“All’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli: Io so dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve” (Apocalisse 2:12-17).

INTRODUZIONE

La lettura di questa lettera ci fa pensare alla pazienza ed alla fedeltà di Dio. Egli è pietoso e compassionevole e non caccia via chi va a Lui: “È una grazia del Signore che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà! “Il Signore è la mia parte”, io dico, “perciò spererò in lui”. Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca” (Lamentazioni 3:22-25).

La prova di tutto ciò ci è data attraverso queste lettere. Le diverse Chiese, salvo le eccezioni di Smirne e di Filadelfia, vivono nel loro insieme una condizione lamentevole, scoraggiante e deludente. Eppure il Signore continua a parlare, non si stanca di far giungere i Suoi richiami. Attraverso questa lettera, ci viene ricordato che la vigilanza non é mai troppa e se vogliamo restare fermi, dobbiamo impegnarci a lottare.

LA CITTÀ

Pergamo vuol dire: “Castello, fortezza”. Era l’antica Pergamum, che oggi si chiama Bergamah, situata a nord delle altre sei Chiese dell’Asia minore, a circa 90 Km a nord di Smirne sulla vecchia strada romana. Era la capitale dell’Asia Minore, distava circa 25 Km. dal mar Egeo.
La sua acropoli era situata su di una collina alta circa 600 metri, dominante la valle di Caico. Ed é per questo motivo che il pulpito, nelle Chiese cattoliche, viene chiamato “Pergamo”.

Il Regno di Pergamo fu fondato da un luogotenente di Alessandro Magno, che poi lo affidò ad un suo nipote. Il suo ultimo re, Attalo III, la cedette per testamento ai Romani, che ne fecero la capitale ufficiale della provincia dell’Asia e la sede di un tribunale superiore.

Dal punto di vista religioso, Pergamo era famosa per il suo splendido tempio dedicato a Zeus, che costituiva una delle meraviglie del mondo antico. Il patrono della città era Esculapio, il dio della guarigione. Da tutte le parti del mondo greco-romano d’allora accorrevano, al suo santuario, persone ammalate in cerca di sollievo dalle loro malattie, fidenti nelle rinomate arti mediche qui praticate dove si compievano delle guarigioni ritenute soprannaturali. Vi era, infatti, una piscina ritenuta miracolosa che attirava folle di pellegrini. Nel suo tempio era adorato un serpente vivo, indicante la divinità, usato ancora oggi come simbolo della medicina.

Gli scavi archeologici di Pergamo hanno portato alla luce il grande altare di Zeus e le rovine del tempio di Esculapio.

Oltre Zeus ed Esculapio vi si adoravano altre divinità quali Atena, Apollo, Giove Sotèr il cui altare da un’alta terrazza dominava la città, Dioniso (o Bacco), le cui feste spesso sfociavano in orge d’immoralità. Fin dal 26 a.C. vi fu eretto un tempio dedicato all’imperatore Ottaviano Augusto e ad ogni cittadino era chiesto di offrire incenso una volta l’anno e di tributargli onori divini.

Così tutti i riti pagani dell’antichità avevano qui la loro sede ed è per questa ragione che uno scrittore ha definito questa città la “cattedrale pagana”.

Dal punto di vista culturale a Pergamo vi era una delle più grandi università di quell’epoca. La sua biblioteca poteva contenere non meno di 250.000 volumi, seconda soltanto a quella d’Alessandria. Quando fu proibita l’esportazione del papiro d’Egitto, cominciavano a trattare le pelli degli animali dalla quale ottennero dei fogli particolari chiamati “pergamena”. La città di Pergamo era dunque una fluida mistura di potere politico, di culto pagano e di cultura.

La Chiesa fu probabilmente frutto dell’azione evangelistica dell’apostolo Paolo: “Riuniti questi e gli altri che esercitavano il medesimo mestiere, disse: “Uomini, voi sapete che da questo lavoro proviene la nostra prosperità e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani, non sono dèi” (Atti 19:25,26).

Nonostante l’immoralità e il paganesimo radicato, in Pergamo c’era una Chiesa, cioè un gruppo di uomini e donne che, avendo creduto nel Signore, aveva il coraggio di andare contro corrente e di “mantenere alta la Parola di vita”: “Siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (Filippesi 2:15,16).

IL DESTINATARIO

Come per tutte e sette le lettere dell’Apocalisse, anche questa viene inviata al pastore della Chiesa locale, che la avrebbe poi condivisa con tutti i credenti: “All’angelo della Chiesa di Pergamo scrivi:…” (Apocalisse 2:12).

LA DESCRIZIONE DI CRISTO

In queste sette lettere, che tante cose hanno in comune, Gesù si presenta ad ogni Chiesa in modo diverso: “Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli” (Apocalisse 2:12).

Qui compare come Colui che ha la spada affilata a due tagli. Successivamente scopriamo che questa spada procede dalla bocca del Signore: “Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca” (Apocalisse 2:16).

Alla luce della Scrittura sappiamo che questa spada è figura della Parola di Dio: “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto” (Ebrei 4:12,13).

Anche l’apostolo Paolo parla della spada della Parola di Dio: “Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Efesini 6:17).

Dunque la spada, simbolo della perfetta parola di Dio, ha il potere di giudicare e distinguere tra verità ed errore. Essa ha altresì il potere di comandare autorevolmente.
Al tempo in cui Giovanni scrisse, la spada faceva pensare agli occupanti romani che la portavano quale simbolo dell’autorità ufficiale con potere di vita e di morte. Questa visione é molto importante, perché ricordava alla Chiesa di Pergamo almeno due cose:

1. Il Signore è l’autorità suprema

Trovandosi in un ambiente pagano e ostile, i credenti di Pergamo vivevano nel costante timore di persecuzione. Il Signore ricorda che soltanto Lui detiene il vero potere: “E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra” (Matteo 28:18).

2. Il Signore governa la Sua Chiesa

Egli rimane in ogni momento il Capo supremo: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla Chiesa” (Efesini 1:22).

Gesù si presenta alla Chiesa di Pergamo con la spada che procede dalla Sua bocca, perché deve riprendere e soprattutto giudicare con la Sua Parola, quei credenti che si erano allontanati dalla verità e come vedremo successivamente, avevano abbracciato dottrine antiscritturali e assunto comportamenti amorali.

Lo stesso Giovanni vide in visione il Signore che giudicava ed operava attraverso la spada della Parola: “Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza” (Apocalisse 1:16).

Gesù viene poi descritto in azione, nella grande battaglia precedente il Millennio, sempre con questa spada: “I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori” (Apocalisse 19:12-16)

L’ELOGIO

Comincia con l’espressione: “Io so”, che nelle altre lettere viene tradotta “io conosco”: “Io so dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita” (Apocalisse 2:13).
Il Signore dunque conosce ogni cosa anche per ciò che riguarda la Chiesa di Pergamo. Vediamo cosa il Signore conosceva:

1. Io so dove tu abiti

Pergamo era perseguitata, in difficoltà, ma Gesù sapeva e conosceva la sua sofferenza. Allo stesso modo il Signore conosce ogni circostanza della nostra vita familiare, lavorativa, scolastica. Egli conosce le tentazioni ed i problemi che affrontiamo. Il Signore é assolutamente imparziale e non dimentica mai l’impegno, la fedeltà e la costanza dei Suoi figli. Egli conosce anche quello che é sfuggito all’osservatore disattento e superficiale: “Dio infatti non è ingiusto da dimenticare l’opera vostra e l’amore che avete dimostrato per il suo nome con i servizi che avete resi e che rendete tuttora ai santi” (Ebrei 6:10).
“Io so dove tu abiti”. Quale conforto! Molti anni fa un piccolo trovatello pose la sua mano in quella di un giovane medico che si era mostrato molto gentile e cordiale con lui: “Vuoi vedere dove abito?” disse il ragazzino. Il dottore rispose di sì ed il ragazzetto lo condusse nei covi di povertà, squallore e vizio dei malfamati quartieri di Londra. Ciò che il dottore vide quella sera lo spinse a fondare le “CASE DEL DOTTOR BERNARDO”, dove, in seguito, migliaia di bambini abbandonati avrebbero trovato asilo ed un modo per diventare persone utili al loro paese.

Gesù sa dove noi viviamo. Egli conosce i nostri problemi economici, le nostre tragedie familiari, le difficoltà che incontriamo, le opprimenti circostanze tentatrici; Egli conosce tutto, ma quando ci affidiamo a Lui, ci libera: “Nessuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare” (1Corinzi 10:13).

Il Signore proprio perché sa tutto di noi, può liberarci: “Il Signore sa liberare i pii dalla prova” (2Pietro 2:9).

2. Là dov’è il trono di Satana

Il Signore sa che le difficoltà dei credenti di Pergamo non sono fittizie o esagerazioni ma sono reali, perché in Pergamo vi è il trono di Satana.
Varie ragioni sono state date per spiegare come Pergamo potesse essere chiamata “il trono di Satana”. Ne segnaliamo due che sono le ipotesi più accreditate:

A. Pergamo era un centro idolatrico per i suoi molti templi. Qui si commetteva ogni sorta di peccato, di perversione e di immoralità.

B. Pergamo, come sede ufficiale dell’autorità romana e del tribunale, era un luogo dove si poteva facilmente originare la persecuzione contro i cristiani, qualora fossero denunciati come avversi all’adorazione, all’imperatore.

Satana, quindi, dimorava in essa in modo del tutto particolare. Tuttavia i credenti avevano dimostrato, con la loro condotta, di essere degli autentici cristiani. Non avevano tentato di salvare la propria vita rinnegando la fede o rigettando la verità dell’Evangelo, infatti, il Signore conosce una terza cosa di questa Chiesa:

3. “Tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita”.
Pergamo è rimasta ferma, non ha rinnegato la fede in Lui. Rimanere fedeli al Signore Gesù, è la caratteristica di ogni vero credente. Ricordiamo l’invito alla fedeltà alla Chiesa di Smirne: “Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita” (Apocalisse 2:10).

Pergamo era rimasta fedele anche nel momento in cui Antipa, un credente della loro comunità, fu ucciso, dimostrando così la sua fedeltà al Signore fino alla morte. Chi era questo Antipa? La tradizione ecclesiastica dice che questo primo martire, il cui nome significa “solo contro tutti”, sia stato accusato dai sacerdoti del dio Esculapio. Si sa che in quel tempo, dare il titolo di “Signore” a Gesù Cristo, anziché a Cesare, era sufficiente per essere condannati al supplizio. Fu dunque portato dinanzi a una statua di Cesare, dove gli fu detto di giurare che l’imperatore era Dio. Ma Antipa proclamò coraggiosamente che solo Gesù era il Signore e che non vi era altro Dio fuori di Lui. Allora il funzionario romano esclamò: “Antipa, non sai tu che tutto il mondo è contro di te?” Antipa rispose: “Allora Antipa è contro il mondo intero!” Fu allora rinchiuso all’interno di un toro di bronzo e gli si accese sotto un fuoco, fino a che fu bruciato a morte.

Anche Tertulliano riferisce di un cristiano dallo stesso nome martirizzato durante l’Impero di Domiziano, il che é più verosimile come periodo.

Gesù loda i santi di Pergamo, perché malgrado la morte di Antipa, continuano coraggiosamente a proclamare Gesù come il solo Signore. Egli li elogia anche perché rimangono fermamente legati all’Evangelo, anziché mescolarlo o pervertirlo con le aberrazioni delle religioni pagane. Senza dubbio molti cristiani della Chiesa di Pergamo dovettero morire per la loro fede.

Nei giorni in cui tutto è calmo e splende il sole, non è difficile benedire Dio. Ma quando incontriamo le tribolazioni, quando appare all’orizzonte la nuvola di tempesta, quando crollano i nostri piani lungamente accarezzati, quando viene meno la salute e la nostra fede viene messa alla prova, resteremmo fedeli?

IL RIMPROVERO

Gesù rimprovera questa Chiesa che, forte all’esterno, appare fragile all’interno: “Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti” (Apocalisse 2:14,15).

Pergamo era rimasta fedele in mezzo alle persecuzioni, perciò Satana cerca ora di creare dei problemi all’interno con false dottrine e falsi insegnamenti. Satana é astuto e quando non riesce a rovinare la testimonianza con il peccato, con gli attacchi dall’esterno, opera all’interno di essa. Sfrutta la superficialità dei credenti, la loro tolleranza al peccato ed il loro benessere per addormentarli. É stato osservato che questa Chiesa prefigura l’inizio dell’allontanamento da Cristo a causa dei suoi compromessi. Ma questo non é accaduto improvvisamente. Ci sono state delle azioni e dei comportamenti incoerenti che, insieme alla mancanza di vigilanza, li hanno portati all’apostasia. Cosa era successo nella Chiesa di Pergamo? Due cose terribili:

a. Vi erano alcuni credenti che professavano la dottrina di Balaam

Questi era un uomo ambiguo che aveva riconosciuto l’Eterno come il Suo Dio, annoverandolo però con gli altri dei che serviva. La storia di questo profeta assoldato da Balac, Re di Moab, é raccontata nel libro dei Numeri nei capitoli dal 22 al 24. Balaam avrebbe dovuto maledire Israele per conto di Balac, ma gli fu impedito di pronunciare la maledizione. In questo contesto, significativa é la vicenda dell’asina parlante (Numeri 22:21-31). Alla fine Balaam dovette benedire Israele (Numeri 24:15-24). Tuttavia, sebbene non abbia potuto acconsentire alle richieste di Balac di maledire Israele, diede però dei subdoli e diabolici suggerimenti su come allontanare Israele dal Signore e farlo cadere in una situazione di condanna e di giudizio, facendolo partecipare alle loro feste idolatriche, perché fosse sedotto dalle figlie di Moab, prostituendosi con loro: “Or Israele era stanziato a Sittim e il popolo cominciò ad avere rapporti con le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici offerti ai loro dei; e il popolo mangiò e si prostrò davanti ai loro dei. Israele si unì a Baal-Peor e l’ira del Signore si accese contro Israele” (Numeri 25:1-3).

Successivamente ci viene confermato che questo fu il consiglio di Balaam per trascinare Israele all’idolatria: “Ecco, sono esse che, per suggerimento di Balaam, trascinarono i figli d’Israele all’infedeltà verso il Signore, nel fatto di Peor, per cui il flagello scoppiò nella comunità del Signore” (Numeri 31:16).

Perciò la dottrina di Balaam, in questo contesto, é la dottrina di coloro che con la scusa di volersi disfare di ogni grettezza, strettezza e settarismo, propongono un’apertura sbagliata verso il mondo. Purtroppo il risultato é quello di introdurre la rilassatezza e la mondanità nella Chiesa, cosa molto grave: “O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: “Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia”? (Giacomo 4:4,5).

L’invito del Signore è quello di non amare il mondo: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Giovanni 2:15-17).

L’obiettivo di Satana è distruggere la Chiesa dall’interno, servendosi di coloro che ne fanno parte. Non ci si deve lasciare ingannare ricorrendo ad eufemismi.

La Parola di Dio chiama quest’intrusione del mondo nella Chiesa, idolatria e fornicazione.
Quindi, per mancanza di disciplina e vigilanza nella Chiesa di Pergamo, la tendenza alla mondanità é diventata dottrina.

l Nuovo Testamento ci mette in guardia dallo spirito di Balaam: “Lasciata la strada diritta, si sono smarriti seguendo la via di Balaam, figlio di Beor, che amò un salario di iniquità, ma fu ripreso per la sua prevaricazione: un’asina muta, parlando con voce umana, represse la follia del profeta” (2Pietro 2:15,16).

Oltre che Pietro, anche Giuda ne parla nella sua epistola: “Guai a loro! Perché si sono incamminati per la via di Caino e per amor di lucro si sono gettati nei traviamenti di Balaam e sono periti per la ribellione di Core” (Giuda 11).

Il compromesso è la dottrina di Satana. Nella Chiesa di Pergamo alcuni credenti erano scesi a compromesso con il peccato. Il diavolo vuole che noi facciamo alleanza con il male.

b. Vi erano altri credenti che professavano la dottrina dei Nicolaiti

Come abbiamo già osservato parlando della Chiesa di Efeso, probabilmente i Nicolaiti erano coloro che insegnavano la divisione fra clero e laici, oppure Nicola si era lasciato trasportare dallo splendore della filosofia greca e ne aveva accolto la dottrina secondo la quale lo spirito dell’uomo é naturalmente buono e il corpo é naturalmente malvagio. Egli era così giunto alla conclusione che l’appagamento dei desideri corporali non contaminava lo spirito. Ciò porgeva ai playboy di quel tempo la possibilità di giustificare un contegno immorale con argomenti religiosi. Un agevole compromesso con il mondo era il punto centrale del suo insegnamento.

Sembra che ci fosse uno stretto rapporto tra il pensiero dei Nicolaiti e l’insegnamento di Balaam, forse perché la dottrina dei Nicolaiti comportava lo stesso lassismo morale.

Lo stesso genere di compromesso possiamo vederlo oggi attorno a noi: alcuni si formano un’idea sbagliata sull’amore e sulla libertà cristiana, che li porta, spesso a vivere in maniera licenziosa. Costoro sostengono principi che, in sostanza, incoraggiano peccati condannati severamente dalla Bibbia.

La Chiesa di Pergamo, forte all’esterno, aveva allentato la sua vigilanza all’interno. Questo dimostra l’importanza della vigilanza e la necessità che nella Chiesa si eserciti la disciplina per eliminare ogni deviazione morale e dottrinale.

Il Signore vuole che vigiliamo, affinché nulla di estraneo e di deleterio si insinui nella nostra vita. Il desiderio di Dio per la Sua Chiesa è quello di santificarla e di prepararla per la gloria eterna: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile” (Efesini 5:25-27).

Lo Spirito Santo ci guida in tutta la verità e noi dobbiamo collaborare con Lui per togliere il male.

L’ESORTAZIONE

Il monito è “ravvediti”: “Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca” (Apocalisse 2:16).

Siccome la dottrina di Balaam e dei Nicolaiti aveva intaccato alcuni credenti e questi non erano stati ripresi ed espulsi dalla comunione fraterna, il Signore ritiene questa comunità responsabile e l’invita a pentirsi e a cancellare questa macchia.

Ogni peccato, commesso sia corporalmente che spiritualmente, distrugge la comunione del credente col Signore fino a che non sia giudicato e perdonato. Gesù consente che la comunità provveda ad espellere tutti quelli che insegnano e praticano una simile eresia, fino a che essi non si pentano. Altrimenti egli stesso li combatterà con la spada della sua Parola.

L’espressione “fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca”, illustra l’imminenza del giudizio. Da notare che “la spada della Sua bocca” ci parla di giudizio e di punizione dei colpevoli. Egli come Giudice pronuncia queste parole.

I credenti di Pergamo dovevano cambiare pensiero e atteggiamento, dovevano mutare le loro vie. Non c’è posto nel corpo di Cristo per coloro che continuano a vivere nel peccato. La Bibbia avverte che, coloro i quali si trovano in questa situazione, non erediteranno il regno di Dio: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10).

L’invito al ravvedimento è rivolto non solo alla Chiesa di Pergamo, ma anche ad ogni credente. Quando dopo essere “nati di nuovo”, ritorniamo a riprendere o a fare alcune cose che avevamo lasciato, abbiamo bisogno di ravvederci. Il ravvedimento quindi non riguarda solo il mondo, ma anche il credente: “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese” (2Cronache 7:14).

Più volte la Bibbia ci ricorda che Dio ha chiamato i credenti “non a impurità (immoralità), ma a santificazione”: “Infatti Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque disprezza questi precetti, non disprezza un uomo, ma quel Dio che vi fa anche dono del suo Santo Spirito” (1Tessalonicesi 4:7,8).

Gesù ritornerà per redimere quelli che sono stati da Lui purificati ed hanno accettato la vittoria che Egli ha dato loro sul peccato, ma la spada della Sua bocca distruggerà i peccatori e abbatterà l’empio sistema di questo mondo, quando cioè l’ira dell’Onnipotente si manifesterà prima di stabilire il suo regno millenario sulla terra: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori” (Apocalisse 19:11-16).

Purtroppo sembra che neanche questa Chiesa si sia ravveduta, infatti, la gloriosa Pergamo, è oggi una piccola città Maomettana

LA PROMESSA

Vi è qui una duplice promessa per chi desidera ascoltare la voce dello Spirito Santo: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve” (Apocalisse 2:17).

Dio si rivolge a coloro che desiderano ascoltarlo: “Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide” (Isaia 55:2,3).

In questo caso “ascoltare” significa prendere in considerazione tutti gli aspetti di ciò che dice il Signore. La promessa di una vita vittoriosa e benedetta é legata a questo ascolto. A tutti i credenti che si mostreranno forti e saranno vittoriosi mediante la fede e l’ascolto della voce dello Spirito Santo, il Signore promette dei premi. Essi riceveranno:

a. La manna nascosta

La manna servì di sostentamento ad Israele nel deserto. Essa ci parla di vita. Gesù si dichiarò il pane disceso dal cielo: “I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo” (Giovanni 6:49-51).

A chi vince il Signore promette un cibo celeste, alimento di una vita di beatitudine. Cristo, vera manna, soddisferà tutti i bisogni e le aspirazioni del Suo popolo in un modo tale che la mente umana non riuscirebbe a immaginare. In Lui c’è sazietà.

b. La pietruzza bianca

Aveva anticamente un triplice uso:

* Rappresentava il voto d’assoluzione per un accusato. Molti tribunali al tempo di Giovanni, davano una pietra bianca a un accusato quando era assolto e una pietra nera quando era trovato colpevole. Il ricevere una pietra bianca con un nuovo nome su di essa suggerisce l’idea del completo perdono del credente e del suo favore presso Dio.

* Garantiva l’entrata ad importanti spettacoli e banchetti d’onore. Per comprendere quest’immagine si deve ricordare che ai tempi di Giovanni vi era l’usanza di dare una pietra bianca con il nome agli invitati di una certa festa, perché potessero essere accolti e ricevuti. Questa usanza fa pensare alla sicurezza interiore data dallo Spirito Santo ai credenti (Romani 8:15-16) e che, essendo una “caparra” delle ricchezze che riceveremo, costituisce la garanzia di essere accolti dal Signore. Questa sicurezza interiore è sperimentata solo quando ascoltiamo e ubbidiamo allo Spirito Santo.

* La pietruzza bianca (colore della vittoria) era consegnata ai vincitori di gare olimpiche su cui c’era scritto il proprio nome. Questa pietra dava diritto al vincitore di vari onori e privilegi quando faceva ritorno alla sua città. A chi vince qui sulla terra, sono assicurati da Cristo onori e privilegi nella patria celeste. Il nome nuovo forse testimonia il cambiamento che avviene nella vita d’ogni credente che ha combattuto fino alla fine restando fedele. L’accenno al nuovo nome é per ricordare che al cielo non si accede senza trasformazione. Lo stesso accadde a Giacobbe “l’imbroglione” che divenne Israele “colui che lotta con Dio”, il “principe di Dio”, che recava visibilmente il segno del suo cambiamento.
Nessuno conosce questo nome, se non colui che lo riceve, perché le lotte e le vittorie di un’anima sono esperienze individuali, che solo Dio conosce.
Vuoi sapere quale sarà il nome nuovo che riceverai? Vinci e lo leggerai sulla pietruzza bianca!

L’applicazione profetica: Il Cristianesimo dell’era Costantiniana (313-600).

Per chi vede che le lettere indirizzate alle sette Chiese siano la descrizione della Chiesa mondiale nei secoli, questa rappresenterebbe “la Chiesa statale”, il cristianesimo assurto a religione di stato in epoca Costantiniana dal 313 al 600. Dopo la persecuzione, la morte cruenta di fedeli testimoni, come Policarpo ed Antipa, ecco l’abbraccio mortale fra Chiesa e Stato.

La Chiesa di Pergamo, oltre che a descrivere una situazione contingente, prefigura la mescolanza che si è determinata nella Chiesa, allorquando l’imperatore Costantino, nel IV secolo, fece del cristianesimo la religione di Stato. Dopo la sua vittoria contro Massenzio (312 d.C.) pubblicò l’editto di Milano (313 d.C.), che legalizzava il cristianesimo. Ma non deve essere ignorato che in tutto questo vi era uno scopo politico: raccogliere i suffragi dei cristiani che erano sempre più numerosi. In questa logica il cristianesimo fu imposto. I templi pagani furono trasformati in Chiese e le feste intrise di tradizioni pagane furono cristianizzate. In realtà, con quest’operazione non è l’impero romano che é divenuto cristiano, ma il cristianesimo che si è compromesso con il paganesimo. L’idolatria pagana si è diffusa e le pratiche magiche hanno invaso la Chiesa. Infatti é in quel periodo che si é cominciato a praticare la preghiera per i morti, il segno della croce, si é diffusa la celebrazione della messa, il culto delle immagini, il culto dei santi e degli angeli, il culto delle reliquie, il culto di Maria, la dottrina del purgatorio, la confessione auricolare ecc.

Cessarono le persecuzioni di massa, ma questo riconoscimento ufficiale non recò alla Chiesa nessuna benedizione, bensì una maledizione. I capi della Chiesa stipularono sempre più compromessi con il mondo allo scopo di guadagnare favori e potere. Cominciò a svilupparsi una gerarchia ecclesiastica, in cui il vescovo di Roma esigeva una crescente preminenza a motivo della sua residenza nella stessa sede del governo imperiale. Egli cercava poi di rafforzare tale sua pretesa con la dichiarazione di una successione apostolica; asserendo che questa sua sede in Roma risaliva direttamente a Pietro e che il “Grande pescatore” era il fondamento della Chiesa. Perciò, come la Chiesa di Pergamo fece un compromesso con il paganesimo e con la sua immoralità, così la Chiesa del lV e del V secolo strinse un legame impuro con lo Stato romano e commise quindi “adulterio spirituale”.

Perciò l’operazione, che da un punto di vista umano poteva sembrare un successo, é divenuta una gran sorgente d’inquinamento. La Chiesa anziché essere l’insieme dei “chiamati fuori”, di coloro che liberamente hanno risposto all’invito del Signore, é divenuta un insieme di gente raccogliticcia. Da istituzione divina si é trasformata in istituzione umana; é divenuta una Chiesa di stato con tutte le conseguenze funeste che vediamo oggi e tendente sempre più al sincretismo. Ora, nella lettera a Pergamo, abbiamo i primi accenni di questo processo degenerativo, che porterà la Chiesa nella sua espressione esteriore ad andare sempre più lontano, divenendo una Chiesa antagonista, una contraffazione, cioè la Babilonia. Tutto questo contiene un forte richiamo alla vigilanza. Spesso si comincia con delle piccole deviazioni che divengono sempre più grandi. Lontani dall’ubbidienza alla Parola del Signore si finisce per cadere nell’errore più deleterio. Cosi ci saranno all’interno di questa Chiesa persone che diranno: “Signore, Signore”, ma il Signore non le avrà mai conosciute. Un accenno a questa situazione sembra contenuto nello stesso nome Pergamo, che significa, “elevato”, per indicare una Chiesa che si é innalzata, inorgoglita, che afferma di essere la “sposa di Cristo”, mentre in realtà, lo ha tradito

CONCLUSIONE

Gli insegnamenti contenuti in questa lettera non potrebbero essere più attuali. In tempi segnati dall’irenismo e dal sincretismo religioso, abbiamo il dovere d’essere scrupolosi e vigilanti, per non tollerare all’interno della Chiesa, né mondanità, né alcun’altra forma di deviazione dottrinale. Oggi taluni cercano di far posto nella Chiesa anche a quelli che continuano a vivere nel peccato. La Bibbia, però, avverte che coloro i quali si trovano in questa situazione non erediteranno il regno di Dio.

È pericoloso scherzare con il fuoco e camminare sull’orlo del precipizio, così come sono pericolosi i compromessi con il mondo. Il Vangelo non fa della casistica, proibendo per esempio questo o quel divertimento e passatempo, ma dà delle direttive generali a cui deve ispirarsi la condotta del credente. I credenti sono stati lavati, santificati (cioè messi da parte per Dio), giustificati (ossia dichiarati giusti e liberi dalle colpe), nel nome del Signore Gesù Cristo e “mediante lo Spirito dell’Iddio nostro” (1Corinzi 6:11). Peccare contro il proprio corpo é peccare contro il tempio dello Spirito Santo (1Corinzi 6:18-19).
Si é chiamati a glorificare Dio non solo nel proprio spirito, ma anche nel proprio corpo, perché e l’uno e l’altro Gli appartengono (1Corinzi 6:20).
Possa Iddio aiutare ogni sincero credente ad allontanarsi dai Balaam e dai Nicolaiti di questo mondo e a rigettare ogni più piccola sfumatura del loro insegnamento che potrebbe tentarli a qualche compromesso o spingerli a mostrarsi deboli verso il peccato. Non amiamo il mondo e fuggiamo il male: “Ecco, temere il Signore, questa è saggezza, fuggire il male è intelligenza” (Giobbe 28:28)

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