E LA PARABOLA DEL TESORO NASCOSTO

È il periodo della nascita della Riforma e del progredire del protestantesimo fino a diventare una Chiesa istituzionale storica, una Chiesa apparente che ha fama di vivere ed invece è morta. Tuttavia vi erano “alcuni, pochi”, che stavano per essere riconosciuti: “All’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricordati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti. Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni” (Apocalisse 3:1-4).
A Sardi, nel mezzo di una Chiesa che aveva nome di vivere ed era morta, il Signore afferma di avere il Suo speciale tesoro: “A Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti…”., che stava per essere riconosciuto davanti al Padre Suo, proprio come il tesoro nascosto che sarà un giorno messo in luce: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha e compra quel campo” (Matteo 13:44).
È la prima di quelle parabole pronunciate privatamente, ai discepoli. Qui vi sono aspetti a noi molto familiari. Il Signore aveva già usato due figure nelle precedenti parabole. Innanzi tutto “il campo”. Sappiamo già che “il campo é il mondo”: “Il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno” (Matteo 13:38).
Poi ancora: “un uomo compra il campo”. Questi é il Figlio dell’uomo così come abbiamo già visto nelle parabole precedenti. Sono poi introdotte due nuove idee: quella del tesoro e l’acquistare a prezzo. L’uomo scopre il tesoro nel campo, vende tutto ciò che ha per comprare quel campo, ed in questo modo assicurarsi il tesoro.
Quale relazione c’è tra questo tesoro ed il mondo intero? L’uomo vede quel tesoro nel campo, lo ha scoperto. Vede nel campo (il mondo), il tesoro (la Chiesa)
Che cosa fece? Lo acquistò, lo nascose. Prima lo ha individuato, poi lo ha nascosto. Questo nascondere ci parla di una Chiesa non appariscente, non padrona, ma nascosta in Cristo Gesù.
Cosa significa che Gesù vendette tutto quello che aveva? Dove troveremo un commento adeguato a questa dichiarazione? “Egli svuotò se stesso”, vendette tutto quello che aveva. La stima che diede del tesoro nascosto nel campo del mondo, era “tutto ciò che aveva”. Per che cosa? Per comprare il campo, il mondo, l’intera creazione. Gesù Cristo li redense ed ora sono in attesa che giunga il tempo della perfetta realizzazione del Suo fine ultimo e che l’universo intero sia riempito della gloria di Dio.
È importante ricordare che la parola “comprare”, qui non deve essere intesa commercialmente. Il verbo “comprò”, può essere usato con altri significati, non necessariamente con quello di una transazione commerciale.
Non mancano antichi espositori che affermano che Dio in Cristo, ricomprò il mondo da Satana. Mai! Egli non riconobbe mai il diritto di Satana su questo mondo. Questo é ciò che Satana voleva che Gesù facesse quando gli offrì “i regni della terra” dicendo: “Tutte queste cose io te le darò, se prostrandoti, tu mi adori” (Matteo 4:9). Il Signore non riconobbe il diritto di Satana in nessun luogo. Non lo stava comprando da Satana!
Altri commentatori dicono che Gesù lo stesse acquistando da Dio. Ma ciò vorrebbe significare separare Dio in se stesso e Dio non é diviso. Egli era Dio, era Dio in Cristo che riconciliava il mondo con se stesso. Era Dio in Cristo che acquistava. Spesso la parola é usata in un altro senso. Un uomo dice che venderà la sua vita a caro prezzo. Non significa che stia per offrirla ad un prezzo. Soffrirà invece per tenerla. Una madre acquisterà la salute dei suoi figli tramite lunghe veglie. Non sta pagando il prezzo a nessuno. Gesù acquistò il campo, che semplicemente mette in evidenza il lasciare tutte le cose, nel significato più profondo del termine. Se noi non comprendiamo tutto quello che Gesù ha fatto per noi, non c’è da meravigliarsi se perdiamo il coraggio, se le nostre mani si infiacchiscono, se le nostre ginocchia si indeboliscono e se abbandoniamo infine ogni sforzo rivolto al bene del regno di Dio. Gesù vide quella possibilità! Il cuore umano può essere spinto a dire: “Perché lo nascose”? La necessità di tali passaggi é stata dimostrata da Gesù stesso e questo basta a farci comprendere che é giusto che sia così. Perché una quercia cresca ci vogliono moltissimi anni, ma una scala può essere fatta in un giorno. Il piano di Dio sembra lento nel suo adempiersi, ma Egli sta facendo crescere l’ultima raccolta nel mondo. Acquisiamo la Sua visione, cosicché potremo essere preparati a rendere il nostro servizio perché siamo il Suo tesoro particolare ed anche in mezzo ad una cristianità apparentemente viva e che in realtà è morta, Egli conosce coloro che sono realmente Suoi e che non hanno contaminato le loro vesti.
I “pochi”, di Sardi, saranno riconosciuti dal Padre proprio come un giorno il tesoro del campo sarà messo in luce: “Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni” (Apocalisse 3:4).

LETTERA ALLA CHIESA DI FILADELFIA
E LA PARABOLA DELLA PERLA DI GRAN VALORE

Corrisponde agli ultimi tempi, alla Chiesa pronta per il rapimento. Allora il Signore manifesterà in modo evidente che Egli mantiene le Sue promesse di rapire coloro che sono rimasti fedeli e di manifestare il Suo amore per i Suoi: “Ecco, ti do alcuni della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, io li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi per riconoscere che io ti ho amato. Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona” (Apocalisse 3:9-11).
Questa penultima lettera ci ricorda la parabola molto conosciuta, della “perla di grande valore”, nella quale Cristo ha dato tutto se stesso per acquistare la Sua perla che è la Chiesa: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha e compra quel campo. “Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva e l’ha comperata” (Matteo 13:44-46).
Qui l’uomo é un mercante che sta cercando di comprare qualcosa di prezioso, da tenere per se. Il tesoro cui si riferisce il Signore é di un tipo particolare – una perla. Il mercante stava cercando perle e ne trovò una di gran prezzo. Gli aspetti nuovi sono contenuti nella figura del mercante che cerca di possedere qualcosa di prezioso, una perla appunto.
Per capire la parabola bisogna esaminare attentamente queste nuove caratteristiche, il mercante e la perla.
L’interpretazione diffusa di questa parabola vede nella perla il Signore stesso e in colui che cerca, il peccatore che trova compra e possiede il suo Signore. Questa interpretazione ha trovato espressione anche in un inno, molto conosciuto.
“Ho trovato la Perla di grande valore Gesù Cristo, l’Agnello Divin Ora seguo col cuor Il mio buon Salvator Che per me avanti va nel cammin”.
È indubbiamente un cantico meraviglioso, ma non é questo il significato della parabola della perla. Qui la perla non é Cristo. È da ricordare, infatti, che il mercante vendette tutto per acquistare il tesoro e la perla. Che cosa abbiamo da vendere che valga “tutto”? Proprio nulla! Cominciamo quindi con la figura della perla. È bene ricordare che la perla non era considerata preziosa presso gli ebrei. Quando i discepoli udirono Gesù pronunciare questa parabola sicuramente sgranarono gli occhi sorpresi. Una perla?! Un mercante che cerca perle? Nessuno s’interessava particolarmente alle perle e quale sorpresa sentir parlare Gesù di una perla di “gran prezzo”. Dobbiamo ammettere che rispetto agli Ebrei, tra gli altri popoli del vicino Oriente, si riconosceva grande valore a questa pietra. Recenti scoperte hanno dimostrato che nei tesori dei re, consistenti prevalentemente in oro incastonato con gemme, sono state trovate delle perle. A Ninive, le perle avevano un gran valore più che in ogni altro paese. Oggi la perla è associata con le cose più preziose e il suo valore é apprezzato. In questa parabola, il Signore espresse qualcosa cui quelle persone non attribuivano un gran pregio ed Egli ne sottolineò fortemente il valore. Cosa é realmente una perla? È il prodotto di un organismo vivente. Questa particolarità la differenzia da tutte le altre pietre preziose. Come è prodotta? È il risultato di una ferita a danno di un mollusco. Un granello di sasso entra nella conchiglia dell’ostrica e le procura una ferita. L’ostrica copre la causa della ferita con la madreperla, strato dopo strato, finché la perla non é formata. È un’opera di valore incomparabile e di grande bellezza, ed é un particolare ornamento. La parola tradotta “perla” deriva dal sanscrito e significa “puro”. La perla dunque é un simbolo di purezza, risultante da una ferita, ferita coperta e trasformata in un oggetto bello meraviglioso. Il Signore non usò mai un’illustrazione senza avere una completa conoscenza del suo significato. Quando disse, “una perla”, sapeva di associare all’immagine tutto il processo di formazione. Nel mercante vediamo, invece, un uomo che cerca perle di valore. È impensabile che un uomo cercasse perle solo per se stesso. Lo faceva sicuramente per procurare un abbellimento, un simbolo di gloria per qualcun altro. Non c’è bisogno di aggiungere altri argomenti sull’identità dell’uomo. È il Figlio dell’uomo, qui identificato con un mercante.
Che cosa sta facendo? Sta cercando perle e ne trova una. Trovare qui significa scorgere, scoprire ed ottenere. Il Signore sta mostrando lo scopo della Sua missione nel mondo. Questa é una parabola vista da un’angolazione e da un’interpretazione divina. Nulla qui contraddice ciò che abbiamo visto finora nell’applicazione del principio del regno illustrato nelle altre parabole.
Notiamo ciò che il Signore dice in Matteo 13:46: “E trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva e l’ha comperata”.
Dove se ne andò? Dal luogo dove si trovava. Dove era? Nel cielo. Ciò non significa che lasciò la terra e se n’andò per acquistare la perla, ma che venne sulla terra. Il Signore ha visto la perla, la conosce e desidera possederla e viene in terra, vendendo tutto ciò che ha. È la rappresentazione della redenzione, dell’acquisto della Chiesa di Gesù Cristo. Particolari questioni sorgono nel distinguere tra Chiesa e Regno di Dio. Non potendo affrontare l’argomento a questo punto, affermiamo però che la visione qui é quella della Chiesa. Gesù venne e trovò una perla. Con grande riverenza diciamo che Egli andò e tramite la Sua opera “creò la perla”. Questa si legò a Lui, Gli procurò offesa, Lo danneggiò e con la Sua opera Egli ridusse all’innocuità tutto il male che Lo aveva afflitto e danneggiato, finché, la Chiesa, mediante trasmutazione, divenne quella perla preziosa che Egli stava cercando. La parabola descrive ciò che sta accadendo in questa era. Qual era lo scopo di questo acquisto? Commercialmente, qual era il valore di quella perla, per il possesso della quale egli vendette tutto ciò che aveva? Non possiamo pienamente rispondere in base alla nostra personale esperienza e nemmeno possiamo farlo riferendoci ad una Chiesa, o a periodi particolari della storia del cristianesimo. Potremo rispondere esaurientemente solo quando ci sarà dato di vedere la finale gloria della Chiesa e la sua definitiva apoteosi. Non abbiamo mai visto la Chiesa di Dio. Chiese sì, ne abbiamo viste e ne valutiamo tutta l’influenza e il condizionamento, specialmente se consideriamo le pretese dell’istituzione cattolico – romana. Verrà il giorno in cui ci renderemo conto che le nostre velleità riguardavano la sovrastruttura e che sotto l’impalcatura, la vera Chiesa sta crescendo per essere un tempio santo al Signore. È nostra preoccupazione cercare, pregare, lavorare per il regno, qui; sperare ed aspettare la Sua venuta nella pienezza, ma non dimentichiamo che al di là del breve periodo della storia sulla terra, rimangono età a venire, quando la Chiesa di Dio riscattata, sarà la perla per mezzo della quale la Sua grazia e la Sua gloria saranno manifestate. La Chiesa-perla che il Signore Gesù ha trovata e comprata con il Suo sangue, sarà la sola Chiesa che egli rapirà: “Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Apocalisse 5:9).

LETTERA ALLA CHIESA DI LAODICEA
E LA PARABOLA DELLA RETE

Rappresenta l’ultimo periodo, quello della religione popolare o della Chiesa apostata, costituita dai credenti che non parteciperanno al rapimento ma saranno rigettati dal Signore perché tiepidi, insensibili Suoi richiami continui: “All’angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!” Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo. Perciò io ti consiglio di comperare da me dell’oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3:14-20).
Solo il Signore può differenziare i veri credenti da quelli tiepidi come Lui stesso ha detto nella parabola della rete: “Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi e buttano via quello che non vale nulla” (Matteo 13:47,48).
Nello studio di questa parabola siamo grandemente aiutati dalla parziale spiegazione data da Gesù stesso: “Cosa avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai giusti” (Matteo13:49).
Rileviamo che la spiegazione di Gesù é soltanto parziale, avendo a che fare con la conclusione della rappresentazione, non con il calare la rete, nemmeno con l’oscillare della rete fra le onde, ma con il ritirarla a riva. In se, ciò é significativo e ci mette in grado di interpretare la parabola nella giusta prospettiva. Quindi l’aspetto sul quale dobbiamo fissare la nostra attenzione, é la descrizione che il Signore fa di ciò che accadrà fra breve, quello che definisce come “la fine dell’età presente”. È la parabola, quindi, che più di tutte le altre, mostra in maniera completa il metodo della conclusione di questa età, età nella quale il seminatore semina la Parola.
Il valore più grande é da attribuire “all’avvenimento della separazione” che segue il ritiro della rete. Riconoscere questo fatto ci salverà dal concepire strane idee intorno a questo insegnamento.
Dice il testo: “Il regno dei cieli é simile a una rete” (Matteo13:47). La versione inglese “Revised Version”, usa la parola “una rete”, ma la nota marginale dà la traduzione letterale del termine greco che spiega il suo significato, “una rete a strascico”.
I pescatori che ascoltavano Gesù, compresero perfettamente ciò di cui parlava. Il metodo implicito nella citazione non ha niente a che vedere con la pesca solitaria.
Il fatto é così semplice che non é necessario soffermarvisi. È la raffigurazione di una grande rete che é calata nel mare e viene lasciata ondeggiare dal muoversi dell’acqua e pesci di ogni tipo si ritrovano al suo interno. Quindi verso la fine del giorno o più spesso la mattina presto, i pescatori ritirano la rete ed ecco essa comprende una grande quantità di pesci. Molti di questi sono inutili. Altri invece sono buoni.
I pescatori si sistemano sulla spiaggia e il loro primo impegno é quello di selezionare e vagliare. Buttare via quelli inutili e lasciare quelli buoni, mettere questi ultimi insieme dopo che i primi sono stati lasciati da parte. Il regno di Dio, quindi, é simile ad una rete calata nel mare e alla fine dell’età, la conclusione dell’evo, avverrà il raccoglimento dei pesci e la loro separazione. Qui per rete s’intende, indiscutibilmente, l’influenza del regno nel mondo e quelli che vi entrano, sono lì, in quanto entrati nella sfera d’influenza del regno. Vi sono parti del mondo dove vivono moltitudini che non sono mai venute a contatto con “la sfera del regno di Dio”. La parabola non si applica a costoro.
La rete é nel mare che nella Bibbia é sempre tipo dell’umanità, senza riposo, sempre in movimento. Qualcosa è calata in questo mare: è il messaggio del regno, la visione del regno, gli ideali del regno, gli insegnamenti del regno. Ricordiamolo, la Chiesa qui é considerata soltanto riguardo alla sua responsabilità. La Chiesa nel mondo rivela il regno, é una fase del regno, ed essa é lo strumento dell’influenza del regno nel mondo.
La rete calata nel mare dell’umanità raccoglie ogni sorta di cose buone e cattive. Queste rimangono nella rete, quindi non soltanto nel mare fino alla fine dei tempi. La rete non é convertita e tanto meno é convertito il mare.
Pensiamo all’età nel senso più ampio e al fatto che la Chiesa é venuta all’esistenza oramai da duemila anni. Dovunque si sia stabilita, gli uomini hanno veduto qualcosa della gloria, della bellezza e maestà, della santità e forza, della bontà e gentilezza, insite nella regalità di Dio. Dovunque, l’influenza del regno é stata sentita. Non tutta la razza umana é compresa, pero, ma solo quelle parti di essa che sono state raggiunte dall’influenza del regno e sono considerati solo coloro i quali sono entrati nella rete.
L’enfasi é posta quindi sull’ultima parte del processo qui descritto; cosa succederà come risultato del fatto che la rete é stata calata nel mare e lasciata? Gesù dice che quando la rete é piena, è tirata a riva e i pescatori riuniscono i pesci buoni nei recipienti e gettano via quelli cattivi. Questo succederà alla fine dell’età presente: “Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matteo 13:49,50).
Al capitolo sedici di Matteo, in quella memorabile occasione a Cesarea di Filippo, il Signore disse qualcosa che ci è particolarmente utile: “Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli e allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua” (Matteo 16:27).
Il criterio di quel processo sarà la separazione. Cosa accadrà? La separazione dei malvagi, ai quali é riservato l’allontanamento eterno dal bene, da Dio. Le parole del Maestro sono piene di una terribile solennità. Non abbiamo nessun diritto di tralasciarle, così come non possiamo dimenticare il Suo invito all’umanità: “Venite a me… e io vi darò riposo”. L’amore di Gesù é manifestato nell’offerta della salvezza all’uomo, ma questo non Lo ha mai indotto a perdere di vista il destino del male e del peccato. Vi sarà pianto, lamento, stridore di denti, una condizione di dolore e di rabbia. Una ribellione protrattasi fino alla fine dell’età, una separazione tra buono e cattivo. Tutto compreso nella rete del regno, tutto é entrato nelle sue maglie, ed é stato sotto la sua influenza. Tuttavia alcuni sono completamente senza valore, completamente cattivi e la conclusione non può essere che la separazione! È da notare che gli angeli saranno gli agenti del processo. Nel passato sono già intervenuti nella storia e negli affari degli uomini. Questa non é l’era degli angeli, è l’era del Figlio di Dio, è l’era dello Spirito Santo. Ma, Gesù lo dice, quando questa età volgerà alla fine, gli angeli, ancora una volta interverranno nella vita degli uomini. Essi sono tuttora attivi e riconosciuti in rapporto al loro servizio: “Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che devono ereditare la salvezza”? (Ebrei 1:13,14).
La funzione precipua degli angeli é adorare alla presenza dell’Altissimo. Sono, pero, “mandati” per ministrare agli eredi della salvezza.
In questa parabola il Signore parla della destinazione di ciò che sarà trovato nella rete. Cosa accadrà? Il primo atto sarà la purificazione del regno da tutte quelle cose che causano ostacolo e da tutte quelle che generano iniquità – sia attività, che persone.
I giusti invece, risplenderanno per l’eternità: “Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro” (Matteo 13:43).
In questa parabola, vi sono aspetti con i quali anche noi oggi abbiamo qualcosa a che fare, dato che la rete ondeggia ancora nel mare, i suoi bracci si allungano sempre di più e l’influenza del regno é ancora esercitata. Noi non abbiamo nulla a che vedere col determinare l’ingresso in questa rete. Abbiamo ancora meno a che fare col tentare di selezionare il buono dal cattivo, inclusi entrambi nelle sue maglie.
In ogni caso, questa parabola, é una preziosa fonte di forza, in quanto ci mostra un processo che sta piano piano progredendo e che culminerà nella seconda venuta di Cristo Gesù e in un chiaro giudizio, nel quale il Re, il nostro Salvatore e Signore, tramite i Suoi servi, gli angeli, giudicherà le faccende terrene. Tutto ciò ci ridà speranza, mentre noi siamo così inclini a perderla.
Ciascuno di noi possa appartenere alla Chiesa di Filadelfia pronta al ritorno del Signore e non alla tiepida Laodicea, la Chiesa illusa di appartenere al Signore!

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