La caratteristica peculiare della lettera a Tiatiri é quella d’essere la più lunga fra le sette. Questa é la dimostrazione che il Signore ha molte cose da dire e ogni credente, per godere appieno delle benedizioni del Signore, deve ascoltarLo attentamente: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti” (Isaia 55:2 )

LA CITTÀ

Tiatiri, l’odierna Akhissar, significa: “Colei che offre sacrifici, incenso”. Come città era la meno importante delle Chiese destinatarie delle sette lettere. Dai dati storici, sappiamo che era una piccola città a soli 3O Km da Pergamo, infatti, si trovava lungo la strada che collegava Pergamo a Sardi, nella valle del fiume Lico, fra la Lidia e la Misia.
Non era molto importante dal punto di vista “economico-politico”. Il lavoro era organizzato in cooperative d’artisti ed artigiani, noti per i loro frequenti banchetti pagani.

La sua industria principale era conosciuta per i suoi tintori in grado di produrre un particolare tipo di colore, “la porpora”, tratto dalla radice di una pianta, un rosso brillante che non poteva essere eguagliato. Per questo la città era conosciuta in tutto l’impero. Tutto ciò é indirettamente confermato dal libro degli Atti. Lidia, la prima donna incontrata da Paolo a Filippi, era negoziante di porpora della città di Tiatiri. Molto probabilmente, questa comunità era nata per la sua testimonianza: “Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. Dopo che fu battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: “Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, entrate in casa mia e alloggiatevi”. E ci costrinse ad accettare” (Atti 16:14,15).

Il nume tutelare di tale città era il “dio sole” e vi era un tempio dedicato ad Apollo. Era offerto anche il culto ad Artemide (Diana) molto comune in Efeso e che, comunque, tutta la provincia dell’Asia Minore osservava. Non ospitava templi d’imperatore e quindi la Chiesa, ivi residente, non aveva i problemi conseguenti

IL DESTINATARIO

Anche questa lettera è inviata al pastore della Chiesa locale: “All’angelo della Chiesa di Tiatiri scrivi…” (Apocalisse 2:18).
Notiamo che ancora oggi queste lettere sono indubbiamente indirizzate a tutte le Chiese locali, interessano tutti i credenti, ma possiamo dire senza tema di smentita, che l’angelo della Chiesa deve attentamente valutarle, conoscerle e studiarle per evitare, come purtroppo qualche volta è successo, che situazioni tipiche delle Chiese di quel tempo, possano ripetersi nelle comunità locali: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la Chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue. Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge” (Atti 20:28,29).

LA DESCRIZIONE DI CRISTO

Gesù si presenta a questa Chiesa in modo diverso rispetto alle precedenti: “Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco e i piedi simili a bronzo incandescente” (Apocalisse 2:18).
Notiamo tre caratteristiche principali:

a. È Colui che parla

Il Signore parla: “Queste cose dice…” Quello che dobbiamo chiederci é se siamo pronti ad ascoltare: “Dio parla una volta e anche due, ma l’uomo non ci bada” (Giobbe 33:14).
Queste lettere ci stanno insegnando che non sempre si ascoltano i consigli di Dio. Chi ascolta quello che il Signore dice è saggio, chi non ascolta è stolto: “Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno” (Giovanni 12:48).

b. È il Figlio di Dio

Gesù si presenta per quello che Egli realmente è: Dio stesso. Questo titolo usato solo in questo caso nel libro dell’Apocalisse, ricorda che Egli é l’autorità assoluta. Gesù Cristo é il Capo e Fondamento della Chiesa: “Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato” (Colossesi 1:18).

Alla domanda di Gesù sulla Sua identità, Dio stesso, per bocca di Pietro confermò questa verità: “Simon Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Gesù, replicando, disse: “Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte del soggiorno del morti non la potranno vincere” (Matteo 16:16-18).

Questa fu l’attestazione di Gesù stesso dinanzi al Sinedrio prima della condanna a morte: “E tutti dissero: “Sei tu, dunque, il Figlio di Dio?” Ed egli rispose loro: “Voi stessi dite che io lo sono”. E quelli dissero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca” (Luca 22:70,71).
Questo cardine della verità cristiana é così ribadito.

c. Ha gli occhi come fiamma di fuoco

È in questo stesso modo che si presenta a Giovanni all’inizio della rivelazione: “Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco” (Apocalisse 1:14).
Il suo sguardo é penetrante, scruta i cuori, non lo si può ingannare. Si presenta così alla Chiesa di Tiatiri, perché Egli vede quella che è la sua reale condizione. Dio non guarda all’apparenza delle cose; per questa ragione nessuno può ingannarlo: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà. Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna” (Galati 6:7,8)

Egli investiga le reni ed i cuori, cioè i più reconditi recessi. Il Salmista diceva: “O Eterno, tu mi hai investigato e mi conosci”.

Egli é Colui che penetra ognuno col Suo sguardo e conosce ogni cosa: “Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti e perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo” (Giovanni 2:24,25).

d. Piedi simili a bronzo incandescente

Il bronzo ci parla di giustizia. I Suoi piedi, come bronzo arroventato, ci parlano della purezza e della santità del Suo cammino, quale giudice nel mezzo della Chiesa. Gesù Cristo é Colui che ha camminato con giustizia; Egli é la “nostra giustizia”, ma è anche Colui che giudica. Non é un bonaccione di cui possiamo approfittare. Egli é il Salvatore misericordioso, ma é anche il Signore giudice. infallibile di ogni male e di ogni iniquità della Chiesa. Nel libro dell’Apocalisse l’Agnello diventerà Leone, ovvero il Salvatore sarà anche giudice.
Forse i cristiani di Tiatiri pensavano di conoscerlo, di avere una Cristologia corretta, ma come il Signore si presenta loro, dimostra che sbagliavano. Avevano una pietà superficiale e si illudevano di conoscere il Signore

L’ELOGIO

Colui che ha gli occhi di fuoco e conosce ogni cosa può elogiare o rimproverare Apocalisse 2:19 “Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime”.
Cosa conosce Gesù di questa Chiesa? Almeno sei cose:

* Le tue opere;

* Il tuo amore;

* La tua fede;

* Il tuo servizio;

* La tua costanza;

* Il numero maggiore delle opere compiute;

Si potrebbe dire che quella di Tiatiri era una Chiesa zelante ed attiva. Ma notiamo alcune cose importanti:

1. Gesù conosce le opere che si compiono in questa Chiesa, come del resto conosceva quelle della Chiesa di Efeso: “Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato” (Apocalisse 2:2,3).

2. In questo elenco manca la fedeltà alla Parola di Dio.

3. Non viene menzionata la speranza che dovrebbe affiancarsi alla fede e all’amore. Era un’evidente lacuna che in una Chiesa che si professa cristiana non può mancare: “Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1Pietro 3:15).

Quando la fedeltà alla Parola di Dio viene meno, quando la speranza del ritorno del Signore si spegne nei cuori, allora il credente diventa un professionista, un religioso. Opera, lavora, si impegna ma non appartiene al “team” di Dio: “Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22,23).

Tiatiri ci parla soprattutto d’opere. L’attivismo di Tiatiri non é sufficiente per ricevere l’approvazione divina. Il Signore si compiace solo quando siamo motivati da Lui. A conferma di ciò il Signore subito dopo pronuncia le fatidiche parole: “Ma ho questo contro di te…”.
Il Signore non si accontenta di una fedeltà parziale, perché desidera la totalità del nostro essere: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Corinzi 6:19-20)

IL RIMPROVERO

Parole dure vengono rivolte anche a questa Chiesa, che dovrebbero farci riflettere, pensare e meditare: “Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli. Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io la getto sopra un letto di dolore e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le Chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere” (Apocalisse 2:20-23).
“Ma ho questo contro di te, che tu tolleri…”. A Tiatiri viene dato un ammonimento severo, urgente e meno comune che sia mai stato dato ad una Chiesa qualsiasi. La Chiesa di Tiatiri, presenta una strana e gravissima situazione al suo interno. Perciò il Signore interviene, interpella questa comunità di credenti che, invece di essere una testimonianza viva di verità, amore, unione, purezza, cose che devono caratterizzare la vera Chiesa, aveva perso la sua brillantezza spirituale. Anziché essere una Chiesa conquistatrice, portatrice del messaggio di fede e salvezza, era sulla strada del decadimento.
La Chiesa di Tiatiri, era “tollerante”. É un peccato esserlo? Agli occhi del Signore, sì! Un moderno dizionario della lingua italiana alla voce: Tollerante, tollerare dice: “Largo di vedute nei riguardi delle convinzioni e opinioni altrui: Sopportare, rinunciando a opporsi, situazioni, comportamenti o atteggiamenti irregolari o spiacevoli (Dizionario della lingua Italiana, “Devoto Oli”). Soffermiamoci sul pericolo, nella Chiesa d’oggi, della tolleranza

LA TOLLERANZA: IL PERICOLO DELLE PICCOLE COSE

Il credente è invitato dalla Parola di Dio ad essere sobrio ed a vegliare sulla sua condotta. Il Signore ci chiama ad essere fedeli nelle grandi, come nelle piccole cose e non ad essere tolleranti: “Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi” (Luca 16:10).
Non esistono peccati gravi e meno gravi, peccati mortali o peccati veniali, perché il peccato è peccato e il risultato finale è la separazione da Dio. Perciò non possiamo tollerare nulla nella nostra vita: “Ogni iniquità è peccato” (1Giovanni 5:17).

La distinzione fra mancanza grave e meno grave è frutto solo del pensiero dell’uomo e non trova riscontro in tutta la Bibbia: “Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10).

Nel versetto appena letto, troviamo un breve elenco che taluni definiscono “piccole cose, quali: “Ingiusto, fornicatore, ladro, avaro, oltraggiatore, rapace”.
Ma Dio dice: questi non erediteranno il Regno di Dio. Sono proprio le cosiddette piccole cose che guastano la nostra intera vita spirituale:

* Ecclesiaste 10:1: “Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere; un po’ di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria”.

* Cantico dei Cantici 2:15: “Pigliateci le volpi, le volpicine che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!”

* 1Corinzi 5:6: “Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?”

Esiste dunque per ogni credente il reale pericolo di tollerare le “piccole cose”. Dio ci chiama ad essere attenti a non tollerare le piccole cose quali:

LA DISONESTÀ: “Perché ci preoccupiamo d’agire onestamente non solo nel cospetto del Signore, ma anche nel cospetto degli uomini” (2Corinzi 8:21).
L’evasione fiscale, per esempio, è stato erroneamente definito peccato minore. Dicono talune persone: “Se lo Stato ci deruba, noi non possiamo fare a meno di essere disonesti”. Il credente è un cittadino onesto che paga le tasse. Spesso la disonestà nasconde l’amore per il denaro, il desiderio di prevalere, il tentativo di evadere le regole “Chi rubava non rubi più, ma s’affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, onde abbia di che far parte a colui che ha bisogno” (Efesini 4:28).

LA BUGIA. È stata definita un peccato veniale. Per il Signore, invece, la bugia è peccato: “Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri” (Efesini 4:25).
La bugia è peccato, perché è dal diavolo: “Non mentite gli uni agli altri”: (Colossesi 3:9).
Dio è severo riguardo alla bugia: “Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8).

LA MALDICENZA E IL MORMORIO: “Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell’ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza” (1Pietro 2:1).
Tale atteggiamento è riprovevole ed odioso agli occhi di Dio: “Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corrono frettolosi al male, il falso testimone che proferisce menzogne e chi semina discordie tra fratelli” (Proverbi 6:16-19)
Dio odia la maldicenza. Il credente si distingue, perché non è un maldicente e inoltre non raccoglie le maldicenze. Quando ascoltiamo una maldicenza, faremmo bene a dire alla persona che ci sta parlando, che ciò che sta facendo è contrario alla Parola di Dio e che farebbe meglio a dire queste cose alla persona interessata. Spesso questa risponde: “Ma io glielo ho detto”, poi corregge il tiro e dice: “Ho cercato di farglielo capire”. Alla fine scopriamo che non è vera né l’una, né l’altra cosa. Se una persona sistematicamente ti rapporta cose, frasi o avvenimenti di altri, sappi che per lui tu sei la persona migliore con la quale avere un rapporto maldicente.

IL LINGUAGGIO VOLGARE O LE PAROLE SCONCE: “Così anche la lingua è un piccolo membro, eppure si vanta di grandi cose. Osservate: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, contamina tutto il corpo e, infiammata dalla geenna, dà fuoco al ciclo della vita. Ogni specie di bestie, uccelli, rettili e animali marini si può domare, ed è stata domata dalla razza umana; ma la lingua, nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non dev’essere così” (Giacomo 3:5-10).
Siamo talvolta condizionati e trascinati dal linguaggio in voga nella società che lo adottiamo anche noi cristiani. Dobbiamo però fare attenzione ed evitare tali situazioni: “Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Matteo 12:36,37).

Faremmo bene a valutare talune frasi e certi modi di dire. Oggi determinati termini sono stati sostituiti da parole che un tempo avrebbero fatto arrossire chiunque.
Ricordiamoci che possiamo essere anche poveri di linguaggio per la nostra cultura elementare, ma mai volgari.

LA PORNOGRAFIA. Spettacoli, film, programmi volgari. Oggi lo “zapping”, ci porta a saltare da un canale all’altro, facciamo attenzione in questa manovra a non soffermarci su “performance” poco edificanti: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio” (Efesini 5:3-5).

Il pudore e la riservatezza purtroppo non esistono più per gli altri, ma non per i credenti: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Giovanni 2:15-17).

LA DISOBBEDIENZA E LA RIBELLIONE: “Samuele disse: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla sua voce? No, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni; infatti la ribellione è come il peccato della divinazione e l’ostinatezza è come l’adorazione degli idoli e degli dei domestici. Poiché tu hai rigettato la parola del Signore, anch’egli ti rigetta come re” (1Samuele 15:22,23).
L’incapacità di ascoltare e di sottomettersi, denota carnalità, orgoglio, presunzione: “Ricorda loro che siano sottomessi ai magistrati e alle autorità, che siano ubbidienti, pronti a fare ogni opera buona” (Tito 3:1).

IL FUMO E L’ALCOOL. Dobbiamo evitare di assumere sostanze che nuocciono alla salute per un fatto molto semplice: “Siamo il tempio dello Spirito Santo ed Egli dimora in noi”. Nella misura in cui noi ci rendiamo conto di questo, agiamo di conseguenza non soltanto per il fumo, ma anche per l’alcool, i cibi ecc.: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Corinzi 6:19,20)

Queste sostanze guastano il corpo fisico e disonorano la presenza di Dio in noi: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi” (1Corinzi 3:16,17).

TALUNI PASSATEMPI E DIVERSIVI. Carte da gioco, cinema, discoteche ecc.: “Per consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio. Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie e nelle illecite pratiche idolatriche. Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi” (1Pietro 4:1-4).
Una volta, un “credente”, si trovò in discoteca con la pretesa di evangelizzare. Cominciò a parlare con una ragazza del Signore e lei gli disse: “Sei un credente? E allora che cosa ci fai in questo luogo?”

Non è edificante per un cristiano utilizzare in tal modo il proprio tempo libero: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele? E che armonia c’è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: “Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. “Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore e non toccate nulla d’impuro; e io vi accoglierò”. E “sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente” (2Corinzi 6:14-18).

L’ambiente, il luogo e l’atmosfera, potrebbero nuocerci: “Non v’ingannate: “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1Corinzi 15:33).
La musica, ad esempio, non dovrebbe eccitare i sensi, ma elevare lo spirito e glorificare Dio: “La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali” (Colossesi 3:16).

L’ESTERIORITÀ. Abiti, ornamenti, ori, collane: “Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore” (1Pietro 3:3-4).
La vanità, il voler apparire più che essere, le mode, la cura eccessiva della propria persona, rappresentano un pericoloso legame ed una schiavitù: “Allo stesso modo, le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà” (1Timoteo 2:9,10).

Dobbiamo guardarci da ogni specie di male e da ogni contaminazione: “Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio” (2Corinzi 7:1).

Restiamo fedeli al Signore nelle piccole, come nelle grandi cose, facendo sempre attenzione al pericolo della tolleranza verso il peccato: “Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi” (Luca 16:10).

Per le piccole cose si rischia di diventare “Tiatiriani”. La Chiesa d’oggi deve essere molto attenta e guardinga. A Tiatiri erano “tolleranti”, di “mente aperta”, “pluralisti e disinibiti”, si era costruita “una casa” in cui c’era posto per tutti, ma il Signore dice: “É proprio questo che ho contro di te…”.

Ritornando al testo, chiediamoci: “Che cosa avevano realmente tollerato? Che la donna Iezabel, autoproclamatasi profetessa, insegnasse e seducesse. Chi era Iezabel? Questa donna compare nell’Antico Testamento. Era la moglie del Re d’Israele Acab, una donna pagana e come tale non avrebbe mai dovuto sedere sul trono di Israele: “Acab, figlio di Omri, cominciò a regnare sopra Israele l’anno trentottesimo di Asa, re di Giuda; e regnò a Samaria, sopra Israele, per ventidue anni. Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore più di tutti quelli che l’avevano preceduto. Come se fosse stato per lui poca cosa abbandonarsi ai peccati di Geroboamo, figlio di Nebat, prese in moglie Izebel, figlia di Etbaal, re dei Sidoni, andò ad adorare Baal, a prostrarsi davanti a lui” (1Re 16:29-31).
Era una sostenitrice e promotrice del culto pagano di Baal e Astarte. Siamo informati che ottocento loro profeti mangiavano alla mensa di Iezabel: “Adesso, fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme ai quattrocentocinquanta profeti di Baal e ai quattrocento profeti di Astarte che mangiano alla mensa di Izebel” (1Re 18:19).

Possiamo immaginare l’influenza negativa e blasfema verso il vero Dio, determinata da questa presenza. Iezabel aveva introdotto non solo il culto di Baal, con tutti i suoi orrori e prevaricazioni, ma aveva soppresso anche il culto del Signore, facendo uccidere i profeti di Dio: “Non ti hanno riferito quello che io feci quando Izebel uccideva i profeti del Signore”? (1Re18:13).

Inoltre si servì del marito per intrigare e fare uccidere gente onesta, come Nabot: “Nabot d’Izreel aveva una vigna a Izreel presso il palazzo di Acab, re di Samaria. Acab parlò a Nabot e gli disse: “Dammi la tua vigna, di cui voglio farmi un orto, perché è contigua alla mia casa; e al suo posto ti darò una vigna migliore; o, se preferisci, te ne pagherò il valore in denaro”. Ma Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal darti l’eredità dei miei padri!” E Acab se ne tornò a casa sua triste e irritato per quella parola dettagli da Nabot d’Izreel: “Io non ti darò l’eredità dei miei padri!” Si gettò sul suo letto, voltò la faccia verso il muro e non prese cibo. Allora Izebel, sua moglie, andò da lui e gli disse: “Perché hai lo spirito così abbattuto e non mangi?” Acab le rispose: “Perché ho parlato a Nabot d’Izreel e gli ho detto: “Dammi la tua vigna per il denaro che vale; o, se preferisci, ti darò un’altra vigna invece di quella”; ed egli m’ha risposto: “Io non ti darò la mia vigna!” Izebel, sua moglie, gli disse: “Sei tu, sì o no, che eserciti la sovranità sopra Israele? Alzati, mangia e sta’ di buon animo; la vigna di Nabot d’Izreel te la farò avere io”. Scrisse delle lettere a nome di Acab, le sigillò con il sigillo di lui e le mandò agli anziani e ai notabili che abitavano nella città di Nabot. In quelle lettere scrisse così: “Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila davanti al popolo; mettetegli di fronte due malfattori, i quali depongano contro di lui, dicendo: Tu hai maledetto Dio e il re; poi portatelo fuori dalla città, lapidatelo e così muoia”. La gente della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella città, fecero come Izebel aveva loro ordinato” (1Re 21:1-11).

Il culto a Baal diventò la religione del popolo, la religione di Stato. Il male non si limitò all’interno delle frontiere del regno d’Israele, ma penetrò nel regno di Giuda, poiché una figlia di Iezabel sposò Jehoram, re di Giuda: “Nell’anno quinto di Ioram, figlio di Acab, re d’Israele e di Giosafat re di Giuda, Ioram, figlio di Giosafat, re di Giuda, cominciò a regnare su Giuda. Aveva trentadue anni quando cominciò a regnare e regnò otto anni a Gerusalemme. Egli seguì l’esempio dei re d’Israele, come aveva fatto la casa di Acab; poiché aveva per moglie una figlia di Acab; e fece ciò che è male agli occhi del Signore” (2Re 8:16-18).
Ieu ebbe parole dure nei confronti di Ioram: “Quando Ioram vide Ieu, gli disse: “Ieu, porti pace?” Ieu rispose: “Che pace vi può essere finché durano le prostituzioni di Izebel, tua madre e le sue innumerevoli stregonerie?” (2Re 9:22).

Poco mancò che tutti i discendenti della casa reale di Davide, dalla quale doveva nascere il Messia, fossero distrutti da Atalia, figlia di Iezabel: “Atalia, madre di Acazia, quando vide che suo figlio era morto, procedette a sterminare tutta la discendenza reale” (2Re 11:1).
Iezabel dunque recò morte e distruzioni in Israele e in Giuda. Questo breve quadro é sufficiente per informarci su quello che era successo a Tiatiri. Avevano accolto nella Chiesa persone “non rigenerate”, che non avevano fatto l’esperienza della nuova nascita e pertanto non erano di buona testimonianza. Malgrado ciò erano tollerate. Cosi, poco per volta, queste persone senza scrupoli avevano preso il sopravvento, compiendo un’opera di seduzione, contaminazione, facendo entrare nella Chiesa la mondanità e l’idolatria, l’adulterio, la fornicazione, il paganesimo allo stato puro.

Per questa ragione la Chiesa di Tiatiri è vista da molti studiosi come la Chiesa del Medioevo, nella quale la tolleranza portò i credenti lontano da Dio e dalla Sua Parola, dimenticando che Dio é un Dio puro, tre volte Santo: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!” (Isaia 6:3).
É interessante a questo riguardo osservare il contrasto esistente tra le Chiese di Efeso e di Tiatiri. Ad Efeso i credenti avevano perso il loro amore primitivo, ma erano fedeli nel giudicare le false dottrine. A Tiatiri i cristiani crescevano nel loro amore, ma erano tolleranti verso l’errore. Tutti e due questi estremi devono esseri respinti.

L’ortodossia senza l’amore, come pure l’amore senza la verità, sono entrambi disapprovati da Dio.
Intorno a Iezabel sono state fatte diverse ipotesi interpretative; vediamone alcune:

1. È un nome simbolico. Il richiamo alla moglie di Acab, re d’Israele, è usato per indicare il tipo di problema che travaglia la Chiesa di Tiatiri: la tolleranza e l’unione fra il sacro e il profano.

2. Una ex discepola di Paolo che contrastava i giudeo-cristiani.

3. Una profetessa o sacerdotessa di un tempio pagano con un culto sincretistico di teologia giudaica ed elementi pagani.

4. Una profetessa che praticava la magia e seduceva alcuni degli immaturi membri di Chiesa. La donna era probabilmente il principale oracolo di un grande santuario per medium, occultisti e indovini nella città di Tiatiri. Così come Iezabel aveva indotto gli Israeliti dell’Antico Testamento a riti idolatrici e a corrotta sessualità, questa profetessa pagana induceva i cristiani di Tiatiri a mescolare idolatria e impurità sessuale con la loro fede.

5. Una credente apostata che insegnava la possibilità di partecipare ai banchetti pagani delle corporazioni, praticando una fornicazione spirituale. Anche Paolo si trattenne sulla fornicazione che commetteva chi partecipava ai banchetti pagani, chiarendo che era un adulterio spirituale con i demoni.

6. Lidia, la mercante ritornata nella città natale.

7. La moglie del pastore locale. Alcuni manoscritti hanno il v.20 “la tua moglie Iezabel”.

8. La forma romana della Chiesa. Il clero si assume il diritto di parlare a nome di Dio. Iezabel si definisce profetessa e pretende di possedere un’autorità che le permette di promulgare dogmi estranei alle Sacre Scritture. È ciò che ha fatto e fa ancora la Chiesa cattolica.

Iezabel, moglie di Acab, fu uccisa ed il suo corpo mangiato dai cani: “…il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Ieu le passò sopra, calpestandola; poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: “Andate a vedere quella maledetta donna e sotterratela, poiché è figlia di un re”. Andarono dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le mani. E tornarono a riferire la cosa a Ieu, il quale disse: “Questa è la parola del Signore pronunziata per mezzo del suo servo Elia il Tisbita, quando disse: “I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d’Izreel; e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d’Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in modo che non si potrà dire: “Questa è Izebel” (2Re 9:33-37).

Così come la fine di questa donna fu tragica ed ingloriosa, così la stessa sorte sarà riservata alla Babilonia religiosa, che si é sviluppata in seno alla Chiesa di Tiatiri.
Forse ci chiediamo “perché il Signore è così severo? Dov’è la Sua misericordia? La risposta la troviamo al versetto 21: “Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuole ravvedersi dalla sua fornicazione”. Con lei saranno “messi a morte i suoi figli”, in altre parole tutti quelli che ne prolungano l’opera e le medesime dottrine.

Il giudizio del Signore, il Suo rimprovero termina con queste solenni parole che sottolineano la Sua autorità nella Chiesa: “E tutte le Chiese conosceranno che io sono colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascuno di voi secondo le opere vostre” (Apocalisse 2:23).
Dio ci aiuti a vivere un cristianesimo pieno e sincero!

L’ESORTAZIONE

Si proclama il principio della separazione: difatti il Signore dopo aver chiaramente descritto il sistema corrotto della Chiesa di Tiatiri e le malefiche opere di Iezabel, si rivolge al residuo fedele, alla parte fedele della comunità, “agli altri”, cioè a quelli che “non professano questa dottrina”, che non si sono compromessi: “Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana come le chiamano loro, io dico: Non vi impongo altro peso. Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga” (Apocalisse 2:24,25).

L’apostolo Paolo riaffermerà lo stesso concetto “Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: “Il Signore conosce quelli che sono suoi” e “Si ritragga dall’iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore” (2Timoteo 2:19).
Dalle parole del Signore “agli altri ” possiamo ricavare alcuni insegnamenti per noi:

A. Prima di tutto il Signore non riconosce più tutta la Chiesa come Sua testimone, ma solamente un residuo, una parte di essa.

B. In secondo luogo vediamo che Tiatiri rimarrà, quale sistema religioso, a fianco di Sardi, Filadelfia e Laodicea, fino alla venuta del Signore. “Quel che avete tenetelo fermamente finché io venga” (verso 25). Il giudizio completo di Tiatiri ci é descritto verso la fine del libro, nei capitoli 17 e 18, ove assistiamo al giudizio di “Babilonia la Grande “, giudizio che avrà luogo soltanto quando il male sarà giunto al massimo. Come già abbiamo visto, Tiatiri ” non vuol ravvedersi “, anzi continua ad inoltrarsi nel male finché Cristo verrà per giudicarla.

C. È indicato profeticamente che un “residuo” di tali fedeli credenti continuerà a sussistere sulla terra attraverso i secoli, fino al rapimento.

Solo senza compromessi possiamo testimoniare efficacemente. Il Signore ci chiede di restare fermi sulla sua Parola, uniti a Lui. Ci chiede di essere “il rimanente fedele”, “il piccolo gregge”, d’essere “gli altri” e differenziarci fino al Suo ritorno. A tali credenti, semplici e coerenti, Dio non impone alcun altro peso. Sembra un’eco della deliberazione della conferenza di Gerusalemme: “Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie” (Atti 15:28).
Il Signore non schiaccia i credenti con pesi che non possono sopportare; è Lui che prende il nostro peso mettendo al posto di questo un carico dolce e leggero che porta pace e riposo alle nostre anime: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Matteo 11:28-30).
Che cosa dobbiamo tenere fermamente?

* La fede in Cristo e nella Sua Parola.

* La speranza del Suo ritorno.

* L’amore verso Dio e verso gli uomini.

La Parola di Dio ci dice che queste tre cose sono indispensabili: “Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore” (1Corinzi 13:13).
È un invito a conservare fedelmente la Parola di Dio nei nostri cuori, fino a che “il Figlio dell’uomo verrà”: “Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 1:3).

LA PROMESSA

Dopo parole così forti, il Signore non lascia senza incoraggiamento: “A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d’argilla, come anch’io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Apocalisse 2:26- 29).

Chi vince gli assalti, le tentazioni dell’avversario e persevera, riceverà autorità dal Signore: “Or voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30).

Il premio per questa perseveranza vittoriosa sarà il diritto alla partecipazione del regno di Cristo. Quale onore e privilegio sarà ricevere il “potere sulle nazioni”, in unione con il Signore Gesù Cristo.

La condizione per avere questa responsabilità, sarà la fedeltà mostrata su questa terra: “Il re gli disse: “Va bene, servo buono; poiché sei stato fedele nelle minime cose, abbi potere su dieci città” (Luca 19:17).

Chi rimarrà fedele alla Parola di Dio, riceverà la “stella del mattino”, cioè una piena partecipazione, alla gloria di Cristo, essendo Lui la “stella mattutina”: “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle Chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino” (Apocalisse 22:16).
Cristo risplenderà sempre più in noi e per noi: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno” (Daniele 12:3).

Chiediamo al Signore la grazia d’essere fedeli, costanti e pronti ad abbandonare compromessi e deviazioni.

La medesima conclusione delle altre lettere è anche qui ripetuta: “Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”. É notevole vedere che nella lettera a Tiatiri, come nelle tre seguenti, le parole “chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”, non precedono la ricompensa, la promessa al vincitore, ma si trovano in fondo alla lettera. Questo ci dimostra che il Signore non spera più, dalla Chiesa come insieme, un ritorno, una restaurazione e perciò si rivolge solo ai singoli. Fin qui la promessa era a “chi vince”, o a “chi ha orecchio ” in rapporto con la testimonianza di tutta la Chiesa; ora invece s’indirizza singolarmente agli individui. Il Signore dice dunque a “chi vince” in Tiatiri: “Quel che avete tenetelo fermamente finché io venga”.

Com’è consolante per “chi vince” udire che Colui il quale ha dato Se stesso per salvarlo e che egli ama, ritornerà! Il Signore continua dicendo: “E a chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine”. Egli dà al vincitore Se stesso come modello da imitare. Il Signore Gesù Cristo non manifestò mai la propria potenza e non fece mai, in questo mondo caduto nel peccato, delle opere per attirarsi la simpatia e il rispetto degli uomini. No, Gesù fece soltanto ciò che il Padre gli aveva dato da fare. Non cercò mai la propria gloria, ma in ogni sua opera glorificò il Padre. Colui che vince é dunque esortato ad essere simile a Lui in quel che riguarda le opere. Lo imitiamo noi? Dobbiamo perseverare nelle sue opere sino alla fine. Quale contrasto vi é però fra Cristo e Tiatiri.

Infine è importante notare che il Signore esorta, nelle prime tre lettere, al pentimento e al ritorno allo stato primitivo, mentre nella lettera a Tiatiri e nelle seguenti Egli dirige lo sguardo verso il futuro. Non si aspetta più un ritorno, un miglioramento della Chiesa nel suo insieme, ma esorta ed incoraggia quelli che hanno orecchi per udire la sua voce, ponendo dinanzi a loro il suo prossimo ritorno: “Beato l’uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte, che vigila alla soglia della mia casa”! (Proverbi 8:34)

L’APPLICAZIONE PROFETICA: IL CRISTIANESIMO NEL MEDIOEVO (600-1500)

Per chi vede che le lettere indirizzate alle sette Chiese siano la descrizione della Chiesa mondiale nei secoli, crede che Pergamo (come abbiamo già studiato), rappresenterebbe “la Chiesa statale”, il cristianesimo assurto a religione di stato in epoca Costantiniana. Abbiamo, infatti, visto, che dopo la persecuzione, la morte cruenta di fedeli testimoni come Policarpo ed Antipa, ci fu l’abbraccio mortale fra Chiesa e Stato con il Cristianesimo che divenne religione di Stato. Con questa operazione l’impero romano non è divenuto cristiano, ma il cristianesimo si è compromesso con il paganesimo. Cessarono le persecuzioni in massa ma questo riconoscimento ufficiale non recò alla Chiesa nessuna benedizione, bensì una maledizione. La Chiesa anziché essere l’insieme dei “chiamati fuori”, divenne lentamente, un insieme di gente raccogliticcia. La Scrittura afferma che “un abisso chiama un altro abisso” e la lettera alla Chiesa di Tiatiri, che segue a quella di Pergamo è la conferma. Essa infatti è la Chiesa del compromesso, attirata e confusa dalle false ideologie religiose. È la Chiesa deviata e corrotta, che vive lontano dalla verità del Vangelo. Pertanto per quanto riguarda l’evoluzione storica della cristianità, si può dire che la Chiesa di Tiatiri prefigura l’avvento della Chiesa papale, la Chiesa delle buone opere, con tutte le sue degenerazioni, a partire dal 500 fino al 1500, racchiudendo tutto l’oscuro periodo del Medioevo. Durante questo tempo la Chiesa romana, essendo divenuta una potenza secolare, si é caratterizzata per la sua corruzione, la sua idolatria e le persecuzioni ai dissenzienti. Le prigioni, i roghi in Germania, in Scozia, in Inghilterra, in Francia, in Svizzera, in Spagna e in Italia nei secoli 16° e 17°, l’annullamento delle proteste indirizzate a “Roma” da parte di grandi uomini, attestano che “ella non vuol ravvedersi” come dice il Signore nella lettera. Questa é storia. Quanti intrighi, immoralità, delitti, come ad esempio l’inquisizione, sono stati perpetrati sotto il manto della religione. In quell’epoca la Chiesa dominante elaborò una dottrina che, come al tempo di Iezabel, conduceva il popolo al culto delle immagini, alla superstizione e alla sottomissione all’autorità del clero. È proprio in quel periodo che si é consolidata l’eresia blasfema della messa e della transustanziazione, con la quale si pretende rinnovare continuamente in maniera incruenta il sacrificio di Cristo.

La Chiesa cominciò ad insegnare che la salvezza si trovava nel seguire i suoi precetti e adempiendo le opere prescritte. Nello stesso tempo era in lotta con re e regine per il regno e il predominio.

Un grande impero religioso-politico-economico dopo essere nato con l’editto di Costantino, si mostrava ora già adulto.

Come già abbiamo visto per le altre lettere, il significato del nome ci aiuta molto a comprendere il valore profetico della lettera. Così Tiatiri, come abbiamo inizialmente detto, vuol dire: “Colei che offre sacrifici, che offre incenso”. Non é questo caratteristico della Chiesa di Roma? Su migliaia di altari di questa potente Chiesa, che tiene sotto di sé milioni e milioni di persone, viene sparso incenso.

É molto grave quando l’orecchio si chiude alla Parola di Dio e alla sana dottrina per ascoltare la voce dell’uomo o del proprio cuore. Ciò conduce, sotto un giogo pesante, all’idolatria e alla perdizione. Com’è dolce e benedetta, invece, la voce dell’Evangelo che ci dà la vita, la gioia. È la voce del Buon Pastore, la voce del Signore Gesù stesso. Essa conduce alla salvezza, alla vera libertà, ci dà la vita eterna.
È importante però considerare che anche nei secoli bui del Medioevo, vi erano credenti fedeli alla Parola di Dio. Essi hanno preferito ubbidire a Dio anziché agli uomini. Ricordiamo gli Albigersi, Pietro Valdo ed i Valdesi, John Wycliffe e i Lollardi, Jan Huss ecc. Dio mantiene sempre un residuo fedele.

CONCLUSIONE

In questa lettera abbiamo notato che i richiami divini si fanno sempre più pressanti, più urgenti e minacciosi. Tutto ciò perché c’è peggioramento e questo avviene quando non si ascolta la voce di Dio: “Noi abbiamo la nostra vergogna come giaciglio e la nostra infamia come coperta, poiché abbiamo peccato contro il Signore, il nostro Dio: noi e i nostri padri, dalla nostra infanzia sino a questo giorno; non abbiamo dato ascolto alla voce del Signore, il nostro Dio” (Geremia 3:25).

Questa constatazione, concernente la Chiesa di Tiatiri, vuole metterci in guardia contro un pericolo sempre più frequente e cioè che con il passare del tempo si può avere una perdita di zelo, di vigilanza e di amore verso il Signore. Il Nuovo Testamento insiste molto sul rischio di un simile degrado morale e spirituale. Notiamo infatti:

* Ad Efeso i credenti hanno abbandonato il loro primo amore.

* I Galati si erano fatti ammaliare dai giudaizzanti.

* A Corinto si radunavano per diventare peggiori, anziché migliori.

* L’autore della lettera agli Ebrei cercherà di scuotere i credenti per il loro decadimento.

In altre parole un messaggio come questo mostra come facilmente si possa andare verso il decadimento spirituale, perché questo non era solo il problema di Tiatiri, ma anche di tutte le chiese di oggi, che vedono profeticamente adempiersi le parole di Gesù: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra”? (Luca 18:8).
Quindi c’è bisogno di vigilanza e rifiuto d’ogni forma di tolleranza verso il peccato. Solo il Signore e la Sua Parola possono essere la nostra garanzia e la nostra protezione.

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