La Terra è un globo sospeso nel vuoto

Il profeta Isaia, parlando di Dio, scriveva sette secoli prima di Cristo: “Egli è Colui che sta assiso sul GLOBO della terra…”

“Egli è Colui che sta assiso sul globo della terra…” (Isaia 40:22).

Com’è noto, la scienza insegnava che la Terra era piatta e solo nel 1521 (oltre ventidue secoli dopo Isaia) Ferdinando Magellano, navigatore portoghese, provò la sfericità del mondo circumnavigandolo per la prima volta. Il libro di Giobbe, scritto nel 1500 circa a.C., affermava inoltre una verità che fu accettata come tale solo nel XVII secolo. Parlando dell’onnipotenza di Dio il patriarca esclamava: “Dio stende la volta del cielo nel vuoto e sospende la terra sul nulla.” (Giobbe 26:7 – TILC). Per secoli i filosofi greci, che ancor oggi sono letti da milioni di studenti, supposero che la Terra fosse sostenuta da un gigantesco elefante, oppure riposasse sulle spalle di Atlante, figura mitologica, in piedi sul dorso di una tartaruga. Isaac Newton con la scoperta della legge della gravitazione universale pose fine a tali assurdità nel 1687, oltre tremila anni dopo la redazione del libro di Giobbe.

L’incalcolabile numero delle stelle

La Bibbia diceva: “Non si può contare l’esercito del cielo…”. In quel tempo gli astronomi erano convinti che non ci fossero più di un migliaio di stelle! Sei secoli più tardi…

La Bibbia, attraverso il profeta Geremia, oltre sei secoli prima di Cristo, affermava: “Come non si può contare l’esercito del cielo nè misurare la sabbia del mare…” (Geremia 33:22).
In quel tempo gli astronomi erano convinti che non ci fossero più di un migliaio di stelle! Sei secoli più tardi, l’egiziano Tolomeo Claudio ne contò invece più di tremila. Alla fine del XVI secolo gli astronomi delle grandi università europee credevano che vi fossero circa settemila stelle. Fu Galileo nel 1609 con il suo primo telescopio a scoprirne oltre centomila; alcuni anni più tardi, dopo aver messo a punto e perfezionato i suoi strumenti, ne contò ben trecentomila. Oggi, il grande telescopio che si trova sul monte Palomar in California e che ha uno specchio di cinque metri di diametro mostra le stelle in così gran numero che è impossibile contarle, come asseriva Geremia ventisei secoli fa. L’universo è disseminato di centinaia di milioni di galassie di varie forme e grandezze che contengono miliardi di stelle come la Via Lattea, della quale fa parte il nostro sistema solare, un enorme sistema a spirale appiattita che contiene cento miliardi di stelle. Davanti all’immensità dell’universo si deve proprio esclamare con Davide: “I cieli raccontano la gloria di Dio…” (Salmo 19:1).

La generazione spontanea della vita

Numerosi scienziati sono pronti ad asserire che non esiste possibilità alcuna che gli amminoacidi abbiano potuto formare gli enzimi fortuitamente, così per caso, e lo affermano in base al calcolo delle probabilità.

Per secoli fu accettata l’ipotesi della generazione spontanea per spiegare l’origine della vita e lo stesso errore era ancora accolto nel secolo scorso. Il microscopio però, nelle abili mani di Luigi Pasteur, rivelando un mondo nuovo di microrganismi, stabilì il fatto che solo la vita produce la vita. Le prime parole della Bibbia infatti stabilivano che la vita non può avere la sua sorgente che nella Vita: “Nel principio Dio creò il cielo e la terra…” (Genesi 1:1) – “Io ho fatto la terra, gli uomini e gli animali che sono sulla faccia della terra, con la mia grande potenza…” (Geremia 27:5)

Facciamo un esempio: i biochimici hanno scoperto che un solo batterio contiene non meno di 1500 enzimi (enzimi = catalizzatori organici per l’accelerazione delle reazioni biochimiche), e ciò senza includere altri composti chimici complessi. Gli enzimi sono proteine, ciascuna delle quali formata da alcune centinaia di amminoacidi. Ogni enzima è molto complicato, ed ha un compito specifico da svolgere.

Il DNA: la programmazione della vita

Come conciliare l’evoluzione per caso con il progetto della vita e dell’ autocostruzione contenuto nel DNA di ogni essere vivente? Se è stato il caso a decidere come procedere, come spiegare la registrazione a priori…?

Le nostre cellule viventi sono 60 mila miliardi e all’ interno di ciascuna di esse, nessuna esclusa, si trova una specie di nastro avvolto ad elica lungo un metro e settanta centimetri, il DNA, che contiene il codice della vita, ovvero le informazioni genetiche indispensabili per l’autocostruzione dei viventi. Il DNA è immensamente sottile e immensamente lungo, quello di un essere umano è in totale 102 miliardi di chilometri. Ecco un termine di paragone, tanto per rendere l’idea: l’orbita attorno al Sole dell’ultimo pianeta, il piccolo Plutone, segna il confine del sistema solare. Ebbene… “Il nastro DNA potrebbe distendersi sulla sua orbita, fortemente ellittica, lasciando penzolare un lunghissimo tratto. Potrebbe però disdegnare quell’orbita-confine, andare molto più lontano. Potrebbe racchiudere il Sistema Solare entro un cerchio di 16,2 miliardi di chilometri di raggio… Su quel cerchio-orbita è esattamente trascritto come il nostro corpo si è autocostruito, come funziona, come vive… I mille grossi volumi di un’enorme enciclopedia risulterebbero appena sufficienti, per contenere tutte le informazioni trascritte su quel metro e 70 cm. di nastro DNA di ciascuna nostra cellula.” (Domenico E. Ravalico, “La creazione non è una favola”, Ed. Paoline – pp. 59,61).

Ora, come conciliare l’evoluzione per caso sostenuta dagli scienziati non credenti con il progetto della vita e dell’autocostruzione contenuto nel DNA di ogni essere vivente? Se è stato il caso a decidere come procedere, come spiegare la registrazione a priori di ogni minimo particolare di quell’organismo vivente che si stava formando? Sì, possiamo essere d’accordo con il re Davide quando cantava a Dio: “Sì, tu hai plasmato i miei reni, mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Ti rendo grazie perché sono stato formato in modo stupendo: stupende sono le tue opere! La mia anima lo riconosce appieno. Non ti erano nascoste le mie membra, quando fui formato nel segreto, ricamato nel profondo della terra.” (Salmo 139:13-15)

L’incremento demografico

Se la coppia originale fosse comparsa sulla Terra un milione di anni fa, come dicono gli evoluzionisti, anche un basso tasso d’incremento demografico avrebbe dato una popolazione attuale maggiore di quella che potrebbe affollarsi nell’intero universo!

Un altro argomento che compare a volte in favore dell’evoluzione è che essa ha permesso alla terra di giungere al suo popolamento attuale; mentre, se si crede alla narrazione biblica, si sostiene che le poche migliaia di anni intercorse da Noè fino ad oggi non sarebbero state sufficienti per popolare la Terra così come si vede oggi. Se tuttavia esaminiamo i fatti, troviamo che la storia conosciuta ci presenta una regolare tendenza ad un costante ed esponenziale aumento della popolazione. Il tasso medio d’incremento demografico è stato dell’1,7% nel periodo 1985-90 (con un tasso che ha superato il 3% nelle aree meno privilegiate economicamente). Un tasso dello 0,5% significherebbe che la famiglia media avrebbe solo due figli e mezzo sopravviventi per famiglia, con una vita media di 40 anni. Ciò è ancora al di sotto del tasso medio d’incremento demografico nel periodo di cento anni fra il 1650 e il 1750, prima cioè che la moderna medicina facesse sentire i suoi effetti, ma in un’epoca abbastanza recente per poter dare valutazioni alquanto accurate della popolazione. Se la coppia originale fosse comparsa sulla Terra un milione di anni fa, come dicono gli evoluzionisti, questo basso tasso avrebbe dato una popolazione attuale maggiore di quella che potrebbe affollarsi nell’intero universo! Se invece l’attuale incremento demografico ha avuto inizio con la famiglia di Noè, dopo il diluvio, ciò concorderebbe benissimo con l’insegnamento biblico, anche se si accettasse la data proposta dallo Ussher per il diluvio, di 4.300 anni or sono, che è probabilmente la più recente che gli si possa assegnare (Henry M. Morris, World Population, in “The King’s Business” – gennaio 1970, pag. 19). Naturalmente le epidemie, le guerre, ecc. possono abbassare radicalmente il tasso d’incremento demografico, ma perché un’epidemia sussista occorre un certo livello di popolazione, proprio come per l’incendio di un bosco: per propagarsi occorre che gli alberi siano vicino fra di loro. Sembrerebbe perciò che più si risale indietro nel tempo, minori siano le possibilità che un fenomeno di tale natura abbia potuto eliminare una percentuale sostanziale della popolazione, poiché il contatto fra le persone è sempre meno frequente. La prova dell’incremento demografico usata contro il punto di vista biblico della creazione costituisce strettamente una prova basata sull’ignoranza. I fatti sono in favore della creazione.

Il diluvio

I fossili dispersi sulla totalità della Terra, confermano l’idea di un diluvio universale. Esistono oggi le tracce di questo diluvio?

“Allora Dio disse a Noè: ‘Mi son deciso: la fine di tutti i mortali è arrivata, poiché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra’.” (Genesi 6:13) – “E avvenne, al settimo giorno, che le acque del diluvio furono sopra la terra; nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno del mese, proprio in quel giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande oceano, e le cataratte del cielo si aprirono…” (Genesi 7:10-11).

Il valore del racconto biblico

La realtà del diluvio e la sua estensione mondiale sono sempre state considerate delle verità fondamentali sia da Gesù che dalla chiesa primitiva. Attualmente, davanti al trionfo della tesi evoluzionista, le chiese cristiane hanno generalmente aggirato la difficoltà dicendo che il testo della creazione è solo un mito ed il racconto del diluvio una leggenda che si ritrova, in diverse forme, presso tutti i popoli ed in particolare presso i Babilonesi ed i Sumeri, come pure gli Assiri. Ora, ben lontano dall’essere un argomento contro l’autenticità del racconto del diluvio, questa molteplicità di tradizioni presso i popoli che rappresentano i diversi rami dell’umanità post-diluviana, depone in favore del racconto biblico. Questo vuol dire che il diluvio universale fu un avvenimento reale, il cui ricordo si è perpetuato nei popoli. Tuttavia, tutti concordano sul fatto che vi è una grande differenza fra il racconto biblico, essenziale, conciso, sobrio, chiaramente scritto con intenzioni d’ordine storico e pedagogico, e le leggende degli altri popoli, palesemente “romanzate”. Non c’è dubbio che la Bibbia parli di un diluvio universale e non locale. La durata stessa del diluvio – più di un anno e non 40 giorni, come si crede comunemente – e le dimensioni dell’arca di Noè si spiegano solamente nel caso di una catastrofe mondiale. Dunque, i fossili che, per gli evoluzionisti, sono la traccia dell’evoluzione, per noi in una prospettiva radicalmente opposta rappresentano le vestigia delle forme di vita antidiluviana. Questi resti, dispersi sulla totalità della Terra, confermano l’idea di un diluvio universale. Esistono oggi le tracce di questo diluvio? La natura certo presenta dei fatti: come saranno interpretati questi fatti dalla scienza, nei suoi molteplici settori, questo è un altro discorso. Gli scienziati credenti pensano che una catastrofe come il diluvio spiega molto meglio i grandi mutamenti avvenuti in natura; spesso questi restano un mistero per gli atei che, come vedremo, cadono a volte in contraddizione, nel tentativo di trovare una soluzione. L’uniformismo più rigido e ortodosso non concede che sia ammissibile un’interruzione di questo tipo, e ha bisogno perciò, per spiegare l’esistenza di ciò che vediamo oggi, di miliardi di anni. Ogni tipo di catastrofe, compreso un diluvio universale, è inammissibile per gli scienziati sostenitori dell’attualismo (o “uniformismo”) che, in geologia soprattutto, vuole che il presente sia la chiave del passato. Per chiarire meglio: anche gli scienziati cristiani si attengono al principio che le cose si svolgono di fatto secondo criteri di uniformità. A differenza degli scienziati atei però, ammettono che Dio può intervenire e interrompere quando vuole questo svolgimento uniforme, come ha fatto nel diluvio della Genesi. Alcuni argomenti a favore del diluvio biblico:

L’arca di Noè

Noè dovette accogliere nell’arca tute le “specie” del suo tempo. Il numero di specie animali di quell’epoca tuttavia fu molto probabilmente meno importante di quanto generalmente si suppone. Il clima di allora, quasi uniforme, probabilmente non presentava zone climatiche molto differenti e quindi zone ecologiche profondamente diverse fra loro, come si vede oggi. Non è improbabile che, allora, gli animali scegliessero la propria zona di habitat più in funzione dell’altitudine che della latitudine. Ma come poteva l’arca contenere comunque tutti gli animali? Intanto c’è da notare che tutte le specie marine non figurano naturalmente fra gli animali entrati nell’arca (cfr. Genesi 7:8). Inoltre, non bisogna dimenticare che gli enormi rettili del Secondario, i dinosauri per esempio, non vi entrarono; così si spiega la loro improvvisa sparizione alla fine del Cretaceo. Vediamo le dimensioni dell’arca indicate dal testo biblico: 300 cubiti di lunghezza x 50 cubiti di larghezza x 30 cubiti di altezza (Genesi 6:15). Questo corrisponde a circa 150x25x15 metri, con tre ponti. Tali dimensioni corrispondono a quelle di una nave di notevole staza: più di 20.000 tonnellate. Cioè la capacità di otto treni-merci di 65 vagoni ciascuno. Quando si pensa che due treni di questo genere possono trasportare fino a 30.000 animali di media taglia, come i montoni, ci si rende conto che l’arca poteva contenere un bel numero di bestiame. Come risolvere il problema dell’alimentazione durante un anno intero, tanto infatti restarono gli animali e le persone nell’arca? Una possibilità potrebbe essere suggerita dall’ibernazione che riguarda anche oggi un buon numero di specie animali. Le condizioni climatiche durante il diluvio dovettero essere molto perturbate, il che avrebbe potuto favorire l’ibernazione di un gran numero di animali.

La scomparsa dei Dinosauri

Questi enormi rettili, per la maggior parte erbivori, sono molto frequenti in forma fossile negli strati secondari. Spariscono poi bruscamente al Cretaceo. come spiegare l’improvvisa e rapida scomparsa di queste enormi bestie? Innumerevoli ipotesi, tutte poco esaurienti, sono state fatte: apparizione di roditori che divorano le uova… (ma sono stati ritrovati veri e propri “giacimenti” di uova di dinosauro intatte, negli Stati Uniti e nella regione della Provenza, in Francia), brutale cambiamento del clima (perché sarebbero stati i soli a morire?), scomparsa del loro nutrimento, radiazioni cosmiche, ecc. Tutti i paleontologi sono d’accordo nell’affermare che però l’enigma rimane. Forse si potrebbe risolvere se, prendendo in considerazione il racconto biblico, si accettasse l’idea che, non essendo nell’arca che Noè costruì per ordine di Dio, essi siano sparite tutte quanti. Quando sappiamo che molti di essi pesavano lo scherzo di circa 50 tonnellate, a volte anche di più, vediamo come la loro assenza nell’arca… abbia facilitato le cose! Fu la loro estinzione totale. Vivendo nelle zone paludose delle coste antidiluviane o poco più in alto, questi enormi animali, capaci di nuotare occasionalmente, sono definitivamente scomparsi quando le acque raggiunsero e sommersero le zone ecologiche dove potevano vivere, ad esclusione di tutte le altre. La loro mole e la loro morfologia probabilmente impediva loro di sopravvivere in una regione di altitudine differente. Anche se questa spiegazione non pretende di aver esaurito il problema, essa ha il pregio di far rilevare come, ancora una volta, l’ipotesi catastrofista rende meglio conto dei fatti. Si spiegherebbe così il fatto che ritroviamo enormi quantità di fossili di dinosauri negli strati del giurassico e del cretaceo, mentre essi spariscono totalmente negli strati posteriori. La brutalità della loro sparizione si spiegherebbe così, come anche la sua rapidità: poiché per sedimentare bestie di questa dimensione non si può non ammettere la necessità di una sedimentazione rapida, di una consistente ampiezza! Quest’ultimo punto merita di essere sottolineato. Per fossilizzare un animale è necessario che il suo corpo sia velocemente sottratto all’azione dei predatori, dei rapaci, o dei batteri di ogni genere, dalla decomposizione che comincia subito dopo la morte. E quando si sa che per i geologi evoluzionisti la velocità di deposito dei sedimenti che formano gli strati geologici in cui si ritrovano questi fossili è dell’ordine di qualche millimetro per millennio, si è nel diritto di porci delle domande. Come hanno potuto a questo ritmo gli alberi, gli animali di qualsiasi grandezza e… i dinosauri giganti sussistere così tanto senza che i loro corpi sparissero, divorati, rosi o decomposti? Non è forse più plausibile pensare che siano stati seppelliti bruscamente da una catastrofe di rilevanti dimensioni? Un diluvio per esempio…?!!

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