Introduzione
Dicembre, un mese particolare per la cristianità, un periodo di tempo nel quale, apparentemente, la gente è più buona, più unita, più cristiana. Ma é proprio così?
Oltre a ciò tutti i genitori credenti, legati fedelmente alla Parola di Dio, hanno più o meno trovato difficoltà a spiegare ai propri figli, l’assenza nella loro casa dell’albero di Natale, del presepe e di addobbi vari. Le stesse difficoltà hanno incontrato gli adolescenti parlando con i loro amici o le loro amiche di scuola o il giovane nel mondo del lavoro o il neofita da poco “nato di nuovo” o il monitore e la monitrice della Scuola Domenicale.
Ecco il perché del presente studio che spero sia utile a tutti noi per annunciare al mondo che Gesù é “venuto per cercare e salvare l’uomo dal peccato”.

NATALE MAGICO O…MAGICO NATALE?

“Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:15-17).

Vi pongo una domanda interessante: che cosa sapete sulle origini dell’albero di Natale, di Babbo Natale, dell’uso del vischio e del costume di scambiarsi dei doni? Milioni di bambini di tutto il mondo, ogni anno, imparano a decorare l’albero di Natale con palline colorate, nastri argentati e dorati, candeline e fiocchi di neve.
La notte di Natale questi bambini vegliano fino a mezzanotte, cantando inni e canzoni natalizie, per poi andare a letto e sognare “Babbo Natale” che viene con la slitta ed entra dal camino per riempire il pavimento intorno all’albero di doni per tutti.
Naturalmente nessuno di questi bambini si chiede il perché di questi ed altri costumi associati col Natale! Quasi tutti li accettano così come sono loro insegnati dai loro genitori, dandoli per scontati. Non avete fatto lo stesso anche voi?

Purtroppo pochissimi si fermano a riflettere sul perché essi credono in certe cose, perché seguono determinati costumi o da dove vengono le loro tradizioni! Noi siamo nati in un mondo pieno di tradizioni, usanze e costumi e siamo cresciuti accettandoli senza riflettere o discutere. Questo perché per natura tendiamo a seguire la folla, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate.
Le pecore seguono il gregge al macello, ma gli esseri umani dovrebbero fermarsi e controllare dove stanno andando!
Domandiamoci allora: Come e quando ebbe origine il Natale? Le feste natalizie celebrano veramente la nascita di Gesù? È proprio vero che Gesù nacque il 25 Dicembre? Gli apostoli originari, che conobbero Gesù personalmente e furono istruiti da Lui, celebrarono il Suo compleanno il 25 Dicembre? Perché a Natale la gente si scambia dei doni con i parenti e gli amici? Forse perché i Magi presentarono dei doni a Gesù bambino?
Le risposte potrebbero sorprendervi. Fatto sta che la maggior parte della gente suppone molte cose circa il Natale, che non sono vere. Ma smettiamo di supporre e cerchiamo i fatti!

LA STORIA DEL NATALE: SACRO E PROFANO IN… INTIMITÀ

In una rivista italiana l’autrice di un articolo, Alma Lanzani, scrive: “Il Natale così come lo viviamo in questi ultimi anni, non é poi molto diverso dalle antiche feste pagane che lo hanno generato”. Ella ha perfettamente ragione

NATALE: UNA FESTA

La festa in senso generale

1. Il significato
La parola festa designa un momento diverso da tutto il resto del tempo nel quale, l’esperienza del sacro si fa particolarmente commovente e immediata ed in cui è facile per l’uomo indagare su realtà di per sé non facilmente sperimentabili.

2. La festa religiosa pagana
Le feste e le solennità scandiscono i ritmi e i momenti salienti della vita sociale nell’antichità. Quasi sempre la loro origine è religiosa, anche se non mancano i riferimenti alla vita quotidiana. In ogni sfera della natura o della vita professionale, in tutte le situazioni della vita fuori del comune, gli uomini rendevano omaggio a dei innumerevoli col dono della festa.

Presso il mondo greco-romano
C’era in questa cultura una quantità d’eventi che erano sottratti alla normalità quotidiana e messi in risalto con la celebrazione di feste. Ricordiamo il cambio di stagione e i momenti culminanti della vita agricola come la semina e il raccolto (feste della fecondità) e gli avvenimenti principali della vita familiare e quelli che sottolineavano i rapporti del singolo con la comunità (per esempio le feste della famiglia e della stirpe). Queste feste furono, comunemente, collegate con determinate divinità e spesso chiamate col loro nome. Esistevano feste locali, paragonabili alle attuali feste patronali e feste che coinvolgevano tutta la nazione. La serie di questi periodi festivi abbracciava tutto l’anno con ritmi assai frequenti presso i romani, un terzo dei giorni dell’anno e tutte le sfere dell’attività umana. Preparata da digiuni, abluzioni e mutamento d’abiti, la festa era celebrata con canti e preghiere, musiche e danze, processioni, sacrifici, competizioni sportive, giochi e gare d’ogni genere. Alla festa si accompagnavano mercati e fiere. Durante la festa si favoriva l’aspetto materiale su quello spirituale, con banchetti e pratiche sfrenate, soprattutto nel culto al dio Dionisio.

Presso i popoli dell’antica Palestina
L’antica cultura agraria e cittadina di Canaan possedeva una grande quantità di culti in onore a numerose divinità (per ricordarne alcuni: El, Dagon, Baal, Astarte, Ashera, oltre alle divinità egiziane e assiro-babilonesi). Questi culti erano pieni di riti della fertilità, che esaltavano la sessualità, elevandola a dignità religiosa. I libri dei Re ci parlano del fascino irresistibile che questi culti avevano esercitato sul popolo d’Israele. In questa prospettiva le principali feste tradizionali che si svolgevano nel ciclo dell’anno, si accordavano perfettamente col ritmo della natura e dei suoi inspiegabili misteri.

Presso il popolo d’Israele
Le feste dell’Eterno (la festa del sabato, la festa dei pani azzimi, la festa della mietitura, la festa delle capanne o della raccolta) come ce le presenta il capitolo 23 del libro del Levitico, erano dei giorni solenni, cioè dei periodi di tempo fissati per avvicinarsi a Dio e per presentare dei sacrifici. Nel pensiero divino esse non erano feste del popolo, ma “i miei giorni solenni” dice l’Eterno, messi a parte per il Signore e per la sua gloria. A differenza delle feste pagane quelle israelite erano caratterizzate dalle seguenti proibizioni: prostituzione cultuale (Deuteronomio 23:18), sacrifici umani, contaminazione con i morti, consumo di bevande alcoliche, rapporti sessuali durante il culto. Anche i pagani erano fortemente impressionati dall’austera severità con cui i giudei sapevano disciplinare virtuosamente le loro passioni, accedere a Dio nel santuario con sacrifici e preghiere.

QUAL È IL SENSO DELLA FESTA CRISTIANA?

Ritorniamo per un attimo a considerare le feste ebraiche. Esse, indipendentemente dal loro valore storico e da come sono state effettivamente celebrate in Israele, erano una prefigurazione della salvezza che doveva venire con il Messia Gesù Cristo (Colossesi 2:16,17).
Il credente non deve più celebrare delle feste rituali (Galati 4:8-10; Ebrei 10:12-14), perché ormai ha tutto pienamente in Cristo. Egli, essendo la vera ed unica propiziazione (1Giovanni 2:2), ha riconciliato gli uomini con Dio mediante la sua morte espiatrice. A coloro che credono in Lui ha dato un patto più eccellente del primo fatto di riti e liturgie (Ebrei 7:15-22; 8:6).

COME È NATA LA FESTA DEL NATALE?

Con lo scopo di contrapporre una celebrazione cristiana a quelle pagane. Il 17 Dicembre si celebravano i Saturnali, mentre il 25 Dicembre era molto sentita la celebrazione del “Dies natalis Solis invicti”, festa istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. Sempre nella stessa data i fedeli del dio Mitra celebravano la festa del loro dio, nato dalla pietra e portatore della nuova luce: “Genitor luminis”. La sera del 24 Dicembre i mitraisti e molti altri che li imitavano, accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l’orizzonte. L’unione del culto ufficiale del “Sol Invictus” con la religione mitraica era molto importante nell’ambito dell’aristocrazia romana.
Costantino, primo imperatore cristiano, in un intento tanto politico che religioso, volle realizzare una sorta di simbiosi fra il culto ufficiale del Sole, in cui era stato allevato e da cui si diceva protetto, il culto di Mitra e il cristianesimo che si presentava come la religione del futuro. È sotto il suo regno che appare la festa del Natale. Tutte le omelie (predicazioni) cristiane che rimangano su questo giorno di Natale, insistono sul fatto che “Cristo è il nostro nuovo sole”.

Così la festa di Natale raggiunse, sdoppiandola, la festa della luce già celebrata dalle Chiese d’Oriente. Roma, assai presto, si è sforzata di imporre questa festa della natività a tutto l’impero. Fu introdotto nei principali centri della cristianità in anni diversi. Nella città di Cappadocia nel 373 d.C. da Gregorio di Nissa; nel 383 d.C. ad Antiochia da Gregorio di Nazianzo; ad Alessandria intorno al 400 d.C.
Nel corso del IV secolo questa data andò acquistando credito, ma le feste pagane di questi uomini erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo. La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare per i “cristiani” che furono ben contenti d’aver trovato una giustificazione per perpetuare la celebrazione con pochi cambiamenti sia nello spirito, sia nell’usanza (N.b. per cristiani, non si deve intendere i veri seguaci di Cristo, ma coloro che una volta erano pagani e dopo la simulata conversione di Costantino, accettarono la nuova religione di stato: il Cristianesimo).
Così per quei pagani che si convertivano al cristianesimo si trovò la motivazione necessaria per cominciare a considerare la loro festa pagana del 25 Dicembre (giorno Natale del dio sole), come se fosse il giorno Natale del Figlio di Dio. Questi popoli, però, erano cresciuti in un mondo pieno di costumi pagani con i suoi divertimenti, le sue baldorie e le gozzoviglie che non volevano abbandonare assolutamente!

Fu così che il Natale s’infiltrò gradatamente nel mondo occidentale. Possiamo chiamarla o definirla come vogliamo ma rimane sempre la vecchia festa pagana in onore del dio Sole! L’unico cambiamento sta nel fatto che lo chiamiamo il Natale di Gesù anziché “Natale dell’invincibile Sole”. Noi possiamo chiamare un coniglio con il nome di leone, ma sempre coniglio rimane.
In seguito, per questa data del 25 Dicembre, i falsi ministri di Dio fecero fare dagli artefici delle piccole sculture di gesso o d’altra materia e tra queste una raffigurante il “Bambino Gesù”…così questi falsi dottori portarono un piccolo simulacro alla bocca degli uomini per farlo baciare, dando falsamente a credere che rappresentasse il bambino Gesù. La Parola di Dio ormai non aveva alcun valore: “Da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così” (2Corinzi 5:16).

IL NATALE ALLA LUCE DELLA STORIA:
FONTI EXTRABIBLICHE

La nascita di Gesù non viene certamente dal Nuovo Testamento, né da nessun’altra parte della Bibbia. L’Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, lo afferma chiaramente nei seguenti termini: “I padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo…La festa del 25 Dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella Mitriaca del dies natalis Solis invicti (Giorno natalizio dell’invincibile Sole), nel solstizio invernale” (Vol. XXIV. pag. 299).
Sempre nella stessa enciclopedia leggiamo: “La festa del Natale, quindi, proviene da una celebrazione in onore del dio Sole del mitraismo, una religione pagana che perpetuava lo spirito dell’antica religione babilonese, che “a partire dalla fine del sec. I d.C. s’introdusse in Italia (Capua, Ostia) e in Roma, quindi in tutto l’Occidente, specie nelle province nordiche di confine…dove lo propagarono le guarnigioni militari, fra le quali il mitraismo trovò i suoi adepti più numerosi e fedeli. Il momento più splendido del mitraismo fu la fine del sec. III e il principio del IV, quando esso s’identificò in un certo qual modo con la religione orientale del Sole, assunta a religione ufficiale dello stato romano” (Vol. XXIII. pag. 483).
“Fu proprio durante la più grande espansione del mitraismo, come religione ufficiale dello stato romano che il Natale cominciò ad essere osservato nella stessa data in cui il mitraismo celebrava il natalizio del dio Sole, sotto l’imperatore Aureliano 270-275 d.C. che diede molta importanza al culto del sole e, nel 274 d.C. dichiarò il 25 Dicembre il natalizio del Sole Invitto. Il Natale e l’Epifania furono due feste che, non attestate nel sec. I della chiesa, cominciarono ad apparire vagamente nei sec. II e III; nel corso del sec. IV, in una data che non si può precisare, cominciarono ad essere celebrate dappertutto” (Vol. XIV. pag. 63).

Poiché la celebrazione del Natale è stata introdotta nel mondo cristiano dalla Chiesa Cattolica Romana, esaminiamo cosa dice l’enciclopedia Cattolica, edizione inglese, 1911. Alla voce Natale (“Christmas”), si può leggere: “Il Natale non fu tra le prime feste della Chiesa… la prima evidenza di questa festa, venne dall’Egitto…I costumi pagani che si raggruppavano intorno alle calende di Gennaio, gravitarono intorno al Natale”. Nella stessa enciclopedia alla voce “giorno natalizio”, troviamo che lo storico del terzo secolo, Origene, aveva ammesso questa verità: “Nelle Scritture non si narra di nessuno che osservasse una festa o che tenesse un gran banchetto in occasione del proprio compleanno”.
Un’altra fonte autorevole, nel suo articolo sul Natale, spiega chiaramente: “Fino a che punto la data di questa festa sia dipesa da quella della Brumalia pagana (25 Dicembre), che seguiva i saturnali (17-24 Dicembre) e celebrava il giorno più corto dell’anno ed il nuovo sole, non può essere determinato accuratamente. Le feste pagane dei saturnali e della brumalia erano troppo radicate col costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo. La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare che i cosiddetti cristiani furono ben contenti d’aver trovato una scusa per perpetuare la celebrazione con pochi cambiamenti sia nello spirito sia nell’usanza. Dei predicatori cristiani dell’Occidente e del vicino Oriente protestarono contro la frivolezza con cui veniva celebrata la natività di Gesù, mentre i cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli occidentali d’idolatria e di adorare il Sole, per aver adottata come cristiana questa festa pagana (New Shaff Herzog Encyclopedie of Religions Knowledge).

La Nuova Enciclopedia Religiosa di Schaff Herzog, nello stesso articolo, spiega come l’imperatore Costantino, riconoscendo ufficialmente il giorno dell’adorazione pagana del dio Sole (Dies Solis, cioè giorno del Sole o Soledi, che più tardi fu chiamata Domenica) e l’influenza del Manicheismo (che identifica il Figlio di Dio come il sole fisico), diedero ai pagani del IV secolo, che si stavano convertendo in massa al cristianesimo, la motivazione necessaria per cominciare a considerare la loro festa pagana, del 25 Dicembre, come se fosse il giorno Natale del Figlio di Dio.
In un trattato dell’anno 243 é indicato come giorno natalizio di Cristo il 28 Marzo. Altre date della nascita di Cristo sono il 2 Aprile (secondo Ippolito) e il 19 Aprile ed il 20 Maggio. Le ultime sono: il 6 Gennaio secondo Clemente Alessandrino; solo gli Armeni sembra che stabiliscano ancora la nascita di Cristo per il 6 Gennaio e il 25 Dicembre.
Infine, nell’enciclopedia Americana, edizione 1944, troviamo scritto: “Il Natale, secondo molte autorità, non era celebrato nei primi secoli della Chiesa Cristiana, poiché l’usanza cristiana in generale era di celebrare la morte delle persone più importanti, non il giorno della nascita. Una festa fu stabilita in memoria di quest’evento (la nascita di Cristo), nel IV secolo…E poiché non esisteva alcuna conoscenza certa del giorno della nascita di Cristo, la Chiesa occidentale nel secolo IV, ordinò che la festa fosse celebrata per sempre nello stesso giorno dell’antica festa romana in onore della nascita del dio sole”.

Un’altra importante testimonianza dell’assenza della celebrazione della natività prima del IV secolo d.C., ci è fornita dalla storia dell’arte, infatti solo a partire dal IV secolo d.C. si ha la prima rappresentazione della natività in un affresco, ormai completamente perduto, nelle catacombe di San Sebastiano a Roma e nel V secolo in un sarcofago conservato nel duomo di Ancona.
Queste autorevoli fonti storiche ammettono che il Natale non fu mai osservato dai cristiani durante i primi tre secoli. È evidente dunque come il Natale è una festa pagana “cristianizzata”. L’uomo ha imposto l’osservanza di questo giorno, non Dio. L’uomo ha fatto trionfare la sua tradizione sulla volontà perfetta ed eterna di Dio: “E Gesù disse loro: “Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini”. Diceva loro ancora: “Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra” (Marco 7:6-9).

IL NATALE ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO

GESÙ NON NACQUE IL 25 DICEMBRE
La venuta al mondo di Cristo Gesù é stata la realizzazione delle promesse fatte da Dio nell’Antico Testamento (Genesi 3:15; Isaia 7:14; 9:5,6). La Bibbia ci informa che il Figlio di Dio si è fatto carne (Luca 1:35) ed ha abitato un tempo fra gli uomini (Giovanni 1:1-5,14), ma gli uomini non lo hanno ricevuto (Luca 2:7; Giovanni 1:11). La nascita di Gesù non é dunque una festa gratuita ma gloria spirituale e giubilo per la meravigliosa grazia (Luca 2:14), una gioia che conduce alla riflessione all’adorazione (Matteo 2:11) e che spinge all’evangelizzazione (Luca 2:20).
Ma il Signore Gesù non può essere nato il 25 Dicembre. Non esiste alcun riferimento biblico che indichi questa data e nella Parola di Dio non è menzionato né il mese, né il giorno della nascita del Salvatore.
Non viene neppure dagli Apostoli che furono istruiti personalmente da Gesù Cristo, che invece istituì il battesimo in acqua per immersione come parte integrante della salvezza e la Santa Cena per ricordare il Suo sacrificio. Gli apostoli oltre che insegnare questo, parlarono della resurrezione di Gesù e del Suo ritorno ma mai della sua nascita, anzi, implicitamente e logicamente la narrazione dei Vangeli esclude la possibilità che Gesù sia nato d’inverno per le seguenti ragioni:

A. La fredda atmosfera delle notti di Dicembre in una situazione elevata come quella di Betlemme. In quella regione della Palestina, in Dicembre, la temperatura media notturna è di circa 7°C.

B. I mesi da Dicembre a Febbraio sono periodi piovosi durante i quali talvolta cade anche la neve.

C. In Giudea i pastori non più tardi del 15 Ottobre riportano il loro gregge al riparo per proteggerlo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Nei Vangeli, invece, si legge che la notte in cui ebbero l’annuncio della nascita del Salvatore, stavano facendo la guardia al gregge all’aperto (Luca 2:8). Infatti: “Era una antica usanza, tra i giudei di quei giorni, di condurre i loro greggi all’aperto, nei campi, intorno alla Pasqua ( all’inizio della primavera) per poi condurli a casa all’inizio delle prime piogge” (Adam Clarke Commentary, New York, Vol.5, pag. 370). Anche la Bibbia prova che l’inverno è una stagione molto piovosa (C.d.C. 2:11; Esdra 10:9-13). È anche importante ricordare che i genitori di Gesù erano andati a Betlemme, perché l’imperatore Romano Cesare Augusto aveva deciso il censimento di tutto l’impero Romano e Dicembre come mese, non sarebbe stato felice per incoraggiare i sudditi spesso ribelli, ad ubbidire (Luca 2:3-7). Nei Vangeli non si parla della presenza di nessun bue o asino nella stalla che riscaldarono Gesù nella fredda notte di Natale (Luca 2:1-7). Di contro i Vangeli ci presentano Gesù, il Signore della gloria fattosi povero per noi. Che differenza fra il Natale dei nostri giorni ed il Natale dei Vangeli. All’ostentazione, alla ricchezza e al consumo del nostro tempo, si contrappone la semplicità dei Magi; il consumismo dei nostri giorni è in antitesi con il Cristo che si è fatto povero (2Corinzi 8:9).

Infine anche i Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù. Origene affermò questa verità: “Nelle Scritture non si narra di nessuno che osservasse una festa o che tenesse un gran banchetto in occasione del proprio compleanno”.
Noi Cristiani Evangelici non riconosciamo questa festività perché non esiste alcun riferimento biblico alla data del 25 Dicembre. Dunque, la tradizione del Natale non proviene dalla Bibbia. Del resto gli evangeli parlano di Gesù solo come Salvatore (Luca 2:11). Se per Dio era così importante comunicare il giorno della nascita di Gesù, lo avrebbe fatto in modo esplicito esattamente come aveva fatto per la pasqua (Esodo 12:1-3,14). L’uomo dunque e non Dio ha imposto per tradizione l’osservanza di questo giorno (Marco 7:8). Lo Spirito Santo ci rivela nella Scrittura ciò che é davvero importante per l’uomo peccatore e cioè: “La morte di Gesù e la Sua resurrezione” (Giovanni 3:16;Romani 10:9,10).
Obiettivamente e coerentemente con la Parola di Dio non possiamo accettare le tradizioni umane, in quanto desideriamo restare saldi nella fede (Giuda 1:3). Poiché siamo il tempio dello Spirito Santo, non ci contamineremo con questo mondo e non resteremo inglobati nella confusione di questo mondo (Isaia 48:20). Chi partecipa alle opere infruttuose delle tenebre, corre frettolosamente al male (Proverbi 6:16:18). La salvezza del credente è per la fede non nella tradizione degli uomini, ma nel sacrificio di Cristo Gesù (1Pietro 1:18,19).

SIMBOLI DEL NATALE

ORIGINE DELL’ALBERO DI NATALE

Si narra che Nimrod, nipote di Cam, che a sua volta era uno dei tre figli di Noè, fu il fondatore del sistema babilonese. Quest’uomo edificò la torre di Babele, la città originale di Babilonia, l’antica Ninive. Nimrod, in ebraico deriva da “Marad” che significa “si ribellò”. Da molti scritti antichi si apprende molto su quest’uomo, che iniziò la grande apostasia la quale avrebbe poi dominato il mondo fino ad oggi. Nimrod era così malvagio e perverso che sembra abbia sposato la sua stessa madre, il cui nome era Semiramis. Dopo la morte prematura di Nimrod la sua moglie-madre Semiramis propagò la dottrina malvagia della sopravvivenza di Nimrod come essere spirituale, che appariva ogni anno (il 25 Dicembre) in un albero sempreverde, lasciando dei doni su di esso; furono queste le origini del cosiddetto “Albero di Natale”. Nel corso delle generazioni successive la tradizione babilonese trasformò Nimrod in un falso Messia, il “Figlio di Baal”, il “dio Sole”. Nel sistema babilonese la “Madre e il bambino” (Semeramis e Nimrod) divennero poi il principale oggetto d’adorazione. In seguito tale venerazione si sparse in tutto il mondo ed entrando a fare parte di culture diverse si cambiarono solo i nomi. In Egitto la madre e il bambino divennero “Iside e Osiride”. In Asia “Cibele e Attis”; nella Roma pagana “Forturla e Giove fanciullo”. Anche in Grecia, Cina, Giappone e perfino nel Tibet esisteva tale usanza, molto tempo prima della nascita di Gesù Cristo.
Oltre all’albero sempreverde di Nimrod, anche in altri popoli pagani germanici usavano decorare le loro case con piante sempreverdi, che consideravano come sede degli spiriti della vita e della fecondità. Alcune di queste piante sempreverdi come il pungitopo e il vischio, non soltanto erano vitali nelle gelide stagioni invernali, ma producevano perfino dei frutti, a riprova della loro fertilità. Questi alberi o arbusti, erano, quindi decorati con luci e fronzoli diversi.

Ad esempio i Druidi, sacerdoti degli antichi popoli celtici, i quali abitavano soprattutto nel moderno Galles, in Gran Bretagna, adornavano, nel periodo di fine anno, i rami di questi alberi con mele decorate.
Si crede, generalmente, che il primo albero di Natale sia stato introdotto da Bonifacio, missionario inglese del VIII secolo che addobbò un albero come tributo al Bambino Gesù. Questo rito sostituì i sacrifici che erano celebrati ad Odino (maggiore divinità delle popolazioni scandinave e germaniche), durante i quali, le viscere dei nemici dei suoi fedeli erano sparse sopra degli alberi d’abete, come delle ghirlande, dopo di che erano bruciate. Nell’Italia settentrionale e in molti paesi del centro Nord dell’Europa i doni sono appesi ad un albero, che rappresenta il centro rituale della festa. Il sentimento popolare lo ricollega alla leggenda della croce formata con l’albero spuntato dalla bocca del morto Adamo.
A tal proposito la Bibbia afferma: “Così parla il Signore: “Non imparate a camminare nella via delle nazioni, e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni quelle che ne hanno paura. Infatti i costumi dei popoli sono vanità; poiché si taglia un albero nella foresta e le mani dell’operaio lo lavorano con l’ascia; lo si adorna d’argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e con i martelli perché non si muova. Gli idoli sono come spauracchi in un campo di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non li temete! perché non possono fare nessun male, e non è in loro potere di far del bene”. Non c’è nessuno pari a te, Signore; tu sei grande, e grande in potenza è il tuo nome”.
In questi versetti sembra esserci una perfetta descrizione dell’albero di Natale. Tutto quanto é tradizione e paganesimo é detestato da Dio: “Allora vennero a Gesù da Gerusalemme dei farisei e degli scribi, e gli dissero: “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? poiché non si lavano le mani quando prendono cibo”. Ma egli rispose loro: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione”? (Matteo 15:1-3).

IL VISCHIO

Appoggiata gentilmente su un ramo, tra la terra e cielo, sembra una creatura delicata, invece è un semiparassita. È considerata pianta augurale per eccellenza per le diafane bacche perlate. È interessante soffermarci sulle credenze, virtù e riti magici che questa pianta rappresenta.
Le attuali popolazioni nordiche, discendenti dai Celti che l’avevano portata alla gloria degli altari, l’hanno sempre ritenuta frutto di misteriose forze celesti. Il giorno del solstizio d’inverno, i sacerdoti Celti, cercavano nei boschi quello rarissimo, che nasce sulle querce. Perché proprio quest’albero? Quercia, dal latino “rubur” significa forza, vigore; per l’aspetto maestoso era sacra a Wotan-Odino, re degli dei, che la interrò con le sue mani a Dodona, dove formò un bosco che con lo stormire delle fronde forniva infallibili oracoli. A Roma la corona civica era fatta di foglie di quercia.
I Celti adoravano l’ordinatore del mondo nei più nobili santuari da lui creati: le foreste di quercia. I loro sacerdoti, i Druidi, erano i “conoscitori della quercia” (“dhru”), l’albero sacro emblema della forza vitale.

Il naturale ornamento della quercia, il vischio, era considerato per la sua origine misteriosa una pianta magica in grado di guarire tutti i mali. Veniva raccolto la prima notte dell’anno con un falcetto d’oro dal capo dei Druidi e lo si lasciava cadere su un lenzuolo di lino immacolato, poiché, si diceva, toccando il suolo avrebbe perso i suoi poteri magici.
Poi, seguiva il sacrificio di due torelli bianchi: le vergini vestite di bianco portavano il vischio verso l’acqua lustrale raccolta in un bacile con cui si aspergeva la folla, augurando pace, amicizia e buona salute. Nel medioevo guaritori e streghe preparavano elisir d’amore e pozioni magiche medicamentose. I rami della pianta, infine, accuratamente essiccati e trattati con opportuni riti contro il malocchio, si conservano tutto l’anno nelle abitazioni, per tenere lontano gli spiriti malefici del diavolo.

Quest’ultima usanza non è stata dimenticata; alla fine dell’anno il vischio compare nelle vetrine dei fiorai ed è un regalo propiziatorio che gli amici più superstiziosi accettano volentieri.
Ancora oggi c’è chi crede che passare sotto una pianta di vischio o baciarsi sotto il vischio magico a Capodanno, porti amore e felicità e che donarlo con un tralcio d’agrifoglio significhi augurare una vita lunga e felice, una buona salute e protezione dalle forze malefiche.
Così, ad ogni Natale, la cristianità adorna le proprie case con piante legate alle tradizioni. Sono tutte sempreverdi e probabilmente proprio a questa caratteristica devono il fatto di essere considerate come portatrici di buona fortuna fin dai tempi antichi e noi le abbiamo collegate al solstizio come pure l’abete.

Nell’inverno, infatti, tutti gli alberi sono brulli, apparentemente morti e il sole si fa pallido, quasi stesse spegnendosi; le piante sempreverdi, invece, sono le sole a ricordarci che la vita continua e che la primavera non è lontana. Il verde è sempre stato l’immagine della natura, della fertilità e della prosperità, così come l’albero verdeggiante è l’emblema di ciò che è vivo e fiorente.
Nella religione egizia verde era la Grande Madre Nut, che un inno così celebrava: “Oh Nut semina… come tu sei verde, come il re è verde, come le piante verdi dei verdi”.

A sua volta Osiride, che appariva in molte pitture con le carni di questo colore, era soprannominato il “Grande Verde”, era colui che risvegliava i morti a nuova vita; la forza vitale della natura stessa, dipinta di verde. L’aldilà era detto: “Campo o lago di smeraldo” o “Campo Verde”.
È singolare che nel Tirolo, il Cristo, l’Uomo-Dio risorto, sia spesso raffigurato in verde con due pannocchie di mais accanto. Il simbolo della rinascita e della resurrezione si ritrova anche nelle piante sempreverdi, dal pino alla palma. Il verde è infine per alcuni antichi popoli simbolo di salute: un colore benefico, apportatore d’energia per la crescita e per la guarigione. Tutte le pietre e gli oggetti verdi sono, infatti, considerati magicamente positivi. Anticamente si preparavano talismani di pietra verde e verdi sono pietre come la giada, la malachite oppure le paste vitree smaltate tanto care agli Egiziani, che infonderebbero, secondo gli autori dei lapidari antichi e moderni, energia, coraggio e sicurezza, favorendo anche la stabilità emotiva.
Intorno ad esse in ogni tempo sono nate leggende che hanno alimentato riti, usanze pagane e tradizioni che sono giunte sino a noi; significativo e di notevole importanza è l’abete con il quale si prepara l’albero di Natale.

IL PRESEPE

La rappresentazione del presepe che ha luogo nella Chiesa in occasione del Natale non ha nessun fondamento biblico, si rifà a San Francesco d’Assisi, che secondo la tradizione ideò a Greggio nel 1223 il primo presepe. È evidente che questa rappresentazione, pur avendo un valore artistico e folcloristico è in contrasto con l’insegnamento divino espresso nella Bibbia al secondo comandamento (Esodo 20:3-5), ribadito ancora nel Nuovo Testamento (Atti 17:29).

BABBO NATALE

“Babbo Natale o Santa Claus, distorsione del nome di Nicolaus, non è altro che una rappresentazione di San Nicola vescovo cattolico di Mira del IV secolo il cui culto ebbe molta fortuna in Italia, specialmente in Puglia, attorno all’XI sec. d.C. Una leggenda sulla sua elargizione segreta di doni a tre fanciulle figlie di un cittadino impoverito, affinché si sposassero, sembra aver dato origine al vecchio costume di fare dei presenti in segreto la sera di San Nicola, che più tardi fu trasferito al giorno di Natale. Da qui l’associazione di Santa Claus o Babbo Natale, con il Natale” (Enciclopedia Italiana Treccani edizione 1949 Vol. XXIV, pag. 783).
A riguardo del babbo Natale è paradossale poi che, durante il resto dell’anno, i genitori puniscono i figli per aver detto delle bugie, poi a Natale, essi stessi mentono ai loro figli in merito a Babbo Natale.

DONI E STRENNE NATALIZIE

Alfredo Cattabiani autore del libro “Il calendario”, edito da Rusconi, scrive: “Durante le feste ci si scambiavano come doni candele e statuette d’argilla mentre era permesso il gioco d’azzardo e i ruoli sociali s’invertivano. Lo schiavo diventava padrone e il padrone serviva per gioco come a carnevale. Quest’atmosfera scherzosa e persino orgiastica simboleggiava la fine dell’anno vecchio che si disintegrava nel caos da cui si sarebbe formato l’anno nuovo, celebrato il primo Gennaio, quando i Romani si scambiavano come porta fortuna, doni augurali dette “strenae”. Originariamente erano rametti d’alloro, simbolo del sole che in quei giorni cominciava nuovamente a ricrescere sull’orizzonte dopo la “morte” invernale del solstizio (22 Dicembre). Oggi si chiamano “strenne”, proprio quei doni di vario genere che sono diventate per la cristianità le strenne natalizie”.
In genere i doni, le strenne e le altre forme augurali che si attuano in questa particolare festività, rientrano nel rito propiziatorio d’abbondanza e ricchezza. Inoltre lo scambio dei doni tende a rafforzare i legami sociali.
Anche questo scambiarsi dei doni non é biblico. Molti si rifanno a dopo la nascita di Gesù ai doni portati dai Magi (Matteo 2:2-11). Se leggiamo attentamente il testo, notiamo che i Magi non presentarono i doni per il compleanno, perché giunsero svariati giorni dopo. Inoltre offrirono dei doni a Lui, non ai loro amici o parenti. Fra i Popoli orientali é consuetudine che nessuno si presenti davanti ad un Re o un gran personaggio senza avere un dono da presentare in segno di rispetto. La verità é che i Magi non istituirono una nuova tradizione natalizia di scambiarsi dei doni a vicenda per onorare il giorno Natale di Cristo, ma essi stavano seguendo l’antico costume orientale, si presentarono a Colui che era nato “Re dei Giudei” con dei doni, come fece anche la Regina di Sheba, quando portò dei doni a Salomone.

VALORE PROPIZIATORIO AUGURALE

Tale aspetto è accresciuto dal concetto di rinascita assegnata alla festa pagana del “Solis Invicti” e, quindi, alla festa cristiana della nascita di Gesù. Il senso della solennità era che il nuovo sole, la cui comparsa in Dicembre è sempre più breve e l’altezza nel cielo sempre più bassa, da quel giorno rimonta e i giorni cominciano ad allungarsi. Dal Natale si traggono pronostici, osservando lo stato del cielo o lo spirare del vento. Se la festa viene a luna crescente, l’annata sarà buona, magra se la luna sarà calante.
L’acqua attinta alla fontana in perfetto silenzio è apportatrice di benessere, di ricchezze, di felicità, allontana ogni maleficio. Se durante il periodo di Natale si lascia un pane rotondo con in mezzo due rami d’ulivo (simbolo della prosperità) e d’arancio (simbolo dell’abbondanza), si allontanerà il male, facendo regnare il bene. Domandiamoci allora:

TUTTE QUESTE COSE RENDONO VERAMENTE ONORE A CRISTO?

Dopo queste considerazioni qualcuno dirà: “D’accordo ma che male c’é nel celebrare il Natale? Non é forse una buon’occasione per richiamare l’attenzione di tutti, credenti e increduli a ricordare Gesù ed onorarlo?” Non ci sarebbe nulla da obiettare a questa tesi, se la Sacra Scrittura, la Bibbia, rivelazione di Dio all’uomo, non avesse parlato tanto chiaramente al riguardo, ordinando di evitare quanto é pagano ed inutile ed invitando i cristiani fedeli all’Evangelo a condursi in modo degno come ci riferisce Paolo in Efesini 5: 8-11. Tutto ciò che é tradizione e paganesimo é detestato da Dio, infatti Gesù stesso riprende duramente i religiosi del Suo tempo (Matteo 15:3- 6; Marco 7:8).
Molti ripetono: “Ma anche se le cose stanno così, anche se il Natale è una tradizione pagana in onore di un falso dio Sole, noi non l’osserviamo più per onorare il falso dio, ma per onorare Cristo”. Ecco cosa dice Dio nella Sua Parola: “Guàrdati bene dal cadere nel laccio seguendo il loro esempio, dopo che saranno state distrutte davanti a te, e dall’informarti sui loro dèi,dicendo: “Come servivano i loro dèi queste nazioni? Anch’io voglio fare lo stesso”. Non farai così riguardo al Signore tuo Dio, poiché esse praticavano verso i loro dèi tutto ciò che è abominevole per il Signore e che egli detesta; davano perfino alle fiamme i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi. Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai” (Deuteronomio 12:30-32).
L’osservanza del Natale é una tradizione degli uomini e i comandamenti di Dio che abbiamo citato lo proibiscono. Obiettivamente e coerentemente con l’insegnamento della Parola di Dio non possiamo accettare le tradizioni umane, in quanto desideriamo continuare ad essere saldi nella verità rivelataci dal Signore, nella Bibbia, ancorati nella fede (Giuda 1:3). Poiché siamo il tempio dello Spirito Santo non ci contamineremo con il paganesimo di questo mondo (1Corinzi. 3:16,17; 2Cronache. 29:5), tanto meno contamineremo la casa di Dio “luogo di culto”. Oggi più che mai l’appello del nostro Dio risuona per quanti prendono alla leggera gli impegni sacri (Isaia 48:20). Chi partecipa alle opere infruttuose delle tenebre corre frettolosamente al male (Proverbi 6:16-19). Ricordiamoci che non siamo stati salvati per tradizione, ma per mezzo del sacrificio sublime di Cristo come d’Agnello senza difetto, né macchia (1Pietro 1:18).

IL CREDENTE ED IL NATALE.
SOTTILI FORME CHE POSSONO COINVOLGERE I CREDENTI NELLA TRADIZIONE NATALIZIA

AUGURI
In questo periodo dell’anno il mondo intero si prepara a festeggiare il Natale. Sicuramente tutti coloro che non conoscono la nostra fede, ci faranno degli auguri. Approfittiamo di questi momenti per presentare il messaggio del Vangelo.

PREPARATIVI
Ricchi e poveri si affaticano in mille modi per la buona riuscita di quel giorno. Il ricco stolto fece dei preparativi, ma risultarono inutili alla salvezza (Luca 12:16-21). Il credente deve prepararsi per qualcosa di più grande. Noè, uomo di Dio, preparò un’arca di salvezza per la propria famiglia (Ebrei 11:7). Noi vogliamo prepararci all’incontro del nostro Sposo, per poter stare con Lui per l’eternità (Matteo 24:44; Apocalisse 19:7).

DONI
Settimanali, quotidiani, riviste, mass media e vetrine di negozi lasciano spot pubblicitari in maniera pressante. La mente dell’uomo riceve questo messaggio tanto da privarlo di ogni volontà (Isaia 1:23; 2Samuele 8:1-3; 2Re 5:25-27). Ricordiamoci che Dema fu attratto dal presente secolo, se ne innamorò e ne rimase vittima (2Timoteo 4:10). Quale atteggiamento deve assumere il credente nel seguente caso? Egli deve tenere la propria mente occupata dalla Parola di Dio: “Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri” (Filippesi 4:8).

SPRECO ECONOMICO
L’aspetto religioso del Natale rimane soltanto esteriore, mentre la realtà rientra in un vero e proprio giro d’affari. Lo spreco si fa strada nell’acquisto di nuovi vestiti, nuove macchine, prodotti alimentari, bevande in misura eccessiva e così via. Parrucchieri ed estetisti vivono giornate d’intenso “traffico” lavorativo. I famosi addobbi e l’acquisto della biancheria intima di colore rosso in questi giorni sono per il mondo segno di buona fortuna. Una festa, dunque, contrassegnata dallo spreco economico. Ciò testimonia ampiamente che il Natale, in realtà, non è un giorno in cui viene ricordato il dono di Dio all’umanità per la sua redenzione, ma ha tutt’altro significato. La Parola di Dio ci istruisce ad utilizzare il nostro danaro nel miglior modo cioè per la casa di Dio (Esdra 1:4), per i programmi della Comunità (Malachia 3:8) e per le offerte alle missioni (Romani. 10:14,15).

IL VERO NATALE PER IL CREDENTE

Opulenza, sfarzo, esteriorità: è difficile scorgere in una tale festa, così com’è celebrata oggi, un atteggiamento di devozione a Dio per ringraziarlo di aver mandato il Suo Figlio per la nostra salvezza!
Il vero Natale lo realizza colui che un giorno ha fatto “nascere” Cristo nel suo cuore ed ha realizzato l’esperienza delle nuova nascita. È sempre Natale per colui che ha ricevuto il dono della salvezza per fede. È sempre Natale per colui che in Cristo è stato riconciliato con Dio ed ha realizzato una pace profonda.

COME COMPORTARSI NELLA FAMIGLIA “MISTA”
IL GIORNO DI NATALE?

Il Natale, così come altre ricorrenze religiose, crea sovente imbarazzo per quei credenti che vivono in un ambiente non omogeneo dal punto di vista religioso. Noi cristiani evangelici siamo chiamati a condurci a favore della verità, in modo degno del Signore, in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio in ogni cosa (Galati 1:10, Colossesi 1:10).
Il credente non deve partecipare in alcun modo (Efesini. 5:8-11), deve resistere stando fermo nella fede (1Pietro 5:9). Egli sa qual’é il vero modo di adorare Dio (Giovanni 4:24), di onorarLo (Malachia 1:7) e di amarlo con tutto il cuore (Salmo 116:1). Il credente deve combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre (Giuda 1:3).
Il vero Natale, dunque, è aver realizzato la nuova nascita in Cristo Gesù (2Corinzi 5:17). I veri cristiani, infatti, sono pieni di gioia per la nascita di Gesù avvenuta duemila anni fa, perché Egli è venuto a portare pace nei cuori (Giovanni 14:27). Sono pieni di gioia perché Gesù è il Salvatore del mondo è il Salvatore della loro vita (Giovanni 1:11-13). Il credente che ha sperimentato nella sua vita Cristo Gesù il vivente è invitato dalla Parola di Dio a non cadere nella tradizione degli uomini (Colossesi 2:8). Mentre il mondo si prepara per un giorno, il credente deve prepararsi ogni giorno per qualcosa di più grande e di più importante cioè l’incontro con Cristo Gesù (Matteo 24:44), per poi potersi rallegrare per l’eternità (Apocalisse 19:7-9).
Il presente secolo non deve attrarre e vincere il credente, come invece accadde a Dema (2Timoteo 4:10). Il credente come Daniele ed i suoi tre amici non deve contaminarsi (Daniele 5:13-17).

CONCLUSIONE

Abbiamo visto che é difficile scorgere nella maggioranza delle persone che festeggiano il Natale un atteggiamento di devozione a Dio per ringraziarLo di aver mandato Suo Figlio ad incarnarsi. Invece, il vero Natale è per il credente il giorno in cui Gesù nasce nel suo cuore, quello della salvezza. Grazie a Dio non è il caso di ricordarsene una volta l’anno e soprattutto gozzovigliando ed ubriacandosi. È facile oggi provare compiacenza a pensare e a guardare un bambino che rappresenta l’incarnazione di Dio, ma chiediamoci se abbiamo il coraggio di fissare lo sguardo su quello che è lo scopo di tale incarnazione: la Sua morte, la Sua risurrezione e la Sua venuta.
Se si volesse onorare realmente Gesù Cristo al Natale, dovrebbe seguire una vita totalmente arresa e consacrata a Lui. Purtroppo ciò non accade. Questo tipo di situazione ricorda molto da vicino quei giudei che osannarono Gesù nel momento in cui entrava nella città di Gerusalemme e che poi, subito dopo, inferociti, gridavano “crocifiggilo”.
Secondo la Parola di Dio il vero significato del Natale è in relazione alla pace. Nell’evangelo della natività c’è l’eco della speranza della pace. Nei tre cantici pronunciati per l’occasione è evidente. Quello di Zaccaria (Luca 1:79), quello degli angeli (Luca 2:14) e quello di Simeone (Luca 2:29). Il profeta Isaia profetizzò del Natale di Gesù (Isaia 9:5,6). È evidente che Egli è la nostra pace. Perciò il Natale del Signore Gesù è il dono della pace all’uomo. Con questa pace il ricordo del Natale del Signore sarà vivo, reale, sempre presente per restare il fermo di riferimento in tutti i tempi.

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