La parola “Bibbia” indica le Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento riconosciute e utilizzate dalle chiese cristiane. Il giudaismo riconosce soltanto le Scritture dell’Antico Testamento.

SIGNIFICATO DEL NOME “BIBBIA”
La parola “Bibbia” viene dal termine greco “biblia” (“libri”), un diminutivo di “biblos” (“libro”), che indica la corteccia interna della canna di papiro (l’antica carta) con la quale venivano fatti i libri antichi (rotoli). Dal XIII sec., “…per via di un felice solecismo, il neutro plurale cominciò ad essere considerato un femminile singolare, ed “i Libri” divennero di comune accordo “Il Libro” (Biblia sing.), forma in cui il termine passò nel linguaggio dell’Europa moderna”. Quest’evoluzione del termine “Bibbia” dal concetto plurale a quello singolare, si è dimostrato provvidenziale perché ha enfatizzato l’unità dei 39 libri dell’Antico Testamento e dei 27 del Nuovo Testamento

DESIGNAZIONI SCRITTURALI DELLA BIBBIA
Gesù si riferiva abitualmente ai libri dell’AT. definendoli: “Le Scritture”:
– Matteo 21:42: “Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”?
– Marco 14:49: “Ogni giorno ero in mezzo a voi insegnando nel tempio e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto affinché le Scritture fossero adempiute”.
– Giovanni 5:39: “Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me”.
I discepoli di Gesù fecero altrettanto
– Luca 24:32: “Ed essi dissero l’uno all’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr’egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”
Atti 18:24: “Ora un ebreo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso”.
– Romani 15:4: “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza”.

Paolo li indicava come:
a. “Gli Scritti sacri”: “Fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù” (2Timoteo 3:15).
b. “Le sante Scritture”: “Paolo, servo di Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture” (Romani 1:2).
c. “Le rivelazioni di Dio”: “A loro furono affidate le rivelazioni di Dio” (Romani 3:2).
In un’occasione Gesù le chiamò “la Legge di Mosè” ed i “Profeti ed i Salmi” riecheggiando la disposizione formale dei libri in ebraico: “Poi disse loro: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (Luca 24:44).

L’Antico Testamento è definito brevemente “la Legge e i Profeti”: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17).
Non vi è alcun nome nella Bibbia per indicare il corpo completo della Scrittura. Le sole Scritture conosciute inizialmente erano quelle dell’Antico testamento ed i primi libri del Nuovo Testamento.

I TERMINI “ANTICO TESTAMENTO” E “NUOVO TESTAMENTO”
Sin dalla fine del Il sec. d.C. i termini “Antico Testamento” e “Nuovo Testamento” furono usati per differenziare le Scritture ebraiche da quelle cristiane. La raccolta ufficiale degli scritti cristiani, fatta dopo la metà del Il sec., fu chiamata Nuovo Testamento. Questa raccolta fu posta accanto ai libri canonici ebraici come aventi pari ispirazione ed autorità. Le scritture ebraiche furono allora chiamate: “Antico Testamento”. Tertulliano (ca. 200 d.C.), fu il primo ad usare il termine “Novum Testamentum”. In seguito divenne di uso generale e il concetto di Bibbia cristiana si cristallizzò.
Applicati alle Scritture, i termini Antico Testamento e Nuovo Testamento significano precisamente Antico e Nuovo Patto, Il Patto (ebr. “berith”, gr. “diatheke”) è una continuazione della designazione veterotestamentaria della legge mosaica, il libro del patto: “Il re salì alla casa del Signore, con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, piccoli e grandi, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato trovato nella casa del Signore” (2Re 23:2).
Paolo parla in questo senso della lettura dell’ Antico Patto: “Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d’oggi, quando leggono l’antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito” (2Corinzi 3:14).
Similmente, l’uso neotestamentario di “diatheke” non è testamento o volontà come nel greco classico, ma patto. L’uso più antico, in ogni caso, è fissato troppo stabilmente per essere cambiato. È importante notare che nel Nuovo Testamento, molti degli eventi riportati (per esempio la maggior parte dei quattro Vangeli) si verificarono sotto l’Antico Patto. La morte di Cristo, accompagnata dal lacerarsi della cortina che separava il luogo santo dal luogo santissimo pose fine all’era della Legge e diede inizio effettivamente aI Nuovo Testamento (Patto).

LE LINGUE DELLA BIBBIA
L’Antico Testamento fu scritto quasi interamente in ebraico. Le sole porzioni scritte in aramaico, altra lingua semitica affine all’ebraico, furono Esdra 4:8 – 6:18; 7:12-26; Daniele 2:4, 7:28, e Geremia 10:11. Il Nuovo Testamento fu scritto interamente in greco. L’archeologia ha mostrato che si trattava della lingua comune (“Koine”) del mondo greco-romano di allora.

ORDINE DEI LIBRI NELL’ANTICO TESTAMENTO EBRAICO
I libri canonici in una lingua ebraica moderna sono 24 e sono organizzati secondo una triplice suddivisione: la legge (Torah), i profeti (Nebiim) e gli scritti (Kethubim”), definiti anche: “I Salmi”.

I 66 LIBRI DELLA BIBBIA
La Bibbia è composta da 66 libri così suddivisi: 39 libri dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento e sono stati scritti da circa quaranta persone.

CRISTO IL TEMA UNIFICANTE DELLA BIBBIA
Nonostante la Bibbia si componga di 66 libri scritti da circa quaranta persone, essa rimane un unico libro. Il tema unificante della Scrittura è Gesù Cristo. L’Antico Testamento è la preparazione all’avvento di Cristo, Lo preannuncia sia tipologicamente che profeticamente. I Vangeli Lo presentano sotto l’aspetto redentivo nella Sua manifestazione di Dio-uomo. Gli Atti Lo ritraggono mentre viene predicato ed il Suo Evangelo diffuso nel mondo. Le Epistole ne espongono l’opera di redenzione. L’Apocalisse Lo rivela quale compimento di tutti i piani e gli scopi di Dio. Dalla progenie della donna (Genesi 3:15) promessa nel paradiso perduto, all’ “Alfa e Omega” (Apocalisse 22:13) del paradiso riconquistato. Egli è “il Principio e la Fine”, “il Primo e l’Ultimo” nella rivelazione di Dio all’uomo.

LO SCOPO DELLA BIBBIA
La Bibbia è stata data per rendere testimonianza all’unico Dio, Creatore e Sostentatore dell’universo, attraverso Cristo, Redentore dell’uomo corrotto.
Essa presenta una storia continua: quella della redenzione umana. Questa storia è uno svelarsi progressivo della verità centrale delta Bibbia: Dio, nel Suo eterno consiglio, doveva incarnarsi in Gesù Cristo per la redenzione dell’uomo caduto.
La rivelazione progressiva di questa verità centrale della redenzione è presentata attraverso la storia, le profezie, le tipologie ed i simboli. Essa orienta l’uomo nell’ampio piano di Dio per lui attraverso i secoli, così come dichiara lo scopo divino per lui nell’eternità.

COM’E’ GIUNTA LA BIBBIA FINO A NOI
LE PIÙ ANTICHE SCRITTURE EBRAICHE
Le Scritture dell’Antico Testamento furono composte in un periodo che si estende per più di un millennio, dal 1450 circa al 400 circa a.C. Il primo scrittore ispirato, fu Mosè il quale scrisse il Pentateuco intorno al 1450-1400 a.C. Malachia, ultimo scrittore dell’Antico Testamento, non scrisse più tardi del 400 a.C.

IL TESTO DELL’ANTICO TESTAMENTO
In origine, le parti più antiche dell’Antico Testamento, furono scritte su pelli di animali o su papiro in un ebraico antico, con lettere arcaiche simili a caratteri delle più antiche iscrizioni fenice. Questa scrittura arcaica, dopo il 400 a.C. adottò i caratteri quadrati dell’alfabeto aramaico, usati nei rotoli del Mar Morto, in posteriori manoscritti ebraici e nelle Bibbie ebraiche stampate sin dal 1477.

IL CANONE DELL’ANTICO TESTAMENTO
Per canone della Scrittura si intende la lista dei libri ispirati della bibbia, accettati da tutti come “regola di condotta e di fede”.
Il termine greco “kanon”, indicava originariamente, una canna o una verga per misurare. Di fatto designava “ciò che misura” cioè uno standard, una regola, una norma. Più specificatamente “ciò che è misurato” secondo quello standard o norma, quindi quei “libri ispirati da Dio”.
Tutti i libri della Sacra Bibbia, hanno avuto autorità canonica sin dal momento in cui furono ispirati dallo Spirito di Dio indipendentemente dal fatto di essere inseriti in una raccolta formale o dal mero riconoscimento umano. Il canone dell’Antico Testamento accettato dagli evangelici è identico a quello giudaico e, tra l’altro, a quello riconosciuto dai primi cristiani.

L’OPERA DEI MASSORETI
Prima del 500 d.C. i manoscritti ebraici non avevano alcun sistema per indicare le vocali, eccetto l’uso di alcune consonanti per indicare vocali lunghe. Tra il 600 e 950 d.C. alcuni studiosi giudei, chiamati Massoreti (tradizionalisti), inventarono un sistema completo di vocali ed accenti per pronunciare correttamente il testo, Inoltre, i Massoreti uniformarono il testo, includendo note marginali e variazioni testuali. L’opera dei Massoreti sulla Bibbia ebraica la preparò provvidenzialmente per l’avvento delle macchine da stampa cinque secoli più tardi. Nel 1488 comparve la prima edizione dell’intera Bibbia ebraica, stampata con vocali ed accenti.

LE PIÙ ANTICHE SCRITTURE CRISTIANE
Per quasi due decenni dopo l’ascensione del Signore Gesù, le Scritture dell’AT., principalmente in greco, costituirono la Bibbia dei cristiani. Il primo libro del Nuovo Testamento fu probabilmente 1Tessalonicesi, scritto forse già dal 45 d.C. L’Apocalisse è comunemente ritenuto l’ultimo, ed è datato intorno al 95 d.C. Pietro predicò dall’AT. (Atti 2:14-36), così fecero Stefano (Atti 7:2-53), Filippo (Atti 8:32-35) e Paolo. Ecco perché tutti gli scrittori del Nuovo Testamento erano impregnati di Antico Testamento e perché i loro scritti ispirati affondano le radici nell’Antico Testamento.

ORIGINE DEI LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO
L’Evangelo fu prima predicato verbalmente e interpretato alla luce della storia e della profezia dell’Antico Testamento. Resoconti orali della vita e dell’opera di Cristo furono poi messi per iscritto (i sinottici risalgono a qualche anno prima del 70 d.C.). Il bisogno della sana dottrina sulla Persona e sull’opera di Cristo divenne presto una necessità, accentuata dall’esigenza di dover difendere il cristianesimo contro errori come il legalismo e l’antinomianismo. Le epistole paoline furono scritte per rispondere a questo bisogno. L’esigenza di scrivere un profilo storico sullo sviluppo della chiesa trovò una risposta nel libro degli Atti, mentre l’Apocalisse fu scritta per completare la rivelazione del piano e degli scopi di Dio per il tempo e l’eternità.IL CANONE DEL NUOVO TESTAMENTO

Inizialmente furono le lettere di Paolo e degli altri apostoli che cominciarono a circolare tra le comunità per ordine degli stessi apostoli:
– Colossesi 4:16: “Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea”.
– 1Tessalonicesi 5:27: “Io vi scongiuro per il Signore che si legga questa lettera a tutti i fratelli”.
Infatti, alcune lettere sono indirizzate a più chiese:
– 2Corinzi 1:1: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l’Acaia”.
– Giacomo 1:1; “Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute”.
– 1Pietro 1:1: “Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia”.
Inoltre, l’apostolo Pietro parla di “tutte le epistole del caro fratello Paolo” facendo supporre che esse circolavano già tra le chiese: “Considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture” (2Pietro 3:15,16).

Questi scritti, riconosciuti e citati dalla chiesa apostolica, s’imposero ben presto autonomamente (per volontà di Dio) e assunsero autorità canonica. L’apostolo Pietro, parlando delle lettere di Paolo, le metteva sullo stesso piano delle Scritture dell’Antico Testamento (2Pietro 3:15).
Una conferma storica della loro autorevolezza, è data dal fatto che tutto il Nuovo Testamento, tranne undici versetti, è citato negli scritti dei padri della chiesa dei primi due secoli.

L’ISPIRAZIONE DELLE SCRITTURE
La Bibbia è il più straordinario volume che mai sia stato scritto dall’uomo in circa cinquemila anni di uso della scrittura. Anche gli scettici devono convenire su questo, nonostante ciò che pensano del messaggio e dell’autorità del Libro. La Bibbia è superiore a qualsiasi altra letteratura per il suo contenuto, per la sua unità e la sua struttura, che sono veramente straordinarie, ma essa supera qualsiasi altro libro anche per la sua diffusione e per la sua influenza.
Che cosa c’è da dire sull’influenza della Bibbia? Molto. La storia divide il tempo a partire dall’avvento di Gesù Cristo. Ha la nascita o la morte di qualcun altro influenzato tanto il mondo? Sulla persona e sull’opera di Cristo sono stati scritti più libri che su tutti i numerosi grandi uomini della storia. C’è un’altra persona che abbia ispirato musicisti, poeti ed artisti nella produzione di grandi opere come Gesù Cristo?
Non è necessario dire molto sulla diffusione delle Scritture. Shakespeare e Tolstoj sono stati tradotti in decine e decine di lingue, il pellegrinaggio del Cristiano in oltre cento; ma la Bibbia, interamente o in parte, è stata tradotta in più di 1.450 lingue o dialetti.
È del tutto ragionevole credere che Dio abbia voluto dare all’uomo la Sua rivelazione scritta. La Bibbia è un libro ispirato, dato da Dio agli uomini per la loro edificazione, guida e benedizione. Questa è una dottrina fondamentale del Cristianesimo, che si fonda sulla veridicità della Bibbia.
Se la Bibbia fosse niente di più che un’opera umana, sarebbe una semplice compilazione delle idee dell’uomo sull’etica e sulla morale, intrecciata con testimonianze della storia degli Ebrei e naturalmente i cristiani non potrebbero affidarsi ad essa per il loro sostegno spirituale. Ma la Bibbia non è un’opera dell’uomo: è ispirata da Dio.
Gli Evangelici concordano sulla dottrina dell’ispirazione divina delle Sacre Scritture, per quanto ci sia oggi una notevole divergenza di opinioni sul concetto di ispirazione. Sono apparse nuove idee su quest’importante principio di fede, ma se c’è una verità su cui i cristiani devono restare saldi, questa è la dottrina dell’ispirazione delle Sacre Scritture; essi devono avere le idee chiare sia sul metodo dell’ispirazione, sia sulla sua realtà.
In tutta la Bibbia sono ripetute espressioni che indicano le sue parole come parole pronunciate da Dio per mezzo di uomini: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia” (2Timoteo 3:16).
Che cos’è dunque l’ispirazione? L’ISPIRAZIONE È UNA SPECIALE AZIONE DELLO SPIRITO SANTO PER MEZZO DELLA QUALE EGLI GUIDAVA COLORO CHE SCRIVEVANO LE SCRITTURE, FACENDO SÌ CHE LE LORO PAROLE RISULTASSERO LIBERE DA ERRORI ED OMISSIONI E TRASMETTESSERO I PENSIERI CHE EGLI DAVA LORO.
La parola “ispirato” deriva dal latino “inspiro”, che significa “soffio dentro o sopra” e, da qui “istillo, ispiro” quindi il termine “inspiratus” indica qualcuno sul quale o nel quale è stato “soffiato” qualcosa, qualcuno al quale, con termine italiano, è stato ispirato qualcosa. La parola greca “theopneustos”, usata in 2Timoteo 3:16, è formata dalle parole “theos”, che significa “Dio”, e “pneustos”. “Pneustos” è un termine derivato da “pneuma”, “soffio”, e dal verbo “pneo”, “soffiare”; dunque “theopneustos” significa “ispirato da Dio” (cfr. E. Rocci – Vocabolario greco-italiano).
Ispirazione della Bibbia significa che il suo contenuto fu comunicato agli scrittori dallo Spirito Santo, per cui quel che venne ispirato è Parola di Dio, scritta da uomini sotto l’influenza dello Spirito Santo. Agli scrittori fu impedito di scrivere qualsiasi cosa che non fosse nelle intenzioni di Dio.
La Bibbia non parla dell’infallibilità degli uomini che la scrissero, ma soltanto dell’infallibilità dei loro scritti. Noi non comprendiamo come la Bibbia sia immune da errori, dal momento che lo scrivere fu attuato per mezzo di uomini imperfetti. Allo stesso modo si può trovare difficile spiegare come Cristo potesse essere veramente immune dal peccato, dal momento che Egli nacque da una donna la cui vita, quantunque pia, non era immune dal peccato. Noi sappiamo ciò che Dio fece, anche se non sappiamo come lo fece. Dio ci ha dato la Parola Vivente, Gesù, immune dal peccato e la Parola Scritta, immune dall’errore.
C’è un’analogia tra la nascita di Gesù e l’origine della Bibbia. Lo Spirito Santo venne su Maria e la “potenza dell’Altissimo” la coprì dell’ombra Sua, così il “Santo” nato da lei fu “chiamato il Figlio di Dio” (Luca 1:35). Gesù era perfettamente identificabile come uomo e non c’è alcun dubbio che avesse le caratteristiche fisiche degli uomini e, più precisamente, degli Ebrei; ma Egli era anche il divino Figlio di Dio. Come lo Spirito Santo venne su Maria. così che ella concepì Gesù nel suo seno, nello stesso modo lo Spirito Santo coprì con la Sua ombra le facoltà mentali degli scrittori della Sacra Scrittura, facendo loro scrivere la Bibbia. I loro scritti portano l’impronta della loro personalità, le caratteristiche ed il vocabolario di ognuno sono evidenti, ma gli scritti non sono contaminati dalla miseria umana, allo stesso modo in cui le caratteristiche fisiche degli Ebrei, che Gesù possedeva. non contaminarono la Sua indiscussa divinità.

ISPIRAZIONE VERBALE E PLENARIA
CHE COSA SI INTENDE PER ISPIRAZIONE VERBALE? Ispirazione verbale significa che ogni parola dei manoscritti originali fu ispirata da Dio. Con questo non si deve intendere che gli scrittori erano dei semplici segretari che scrivevano sotto dettatura dell’Onnipotente, bensì che ciascuno scrittore biblico usò soltanto quelle parole del proprio vocabolario che lo Spirito Santo approvava o che gli suggeriva di usare. In alcuni casi ciò avvenne con una dettatura diretta, come per Mosè che scrisse esattamente ciò che Dio gli trasmise, in altri casi vi fu un modo meno diretto, ma non per questo meno esatto. I punti delle Scritture che sostengono l’ispirazione verbale sono: 1Tessalonicesi 2:13; 2Timoteo 3:16; 1Corinzi 14:37; 2:7-13; 11:23; Galati 1:11,12,16,20; Efesini 3:1-10; 1Pietro 1:10.11,21; 2Pietro 3:16.
Leggiamo un paio di questi versi:
– 1Tessalonicesi 2:13: “Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”.
– 1Corinzi 14:37: “Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore”.
Dio si servì di circa 40 uomini per scrivere i 66 libri che compongono la Bibbia, si servì del vocabolario, dello stile e della personalità di ogni scrittore per far scrivere la Sua esatta rivelazione. In altre parole, l’esecuzione umana fu rispettata al punto che le caratteristiche degli scrittori sono preservati, il loro stile ed il loro vocabolario utilizzati senza errori.
Questo implicò una misteriosa reciprocità di azione tra lo Spirito di Dio e l’uomo.

CHE COSA SI INTENDE PER ISPIRAZIONE PLENARIA? Per ispirazione plenaria s’intende che ogni parte della Scrittura e non alcuni libri solamente è ispirata. In pratica l’intera Bibbia è Parola di Dio.
Ci sono diversi modi.di ispirazione? Sì, secondo le seguenti considerazioni:
1) Vi fu una divina guida nella narrazione e nella scelta dei fatti che dovevano essere riferiti, quando lo scrittore esponeva scene e parole che egli aveva personalmente osservato e sentito;
2) Vi fu la guida risultante dall’opera dello Spirito Santo sulle facoltà umane, in quelle occasioni in cui lo scritto non era una narrazione di eventi passati o una predizione di eventi futuri, né una dichiarazione della via della salvezza, ma era l’affermazione di grandi verità morali e spirituali.
3) Vi fu la guida divina quando uno scrittore esponeva i pensieri di Dio su grandi dottrine e su principi morali, o quando, scrivendo di qualcuno, esprimeva i più intimi pensieri di costui. Per illustrare questo punto citeremo l’esempio di Matteo il quale, scrivendo della donna col flusso di sangue disse: “Perché diceva tra sé:…” (Matteo 9:21).
Come avrebbe potuto sapere quello che la donna diceva tra sé, se non glielo avesse rivelato lo Spirito Santo?
Senza possibilità di contestazione, le Scritture affermano la loro ispirazione. Più di duemila volte, infatti, nella Bibbia si trova la frase: “Così disse il Signore” o equivalenti e nei soli libri profetici si trovano 1300 affermazioni di questo genere. Leggendo la Legge, inoltre, si rimane colpiti dalla ricorrenza della frase: “E l’Eterno disse a Mosè”. Praticamente i libri della Legge si sviluppano sotto la direzione divina (Deuteronomio 29:1; 31:16-19). Nel libro di Giosuè, infine, si fa riferimento alla duplice origine della Legge (Giosuè 1:1,8; 23:6), ma né Israele né Giosuè consideravano la Legge come qualcosa di umano. Come poteva, quindi, essere chiamata “la Legge di Mosè”? Questo prova la sua ispirazione: la Parola di Dio era data per mezzo di Mosè quando Dio parlava e quindi la Legge viene da Mosè, ma è la Legge di Dio.
Nessuna delle moderne parole scritte intorno alla Bibbia esprime una più grande, più ardente gratitudine e una più nobile venerazione di quelle espresse nei Salmi (Salmi 1:2; 9:7-11; 119).
Davide rivendica l’ispirazione verbale: “Lo Spirito dell’Eterno ha parlato per mio mezzo, e la Sua parola è stata sulle mie labbra” (2Samuele 23:2).
Il Nuovo Testamento, riferendosi all’Antico, lo cita col nome di Scritture per 59 volte. Nel Nuovo Testamento ci sono 284 citazioni dell’Antico ed appaiono in ben 17 libri.
La testimonianza di Cristo sull’ispirazione e sull’autorità dell’Antico Testamento è al di sopra di ogni questione. Inoltre Gesù sostenne gli assalti di Satana citando le Scritture, ma Egli ripetutamente si riferì ad eventi della Sua vita come ad un adempimento di esse. Per motivi di spazio non possono essere riportati i numerosi riferimenti e le numerose citazioni dell’Antico Testamento che si trovano nelle parole di Gesù. Paolo afferma che tutta la Scrittura è ispirata da Dio e che l’Evangelo che annunziava l’aveva ricevuto per rivelazione (Galati 1:12).
Pietro eguaglia l’autorità delle epistole di Paolo e quella dell’Antico Testamento, quando parla di coloro che svisano gli scritti di Paolo “come anche le altre Scritture” (2Pietro 3:15,16); riguardo a queste ultime egli afferma che: “Nessuna profezia venne dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21).

L’AUTORITÀ DELLE SCRITTURE
(1 Corinzi 2:13; Giovanni 5:39; 10:35; 1 Tessalonicesi 2:13).
La Parola di Dio è completa: essa non ha bisogno di aggiunte, né le si può togliere nulla (Apocalisse 22:18,19). La Bibbia è un Libro che guida le azioni degli uomini e dà la risposta alle loro domande. Essa è infallibile ed autorevole regola di fede e di condotta. I fanciulli cantano: “Gesù mi ama, io lo so, perché la Bibbia me lo dice”, il predicatore esclama: “La Bibbia dice …!” Com’è possibile basare tutto questo sulla Bibbia? Il motivo è uno solo: essa è un Libro che ha autorità, perché è la Parola di Dio. Se la Bibbia è l’autorevole Parola di Dio, è, di conseguenza, l’espressione della volontà di Dio, per cui non conoscere la Bibbia significa ignorare la volontà di Dio. Se la Bibbia è l’autorevole espressione della volontà di Dio, deve avere la priorità negli interessi e nello studio del credente, il cui principale desiderio deve essere quello di comprendere questo Libro. Poiché la conoscenza della Bibbia porterà ad una decisione, la Bibbia sarà per il credente un ministro di vita o di morte: l’ubbidienza ad essa sarà il fattore determinante.
Esattezza ed infallibilità sono le principali caratteristiche della Bibbia. Queste due parole necessitano di una spiegazione: il termine esattezza indica l’assenza di errori, il termine infallibilità indica l’incapacità di errori. La Parola di Dio è infallibile perché Dio stesso è infallibile, ciò che la Bibbia dice deve essere ritenuto come l’infallibile Parola dell’infallibile Dio. Credere che le Scritture siano esatte ed infallibili significa credere alla loro origine divina. Quando si parla di infallibilità della Bibbia, ci si riferisce ai manoscritti originali, non alle traduzioni o versioni.
È la Bibbia la sola, irrevocabile autorità attualmente? Alcuni mettono in questione se l’autorità irrevocabile di Dio sia esercitata attraverso un Libro o una Chiesa. Costoro fanno il seguente ragionamento: “La Bibbia non è stata data dalla Chiesa? Non è stata la Chiesa custode della Bibbia? E non deve avere la Chiesa la priorità sulla Bibbia?”. La risposta a queste domande è un categorico “No!”. La Chiesa non ha dato la Bibbia: Dio l’ha data. Dio ha dato la Bibbia per mezzo di individui, non per mezzo della Chiesa costituita né per mezzo di un concilio ecclesiastico. Il problema dell’autorità spirituale è molto urgente; per i cristiani tale autorità è nella Bibbia, per loro la Bibbia è la “Corte Suprema” oltre la quale non c’è appello. È sempre Dio che parla (così sta scritto!) ed il credente ripone la sua fiducia nella Parola di Dio. La differenza di posizione tra gli Evangelici ed i Cattolici Romani non è dovuta ad una controversia sull’ispirazione e sull’autorità della Parola. Il disaccordo sopraggiunge quando i Cattolici Romani affermano che la Chiesa ha il diritto esclusivo ed irrevocabile dell’interpretazione della Bibbia.
Noi crediamo che la Bibbia e solo la Bibbia è Parola di Dio e che la tradizione non ha alcun valore. La Scrittura è interamente da Dio; tutta la Scrittura è interamente da Dio. La Bibbia è Dio che parla nell’uomo; è Dio che parla per mezzo dell’uomo; è Dio che parla come uomo! Essa è Dio che parla per l’uomo; ma è sempre Dio che parla”.

Conclusione
Noi crediamo che la Bibbia è la parola di Dio ed essa è la nostra unica regola di condotta e di fede: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105).

METODI DI STUDIO DELLA BIBBIA
Ruben Archer Torrey

Per prima cosa dovete risolutamente dedicare quotidianamente del tempo allo studio della Parola di Dio. È facile prendere questa decisione e mantenerla, se lo facciamo con tutto il cuore. Si tratta di una delle scelte più proficue per un cristiano. Se messa in pratica fedelmente, essa ha costituito il punto di svolta di molti credenti. Esistenze aride sono divenute ricche ed utili grazie allo studio costante, perseverante e quotidiano della Bibbia.
Lo studio, sulle prime, può non apparire molto interessante, i risultati possono non essere incoraggianti; ma se continuiamo a lavorare, esso diventerà una delle attività più preziose per lo sviluppo del carattere e l’arricchimento personale del credente. Non dobbiamo permettere a niente, che non sia l’incapacità fisica, di interferire con lo studio giornaliero della Parola di Dio.

È impossibile stabilire una regola universale sul tempo da dedicare ogni giorno allo studio della Bibbia. Conosco numerose persone molto impegnate, che destinano un’ora al giorno allo studio della Bibbia. Tuttavia, anche se non siamo in grado di dedicarvi più di un quarto d’ora, possiamo ugualmente ottenere molto. Nel limite del possibile sarebbe sempre meglio stabilire del tempo per questa attività durante le ore del giorno. Il momento migliore in assoluto sono le prime ore del mattino. Se potete, chiudetevi nella vostra cameretta e mettetevi in comunione con Dio.

II. PRENDETE LA DECISIONE DI STUDIARE LA BIBBIA
È sorprendente quanta lettura superficiale della Parola di Dio venga fatta. Qualcuno sembra pensare che ci sia qualche potere magico nel Libro, che basti aprirlo e dare un’occhiata superficiale alle parole, per riceverne del bene. La Bibbia è preziosa per la verità che contiene, per comprenderla occorre attenzione. Spesso un versetto deve essere letto e riletto più volte prima che il mirabile messaggio d’amore e di potenza, che Dio ha riversato in esso emerga. Le parole devono essere meditate a lungo prima che la loro completa forza e bellezza si impossessi di noi. È necessario osservare con attenzione i capolavori artistici per poterne apprezzare la bellezza e comprenderne il significato; allo stesso modo occorre guardare a lungo i grandi versetti della Bibbia per realizzarne la bellezza e il senso. Quando leggete un versetto della Bibbia chiedetevi: “Che cosa significa?”, e poi: “Che cosa significa per me?”. Dopo aver risposto, domandatevi ancora: “È questo tutto quello che vuol dire?”

Proseguite fino a quando non siete sicuri di averne compreso appieno il significato per il presente. Potete riprenderlo qualche tempo dopo e scoprire che esso vuol dirvi ancora molto di più. Se ci sono parole importanti in quel versetto, soppesatele, cercate altri passi nei quali vengono usate e cercate di afferrarne il significato. Dio dichiara beato l’uomo che “medita” la Parola di Dio “giorno e notte” (cfr. Salmi 1:2, 3). Una lettura indolente e superficiale di qualche versetto o di molti capitoli, non equivale alla meditazione e non porta particolare benedizione. Geremia disse: “Appena ho trovato le tua parole, io le ho divorate” (Geremia 15:16).

Quando mangiamo, nulla è più importante di una corretta masticazione. Una masticazione insufficiente porta a disturbi digestivi invece che un beneficio per il corpo. Non permettete che alcuno mastichi il vostro cibo spirituale al posto vostro. Insistete nel farlo personalmente. Chiunque decida di studiare la Bibbia può essere uno studioso. Sulle prime è arduo, ma ben presto diventa facile. Ho visto menti molto ottuse divenire perspicaci mediante un costante studio della Parola di Dio.

III. STUDIATE LA BIBBIA PER ARGOMENTO
Prendete i vari soggetti trattati nella Bibbia e scoprite cosa essa dica a riguardo. Può essere importante conoscere l’opinione che grandi uomini hanno su temi importanti; ma è estremamente più importante sapere cosa Dio abbia da dire a proposito. Molti conoscono soltanto una parte di ciò che Dio ha da dire – e di solito una minima parte – e di conseguenza dispongono di concezioni imperfette e parziali. Sarebbe molto meglio per essi e per i loro amici sapere tutto ciò che Dio pensa dell’argomento. Per farlo non è necessario leggere ogni singolo verso dalla Genesi all’Apocalisse. Sarebbe un lavoro molto lento se procedessimo in questo modo per ogni argomento. Dovremmo farlo se non ci fossero le Chiavi Bibliche e le Concordanze. In esse i vari passi relativi ad un soggetto sono riuniti e classificati per l’uso, in modo che possiamo fare in qualche ora quello che altrimenti richiederebbe mesi o anni. Lo studio biblico per argomenti è il più semplice, quello più affascinante e che produce i maggiori risultati immediati. Non è l’unico metodo per studiare la Bibbia, se lo si segue ad esclusione degli altri, si perdono molte delle benedizioni che la Bibbia ha per noi. Si tratta comunque di un metodo molto interessante e proficuo. Era quello preferito da D. L. Moody, in quanto riempie la mente del soggetto studiato. Moody una volta dedicò molti giorni allo studio della Grazia. Quando terminò aveva approfondito talmente l’argomento, che si precipitò in strada e fermando il primo passante chiese: “Sai qualcosa a proposito della Grazia?”. “Grazia chi?”, chiese l’uomo. “La Grazia di Dio che porta salvezza”. Poi Moody riversò su quell’uomo i grandi tesori che aveva estratto dalla Parola di Dio.

Questo è il modo di approfondire e conoscere appieno un argomento. Sfogliate la Bibbia e scoprite cosa ha da dirvi su questo soggetto. È semplice farlo. Prendete la concordanza biblica e cercare l’argomento che avete scelto. Ammettiamo che esso sia la preghiera. Troverete una lunga lista dei vari passi della Scrittura che ne parlano. Considerateli uno dopo l’altro e studiateli attentamente per capire quale insegnamento contengano. Dopo aver fatto questo, conoscerete molte più cose sulla preghiera di quanto ne sapevate in precedenza e molto più di quanto avreste appreso leggendo libri scritti da uomini, per quanto utili essi siano.

Qualche volta sarà necessario considerare altri argomenti, che sono strettamente legati a quello in questione. Ad esempio, se desiderate studiare l’insegnamento della Parola di Dio a proposito dell’espiazione, potrete cercare anche i passi elencati alla voce “sangue” e “morte di Cristo”. Per fare questo una Concordanza non è sempre necessaria ma è estremamente utile. Se, per esempio, state studiando l’argomento preghiera, potete cercare nella Concordanza i passi che contengono le parole pregare, gridare, chiedere, supplica, intercessione ecc. La Concordanza elencherà gran parte dei passi su ogni soggetto, indipendentemente dalle parole usate nei versetti.
Ci sono quattro consigli importanti a proposito dello studio della Bibbia per argomenti.

1. Siate ordinati. Non scegliete a caso gli argomenti da studiare. Preparate una lista dei soggetti sui quali desiderate saperne di più, poi analizzateli singolarmente, in ordine. Se non fate così c’è la possibilità che finiate per studiare sempre i vostri argomenti preferiti. Conoscerete molto intorno a questi temi ma niente su molti altri, ugualmente importanti. Sarete cristiani imperfetti.

2. Siate accurati. Quando iniziate a studiare un soggetto non accontentatevi di considerare soltanto alcuni passi, ma trovate ogni versetto nella Bibbia riguardante l’argomento che avete preso in esame. Se scoprite che la Concordanza e incompleta, fate delle aggiunte personalmente.

3. Siate precisi. Trovate il significato esatto di ogni passo indicato nella Concordanza su un determinato soggetto. Il metodo da seguire è semplice. Annotate le parole che vengono utilizzate. Cercate il significato di quelle parole, scoprendo come quel termine venga utilizzato nella Bibbia. L’uso delle parole nella Bibbia non corrisponde sempre all’accezione usata comunemente. Ad esempio, l’uso che la Bibbia fa dei termini santità o giustificazione differisce da quello corrente. Poi considerate le parole che precedono e seguono il versetto.

Questo spesso servirà a chiarire il significato di un versetto che prima appariva oscuro. Infine, vedete se vi sono dei passi paralleli. Il significato di molti dei più difficili brani della Bibbia diventa perfettamente chiaro mediante altri passi che fanno luce su di essi, interpretandone il contesto generale. I passi paralleli, tra l’altro, si trovano a margine di qualsiasi Bibbia con i riferimenti.

4. Riordinate i risultati del vostro studio per argomenti e metteteli per iscritto. Bisognerebbe sempre usare carta e penna durante lo studio della Bibbia. Esaminando i vari passi indicati per un argomento, si ha a disposizione una notevole quantità di materiale, ma si può desiderare di metterlo in una forma tale da poterlo utilizzare. I vari passi indicati per ogni soggetto nella chiave biblica, sono classificati, ma la loro classificazione può non essere sempre la più adatta per l’uso individuale. Prendiamo ad esempio l’argomento preghiera. Il modo in cui i vari testi sono classificati è suggestivo, ma un modo migliore per uno scopo specifico potrebbe essere:
1. Chi può essere esaudito da Dio quando prega?
2. Chi pregare
3. Per chi pregare
4. Quando pregare
5. Dove pregare
6. Per cosa pregare
7. Come pregare
8. Ostacoli alla preghiera
9. Risultati della preghiera
I passi elencati dalla Concordanza rientreranno sotto uno di questi punti. Sarebbe bene effettuare una divisione di prova dell’argomento prima di passare ad altri.

IV. STUDIARE LA BIBBIA PER CAPITOLI
Questo metodo di studio non è superiore alle capacità di qualsiasi persona di intelligenza media che dedichi almeno quindici minuti al giorno allo studio della Parola. Tuttavia, sarà necessario più di un giorno per studiare un capitolo, se il tempo a disposizione ammonta ad un quarto d’ora.

1. Scegliete il capitolo che intendete studiare.
È buona cosa studiare i capitoli di un libro della Bibbia. Gli Atti degli apostoli o il Vangelo di Giovanni sono ideali per cominciare. Con il tempo si studierà ogni capitolo della Bibbia, ma non sarebbe saggio iniziare dalla Genesi.

2. Leggete il capitolo per lo studio.
Sarebbe meglio leggerlo a voce alta almeno una volta. Io stesso noto molte più cose quando leggo ad alta voce di quanto non lo faccia durante una lettura silenziosa. Ogni nuova lettura metterà in luce qualche punto nuovo.

3. Dividete i capitoli secondo le loro suddivisioni naturali.
E trovate dei titoli che descrivano in modo appropriato il contenuto. Supponiamo che il capitolo che studi sia I Giovanni 5. Potete dividerlo in questo modo:
v. 1-3 la nobile parentela del credente
v. 4-5 la vittoria gloriosa del credente
v. 6-10 la base sicura della fede del credente
v. 11-12 i beni inestimabili del credente
v. 13 la benedetta certezza del credente
v. 14-15 la fiducia assoluta del credente
v. 16-17 la grande potenza e responsabilità del credente
v. 18-19 la perfetta sicurezza del credente
v. 20 la preziosa conoscenza del credente
v. 21 il costante dovere del credente
In molti casi le divisioni saranno più lunghe che in questo capitolo.

4. Fate delle comparazioni tra differenti Versioni della Bibbia.
Sottolineate le differenze rilevanti tra le Versioni [Diodati, Riveduta, Nuova Riveduta… N.d.E.] e scrivetele a margine della pagina.

5. Scrivete i fatti principali del capitolo nel loro ordine.
È interessante notare gli avvenimenti principali che si susseguono nello svolgersi della lettura.

6. Elencate i personaggi nominati nel capitolo e qualsiasi caratteristica del loro carattere.
Ad esempio, se studiate Atti 16. Le persone citate sono:

a. Timoteo
b. La madre di Timoteo
c. Il padre di Timoteo
d. I fratelli di Listra e Iconio
e. Paolo
f. I giudei di Listra e Iconio
g. Gli apostoli e gli anziani di Gerusalemme
h. Un uomo macedone
i. Luca
l. Alcune donne di Filippi
m. Lidia
n. La famiglia di Lidia
o. Una ragazza posseduta da uno spirito di divinazione
p. I padroni di questa ragazza
q. Sila
r. Il pretore di Filippi
s. La folla di Filippi
t. Il carceriere
u. I prigionieri nel carcere di Filippi
v. La famiglia del carceriere
x. I littori di Filippi
z. I fratelli di Filippi.

Quale luce getta il capitolo sul carattere personale di ognuno?

7. Trovate i principali insegnamenti che si possono trarre da quello specifico capitolo.
Sarebbe bene classificarli: es. insegnamenti su Dio, su Cristo, sullo Spirito Santo, ecc.

8. Esaminate la verità centrale del capitolo.

9. Considerate il versetto chiave del capitolo, se ce n’è uno.

10. Meditate e trascrivete il versetto “migliore” del capitolo.
Questo sarà molto soggettivo. Ma la domanda è: “Qual è il migliore versetto per me in questo momento?”. Segnalatelo e imparatelo a memoria.

11. Evidenziate i versetti che potete utilizzare per sermoni o discorsi o lezioni della Scuola Domenicale.
Se avete tempo, analizzate l’insegnamento contenuto in questi versetti e scrivetelo a margine della pagina.

12. Date un titolo al capitolo.
Ad esempio: Atti 1 può essere intitolato il capitolo dell’ascensione, Atti 2 quello del giorno di Pentecoste; Atti 3 quello del miracolo dello zoppo ecc. Date un titolo personale al capitolo, quello, cioè, che secondo voi esprime la caratteristica più importante.

13. Indicate i soggetti per ulteriore studio.
Ad esempio, se state studiando Atti 1, gli argomenti da approfondire sono il battesimo nello Spirito Santo, l’Ascensione, la seconda venuta di Cristo.

14. Evidenziate parole e frasi da approfondire.
Se ad esempio studiate Giovanni 3 dovreste cercare espressioni come “vita eterna”, “nato di nuovo”, “acqua”, “credente”, “il regno di Dio”…

15. Scrivete il nuovo insegnamento appreso dal capitolo.
Se non evete imparato niente, fareste meglio a rileggerlo.

16. Quali verità, che già conoscevate, vi hanno toccato nuovamente?

V. Studiate la Bibbia come essa è veramente: la Parola di Dio.
La Bibbia è la Parola di Dio, per ottenere il massimo da qualsiasi libro occorre studiarlo per quello che è. Viene detto spesso che dovremmo studiare la Bibbia come studiamo gli altri libri. Questo principio contiene una parte di verità, ma anche un grave errore. È vero, la Bibbia è un libro, con le stesse regole di grammatica e di sintassi di ogni altra pubblicazione. Ma la Bibbia è un libro unico al mondo, il Libro dei libri. Essa è quello che nessun altro libro è: la Parola di Dio. Questo può essere dimostrato a chiunque si accosti ad essa con cuore sincero. La Bibbia dovrebbe essere studiata come nessun altro libro, come Parola di Dio (cfr. I Timoteo 2:13). Questo implica alcune considerazioni:

a. Uno studio più sincero e attento rispetto a quello che possiamo riservare ad altri libri. Dobbiamo conoscere il pensiero di Dio, che è rivelato nella Sua Parola.

b Un’immediata e completa accettazione della Parola di Dio e la sottomissione ai suoi insegnamenti, anche se possono sembrare irragionevoli o impossibili. Se essa è la Parola di Dio è da sciocchi sottomettere i suoi insegnamenti alla critica della nostra ragione limitata. Il bambino che scredita le dichiarazioni del padre perché esse appaiono insensate alla sua mente infantile, non è un filosofo ma uno sciocco. Una volta convinti che la Bibbia è la Parola di Dio, i suoi chiari insegnamenti devono porre fine ad ogni controversia e discussione.

c. Assoluto affidamento su tutte le sue promesse, nella loro larghezza, lunghezza, altezza e profondità. Colui che studia la Bibbia come Parola di Dio dirà di ogni promessa, per quanto essa possa sembrare vasta e incredibile: “Dio, che non può mentire l’ha promesso, e quindi la rivendico per me”. Ricordate le promesse di Dio e chiedetele insistentemente al trono della grazia divina. Cerchiamo ogni giorno qualche nuova promessa da parte del nostro Padre onnipotente. Egli ha posto “le ricchezze della Sua gloria” a nostra disposizione (crf. Filippesi 4:19).

d. Ubbidienza immediata, accurata, completa e gioiosa ad ogni comandamento della Bibbia. Siate alla ricerca di “nuovi ordini” da parte del Re. La benedizione sta nel sentiero dell’ubbidienza ad essi. i comandamenti di Dio non sono che segnali stradali utili ad indicare la via per il successo presente e la gloria eterna.

e. quando apriamo la Bibbia per studiarla, siamo alla presenza di Dio ed Egli ci parlerà. Ogni ora passata nello studio della Bibbia corrisponderà ad un’ora di colloquio e di cammino con Dio.

f. Studiate la Bibbia con spirito di preghiera. L’Autore del libro è desideroso di spiegarcelo e lo fa quando Glielo chiediamo. Colui che pronuncia con sincerità e con fede la preghiera del salmista “Apri gli occhi miei, affinché contempli le meraviglie della Tua legge”, scoprirà bellezze e meraviglie che non si era nemmeno immaginato. Dobbiamo essere determinati in questo. Ogni volta che apriamo la Bibbia per studiarla per qualche minuto o per più tempo, chiediamo a Dio di darci occhi aperti e vista acuta, e aspettiamoci di essere esauditi. Quando arriviamo ad un punto difficile, presentiamoci a Lui e chiediamoGli di spiegarcelo e aspettiamo una risposta. Molto spesso quando siamo perplessi davanti ad un passo che non comprendiamo pensiamo: “e solamente ci fosse qui il tale o l’altro e me lo spiegasse!”. Ricordiamoci che Dio è sempre presente.

g. Cerchiamo le “cose riguardanti Cristo” in tutte le scritture. Cristo è dovunque nella Bibbia (cfr. Luca 24:27). Siate sempre alla ricerca di Lui in tutte le pagine della Parola di Dio.

h. Utilizzate i momenti liberi nello studio della Bibbia. Nella vita di ognuno viene sprecato del tempo prezioso, mentre si attende il treno o il pranzo, in macchina. Portate con voi una Bibbia o un Nuovo Testamento tascabile e utilizzate questi momenti preziosi nel modo migliore: nell’ascolto della voce di Dio.

i. Conservate la Scrittura nella mente e nel cuore. Preserverà da peccato (Salmi 119:11), dalla falsa dottrina (Atti 20:29, 30, 32; II Timoteo 3:13-14), riempirà il cuore di gioia (Geremia 15:16) e pace (Salmi 85:8); darà vittoria sul maligno (I Giovanni 2:14), potenza nella preghiera (Giovanni 15:7); renderà più savi dei vecchi e dei nemici (Salmi 119:98, 100, 130), renderà “completo, appieno fornito per ogni opera buona” (II Timoteo 3:16). Provate a farlo. Non imparate a memoria dei versetti a caso, ma memorizzate testi collegati tra loro. Imparate a memoria versetti che parlano di vari soggetti con ordine. Memorizzate anche il riferimento opportuno, in modo da poter sapere dove andare a cercarlo se qualcuno lo mette in dubbio.

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