LE SETTE CHIESE DELL’APOCALISSE

Introduzione

L’Apocalisse è uno dei libri della Bibbia, la cui profezia, in parte, deve ancora adempiersi. Dato che la bramosia di sapere cosa avverrà domani, affascina gli uomini, questo libro è uno dei più letti, uno dei meno compresi, ma anche uno dei più strumentalizzati. Non sono pochi quelli che credono che sia un libro difficile da capire perché riguarda le cose future. Si cade così in due eccessi: “O s’ignora questo libro oppure ci si butta a capofitto su di esso, cercando ad ogni costo la “perfetta comprensione” con il rischio di interpretazioni strane che spesso hanno fatto arrossire famosi scrittori per le loro imprecisioni escatologiche frettolosamente descritte e proclamate come da parte di Dio.

Molti dimenticano una realtà: “La Parola di Dio si cala nell’oggi del credente, infatti, l’Apocalisse è la rivelazione data intorno alle cose che devono avvenire: “Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni. Egli ha attestato come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo tutto ciò che ha visto” (Apocalisse 1:1,2).

È interessante notare, a dispetto di quanti eccedono ignorandolo e non interessandosi allo studio e alla sua meditazione, che esso contiene una beatitudine particolare che può essere realizzata solo da coloro che mostrano un sincero amore ed un particolare interesse per tutta la Parola di Dio, compresa l’Apocalisse: “Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino”! (Apocalisse 1:3).

Ricordiamoci che non possiamo in alcun modo e in nessuna maniera togliere o aggiungere nulla alla Parola di Dio, perché se è vero che c’è una benedizione per coloro che leggono e ascoltano, vi è anche una maledizione per chi viviseziona la Parola di Dio. Infatti se il libro dell’Apocalisse inizia con una beatitudine è pur vero che termina con un solenne avvertimento: “Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro” (Apocalisse 22:18,19).

Il credente nato di nuovo crede fermamente che tutta la Parola di Dio è ispirata in senso plenario cioè totale e in senso verbale, cioè ogni singola Parola è ispirata da Dio: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Timoteo 3:16,17).

Per lo studio di questa porzione della Scrittura, come del resto per lo studio di tutta la Parola di Dio, ci vuole equilibrio ed è ciò che si prefigge questo studio sulle sette Chiese dell’Asia.

Le sette Chiese dell’Asia

Giovanni scrive, per ordine del Signore, a sette Chiese dell’Asia: “Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono” (Apocalisse 1:4).

Perché queste sette Chiese?

Al tempo in cui Giovanni scrisse i sette messaggi alle Chiese, vi erano certamente alcune centinaia di comunità di cristiani in tutta l’Asia Minore. Molte di queste piccole comunità avevano imparato a soffrire sotto l’uragano delle persecuzioni ed erano diventate caute, infatti si riunivano in gran segreto. Quelle che osavano farlo apertamente dovevano fare i conti con il disprezzo del popolo. Ma le sette Chiese alle quali queste lettere furono inviate non erano né le più grandi, né le più note del loro tempo. Le Chiese di Roma e di Antiochia, ad esempio, avevano senza dubbio delle congregazioni più grandi e contavano fra i loro membri persone più eminenti. Perché dunque furono scelte quelle sette Chiese per ricevere speciali messaggi di lode, di rimprovero, d’esortazione e di sfida? Questa domanda ha agitato per secoli gli animi ed ha dato origine alle più diverse spiegazioni. Innanzi tutto possiamo affermare che il numero sette, numero di Dio, è molto usato nell’Apocalisse:

1. Le sette lettere alle sette Chiese.

2. I sette suggelli.

3. Le sette trombe.

4. I sette personaggi: “La donna, il dragone, il figlio maschio, l’arcangelo Michele, il rimanente, la bestia dal mare, la bestia dalla terra”.

5. Le sette coppe.

6. I sette giudizi su: “La Babilonia ecclesiastica, la Babilonia politica, l’anticristo e il falso profeta, le nazioni anticristiane, Gog e Magog, Satana, i malvagi morti”.

7. Le sette cose nuove: “Nuovi cieli, la nuova terra, la nuova città, le nuove nazioni il nuovo fiume, il nuovo albero, il nuovo trono”.

La scelta di queste sette Chiese, nel linguaggio simbolico dell’Apocalisse, vuole indicare qualcosa di completo, dato che questo numero in tipologia indica “abbondanza, totalità” ed esprime l’idea della perfezione. Pertanto il fatto che sono menzionate sette Chiese, suggerisce il pensiero che l’autore abbia inteso rivolgersi alla Chiesa di Dio, nella sua completezza.

A conferma di quanto detto, non solo nell’Apocalisse, ma anche nell’intera Bibbia, i riferimenti al numero sette e ai suoi multipli, abbondano. Ricordiamo i sette giorni della creazione oppure i cicli di sette anni che troviamo nell’Antico Testamento: “Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno. Le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale saranno sette anni di carestia. Questo è quello che ho detto al faraone: Dio ha mostrato al faraone quello che sta per fare. Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto. Dopo verranno sette anni di carestia; tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto e la carestia consumerà il paese” (Genesi 41:26-30).

Essi vogliono sempre indicare periodi precisi e ben delimitati. Dato che nella provincia dell’Asia le Chiese erano più di sette, è chiaro che queste furono scelte per rappresentarle tutte: “Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito” (Apocalisse 1:19).

Notiamo:

Ø “Scrivi dunque le cose che hai vedute (passato);

Ø quelle che sono (presente);

Ø quelle che devono avvenire in seguito” (futuro).

Così in questi sette messaggi abbiamo una panoramica significativa della storia della Chiesa, dalla Pentecoste al suo rapimento. In questi messaggi si mette in evidenza il male che, in maniera progressiva caratterizzerà sempre più la cristianità, come predetto dalla parabola del lievito: “Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata» (Matteo 13:33).

Per questa ragione gli studiosi hanno visto un’analogia tra questi messaggi e le sette parabole del regno elencate in Matteo 13.

Leggendo le sette Chiese ed il loro messaggio notiamo che:

a) Si tratta di sette Chiese locali realmente esistenti all’epoca. Gesù loda le comunità per le buone opere che vi trova e le rimprovera, ogni volta che vi ha trovato il peccato o la mondanità.

b) Si tratta di tipi di Chiese locali che si ripropongono nella storia del cristianesimo. Qui, in sette Chiese tipiche, vediamo i caratteri principali di sette ere successive della storia della Chiesa. Ad ogni modo, le caratteristiche predominanti delle Chiese d’oggi sono quelle della settima Chiesa, quella di Laodicea.

c) Vi è perciò un messaggio per le Chiese locali di ogni tempo, anche per quelle contemporanee. È evidente che il Signore ha scelto quelle Chiese particolari perché esse rivelavano una tipica mescolanza d’energie e di debolezze, nonché diversità di caratteristiche tali da poter in proposito impartire molte lezioni alla Chiesa, fino alla fine della sua storia.

d) Vi è un messaggio per i credenti d’ogni tempo fino al ritorno del Signore. Il fine che si propongono queste lettere concerne i singoli credenti nell’ambito di ciascuna comunità. Per esempio, quando Gesù dice alla Chiesa di Laodicea che egli sta alla sua porta e picchia per entrare, ciò non significa che egli chieda semplicemente di poter entrare nella vita di quella comunità, ma è evidente che egli vuole entrare personalmente nella vita di ciascun individuo di quella Chiesa: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3:20).

Pertanto, attraverso queste lettere, ogni singola comunità deve oggi esaminare il suo stato spirituale alla luce delle esortazioni di Gesù alle Chiese del 1° secolo. Allo stesso modo il pastore deve conoscere a fondo le Chiese che Gesù lodava o rimproverava per poter meglio espletare il ministerio della Parola: “Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito, il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e i sette candelabri sono le sette Chiese” (Apocalisse 1:19,20).

I sette candelabri sono dunque le sette Chiese e le sette stelle che il Signore ha in mano sono i conduttori delle Chiese, chiamati anche angeli quando le lettere vengono indirizzate alle singole Chiese. Questo significa che la Sua signoria sulla Chiesa è assoluta: “Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace e la sua voce era come il fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza” (Apocalisse 1:12-16).

Nuovamente viene ricordata questa realtà: “All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro” (Apocalisse 2:1).

È bello essere stelle in mano al Signore o candelabri chiamati a fare luce ed è bello sapere che Gesù cammina in mezzo a questi candelabri, ma l’avvertimento per l’uno e per l’altro è solenne: “Se non fanno luce possono essere rimossi”: “Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse 2:5).

Gesù ne aveva anticipatamente parlato ai Suoi discepoli: “Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:14-16).

La responsabilità nell’ambito di un’assemblea riposa, secondo la Parola di Dio, su tutti i membri, nella misura però della chiamata, della conoscenza e del dono di ciascuno. Gli anziani e i fratelli ai quali il Signore ha affidato il ministerio della Parola, hanno una misura speciale di responsabilità. Essa, che è la parte di tutti, c’è rappresentata dall’angelo. É noto, d’altronde, che sovente nelle Sacre Scritture un angelo viene adoperato quale rappresentante di una persona, sia esso visibile o invisibile. All’inizio delle lettere il discorso é rivolto agli «angeli» come se fossero l’assemblea stessa; altrove però vediamo che viene fatta una differenza tra gli angeli e le Chiese. Ad ogni modo, tutto quel che é detto all’angelo é sempre indirizzato a tutta l’assemblea. Per questo ogni lettera termina con le parole: «Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese». Benché il Signore indirizzi, per mezzo dello Spirito Santo, le comunicazioni d’ogni lettera a tutta l’assemblea, tuttavia non si rivolge personalmente ai credenti, come fa nelle Epistole, dove leggiamo il saluto: «Ai santi che sono in Efeso ed ai fedeli in Cristo Gesù», «alla Chiesa dei Tessalonicesi che é in Dio» ecc…, qui Egli si rivolge soltanto all’angelo perché era già incominciato il declino della Chiesa.

Tra le varie Chiese dell’Asia Minore, il Signore ha scelto queste sette perché ognuna di esse é, nel suo stato, l’immagine di un dato periodo della storia della cristianità o della Chiesa intera, per quanto dipende dalla responsabilità dell’uomo, cioè della sua condotta. Ecco come queste lettere hanno un messaggio per le Chiese d’ogni tempo. Infine notiamo che nella successione delle lettere è eseguito anche un certo ordine geografico. La comunità di Efeso era quella più vicina a Patmos, poi sono menzionate le altre Chiese, in ordine, lungo le vecchie strade romane, a nord fino a Pergamo e a sud est fino a Laodicea.

Riassumendo possiamo dire che:

Ø Sono sette lettere a sette Chiese reali di quel tempo;

Ø Sono sette periodi della storia del Cristianesimo;

Ø Sono sette messaggi alle Chiese d’ogni tempo e luogo;

È indicativo che queste lettere di conforto e d’ammonimento alle sette Chiese, abbiano queste caratteristiche:

a) Sono dettate a Giovanni da Gesù stesso: “Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea» (Apocalisse 1:9-11).

b) Sono le sole parole che Gesù abbia mai pronunciate direttamente alla sua Chiesa sulla terra: “Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese…” (Apocalisse 1:10-11).

c) Contengono le ultime parole di Gesù: “Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù”! (Apocalisse 22:20).

Va pure osservato che malgrado tutte le terribili calamità del giudizio, che stanno per piombare sugli uomini, la prima cosa cui pensa Gesù e che maggiormente lo preoccupa è il Suo “piccolo gregge”, la Sua Chiesa. Prima di esporle gli orrori che l’aspettano, il Signore tende innanzi tutto a darle una forma spiritualmente corretta in modo che essa veda e riconosca i giudizi di Dio nella stessa prospettiva in cui Egli li vede.

Quello che le sette lettere hanno in comune.

Abbiamo detto che ognuna delle sette lettere è indirizzata a una Chiesa veramente esistita, cioè storica. Ogni lettera segue perciò un ordine logico comune, veramente chiaro, nel modo seguente:

1. Il destinatario.

Ogni lettera è inviata al responsabile di una Chiesa: “All’angelo della Chiesa di… scrivi” (Apocalisse 2:1).

Ogni lettera comincia in questo modo. Il pastore, dopo averla ricevuta, era chiamato a leggerla e ad esporre il contenuto all’assemblea. Ciò testimonia l’arduo compito che grava sul responsabile della comunità, chiamato a vegliare, ad intervenire, a prendere decisioni anche dolorose, a togliere il male, ad estirparlo dalla radice anche se questo può farlo apparire impopolare: “Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1Corinzi 5:13).

2. La descrizione di Cristo.

Notevole é il carattere con il quale il Signore s’indirizza alle singole Chiese. Ne risulta essere ogni volta diverso e corrispondente sempre allo stato morale che caratterizza ogni assemblea:

· Efeso: “All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro” (Apocalisse 2:1).

· Smirne: “All’angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita” (Apocalisse 2:8).

· Pergamo: “All’angelo della Chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli” (Apocalisse 2:12).

· Tiatiri: “All’angelo della Chiesa di Tiatiri scrivi: Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco e i piedi simili a bronzo incandescente” (Apocalisse 2:18).

· Sardi: “All’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle” (Apocalisse 3:1).

· Filadelfia: “All’angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: Queste cose dice il Santo, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre” (Apocalisse 3:7).

· Laodicea: “All’angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio” (Apocalisse 3:14).

3. L’elogio.

Com’è bello vedere che il Signore riconosce e loda sempre, anzitutto, quel che può lodare e soltanto in segreto rimprovera.

Questo corrisponde perfettamente alla Sua dolcezza e alla Sua grazia. Cristo vuole elogiare ciascuna Chiesa per qualche cosa, ma purtroppo non tutte le sette Chiese possono essere elogiate dal Signore:

q Efeso: “Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato” (Apocalisse 2:2,3).

q Smirne: “Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana” (Apocalisse 2:9).

q Pergamo: “Io so dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita” (Apocalisse 2:13).

q Tiatiri: “Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime” (Apocalisse 2:19).

q Filadelfia: “Io conosco le tue opere. Ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome” (Apocalisse 3:8).

q Sardi e Laodicea: Non c’è niente di lodevole a proposito di Laodicea, la comunità apostata o di Sardi, che ha la parvenza di una comunità. Nessun elogio! Che non possa mai accadere nella nostra vita un simile triste e terribile avvenimento: “Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti? Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22,23).

4. Il rimprovero.

Benché il Signore lodi più volentieri di quanto rimproveri, non può in nessun modo passare sopra il male.

Egli rimane, nel Suo grande amore, fedele alla Sua giustizia ed é sempre «il Santo e il Verace». Deve, a causa della propria santità, svelare sempre il male.

Sappiamo che il suo giudizio comincia proprio dalla casa di Dio e soltanto dopo il mondo sarà giudicato.

Cinque comunità su sette, sono rimproverate dal Signore:

ü Efeso: “Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).

ü Pergamo: “Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti” (Apocalisse 2:14,15).

ü Tiatiri: “Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli” (Apocalisse 2: 20).

ü Sardi: “Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto” (Apocalisse 3:1).

ü Laodicea: “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca” (Apocalisse 3:15,16).

ü Smirne e Filadelfia sono le sole comunità alle quali Cristo non ha bisogno di rimproverare alcun peccato. Rappresentano la Chiesa dei martiri, la Chiesa missionaria, pronta per il rapimento.

5. L’esortazione.

Cristo consiglia e incoraggia ciascuna delle Chiese a riconoscere le proprie mancanze, a pentirsi e a rimuovere qualsiasi cosa che ostacoli la loro piena consacrazione a Lui:

Ø Efeso: “Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse 2:5).

Ø Smirne: “Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita” (Apocalisse 2:10).

Ø Pergamo: “Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca” (Apocalisse 2:16).

Ø Tiatiri: “Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga” (Apocalisse 2:24,25).

Ø Sardi: “Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricordati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti” (Apocalisse 3:2,3).

Ø Filadelfia: “Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona” (Apocalisse 3:10,11).

Ø Laodicea: “Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3:19,20).

6. La promessa.

È meraviglioso constatare che il Signore, nel Suo amore, spera il meglio per i Suoi, infatti, in ognuna delle sette lettere parla di vincitori. Egli fa affidamento, in ogni tempo, su dei cuori attenti alle Sue solenni parole, i quali, in mezzo alla cristianità in rovina, si rivolgono a Lui e con la forza che Egli dà loro, possono vincere il male.

§ Efeso: “A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio” (Apocalisse 2:7).

§ Smirne: “Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda” (Apocalisse 2:11).

§ Pergamo: “A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve” (Apocalisse 2:17).

§ Tiatiri: “A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d’argilla, come anch’io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino” (Apocalisse 2:26-28).

§ Sardi: “Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli” (Apocalisse 3:5).

§ Filadelfia: “Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio e della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio e il mio nuovo nome” (Apocalisse 3:12).

§ Laodicea: “Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono” (Apocalisse 3:21).

7. L’invito ad ascoltare.

Verso la fine d’ogni lettera, il Signore dice: «Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese». Il Signore promette benedizioni meravigliose a tutti coloro che “ascoltano” ciò che Egli dice alle Chiese e si attengono alla Sua volontà. Nessuno trascuri questo invito ad ascoltare.

8. L’applicazione profetica.

La funzione storica d’ogni Chiesa non si esaurisce nel I° secolo, ma prosegue nel corso dei successivi venti secoli.

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