Come stai investendo la tua vita? Ci sono certe verità che anche tanti non credenti capiscono, almeno, di solito. Per esempio, la natura ci insegna che è importante investire sempre per il domani. Basti pensare alle formiche, che lavorano tutta l’estate per mettere da parte del cibo per l’inverno. Infatti, la Bibbia definisce la formica un animale saggio.

24 Ci sono quattro animali fra i più piccoli della terra, e tuttavia pieni di saggezza: 25 le formiche, popolo senza forza, che si preparano il cibo durante l’estate; (Proverbi 30:24-25)

Vediamo questo principio nella vita del contadino. Se non pensasse al futuro, cioè, alla fine della stagione, morirebbe di fame.

Lo stesso principio è valido per i genitori. Se non pensano al futuro, in modo da avere impegno e perseveranza quando i figli sono piccoli, i figli cresceranno male, e sarà troppo tardi per indirizzarli nella via giusta.

Se uno studente non pensa al futuro, vale a dire all’esame, e quindi non s’impegna nello studio, sarà bocciato.

Dio ha creato il mondo per rendere chiaro il principio che dobbiamo usare quello che abbiamo oggi per investire per il futuro. Nella Bibbia, Dio ci spiega che dobbiamo usare quello che abbiamo in questa vita per prepararci all’eternità. In altre parole, dobbiamo investire la nostra vita per l’eternità. Questa è vera saggezza.

Che cosa abbiamo da investire per l’eternità? Tutto. Il nostro tempo, le nostre capacità, la nostra intelligenza, e i nostri soldi. Tutto quello che abbiamo, possiamo investirlo per l’eternità.

1. L’investimento dei Filippesi

Leggiamo Filippesi 4:10-19. Questo brano parla di due argomenti. Parla delle offerte che la chiesa di Filippi dava a Paolo per sostenerlo nel suo ministerio. Poi, parla di come Paolo aveva imparato ad essere contento in ogni situazione, e come sapeva di essere fortificato in Cristo. Oggi, vogliamo considerare le offerte date dalla chiesa di Filippi. Dio volendo, la prossima domenica considereremo l’altro argomento.

Allora, leggiamo questo brano. Notiamo specificamente i versetti che hanno a che fare con le offerte dei Filippesi.

10 Ho avuto una gran gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. 11 Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. 12 So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere saziato e ad aver fame; ad essere nell’abbondanza e nell’indigenza. 13 Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica. 14 Tuttavia avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione. 15 Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli; 16 perché anche a Tessalonica mi avete mandato, una prima e poi una seconda volta, ciò che mi occorreva. 17 Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto. 18 Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo d’odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio. 19 Il mio Dio provvederà abbondantemente ad ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza, in Cristo Gesù. (Filippesi 4:10-19)

Leggiamo ancora i vv.10,14-18.

10 Ho avuto una gran gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. . . . 14 Tuttavia avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione. 15 Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli; 16 perché anche a Tessalonica mi avete mandato, una prima e poi una seconda volta, ciò che mi occorreva. 17 Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto. 18 Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo d’odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.

la situazione di Paolo

Come sappiamo, Paolo aveva passato ormai tanti anni predicando il vangelo, in una vasta zona, da quella che oggi è Cipro, a una gran parte di quello che oggi è la Turchia, e una gran parte di quello che oggi è la Grecia. Ora, Paolo si trovava in prigione a Roma. La chiesa di Filippi aveva mandato Epafrodito da lui, per assisterlo, e insieme con Epafrodito un dono materiale per Paolo. Ora, Paolo stava mandando loro una lettera per mano d’Epafrodito. Perciò, in questa lettera, li ringrazia per il loro dono, e più che ringraziarli, stava usando la situazione per insegnare a loro, e anche noi, delle verità che riguardano il dare materialmente per l’opera di Dio.

La situazione di Paolo in prigione era abbastanza difficile. I Romani non provvedevano molto ai loro prigionieri. Perciò, il dono dalla chiesa di Filippi era molto utile ad alleggerire le afflizioni di Paolo.

Notiamo come Paolo descrive il loro dono al v.10.

Ho avuto una gran gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. (Filippesi 4:10)

Tuttavia avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione. (Filippesi 4:14)

Come vediamo nel testo, questa non era la prima volta che i Filippesi avevano aiutato Paolo. Notiamo il v.10

Ho avuto una gran gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità.

Qui, Paolo parla del fatto che avevano rinnovato le loro cure per lui. Cioè, è qualcosa che avevano fatto anche altre volte. Notiamo anche il v.15.

Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli; (Filippesi 4:15)

Qui, Paolo parla di quando aveva cominciato a predicare il vangelo, dopo averli lasciati. Filippi fa parte della Macedonia. In quel periodo, ormai circa dieci anni prima di questa lettera, la Chiesa di Filippi aveva mandato a Paolo più volte un sostegno economico. Infatti, nessuna chiesa sosteneva Paolo quanto questa chiesa. Erano molto generosi con lui, per promuovere l’avanzamento del vangelo.

Fermiamoci alcuni minuti per capire meglio alcuni dei principi che troviamo in questi versetti.
principio dell’uguaglianza

Innanzitutto, c’è il principio dell’uguaglianza. Notiamo che Paolo dice: “Avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione.” Nel piano di Dio, chi ha di più dovrebbe aiutare chi ha di meno.

12 La buona volontà, quando c’è, è gradita in ragione di quello che uno possiede e non di quello che non ha. 13 Infatti non si tratta di mettere voi nel bisogno per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio d’uguaglianza; 14 nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno, perché la loro abbondanza supplisca altresì al vostro bisogno, affinché ci sia uguaglianza, secondo quel che è scritto: 15 «Chi aveva raccolto molto non n’ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco, non n’ebbe troppo poco». (2 Corinzi 8:12-15)

Come viene detto chiaramente qui, nel piano di Dio, non bisogna mettere se stessi nel bisogno per poter aiutare un altro. Invece, dovremmo seguire il principio dell’uguaglianza. Dio dà ad uno in abbondanza, affinché egli aiuti chi è nel bisogno.

Là, nella prigione di Roma, Paolo si trovava in afflizione. Mancava delle prime necessità. I credenti di Filippi avevano tutto ciò che serviva, perciò, mandavano dalla loro abbondanza per aiutare Paolo nel suo bisogno. Questo è il principio d’uguaglianza.

Pensiamo ad un esempio di questo al livello pratico. Se servono 1.000 Euro al mese per vivere, e Dio mi permette di guadagnarne 2.000, e poi io, anziché una macchina semplice, compro una macchina di 30.000 Euro, e anziché una casa normale prendo una villa da 300.000 Euro, e faccio vacanze da 5.000 Euro, alla fine, sarò messo molto male con i soldi. Vivendo così, arriverò alla fine del mese al verde. Se poi Dio mette nella mia vita un fratello che guadagna solamente 600. Euro al mese, ed egli perde il suo lavoro e ha bisogno d’aiuto, non avrò i mezzi per aiutarlo. Potrei giustificarmi sostenendo che non sono nell’abbondanza per poter aiutare un fratello che è nel bisogno. Ma anche se è vero che non ho soldi in abbondanza, non posso stare davanti a Dio e sostenere che ho speso tutto come voleva Lui. Infatti, molto spesso, Dio mi dà più di quello che mi serve, in modo che io possa aiutare un altro fratello, a cui Dio dà meno di quello che serve. In altre parole, Dio provvede per uno tramite un altro. Se poi quell’altro prende quello che Dio gli ha dato in più, e lo spende per se stesso, quando il bisogno si presenterà, egli non avrà di che aiutare l’altro. Fratelli, dobbiamo ricordare che tutto quello che Dio ci dà, ce lo dà affinché lo possiamo gestire per la sua gloria. Quando Egli ci dà in abbondanza, non è per spendere per vivere una vita più lussuosa, ma per usare quei beni per la sua gloria.

È importante menzionare qui che non sto dicendo che non si può in alcun caso fare qualcosa per piacere. Non sto dicendo che bisogna guidare la macchina più vecchia possibile, e vivere in una baracca. Sto dicendo che dobbiamo stare attenti a come usiamo i soldi che Dio ci ha affidato. Spesso Dio dà di più ad uno, per provvedere tramite lui ad un altro. Perciò, se hai più del necessario, stai attento a pensare cosa significhi usarlo per te stesso.

Tornando alla chiesa di Filippi, i credenti là, avendo sentito del bisogno di Paolo, gli avevano mandato un generoso dono tramite Epafrodito per provvedere ai suoi bisogni. Non solo avevano mandato soldi a Paolo, ma avevano mandato Epafrodito, cioè, avevano anche provveduto un sostegno per lui, in modo che potesse dedicarsi a tempo pieno ad assistere Paolo. Quello che avevano in più lo avevano dato a chi aveva meno. Questo riflette il principio biblico dell’uguaglianza, che è il primo principio che vediamo in questo brano.
il principio di sostenere i servitori di Dio

Considerando l’aiuto che questa chiesa aveva mandato a Paolo, c’è anche un altro principio che viene applicato. La Bibbia insegna che coloro che predicano il vangelo sono degni di vivere dal vangelo.

Ascoltiamo alcuni brani che parlano di questo principio. Prima, ascoltiamo un brano che parla di coloro che annunciano il vangelo.

7 Chi mai fa il soldato a proprie spese? Chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto? O chi pascola un gregge e non si ciba del latte del gregge? … 11 Se abbiamo seminato per voi i beni spirituali, è forse gran cosa se mietiamo i vostri beni materiali? … 13 Non sapete che quelli che fanno il servizio sacro mangiano ciò che è offerto nel tempio? E che coloro che attendono all’altare, hanno parte all’altare? 14 Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunziano il vangelo vivano del vangelo. (1 Corinzi 9:7,11,13-14)

Questo brano insegna che chi annuncia il vangelo ha diritto di vivere del vangelo, cioè, di essere sostenuto in questo ministerio. Sappiamo da tanti brani che ogni credente è chiamato ad annunciare il vangelo. Quindi, questo brano parla di chi lo fa a tempo pieno. Dio intende che ci siano degli uomini che si dedichino a tempo pieno ad annunciare il vangelo. La chiesa ha l’incarico di sostenere questi uomini, affinché possano dedicarsi all’opera a cui Dio li ha chiamati.

Ora, ascoltiamo due brani che parlano di coloro che insegnano ai credenti.

Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. (Galati 6:6)

17 Gli anziani che tengono bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento; 18 infatti la Scrittura dice: «Non mettere la museruola al bue che trebbia»; e: «L’operaio è degno del suo salario». (1 Timoteo 5:17-18)

Qui il principio di Dio è chiaro: la chiesa deve sostenere le guide che Dio le dà. Già dal tempo di Mosè, Dio stabilì che certi uomini avevano il ruolo di guidare e insegnare al popolo di Dio, e dovevano essere sostenuti dal popolo di Dio. La Bibbia insegna la stessa cosa molto chiaramente nel Nuovo Testamento. I credenti che ricevono l’insegnamento spirituale dovrebbero condividere i loro beni materiali con coloro che insegnano loro.

Allora, capendo questo principio, leggiamo qualche versetto dal nostro brano in Filippesi.

Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli; (Filippesi 4:15)

Vorrei notare la frase: “quanto concerne il dare e l’avere.” Nel greco comune dell’epoca, questa frase era una metafora usata negli affari, che parlava di crediti e debiti. In altre parole, si tratta di un registro dei conti, in cui si scrivono in una colonna le entrate, e nell’altra colonna le uscite.

Allora, consideriamo questo alla luce dell’insegnamento di Galati 6:6, che Dio ci ha dato tramite Paolo.

Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. (Galati 6:6)

Paolo aveva insegnato più volte a Filippi, come ad altre chiese. La chiesa di Filippi aveva ripetutamente condiviso i suoi beni materiali con Paolo, come egli aveva condiviso i suoi beni spirituali con loro. Quindi, questa frase “quanto concerne il dare e l’avere” fa riferimento a questo principio che Dio ha stabilito. Sostenendo Paolo, essi stavano seguendo l’insegnamento di Dio.

Quando Paolo aveva appena iniziato ad evangelizzare a Filippi, una delle prime credenti fu Lidia, la commerciante di porpora. Ascoltiamo un brano da Atti 16.

14 Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. 15 Dopo che fu battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, entrate in casa mia, e alloggiatevi». E ci costrinse ad accettare. (Atti 16:14-15)

Già dai primi giorni di questa chiesa nascente, vediamo che i membri non solo volevano ricevere insegnamento da Paolo e dagli altri, ma volevano condividere anche materialmente con coloro dai quali avevano ricevuto l’insegnamento spirituale.

Ora, più di dieci anni più tardi, la chiesa di Filippi continuava a provvedere ai bisogni di Paolo, sapendo che egli era impegnato nel progresso del vangelo.

È triste notare ciò che Paolo menziona in Filippesi 4:15

“Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli;” (Filippesi 4:15)

Tante chiese avevano ricevuto insegnamento da Paolo e dagli altri che erano con lui. Tramite lui, tanti avevano ascoltato il vangelo che permetteva loro di passare dalla morte alla vita. Paolo aveva rischiato la sua vita per annunciare loro il vangelo. Egli aveva abbandonato una vita tranquilla a Gerusalemme. Sarebbe potuto restare ad Antiochia, insegnando nella chiesa. Avrebbe potuto abbandonare la sua missione quando incontrava tanta persecuzione. Invece, egli continuava, per il bene di quelli che ascoltavano.

Di queste tante chiese, molte non avevano ubbidito a Dio nel provvedere materialmente per colui che aveva così abbondantemente provveduto a loro spiritualmente. Come risultato, Paolo aveva passato molto tempo nel bisogno, letteralmente soffrendo la fame. Delle volte, doveva lavorare per sostenersi, perdendo così tempo prezioso durante il quale avrebbe potuto predicare ad altri.

Però, grazie a Dio, la chiesa dei Filippesi non era come tante altre chiese. Dall’inizio, e poi volta dopo volta, avevano mandato aiuto per permettere a Paolo di continuare a predicare il vangelo e ad insegnare ai credenti.

Per esempio, in Atti 18, Paolo aveva lasciato Filippi da poco. Non aveva soldi, e quando arrivò a Corinto, dovette lavorare per mantenersi. Leggiamo.

1 Dopo questi fatti egli lasciò Atene e si recò a Corinto. 2 Qui trovò un ebreo, di nome Aquila, oriundo del Ponto, giunto di recente dall’Italia insieme con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato a tutti i Giudei di lasciare Roma. Egli si unì a loro. 3 Essendo del medesimo mestiere, andò ad abitare e a lavorare con loro. Infatti, di mestiere, erano fabbricanti di tende. 4 Ma ogni sabato insegnava nella sinagoga e persuadeva Giudei e Greci. (Atti 18:1-4)

Il fatto che Paolo doveva lavorare fabbricando tende gli lasciava poco tempo per dedicarsi all’opera di Dio. Poi, arrivarono Timoteo e Sila dalla Macedonia, la provincia di Filippi. Ascoltiamo ancora.

Quando poi Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia, Paolo si dedicò completamente alla Parola, testimoniando ai Giudei che Gesù era il Cristo. (Atti 18:5)

Ovviamente, questi fratelli avevano portato sostegno dalla chiesa di Filippi che permetteva a Paolo di lasciare il lavoro di fabbricante di tende per dedicarsi completamente alla Parola. Questo è il piano di Dio.

Quindi, il primo principio è che chi ha in abbondanza dovrebbe aiutare chi è nel bisogno. Il secondo principio è che chi riceve l’insegnamento dovrebbe sostenere colui che insegna.
2. il frutto del loro dare

Ora guardiamo il brano per capire qual è il frutto che si produce quando una chiesa o un credente individuale ubbidisce a Dio nel sostenere coloro che annunciano e insegnano la Parola di Dio.

17 Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto. 18 Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo d’odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio. (Filippesi 4:17-18)

Notiamo alcune frasi chiave in questi versetti. Innanzitutto, al v.17, Paolo dichiara che non ricerca i doni in sé, piuttosto, ricerca il frutto che abbondi a loro conto.

Paolo aveva il diritto di essere sostenuto. Però, Paolo non voleva sostegno per suo diritto. Paolo voleva sostegno da loro, e dagli altri, perché sapeva che era un frutto che veniva messo a loro conto.

Siamo chiamati a portare frutto spirituale nel nostro cammino su questa terra. Ogni credente sarà giudicato alla fine dei tempi per stabilire la ricompensa eterna che avrà, in base a quanto frutto avrà portato nella vita. Paolo voleva che ogni credente avesse molto frutto. Voleva aiutarli ad abbondare nel frutto eterno. Ogni credente ha un conto in cielo. Quello che facciamo che porta frutto, viene messo sul nostro conto. Perciò, quando Paolo dice: “ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto!” sta parlando del fatto che questo sostegno che loro gli davano, veniva messo sul loro conto eterno. Questa verità portava gioia a Paolo.

Poi, notiamo il v.18.

“Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo d’odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.”

Questo dono economico da parte loro era un profumo d’odore soave, un sacrificio accettato e gradito a Dio. Questo è incredibile. Tutto ciò che abbiamo, compresi i soldi, viene da Dio e appartiene a Dio. Noi dobbiamo gestirlo per Dio. Dio ci permette di investire i suoi soldi nell’opera di Dio, e poi, noi riceveremo una ricompensa eterna. Che incredibile privilegio.

Quando noi investiamo soldi che il Signore ci ha prestato per il suo regno, il Signore fa un miracolo. Egli trasforma quei soldi materiali in un sacrificio spirituale. Egli trasforma soldi materiali in una ricompensa spirituale eterna. Contano come frutto spirituale, che viene messo sul nostro conto in cielo, e un domani, avremo una ricompensa eterna in base a quanto c’è sul conto.

Quindi, la verità da notare qui è che più diamo, anziché rimanere con meno, abbiamo di più. Chi tiene i suoi beni, o li spende tutti per cose di questo mondo, alla fine, rimane con poco o niente. Chi spende molto per l’opera di Dio, rimane con qualcosa di gran valore.

Nel mondo d’oggi, si parla molto di investimenti per l’avvenire. Una volta, solamente i ricchi pensavano agli investimenti. Ormai, tantissime persone pensano a come investire. Allora, da questo brano impariamo una verità importante. L’investimento migliore è spendere i nostri soldi, che in ogni caso non possiamo tenere per sempre, ma spenderli in qualcosa che ci darà una ricompensa che non potremo mai perdere.

C’è ancora un principio importante da notare in questo brano, che Dio volendo vedremo la prossima settimana. Per ora, prego che possiamo capire l’importanza degli insegnamenti che Dio ci ha mostrato finora. Abbiamo visto che siamo responsabili di usare quello che abbiamo in più per aiutare coloro che hanno di meno. Abbiamo anche visto che Dio tiene una sorta di registro dei conti per ciascuno di noi. Chi riceve insegnamento spirituale è responsabile di condividere i suoi beni con le persone dalle quali ricevono insegnamento spirituale. Inoltre, coloro che proclamano il vangelo hanno diritto di vivere della loro predicazione, ed è la responsabilità delle chiese sostenere queste persone. Per quanto è possibile, siamo anche responsabili di sostenere altri affinché possano predicare il vangelo dove ancora non ci sono chiese. Voi avete sentito il vangelo come risultato di tanti credenti che hanno permesso a noi di venire qui e proclamare il vangelo. Nel piano di Dio, questo deve ripetersi, di generazione in generazione.

Forse la cosa più incredibile che abbiamo visto oggi è che Dio trasforma i nostri doni materiali in sacrifici spirituali. Egli converte i nostri doni in denaro, che sono terreni e durano poco, in qualcosa di spirituale, che dura eternamente.

Nella natura Dio ci insegna ad investire per il futuro. O che possiamo avere la saggezza di guardare non solo qualche anno nel futuro, ma all’eternità! O che possiamo investire quello che abbiamo per il regno di Dio, e la sua gloria eterna!

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