DEFINIZIONE DELL’ERMENEUTICA
Secondo il vocabolario Zingarelli (Zanichelli), ermeneutica significa “Arte d’intendere e d’interpretare i monumenti, i libri e i documenti antichi”. La parola deriva dal greco “‘ermhneuw” (hermenéuo) “interpretare” dal nome del dio greco Hermes o Ermete, il messaggero degli dei, il cui compito era non solo di annunciare alla lettera i messaggi degli dei ma anche di fare da interprete (in Atti 14:12, l’apostolo Paolo fu scambiato per Mercurio, ossia Hermes!).

Nel campo cristiano si riferisce alle leggi, metodi e principi per interpretare il significato della Bibbia. Si può parlare non solo dell’arte ma anche della scienza dell’interpretazione in quanto ci sono delle regole da applicare, seppure non in modo meccanico (come certi programmi di traduzione per i computer!).

L’ermeneutica si divide in due fasi:

* Esegesi – lo studio ed interpretazione del testo (dal greco “Vishghxe¢” (exégésis), la cui radice è “iaqsegaxe” (exagesthai) – “condurre fuori”, “accompagnare”, “guidare”). Questa fase si può sintetizzare con la parola capire.
* Esposizione – l’applicazione pratica ed attuale (il sermone). Qui il concetto centrale è spiegare.

2) VALORE DELL’ERMENEUTICA
Questo argomento merita più attenzione in campo evangelico. Non è da considerare una specializzazione per pochi o qualcosa di sospetto, di eretico. 2 Timoteo 2:15 parla di studio, di impegno al fine di “tagliare (NR: dispensare) rettamente la parola della verità”. La guida dello Spirito non va posta in contraddizione con lo studio accurato della Parola di Dio. Bisogna evitare i due estremi dello spontaneismo e del formalismo.

Necessita una predicazione veramente biblica: quella, cioè, che non usa la Bibbia per appenderci dei concetti personali o come trampolino di lancio per voli di fantasia. Negli ambienti pentecostali e “carismatici” è di moda la predicazione spettacolo che poggia sulla novità, sulla battuta ad effetto, a scapito spesso di una seria esposizione della Bibbia. È necessario non sottovalutare il valore della lettura pubblica della Bibbia raccomandata sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento (Neemia 8:8; 1 Timoteo 4:13).

C’è bisogno più che mai di :

* prediche fondate sulla Parola di Dio
* prediche arricchite dalla giusta interpretazione biblica
* credenti incoraggiati a dare il giusto valore alla Parola di Dio

Ai tempi di Gesù, l’interpretazione delle Scritture era in mano ad una casta che si arrogava dei privilegi (Matteo 23:13) e aveva un atteggiamento superbo verso gli altri (Giovanni 7:46-49). Lo studio e l’interpretazione della Parola di Dio, invece, non sono un privilegio riservato solo per alcuni credenti. Nell’esercizio del ministero della Parola – per mutuare uno slogan da “Vivere al 100%” – occorre “interpretare, aiutando ad interpretare”. Molti hanno paura che gli altri rubino loro il mestiere; i veri servi di Dio devono invece insegnare a tutti i credenti come interpretare la Bibbia.

3) RELAZIONE TRA ISPIRAZIONE ED ILLUMINAZIONE
È evidente che il concetto che uno ha dell’ispirazione influirà molto sull’interpretazione da dare alla Bibbia.

Sulla base di 2 Timoteo 3:16; Apocalisse 22:18,19; Matteo 5:18; Luca 1:37 ed altri passi, i cristiani evangelici che aderiscono alle “Assemblee di Dio in Italia” credono che l’ispirazione divina si riferisca non solo al messaggio ma anche alle parole della Scrittura (ispirazione verbale). Da questo il nostro vivo interesse al testo originale, alle parole, e più in generale, al linguaggio della Bibbia (vedere dispense di “Bibliologia”).

È inoltre evidente che la composizione dei vari libri sotto l’ispirazione dello Spirito Santo non avvenne in modo meccanico (per dettatura) ma con la piena partecipazione degli scrittori in quanto uomini del loro tempo. Hanno quindi un significato gli stili con cui gli scrittori si sono espressi, che non sono uniformi anche se il contenuto della Bibbia è omogeneo. È anche importante capire il contesto culturale e storico di ciascuno scrittore.

Anche se il messaggio contenuto nei libri della Bibbia va spesso oltre la comprensione degli stessi scrittori (1 Pietro 1:10-12), non per questo è ermetico. Semplicemente, i tempi non erano maturi per una piena comprensione. Dio ha parlato in modo da farsi capire (Ebrei 1:1,2; Geremia 25:3-7; Isaia 45:19; 48:16). Si vede, però, che nel corso della storia biblica il chiaro messaggio della Scrittura non è sempre stato compreso. Per esempio, nonostante la chiara dichiarazione riportata in Isaia 49:6, gli apostoli non avevano capito che i Gentili potevano fare parte della Chiesa. Gli Ebrei, pur leggendo Isaia 53, non si attendevano un Messia sofferente. Questo illustra il fatto che la verità della Parola ispirata deve essere rivelata per lo Spirito al lettore che si trova nelle condizioni di ricevere questa rivelazione (Giovanni 7:17; 1 Corinzi 2:6-16; Matteo 13:10-17; Efesini 3:2-7).

Questa opera dello Spirito nel cuore di chi legge viene chiamata illuminazione. Nel corso dei secoli, si è verificato che all’illuminazione, come all’ispirazione, è stata data ora troppa ora troppo poca importanza, con conseguenti distorsioni nell’interpretazione della Bibbia.

Se non si crede all’ispirazione divina della Bibbia, questa diventa un libro come un altro, e al massimo si concede che sia ispirata come qualsiasi grande opera di letteratura, nel senso che tratta con una certa sensibilità la situazione dell’umanità. Se ci si spinge nell’analisi dei vari libri è per la soddisfazione intellettuale di risolvere enigmi, non per chiarire il senso di un messaggio di Dio agli uomini. È curioso vedere quante persone che non credono all’ispirazione della Bibbia hanno comunque dedicato la loro vita allo studio di questo libro. Evidentemente si accorgevano che era fuori del comune, ma non volevano accettare le conseguenze logiche di questo fatto.

Altri errori si verificano quando a parole si crede all’ispirazione, ma in pratica si dà troppa enfasi all’illuminazione, ritenendo che Dio parli attraverso la Bibbia solo quando la si legge e la si capisce (“la Bibbia diventa la Parola di Dio”, quasi si trattasse di verità liofilizzata!). Questo porta a vari sbagli :

* Vedere nel testo qualcosa di diverso dal suo significato principale (interpretazioni allegoriche, cabalistiche). Gli americani chiamano questo “majoring in minors” – specializzarsi nelle materie complementari, a scapito della materia principale. Così, la Bibbia si riduce ad una specie di “smorfia cristiana”.
* Monopolizzare l’interpretazione, limitando la rivelazione ad un gruppo ristretto di persone ritenute illuminate o illuminabili.
* Non dare il giusto valore all’aspetto storico della Bibbia, accettando i presupposti della “alta critica” biblica ma pensando di privarla del suo potere puntando sulla rivelazione soggettiva dell’illuminazione (per esempio, la “neoortodossia” di Karl Barth).
* Sminuire il valore delle parole della Scrittura, rendendo possibile evitare alcuni insegnamenti sgraditi attraverso interpretazioni più “spirituali”

D’altronde, senza l’illuminazione, la Bibbia sarebbe comprensibile solo per chi la studiasse con i mezzi umani, e per la sua interpretazione tutti sarebbero in balìa di coloro che si ritengono preposti a questo attraverso adeguati studi teologici. In pratica, si sostituirebbe all’illuminazione divina quella umana. La Bibbia sarebbe un libro storico di valore, ma con poca attinenza alla vita di oggi. Dio ha parlato, ma non si saprebbe se parli ancora, come un’incisione rupestre che testimonia di un’antica civiltà ormai scomparsa.

L’equilibrio giusto è dato dalla Bibbia stessa che è, e non diventa, Parola di Dio (Marco 7:9-13). La Parola di Dio è vivente (Ebrei 4:12; 1 Pietro 1:22,23), ma senza l’intervento dello Spirito ed il giusto atteggiamento (di umiltà, sottomissione ed ubbidienza) del lettore, rischia di rimanere lettera morta (Ebrei 4:2; 2 Corinzi 3:5,6; Giovanni 8:43). Anche se non la dovesse recepire, l’uomo è comunque giudicato dalla Parola (Luca 16:29-31; Giovanni 5:45-47).

In conclusione, ci vuole il giusto atteggiamento verso la Parola (riconoscendo la sua origine divina) e verso lo Spirito (che ispirava gli scrittori ed illumina i lettori) prima di accingersi ad interpretare e spiegare la Bibbia.


4) CHI DEVE INTERPRETARE?
Lo Spirito Santo è, come si è visto, Colui che ha ispirato gli scrittori (2 Pietro 1:20,21). Secondo la promessa di Gesù, è anche Colui che spiega al credente la Parola (Giovanni 14:26;16:13). Lo Spirito è quindi responsabile sia della rivelazione (oggettiva) che dell’illuminazione (soggettiva) ed è Colui che fa sia conoscere che comprendere.

Il credente deve, però, applicarsi a comprendere. Il modello in questo dovrebbe essere Esdra (Esdra 7:10). L’interpretazione non viene consegnata a chi la legge preconfezionata; i credenti sono invitati a ragionarci sopra (1 Corinzi 10:15) e di esaminare ciò che viene detto (1 Giovanni 4:1; 1 Tessalonicesi 5:19-22). Gli stessi profeti indagavano (1 Pietro 1:11). Ognuno deve essere convinto in se stesso, non convinto dagli altri (Romani 14:5).

I figlioli di Dio non sono soli nell’affrontare l’interpretazione, perché hanno la possibilità di aiutare l’uno l’altro attraverso:

* I ministeri della Parola (Efesini 4:11-13).
* Il confronto l’uno con l’altro (Colossesi 3:16).
* La comprensione che Dio rivela alla Sua Chiesa le Sue verità (1 Corinzi 2:16; Atti 15:22-29).
* Il giusto apprezzamento di quanto Dio ha fatto capire ai fratelli delle generazioni precedenti.

È bene non lasciare che la paura di ricadere nella trappola del Magistero della chiesa romana defraudi i veri credenti dell’eredità presente nell’insegnamento del passato. D’altra parte, non si devono sostenere posizioni dottrinali solo perché qualcuno le ha predicate ma piuttosto basarsi sulla Parola stessa.

5) LA PREPARAZIONE PER L’INTERPRETAZIONE
Per essere in grado d’interpretare bene un determinato passo, è necessaria una preparazione generale, che si potrebbe chiamare “cultura biblica”. Questa comprenderà :

* La lettura sistematica della Bibbia. Questo permette di avere sempre presente il messaggio globale quando si studia un passo.
* Lo studio delle biografie bibliche. In questo modo si vede come i grandi uomini della Bibbia venivano considerati sia dai loro contemporanei sia da coloro che vissero secoli dopo.
* Lo studio dei singoli libri. Tale studio mira a capire il messaggio principale di ogni libro e la sua collocazione nel piano della rivelazione.
* Lo studio delle dottrine bibliche e del loro sviluppo nel tempo. Si vedrà nel seguito la progressività della rivelazione. Occorre anche imparare ad agire in modo induttivo (“procedimento logico che consiste nel ricavare da osservazioni ed esperienze particolari i principi generali in esse implicite”), e non con deduzioni (“procedimento logico consistente nel derivare, da una o più premesse date, una conclusione che ne rappresenta la conseguenza logicamente necessaria”) che hanno portato a mostruosità come la dottrina cattolica di Maria, o il Calvinismo.

Tutto questo fornirà il contesto generale e particolare del passo da interpretare. Aiuta inoltre a collegare le Scritture, permettendo alla Bibbia di interpretare se stessa.

Nella lettura, occorre cercare lo scopo del passo, il suo messaggio. Se qualcosa non è chiaro, fermiamoci ed investighiamo più a fondo le circostanze e le parole. Sarà utile informarsi sulla storia e geografia degli avvenimenti descritti.

È bene non cercare di essere esperti di un solo aspetto della Bibbia, ma mirare piuttosto ad averne una conoscenza generale per poter dichiarare, come Paolo, “tutto il consiglio di Dio” (Atti 20:27), seppure non in ogni predica! Un buon suggerimento sta nel diffidare dei cosiddetti “esperti” della profezia e simili.

Una preparazione generale aiuterà a tenere in equilibrio l’analisi con la sintesi. Se la Parola di Dio è vivente, l’insieme sarà di più della somma dei componenti come la vita è di più della somma delle funzioni del corpo.

Occorre inoltre fare attenzione a non confondere i presupposti con i pregiudizi. La completa obiettività non esiste. Anche se si è parlato di “scienza” dell’interpretazione, la storia della scienza dovrebbe far comprendere che è un’attività in cui le debolezze umane abbondano. Un presupposto è “premessa di un’argomentazione senza essere preventivamente enunciata e dimostrata”, ossia un’ipotesi di lavoro, mentre la definizione di pregiudizio è “idea od opinione errata, anteriore alla diretta conoscenza di determinati fatti o persone … atta ad impedire un giudizio retto e spassionato” (Zingarelli). I pregiudizi possono portare ad evitare certi passi ritenuti difficili o noiosi a danno della comprensione globale di cui si parlava. È bene, invece, che comprendere chiaramente i presupposti con i quali si affronta la Bibbia, anche per dialogare meglio con chi non li condivide.

6) L’INTERPRETAZIONE STORICO-GRAMMATICALE
Tra i vari principi di interpretazione, quello seguito dagli evangelici viene chiamata “storico-grammaticale”. Con questo si vuole mettere in risalto l’importanza data dalla conoscenza del contesto storico e della lingua originale. Sono apprezzabili pertanto i risultati dell’archeologia che hanno gettato molta luce su passi della Bibbia e gli studi linguistici che hanno chiarito, anche attraverso il confronto con documenti contemporanei dei libri della Bibbia, l’esatto significato di certi termini.

Il fatto che oggi, per esempio, si sappia molto sugli Ittiti chiarisce certi passi della vita di Abraamo (come Genesi 23), mentre nel secolo scorso si riteneva che questo popolo non fosse stato così importante e si metteva nel ridicolo la Bibbia. Lo stesso si può dire della descrizione negli Atti della vita socio-politica nell’Asia Minore nel primo secolo e del libro di Daniele. Questo incoraggia a sostenere la storicità della Bibbia anche dove le conoscenze attuali non sembrano ancora avallarla.

Il ritrovamento di molti papiri in Egitto ha dimostrato che il greco del Nuovo Testamento non è, come alcuni sostenevano, un linguaggio particolare sviluppato per la rivelazione divina ma la lingua del popolo comune. Questo rafforza quanto già detto sul fatto che la rivelazione di Dio non è ermetica ma alla portata di tutti.

7) GLI STRUMENTI A NOSTRA DISPOSIZIONE
Tenendo conto del tipo di interpretazione che si intende seguire, si può ricorrere a vari ausili per lo studio del testo biblico.

Premesso che Dio ha ispirato gli scrittori nelle loro lingue originali (ebraico, aramaico, greco), non per questo l’interpretazione è limitata a coloro che conoscono bene queste lingue antiche. Da quanto già detto sul greco “koinè” (popolare) e dal desiderio che Dio ha messo nel cuore di tanti durante i secoli di rendere disponibile le Scritture nelle loro lingue, si possono anche usare, seppure con la dovuta prudenza, le traduzioni.

È, però, importante non confondere la traduzione del testo con l’interpretazione del messaggio. Per questo è bene diffidare delle note a piè pagina che mirano ad interpretare il testo seduta stante, come anche occorre diffidare di chi, con la pretesa di chiarire, impone nel testo stesso una sola tra diverse possibili interpretazioni. Se una parola nella lingua originale ha più significati, è probabile che lo Spirito Santo voleva dire contemporaneamente tutte queste cose. La Prefazione della Nuova Riveduta contiene un commento significativo: “Uno degli scopi che ci siamo prefissi è stato quello di non eliminare alcune asperità proprie del testo biblico, così utili per conoscere profondamente il pensiero di Dio.”

Nello studio può essere di aiuto confrontare più traduzioni per avere un quadro più completo. Talvolta la familiarità con una sola traduzione limita nella comprensione, mentre leggere lo stesso brano con parole leggermente diverse può liberare dal “solco” in cui correvano i propri pensieri.

Molte volte, non si conosce bene il significato o tutte le sfumature delle parole in italiano. In questo può essere di aiuto un buon vocabolario italiano con delle note etimologiche (p.e. lo Zingarelli o il Devoto/Oli).

Anche senza uno studio approfondito delle lingue originali, ci sono degli strumenti che possono aiutare a capire le parole, come traduzioni interlineari e dizionari. Esistono libri come “Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento” (EDB) e “Vine’s Expository Dictionary of New Testament Words” che spiegano il significato delle parole greche con il loro uso nei vari passi del Nuovo Testamento.

Questi libri possono aiutare nello studio personale, ma bisogna evitare di presentarsi agli altri come “esperti” (un po’ ruspanti) e di farcire studi e prediche con la classica frase “come dice l’originale greco”, confondendo le persone semplici che pensano di non potersi fidare della loro traduzione.

Altri strumenti di consultazione sono la Chiave Biblica (per trovare passi dove vengono usate le stesse parole) e la Nuova Concordanza Biblica (che raggruppa vari passi per argomenti). La Bibbia è il migliore interprete di se stessa; per questo, i riferimenti biblici contenuti in alcune edizioni della Bibbia possono essere di grande aiuto.

Infine si possono menzionare dizionari biblici e commentari. In questi casi, l’informazione e i commenti rispecchiano le idee degli autori, non sempre della Bibbia stessa. Lo stesso si può dire anche di libri quali “Le Dottrine della Bibbia”. Di tutti questi testi occorre farne un uso prudente.

Ultimamente molti di questi strumenti si possono trovare sotto forma di programmi per computer, seppure i più completi siano in inglese. (L’uscita di “Ta Biblia” ha colmato in parte questa lacuna in italiano). In questo caso, bisogna evitare di farsi distrarre dalla presentazione informatica per badare ai contenuti.

8) IL LINGUAGGIO DELLA BIBBIA
La Bibbia usa vari tipi di linguaggio: narrativa, poesia, parabola, allegoria, apocalittico, ecc.

Quando diciamo di credere nel senso letterale della Bibbia, si intende che quando la Bibbia usa un linguaggio figurativo, questo viene interpretato secondo questo criterio.

Può essere utile a questo punto elencare vari tipi di linguaggio figurativo usati nella Scrittura :

* Allegoria – “rappresentazione di idee e concetti o atti mediante figure e simboli” (Ezechiele 19). Un esempio di allegoria è “Il Pellegrinaggio del Cristiano” di Bunyan.
* Apostrofe – “rivolgere improvvisamente e vivamente il discorso a persona o cosa anche non presente” (Luca 19:41,42; Salmo 148:3)
* Iperbole – “intensificare un’espressione esagerando la qualità di una persona o una cosa” (Matteo 23:24)
* Interrogazione – “esprimere in forma interrogativa un’idea non per ottenere una risposta ma per darle maggiore forza” (Giobbe 11:7,8)
* Ironia – “dire il contrario di quello che si pensa” (Giobbe 12:2)
* Litote – “attenuare un’espressione usando il termine contrario preceduto dalla negazione” (Atti 15:2; 21:39)
* Metafora – “trasferire ad un termine il nome proprio di un altro secondo un rapporto di analogia” (Matteo 5:13)
* Metonìmia – “trasferire un termine dal concetto a cui propriamente si applica ad un altro con cui è in rapporto di dipendenza” (Luca 24:27)
* Parabola – (dal greco (((((?((( “paraballo” – mettere vicino, confrontare) – “discorso in forma di racconto per stabilire paralleli ed esempi a fine morale”. Notare la differenza tra parabola (dove è importante la conclusione) e l’allegoria (in cui ogni aspetto ha un significato simbolico)
* Paradosso – “asserzione incredibile, che è in netto contrasto con la comune opinione” (da ((((((((( “paradoxos” – “contrario alla comune opinione, all’aspettativa”) (2 Corinzi 12:10)
* Similitudine – “paragonare una cosa ad un’altra” (Geremia 23:29)
* Simbolo – “un segno che serve a rappresentare fatti ed idee”
* Sinèddoche – (“ricevere insieme”) “esprimere un’idea con una parola adoperata normalmente per indicare un’idea diversa ma avente con la prima un rapporto di quantità (il tutto per la parte, il singolare per il plurale, il genere per la specie, e viceversa)” (per esempio, “La Scrittura dice…”)
* Tipo – “immagine o figura di eventi, persone e cose nell’Antico Testamento per rappresentare eventi, persone e cose nel Nuovo Testamento” (Romani 5:14; 1 Pietro 3:21)

9) L’INTERPRETAZIONE DEL TESTO
Tenendo presente quanto è stato detto circa la preparazione generale e gli strumenti a disposizione, come affrontare l’interpretazione di un determinato passo?

a) Cercare il senso ovvio e naturale
Dio parla in modo da farsi capire da colui che è disposto ad agire sulla base di ciò che sente (Isaia 50:4,5). Il senso ovvio tiene conto del linguaggio figurativo e dell’uso che ne fa chi sta parlando (Giovanni 6:51,52,63).

b) Cercare il senso originale
Che cosa voleva dire nelle circostanze in cui fu scritto? Quale fu il contesto storico e culturale? Si tratta di prosa o poesia, legge o profezia, salmo o cronaca? Da chi è stato scritto e per chi? È bene ricordare che le promesse hanno sempre delle condizioni, e sapere a chi sono state rivolte aiuta a capire quali. Da chi sono state pronunciate le parole (la Bibbia riporta delle bugie, ma chiarisce che sono state pronunciate da bugiardi), in quali circostanze, per quale scopo, in quale luogo, con quale sentimento? Occorre provare ad immedesimarsi nella situazione originale prima di volare al giorno d’oggi.

c) Cercare il senso generale
Come si inserisce il passo nel contesto di tutta la Scrittura? Occorre ricordare che la Scrittura interpreta se stessa attraverso citazioni, adempimenti di profezie e parlando più volte dello stesso argomento da diversi punti di vista. È necessario tener conto della progressività della rivelazione, interpretando i passi più antichi alla luce di quelli più recenti.

d) Seguire le regole della grammatica
L’interpretazione della Scrittura deve rispettare le regole grammaticali, cioè secondo l’uso corretto che se ne fa in una lingua (ad esempio, il mancato rispetto del “consecutio temporum” in Giovanni 8:58 ha un senso spirituale molto importante!)

e) Chiarire il significato delle parole
Il contesto immediato guiderà in questo. Per esempio, confrontare l’uso della parola “carne” in Filippesi 1:21-24 dove Paolo si riferisce al corpo con Romani 8:8 dove la stessa parola rappresenta la vecchia natura peccaminosa.

f) Non dipendere dagli ausili allo studio
Bisogna che gli ausili rimangano tali. Si sta studiando la Parola di Dio sotto la guida dello Spirito di Dio. Si lasci che i commenti degli altri, per quanto utili, completino il quadro anziché impostarlo. La gente notava la differenza tra l’insegnamento di Gesù e quello degli scribi che poggiava in gran parte sulle “tradizioni degli antichi” anziché sul testo originale.

g) Esaminare tutti i possibili significati
Non si finisce mai di imparare. Il fatto che si è già studiato un passo non deve far chiudere la mente davanti ad ulteriori significati e sfumature che il Signore vorrà rivelare.

h) Ricordare che nessun uomo conosce tutta la verità
Nella Bibbia, le dottrine fondamentali sono chiare, mentre anche tra credenti che sostengono l’ispirazione plenaria e cercano la guida dello Spirito ci sono delle divergenze su alcuni particolari. La Scrittura non è sempre esplicita. Il principio da seguire è, “Parliamo quando la Bibbia parla e tacciamo quando la Bibbia tace” (1 Corinzi 4:6). Dalla Bibbia stessa, si vede che certe verità non venivano comprese subito (Giovanni 2:22; 16:12,13). Per esplicita volontà di Dio, non tutto è stato rivelato (Apocalisse 10:4). Pertanto si approfondisca ciò che Dio ha chiaramente annunciato, sapendo che a suo tempo Lui dirà anche il resto. L’esortazione di Deuteronomio 29:29 (v.28 nella Nuova Riveduta) è molto attuale.

10) L’ESPOSIZIONE
L’esegesi del testo prepara per la parte pratica – spiegare le Scritture agli altri. Lo studio del significato originale non deve far perdere di vista l’attualità della Bibbia. Non è solo un commento ispirato sul passato, ma “una lampada al nostro piede e una luce sul nostro sentiero” (Salmo 119:105).

L’uso dell’Antico Testamento nel Nuovo da parte di Gesù e degli apostoli dimostra come ritenevano attuali libri scritti molti secoli prima nonostante le differenze culturali e storiche. La natura dell’uomo non cambia, e in tutte le epoche e culture, i suoi problemi sono analoghi.

Paolo considerava l’Evangelo come un messaggio valido per entrambe le culture in cui era cresciuto (Romani 1:16,17; Colossesi 3:11). A questo riguardo, confrontare i messaggi di Paolo nella sinagoga di Antiochia (Atti 13:14-42) e all’Areopago ad Atene (Atti 17:22-34). Anche nel mondo di oggi ci sono differenze culturali, ma la Bibbia parla a tutti. È necessario, però, parlare in modo da farsi capire dalle persone che si hanno davanti. Certi passi della Scrittura che a taluni dicono poco, come le genealogie, possono invece essere importanti per altri popoli. La convinzione che occorre avere è che oggi il Signore parla attraverso la Sua Parola.

Ecco alcune riflessioni sull’esposizione delle Scritture :

a) Nell’esposizione ci deve essere un messaggio.
Non ci si deve perdere nella spiegazione dei particolari, per quanto interessanti. 1 Pietro 4:11 parla di annunziare oracoli di Dio, e più che riferirsi al tono di voce questo significa avere qualcosa da dire da parte di Dio.

b) La predicazione deve poggiare sulla Scrittura.
Non usare la Bibbia solo come pretesto per proporre le proprie convinzioni personali (Tito 3:10,11).

c) È necessario il giusto equilibrio tra autorevolezza ed umiltà.
La gente apprezzava come Gesù insegnava con autorità, ma occorre evitare di essere dogmatici. Di solito, chi è dogmatico non è veramente sicuro di quello che dice, e maschera l’incertezza non ammettendo discussioni.

d) Cercare sempre l’applicazione pratica, esortando a mettere in pratica la Parola.
Non è sufficiente stimolare intellettualmente gli ascoltatori (o, peggio ancora, divertirli o strabiliarli), ma sfidarli ad agire. Come è stato detto, si deve scegliere tra divertire i capri e cibare le pecore.

e) Trattare la Bibbia come libro attuale, non solo storico.
Nella Scrittura, profeti, apostoli e Gesù stesso collegavano il messaggio ai fatti di cronaca. Senza snaturare la Bibbia, o scadere in certi eccessi di interpretazione di profezie escatologiche, si può fare altrettanto. La Bibbia risponde ai problemi di oggi ed i credenti ed il mondo hanno bisogno che qualcuno riaffermi questo fatto.

11) IL TEST DELLA VERA INTERPRETAZIONE
Molti criticano la posizione evangelica, sostenendo che se ognuno fosse interprete, le possibili interpretazioni sarebbero infinite. Gli Evangelici vengono confrontati con la chiesa romana (dove vi sarebbe l’ordine) e con sette come i Testimoni di Geova (che rappresenterebbero il caos). La gente usa questa argomentazione come scusa per trascurare del tutto la Bibbia.

La vera interpretazione non può essere limitata ad una spiegazione convincente che il singolo riesce a dare alle proprie domande circa un passo della Bibbia. La cultura personale non opera la conversione del mondo.

La vera interpretazione è più che far capire la Scrittura. Spiegare un passo agli altri aiuta a capirlo meglio. Il pericolo, però, è di accontentarsi di rispondere a domande senza curarsi che la propria vita e quella degli altri cambi (è opportuno evitare un approccio polemico con i Testimoni di Geova, i quali hanno più bisogno di sperimentare l’amore di Dio che di dibattere la Bibbia.)

La vera interpretazione si ha quando chi ascolta mette in pratica (1 Tessalonicesi 2:13,14 – la parola “imitatori” si riferisce a coloro che seguitano a fare ciò che è coerente con la posizione presa). Nel Sermone sul Monte, Gesù interpretò molti passi dell’Antico Testamento, ma concluse con la parabola delle case edificate sulla roccia e sulla sabbia (Matteo 7:24-28). Paolo si preoccupava di non “predicare bene e razzolare male” (1 Corinzi 9:25-27).

In conclusione, che ognuno si chieda, quindi: “Sto mettendo in pratica ciò che leggo? Chi mi ascolta, mette in pratica ciò che dico?” Che il Signore aiuti ciascuno a rispondere sì ad entrambe le domande.

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