Nato nel 1988 da un gruppo che si separa dal Centro Islamico di Milano e Lombardia, l’Istituto Culturale Islamico – detto, dalla sua sede
originaria, “di Viale Jenner – è inizialmente su posizioni più “moderate” rispetto al neo-tradizionalismo del Centro. Successivamente, però, il gruppo fondatore lascia l’Istituto ed è sostituito da una leadership fondamentalista di tipo radicale che sviluppa una decisa critica del neo-tradizionalismo dei Fratelli Musulmani, accusati di moderatismo, e dell’UCOII.

L’Istituto diventa così punto di riferimento italiano delle correnti fondamentaliste radicali che si dichiarano non interessate a un’Intesa con lo Stato. Una delle attività principali dell’Istituto – che ha qualche migliaio di frequentatori – è una scuola frequentata da oltre duecento bambini, che si rivolge a quei figli di immigrati che, intenzionati a tornare nei loro paesi dopo un soggiorno relativamente breve, non sono interessati a inserirsi nella scuola italiana. I certificati rilasciati dalla scuola dell’Istituto non sono, pertanto, riconosciuti in Italia, ma sono riconosciuti in alcuni paesi arabi.

Sospettato di contatti con organizzazioni terroristiche, l’Istituto – che nega ogni addebito – è stato oggetto a partire dal giugno 1995 di ripetute irruzioni e indagini di polizia che gli hanno procurato una pubblicità certamente non gradita. Vi fanno capo alcune altre moschee dell’area milanese.

In seguito a proteste dei residenti, i quali lamentavano che il locale dell’Istituto in Viale Jenner – troppo piccolo – non riusciva a contenere tutti i fedeli che partecipavano alla preghiera del venerdì, così che questi occupavano i marciapiedi e lo stesso sito stradale paralizzando il traffico, e all’intervento del Ministero dell’Interno, l’8 luglio 2008 il prefetto di Milano, dottor Gian Valerio Lombardi, e il presidente dell’Istituto, Abdel Hamid Shaari, hanno sottoscritto un accordo. Questo prevede il trasferimento provvisorio, a partire dal 18 luglio, della preghiera del venerdì da Viale Jenner al Velodromo Vigorelli (e quindi al PalaSharp di Lampugnano), e la ricerca – con l’auspicata collaborazione della Regione Lombardia – di un luogo idoneo dove trasferire non solo il culto ma anche la sede dell’Istituto.

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