È interessante considerare che il primo canto che si trova nelle Scritture ha qualcosa in comune con l’ultimo canto dell’Apocalisse: la santità di Dio:
Esodo 15:1,11: “Allora Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico al Signore: “Io canterò al Signore, perché è sommamente glorioso; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. Il Signore è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio Dio, io lo glorificherò, è il Dio di mio padre, io lo esalterò. Il Signore è un guerriero, il suo nome è il Signore. Chi è pari a te fra gli dèi, o Signore? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi”?
Apocalisse 15:3-4: “Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che recavano sette flagelli, gli ultimi, perché con essi si compie l’ira di Dio. E vidi come un mare di vetro mescolato con fuoco e sul mare di vetro quelli che avevano ottenuto vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome. Essi stavano in piedi, avevano delle arpe di Dio, e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: “Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo”.
Santo è l’attributo che è accostato più di ogni altro al nome di Dio. Nelle sole due occasioni riportate nei testi biblici nelle quali gli uomini riescono a vedere all’interno della stanza del trono dei cieli e a contemplare la pienezza della sua gloria, essi sentono cantare dagli angeli continuamente: “Santo, Santo, Santo è il Signore Dio Onnipotente” Apocalisse 4:8: “E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt’intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: “Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene”.
Nei canti degli angeli, nessun altro attributo divino “è elevato al cubo”, cioè ripetuto tre volte. Osserviamo che gli angeli non cantano “Eterno, Eterno, Eterno”, o “Misericordioso, Misericordioso, Misericordioso”, oppure “Onnisciente, Onnisciente, Onnisciente”, ma “Santo, Santo, Santo”. La santità di Dio occupa un posto di rilievo nel suo intero carattere, un posto più centrale di qualsiasi altro attributo di Dio.
“Al giorno d’oggi si è portati a mettere enfasi sull’amore di Dio, ma non possiamo iniziare ad apprezzarlo come dovremmo se prima non capiamo qualcosa della sua santità. Il concetto che una persona si fa di Dio determina più di ogni altra cosa che tipo di vita quella persona vivrà”. “Dio è intrinsecamente santo. Tutto ciò che fa è santo; Egli non potrebbe agire in nessun altro modo; Dio che fa qualcosa di sbagliato assomiglia al sole che diventa tenebre. La santità proviene e procede da Lui. È iniziata con Lui che è l'”Antico dei giorni”. Dio è santo di una santità perfetta che non può cambiare, né mutare”. (Thomas Watson)
“La somma della sua eccellenza morale” è santità (Pink).
Egli è assolutamente puro, per nulla lambito dall’ombra del peccato. La santità è l’eccellenza della natura divina. Così come la potenza di Dio è all’opposto della debolezza congenita della creatura, così come la Sua saggezza è totalmente contraria alla mancanza di ragionevolezza, così la Sua santità si trova in antitesi alla bassezza morale. Ecco cosa scrive Abacuc intorno alla santità di Dio Abacuc 1:13: “Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male”.

LA BIBBIA E LA SANTITÀ DI DIO

“La santità di Dio e la Sua natura non sono due cose diverse, in concreto è la stessa cosa. La santità degli angeli e degli altri servi di Dio non è che una qualità, ma la santità di Dio è l’essenza di Dio” (Thomas Brooks) Date le oltre 600 citazioni della parola “santo”, possiamo essere sicuri che questo è l’attributo di Dio che merita la massima attenzione.
Charnock, un puritano, disse che: “La potenza è il braccio o la mano di Dio, l’onniscienza è il suo occhio, la misericordia le sue viscere, l’eternità la sua durata, ma la santità è la sua bellezza”.
Nella Genesi, non si parla mai della santità di Dio, ma nell’Esodo, Israele scopre che Dio è santo. Mosè deve togliersi i calzari perché si trovava su di un terreno sacro Esodo 3:1-5: “Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava. Mosè disse: “Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!” Il Signore vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: “Mosè! Mosè!” Ed egli rispose: “Eccomi”. Dio disse: “Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro”.
Pensiamoci un attimo. Oggi, sembra che alcuni pastori facciano di tutto affinché le persone si sentano a proprio agio con Dio. I servizi di culto, lo stile della musica stesso, le parole che sono usate parlando di Dio, fanno ormai parte di uno stesso linguaggio che deve innalzare il livello di confort a tutti i costi. Che differenza con quello che Dio ha fatto con Mosè! Sembra che le persone oggi adorino un altro dio. Nel caso di Mosè, Dio non lo fece entrare nella terra promessa, e non lo mise “a suo agio”. Dio disse a Mosè che non poteva avvicinarsi a Dio così com’era e gli disse: “Togliti i sandali”, rimuovi la tua contaminazione. Se vogliamo avvicinarci a Dio, dobbiamo prima liberarci della nostra lordura. Il Sabato è santo, il sacerdozio è santo; varie offerte e cerimonie simboleggiano la santità o la rimozione dell’impurità. Dio si è servito di vasi santi, di servi santi e di un piano santo. Il risultato è un luogo riempito di gloria, una gloria inaccessibile. La presenza di Dio nel Tabernacolo e nell’Arca del Patto è così potente che anche quando essa cade da dove è posta solo toccarla poteva significare morte immediata. É un santuario santo, non contaminato. Questo ci dice molto riguardo a Dio.
Il Levitico è il libro dove la parola “santo” è usata più frequentemente. Di volta in volta, per quasi 100 volte, leggiamo che le offerte, parti del santuario, l’altare, il popolo di Dio, sono tutte cose che devono essere sante. Ogni volta, c’è la necessità di eliminare la lordura di un uso normale. Anche Giosuè si trovava su di un terreno santo quando incontrò l’Angelo del Signore Giosuè 5:13-15: “Mentre Giosuè era presso Gerico, egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo in piedi che gli stava davanti, tenendo in mano la spada sguainata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: “Sei tu dei nostri, o dei nostri nemici?” E quello rispose: “No, io sono il capo dell’esercito del Signore; arrivo adesso”. Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: “Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?”. Il capo dell’esercito del Signore disse a Giosuè: “Togliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo”. E Giosuè fece così”.
Anna, la madre di Samuele, confessò che Dio era unico nella sua santità 1Samuele 2:1,2: “Allora Anna pregò e disse: “Il mio cuore esulta nel Signore, il Signore ha innalzato la mia potenza, la mia bocca si apre contro i miei nemici perché gioisco nella tua salvezza. Nessuno è santo come il Signore, poiché non c’è altro Dio all’infuori di te; e non c’è rocca pari al nostro Dio”.
I salmi contengono tantissime riferimenti alla santità di Dio:
Ha fatto di Sion un monte santo (2:6; 3:4).
Il Suo tempio è santo (5:7; 11:4).
Il messia è il suo Santo (16:10).
È considerato il santo (22:3).
I credenti credono nel suo nome santo (33:21).
Davide non voleva vedersi togliere il Suo Santo Spirito (51:11).
Dio è il Santo d’Israele (71:22; 78:41; 89:18).
Il braccio di Dio è santo (98:1).
Il Suo nome è santo (99:3).
Il salmista ci invita a benedire il Suo nome santo con tutto ciò che c’è dentro di noi (103:1).
Dobbiamo rendere gloria al Suo nome santo (105:3)
Dio è “santo in tutte le sue opere”. (145:17); per questo la santità coinvolge ogni Suo aspetto. La Sua giustizia è straordinariamente santa, la Sua saggezza è totalmente santa, la Sua potenza è una potenza santa, e la sua verità è sempre santa. La sua misericordia non va oltre la Sua santità.
Dio non è inquinato dal male, nel modo più assoluto. “Così come non c’è oscurità nel Suo comprendere, così non c’è macchia nella Sua volontà; così come nella Sua mente dimora solo la verità, così il suo volere non devia affatto da essa. Egli ama ciò che è vero e buono; odia la falsità e la malignità” (Charnock).
“La santità è il gioiello brillante nella corona di Dio, il nome attraverso il quale è conosciuto”. (Thomas Watson). “La Sua potenza lo rende potente, la Sua santità lo rende glorioso”. La santità non è nemmeno un qualcosa di cui Dio può separarsene. È alla base di ciò che Dio è. Dio è santo ab eterno. Mentre la sua misericordia si è dimostrata dopo la caduta dell’uomo, Dio è inequivocabilmente santo già da prima della creazione. Il profeta ha usato questa parola più di 50 volte; significa poco meno di una volta per capitolo.
Uno dei tipici passaggi presi dall’Antico Testamento per illustrare la santità di Dio è Isaia 6:1-8: “Nell’anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L’uno gridava all’altro e diceva: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!” Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo. Allora io dissi: “Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti!” Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall’altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: “Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato”. Poi udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò? E chi andrà per noi?” Allora io risposi: “Eccomi, manda me!”
Il profeta Isaia ci descrive il contesto. In quell’anno un re forte e leale muore e viene tolto ad Israele. In un tempo di crisi nazionale e transizione politica, Isaia riceve una visione del Signore. Vide Dio esaltato, altissimo e sul trono. Un sovrano potente, la cui regalità riempie il tempio. Ciò che sta intorno ci parla del Suo essere degno. Sopra il trono ci sono due serafini, creature angeliche. Ognuno ha sei ali. Con queste ali si coprono il volto, i piedi, dalla testa alla punta dei piedi, in modo da simboleggiare la totalità. Due ali sono utilizzate per il volo. Questi esseri spirituali non si avvicinano a Dio con il viso scoperto; la loro naturale contaminazione deve essere velata. Tutti insieme gridano: “Santo, Santo, Santo è il Signore Onnipotente”. La ripetizione è significativa. Normalmente quando la Bibbia ripete qualcosa, significa che è molto importante. Per esempio, quando Gesù dice, “In verità, in verità vi dico”, sappiamo che dobbiamo annotare quello che Gesù dice. Gesù parla seriamente, e desidera che prestiamo attenzione al messaggio. A volte nella Scrittura abbiamo anche la ripetizione del nome di un personaggio (Pietro, Marta ecc). Questo “elevamento al quadrato”, questo raddoppio indica una forte enfasi. Ma raramente abbiamo l’elevamento alla terza potenza. Qui (ma non solo qui) “Santo” è al terzo livello, così come lo sono pochissimi altri nomi nella Bibbia. Dio è tre volte Santo.
Questo fatto ha portato A. A. Hodge a notare: “La santità di Dio non deve essere concepita come un qualsiasi altro attributo; è, per meglio dire, un termine generale posto a rappresentare la concezione di una perfezione completa e di una gloria totale. È la sua infinita perfezione morale a coronare la sua infinita intelligenza e potenza”.
Dopo di questo, il tempio si scuote e stride. Cosa fa Isaia, quando capisce di essere davanti alla Santità? Non grida e non urla; non si mette a ridere, né si sente orgoglioso di se. Anzi, Isaia dice, “Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure”. Riconosce la sua inabilità; si sente menomato dal peso della gloria di Dio, ed anche una cosa semplice come il parlare riflette la condizione del peccato. È disfatto, come disintegrato. Giobbe, dopo aver avuto a che fare con Dio, mostrò la stessa risposta. Ha confessato di aver sbagliato e di non aver compreso. Una volta messo a confronto con la santità di Dio, si pente con polvere e cenere Giobbe 42:1-6: “Allora Giobbe rispose al Signore e disse: “Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l’occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere”.
“Per i peccatori, non esiste un attributo di Dio più terribile della santità”. Man mano che ci avviciniamo a Dio, il nostro peccato diventa sempre più chiaro. Ryle scrive: “Sono convinto che il primo passo verso un più alto livello di santità consiste nel realizzare appieno la sconvolgente bassezza del peccato”.
R. C. Sproul parla dell’incontro di Isaia con Dio come del normale trauma che accade ad una persona che incontra il Dio vivente. Dio scuote il nostro sistema. Lui ci traumatizza con la santità. Non c’è un altro come lui. Calvino osservò, “Quindi il timore e lo sconvolgimento dai quali, così come leggiamo nella Scrittura, le persone consacrate sono colpite e soprafatte quando davanti alla presenza di Dio. Le persone non sono sufficientemente toccate e convinte della loro insignificanza fino a quando non si trovano in contrasto con la maestà di Dio”.
Vedete, noi siamo ormai avvezzi al nostro peccato. Ecco perché quando ci accostiamo alla presenza della vera santità, così come Isaia, noi siamo disfatti. Ci rendiamo conto di quanto siamo veramente miseri. E questo Dio, non potrebbe mai essere immaginato da una mente carnale che ama costantemente essere adulata. Da nessun’altra parte nella religione si riscontra questa santità, tranne che per rivelazione. Gli uomini peccatori non sono in grado di realizzare questa nozione.
Hodge: “I serafini che girano attorno al trono e gridano giorno e notte: “Santo, Santo, Santo è il Signore,” danno un’espressione dei sentimenti di tutte le creature che non sono cadute riguardo all’infinita purezza di Dio. Essi sono rappresentanti dell’intero universo nell’offrire questo omaggio perpetuo alla divina Santità”.
Ma l’episodio di Isaia ha un proseguimento.
Appare anche la grazia di Dio. Sproul nota: “Il Dio Santo è anche un Dio di grazia. Ha rifiutato di lasciare continuare al suo servo la sua lamentela senza un conforto. Si è mosso immediatamente per la purificazione e la ristorazione dello spirito dell’uomo. In questo divino atto di guarigione, Isaia ha sperimentato un perdono che andava oltre la purificazione delle sue labbra. È stato mondato completamente, perdonato totalmente, ma non senza la terribile sofferenza del pentimento. Pietro fa la stessa cosa che ha fatto Isaia, quando si confronta con la santità di Gesù. Un giorno Pietro ed i suoi compagni di lavoro tornano da una notte di pesca. Era andata molto male. Gesù, il quale era stato incontrato da Pietro solo di recente, comanda al pescatore professionista di andare al largo e lì di pescare. Pietro reagisce come reagirebbe un chimico se cercassi di spiegargli come mescolare le sostanze, o come un radiologo se io gli interpretassi delle lastre, in un modo simile ad un pastore che si sente spiegare da una persona senza conoscenza biblica come si deve comportare un pastore. Pietro pensò che sapeva già come si faceva a pescare e che aveva un’esperienza un po’ più importante di quella di Gesù. Non appena lo fa, catturano un’enorme quantità di pesce, da far affondare la barca. È un miracolo grande, e vorrei che riflettiate sulla reazione di Pietro. Non dice: “Accipicchia, è fantastico”, e neppure: “Che pescata; posso ritirarmi”. La reazione di Pietro è sorprendente se messa a confronto con la religione odierna, perché denota un trauma. Luca 5:8: “Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”.
Pietro è consapevole del suo peccato quando si trova alla presenza del Signore.

UN APPROCCIO SBAGLIATO

Non dobbiamo trattare Dio con leggerezza Salmo 11:4-7: “Il Signore è nel suo tempio santo; il Signore ha il suo trono nei cieli; i suoi occhi vedono, le sue pupille scrutano i figli degli uomini. Il Signore scruta il giusto, ma detesta l’empio e colui che ama la violenza. Egli farà piovere sull’empio carboni accesi; zolfo e vento infuocato sarà il contenuto del loro calice. Poiché il Signore è giusto; egli ama la giustizia; gli uomini retti contempleranno il suo volto”.
Dio è tremendo nella Sua santità Esodo 15:11: “Chi è pari a te fra gli dèi, o Signore? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi”? Egli è santo e tremendo:
Salmi 99:3: “Lodino essi il tuo nome grande e tremendo. Egli è santo”.
Salmi 111:9: “Egli ha mandato a liberare il suo popolo, ha stabilito il suo patto per sempre; santo e tremendo è il suo nome”.
La santità di Dio fu infranta dai figli di Core perché il loro approccio fu sbagliato Numeri 16:1-32: “Or Core, figlio di Isar, figlio di Cheat, figlio di Levi, insieme con Datan e Abiram, figli di Eliab, e On, figlio di Pelet, tutti e tre della tribù di Ruben, insorsero contro Mosè con duecentocinquanta Israeliti autorevoli nella comunità, membri del consiglio, uomini rinomati; e, radunatisi contro Mosè e contro Aaronne, dissero loro: “Basta! Tutta la comunità, tutti, dal primo all’ultimo, sono santi, e il Signore è in mezzo a loro; perché dunque vi mettete al di sopra dell’assemblea del Signore?” Quando Mosè ebbe udito questo, si prostrò con la faccia a terra; poi parlò a Core e a tutta la gente che era con lui, e disse: “Domani mattina il Signore farà conoscere chi è suo e chi è santo, e se lo farà avvicinare; farà avvicinare a sé colui che egli avrà scelto…E Core convocò tutta la comunità contro Mosè e Aaronne all’ingresso della tenda di convegno; e la gloria del Signore apparve a tutta la comunità…E il Signore disse a Mosè: “Parla alla comunità e dille: “Allontanatevi dalla dimora di Core, di Datan e di Abiram””…Mosè disse: “Da questo conoscerete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste cose, e che non le ho fatte di testa mia. Se questa gente muore come muoiono tutti gli uomini, se la loro sorte è la sorte comune a tutti gli uomini, il Signore non mi ha mandato; ma se il Signore fa una cosa nuova, se la terra apre la sua bocca e li ingoia con tutto quello che appartiene a loro e se essi scendono vivi nel soggiorno dei morti, allora riconoscerete che questi uomini hanno disprezzato il Signore”. Appena egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si spaccò sotto i piedi di quelli, la terra spalancò la sua bocca e li ingoiò: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta la loro roba. Scesero vivi nel soggiorno dei morti; la terra si richiuse su di loro, ed essi scomparvero dal mezzo dell’assemblea. Tutto Israele che era intorno a loro fuggì alle loro grida; perché dicevano: “Che la terra non ingoi anche noi!” Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e divorò i duecentocinquanta uomini che offrivano l’incenso”.
Anche nel Nuovo testamento abbiamo casi simili Atti 5:1-11: “Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un’altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: “Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio”. Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose. I giovani, alzatisi, ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono. Circa tre ore dopo, sua moglie, non sapendo ciò che era accaduto, entrò. E Pietro, rivolgendosi a lei: “Dimmi”, le disse, “avete venduto il podere per tanto?” Ed ella rispose: “Sì, per tanto”. Allora Pietro le disse: “Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito tuo marito sono alla porta e porteranno via anche te”. Ed ella in quell’istante cadde ai suoi piedi e spirò. I giovani, entrati, la trovarono morta; e, portatala via, la seppellirono accanto a suo marito. Allora un gran timore venne su tutta la chiesa e su tutti quelli che udivano queste cose”.
Erode è un altro caso che troviamo nel Nuovo Testamento Atti 12:21-23: “Nel giorno fissato, Erode indossò l’abito regale e sedutosi sul trono, tenne loro un pubblico discorso. E il popolo acclamava: “Voce di un dio e non di un uomo!” In quell’istante un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato la gloria a Dio; e, roso dai vermi, morì”. Anche ai tempi dell’apostolo Paolo, l’approccio con Dio non doveva essere superficiale
1Corinzi 11:28-30: “Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono”.
È importante pensare all’amore di Dio, alla Sua compassione, alla Sua misericordia, ma anche alla Sua santità! I credenti devono avere un’idea chiara di Dio e non dimenticare che Egli è tre volte santo!

LA NOSTRA ATTITUDINE VERSO DIO

Le reazioni dell’uomo alla santità che abbiamo preso dalla Bibbia descrivono come deve essere la nostra attitudine verso Dio. Se Dio è santo, un approccio casuale o una eccessiva e spensierata familiarità vanno evitate. Noi dobbiamo accostarci in santità. Lo stile stesso dell’adorazione diventa differente se pensiamo alla sua santità. Una cosa è la celebrazione; ma non possiamo permettere che essa escluda la nostra risposta santa al Dio santo Ebrei 12:28,29: “Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante”.
La santità di Dio chiede una santità in noi. C’è una connessione etica tra quest’argomento ed il modo in cui ci comportiamo. La Scrittura rendere chiaro il collegamento: “Siate santi, perché io sono santo”:
Levitico 11:44: “Poiché io sono il Signore, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo. Non contaminate le vostre persone per mezzo di uno qualsiasi di questi animali che strisciano sulla terra.
Levitico 19:2: “Parla a tutta la comunità dei figli d’Israele, e di’ loro: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo.
Levitico 20:7: “Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore vostro Dio.
1Pietro 1:15,16: “Ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: “Siate santi, perché io sono santo”.
C’è un collegamento tra Dio e le Sue aspettative per il Suo popolo. Dobbiamo ricordare che ogni volta che pecchiamo, noi non facciamo qualcosa di banale. Stiamo facendo una cosa che Dio odia, e nutrendo un’attitudine che Dio detesta. Invece: “La santità nel credente non è niente di meno che la conformità al carattere morale di Dio”.
Jerry Bridges scrive: “Noi abbiamo bisogno di coltivare nei nostri cuori lo stesso odio che Dio ha del peccato. Odio del peccato come peccato, non come un qualcosa che inquieta e abbatte noi stessi, ma come un qualcosa che dispiace a Dio, che dimora alla base della vera santità. Noi dobbiamo coltivare la stessa attitudine di Giuseppe Genesi 39:7-9: “Dopo queste cose, la moglie del padrone di Giuseppe gli mise gli occhi addosso e gli disse: “Unisciti a me!” Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: “Ecco, il mio padrone non mi chiede conto di quanto è nella casa e mi ha affidato tutto quello che ha. In questa casa, egli stesso non è più grande di me e nulla mi ha vietato, se non te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?”
Inoltre senza santità, è impossibile piacere al Signore Ebrei 12:14: “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore”.
La santità, promuove l’umiltà, non l’orgoglio. Direi che ciò che segnala il conoscere Dio nella Sua santità, è l’umiltà che porta frutto nella vita. Se noi non siamo santi, contraddiciamo il progetto di Dio.
“La santità è l’unica cosa che ci differenzia dalla malvagità del mondo” (Watson). Dobbiamo presentare i nostri corpi in sacrificio a Dio, come sacrificio spirituale Romani 12:1: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale”. Lo Spirito Santo è il nostro santificatore, i nostri corpi sono il tempio dello Spirito Santo 1Corinzi 6:19: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”. Dobbiamo camminare in modo santo ed irreprensibile Efesini 1:4: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui”.
Cosa sarebbe Dio se non fosse santo? È ovvio che si tratterebbe di un idolo immaginario, un dio che non potrebbe esistere. Tuttavia per una serie di ragioni siamo portati a minimizzare o ad ignorare la santità. Spesso eleviamo la bontà di Dio al di sopra della sua potenza, o il suo amore al di sopra della sua giustizia. Gli uomini tendono a preferire quel lato del carattere divino che rispetto agli altri li fa sentire meno a disagio. Se fosse per noi, ci piacerebbe definire Dio come esclusivamente “amore”, o almeno in predominanza. Il motivo? Il nostro interesse personale. Ci piace Dio per quello che potrebbe fare per noi, non per quello che è in realtà. Tale distorsione, la sottrazione di questo attributo, trasforma Dio in un idolo, in un Dio falso. Siamo inclini ad immaginarlo così come piace a noi Salmo 50:21: “Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi”.
La santità è la vita di Dio, durerà quanto la Sua vita; Egli sarà per sempre estraneo al peccato, non può che vivere nell’odio e nell’avversione di esso. Se cessasse per un solo istante di odiarlo, sarebbe come cessare di vivere. Per essere un Dio santo è essenziale per Lui come essere un Dio vivente; e non sarebbe un Dio vivente ma un dio morto se alla fine dei tempi fosse un Dio non santo. Non può guardare al peccato senza aborrirlo; non può guardare al peccato che il suo cuore sale contro di esso”.

Conclusione

La santità di Dio unita alla sua giustizia è terribile per un peccatore colpevole, ma unita alla Sua misericordia è dolce per il credente pentito.
Fate di questo il vostro obiettivo, la preghiera di Robert Murray McCheyne: “Signore rendimi santo così come lo può essere un peccatore perdonato”. Ma ricordate anche che: “Non c’è santità senza combattimento” (Ryle).
“La felicità per sua natura non può essere un fine ultimo, dato che cercarla equivale a non riuscire a raggiungerla: “Colui che troverà la sua vita la perderà.’ Cercare la santità dona felicità, ma non viceversa. Perciò il comandamento è “Siate santi” non “Siate felici”. Un’altra prova che la felicità non è il fine ultimo come lo è la santità è il fatto che ci sono vari tipi di felicità, ma di santità ce n’è uno solo”.
Pascal disse: “La serena bellezza di una vita santa è ciò che influenza di più, a parte la potenza di Dio” 2Corinzi 7:1: “Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio”.

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