Nonostante tutti i lodevoli sforzi della scienza medica, la malattia continua ad affliggere l’umanità. Diversi sono i mali debellati dall’uomo mentre tanti altri continuano a seminare morti. Al di là dei mezzi umani che sono pur sempre una risposta limitata, Dio stesso è intervenuto in favore della Sua creatura per liberarla da ogni forma di male e dal peccato. Per questo mandò il Suo diletto Figlio in modo che mediante la Sua morte espiasse i peccati di tutta l’umanità e mediante le sue sofferenze e i Suoi lividi noi ottenessimo guarigione: “Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti” (Isaia 53:4,5).
Cristo si è caricato del nostro castigo sulla croce non ha portato solo le nostre trasgressioni, ma anche le nostre malattie e grazie al suo sacrificio oggi possiamo ancora ottenere salvezza e guarigione da ogni malattia fisica.

Definizione

La guarigione divina è stata spesso contrastata, fraintesa e travisata; è importante quindi conoscere ciò che essa è realmente per evitare errori e perché no, spiacevoli delusioni. Iniziamo subito col dire che essa non ha nulla in comune con la dottrina professata dalla setta Scienza Cristiana la quale pretende di guarire esercitando la potenza della mente sulla materia. Non è nemmeno quel certo star meglio dovuto a cure mediche o peggio ancora al ricorso a maghi e guaritori, anzi la Sacra Scrittura condanna categoricamente sia la pratica di queste cose, sia il ricorso ad esse. La guarigione divina è invece la diretta potenza di Dio che opera su di un corpo umano malato, in risposta alla preghiera della fede. Essa é stata anche definita come: “L’abilità di Dio a salvare non solo l’anima dal peccato, ma altresì a sanare il corpo” (dispensa di Carismatica, pagina 16).

Terminologia

I termini più usati per la guarigione sono principalmente tre: therapèuò, iàomai e hygliès,
A. “Therapèuò” ha come significato curare, avere cura; nel greco popolare ha i significati di servire, essere al servizio (come servitore di uno più potente), darsi pensiero, prendersi cura (per esempio come medico) e da qui finalmente curare. Curare per lo più nel senso medico. Questo termine viene largamente usato nel Nuovo Testamento con varie sfumature; in Luca 4:23, nel proverbio “medico cura te stesso” e nel cap. 8:43, “therapèuo” indica una guarigione dovuta all’impegno del medico. Negli altri passi invece serve a descrivere le prodigiose guarigioni sia di Gesù che dei suoi discepoli.
B. “Èiàomai”, invece significa guarire, ristabilire e dalla stessa radice derivano anche i sostantivi ìama-guarigione ed iatròs medico. Nella versione dei LXX è usato di frequente per l’ebraico ràphà, solo nel N.T. compare per ben 26 volte ed è sempre riferito a guarigioni prodigiose.
C. “Hyghiès” letteralmente che vuol dire: sano, in buona salute, nel senso figurato invece indica l’essere sano di mente, ragionevole, assennato. Nei Vangeli e negli Atti è sempre usato col suo significato letterale e si riferisce per lo più all’essere in buona salute, sano in conseguenza di una guarigione miracolosa. Nelle epistole invece é presente anche in modo figurativo indicare qualcosa di sano, di giusto e retto.

La guarigione divina nell’Antico Testamento

Il Signore ha sempre guarito, perché questo è nella natura stessa di Dio. Fin dall’A.T., Egli si rivela all’uomo non solo come l’Iddio di ogni eternità, ma anche come l’Eterno che guarisce: “Se tu ascolti attentamente la voce del Signore che è il tuo Dio, e fai ciò che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce” (Esodo 15:26).
Questa dichiarazione è significativa, in quanto esprime la capacità e la volontà del Signore di guarire sempre, in ogni tempo. si noti che il testo, non parla di qualcosa di futuro, ne di passato, ma una realtà presente: “Io ti guarisco”. Da tutta la Bibbia emerge che Dio è particolarmente interessato alla salute ed al benessere prima spirituale ed anche fisico del Suo popolo. Questo è chiaramente evidenziato dal nutrito numero di norme igieniche e preventive che a questo scopo Dio diede a Mosè, in modo da far evitare le malattie ai Suoi. Sempre nell’Antico Testamento troviamo versi che si riferiscono al potere guaritore di Dio: “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità”… “Mandò la sua parola, li guarì e li salvò dalla morte” (Salmo 103:3; 107:20).
Inoltre svariati sono i casi di persone ristabilite completamente dalla potenza di Dio, che provano che in ogni tempo l’Onnipotente ha operato delle guarigioni. Maria, la sorella di Mosè, divenne lebbrosa perché aveva mormorato contro suo fratello, venne guarita in risposta alla preghiera di Mosè stesso: “Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, e vide che era lebbrosa. Aaronne disse a Mosè: “Ti prego, mio signore, non farci portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli. Ti prego, che lei non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quando esce dal seno materno!” Mosè gridò al Signore, dicendo: “Guariscila, o Dio, te ne prego!” Il Signore rispose a Mosè: “Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe la vergogna per sette giorni? Stia dunque isolata fuori dell’accampamento sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa”. Maria dunque fu isolata fuori dell’accampamento sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa nell’accampamento” (Numeri 12:10-15).
Si trattò di una vera e propria guarigione; tutti videro la condizione di questa donna piena di lebbra. A causa di questa infermità tutto il popolo dovette stare fermo, fino a quando la potenza guaritrice di Dio non la ristabilì. La liberazione del popolo dagli effetti velenosi dei morsi dei serpenti è una guarigione divina: “Allora il Signore mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. Il popolo venne da Mosè e disse: “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti”. E Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: “Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (Numeri 21:6-9).
Il veleno iniettato dai serpenti, fece il suo corso normale, procurò la morte di tanti israeliti; quelli invece che si pentirono e per fede riguardavano al serpente di rame furono sanati evitando la morte certa. Una delle guarigioni più sensazionali dell’ Antico Testamento è quella di Naaman l’alto funzionario dell’esercito siriano, il quale fu colpito dalla terribile malattia della lebbra. Di certo essendo un uomo influente avrà tentato invano dei rimedi nel suo paese. Informato, da una fanciulla deportata, dell’esistenza di un profeta dell’Eterno, venne in Israele dove realizzò il miracolo della guarigione. La Scrittura ci dice che la sua carne era come quella di piccolo fanciullo: “Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito” (2Re 5:14).
Anche il re Ezechia fu guarito dal Signore. Un giorno si ammalò e fu sul punto di morire; il profeta Isaia gli aveva anche ordinato di mettere in ordine ogni cosa, perché era giunto per lui il momento di lasciare la terra. Ezechia era stato un buon re, non solo aveva servito il Signore con tutto il suo cuore, ma aveva anche guidato i sudditi a tornare a Dio. Quando s’avvide che stava per morire, pregò con lagrime. Il Signore udì il suo grido e lo sanò completamente. Accanto a queste persone che hanno realizzato la guarigione divina ve ne sono altri che pur essendo ammalati non furono guariti perché non riposero la loro fiducia nell’Eterno. Uno di questi fu il re Acazia, il quale ammalatosi in seguito ad una caduta, invano mandò dei messaggeri a Ekron per consultare il dio Baal-zebub, per conoscere la propria sorte. L’Eterno inviò il suo servo Elia incontro ai messaggeri perché riferissero al loro re che per certo sarebbe morto. Difatti fu quello che accadde poco dopo: “I messaggeri tornarono da Acazia, il quale disse loro: “Perché siete tornati?” E quelli risposero: “Un uomo ci è venuto incontro, e ci ha detto: “Andate, tornate dal re che vi ha mandati, e ditegli: “Così dice il Signore: É forse perché non c’è Dio in Israele che tu mandi a consultare Baal-Zebub dio di Ecron? Perciò non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma certamente morirai”… L’angelo del Signore disse a Elia: “Scendi con lui; non aver paura di lui”. Allora Elia si alzò, scese con il capitano, andò dal re, e gli disse: “Così dice il Signore: Poiché tu hai mandato dei messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio d’Ecron, come se in Israele non ci fosse Dio da poter consultare, perciò tu non scenderai dal letto sul quale ti sei coricato, ma certamente morrai” (2Re 1:5-6,15,16).
Allo stesso modo il re Asa che in un primo tempo fu ripieno di zelo per l’Eterno, morì colpito da una grave malattia a piedi perché s’era inorgoglito e ribellato: “Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, tuttavia, nella sua malattia non ricorse al Signore, ma ai medici” (2Cronache 16:12).
Le guarigioni menzionate e tante altre ancora operate ancor prima della venuta di Gesù provano chiaramente che Egli ha sempre guarito e vuole continuare a farlo pure ai nostri giorni.

La guarigione nel ministerio di Gesù

La guarigione è stata una delle attività che hanno caratterizzato il ministerio del Salvatore. L’evangelista Matteo definisce in maniera chiara e sintetica la missione di Gesù Cristo: “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo” (Matteo 4:23).
Questo verso rileva tre aspetti del ministerio terreno di Gesù: il primo quello dell’insegnamento, poi la predicazione ed infine quello della guarigione. Molti nel nostro tempo mettono l’accento sull’insegnamento e sulla predicazione, ma trascurano o ignorano addirittura il “ministerio” di guarigione, considerandolo oramai superato, o riservato solo ad alcuni uomini particolari. Quando il Redentore era sulla terra nessuno tentò di negare il suo potere e la Sua volontà di guarire; ciò che i capi religiosi mettevano in dubbio era la Sua autorità di rimettere i peccati. Oggi invece si è disposti a credere che Gesù può perdonare i peccati, ma poi si dubita del Suo potere di guarigione. Già prima che Cristo si incarnasse, alcune profezie parlavano del Suo ministerio di liberazione anche dai mali fisici. Difatti nel libro del profeta Isaia si legge questa profezia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari” (Isaia 35:5,6).
Queste profezie ebbero il loro pieno adempimento, così come dimostrato nei vangeli i quali narrano solo alcune delle innumerevoli guarigioni operate da Gesù: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome” (Giovanni 20:30-31).
Giovanni 21:25: “Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero”.
Tuttavia sono un numero considerevole visto che si parla di ben ventisette guarigioni individuali e di dieci guarigioni collettive. Gesù stesso dichiarò, nel Suo primo messaggio ufficiale predicato ai Suoi concittadini, lo scopo del Suo ministerio: “”Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l’anno accettevole del Signore”. Poi, chiuso il libro e resolo all’inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Egli prese a dir loro: “Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite” (Luca 4:18-21).
Tutte le guarigioni operate da Gesù con il resto dei Suoi miracoli sono una prova evidente della Sua divinità ed onnipotenza inoltre sono il segno della sua vittoria sul male: “Perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” (Colossesi 2:9-15).
Considerandole attentamente, emergono delle preziose verità. prima tra tutte la disponibilità incondizionata del Maestro nel guarire ognuno che si rivolgeva a Lui. Mai leggiamo che si sia rifiutato di guarire qualcuno. inoltre mai si è trovato nell’impossibilità di operare, così da dover dire a qualcuno:” non posso fare niente per te”, oppure “questo miracolo non mi riesce”; mai un insuccesso: “E Gesù: “Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede” (Marco 9:23).
Nessuno poteva impedire il suo operare, nemmeno l’acerrima opposizione dei farisei: “Gesù rispose loro: “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero”. Per questo i Giudei più che mai cercavano d’ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Giovanni 5:17,18).
Sono evidenziati anche diversi modi di operare. Alcune volte interveniva a distanza, non c’era bisogno di guardare o di toccare l’infermo. Questo avvenne nel caso del centurione romano che si recò da Gesù per chiedergli la guarigione del suo servo malato. Il Maestro non andò a casa sua, ma veduta la fede e l’umiltà del centurione lo esaudì guarendogli il servo. La medesima cosa accadde ad un ufficiale reale il quale venne al Signore per chiedergli di guarire il figlioletto moribondo; pure questa volta Gesù non si recò dall’ammalato, ma comandò al padre di tornarsene a casa perché aveva già esaudito la sua richiesta. Altre volte invece Gesù guariva le persone toccandole e questo era il modo più usuale. Così fece per la suocera di Pietro, a letto con la febbre, con i due ciechi che trovò sul suo cammino, con il lebbroso che incontrò scendendo dalla montagna dove aveva esposto il suo sermone, al quale toccandolo disse “Io lo voglio sii mondato”. Spesso invece era sufficiente che l’ammalato venisse in qualche modo in contatto con la persona di Gesù per essere guarito. Si ricorderà certamente il caso della donna dal flusso di sangue, che debole e sofferente riuscì a farsi spazio nella calca in modo da toccare Gesù perché diceva: “Se riesco a toccare non fosse altro che le sue vesti, sarò salva”. In un’altra occasione furono in molti a toccarlo ed a essere guariti. A Gennesaret avvenne che la gente del luogo avendo riconosciuto Gesù si appressava a Lui pregandolo che “gli lasciasse toccare non fosse altro che il lembo dei suoi vestimenti”.
Le guarigioni operate da Gesù erano istantanee e complete; in quanto ogni volta che Egli operava, le persone venivano immediatamente ristabilite, senza alcun bisogno di ulteriori interventi né di un periodo di convalescenza. Alcuni esempi:

· La suocera di Pietro fu guarita dalla febbre e subito dopo si mise a servirli: “Ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò. Ella si alzò e si mise a servirlo” (Matteo 8:15).

· Il paralitico portato dai suoi quattro amici: “E subito il paralitico si alzò in presenza loro, prese il suo giaciglio e se ne andò a casa sua, glorificando Dio” (Luca 5:25).

· Anche il lebbroso venne ristabilito subito: appena fu toccato dal Signore: “Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: “Se vuoi, tu puoi purificarmi!” Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio; sii purificato!” E subito la lebbra sparì da lui, e fu purificato” (Marco 1:40-42).

Secondo il rev. Macarthur questo dimostra la veracità del miracolo: “Perché se Gesù non avesse guarito all’istante non ci sarebbe stato alcun elemento miracoloso valido a provare la Sua divinità e di conseguenza gli oppositori avrebbero potuto facilmente asserire che quella determinata guarigione altro non era stato che un normale processo naturale”.
Gesù guarì malattie organiche. Egli non si mise a percorrere la Palestina per sanare le persone da malattie funzionali tipo: mal di schiena, emicranie o palpitazione cardiache, come fanno certi sedicenti guaritori ma bensì malati molto più gravi quali: paralitici, sordi, muti, ciechi, ecc. Tali guarigioni non lasciavano nessun dubbio che si trattasse veramente di un miracolo. Il Maestro compì tutte queste guarigioni perché servivano ad autenticare il suo messaggio e a confermare che Egli era davvero quello che diceva di essere: il Figlio di Dio come più di una volta ha detto ai Suoi oppositori: “Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete; ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre” (Giovanni 10:37,38).

La guarigione divina nella Chiesa del 1° secolo

La Guarigione divina non cessò con l’ascensione di Gesù al Padre, ma continuò a verificarsi anche nella Chiesa primitiva per mezzo della strumentalità degli apostoli. Questi ultimi già durante il loro “tirocinio” col Maestro, più di una volta erano stati investiti di autorità ed inviati in missione a predicare la Parola ed a guarire i malati: “Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino. Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:7,8).
Questo servì a prepararli per una più grande ed estesa missione che iniziò il giorno di pentecoste, quando ripieni dello Spirito Santo furono qualificati ad andare per tutto il mondo a predicare l’Evangelo della grazia”.
Da quel momento la Chiesa si diede da fare nell’annuncio della buona novella. A tale annuncio seguivano i segni promessi e si manifestavano guarigioni, liberazioni e molte altre opere potenti che convalidavano il messaggio degli apostoli: “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8).
La prima guarigione di cui abbiamo delle notizia dettagliate è quella dello zoppo alla porta del tempio detta “Bella”: “Ma Pietro disse: “Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. E con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio” (Atti 3:6).
L’uomo iniziò a camminare e saltare, glorificando Dio, mentre la folla invece voleva esaltare gli apostoli. Pietro approfittò dell’occasione per predicare l’Evangelo. Quale opportunità migliore visto la disponibilità di quei giudei così tanto attratti dai miracoli. Il risultato non fu solo la guarigione dello zoppo, ma soprattutto la conversione di numerose persone che portò il numero dei convertiti da tremila a cinquemila. Numerose guarigioni si verificarono anche in Samaria a seguito della predicazione di Filippo e questi segni destavano l’attenzione delle folle: “E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, ascoltandolo e osservando i miracoli che faceva. Infatti gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati, mandando alte grida; e molti paralitici e zoppi erano guariti” (Atti 8:6,7).
I segni e i miracoli tra cui anche la guarigione, accompagnavano la predicazione dell’apostolo Paolo, che dovunque andava, presentava il semplice ma potente messaggio del Vangelo, il quale operava nei cuori salvezza e guarigione. È quanto accadde a Iconio, dove, Paolo e Barnaba dimorarono per diverso tempo, annunciando l’evangelo fidenti nel Signore il quale concedeva che per le loro mani si facessero segni e prodigi: “Tuttavia rimasero là per molto tempo, predicando con franchezza e confidando nel Signore che rendeva testimonianza alla Parola della sua grazia e concedeva che per mano loro avvenissero segni e prodigi” (Atti 14:3).
A Listra invece il Signore si servì di loro per sanare un uomo zoppo fin dalla nascita. La popolazione locale visto il prodigio si radunò per offrire dei sacrifici in loro onore: “La folla, veduto ciò che Paolo aveva fatto, alzò la voce, dicendo in lingua licaonica: “Gli dèi hanno preso forma umana, e sono scesi fino a noi” (Atti 14:11).
Ad Efeso dovettero essere veramente tanti gli atti miracolosi compiuti da Dio per mezzo dell’Apostolo tanto che essendo Paolo nell’impossibilità di pregare per tutti gli ammalati, la gente poneva fede in alcuni indumenti che erano stati sopra di lui e li poggiava sui malati che venivano così guariti: “Dio intanto faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo; al punto che si mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli spiriti maligni uscivano” (Atti 19:11,12).
Pure durante il viaggio che lo portava a Roma Dio usò Paolo per compiere delle guarigioni. Infatti, quando si trovò a Malta, pregò, per il padre di Publio il quale venne istantaneamente guarito dalla febbre e dalla dissenteria. Gli altri malati veduto il prodigio vennero anche loro per essere sanati, di modo che l’evangelo raggiunse anche quell’ isola e di certo nacque anche in quel posto un nucleo di credenti: “Il padre di Publio era a letto colpito da febbre e da dissenteria. Paolo andò a trovarlo; e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. Avvenuto questo, anche gli altri che avevano delle infermità nell’isola, vennero, e furono guariti” (Atti 28:8,9).
Da tutti gli episodi trattati, emerge un elemento importante per la guarigione divina e cioè l’annuncio di tutto l’Evangelo. Come si è visto ogni guarigione è conseguente alla fede e per fare in modo che la fede sorga nelle persone occorre predicare la potente Parola di Dio che appunto crea la fede, che necessita per essere sanati: “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).

Non solo l’apostolo Paolo fu usato da Dio per fare delle guarigioni, ma molti altri come:

· Stefano: “Ora Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo” (Atti 6:8).

· Filippo: “E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, ascoltandolo e osservando i miracoli che faceva. Infatti gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati, mandando alte grida; e molti paralitici e zoppi erano guariti. E vi fu grande gioia in quella città” (Atti 8:6-8).

· Barnaba: “Tutta l’assemblea tacque e stava ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva fatti per mezzo di loro tra i pagani” (Atti 15:12).

La guarigione, oltre ad essere una realtà presente al tempo della prima Chiesa, era anche parte integrante della predicazione degli apostoli. Difatti sia nei vari stralci di prediche riportate nel libro degli Atti che nell’epistole vi sono dei chiari riferimenti a questa verità. Si esprime in questo senso l’apostolo Pietro predicando il Suo primo sermone in casa di un gentile: “Vale a dire, la storia di Gesù di Nazaret; come Dio lo ha unto di Spirito Santo e di potenza; e com’egli è andato dappertutto facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (Atti 10:38).
Sempre Pietro in una sua epistola, parlando dell’esempio lasciatoci da Cristo ribadisce ancora la realtà della guarigione: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati” (1Pietro 2:24).
Una delle promesse che Gesù aveva fatto ai suoi, fu che essi avrebbero fatto opere maggiori di Lui: “In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre” (Giovanni 14:12).
È opportuno chiarire che queste opere maggiori, per alcuni intese come opere più potenti, non sono altro che opere più estere nello spazio e nel tempo in quanto gli apostoli non hanno mai fatto miracoli più potenti di quelli di Cristo ma solo più numerosi per durata dal loro ministerio.

La guarigione oggi

Per molti oggi la guarigione divina non è più una realtà sperimentabile, ma solo qualcosa che riguardava il ministerio di Cristo e quello degli Apostoli. Questo però non ha nessun fondamento biblico, ma è il risultato di una “fede” razionale e materialistica che come tale non potrà mai capire ne realizzare l’attualità di questa verità. Alla luce di quanto si é visto fin ora non si comprende la ragione per cui oggi Dio non dovrebbe più guarire come per il passato, quando tutta la Scrittura ribadisce esplicitamente la Sua immutabilità. L’Iddio della Bibbia non cambia mai, Egli è sempre lo stesso, non cambia la Sua natura, né la Sua volontà né i Suoi piani: “Poiché io, il Signore, non cambio” (Malachia 6:3).
Salmo 102:25,26: “Nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu rimani”.
Ebrei 13:8: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno”.
L’immutabilità di Dio non si deve intendere come l’attività monotona oppure l’immobilità, in quanto l’Iddio presentatoci dalla Scrittura interviene con coerenza nella storia, viene incontro alla Sua creatura, crea, agisce, rinnova. Questo attributo di Dio è stato definito così: “L’immutabilità è la perpetua identità dell’essenza divina e di tutte le Sue perfezioni, assieme alla negazione di ogni mutamento”.
Di conseguenza viene fuori che il vero carattere di Dio è tale che qualsiasi cosa Egli abbia fatto nel passato, è allo stesso modo capace di farlo anche oggi.
Oltre all’immutabilità di Dio vi sono altre ragioni che provano che la guarigione divina è anche per i nostri giorni; una di queste è l’attualità del sacrificio di Cristo. La guarigione dalle malattie, come il perdono dei nostri peccati, ci è stata provveduta grazie all’opera di Cristo sulla croce: “Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti” (Isaia 53:4,5).
Questo testo, come tanti altri ancora, sgombra “il terreno” da qualunque equivoco, perché dichiara che le sofferenze del Salvatore ci hanno fornito la guarigione per ogni tipo di malattie. Si noti che il testo si riferisce a qualcosa che abbiamo ottenuto già. Come per il perdono dei nostri peccati dobbiamo avvalerci per fede dell’opera di Cristo al Calvario, allo stesso modo per la guarigione della quale dobbiamo solo impadronirci per fede, perché essa è stata già conquistata da Cristo. Possiamo quindi affermare con certezza che se mediante lo spargimento di sangue abbiamo ottenuto redenzione è altrettanto vero che per le sofferenze di Cristo siamo stati guariti.
Alcuni credono che i versi in questione si riferiscono solo ad una guarigione spirituale, alla restaurazione della nostra relazione con Dio e non alla guarigione da malattie fisiche. L’inconsistenza di una tale idea è provata dalla Scrittura stessa, infatti nelle altre due volte che ritroviamo riportato parte di questi versi ci si riferisce sempre alla guarigione da malattie fisiche come Matteo ci conferma nel suo Vangelo: “Affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie” (Matteo 8:17).
Pietro fa lo stesso nella sua prima epistola, parlando dell’opera del Salvatore sottolinea sia la liberazione dal peccato che la guarigione dalle malattie: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati” (1Pietro 2:24).
Inoltre il verbo tradotto con “si era caricato “, del testo di Isaia, che dà chiaramente l’idea di qualcuno che prende il fardello di un altro per sollevarlo, è lo stesso verbo usato sia al verso quattro per le malattie, che al verso undici dove si parla delle nostre iniquità. È incoerente ed incongruente la posizione di quelli che pur realizzando la salvezza per fede, poi rifiutano di accettare la guarigione provveduta allo stesso modo, nello stesso tempo, dal medesimo Signore. Perché dunque negare la possibilità della guarigione, oggi, privando così tanti sinceri credenti di questa preziosa verità. Limitare l’opera di Cristo soltanto alla salvezza equivale a presentare un messaggio di speranza monco ed incompleto. A garantire l’attualità della guarigione divina ci sono anche le promesse fatte dalla Parola di Dio (Marco 16:17; Matteo 21:22; Giacomo 5:15-16)
Tali promesse, così chiare, non sono state fatte per poi essere ignorate o peggio ancora per essere contrastate da strane teorie infondate che minano anche l’ispirazione delle Sacre Scritture, ma per spronare la fede di tanti credenti in modo che essi realizzino quanto promesso. Non riconoscere la verità di tali testi, oltre a privarci di questa preziose realtà, offende anche lo Spirito Santo che li ha ispirati e la Sua capacità di adempierle.
A rivalutare la verità della guarigione divina, accantonata per tanti secoli, é stato il meraviglioso risveglio pentecostale, sorto all’inizio del secolo che ha riscoperto l’esperienza soprannaturale del battesimo nello Spirito Santo e dei doni dello Spirito Santo.
Intorno al 1900 un gruppo di studenti di una scuola biblica (Bethel) in America, che erano alla ricerca della promessa di Atti 2:38, fu potentemente visitato da Dio che battezzò diversi con lo Spirito Santo. In quella scuola si accese un fuoco che ben presto divampò ovunque, come per la Chiesa del primo secolo anche per questo novello gruppo pentecostale la potenza di Dio era tra loro. Dio operava gloriosamente in mezzo a loro, salvando ogni individuo anche le persone più dure ed ostili. Il “fuoco” dello Spirito Santo infiammò tanti sinceri credenti rendendoli potenti araldi dell’Evangelo. Le riunioni erano continue, si pregava e si cercava il Signore incessantemente. Innumerevoli erano le guarigioni che Dio compiva tra di loro e per mezzo di loro.
Un articolo di “Apostolic Faith”, pubblicazione ufficiale di Azusa Street, riporta quanto segue: “Molte persone cercano il Signore, si fanno avanti e fila dopo fila le sedie si vuotano e vengono riempite da altri credenti. Non possiamo dire quante persone sono state salvate, santificate, battezzate nello Spirito Santo e guarite da varie malattie. Molti parlano in altre lingue… Proseguiamo per realizzare sempre di più la presenza di Dio” (citazione riportata dal quindicinale cristiani Oggi, Anno 1, n.3, 1-15 Febbraio 1992, pag.7).
Come credenti di fede pentecostale abbiamo riscoperto non solo l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo e l’uso dei doni, ma anche l’attualità della guarigione divina. Essa é una realtà in mezzo a noi. Continuamente il Signore opera sanando le malattie. Innumerevoli sono le testimonianze di guarigioni da svariati mali, come risultato della semplice fede nella promessa di Dio. Di seguito riportiamo qualche stralcio di testimonianza a conferma che si tratta di autentiche guarigioni che provano che il nostro Signore guarisce ancora:
“Nel Maggio del 1977 fui dimessa dall’ospedale S. Gennaro senza più speranza di vita. Il male incurabile, costatato dai chirurghi, dopo aver aperto e richiuso il mio cranio, era un tumore maligno in avanzato stadio che mi aveva completamente paralizzata e resa incapace di percepire finanche gli stimoli dei bisogni fisiologici. Pur non avendo molta conoscenza nel campo della medicina ero convinta della gravità del mio male e riconoscevo che solo Gesù poteva sanarmi. Un giorno vennero a trovarmi alcuni fratelli della comunità di Casalnuovo dì Napoli, i quali vedendomi in quello stato chiesero di pregare per me. Io accettai e pregammo assieme… Ma da quel momento le cose cambiarono, sentivo la guarigione dentro di me, la massa tumorale scomparve, i centri nervosi furono nuovamente in grado di espletare le loro funzioni. Io sono tornata a vivere ed a sentirmi utile per me stessa e per gli altri, ai quali ho cercato soprattutto di parlare dell’Onnipotente Dio.
Dal 15 Dicembre al 2 Gennaio sono stato martoriato da infiniti esami; dopo averli ben studiati il medico dovette riconoscere la mia guarigione” (Risveglio Pentecostale, N.7, Luglio- Agosto1989, pag.138).
La guarigione divina, non è un dottrina nuova propugnata da qualche movimento religioso, ma una realtà antica di secoli e che ha un solido fondamento biblico come tutte le altre verità fondamentali.

Annunci