La realtà della malattia
Una delle realtà più sconvolgenti, per l’uomo di ogni tempo, è la malattia. Basta guardarsi attorno, visitare un ospedale, dare un’occhiata alle statistiche, oppure ricordare i dolori sofferti quando siamo stati ammalati, per rendersi conto di questa inevitabile realtà. L’uomo comincia ad ammalarsi sin dalla sua infanzia con patologie infantili come la rosolia, il morbillo, la varicella, ecc. Questi flagelli colpiscono tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, colti ed ignoranti; nessuno escluso. La malattia comporta non pochi disagi, primo fra tutti la sofferenza e il debilitamento fisico. Infatti, nella maggior parte dei casi, quando un individuo è colpito da qualche seria infermità, non ha più la forza fisica per le normali attività, alcune volte si è costretti a letto con dolori lancinanti, altre volte invece, serve un ricovero in ospedale. Tutto questo incide profondamente sull’economia della persona malata la quale non solo non può più lavorare e quindi guadagnare, ma ha bisogno anche di danaro per pagare le cure mediche. A soffrire per una tale situazione non é solo la persona inferma, ma anche tutto il restante della famiglia che è costretta ad affrontare disagi e difficoltà. Un’altra conseguenza della malattia è la morte. Non sono poche le persone che muoiono a causa di un’atroce malattia che magari prima li ha consumati.

La malattia per gli antichi
Per l’uomo primitivo, la malattia non era semplicemente una forma patologica di vita, che poteva essere studiata e capita ed eventualmente guarita, ma era considerata essenzialmente una conseguenza di attacchi di forze esterne quali: dei, demoni, potenze magiche o maledizioni. Per guarire, quindi, erano praticati esorcismi allo scopo di cacciare i demoni, diverse forme magiche, suggestioni, oppure si tentava di riconciliarsi con la divinità per mezzo di preghiere e sacrifici. La guarigione prodigiosa era ascritta all’influsso di potenze superiori ed è per questo che presso i diversi popoli scorgiamo continuamente il culto a divinità guaritrici. Nel periodo greco c’era Apollo e più tardi Esculapio; in Egitto invece era adorato Imhotep, mentre nell’ambiente assiro-babilonese il dio della guarigione era Tammuz. A questi dei si rivolgevano gli antichi offrendo sacrifici non solo per ricercare la guarigione, ma anche come ringraziamento per la liberazione ottenuta.
Gli ebrei del passato, invece, credevano che tutte le malattie e le sofferenze provenivano da JAHWEH e che soltanto Lui potesse concedere qualsiasi tipo di guarigione. Rivolgersi ad un medico o perfino ad un’altra divinità per ottenere la liberazione da qualche infermità era considerata una mancanza di fede e una violazione del primo comandamento. Questo stretto rapporto tra Dio e la malattia-guarigione è dovuto alla radicata concezione che in tutta la sua esistenza, l’uomo dipende solo da JAHWEH. Ciò non significa che demoni ed altre forze non abbiano più alcuna ingerenza nelle malattie, ma sono considerati sottoposti all’autorità divina.
Nonostante tale atteggiamento radicale verso la malattia e la sua guarigione, più volte c’è nella Scrittura un cenno all’uso di mezzi terapeutici. Raramente però si tratta di mezzi medico- razionali. Gli stessi sacerdoti non che erano dei terapeuti, ma piuttosto una specie di “polizia sanitaria” che verificava se la guarigione era veramente avvenuta.
Un’altra cosa importante per la comprensione della concezione della malattia, per gli ebrei, era il rapporto malattie-peccato. La malattia è strettamente legata col peccato anzi è vista come la manifestazione dell’ira di Dio per certi peccati, mentre la guarigione è considerata come il perdono dovuto alla misericordia di Dio che sempre soccorre l’uomo.

Malattie e rimedi umani

Davanti alla realtà della malattia l’uomo ha sempre cercato un possibile rimedio per alleviare le sofferenze e curare le infermità. Dalle testimonianze storiche, del passato, apprendiamo quali fossero i metodi curativi usati per venire incontro agli ammalati. Quei metodi nella maggior parte dei casi erano inadeguati e a volte controproducenti come dimostra un famoso libro di medicina degli antichi egizi. Questo volume chiamato “Papyrus Ebers” contiene parecchie centinaia di “ricette” per la cura di svariate malattie. Alcuni esempi: per curare la caduta dei capelli, erano prescritti delle applicazioni di alcuni grassi animali, si trattava di grasso di cavallo o d’ippopotamo oppure di coccodrillo. I morsi di serpenti invece erano curati con dell’acqua magica, vale a dire acqua che era stata versata sopra uno speciale idolo. Per le contusioni e ferite di vario genere si utilizzava il sangue di vermi unito a letame d’asino. Non è difficile immaginare le infezioni che spesso si determinavano a causa dei batteri esistenti nelle sostanze utilizzate. Quanto sono lontani tali rimedi da quelli dettati da Dio per preservare il suo popolo dalle malattie (vedi Levitico capitoli dall’11 al 20). La ricerca delle cure ai mali, non si fermò a questi mezzi rozzi ed inefficaci, ma continuò mettendo in azione sempre più nuovi ritrovati. Con la scoperta delle proprietà benefiche di alcune piante, si iniziò a curare le malattie con prodotti vegetali ancora tuttora in uso. Questo nuovo modo di curare è stato largamente usato fino all’avvento della chimica e dei moderni prodotti farmaceutici. Le cure, non consistevano solo in medicinali, ma si interveniva anche con operazioni chirurgiche. Difatti gli egiziani che erano all’avanguardia in questo settore, operavano diversi tipi d’interventi: da quello semplice all’intervento al cranio. Costoro consideravano la malattia come il risultato dell’attività d’un cattivo spirito, di conseguenza per guarire il paziente dal male occorreva liberarlo dallo spirito; ecco la ragione per cui spesso facevano delle piccole incisioni sul cranio per fare uscire l’ospite cattivo. Così facendo, diminuiva la pressione interna del cranio, il che talvolta aveva un effetto terapeutico. Tutto questo, anche se incomprensibile ed inaccettabile per noi oggi, servì ad aprire la strada alla medicina moderna. A gettare le basi della medicina attuale fu il greco Ippocrate, il quale la portò fuori dall’egemonia di alcuni ch’erano considerati uomini con poteri particolari, gli “stregoni”, dando alla medicina un fondamento scientifico. D’allora ad oggi, la scienza medica ha fatto passi da gigante, la ricerca si è sempre più approfondita, le cure sono divenute più appropriate e benefiche. Numerosi sono i successi riportati nel debellare terribili mali come: la tubercolosi, il tetano, il tifo, ecc. Nonostante ciò, la malattia continua ad affliggere l’intera umanità, la risposta dell’uomo pur se apprezzabile sembra essere insufficiente di fronte alla vastità del fenomeno.
La malattia è definita come: “L’alterazione organica o funzionale di un organismo oppure di una o più parti di esso, dipendente da una causa, che a sua volta dà luogo a sintomi e segni, con una evoluzione acuta o cronica, verso la guarigione o la morte”.
Per la medicina che si fonda su solide basi scientifiche e sullo studio di quel grande fenomeno della vita, le cause di ogni malattia, sia quelle congenite che quelle organiche, sono riducibili a questi tre fattori fondamentali: fisici, chimici o biologici. La scienza, perché opera in un campo fisico, non ha tutte le risposte e non può andare oltre un certo punto. Questo non significa che è in contrasto con la rivelazione ch’è superiore, anzi il più delle volte viene a confermare quanto è detto dalla Parola di Dio. Una delle domande alle quali non potrà mai dare una risposta è quella che comunemente viene posta: dove e quando ha avuto origine la malattia? La rivelazione invece, in quanto tale, fa sapere all’uomo quello che non avrebbe potuto conoscere da solo, dà la risposta anche a questo quesito.

Origine della malattia

La malattia, come il dolore, gli affanni e la morte, ha la sua origine con la caduta dell’uomo nell’Eden. Dio non creò l’uomo, perché soffrisse: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Genesi 1:31).
Dio creò l’uomo affinché godesse la vita eterna in comunione perenne con Lui, con la donna e col resto del creato: “Poi Dio il Signore disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 21:18).
Tutto questo avvenne fino al giorno in cui la creatura voltò le spalle a Dio, disubbidendo. Prima d’allora vi era un’intima e perfetta comunione tra la creatura ed il suo Creatore, tanto che il Signore scendeva nel giardino per incontrare l’uomo: “Poi udirono la voce di Dio il Signore, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino. Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?” (Genesi 3:8,9).
Quest’ultimo, viveva una vita pienamente felice, senza nessuna limitazione o sofferenza; essendo stato creato in un modo perfetto, aveva inoltre il pieno dominio su tutte le altre creature. Con l’entrata del peccato le cose cambiarono, entrò la morte con le sue conseguenze. Tutto il creato fu sottoposto al giudizio, e l’uomo che era stato la causa di questo cambiamento perse il suo stato originale divenendo corruttibile e soggetto alla morte. Dio sentenziò quanto segue: “Ad Adamo disse: “Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall’albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi;mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai” (Genesi 3:17-19).

FATTORI E CAUSE DETERMINANTI PER LE MALATTIE

Ci si chiede spesso il perché della malattia. Sia la rivelazione che la scienza concordano nel sostenere che le malattie sono causate da diversi fattori; qui di seguito ne vengono brevemente menzionati alcuni.

1) Fattori fisici ed organici
a) Corruttibilità del corpo.
L’organismo umano è deteriorabile, va incontro a malattie proprio perché soggetto ad incidenti, calamità, e non sempre ha la capacità di reagire ad attacchi esterni quali possono essere batteri, virus o le stesse condizioni atmosferiche. Un esempio di questa realtà può essere visto in un caso di un individuo affetto da uno stato influenzale che determina un leggero torpore, accompagnato da febbre, a causa di un “colpo di freddo” preso il giorno prima. Le limitazioni e le debolezze del nostro organismo favoriscono il sorgere di svariati mali; ecco perché abbiamo l’obbligo di trattare con rispetto il nastro corpo provvedendo quello che gli necessita in modo da tenerlo in buona salute. La Sacra Scrittura sottolinea questa realtà e con essa anche la promessa della redenzione: “Anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8:23).
Il corpo è seminato corruttibile e risusciterà incorruttibile: “Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile” (1Corinzi15:42).
b) Mancanza d’igiene.
Un fattore che contribuisce molto al diffondersi delle malattie è la mancanza d’igiene. In ogni tempo vi sono state delle epidemie che hanno falciato migliaia di vite umane. La causa era la mancata osservanza di tutte le norme igieniche necessarie.
Il dott. S.I. Millen a questo proposito racconta nel suo libro: “Nessuna Malattia”, delle amare esperienze fatte anni fa in un certo ospedale a Vienna. In un reparto di maternità numerose partorienti, circa il 60%, morivano pochi giorni dopo il parto per infezioni, perché erano trascurate le più elementari regole d’igiene, come per esempio lavare le mani. Infatti una buona parte di malattie è dovuta a cosiddetti “agenti animati” vale a dire: virus, microbi, parassiti; i quali penetrano nell’organismo sia attraverso l’entrata naturale, quale potrebbe essere la via digestiva o respiratoria, che quella accidentale come una ferita che può apparire in un primo tempo insignificante.
c) L’inquinamento atmosferico.
È un’altro fattore che incide molto nell’insorgere delle malattie. In quest’ultimo tempo v’è un aumento di terribili mali come i tumori, dovuti proprio all’immissione di sostanze nocive.
d) Agenti climatici.
e) Traumi accidentali.

2) Fattori morali
a) Il peccato.
Al di là di questi fattori fisici ve ne sono alcuni anche morali. La Sacra Bibbia molto chiaramente parla di uno stretto legame tra peccato e malattie. Diversi testi associano queste due realtà; Gesù sembra confermarlo: “Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio” (Giovanni 5:14).
San Giacomo ne parla nella sua lettera confermando così la dipendenza tra peccato e malattie: “La preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati” (Giacomo 5:15).
Lo stesso fa l’Apostolo Paolo ne fa menzione quando scrive ai Corinzi per correggere alcuni disordini e parlando del loro modo sbagliato di celebrare la Santa Cena: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono” (1Corinzi 11:27-30).
Abbiamo anche alcuni esempi nella Scrittura di persone che si sono ammalate, come conseguenza del loro peccato: Maria colpita dalla lebbra per il suo mormorio; Uzzia lebbroso a causa del suo orgoglio, Anania e Saffira, addirittura morirono per aver mentito allo Spirito Santo. Se è vero che molte malattie sono conseguenza diretta del peccato, occorre precisare subito che questo pensiero non è applicabile a tutte le infermità: “I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” Gesù rispose: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui” (Giovanni 9:2,3).
Il Maestro chiarì subito che non tutte le infermità sono dovute ad un peccato, e a conferma di quanto detto è che pure i santi si ammalano. Pure la medicina riconosce che un’infinità di malattie sono dovute allo smoderato modo di vivere dell’uomo. Chi non conosce le conseguenze tragiche prodotte dall’alcool, dalle droghe o dal fumo di tabacco? Le statistiche parlano di milioni di persone schiave di questi vizi. Gli esperti ritengono l’alcool il responsabile di moltissime patologie giacché i suoi effetti influiscono sia sul cervello (malattie mentali) che sul fegato (cirrosi epatica). La droga provoca conseguenze ancora più disastrose. Il fumo invece è considerato il maggior indiziato per il cancro ai polmoni, trombosi delle coronarie e tanti altri mali. Quante altre malattie sono dovute alla promiscuità sessuale? Ne citiamo solo alcune tra le più conosciute, come la sifilide che pur essendo curabile con la penicillina, comporta sempre delle indesiderate conseguenze. Che dire poi della malattia del secolo, l’A.I.D.S. che sta provocando morte e sofferenze ovunque nel mondo. L’uomo più si allontana dal suo Creatore e dai Suoi consigli amorevoli e più il male si manifesta in lui con le sue conseguenze. La Parola di Dio ci esorta ad avere cura del nostro corpo e ad evitare tutto quello che lo distrugge:

· 1Corinzi 6:18: “Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”.

· 1Tessalonicesi 4:4: “Che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore”.

· 1Tessalonicesi 5:23: “Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”.

b) Squilibrio emotivo.
La malattia può essere causata anche da uno squilibrio emotivo. Mentre per il passato si credeva che le infermità fossero causate solo da fattori fisici, chimici o organici; la psicologia ha invece scoperto che diverse malattie sono dovute ad alterazioni emotive le quali mettono in movimento in modo sproporzionato il meccanismo ghiandolare che normalmente serve per venire in aiuto all’organismo nei momenti di particolare bisogno. Questo è largamente sostenuto da diversi medici e psicologi. Il dott. Spurgeon English in un eccellente libro illustrato, spiega come le emozioni possono provocare mali debilitanti e mortali. Secondo il dott. Spurgeon quando si vivono turbamenti emotivi provocati da rancori, odi, invidie o gelosie, arrivano dei segnali alle ghiandole adrenali e tiroidali le quali emettono delle secrezioni che quando sono eccessive provocano diversi mali come un’elevata pressione sanguigna, malattia dei reni e arteriosclerosi. Il noto psicologo Henry Link a proposito del rapporto malattia peccato così dice: “Dagli insegnamenti della religione comincia a sparire l’accento posto sul peccato, proprio al momento in cui la psicologia va scoprendo la sua importanza ed ampliando il suo significato. Il re Salomone molti anni prima dava degli ottimi consigli: “Non ti stimare saggio da te stesso; temi il Signore e allontanati dal male; questo sarà la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa” (Proverbi 3:7,8).

3) Fattori spirituali
a) La malattia e spiriti d’infermità.
Oltre alle cause fisiche e morali la malattia, può avere anche origini spirituali. Dalla narrazione delle guarigioni descritte nei Vangeli scopriamo dell’esistenza di alcuni spiriti immondi di cui non sappiamo molto tranne la loro nefasta opera che è quella di affliggere l’uomo con la malattia. Spesse volte Gesù nella Sua opera di guarigione e di liberazione ha incontrato persone assoggettate da uno spirito d’infermità, ed è intervenuto non imponendo le mani, ma ordinando allo spirito malvagio di lasciare quel corpo. La pazzia può essere causata da uno spirito immondo come nel caso del forsennato di Gadara il quale viveva una vita squallida tra i sepolcri, legato con ceppi perché pericoloso. Fu guarito da Gesù che cacciò gli spiriti che lo possedevano. Un dottore cristiano parlando della possibilità della possessione demoniaca così si espresse: “Ho fatto analisi anatomiche, chimiche, microscopiche dì cervelli di alienati In alcuni casi le cause dei perturbamenti sono state identificate. Eppure, più di quanto osiamo confessarlo, l’esame più completo non rivela alcun difetto meccanico, organico o chimico. Tutto è perfetto, eppure il cervello esaminato è quello di un pazzo furioso. Credo che in questo caso ci si trovi di fronte a possessioni demoniache simili a quelle riferite nel Nuovo Testamento. Solo l’azione spirituale potrebbe liberare quegli esseri che la scienza umana è impotente ad aiutare” (Citazione riportata dal “Risveglio Pentecostale”, numero 2 Febbraio 1986, Pag.93).
Altre malattie come la sordità, il mutismo possono essere provocate da qualche spirito d’infermità. Nei Vangeli si legge della guarigione di muti e sordi, avvenute solo dopo che il Signore ebbe cacciato il demone: “Gesù domandò al padre: “Da quanto tempo gli avviene questo?” Egli disse: “Dalla sua infanzia; e spesse volte lo ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. E Gesù: “Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede”. Subito il padre del bambino esclamò: “Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità”. Gesù, vedendo che la folla accorreva, sgridò lo spirito immondo, dicendogli: “Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non rientrarvi più”. Lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscì; e il bambino rimase come morto, e quasi tutti dicevano: “É morto”. Ma Gesù lo sollevò ed egli si alzò in piedi” (Marco 9:21-27).

IL CREDENTE E LA MALATTIA

Il credente come tutti gli esseri umani è soggetto alla malattia proprio perché riveste un corpo corruttibile come tutti gli altri uomini. È sicuramente non biblica la tesi di alcuni che affermano: “Se il cristiano vive una vita di fede, non può essere colpito dalla malattia e dall’afflizione”. Una setta pretende perfino che, coloro che sono perfetti nella fede, scamperanno alla morte fisica. Nella Sacra Scrittura non troviamo niente che accrediti queste idee anzi troviamo alcuni cristiani fedeli ammalati: Trofimo ammalato a Mileto, Timoteo spesso soggetto a delle infermità, Epafrodito gravemente ammalato a Roma. Questa verità era chiara per l’apostolo Paolo il quale spesso ne parla nelle epistole: “Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8:22-23).
Parlando del corpo dichiara la stessa verità: “Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita” (2Corinti 5:2-4).
A volte è Dio stesso a permettere la malattia nel credente per un Suo preciso fine che non sempre riusciamo a capire.

Vediamo alcuni casi:

1. Lo fa per rivelarci qualche peccato nascosto, È il caso di Giobbe. Il Signore permise al diavolo di colpire il suo servo in modo che si rendesse conto del suo peccato di orgoglio. L’avversario gli tolse tutte le ricchezze, gli distrusse in una sola e rapida tragedia la famiglia, in seguito attaccò Giobbe nel corpo colpendolo in maniera tale che tutta la superficie corporea fu piena di ulceri. Questa prova tanto dura e apparentemente inspiegabile, fu salutare per Giobbe, per la condizione spirituale: “Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l’occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere” (Giobbe 42:2-6). Questa storia può sembrare troppo dura, difficile da comprendere, potrebbe “scatenare” una lunga discussione intorno al mistero della sofferenza. Ma la Parola di Dio non si discute, si accetta per fede.

2. Dio permette la malattia per prevenire i peccati. Si consideri a tale proposito l’infermità dell’apostolo Paolo il quale per ben tre volte e chissà con quanto ardore, pregò di essere guarito . La risposta di Dio fu convincente e chiarificatrice: “Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta” (2Corinzi 12:8,9). Come mai una tale risposta? È l’apostolo stesso a chiarirlo: “E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca” (2Corinzi 12:7).

3. Dio permette la malattia causa del peccato. Accadde a Maria la sorella di Mosè, a Gheazi o ai credenti di Corinto. Tra i tanti casi ricordati dalla Scrittura, vi è quello di Davide il quale subì le amare conseguenze dei suoi peccati di cui si era macchiato. La malattia e la susseguente morte del bambino nato da una relazione illecita, fu una di queste tristi conseguenze. Davide pregò il Signore affinché il bambino fosse guarito ma non fu esaudito.

Cosa deve fare il credente malato?

La parola di Dio dà questi consigli a tale riguardo. Una delle prime cose che deve fare un credente colpito dalla malattia deve esaminarsi serenamente per vedere se vi sia qualche peccato non confessato nella sua vita. Poi deve chiamare gli anziani della Chiesa, come atto di fede, i quali provvederanno a pregare per lui ungendolo d’olio nel nome del Signore, secondo l’insegnamento biblico. Deve inoltre attendere in preghiera e perseverare nella fede fino alla risposta, qualunque essa sia. Qualora la risposta fosse negativa il credente deve rimettersi alla sovrana volontà di Dio sapendo ch’essa è buona, perfetta,accettevole (Romani 12:2).

Il cristiano e i medici

Comunemente ci si sente chiedere se è giusto per un cristiano rivolgersi ai medici. Alcuni nel passato interpretando impropriamente l’esperienza del re Asa, affermavano ch’era peccato andare dal medico: “Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, tuttavia, nella sua malattia non ricorse al Signore, ma ai medici” (2Cronache 16:12).
Innanzitutto scopriamo il concetto di priorità: “Asa non ricorse al Signore ma ai medici”. Questi ultimi rappresentavano per lui la sola speranza d guarigione. Dio ormai era per lui lontano. Inoltre il testo non ci dice se questi medici erano israeliti o stranieri. Bisogna poi tenere presente che nell’antichità molta sedicente “medicina “era legata a pratiche magiche e all’occultismo; il peccato quindi consisteva nel ricorrere a uomini che praticavano ciò ch’è in abominio all’Eterno. Nella Scrittura non v’è nessun verso dove si dichiari esplicitamente che ricorrere ai medici sia peccato, anzi spesse volte troviamo dei riferimenti alla loro attività come fece lo stesso Gesù:

§ Matteo 9:12 “Ma Gesù, avendoli uditi, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”.

§ Luca 4:23 “Ed egli disse loro: “Certo, voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso”.

Questi due proverbi ci lasciano intendere che Gesù conosceva molto bene l’attività dei medici suoi contemporanei e che la considerava una professione utile, mai la disprezzò o dichiarò che era peccato. Occorre considerare allora due cose: non tutti si potevano permettere di ricorrere ai medici per l’elevato costo, poiché non c’era come oggi assistenza sanitaria nazionale. Inoltre la medicina era molto arretrata e non sempre si conosceva il rimedio adatto per il male specifico. Nel vangelo di Luca leggiamo di una donna che affetta da un’infermità si era rivolta ai medici “ed aveva speso così tutti i suoi beni senza alcun giovamento”. Lo scrittore del suddetto vangelo era un medico, collaboratore dell’apostolo Paolo, il quale in una delle sue epistole, lo chiama ” il medico diletto” (Colossesi 4:13).Questa espressione ci dà un ulteriore conferma del fatto che l’attività medica non è affatto biasimata pur riconoscendone la sua limitazione. È opportuno chiarire che la medicina non ha il potere di guarire, ma solo accelera nell’organismo quel processo di ristabilimento ch’è naturale. Difatti si sa che il medico ha studiato il corpo umano e non fa altro che rintracciare la malattia che lo affligge e le eventuali cause. Non è in suo potere guarire nessuno; ma può soltanto mettere la conoscenza e l’esperienza acquisita al servizio del malato e seguire la sua reazione fisica. Il corpo umano è provvisto di un sistema d’autodifesa che combatte gli agenti infettivi, per riportare l’organismo di nuovo in salute. La scienza medica non ha fatto altro che studiare questi meccanismi ed intervenire dall’esterno con sostanze chimiche oppure con interventi chirurgici per asportare la parte malata. Un notissimo medico francese Ambroise Parè, considerato uno dei precursori della chirurgia moderna, affermava: “Io ho curato, Dio ha guarito”.
La limitazione delle cure mediche è anche provata dal fatto che sovente i farmaci hanno controindicazioni di notevole gravità per l’organismo umano. Il peccato quindi non sta nel ricorrere ai medici, ma nell’avere più fiducia in questi ultimi che in Dio, al quale va tutta la gloria anche quando la medicina riesce con successo in quanto tutto procede da Lui: “Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:17).

Annunci