La Lega Musulmana Mondiale (o Lega del mondo islamico, in inglese World Islamic League, in arabo Rabita) è stata fondata alla Mecca nel 1962. I suoi obiettivi sono quelli dell’informazione e della difesa apologetica dell’Islam, che persegue attraverso iniziative di carattere spirituale e di sostegno economico alle comunità sunnite meno abbienti, e attraverso la partecipazione come organizzazione non governativa riconosciuta alle attività delle principali organizzazioni internazionali (ONU, UNICEF, UNESCO, UNIDO).

Nel 1997, iniziando una presenza ufficiale in Italia (dove era già attiva da anni con progetti specifici), la Lega Musulmana Mondiale – Italia ha promosso un’associazione autonoma italiana. Presidente dell’associazione italiana è il segretario generale della Lega internazionale, Abdallah bin Salih al Obeid, ma gli altri membri sono italiani, compreso il vice-presidente Mario Scialoja, un convertito italiano già ambasciatore italiano nell’Arabia Saudita, il quale sostiene che l’identità islamica in Europa deve essere fondata sul rispetto assoluto della legge e della morale italiana, sulla tolleranza e fraternità nei confronti dei seguaci di altre religioni, sul puntuale rispetto dei doveri religiosi islamici e sulla neutralità politica (il testo di una sua conferenza in tal senso è stato tradotto in arabo e stampato in Arabia Saudita dalla Lega, divenendo pertanto una posizione ufficiale della Lega Musulmana Mondiale con sede alla Mecca).

La Lega afferma di non porsi in concorrenza con le associazioni islamiche già presenti in Italia, ma di porsi al servizio dell’unità dei musulmani italiani con l’obiettivo dichiarato di pervenire all’Intesa con lo Stato. Alla rete che la Lega ha organizzato ha aderito tra l’altro l’Associazione islamica Zaydn ibn Thabit di Napoli presieduta dal convertito Hamza Massimiliano Boccolini, rilevante su scala locale per la sua presenza nel centro storico di Napoli dove vivono moltissimi musulmani, anche se oggi sottolinea la sua natura autonoma. La Lega Musulmana Mondiale – Italia insiste sul fatto di non essere “un organo del governo saudita”. Per molti osservatori esterni, essa rappresenta tuttavia – senza pregiudizio per il suo carattere effettivamente internazionale – il punto di vista del “puritanesimo” islamico saudita (spesso detto “wahhabita” con riferimento alla predicazione di Muhammad ibn Abd al-Wahhab, 1703-1792, che è alle origini dell’ideologia della monarchia saudita, anche se “wahhabita” è un’etichetta creata originariamente dagli oppositori di al-Wahhab e oggi usata nel mondo accademico con molte riserve) si inserisce nel complesso dibattito sulla rappresentanza dell’Islam italiano nei confronti dello Stato affiancandosi al Centro Islamico Culturale d’Italia.

B.: La rivista Islamica, edita dalla Lega italiana, è disponibile online all’indirizzo http://www.lega-musulmana.it/Rivista_Islamica/islamica.htm.

Centro Islamico Culturale d’Italia
Centro Islamico Culturale d’Italia
Viale della Moschea, 85
00197 Roma
Tel.: 06-8082258
Fax: 06-8079515

La fondazione del Centro Islamico Culturale d’Italia risale al 1966, quando è istituita un’associazione a Roma, il Centro Culturale Islamico, con finalità di beneficenza, culturali e sociali nei confronti dei musulmani risiedenti nella capitale. L’aumento numerico della comunità musulmana fa avvertire l’esigenza di costruire una moschea a Roma. Nel 1973, su raccomandazione del Consiglio degli ambasciatori arabi e musulmani accreditati presso il governo italiano e la Santa Sede, il sovrano dell’Arabia Saudita si adopera per ottenere la cooperazione delle autorità italiane in tal senso.

È così costruito a Monte Antenne, su un terreno donato dal Comune di Roma, un complesso edilizio progettato in primo luogo dall’architetto Paolo Portoghesi. Il complesso – ufficialmente inaugurato nel 1995 – comprende, oltre alla moschea che con una capienza di oltre duemila persone è la più grande d’Europa, una sala di preghiera per uso giornaliero, una biblioteca contenente testi di cultura islamica, un museo storico, una scuola araba, una sala conferenze, gli uffici, e una parte adibita a residenza e alloggio per il personale. Il costo, ufficialmente di sessanta miliardi di lire, è stato sostenuto in buona parte dall’Arabia Saudita, con generose contribuzioni anche del Marocco, dell’Iraq e della Libia, oltre che di privati. La bellezza architettonica della costruzione e gli ampi e ben curati giardini che la circondano ne hanno fatto una meta turistica di fama internazionale. Il Centro organizza conferenze e attività culturali, nonché viaggi per il pellegrinaggio alla Mecca. Durante il ramadân al Centro si incontrano i membri della comunità islamica che, dopo la preghiera, consumano insieme i pasti preparati nello stesso complesso.

Il Centro è l’unico organismo islamico italiano dotato di personalità giuridica, che ha ottenuto con D.P.R. 21 dicembre 1974, n. 212. Contestualmente, è stato approvato lo statuto dell’ente “Centro Islamico Culturale d’Italia”. Le finalità dell’ente, sancite dall’art. 2 dello statuto. sono quelle di promuovere una migliore conoscenza della fede islamica, sviluppare i rapporti tra musulmani e cristiani, assistere i membri nella realizzazione di opere sociali e filantropiche in favore della comunità musulmana in Italia, reperire i mezzi per l’assistenza della comunità stessa. Del suo consiglio di amministrazione fanno parte, a rotazione, quindici dei ventotto ambasciatori dei paesi arabi e musulmani accreditati presso l’Italia o la Santa Sede (tra i quali, ovviamente, c’è l’Arabia Saudita).

Il Centro quindi costituisce l’espressione in Italia dell'”Islam degli Stati”; di qui l’obiezione frequente secondo cui, in quanto promosso da ambasciate per loro natura extraterritoriali, non potrebbe rappresentare da solo l’Islam italiano. D’altro canto il Centro – proprio perché l’Arabia Saudita ha un ruolo determinante nella sua costituzione e gestione – rappresenta un Islam “purista” e tradizionale. La componente saudita, secondo diversi osservatori, avrebbe prevalso su quella guidata dal Marocco – da parte sua piuttosto reticente a stipulare accordi con organizzazioni ispirate da ambienti fondamentalisti neo-tradizionalisti – al momento dell’accordo con l’UCOII patrocinato dalla Lega Musulmana Mondiale che aveva portato alla formazione nel 1998 del Consiglio Islamico d’Italia.