L’Unione Musulmani in Italia (UMI) – da non confondersi con l’Unione Musulmani d’Italia di Adel Smith – è una nuova sigla nata nel 2007 intorno ad Abdulaziz Khounati, imām della cosiddetta “Moschea della Pace” di Corso Giulio Cesare a Torino, che è diventato presidente della nuova Unione. Khounati è stato a lungo noto per la rivalità con un altro imām torinese di origini marocchine, Bouriqui Bouchta, poi espulso dall’Italia il 6 settembre 2005. Proprio la lunga contesa con Bouchta ha dato a Khounati l’immagine di imām “moderato”, anche se in tale conflitto entravano complesse questioni di politica marocchina e rivalità fra partiti che si presentano alle elezioni in Marocco e per cui votano anche i cittadini marocchini residenti all’estero. In effetti, Khounati è vicino al Partito della Giustizia e dello Sviluppo, una formazione dell’islam politico che intende occupare il “centro” conservatore e mantenere relazioni accettabili con la monarchia, e che richiama nella scelta del nome il partito turco guidato da Recep Tayyip Erdoğan, mentre Bouchta – rientrato in patria – si è candidato alle elezioni politiche del 2007 per il partito Al Badil al Hadari, che fa anch’esso parte del campo dell’islam politico ma propugna un “islam socialista” vicino alle posizioni di Tariq Ramadan. È comunque importante ricordare che tutto questo dibattito si svolge all’interno della matrice dell’islam politico, così che parlare di “moderati” richiede comunque qualche precisazione.

L’Unione Musulmani in Italia dichiara di avere una “relazione privilegiata” e un “forte legame” con il Ministero degli Affari Islamici del Marocco, di cui tiene a ricordare la campagna contro l’islam ultra-fondamentalista e il terrorismo. Aspira a federare principalmente moschee il cui punto di riferimento sia la comunità di immigrati marocchini. Rimane il quesito sulle relazioni che la formazione di Khounati potrà intrattenere con l’UCOII, di cui i suoi principali esponenti hanno in passato fatto parte.

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