9 Quanto all’amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, 10 e veramente lo fate verso tutti i frate6lli che sono nell’intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più, (1 Tessalonicesi 4:9-10)
Se ricordiamo, in 1 Tessalonicesi 1:3, Paolo aveva già menzionato quanto ringraziava Dio, avendo sentito dell’amore che quei credenti avevano, un amore vero, dimostrato con le loro fatiche. (1:3). Poi, in 3:12, Paolo aveva pregato che Dio li facesse crescere e abbondare nell’amore gli uni verso gli altri, e verso tutti. Quindi, Paolo aveva ringraziato Dio per l’amore che essi già avevano, e aveva pregato Dio affinché avessero potuto crescere e abbondare di più nell’amore. Ora qui, nel capitolo 4, Paolo li esortava di abbondare sempre di più nell’amore gli uni per gli altri.
Paolo parla con grazia
Prima di considerare l’amore fraterno, notiamo quanto Paolo sapeva parlare con grazia, come Dio ci insegna in Col.4:6
“il vostro parlare sia sempre con grazia”.
Paolo doveva esortare questi credenti, ma non mancava anche di dimostrare sincero apprezzamento per quello che Dio aveva già fatto in loro. Questa è un’importante lezione per noi. Nella vita, ci sono volte in cui dobbiamo esortare qualcuno. Se parliamo solo in senso negativo, senza menzionare i lati positivi che ci sono, manca equilibrio nella nostra esortazione, e non stiamo parlando con grazia.
Invece, quando seguiamo l’esempio di Paolo, e riconosciamo i lati positivi oltre a esortare in quello in cui c’è bisogno di crescere, le nostre parole possono essere molto più utili ed efficaci.
Quindi, impariamo anche noi a essere pronti a riconoscere il bene, anche quando dobbiamo esortare.
L’esortazione di Paolo
L’esortazione di Paolo è che questi credenti abbondino sempre di più nell’amore verso i fratelli. Come abbiamo già visto in altri brani di 1 Tessalonicesi, questi credenti già amavano tanto. Infatti, non possiamo mai amare troppo. Per quanto possiamo crescere nell’amore, c’è sempre bisogno di crescere di più. Perciò, non dovremmo essere offesi quando qualcuno ci esorta in qualcosa in cui abbiamo già fatto progressi. Quando siamo offesi, è a causa dell’orgoglio che è in noi. Quando qualcuno ci esorta, dovremmo ringraziare Dio, perché Egli ci manda chi può spronarci ad andare sempre avanti.
l’amore fraterno
Paolo esortava questi credenti, e tramite le Scritture anche noi, ad abbondare sempre di più nell’amore fraterno. Abbiamo già parlato molto del vero amore e abbiamo visto che il vero amore non è semplicemente un sentimento del cuore: è un impegno. Il vero amore ci spinge ad agire sempre in base al vero bisogno. Amare è spesso costoso, faticoso, e difficile. Spesso il vero amore richiede un sacrificio. Basti pensare all’esempio di Gesù Cristo: quanto Gli è costato il suo amore per noi!
Per natura, siamo egoisti, pensiamo a noi stessi, non agli altri. Anche la società ci spinge a pensare a noi stessi. In contrasto, un vero figlio di Dio è chiamato ad imitare Cristo, che, anziché pensare a se stesso, pensava agli altri, non cercando di curarsi dei propri diritti e dei propri desideri. Dio ci chiama a abbondare sempre di più in questo tipo di amore. Questo tipo di amore viene manifestato in tanti modi, secondo il bisogno.
Notiamo che l’amore di questi credenti aveva raggiunto l’intera Macedonia. In altre parole, era un amore talmente visibile tramite le azioni e i sacrifici, che era largamente noto, in tutta la loro provincia.
O che il nostro amore per i fratelli sia così! O che possiamo sempre crescere e abbondare di più nel vero amore!
Diligenza nel comportamento quotidiano
Ora, vogliamo considerare l’insegnamento dei vv.11 e 12. In questi versetti, Paolo ci dà dei comandamenti che hanno a che fare con il modo in cui viviamo la vita di ogni giorno. In realtà, se seguiamo l’insegnamento di questi versetti, saremo in grado di amare di più. Se non seguiamo questi insegnamenti, anche se abbiamo desiderio di amare di più, spesso non saremo in grado di farlo. Perciò, seguiamo attentamente l’insegnamento dei vv.11 e 12. Questo brano parla di tre aspetti della nostra vita quotidiana.
(vi esortiamo fratelli) 11 a cercare di vivere in pace, di curare i vostri beni e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato di fare, 12 affinché camminiate dignitosamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nessuno. (1 Tessalonicesi 4:11-12)
Paolo esorta questi credenti, e anche noi, a fare tre cose: 1) cercare di vivere in pace, il che vuol dire, avere una vita ordinata e organizzata 2) curare i nostri beni, il che vuol dire, occuparci delle nostre responsabilità, 3) lavorare con le nostre mani – avere una vita che è utile agli altri.
Queste cose ci fanno evitare una vita disordinata, ci aiutano a non immischiarci negli affari degli altri, e ci aiutano a non essere pigri. Consideriamo cosa Dio intende con ciascuna di queste esortazioni, affinché possiamo seguire Cristo meglio.
a) cercare di vivere in pace
La prima esortazione è quella di cercare di vivere in pace. Questo è un altro brano dove è utile capire la parola greca usata originariamente in luogo della nostra traduzione italiana.
La parola tradotta con “cercare” è una parola che altrove viene tradotta: “ci sforziamo” oppure “avere l’ambizione” di essere così. Quindi, dà l’idea di cercare attivamente.
La parola qui tradotta con “pace” NON è la parola che viene usata solitamente per “pace”. La parola usata qua è una parola che vuol dire “tranquillità”, o “calma”. In altre parole, ci viene comandato di impegnarci attivamente ad avere una vita tranquilla.
Il contesto qui ci aiuta a capire cosa intende Dio. Dobbiamo avere una vita ordinata, che non crei problemi inutili. Per esempio, se io ho l’abitudine di dimenticare spesso le cose, allora, potrà accadere che la mia vita non sarà tranquilla. Arriverò ad un incontro, avendo dimenticato qualcosa d’importante. Dimenticherò impegni, il che creerà poi problemi ad altri. Spesso, non potrò aiutare gli altri, perché avrò cose urgenti da fare subito, perché le avevo trascurate prima. Spesso avrò problemi che avrei potuto evitare, e ciò mi richiederà tempo in più per risolvere questi problemi, e mi porterà ad avere meno tempo per aiutare altri.
Quando non faccio tutto con ordine, spesso avrò poco tempo libero, perciò, non sarò capace di aiutare altri. Se ho la tendenza a fare tante cose all’ultimo minuto, allora, quando dovrò fare qualcosa, avrò poco tempo, e non potrò fare le cose con tranquillità. Anche ciò, non è secondo questo comandamento.
Se non ho autodisciplina per fare le cose più importanti, e passo il mio tempo in cose poco importanti, sprecherò tempo, e non avrò una vita ordinata e tranquilla.
Dunque, questo è un comandamento pratico. Dio vuole che ogni credente impari a gestire bene la propria vita, e a fare le cose con ordine, per tempo, per poter avere una vita tranquilla. Dobbiamo impegnarci in questo. Questo è il senso di questa esortazione.
Invita ciascuno di noi a valutare la propria vita. Come stai andando? Hai autodisciplina nel gestire bene il tuo tempo per avere una vita ordinata e tranquilla? Se riconosci di essere mancante, riconoscilo come peccato, e confessalo al Signore. Solo così puoi crescere in questo.
b) Occuparvi delle vostre cose
Ora passiamo alla seconda parte del v.11, che dichiara: “vi esortiamo di curare i vostri beni.”
La parola greca che qua viene tradotta con “vostri beni” è la parola “indios”, che vuol dire “le proprie cose”. Il senso di questa parola non è “beni materiali”, ma piuttosto: “ognuno si occupa degli propri affari”. In altre parole, dovremmo curare le varie responsabilità che Dio ci ha dato nella vita.
Il contrario di curare le nostre cose è trascurare alcune delle nostre responsabilità. Tante persone trascurano varie loro responsabilità per pigrizia. Si può trascurare qualcosa per mancanza di organizzazione. Altri trascurano certe loro responsabilità perché vogliono immischiarsi negli affari degli altri.
Non importa il motivo, non dovremmo trascurare le nostre responsabilità. Questa esortazione è molto legata all’ultima. Se non curiamo le nostre responsabilità, non possiamo avere una vita veramente tranquilla.
È importante notare che una parola importante qui è le “vostre”cose. Cioè, ognuno deve veramente impegnarsi a curare e a portare a termine le responsabilità che Dio ha dato a lui.
Quali sono le responsabilità che Dio ha dato a ciascuno di noi? Ce ne sono tante. Chiaramente, per chi ha un lavoro, o studia, anche quella è una responsabilità. Per ogni moglie e madre, ci sono delle responsabilità in casa, come pure per ogni marito e padre.
Però, abbiamo tutti delle altre responsabilità. Per esempio, abbiamo responsabilità che hanno a che fare con la vita quotidiana. Pagare le bollette, aver cura della macchina, e tante altre cose simili.
Abbiamo responsabilità per quanto riguarda il crescere spiritualmente, per esempio, studiare la Bibbia, e pregare, e impegnarci a promuovere il regno di Dio. Abbiamo la responsabilità di non mancare agli incontri della chiesa.
Anche prendere decisioni è una responsabilità. Perciò, abbiamo la responsabilità di impegnarci ad essere informati, per potere decidere con saggezza.
Quali cose possono ostacolarci dall’adempiere le nostre responsabilità?
Una cosa che ci ostacola molto è la mancanza di autodisciplina. Per compiere tutto quello che Dio vuole, dobbiamo essere disciplinati. Dobbiamo anche essere organizzati. Cioè, se io faccio quello che mi sento di fare, non farò tante cose importanti che avrei dovuto fare. Dobbiamo lottare contro la nostra tendenza naturale ad essere pigri in certe cose. La pigrizia è un grave peccato che ci porta a sprecare preziose ore della nostra vita.
La mancanza di organizzazione vuol dire che abbiamo buone intenzioni, ma non riusciamo a portarle a termine. Abbiamo bisogno della disciplina di essere ben organizzati per compiere le responsabilità che Dio ci ha dato.
Possiamo anche peccare non curando bene le nostre cose perché ci impegniamo tanto nelle cose degli altri. Chi ha molto a che fare con i bambini, avrà visto bambini che anziché concentrarsi sulle loro responsabilità, correvano continuamente dalla mamma per raccontare come il fratello non stava facendo il suo dovere. Concentrandosi sul fratello e le sue mancanze, il bambino non sta curando le proprie cose.
Spesso, molti adulti si comportano in modo simile. Si occupano degli affari degli altri, e così non curano le loro cose come Dio ci comanda di fare.
Fra le responsabilità che ognuno di noi ha ci sono le buone opere. Dio ha prestabilito per ogni persona responsabilità sufficienti a riempire la sua vita. Chi si trova con tempo in più da sprecare non sta compiendo tutte le buone opere che il Signore gli ha preparato. Infatti in Efesini 2:10 leggiamo
“infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)
Dio ha preparato le buone opere per tutti. Ognuno è responsabile di compiere le sue buone opere. Quindi, non c’è tempo né per la pigrizia, né per sprecare tempo, né per immischiarsi negli affari degli altri.
Chiaramente, questo non vuol dire che non possiamo essere coinvolti nella vita l’uno dell’altro. Tanti brani della Bibbia ci comandano di incoraggiare, esortare, ammonire e insegnare l’uno all’altro. Per ubbidire a questi comandamenti, dobbiamo essere coinvolti nella vita l’uno dell’altro.
Però, non dobbiamo preoccuparci delle mancanze degli altri quando abbiamo le nostre mancanze da mettere a posto. Gesù ci fa capire questo in Matteo 7:
3 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? 4 O, come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? 5 Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello. (Matteo 7:3-5)
Quindi, dobbiamo essere sicuri che come priorità principale, ci occupiamo delle nostre cose. Se non siamo fedeli nel compiere le nostre responsabilità, non potremo immischiarci nelle cose degli altri. Ognuno dovrebbe curare bene le sue cose, perché dovremmo presentarci a Dio, per rendere conto di come abbiamo usato tutto quello che Dio ci ha dato: tempo, soldi, capacità, opportunità..
c) lavorare con le nostre mani
Ora arriviamo alla terza esortazione, quella di lavorare con le proprie mani. L’idea è quella di non essere pigri, ma di essere diligenti nei nostri lavori.
I lavori fondamentali nel mondo sono quelli manuali: l’agricoltore, l’artigiano, il medico, la cuoca, il sarto. Dio ci chiama a impegnarci a lavorare bene.
Invece, per natura, abbiamo una tendenza verso la pigrizia. Questa tendenza si manifesta in tanti modi. Mi alzo, e non ho voglia di mettermi a lavorare. Sto là pensando a quello che dovrei fare, ma senza mettermi a farlo. Trovo qualcosa di più interessante da fare, perché non mi va di iniziare quel lavoro pesante. Questa è pigrizia, ed è contraria all’insegnamento di questo brano. Ci sono tanti motivi per cui può essere pigri. Sono tutti motivi sbagliati.
Dio ci comanda di lavorare con le nostre mani. Un credente deve lavorare bene.
In Efe. 4:28, Paolo dichiara:
“Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno.”
Chiaramente ci sono casi in cui Dio ci ostacola dal poter lavorare, per esempio, tramite una malattia. Però, oltre ai casi fuori del nostro controllo, ognuno è chiamato a impegnarsi a lavorare di cuore, per poter provvedere per se stesso, e anche per avere in più per poter aiutare chi è veramente nel bisogno.
In Colossesi 3 leggiamo un brano che ci aiuta a capire con quale atteggiamento dobbiamo lavorare.
22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore. 23 Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità. Servite Cristo, il Signore! (Colossesi 3:22-24)
Non solo dobbiamo lavorare, ma dobbiamo fare tutto di cuore, non per gli altri, ma per il Signore.
Questo principio non è limitato ai lavori che si fanno per una paga. Per esempio, una donna che cura la propria famiglia lavora in casa anche se non riceve uno stipendio. Figli che non hanno ancora un lavoro fuori casa possono lavorare in casa e per il regno di Dio. Quindi, nel piano di Dio, ognuno dovrebbe lavorare, independemente se riceve uno stipendio o no. Una vita in cui c’è tanto tempo libero non è la vita a cui Dio ci chiama.
Il lavoro fa parte del piano di Dio per i suoi figli. Dovremmo essere buoni operai, onesti, diligenti, affidabili. Il lavoro in sé non dovrebbe mai diventare il nostro traguardo di vita, ma il modo in cui lavoriamo è un modo importante per glorificare Dio.
il risultato di queste esortazioni
A cosa servono queste esortazioni? Perché Dio ci comanda di non essere pigri, disordinati o poco organizzati, e troppo presi con gli affari degli altri? Perché dovremmo avere una vita ordinata, organizzata, e dovremmo lavorare bene? Il v. 12 ci spiega il traguardo di queste esortazioni. Dovremmo fare tutte queste cose…
v.12 “affinché (mediante questi comportamenti) camminiate dignitosamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nessuno”
Molto spesso, quando pensiamo alla nostra testimonianza verso quelli di fuori, ovvero, verso quelli che non sono salvati, pensiamo a come dobbiamo parlare di Cristo. Infatti, parlare di Cristo è molto importante. Però, è anche essenziale che il nostro comportamento, o come viene detto qua, il nostro cammino, rispecchi Cristo. Quando seguiamo i comandamenti di questo brano, allora, il nostro cammino verso quelli di fuori sarà dignitoso. In più, non avremo bisogno di nessuno. L’idea qui è che se un credente fosse pigro, e poco ordinato nel gestire il suo tempo e la sua vita, si troverebbe con impegni importanti non adempiuti, e avrebbe bisogno di altri. Invece, quando abbiamo una vita ordinata, e quando ci occupiamo delle nostre cose e lavoriamo con diligenza, allora, solitamente, saremo in grado di compiere tutte le nostre cose e anche di dare un aiuto ad altri. Anziché avere tanto bisogno di aiuto, saremo in grado di aiutare altri.
Uno che parla molto di Dio con gli altri, però non ha una vita tranquilla e ordinata, o non cura le sue responsabilità, o non si impegna a lavorare bene, potrà fare più danno che bene al regno di Dio. Sarebbe meglio per quel credente parlare meno di Dio finché non avrà imparato meglio a camminare in modo dignitoso, seguendo le esortazioni di questo brano.
Infatti, il nostro comportamento dovrebbe essere tale che i non credenti intorno a noi non abbiano nulla di male da dire contro di noi. Leggiamo due brani da 1 Pietro.
11 Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l’assalto contro l’anima, 12 avendo una buona condotta fra gli stranieri, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà. (1 Pietro 2:11-12)
Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. 16 Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita; affinché quando sparlano di voi, rimangano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. (1 Pietro 3:15-16)
Quindi fratelli, impegniamoci ad avere una vita ordinata, in cui ci impegniamo a portare a termine tutte le responsabilità che il Signore ci ha dato. Impegniamoci a lavorare diligentemente, sia per non avere bisogno di altri, sia per essere di aiuto per coloro che hanno bisogno. Viviamo in modo che nelle cose in cui il Signore ci dà le capacità di curare noi stessi, non avremo bisogno di altri, anzi, saremo noi a essere pronti ad aiutare chi ha davvero bisogno.
Conclusione
Il brano che abbiamo esaminato oggi è molto semplice, ma ci parla di aspetti molto importanti della nostra vita. Prima di tutto, dovremmo abbondare sempre di più nell’amore fraterno. Ringraziamo Dio per l’amore che già abbiamo, ma allo stesso tempo, è importante impegnarci sempre di più a crescere nell’amore. Abbiamo già visto in questa lettera che l’amore è soprattutto qualcosa di pratico, piuttosto che un sentimento. Perciò, la vita cristiana dovrebbe essere una vita in cui ci impegniamo a mostrare atti di amore secondo il bisogno.
Poi abbiamo visto che Dio ci comanda di avere una vita tranquilla, cioè, ordinata. Non importa quale sia il nostro carattere. Dio ci insegna a vivere una vita ordinata, in modo che possiamo compiere le responsabilità che Egli ci dà. Infatti, abbiamo anche letto il comandamento di curare le nostre cose, cioè, le nostre responsabilità. È essenziale che impariamo l’organizzazione e la costanza, per poter vivere così.
Finalmente, abbiamo considerato il comandamento di lavorare con le nostre mani. Non importa se il nostro lavoro è pagato o meno, la cosa importante è lavorare bene. Dio intende che ogni credente possa essere occupato col lavoro. La pigrizia non ha spazio nella vita di uno che cammina nella verità di Cristo.
Quindi fratelli, impegniamoci a comportarci così, in modo da vivere dignitosamente verso quelli di fuori. Così non avranno nulla di male da dire su di noi. Impegnandoci, possiamo essere in grado di non avere bisogno degli altri, e piuttosto possiamo essere noi ad aiutare gli altri, secondo il bisogno.
Prego che ognuno di noi possa esaminare e valutare la propria vita, per riconoscere se ci sono cose che dovremmo cambiare, per vivere una vita più conforme a questo insegnamento. Ringraziamo Dio per la Sua Parola, che ci permette di capire di più la via in cui dobbiamo camminare. Grazie a Dio che abbiamo anche lo Spirito Santo, che rende possibile questo cammino. A Dio tutta la gloria.