Le Chiese del Santo Daime – di cui oggi esistono varie banche indipendenti – nascono dall’esperienza di Raimundo Irineu Serra (“Mestre Irineu”, 1892-1971), un povero lavoratore afro-brasiliano della foresta amazzonica che nei primi anni 1920 entra in contatto con popolazioni indigene che da tempo immemorabile fanno uso di ayahuasca, una bevanda rituale estratta da un arbusto (bannisteriopsis caapi) e da foglie (psychotria viridis) della foresta, entrambe con un contenuto variabile di diversi alcaloidi che conferiscono alla bevanda un effetto allucinogeno. Sembra che Serra si ripromettesse anzitutto di ottenere dalle visioni indicazioni e vantaggi di tipo pratico. Ben presto, però, gli appare uno spirito femminile che è insieme la Regina della Foresta della tradizione indigena e la Vergine Maria, e che lo guida nei passi che lo conducono alla fondazione di una religione.

Nel 1930 Serra si trasferisce nella città di Rio Branco, dove fonda una Chiesa popolarmente nota come Alto Santo e che prenderà poi il nome di Centro de Illuminãção Cristã Luz Universal (CICLU). La Chiesa ha successo, grazie alle capacità di curatore e di leader di Serra e anche ai numerosi inni popolari che riceve spiritualmente dall’astrale e diffonde. In essi ricorre spesso la parola “daime” (“dammi”), e la ayahuasca diventa popolarmente nota come “Santo Daime”, nome che finisce per essere adottato dallo stesso movimento. Un’espansione verso altre zone del Brasile comincia già durante la vita di Serra, che muore nel 1971.

Dopo la sua morte si determinano nel movimento numerose divisioni: ma alcuni discepoli si erano già resi di fatto indipendenti da decenni, e seguire l’albero genealogico delle diverse Chiese del Daime non è semplice. Il gruppo “daimista” oggi più diffuso riconosce come leader Sebastián Mota de Melo (1920-1990). Nato in Amazzonia (Adelia, municipio di Eirunepé), Mota inizia la sua carriera spirituale nel mondo dello spiritismo. Nel 1959 raggiunge i parenti della moglie nella zona di Rio Branco, dove fonda con alcuni discepoli una comunità, la Colonia 5.000, così chiamata perché il terreno su cui sorge era costato cinquemila cruzeiros. Conosce Serra e nel 1965 prova per la prima volta il Daime. Una Chiesa del Santo Daime è organizzata nella Colonia 5.000.

Dopo la morte di Serra nel 1971, Mota riunisce un gruppo importante dei discepoli di quest’ultimo (mentre altri continuano le attività con la sigla CICLU). Nel 1983 – mentre hanno cominciato a manifestarsi le prime opposizioni contro quella che gli oppositori chiamano la “setta della droga”, che nel frattempo si è diffusa in diverse grandi città brasiliane – Mota si trasferisce con i seguaci nel cuore dell’Amazzonia dove fonda la comunità del Céu do Mapiá, dove oggi vivono oltre settecento persone e che costituisce un punto di riferimento importante per migliaia di fedeli in Brasile e nel mondo. Nel 1986, dopo una lunga indagine condotta presso il Céu do Mapiá e altre comunità, il CONFEN (Consiglio Federale per gli Stupefacenti) brasiliano autorizza il consumo della ayahuasca e di bevande analoghe, purché in un contesto rituale e senza fini di lucro. Dal 17 novembre 1986 la religione del Santo Daime è quindi legale in Brasile, mentre problemi si sono manifestati in altri paesi dove è stata esportata, tra cui la Germania, ponendo delicate questioni di libertà religiosa. Nel 1990 Mota muore, colpito da un infarto mentre visita la Chiesa daimista di Pedra de Guaritiba (Rio de Janeiro).

Alla guida del CEFLURIS (Centro Eclettico Fonte Luce Universale Raimundo Ireneu Serra), la struttura che riunisce i seguaci della branca Mota delle Chiese del Santo Daime, gli succede il figlio Alfredo Gregório de Melo, mentre il discepolo Alex Polari de Alverga (che ha tenuto conferenze e guidato cerimonie anche in Italia, dove il Santo Daime conta una presenza – discreta – di discepoli fin dal 1981), vicepresidente del CEFLURIS, emerge come il principale portavoce internazionale del movimento. Nel maggio 1997 il IX Incontro delle Chiese, tenuto a Visconde de Mauá, approva una importante riforma amministrativa che crea una struttura più articolata, con al centro un Consiglio Esecutivo e un Consiglio Rituale e Dottrinale, capace di gestire un movimento internazionale in crescita. In Italia è presente una quarantina di membri della Chiesa, cui si aggiungono altre 150 persone circa che partecipano occasionalmente sia ai rituali sia alle attività, molte delle quali hanno un taglio ambientalista che corrisponde agli insegnamenti del movimento sul carattere sacro della Terra e della natura.

Le Chiese del Santo Daime insistono sul fatto che il consumo del Daime ha senso solo all’interno di un rituale preciso, che si collega a una visione del mondo che affonda le sue radici insieme nella saggezza degli indios amazzonici e nel cristianesimo. L’esperienza del Daime inizia con la preparazione rituale della bevanda, che consiste nella raccolta nella foresta e poi nella riduzione in poltiglia dell’arbusto (che rappresenta il principio maschile) e della foglia (che rappresenta il principio femminile). Strati alternati di quanto è stato ricavato rispettivamente dall’arbusto e dalla foglia sono disposti in un grande calderone e fatti bollire finché ne fuoriesce un liquido che è raccolto in bottiglie (dove si conserva per parecchio tempo). L’assunzione – che in piccole quantità nella comunità è proposta anche ai bambini – avviene nel quadro di cerimonie dove la musica e gli inni hanno una notevole importanza.

Se in Brasile il problema dell’uso della ayahuasca nel contesto di cerimonie religiose ha trovato una soluzione legale specifica, in Europa – dove le Chiese del Daime sono presenti in modo abbastanza discreto dall’inizio degli anni 1980 – si sono verificati notevoli problemi, specialmente a partire dall’ottobre 1999 nel quadro di campagne condotte in diversi paesi contro le “sette” in genere. Nei primi giorni di ottobre 1a polizia tedesca procede a perquisizioni e arresti. Le persecuzioni si ripeteranno in tre diverse città il 10 maggio 2000, con diffusione da parte della polizia di un rapporto di cinque pagine, all’origine di articoli ostili sulla stampa tedesca. Le autorità tedesche informano quelle di altri paesi europei, e il 6 ottobre 1999 la polizia olandese visita una cappella delle Chiese del Daime, constata la flagranza del reato al momento della distribuzione del Daime e arresta due dirigenti, che sono posti in libertà condizionata dopo tre giorni di detenzione.

Un’istruttoria penale è avviata a carico dei due dirigenti, nel corso della quale il pubblico ministero riconosce che le Chiese del Daime sono a tutti gli effetti organizzazioni religiose secondo il diritto olandese. Questo però non risolve il problema della ayahuasca, considerata dalle autorità sanitarie sostanza “pericolosa e senza valore terapeutico”. Il 20 dicembre 1999 un centinaio di persone manifestano a Amsterdam in favore della legalizzazione della ayahuasca. Il giudice istruttore accetta che nel caso sia introdotta una perizia da fare eseguire a un tossicologo specializzato suggerito dalle Chiese del Daime. Il 1° maggio 2000 il perito – un professore dell’Università di Leida – rilascia il suo rapporto, sostanzialmente favorevole alle tesi delle Chiese del Daime sull’importanza del contesto religioso nel valutare gli effetti della bevanda, in seguito al quale con sentenza del 21 maggio 2001 il Tribunale di Amsterdam assolve gli imputati.

Il 18 novembre 1999 alla Germania e all’Olanda fa seguito la Francia, dove sono arrestati dirigenti delle Chiese del Daime che restano in prigione per tre mesi (contro i tre giorni dell’Olanda). Al caso è data pochissima pubblicità: non si producono né campagne di stampa significative contro la “setta della droga” né manifestazioni pubbliche in favore della legalizzazione della ayahuasca, finché con sentenza del 13 gennaio 2005 la Corte d’Appello di Parigi proscioglie tutti gli imputati con una sentenza che di fatto legalizza l’uso rituale del Santo Daime in Francia, mentre permangono problemi in altri paesi, non esclusa l’Italia dove il 18 marzo 2005 un’operazione della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di ventiquattro aderenti della Chiesa di Assisi, dando inizio così a una vicenda legale che non sarà probabilmente meno complessa di quelle che si sono svolte in altri paesi europei.

La situazione delle Chiese del Daime in Europa è legata, anzitutto, all’atteggiamento delle varie legislazioni nazionali nei confronti degli allucinogeni. È ovvio che l’uso della ayahuasca non può essere più vietato nel contesto religioso delle Chiese del Daime di quanto sarebbe, ai sensi della legislazione vigente, in un contesto non religioso. Da questo punto di vista, molte delle procedure aperte da pubblici ministeri europei si sono affidate e si affidano a perizie sulla composizione chimica e sugli effetti allucinogeni della bevanda. Le Chiese del Daime seguono con attenzione queste perizie, non senza fare notare la differenza – su cui esiste una vasta letteratura – fra allucinogeni ed “enteogeni” (usati da secoli da popolazioni indigeni per scopi religiosi). Qui, però, il discorso si sposta dalla chimica alla teologia e la nozione di sostanza “enteogena” appare come socialmente costruita. Se una sostanza sia “enteogena” o no non è cosa che possa essere scoperta da una semplice analisi chimica (per quanto la chimica possa dare il suo contributo). Una sostanza diventa “enteogena” in un determinato contesto storico, sociologico e rituale.

La legislazione brasiliana in realtà non permette tout court e a chiunque l’uso della ayahuasca: il permesso è accordato alle Chiese del Daime e alle altre realtà religiose che la consumano nel quadro di un sistema di credenze e di un contesto rituale ben preciso. “Enteogeno” non è un’etichetta di tipo puramente chimico o essenzialista; una sostanza diventa “enteogena” nel quadro di un rituale sostenuto da una credenza. Questi principi, accolti dall’ordinamento giuridico brasiliano, possono forse offrire un punto di riferimento anche all’Europa per risolvere delicati problemi che coinvolgono insieme la libertà religiosa e la vigilanza nei confronti del traffico di stupefacenti.

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