L’anima dell’uomo è mortale o immortale? Scopriamolo alla luce della Scrittura.

LA DEFINIZIONE DELLE COMPONENTI DELL’INDIVIDUO

1) L’anima

L’anima è la parte centrale dell’uomo e rappresenta la coscienza di sé, proprio come il corpo rappresenta la coscienza del mondo esterno e lo spirito rappresenta la coscienza che l’uomo ha di Dio.

Per la sua creazione fisica, l’uomo è legato alla creazione animale e per mezzo degli istinti che lo governano è spinto verso la degenerazione.

Quando si parla dell’anima, il termine primario in ebraico è NEPHESH che appare nell’Antico Testamento 755 volte e significa: “Vita”; “Io”; “Persona”: “Che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro…”[1]; “Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita…”[2]. In senso lato, l’anima descrive chi siamo. A volte il termine nephesh si riferisce alla volontà ed al desiderio della persona: “…se piace a voi che io seppellisca la salma togliendola dalla mia vista, ascoltatemi e intercedete per me…”[3]; altre volte indica i vari appetiti: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne”[4]; o la fame: “Quando il Signore, il tuo Dio, avrà ampliato i tuoi confini, come ti ha promesso, e tu, desiderando di mangiar carne, dirai: Vorrei mangiar carne! Allora potrai mangiare a tuo piacimento”[5]; o i desideri morali: “Sulla via dei tuoi giudizi, Signore, noi ti abbiamo aspettato, al tuo nome, al tuo ricordo anela l’anima. Con l’anima mia ti desidero, durante la notte; con lo spirito che è dentro di me, ti cerco…”[6].

Nel Nuovo Testamento il termine PSUCHÈ indica l’anima dell’individuo; si trova 101 volte e si riferisce:

a) Alla sede della vita – “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà”[7];

b) Alla parte interiore dell’individuo;

c) All’anima in antitesi col corpo.

Col termine psuché si intende la componente dell’individuo costituito da: sensazioni, emozioni ed affetti: “Gesù gli disse: Ama il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”[8]. Talvolta il termine è usato in senso lato anche per spirito e anima, cioè per la personalità completa. Lo stesso può essere detto dello spirito.

2) Lo spirito

Lo spirito è la componente più alta dell’essere umano; è distinto dall’anima e manifesta proprie capacità spirituali.

Per la sua natura spirituale, l’uomo somiglia a Dio e perciò ha infinite possibilità di sviluppo. Lo spirito è la parte essenziale della natura umana, e, per questo suo aspetto spirituale, esso elude il controllo dei biologi e dei chimici, infatti esso è imponderabile (non può essere pesato), è intangibile (non può essere toccato) ed è invisibile (non può essere visto).

Quando Dio creò l’uomo cominciò dal corpo: “Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale; poi viene ciò che è spirituale”[9]; ma alla rigenerazione l’ordine è rovesciato, Dio inizia l’opera Sua dallo spirito.

L’anima, costituisce con lo spirito (PNEUMA, che significa anche vento, soffio), la parte del nostro essere che sfugge all’ordinaria osservazione e controllo umani: è il regno spirituale. Tanto è vero che alla morte lo spirito si diparte dal corpo: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito”[10]; “E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: Signore Gesù, accogli il mio spirito”[11].

Anima e spirito non sono divisibili e separabili, ma agiscono congiuntamente. “…L’anima e lo spirito sono inseparabili perché lo spirito è intessuto nella stessa essenza dell’anima. Essi sono fusi ed uniti in una sostanza”[12] e costituiscono la personalità dell’individuo.

II. TRICOTOMO O DICOTOMO?

Nel rapporto tra la realtà materiale dell’individuo – il corpo – e quella immateriale – anima e spirito – esistono due scuole di pensiero: la Tricotomia e la Dicotomia.

1) La tricotomia

La posizione tricotoma ritiene che l’individuo sia costituito da tre elementi: spirito, anima e corpo. Il corpo è la parte fisica dell’individuo, è quella materiale e ci unisce a tutte le cose viventi, inclusi gli animali e le piante.

L’anima è il principio della vita animale. Gli animali possiedono un’anima rudimentale quale sede delle emozioni, delle reazioni e degli affetti (istinti), i quali sono descritti come psuché in Genesi 1:20: “Poi Dio disse: Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo”. Gli animali e gli esseri umani si distinguono dalle piante per la loro capacità di esprimersi.

Alcuni testi biblici che sostengono la tricotomia e che distinguono l’anima dallo spirito sono i seguenti: “Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”[13]; “…È seminato corpo naturale (greco: psichico) e risuscita corpo spirituale (greco: pneumatico). Se c’è un corpo naturale, c’è anche un

corpo spirituale”[14]; “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito…”[15].

2) La dicotomia

Ritiene che gli elementi costitutivi dell’essere umano siano due: uno materiale ed uno immateriale. I sostenitori di questa tesi affermano che i termini anima e spirito sono intercambiabili come si potrebbe dedurre da versetti simili a questi: “E Maria disse: ‘L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore'”[16]. Tuttavia è evidente dall’insegnamento complessivo della Scrittura, che anima e spirito sono due elementi distinti.

In I Corinzi 5:3 è scritto: “Quanto a me, assente di persona ma presente in spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso un tale atto”. Paolo parla di essere assente dal corpo (soma) e presente in spirito (pneuma). Esistono, inoltre, casi in cui perdere il pneuma significa la morte: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito”[17].

Il concetto dicotomo è stato sostenuto dagli gnostici e da tutte le forme eretiche di ogni tempo, fino alla posizione dualistica che rifiuta il concetto di Trinità, affermando che lo Spirito Santo non è una Persona divina, ma “procede dal Padre e dal Figlio”, e quindi è un’energia. Di conseguenza l’unione dello spirito col corpo produrrebbe l’anima.

In base a Ecclesiaste 12:9: “Prima che la polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato”, lo spirito torna a Dio, il corpo va nella tomba, quindi l’anima sarebbe soltanto una componente provvisoria che scompare con la morte, in pratica una realtà fittizia. Il termine anima, secondo questa concezione, non sarebbe altro, dunque, che una forma letteraria diversa per affermare l’esistenza terrena dell’uomo.

La tesi tricotoma ci sembra più consone all’insegnamento generale della Scrittura e quindi ne deriva che l’individuo è formato di spirito, anima e corpo, e al momento della morte la sua entità immateriale completa entra nell’eternità.

Se l’anima è la sede dell’io, degli affetti, dei desideri e delle emozioni, lo spirito è la sede della vita spirituale, della coscienza e del raziocinio. L’anima entra nell’eternità, nella sua totalità immateriale, e alla risurrezione prenderà un corpo incorruttibile, riacquistando totalmente tutte le facoltà donategli da Dio alla creazione.

Gli antichi usavano un’immagine di questa triplice realtà dell’uomo, affermando che il corpo è simile ad un carro, l’anima ai cavalli che tirano il carro, lo spirito all’auriga che tiene le redini e determina la direzione della via. Se lo spirito dell’uomo è debole o non operante, allora l’anima, come cavalli imbizzarriti, trascina il corpo verso la rovina.

Credere che l’anima sia un’entità fittizia è contrario:

a) Alla Scrittura, perché ci parla di anima e spirito con le facoltà particolari di ognuna delle componenti;

b) Alla logica, perché non è possibile dividere spirito e anima, in quanto nell’eternità non potremmo esprimere totalmente i nostri sentimenti, le nostre emozioni, e i nostri desideri.

Ne consegue che lo spirito è immortale; dunque l’anima è anch’essa immortale non essendo separabile dallo spirito.

ALCUNE DOTTRINE ERRATE SULL’IMMORTALITÀ

I. LA DOTTRINA DEGLI AVVENTISTI

Gli Avventisti ritengono che l’uomo sia tripartito, cioè composto di tre elementi essenziali: corpo, anima e spirito[18]. Anima e spirito sono due elementi ben distinti l’uno dall’altro[19]. Essi ritengono che la parola spirito nella Bibbia non designi mai un’entità immortale quando si riferisce all’uomo. Riguardo all’anima, essi credono che sia conseguenza dell’unione fra corpo e spirito e che indichi soprattutto la vita transitoria, la vita localizzata nel sangue[20], quella che possiedono sia gli uomini che le bestie “dunque è la manifestazione della vita nel corpo, manifestazione propriamente fisiologica”[21].

1) Immortalità condizionata

Secondo gli Avventisti l’insegnamento biblico riguardo all’immortalità è il seguente:

a) L’uomo non nasce immortale, Dio solo possiede l’immortalità[22].

b) L’uomo è stato creato candidato all’immortalità. Equivale a dire che l’uomo sarebbe diventato gradualmente immortale se avesse superato diverse prove, la prima delle quali era la proibizione di mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male[23].

c) A causa della caduta l’uomo perse la sua candidatura; divenne così mortale e il peccato continua a tenerlo in questa condizione. “La morte significa l’estinzione dell’anima”[24]. Il loro ragionamento si basa sulla considerazione che, come l’anima ha avuto un inizio, può allo stesso modo avere una fine, e che in effetti finisce con la morte, per la dissociazione dello spirito dal corpo.

d) Cristo, donando la Sua vita per gli uomini, offre loro la possibilità di ottenere l’immortalità per mezzo della fede; essa dunque è condizionata dalla scelta di ogni individuo. L’immortalità è un dono di Dio, un privilegio accordato ai giusti, da ricercare per impossessarsene attraverso la fede[25].

Secondo gli Avventisti, la dottrina dell’immortalità dell’anima risale innanzitutto al filosofo greco Platone; successivamente questa influenzò il giudaismo alessandrino per passare poi al cristianesimo; si impose definitivamente nel IV e V secolo, soprattutto per le opere di Tertulliano, Origene e Agostino.

2) Quando viene accordata l’immortalità al credente?

La premessa che gli Avventisti fanno è che per esistere la vita è “necessaria la simultanea presenza del corpo e dello spirito. Non c’è e non può esserci vita fuori del corpo, come non c’è, né può esservene, senza lo spirito. Al momento delle morte, il corpo va in polvere, mentre lo spirito ritorna a Dio (Eccl.12:9) e l’anima si dissolve a causa della separazione del corpo dallo spirito”[26].

Sceol e Ades sono usati come sinonimi nella Bibbia e non indicano né il paradiso né tanto meno l’inferno. Possono essere sostituiti con le parole: sepolcro, tomba, soggiorno dei morti.

Il soggiorno dei morti è un luogo di fitte tenebre che non va confuso né con il paradiso, né col purgatorio, né con la geenna.

“I giusti entrano in paradiso solo dopo la risurrezione (Luca 14:14), perciò non vi sono ancora (Ebrei 11:39-40). Gli empi saranno gettati nella geenna dopo il giudizio finale (Apoc.20:15)…per essere distrutti”[27].

I morti non sanno nulla perché sono incoscienti, non vedono, non soffrono, non godono: dormono[28]. Ogni rapporto fra l’uomo e Dio è cessato, e se non risuscitassero, sarebbe di loro come se non fossero mai esistiti.

3) Esiste l’inferno?

Secondo gli Avventisti, i responsabili dell’introduzione della nozione riguardante l’inferno nella chiesa cristiana, sono Tertulliano, Origene e Agostino.

“La Bibbia non conosce il dogma delle pene eterne… ciò vuol dire che la soppressione, l’annientamento totale dell’essere è la condanna suprema, e che la resurrezione dei malvagi, semplice ritorno alla vita fisica, ha luogo solo per permettere a Dio di eseguire

su di loro il verdetto del suo giudizio”[29].

Gli empi sarebbero distrutti tutti allo stesso modo, ma a seconda del grado di colpevolezza, subirebbero un deterioramento lento e doloroso, oppure un annientamento rapido. Se le anime degli ingiusti e Satana stesso non fossero annientati “ne conseguirebbe che Dio sarebbe nell’impossibilità di soddisfare la sua giustizia oltraggiata”[30]. La punizione dei malvagi è una soppressione eterna. È la distruzione che è eterna e non la sofferenza.

Per gli Avventisti, il racconto di Gesù riguardo all’uomo ricco e al povero Lazzaro[31] è semplicemente una parabola che vuole trasmettere insegnamenti terreni.

LA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA

1) Il concetto della morte e della punizione eterna

Alcune dottrine principali della società della Torre di Guardia riguardanti la morte e la punizione eterna sono le seguenti:

– “Satana era un grande angelo che ribellatosi a Geova ne sfidò la sovranità. Attraverso di Lui all’uomo toccarono in sorte il peccato e la morte. Il suo destino è l’annientamento insieme ai suoi seguaci… gli uomini di buona volontà che accettano Geova ed il suo governo teocratico riceveranno il godimento della nuova terra, tutti gli altri che respingono Geova saranno annientati”.

– “L’anima dell’uomo non è eterna ma mortale e può morire. Anche gli animali sono dotati d’anima; purtuttavia l’uomo gode della preminenza a motivo della creazione speciale”.

– “L’inferno, luogo di ardente tormento nel quale i peccatori rimangono dopo la morte, non esiste. È una dottrina della religione organizzata e non della Bibbia. L’inferno non è che la comune tomba…qui i trapassati dormono attendendo la resurrezione ad opera di Geova Iddio”.

– “La punizione eterna è un castigo o punizione che non ha termine, ma non significa tormento eterno di anime viventi. La sorte di quelli che respingono Geova Iddio è l’annullamento, la morte seconda, la quale è eterna”[32].

Secondo il concetto dei Testimoni di Geova, il responsabile e promulgatore di questa dottrina disonorante di un inferno di tormenti eterni è Satana, il quale, introducendola, ha avuto lo scopo di spaventare gli uomini in modo tale da indurli a non studiare più la Bibbia e a nutrire odio nei confronti di Dio. Inoltre, essi affermano che l’uomo, anche se così imperfetto, non torturerebbe nemmeno un animale malato, ma lo ucciderebbe pur di non farlo soffrire, pertanto non è possibile attribuire a Dio, che è amore, l’empio delitto di torturare le creature umane semplicemente perché ebbero la sfortuna di nascere peccatrici. Essi concludono che la dottrina di un inferno ardente, dove i malvagi siano torturati in eterno dopo la morte, non può essere vera, principalmente per quattro ragioni:

1. È del tutto antiscritturale

2. È irragionevole

3. È contraria all’amore di Dio, 4. Ripugna alla giustizia.

“La tortura eterna manca del principio dell’amore, Dio è amore: un Creatore che torturasse in eterno le sue creature sarebbe un nemico, non un Dio d’amore”[33].

2) L’uomo, l’anima, la sua natura e il suo destino

La dottrina dei Testimoni di Geova afferma che l’uomo è composto di due elementi, cioè della “polvere della terra” e dell'”alito vitale”. Questi due elementi formano l’anima, ovvero la creatura vivente chiamata uomo; essi affermano inoltre che la credenza di un’anima immortale nell’uomo – e per questo diversa dall’anima degli animali – non è scritturale, anzi, si tratta solo di una pretesa infondata dei religiosi. A sostegno di questa tesi, essi prendono il passo di Ezechiele 18:4: “l’anima che pecca sarà quella che morrà”, le Scritture mostrano così che il destino dell’uomo peccatore è la morte. “Ma la Bibbia offre anche la speranza…se un uomo si rivolge a Dio per mezzo di Gesù Cristo e mediante Lui cerca la giustizia, quest’uomo può ottenere la vita eterna nel giusto nuovo mondo (Sof. 2:3 – TNM)”[34].

Quando i Testimoni di Geova fanno riferimento all’anima non pensano al concetto comunemente accettato nella religione cristiana. L’anima, secondo la loro visione, non è un elemento invisibile, concreto e distinto come la Bibbia insegna, ma viene strettamente identificata con la vita: una creatura che si muove e respira possiede l’anima, ovvero vive; quando muore cessa di vivere in senso assoluto. In poche parole gli uomini e le bestie hanno lo stesso destino perché la loro anima è nel sangue. L’unica eccezione è da farsi esclusivamente per tutte quelle persone che durante la loro vita terrena si sono aggregate agli annunciatori del nome Geova. Anche se al momento della morte si estinguono totalmente come gli infedeli – non esistendo una vita spirituale al di fuori del corpo – nel nuovo sistema futuro Dio li ricreerà dalla polvere.

La maggioranza dei risorti vivrà eternamente su una terra paradisiaca. Il cielo è riservato ad un numero ristretto di cosiddetti “eletti” o “unti”: i 144.000.

LE DIVERSE TEORIE SUL FUTURO E SULL’IMMORTALITÀ

Le opinioni sull’argomento dell’immortalità si possono suddividere nelle seguenti posizioni:

I. LA POSIZIONE MATERIALISTA

I materialisti considerano la morte come una fine, il termine del destino dell’uomo; pertanto non credono sia possibile una sopravvivenza dell’essere umano in una vita oltre quella terrena. Secondo questa “dottrina”, non c’è niente oltre la materia e le leggi che la regolano. La vita psicologica non è che un prodotto, un riflesso della vita degli organi e delle loro funzioni; si estingue con la vita organica, dunque non c’è sopravvivenza dell’io cosciente.

II. LA POSIZIONE AGNOSTICA

L’agnostico è colui che afferma di non sapere nulla rispetto alla vita spirituale presente e futura, quindi mantiene una posizione neutrale. Rispetto all’eternità egli dice: non sappiamo dove sono e qual è la condizione dei defunti nostri cari. Un notissimo scrittore di libri di filosofia a carattere popolare, ha scritto ultimamente un libro riguardante i propri genitori defunti e in un’intervista ha aggiunto: non so nulla dell’aldilà, ma ho l’impressione che in un modo o nell’altro li incontrerò. Ma Gesù dice: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?”[35]. La Scrittura, inoltre, afferma con certezza che l’eternità è qualcosa di preciso: “Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita”[36].

III. LA POSIZIONE UNIVERSALISTA

La teoria dell’universalismo sostiene che tutti gli uomini alla fine saranno salvati. Questa teoria non nega la realtà del male e della giusta punizione, ma che, mediante la disciplina e un “purgamento”, tutte le anime alla fine si rivolgeranno a Dio cosicché la redenzione di Cristo raggiungerà la completa vittoria. L’universalismo afferma che la potenza divina ha risorse infinite e che l’amore di Dio è tanto persistente ed eterno che nessuna anima potrà alla fine resistere al Suo amore.

Esistono moltissimi testi, secondo i sostenitori di questa teoria, che confermerebbero la loro posizione:

“Il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”[37];

“Il Signore non ritarda l’adempimento della Sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”[38];

“Quando una terra, imbevuta dalla pioggia che ricade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizioni da Dio”[39];

“Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me”[40];

“…e ogni creatura vedrà la salvezza di Dio”[41];”Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini si è manifestata”[42];

“… abbiamo riposto la nostra speranza nel Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto dei credenti”[43];

“Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo… Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin dal principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo”[44];

“Che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose di cui Dio ha parlato fin dall’antichità per bocca dei suoi santi profeti”[45];

“Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. Poiché bisogna che egli regni finché abbia messo i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinchè Dio sia tutto in tutti.

“Altrimenti, che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono battezzati per loro?”[46] ;

“… per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra. In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della sua volontà, per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo”[47];

“Perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua

\propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio”[48].

Sostenere la salvezza universale vuol dire ignorare del tutto l’aspetto del giudizio che invece appare nella Bibbia. Questa realtà forte, tremenda, dolorosa è comunque ampiamente esposta; citiamo solo alcuni versetti:

“Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato”[49];

“Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza”[50];

“…la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra”[51].

La teoria universalista dimentica che, se l’individuo ha il libero arbitrio con possibilità di scelta, non può continuare questa scelta fino alla fine; è contro ogni logica pensare che Dio abbia creato l’uomo libero di scegliere tra il bene e il male e poi lo assicuri che alla fine potrà scegliere il bene. Gesù, infatti, parlando della realtà dell’eternità, anche se in modo parabolico, per rendere l’aldilà comprensibile a tutti, ha affermato chiaramente: “Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”[52].

Pertanto, questa teoria universalista è sostenuta da coloro che non ritengono valido il principio del libero arbitrio.

IV. LA POSIZIONE TRADIZIONALISTA

I tradizionalisti credono che l’uomo è costituito da due elementi: il corpo e l’anima; quest’ultima è incorruttibile e immortale. Essi credono che l’anima, al momento della morte, si separi dal corpo e vada o in Paradiso, o in Purgatorio o all’Inferno. È una dottrina molto antica che ha radici nella filosofia greca.

V. LA POSIZIONE CONDIZIONALISTA

Questa teoria sostiene che i malvagi ricevono il risultato delle loro opere compiute nel corpo.

La dottrina dell’immortalità condizionale crea ancor più difficoltà dell’universalismo. Il concetto che l’anima sia abbastanza immortale per sopravvivere dopo la morte, ma non immortale per vivere eternamente , è contrario sia alla ragione che alla coscienza.

La scienza si esprime con una grande legge, la legge della conservazione dell’energia: nessuna energia o forza si distrugge, può cambiare forma ma non si annulla, e questo è vero anche con la personalità umana che è persistente, continua e indistruttibile. Gli scienziati sono concordi nell’affermare che ogni cosa esistente non perisce ma cambia forma.

“L’anima non è immortale per natura ma lo diviene facendo suoi i meriti che Cristo Gesù ha acquistato sulla croce; non c’è né Purgatorio né Inferno (nel senso di una sofferenza senza fine); la morte è un sonno che precede sia la prima risurrezione, che fa entrare il giusto nella felicità eterna, sia la seconda risurrezione, che abbandona il malvagio all’esecuzione della sentenza (distruzione totale) pronunciata contro di lui”[53].

I condizionalisti affermano che questa teoria non è semplicemente conforme alla verità biblica ma soddisfa anche la ragione. In realtà, tale teoria è repellente alla stessa concezione della natura di Dio che è perfetta e l’annullamento della personalità sarebbe, inoltre, una contraddizione alla stessa concezione della sapienza e della giustizia divina.

LA POSIZIONE BIBLICA

Tutti gli uomini sono consapevoli del fatto che dovranno morire: “Qual’ è l’uomo che vive senza vedere la morte? Che scampi l’anima sua al potere del soggiorno dei morti?”[54]. Allo stesso tempo la Scrittura e la testimonianza interiore rivelano che in ogni individuo è presente il germe dell’eternità: “…Dio ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità”[55].

È importante specificare che l’uomo, oltre ad essere pienamente consapevole della precarietà della vita materiale ed essere fornito del pensiero dell’eternità, ha la possibilità di modificare il suo destino eterno in base alle scelte prese su questa terra.

La sorte degli uomini, dopo la morte, è espressa con due alternative: cielo e inferno, cioè una comunione eterna e perfetta di gioia e pace nella presenza di Dio per coloro che sono stati redenti dall’opera perfetta di Cristo; oppure uno stato di miseria, tristezza e separazione eterna dalla presenza di Dio, per coloro che hanno rifiutato la grazia divina. Inoltre, questi due stati sono dichiarati assoluti, fissati ed eterni.

I. DIVERSI ARGOMENTI SULL’IMMORTALITÀ

1) L’argomento storico

Fuori dalla rivelazione biblica, la storia e l’archeologia indicano che esiste un tipo di esistenza dopo la morte: quasi ogni tribù e popolo sulla faccia della terra, selvaggia e civilizzata, ha manifestato qualche forma di credenza in un futuro stato dell’esistenza.

Mentre non c’è consenso sulla stessa natura dell’immortalità, esiste una “preparazione etnica” legata alla credenza universale della vita dopo la morte; basti ad esempio ricordare le misteriose piramidi e il loro libro Egiziano dei morti, con preghiere e formule per la guida e la protezione dei defunti.

Gli indù desideravano “una lunga vita tra gli dei”; i Buddisti, con i loro 24 cieli; i Babilonesi, che credevano a un dio misericordioso fra i tanti che risuscita i morti; i Persiani, che credevano che il corpo nudo sarebbe stato rivestito con la luce del cielo; i Greci, che credevano alla sopravvivenza dei morti; Socrate, che credeva nell’immortalità, morendo disse: “Seppellitemi se potete afferrarmi”.

Un famoso antropologo ha affermato: “Quando consideriamo la religione delle razze primitive nel loro insieme, non possiamo fare a meno di notare l’esistenza di elementi e principi generali della dottrina della vita futura dell’anima”.

L’unica vera risposta è che Dio ha messo il pensiero dell’eternità nel cuore dell’uomo. Questa speranza che risiede nel petto del selvaggio e del credente, fu piantata da Colui che è senza principio né fine, e risolve il problema del dubbio umano espresso in Giobbe 14:14: “Se l’uomo muore, può egli tornare in vita? Aspetterò io tutti i giorni del tempo determinato della mia vita, finché mi venga mutamento di condizione?”[56].

2) L’argomento analogico

La legge della natura si fonda sulla vita dopo la morte: “In verità, in verità io vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”[57]. Questo semplice principio basterebbe da solo a provare l’immortalità.

Inoltre, il principio scientifico della conservazione dell’energia, prova che nulla è distrutto, ma tutto si trasforma; tuttavia, mentre la natura e la scienza dimostrano che l’immortalità è possibile, la Bibbia soltanto offre la prova conclusiva: “Annienterà per sempre la morte; il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso, toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo, perché il signore ha parlato”[58].

3) L’argomento biblico

L’Antico Testamento prova la vita dopo la morte: come Dio è eterno, l’uomo, fatto alla sua immagine, è partecipe della Sua eternità: “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio…Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”[59]; “Ma quel che rende intelligente l’uomo è lo spirito, è il soffio dell’Onnipotente”[60]; “…l’uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade”[61].

Nel Nuovo Testamento abbiamo la più completa rivelazione della vita dopo la morte: “Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò ancheMosè nel passo del “pruno”, quando chiama il Signore, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono”[62]; “Poi aggiunse: Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe…”[63]; “Ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo”[64].

II. È UNA IMMORTALITÀ CONDIZIONALE?

E’ interessante notare l’espressione: “…fu riunito al suo popolo”[65]; questa frase la ritroviamo spesso nella Bibbia e sta ad indicare la credenza ebraica della vita dopo la morte. Dato che è usata per i santi e i peccatori, è evidentemente contraria alla teoria dell’immortalità condizionata: “Ismaele…morì, e fu riunito al suo popolo…poi Isacco spirò, morì e fu riunito al suo popolo, vecchio e sazio di giorni…Quando Giacobbe ebbe finito di dare questi ordini ai suoi figli, ritirò i piedi nel letto, spirò e fu riunito al suo popolo”[66].

Un’altra frase riguardante la morte, e che sottintende il ritorno dello spirito a Dio, la troviamo nel Nuovo Testamento: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito”[67].

Sia i giusti che gli ingiusti risorgeranno. I giusti per un’esistenza senza fine: il loro corpo sarà simile a quello di Cristo risorto, un corpo adatto ad una vita eterna glorificata. Gli ingiusti per una resurrezione a condanna e, per analogia, sembra che il loro corpo sia simile allo stato della loro anima, corrotto e deformato come l’anima che vi dimora.

TESTI BIBLICI SULLA REALTÀ DELLA RESURREZIONE FISICA

a) Giovanni 5:28,29 – “… L’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori, quelli che hanno operato bene, in resurrezione di vita; quelli che hanno operato male in resurrezione di giudizio”.

b) Atti 24:15 – “Avendo in Dio la speranza… che ci sarà una resurrezione dei giusti e degli ingiusti”.

c) I Corinzi 15:13,17,22,42 – “Se non vi è resurrezione dei morti, neppure Cristo è stato resuscitato… e se Cristo non è stato resuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati… come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati… il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”.

d) II Pietro 3:7; Apocalisse 20:13 – “I cieli e la terra attuali sono conservati per la medesima parola, riservati al fuoco del giorno del giudizio e della perdizione degli empi”; “…il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere”.

I. LO STATO FINALE DEI GIUSTI E DEI MALVAGI

1) Lo stato finale dei giusti secondo la Scrittura

a) Vita eterna – “Questi se ne andranno a punizione eterna ma i giusti a vita eterna”[68].

b) Gloria – “Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria”[69].

c) Riposo – “Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio”[70].

d) Conoscenza – “… la conoscenza verrà abolita; poiché noi conosciamo solo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”[71].

e) Santità – “E nulla di impuro né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello”[72].

f) Servizio – “… i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte”[73].

g) Adorazione – “Dopo queste cose, udii nel cielo una gran voce come di una folla immensa, che diceva: Alleluia! La salvezza, la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio”[74].

h) Comunione con i santi – “Voi vi siete avvicinati al monte Sion… alla festante riunione delle miriadi angeliche, all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti”[75].

i) Comunione con Dio – “Udii una gran voce dal trono, che diceva: ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio”[76].

Si può, quindi, affermare che lo stato finale dei giusti è la pienezza e la perfezione nella comunione con Dio e con coloro che sono stati redenti da Cristo, anche se ci saranno gradi di beatitudine ed onore secondo la capacità e la fedeltà di ogni redento: “L’opera di ognuno sarà messa in luce… Se l’opera che uno ha costruito sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco”[77]. Lo stato finale dei salvati sarà immutabile ed eterno: “Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più…”[78].

2) Lo stato finale dei malvagi

A. Secondo la Scrittura

a) Fuoco eterno – “Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”[79].

b) Pozzo dell’abisso – “Egli aprì il pozzo dell’abisso e ne salì un fumo come quello di una grande fornace; il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo”[80].

c) Tenebre di fuori – “Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridor di denti”[81].

d) Tormento – “… e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli…”[82].

e) Punizione eterna – “Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”[83].

f) Ira di Dio – “Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio”[84].

g) Morte seconda – “Ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”[85].

h) Punizione di eterna rovina – “Essi saranno puniti di eterna rovina…”[86].

i) Respinti dalla presenza del Signore – “…respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza”[87].

j) Peccato eterno – “Ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno”[88].

k) In Matteo 25:46 è scritto: “Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”. L’aggettivo eterno (greco: aionios) esprime una durata senza fine ed è usato per l’eternità di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo[89]; per la presenza dello Spirito Santo che dimora nel credente[90]; per l’eterna felicità dei redenti[91].

l) La condanna e la punizione dei reprobi è descritta come senza fine[92].

Anche se non conosciamo la natura dell’eternità, crediamo che l’immagine data dalla Scrittura della punizione eterna non permetta l’ipotesi dell’annullamento dell’essere e nemmeno l’ipotesi di una sofferenza che termina con la riabilitazione. In qualunque modo consideriamo l’eternità, la Scrittura precisa che dopo la morte non c’è perdono, mentre afferma che la salvezza e il perdono sono offerti da Cristo a tutti gli uomini, i quali, ravvedendosi credono in Lui e Lo accettano come proprio personale Salvatore.

Si può, quindi, affermare che lo stato finale dei malvagi consiste nella perdita totale di ogni bene, sia fisico che spirituale. È l’infelicità di una coscienza malvagia respinta dalla presenza di Dio e dalla comunione dei santi. È vivere sotto l’ira eterna di Dio.

B. I malvagi subiranno l’annientamento?

La punizione futura dei malvagi non è l’annientamento. In virtù della creazione originale di Dio l’uomo ha una personalità immortale e, di conseguenza, né i giusti né gli ingiusti con la morte cessano di esistere. La Scrittura afferma che i malvagi dopo la morte entrano in uno stato di sofferenza cosciente che la resurrezione ed il giudizio aumentano e rendono permanente. La Scrittura è esplicita nell’affermare che se alla morte si verificasse l’annullamento dell’esistenza, non vi sarebbe giudizio e punizione conseguenti.

I sostenitori della teoria dell’annientamento dell’essere ne indicano due diverse forme:

a) Che la resistenza dei malvagi si indebolisce gradualmente, come risultato naturale del peccato ed infine cessano di esistere. Rispondiamo che purtroppo, invece, il male morale in questa vita sembra incompatibile con il costante sviluppo della capacità intellettuale e non c’è ragione di credere che avvenga diversamente nell’eternità. Inoltre, se questa teoria fosse valida, più numerosi e gravi sono i peccati e più velocemente si verificherebbe liberazione dalla punizione.

b) Che esiste per i malvagi, certamente dopo la morte e probabilmente tra la morte ed il giudizio una punizione in proporzione alle opere, e seguita dall’annientamento. Rispondiamo che prima di tutto ogni teoria dell’annientamento si basa solo su ipotesi umane fondate su una visione errata della grazia e della giustizia. Come già ampiamente dimostrato, la Scrittura non accenna ad alcuna cessazione di punizione, ma anzi, dichiara con termini decisi l’eternità della punizione stessa.

C. L’impossibilità della riabilitazione dopo la morte

La punizione dopo la morte esclude un periodo di prova ed una qualsiasi riabilitazione finale. Alcuni hanno sostenuto questa teoria appellandosi ai seguenti passi biblici:

a) Atti 3:21 – “Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose”. Il testo non si riferisce alla restaurazione degli individui decaduti, ma alla restaurazione dell’armonia universale, con l’esclusione proprio dei malvagi dal Regno di Dio.

b) I Corinzi 15:26 – “L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte”;

c) Efesini 1:9,10 – “Secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono in cielo, quanto quelle che sono sulla terra”;

d) Filippesi 2:10,11 – “Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore alla gloria di Dio Padre”;

e) II Pietro 3:9,13 – “…Non volendo che qualcuno perisce, ma che tutti giungano al ravvedimento…Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia”.

Tutti i testi suddetti non fanno altro che proclamare l’assoluto trionfo del regno del dominio di Dio con l’esclusione di qualsiasi forma di male. Quanti sostengono la tesi della restaurazione universale sono anche coloro che difendono strenuamente l’inalienabile libertà della volontà umana. Di conseguenza chi resiste a Cristo ed al Suo amore resisterà per sempre.

II. L’INSEGNAMENTO DI CRISTO

Nella Sacra Scrittura esiste un’autorevole e chiaro insegnamento del Signore stesso. Gesù, parlando dell’eternità, si esprime o con parabole esplicite o narrando fatti in forma parabolica, in quanto è sempre difficile per l’uomo comprendere in termini concreti la realtà dell’aldilà.

1) Le parabole esplicite del giudizio

a) Nella parabola delle dieci vergini: “Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: Signore, Signore, aprici! Ma egli rispose: Io vi dico in verità: Non vi conosco”[93].

b) Nella parabola delle nozze: “Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. Egli gli disse: Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze? E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Li sarà il pianto e lo stridor di denti”[94].

Ovviamente i redenti godono della presenza di Dio, e questa realtà è descritta come la stanza dello sposo o come la festa delle nozze.

2) La realtà espressa in forma parabolica

a) Una divisione netta: “Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine…”[95];

b) Una posizione immutabile: “…perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”[96].

c) Un’ulteriore descrizione dell’inferno è quella delle pene eterne di cui Gesù parla citando la geenna, che era “l’inceneritore” delle immondizie di Gerusalemme: “Se la tua mano ti fa cadere in peccato, tagliala; meglio è per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne”[97].

d) La parabola delle zizzanie e del grano: “Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della messe, dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasce per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio”[98].

e) La parabola della rete: “Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”[99].

f) Il giudizio: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?’ Allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!'”[100].

VI. ALTRE TESTIMONIANZE DELLA SCRITTURA

È indiscutibile, da quanto leggiamo nella Bibbia, che il male non può resistere alla presenza di Dio, perciò abbiamo queste tragiche affermazioni: “Ed egli (Dio) dirà: ‘Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori'”[101]; “Ma egli rispose: ‘Io vi dico in verità: Non vi conosco’…Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti. Poiché a chiunque ha, sarà dato ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha…Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: ‘Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!'”[102].

Altre testimonianze della Scrittura si trovano soprattutto nel libro dell’Apocalisse: “Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo”[103].

“E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli”[104].

“Poi la morte e l’ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco”[105].

VII. CONCLUSIONE:

L’INFLUENZA POSITIVA DELLA PROSPETTIVA DELL’ETERNITÀ CON DIO

Tutta la vita del credente deve essere influenzata dalla prospettiva di un’esistenza eterna in cielo e dal ritorno del Signore. Una serie di passi ci indicano il diretto rapporto fra la nostra beata speranza e le attività più diverse della nostra esistenza. Ecco alcune conseguenze pratiche di questa gloriosa speranza:

1) Risveglio e vigilanza

“…è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché la salvezza ci è adesso più vicina di quando credemmo”[106].

2) Santificazione e vittoria

“Perciò carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace”[107].

3) Zelo e fedeltà

“Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni”[108].

4) Prudenza e discernimento

“Guardate che nessuno vi seduca…ne sedurranno molti…allora, se qualcuno vi dice: ‘il Cristo è qui’, oppure: ‘è là’, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti”[109].

5) Coraggio e fede

“Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati…ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra costanza salverete le vostre vite”[110].

6) Consolazione e gioia

“…non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati…consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole”[111].

7) Sobrietà e consacrazione

“Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio”[112].

8) Pazienza ed attesa

“Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore…siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”[113].

9) Carità e sopportazione

“Fratelli, non lamentatevi gli uni degli altri, affinché non siate giudicati, ecco, il giudice è alla porta”[114];

“Perciò non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio”[115].

10) Meditazione e preghiera

“La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera”[116];

“Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!”[117]

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