua morte, risuscitò.

I tempi di Dio non sono i nostri tempi, le risposte di Dio non sono sempre quelle che chiediamo, ma sono sempre le risposte migliori. Gesù chiese se fosse possibile non dover subire la croce, ma egli voleva comunque compiere la volontà di Dio e non la propria. La croce era l’unico modo di compiere la salvezza e perciò Dio rispose alla sua preghiera, non togliendo la croce, ma dando a Gesù Cristo la grazia di superare la croce.

Gesù soffrì più di quanto uno possa mai soffrire su questa terra. Perciò, essendo stato tentato come noi, può simpatizzare con noi come nostro sommo sacerdote. Qualunque prova o difficoltà sopraggiungerà nella tua vita, Gesù potrà comprenderti a fondo, per soccorrerti nelle tue sofferenze.

I versetti continuano dichiarando che, benché fosse Figlio, Gesù imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì. Gesù fu sempre ubbidiente come Figlio di Dio. Quindi, non dovette imparare a diventare ubbidiente. Piuttosto, imparò l’ubbidienza nel senso che sperimentò l’ubbidienza. Gesù fu ubbidiente, ubbidiente fino alla morte, come leggiamo in Filippesi 2:8:

“trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.” (Filippesi 2:8 LND)
Se mai ti è difficile essere ubbidiente, sappi che Gesù Cristo conosce a fondo cos’è l’ubbidienza, può simpatizzare con te, e darti la grazia di ubbidire con gioia.

reso prefetto

Il v.9 dichiara:

9 e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono,
L’espressione “reso perfetto” non vuol dire che prima Gesù era imperfetto e che poi diventò perfetto. Ricordate che la parola “perfetto”, in greco significa anche “completo”. Per essere il Salvatore, Gesù doveva soffrire sulla croce. E perciò, la sua opera fu completata con la sua morte e la sua risurrezione. Quindi, in questo senso egli fu reso perfetto, ovvero reso completo, come autore di una salvezza eterna. La sua sofferenza serviva a completare la sua opera di Salvatore.

Notate che egli è l’autore di una salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono.

La salvezza è una salvezza eterna. Noi abbiamo la tendenza a cercare una salvezza terrena, la salvezza da questo o da quel problema. Però la salvezza terrena passerà, e ci saranno altre prove, altri pericoli. La salvezza eterna invece è una salvezza stabilita da Dio fin dall’eternità passata e che durerà per tutta l’eternità futura. Chi ottiene una salvezza terrena perderà quella salvezza, chi invece ottiene la salvezza eterna sarà salvo per tutta l’eternità.

Gesù Cristo è l’autore di una salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono. L’ubbidienza è un frutto della vera fede. La Bibbia è chiara nel proclamare che nessuno viene salvato per le opere, ma è altrettanto chiara quando afferma che chi ha la vera fede avrà una vita di ubbidienza.

La salvezza è per tutti coloro che hanno la vera fede, perciò per tutti coloro che ubbidiscono.

Gesù è l’autore della salvezza perché egli è il sommo sacerdote, come dichiara il v.10. Leggiamo insieme i vv.9-10.

“9 e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono, 10 essendo da Dio proclamato sommo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek,” (Eb 5:9-10 LND)
Avendo compiuto la salvezza, Gesù fu proclamato da Dio sommo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek. Nei prossimi capitoli di Ebrei, l’autore ci spiegherà molto di più in che senso Gesù è secondo l’ordine di Melchisedek. Per ora, ci basta sapere che si tratta di un ordine infinitamente superiore a qualunque sacerdozio umano. Il sacerdozio secondo l’ordine di Melchisedek è un sacerdozio che dura eternamente, un sacerdozio senza macchia né limite.

La cosa da notare qua è che Gesù fu proclamato da Dio sommo sacerdote, il che vale a dire che Gesù Cristo è la via che ci porta a Dio. Non esiste altra via. Arriviamo a Dio solamente per mezzo di un sacerdote, e quel sacerdote è Gesù Cristo. In Giovanni 14 Gesù dichiara:

“Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giov 14:6 LND)
Gesù è la via, l’unico mezzo per arrivare al Padre.

Mancanza di crescita in quei credenti

L’autore di Ebrei conclude il capitolo 5 con una riprensione rivolta a quei credenti per la loro mancanza di crescita. Leggo dal v.11 al 14.

“11 nei riguardi del quale avremmo molte cose da dire, ma difficili da spiegare, perché voi siete diventati lenti a capire. 12 Infatti, mentre a quest’ora dovreste essere maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio, e siete giunti al punto di aver bisogno di latte e non di cibo solido. 13 Chiunque infatti usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è ancora un bambino; 14 il cibo solido invece è per gli adulti, che per l’esperienza hanno le facoltà esercitate a discernere il bene dal male.” (Eb 5:11-14 LND)
Ci sarebbero state molte più cose da dire sul sacerdozio di Gesù Cristo, ma era difficile spiegarle a quei credenti, perché erano diventati lenti a capire.

Quanto spesso questo è vero anche per noi! Quando non stiamo guardando a Cristo, quando il nostro cuore non è puro, quando ci addormentiamo spiritualmente, ci è più difficile comprendere le verità di Dio, il che vuol dire anche che, per chi cerca di spiegarci queste verità, è più difficile farlo.- Quindi, ciò che era vero per quegli Ebrei, spesso è vero anche per noi. L’autore continua affermando nel v.12:

12 Infatti, mentre a quest’ora dovreste essere maestri,
Quei credenti erano stati salvati da un tanto tempo, probabilmente da vari anni, e avrebbero dovuto già essere maestri, come dichiara l’apostolo Paolo ai credenti romani, in Romani 15:14:

“Ora, fratelli miei, io stesso sono persuaso a vostro riguardo, che anche voi siete pieni di bontà, ripieni d’ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi gli uni gli altri.” (Rom 15:14 LND)
Troppo spesso invece, non mostriamo un vero impegno nel cammino cristiano e questo ostacola la nostra crescita, il che intralcia poi la nostra capacità di essere utili nell’opera di Dio.

Quei credenti avrebbero dovuto essere già maestri ma, come recita il seguito del versetto:

avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio, e siete giunti al punto di aver bisogno di latte e non di cibo solido.
Anziché essere in grado di capire e anche di insegnare le verità più profonde, quei credenti avevano bisogno di comprendere di nuovo i primi elementi degli oracoli di Dio, ovvero le basi della fede in Cristo.

Avevano bisogno di latte, e non di cibo solido. Serviva di nuovo che fossero spiegate loro le verità in modo estremamente semplice, come le si spiegherebbero ad un principiante nella fede. E’ giusto dover spiegare le verità in modo semplice ad un principiante. Però, quando qualcuno dovrebbe ormai essere giunto al livello di un maestro, ma ha ancora bisogno di prendere il latte, vuol dire che quella persona è stata molto mancante nell’impegnarsi a crescere nella conoscenza di Dio. Quei credenti erano colpevoli di questa mancanza.

Mi chiedo quanto spesso noi siamo colpevoli di questo? Quante volte cresciamo meno di quanto potremmo?

Come si cresce

E come si fa a crescere? Come possiamo crescere? Per crescere dobbiamo forse chiuderci in una stanza, per tante ore al giorno, a leggere la Bibbia? La crescita di cui questo brano parla è di avere una grande conoscenza della Bibbia? È questa la crescita che importa a Dio?

Certamente, per crescere dobbiamo leggere e studiare la Bibbia. La parola di Dio è la fonte di verità. Però, la crescita non avviene solamente leggendo la parola di Dio. Avviene vivendo quello che impariamo dalla parola di Dio, ossia, la crescita avviene quando acquistiamo esperienza nell’applicare la parola di Dio. Leggo i vv.13,14

13 Chiunque infatti usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è ancora un bambino; 14 il cibo solido invece è per gli adulti, che per l’esperienza hanno le facoltà esercitate a discernere il bene dal male.”
Chi usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia. Forse ha una conoscenza intellettuale delle verità di Dio, ma non le mette in pratica, e perciò non ha alcuna esperienza della parola di giustizia, e perciò è ancora un bambino spirituale.

Il cibo solido, invece, è per gli adulti, ovvero per coloro che hanno esperienza della parola di giustizia. quindi è per coloro che, per l’esperienza, hanno le facoltà esercitate a discernere il bene dal male.

In altre parole, quando un credente applica nella sua vita ciò che impara dalla parola di Dio, chiamata qui “parola di giustizia”, e conforma la sua vita a quello che ha imparato, egli diventa più capace di discernere il bene dal male.

Qui, fratelli, possiamo vedere che esiste il pericolo di trarre piacere dall’imparare sempre più cose dalla Bibbia, senza però avere lo stesso impegno nell’applicare nella nostra vita tutto quello che impariamo.

Questo tipo di conoscenza gonfia, come leggiamo in 1Corinzi 8:1:

“Ora, riguardo alle cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che tutti abbiamo conoscenza; la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica.” (1Corinzi 8:1 LND)
La conoscenza che non viene applicata gonfia, porta all’orgoglio, anziché a una vita santificata. Quindi, impegniamoci sì a conoscere sempre di più la parola di Dio, ma ancora di più impegniamoci ad applicare quello che il Signore ci fa capire nella Bibbia. Solamente in questo modo potremo crescere ed essere capaci di mangiare cibo solido.

Conclusione

A questo punto, siamo arrivati alla fine del capitolo 5, e anche qui abbiamo visto la superiorità di Gesù Cristo.

Gesù Cristo fu tentato in ogni cosa come noi, anzi, le sue tentazioni furono infinitamente più dure di quanto avremo mai da soffrire. Perciò, Gesù può simpatizzare con noi in ogni nostra difficoltà. Egli ci comprende veramente. Essendo il sommo sacerdote perfetto, Gesù ci dà libero accesso al trono della grazia. Quindi, possiamo accostarci al trono della grazia liberamente, con piena fiducia! Là, al trono della grazia, possiamo ricevere misericordia e trovare la grazia che ci occorre in ogni difficoltà, sempre nel tempo opportuno.

Pensateci, il Creatore di tutto l’universo, il Sovrano di tutto, è pronto a darci la grazia che ci occorre per superare ogni prova e difficoltà. E questo è per mezzo di Gesù Cristo.

Alla luce di queste verità, che cosa dobbiamo fare quando ci troviamo in difficoltà? Che cosa dobbiamo fare quando le nostre forze non bastano, o quando la tentazione sembra troppo pesante?

Non dobbiamo disperare, ma dobbiamo piuttosto rivolgerci al trono della grazia per mezzo del nostro sommo sacerdote, Gesù Cristo. Là, troveremo tutto l’aiuto che ci occorre.

È importante ricordare che la risposta di Dio non sarà sempre ciò che abbiamo chiesto, ma sarà sempre quella giusta. Quando Gesù pregava nel giardino, pregava di non dover bere da quel calice, se fosse stato possibile, cioè, di non dover passare per la croce. Però aggiunse che non voleva che fosse compiuta la sua volontà, ma quella del Padre. E infatti, era necessario che Gesù andasse sulla croce, ma il Padre Gli diede la grazia di superare la croce, e di arrivare vittoriosamente dall’altro lato tramite la risurrezione.

Ricordiamo che Gesù conosce la tua sofferenza, conosce ogni tipo di tentazione, e perciò è un fedele sommo sacerdote per te e per me, e per chiunque Lo ha accolto come Signore e Salvatore.

Ringraziamo Dio per un simile sommo sacerdote! Amen!