L’Associazione Musulmani Italiani (AMI) è costituita a Napoli nel 1982 da Ali Mo’allim Hussen, cittadino italiano di origine somala e ufficiale della Guardia di Finanza (in pensione); nel 1985 trasferisce la sede a Roma. Ha come caratteristica quella di avere come fondatori cittadini italiani, in gran parte convertiti alla religione islamica di marca sunnita, sostenitori dichiarati della pacifica quanto armonica convivenza fra le tradizioni della cultura occidentale e quelle dell’Islam. Di qui la critica al mondo del fondamentalismo, e – in particolare – ad altre organizzazioni islamiche presenti anche in Italia.

L’AMI ha tra gli obiettivi principali il dialogo inter-religioso con ebrei, cattolici e protestanti, e in questo senso ha promosso un buon numero di iniziative. Indipendentemente dall’AMI operava a Roma intorno ad Abdul Hadi Massimo Palazzi un gruppo di analogo orientamento filo-occidentale e anti-fondamentalista (tanto che Palazzi anima anche una associazione per l’amicizia islamo-israeliana). Nel 1991 questo gruppo aveva fondato l’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana. Nel 1993 le due organizzazioni si fondono sulla base dello statuto originario dell’AMI, di cui l’Istituto diventa la branca culturale; Hussen diventa presidente onorario dell’Istituto e Palazzi segretario generale dell’AMI, di cui Hussen rimane presidente.

Nell’agosto 2003 Hussen si dimette dalla presidenza dell’AMI per ragioni di salute; al suo posto è eletto Omar Danilo Speranza, il quale tuttavia in seguito lascia l’AMI per perseguire interessi esoterici che lo porteranno anche a qualche disavventura giudiziaria. L’associazione adotta una linea diversa, meno interessata alla politica e cauta nei confronti del precedente orientamento filo-americano e filo-israeliano di Palazzi, che si allontana dall’associazione e fonda l’Associazione Musulmana Italiana (oggi Assemblea Musulmana d’Italia), cui rimane collegato l’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana, che dunque oggi non è più legato all’AMI. Quest’ultima ha accusato Palazzi di violare i suoi diritti di marchio, ottenendo dal Tribunale di Roma in data 15 novembre 2004 un provvedimento d’urgenza che inibisce a Palazzi di utilizzare le denominazioni “Associazione Musulmana Italiana” e AMI, e promuovendo quindi il relativo giudizio di merito.

L’AMI mantiene un’attività nella pratica del culto e le funzioni a esso connesse (celebrazioni di matrimoni e funerali, conversioni all’Islam, e così via), così come nella diffusione della cultura islamica attraverso collaborazioni con i media. Il consiglio direttivo dell’AMI è eletto ogni quattro anni dall’assemblea generale dei soci. L’AMI ha presentato fin dal 1993 una proposta di Intesa al governo italiano, che mette in guardia contro le derive fondamentaliste che giudica inevitabili nelle organizzazioni in stretto rapporto con i Fratelli Musulmani o comunque alleate con questi. Anche l’AMI si propone al governo italiano, rispetto all’UCOII o al Consiglio Islamico d’Italia, come organismo non più rappresentativo (il che sarebbe naturalmente insostenibile sul piano numerico, trattandosi di una realtà del tutto minuscola), ma più affidabile sul piano politico della compatibilità con i valori di una “società aperta”.

B.: Il sito dell’AMI contiene diverse pubblicazioni informative distribuite dall’Associazione.

Assemblea Musulmana d’Italia – Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana

Via Boezio, 90/13
00193 Roma
Tel.: 333-7220123
E-mail: islam.inst@flashnet.it
URL: http://www.amislam.com/italian.htm

L’Assemblea Musulmana d’Italia è stata costituita da Abdul Hadi Massimo Palazzi e dagli ex-membri dell’AMI in dissenso con la presidenza di Omar Danilo Speranza e desiderosi di continuare nella precedente linea filo-americana e filo-israeliana il 16 febbraio 2004, e ha assunto l’attuale nome con sigla A.M.d’I. (non AMI) con l’assemblea straordinaria del 6 dicembre 2004, successiva al provvedimento d’urgenza del Tribunale di Roma del 15 novembre 2004 che ha riconosciuto all’AMI presieduta da Speranza il diritto alla sigla AMI e ha inibito a Palazzi l’uso della denominazione “Associazione Musulmana Italiana” in quanto confondibile con il nome “Associazione Musulmani Italiani” che appartiene alla stessa AMI. A Palazzi e alla nuova Assemblea è invece rimasta la sigla dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana.

Le attività svolte continuano quelle della “vecchia” AMI precedente all’agosto 2003, e Palazzi continua a rappresentare un Islam schierato apertamente a fianco degli Stati Uniti e di Israele, partecipando a numerose manifestazioni culturali, religiose e politiche in cui espone questa posizione, indubbiamente originale nel mondo islamico ma che sembra non avere raccolto molti seguaci fra i musulmani italiani.