CHI ERA TIMOTEO?

Il significato del nome è: “Onorante Dio”. Suo padre era greco, molto probabilmente non credente, mentre sua madre e sua nonna erano ebree (Atti 16:1; 2 Timoteo 1:5).
Veniva da Listra dove Paolo fu lapidato e lasciato per morto (Atti 14:8-23).
I fratelli di Listra parlavano bene di lui (Atti 16:2).

Divenne collaboratore di Paolo che lo fece circoncidere per chiarire possibili equivoci tra i giudei (Atti 16:3). Bisogna ricordare che la strategia missionaria di Paolo lo portava a visitare prima le sinagoghe in ogni città. Timoteo aveva ricevuto un insegnamento da sua madre e sua nonna, ma senza la circoncisione sarebbe stato considerato come un proselito e non poteva affiancare Paolo nelle sinagoghe. Questo non rappresenta un cedimento di Paolo sulla questione della circoncisione come dimostra il caso di Tito che era greco e che Paolo non voleva che fosse circonciso (Galati 2:3-5).
Fu una delle persone più apprezzate da Paolo (Filippesi 2:19-22). Lo considerò suo figlio spirituale (1 Corinzi 4:17; 1 Timoteo 1:2).

I PUNTI FORTI DI TIMOTEO

a) La conoscenza delle Scritture fin da piccolo (2 Timoteo 3:15).
b) La fedeltà (Filippesi 2:19-22).

I PUNTI DEBOLI DI TIMOTEO

– La timidezza (1 Corinzi 16:10,11; 2 Timoteo 1:7).
– Problemi di salute (1 Timoteo 5:23).

La lezione per noi dalla vita di Timoteo è che né i problemi di famiglia (veniva da una famiglia mista) né i problemi di carattere, né i problemi di salute possono impedirci di servire il Signore, a meno che noi non lasciamo che i problemi siano d’impedimento al servizio.

LE MOTIVAZIONI PER IL SERVIZIO (1 TIMOTEO 1:3-11)

È tragicamente possibile servire il Signore con motivazioni sbagliate: per mettersi in vista, perché qualcun altro lo sta facendo, perché qualcun altro ci spinge a farlo, per denaro, per evitare qualche altro tipo di lavoro, ecc.
Dobbiamo evitare di concepire il servizio per il Signore solo in termini di parole, come se l’importante fosse fare sempre prevalere il proprio punto di vista. L’opera di Dio è “per fede” (v.4), non parole (1 Corinzi 2:1-5; 4:20; 1 Tessalonicesi 1:5; Romani 14:17).

Alla base del servizio per il Signore ci deve essere l’amore, cioè, al centro devono esserci gli altri, il loro bene e non il servitore e quello che ne possa ricavare. La parola tradotta “amore” ha diverse sfumature: “cura per, stima di, fedeltà verso, dilettarsi in, occuparsi di” ecc. Il tema dell’amore nel servizio è sviluppato in 1 Corinzi 13. Per Paolo, solo questa era la motivazione valida, perché siamo “costretti” dall’amore di Cristo (2 Corinzi 5:14). Il migliore esempio è quello di Gesù (Giovanni 13:1).
Quest’amore non viene spontaneamente all’uomo, ma nasce da alcune scelte che deve compiere:

a. Un cuore puro. Questo significa non avere secondi fini (Matteo 5:8; Salmo 24:3-5). Dobbiamo pregare perché il nostro cuore sia puro (Salmo 51:10).

b. Una buona coscienza. Dobbiamo essere consapevoli, non incoscienti. Senza di questo, si rischia di naufragare (v.19). Per Paolo, mantenere una buona coscienza era un impegno continuo (Atti 24:16). Dobbiamo condurci onestamente in ogni cosa (Ebrei 13:18).c. Una fede sincera. Questo significa letteralmente “non ipocrita” (2 Timoteo 1:5). È una fede che non cerca di farsi vedere.
Il vero amore necessario per il servizio viene dall’ubbidienza alla verità (1 Pietro 1:22).

LE RISORSE PER IL SERVIZIO (1 TIMOTEO 1:12-16)

– Il Signore ha reso forte Paolo (v.12; Filippesi 4:13). È un tema costante dei Salmi (Salmo 28:7,8; 46:1-3; 84:5). Ha dovuto rendersi conto più volte della sua debolezza per meglio servire il Signore (2 Corinzi 12:8-10). Quindi l’opera del Signore non richiede tanto giovani forti e coraggiosi che si offrono in base alle loro forze quanto persone consapevoli della propria debolezza, ma che sappiano appoggiarsi al Signore.

– Paolo era incoraggiato dalla fiducia che il Signore dimostrava in lui (v.12; 2 Corinzi 3:5,6).

– Il passato di Paolo non lo squalificava dal servizio (v.13). Ci sono due errori che possiamo commettere: non servire il Signore perché ci vergogniamo per il nostro passato, oppure pensare che il nostro passato ci qualifica in modo particolare per il servizio. Noi siamo nuove creature (2 Corinzi 5:17) e non dobbiamo rinfacciarci il passato a vicenda.

– Quello che conta è la grazia (“favore immeritato”) che ci qualifica per il servizio e ci sostiene nel servizio (v.14; 1 Corinzi 15:9,10).

– La forza del Signore non ci viene data per usarla come pensiamo noi, ma sempre sotto la direzione del Signore.

L’IMPEGNO NEL SERVIZIO (1 TIMOTEO 1:18-20)

Il servizio affidato ai credenti è un incarico di fiducia conferito dal Comandante Supremo per una missione dietro alle linee nemiche (Giovanni 20:21). Pensiamo all’esempio dell’incarico dato a Giosuè tramite Mosè (Deuteronomio 31:23). Bisogna badare alla Parola di Dio. Non bastano le profezie – bisogna agire di conseguenza. Una frase scherzosa applicata a persone che promettevano bene ma non rendono nella vita è “ha un grande futuro dietro di sé”! Che le promesse di Dio non rimangano irrealizzate.
Bisogna essere pronti a guerreggiare, cioè ad affrontare non solo una battaglia ma una campagna intera (2 Corinzi 10:3-5; Efesini 6:10-18). Dobbiamo fare attenzione ad affrontare il nemico giusto (Giacomo 4:1). Ricordiamo che Dio non ha bisogno di avvocati ma di testimoni.

Occorre una dottrina ed un comportamento adeguato “conservando la fede e una buona coscienza” (v.19). Se non diamo la giusta importanza al comportamento, il servizio sarà minato alle fondamenta. Dobbiamo mettere impegno alla vigilanza, evitando l’errore di Davide a cui l’inoperosità fu fatale (2 Samuele 11:1).

L’ATTEGGIAMENTO VERSO LE AUTORITÀ (1 TIMOTEO 2:1,2)

Il cristiano prega per tutti coloro che sono in autorità (v.2). Dobbiamo ricordarci che Nerone, all’epoca di Paolo, era l’imperatore. Quindi non dobbiamo pregare solo per quelli che ci sono simpatici o per cui abbiamo votato! Il credente mira a vivere una vita tranquilla e quieta. Troppe volte la politica esaspera gli animi.
Il credente mira ad una vita di pietà (che significa “devozione al Signore”) ed onestà e dignità (letteralmente “serietà”). Questo significa assumere le proprie responsabilità spirituali e civili.Il cristiano è cittadino del cielo (Filippesi 3:20). Tuttavia, vive su questa terra e deve tenere conto delle leggi (Romani 13:1-7; Matteo 22:15-22; 1 Pietro 2:11-17).

Qualora ci dovesse essere un conflitto tra la legge di Dio e quelle degli uomini, il nostro comportamento non è di sfida e ribellione su tutti i fronti, ma di chiarezza, mantenendo il rispetto verso quelle autorità a cui, in quella circostanza, non possiamo ubbidire (Daniele 3:13-17,28; 6:4,10,22; Atti 4:19,20).
Il credente è chiamato ad essere sale della terra – un’influenza che non dà all’occhio, ma che è necessaria.
Il credente mira a servire il Signore a prescindere dal regime sotto il quale vive. Non deve essere quindi tentato a pensare che contribuire a rovesciare questo regime possa facilitare il compito di evangelizzazione.

LA VOLONTÀ DI DIO (1 TIMOTEO 2:3-7)

La volontà di Dio è per la salvezza di tutti (v.4). Quindi il nostro servizio, soprattutto nella testimonianza, è possibile e necessario. Dio vuole il bene dell’uomo (Ezechiele 18:23,32; 33:11). Purtroppo, a questa volontà si può resistere a proprio danno (Luca 7:28,29; Atti 7:51).
Dio ha fatto conoscere agli uomini la Sua volontà (Michea 6:8). L’importante è conoscerla per esperienza (Romani 12:2), non dimenticarla come i Farisei e gli scribi (Matteo 23:23).

La volontà di Dio è “buona, gradita e perfetta” (Romani 12:2). Deve essere il nostro diletto (Salmo 40:8) e fatta di buon animo (Efesini 6:6).
La volontà di Dio si conosce attraverso lo Spirito (Salmo 143:10) e la Parola (Salmo 119). Una condizione necessaria per comprendere la volontà di Dio è il desiderio di metterla in pratica (Giovanni 7:17; Giacomo 1:3-8).
Bisogna prendere esempio da Davide ed eseguire la volontà di Dio nella nostra generazione (Atti 13:36), sottomettendo a Lui i nostri programmi o, meglio ancora, formare i nostri programmi sotto la guida del Signore (Giacomo 4:13-17).

IL POSTO DELLA DONNA NELLA CHIESA (1 TIMOTEO 2:9-15)

a. Aspetto esteriore (abbigliamento, gioielli, trucco)
Il v. 9 parla di vestirsi in modo ordinato e decoroso, adatto all’occasione. La parola “modestia” significa letteralmente “mente sana”, e quindi sobrietà, assennatezza. Potremmo anche tradurre “semplicità e serietà”. Non è il caso di mettersi in mostra (come se si dovesse andare in passerella). Secondo 1 Pietro 3:3-5, quello che deve trasparire, sia durante il culto sia a casa, è la realtà spirituale. Questo tuttavia non significa trascurarsi!

b. Imparare in silenzio
Ricordiamo che quello che Paolo sta dicendo è nel contesto del culto (v. 8; 1 Corinzi 14:34,35). Non significa che la donna non possa pregare o profetizzare ad alta voce nel culto (1 Corinzi 11:5). Ricordiamo inoltre che Paolo aveva delle collaboratrici nell’opera (Romani 16:1-3,12; Filippesi 4:2,3). Infine, teniamo presente che lo scopo della lettera era di combattere errori dottrinali. Il passo si riferisce quindi all’insegnamento pubblico della dottrina cristiana, che deve essere affidato ai soli uomini. Paolo voleva anche evitare che l’emancipazione della donna nella chiesa (Galati 3:28) fosse abusato e che ci fosse un eccesso di familiarità tra marito e moglie in chiesa.

c. Contributo pratico
Paolo insiste sui fatti, non le parole:

– In famiglia (1 Timoteo 5:10)
– Per i servitori del Signore (Matteo 27:55; Luca 8:2,3)
– Per i bisognosi (Atti 9:36-39; 1 Timoteo 5:10)
– Verso le più giovani (Tito 2:3-5)

LE QUALIFICHE PER IL SERVIZIO (1 TIMOTEO 3:1-13)

Come deve essere la persona che serve il Signore? Questo capitolo ci da un elenco di qualità o qualifiche che sono alla portata di tutti. Anche se qui si parla di anziani e diaconi, ognuno che serve il Signore deve misurarsi con queste cose.

La parola tradotta “vescovo” è “episcopos” che significa “sovrintendente” (uno che vede da sopra). Aspirare significa “tendere fortemente verso”, e quindi prepararsi adeguatamente. Non bisogna cercare l’incarico (o titolo) senza il desiderio di lavorare sodo! La prima qualifica (v.2) è che sia irreprensibile. Questo significa non solo che non ci sia niente da rimproverargli, ma anche che ha delle caratteristiche positive. Non basta poter dire di non aver mai subito una condanna – bisogna non essere stato accusato o chiamato in causa. Bisogna essere al di sopra di eventuali attacchi, non offrendo nessun spunto agli avversari (Daniele 6:4).

1) Le caratteristiche positive richieste:
a)Sobrietà (vigilanza). L’anziano deve essere sveglio.

b) Assennatezza (mente salva). L’anziano deve essere prudente, in altre parole, avere la testa a posto.

c) Buoni costumi (buona educazione). Deve sapersi comportare in modo dignitoso, ordinato.

d) Ospitalità (amore per i forestieri). Non deve avere pregiudizi.

e) Attitudine all’insegnamento (non solo a parole). Ci vuole la capacità di dare consigli o dispensare dottrina a chi lo richiede.

f) Mitezza (giusto, moderato). Non deve insistere sulla lettera della legge a scapito dello spirito.

2) Le caratteristiche negative che devono mancare:
a. Dedizione al vino (o a qualsiasi altra cosa che faccia venire meno le qualità positive richieste).

b. Violenza (“uno che mena” – anche a “fin di bene”). Questo comprende la violenza verbale o psicologica.

c. Litigiosità (lett. “con il grilletto facile”). Non deve essere un pistolero della polemica!

d. Amore per il denaro. Questo è un argomento purtroppo attuale.

e. Immaturità (convertito di recente). Le responsabilità vanno date con gradualità.

3) Come deve essere la sua famiglia:
A. Marito di una sola moglie. Deve essere “in regola” per quanto riguarda il matrimonio, e quindi non divorziato.

B. Ben governata. “Governare” significa letteralmente “stare davanti”. Ci deve essere cura, esempio e guida.

C. Ordinata. “Sottomissione” è un termine militare che significa “disporsi sotto, in ordine”.

D. Riverente. Ci deve essere rispetto tra le persone e per il Signore.

4) Come deve essere nella società
I. Avere una buona reputazione. (1 Pietro 2:12; Colossesi 4:5)

II. Non essere presuntuoso (lett. “avvolto nel fumo”). Non deve essere conosciuto come uno che combina poco nella vita.

5) Le qualifiche per il servizio pratico (diaconato)
a) Dignità e discrezione. Questi compiti pratici portavano i diaconi per le case con aiuti per i bisognosi. Ecco perché c’è attenzione per le maldicenze, per il vino (eccesso di ospitalità!) e per il denaro.

b) Coscienza pura. L’aspetto pratico e l’aspetto dottrinale devono andare di pari passo.

c) Periodo di prova. Bisogna essere disposti ad essere valutati per il proprio operato. Un giorno tutti saremo giudicati al tribunale di Cristo e bisogna esserne consapevoli.

d) Eseguire bene i compiti assegnati. Chi si dimostra fedele non solo è apprezzato dagli altri ma si sentirà incoraggiato nella propria vita e testimonianza.

6) Le qualifiche per le donne (diaconesse o mogli degli anziani)
a. Dignità. Devono essere persone serie.

b. Non maldicenti. La parola è “diabolous” accusatrici, denigratrici, calunniatrici. È chiaro chi è il padre di un tale comportamento, e noi dobbiamo invece essere figli del nostro Padre celeste.

c. Sobrietà. Devono essere temperate. Il loro modo di comportarsi e pensare non deve essere inquinato.

d. Fedeltà. Questa virtù è richiesta “in ogni cosa”. Devono essere assolutamente degne di fiducia.

COME COMPORTARSI NELLA CASA DI DIO (1 TIMOTEO 3:14-16)

La parola “comportarsi” ha diverse sfumature che parlano di vita, carattere, comunione – in una parola, il modo di essere e di muoversi. L’ambiente in cui il credente vive la sua vita comunitaria è descritto con quattro parole:

1) Casa. Questa parola significa famiglia piuttosto che l’edificio in cui si abita. Dobbiamo comportarci da veri fratelli (1 Pietro 1:22; 1 Giovanni 3:14; 4:19-21).
2) Chiesa. La chiesa è l’assemblea dei convocati. Dobbiamo comportarci in modo degno della nostra chiamata (Efesini 4:1; 5:3,4).
3) Colonna. Si tratta di un piedistallo per mettere in evidenza una statua. Dobbiamo comportarci in modo da onorare e mettere in risalto la verità (Filippesi 2:14-16; 2 Corinzi 4:2; Tito 2:9,10)
4) Sostegno. Questa parola (tradotta con “base” nella Riveduta) significa “bastione”, “baluardo”. Dobbiamo custodire il buon deposito della verità del Vangelo (2 Timoteo 1:14; 2 Giovanni; 3 Giovanni; Giuda 3).

RESPINGERE LA FALSA DOTTRINA (1 TIMOTEO 4:1-5)

Per combattere una cosa bisogna avvistarla, conoscerla. Dobbiamo prestare attenzione a questi punti:

1) Il collegamento tra dottrina e vita (Isaia 32:6; Matteo 7:15-20; 12:33-35; Efesini 5:6-10). Qualche volta si vede una deviazione prima nella vita che nella dottrina, ma sono sempre collegate tra loro. È per questo motivo che Paolo insiste molto sulla buona coscienza.

2) Il rapporto tra dottrina e la Parola di Dio. Attenzione ai tentativi di storcere le Scritture (2 Pietro 3:16), di adulterare la Parola di Dio (2 Corinzi 2:17) o di usare astuzia e falsificare (2 Corinzi 4:2). La Bibbia non deve mai essere al servizio di un punto di vista.

3) Il rapporto tra dottrina e la Persona di Cristo (1 Giovanni 2:22-24; 1 Giovanni 4:1-3; 5:9-13). Dove c’è l’errore, Cristo è relegato ad una posizione inferiore di quella che Gli spetta.

4) La tendenza all’estremismo. I falsi dottori o vietano tutto o permettono tutto.

La vita cristiana non dipende da regole umane (Colossesi 2:20-23).
Tutto quello che Dio ha creato è buono (v.4). Questo è in contraddizione con gli asceti (Romani 14:14; Tito 1:15).

Tuttavia, bisogna sapere fare buon uso di quello che Dio ha creato, a livello personale (1 Corinzi 6:12) e nei confronti degli altri (1 Corinzi 10:23-25).
La tendenza a voler creare discepoli (Atti 20:30; Romani 16:17,18).
La diffusione di libri, cassette e video (Colossesi 2:8). Per qualcuno, gli evangelici possono costituire un mercato per trarne profitto personale.

INSEGNARE LA VERITÀ (1 TIMOTEO 4:6-10, 13-16)

Il migliore modo per prevenire e combattere la falsa dottrina e per confutare i falsi dottori è d’insegnare la verità.

v.6:
– “esponendo” – significa “suggerendo”, “ricordando” (2 Pietro 1:12-15) – non dogmaticamente, ma guidando con dolcezza.
– “servitore” (“ministro” nella versione Riveduta) – nell’insegnamento, ricordarsi di essere al servizio degli altri.
– “nutrito”: significa letteralmente “essendo continuamente nutrito”. Non si può dare senza ricevere.
– “imparata” (“seguita da presso” nella versione Riveduta) – significa “seguire pienamente, attentamente, esaminare, investigare”.

v.7:
– “rifiuta” (“schiva” nella versione Riveduta) – significa “respingi decisamente”. “favole” – l’opposto della verità.
– “profane” e, quindi, non spirituali.
– “da vecchie” – cose non centrali, non essenziali.
– “esèrcitati invece alla pietà” (dalla stessa radice di “ginnastica”) – come l’atleta si allena. Per i greci, la forma fisica era un ideale, ma per il cristiano c’è qualcosa di più importante.

v.10:
– “fatichiamo” – un duro lavoro, come un duro allenamento, fino a fare male. “combattiamo” – “dando dentro con tutta l’energia”.

v.13:
– “Àpplicati” (“attendi” nella versione Riveduta) – fare attenzione. Se dobbiamo insegnare alla Scuola Domenicale o portare una meditazione, prepariamoci bene. Prendiamo le nostre responsabilità.

v.14:
– “Non trascurare il dono” – siamo responsabili di ciò che il Signore Dio ci ha dato (Luca 12:48)

v.15 :
– “Occupati di queste cose” (“cura queste cose” nella versione Riveduta) – “sii diligente, medita, rifletti”.
– “il tuo progresso” – ci deve essere un progresso nel nostro servizio. Non possiamo rimanere statici. La parola greca si riferiva inizialmente ad un pioniere che si apriva un varco nella boscaglia. Se non progrediamo nelle vie del Signore, e nel Suo servizio, la boscaglia del mondo invaderà la vita nostra e dei nostri fratelli.

v.16:
“Bada a te stesso e all’insegnamento” – la preparazione deve riguardare sial la dottrina che la vita, anzi, prima la vita che la dottrina. Dalla nostra serietà in questo dipendono le persone a cui ministriamo spiritualmente.

OTTENERE IL RISPETTO DEGLI ALTRI (1 TIMOTEO 4:11,12)
È necessario che nel nostro servizio abbiamo autorità ed autorevolezza in quello che facciamo e diciamo. Non è piacevole quando il nostro contributo non è tenuto nella dovuta considerazione. Quello che diceva Timoteo rischiava di essere messo da parte a motivo della sua “giovane età” (che significa semplicemente che aveva, all’epoca, meno di quarant’anni). Le persone più anziane potevano essere tentate a “disprezzare” (lett. “pensare giù” – guardare dall’alto in basso) Timoteo. Troppe volte, i giovani cercano di rispondere a tali atteggiamenti o commenti con orgoglio (“vi faccio vedere io”), cercando di emergere per intelligenza e cultura. La via consigliata da Paolo è diversa:
a) “sii d’esempio” (lett. “impressione”, ossia, “modello, stampo”). Il rispetto per quello che abbiamo da dire lo conquistiamo con la condotta.

b) “Nel parlare”. Badiamo non solo alla sostanza, ma anche alla forma (Proverbi 17:27; Colossesi 4:4-6; Tito 2:7,8; Giacomo 3:2; 1 Corinzi 2:13). Non cerchiamo di metterci in evidenza per eloquenza, ma per sostanza.

c) “Nel comportamento”. Vedi i commenti su 1 Timoteo 3:14-16 (Giacomo 3:13; 1 Pietro 2:12; 2 Tessalonicesi 3:7).

d) “Nell’amore”. L’amore deve essere sempre la motivazione principale per il servizio (1 Corinzi 16:14; 1 Pietro 4:8).

e) “Nella fede”. “Fede” qui va intesa anche nel senso di “fedeltà”. Questo era uno dei punti forti del carattere di Timoteo. La fedeltà si dimostra con la lealtà e la perseveranza.

f) “Nella purezza” (lett. “non adulterato”). Non ci devono essere secondi fini nel servizio.

I RAPPORTI TRA I MEMBRI DI CHIESA (1 TIMOTEO 5:1,2)

1) Siamo tutti membri della famiglia di Dio (Efesini 2:19; Ebrei 2:11-13).
2) In questa famiglia non ci sono distinzioni che derivano dalla nostra estrazione (Atti 15:8,9; Romani 10:12; Galati 3:26-29). Non siamo degli “ex-qualcosa” ma nuove creature.
3) Non ci devono essere tra noi dei favoritismi, perché Dio non ne ha (Atti 10:34,35; Giacomo 2:1-4; 1 Corinzi 1:10-14).
4) Il contributo di ogni singolo membro è essenziale (Efesini 4:16; 1 Corinzi 12:14-26).

Paolo spiega a Timoteo che quest’uguaglianza non deve diventare troppa confidenza, soprattutto in due tipi di rapporti:
– tra giovani ed anziani (parola chiave “rispetto”)
– tra i sessi (parola chiave “purezza”)

Analizziamo insieme il “rispetto” e la purezza”
A. Rispetto (Levitico 19:32; 1 Pietro 5:5)
Nel contesto vediamo che rispetto per gli anziani non significa sempre tacere, ma che se c’è da rimproverare è importante considerare il modo giusto.

La parola tradotta “riprendere con asprezza” significa letteralmente “colpire”, che equivale a censurare severamente. Dobbiamo invece evitare sia l’ira che il disprezzo (Giacomo 1:19,20; Romani 14:10).
Dobbiamo piuttosto “esortare” (lett. “chiamare a” ossia “richiamare”) – il criterio non è la mia opinione o personalità, ma la Parola di Dio. Ci vuole un rispetto reciproco tra anziani e giovani. Come dice il proverbio: “Se la gioventù sapesse, e se la vecchiaia potesse.” In una parola, è necessaria la collaborazione.
“Come un padre” – nella Bibbia questo rispetto per i genitori è sempre “nel Signore”, cioè, indipendentemente dalla qualità delle persone.
“I giovani, come fratelli” – riconoscendo di avere un Padre in cielo. Questo significa impegnarsi a non essere d’inciampo (Romani 14:13). Peccare contro il fratello è come peccare contro Cristo (1 Corinzi 8:12). I panni sporchi, se ci sono, vanno lavati in famiglia (1 Pietro 1:22; 4:8).

B. Purezza
“Le giovani come sorelle” – è necessario fare una distinzione tra il rapporto marito/moglie (riservato ad una sola persona) e il rapporto fratello/sorella (aperto a tutti). Questo rapporto coinvolge:
1) Il parlare (Efesini 5:3,4).
2) Lo sguardo (Giobbe 31:1; Matteo 5:28).
3) Il vestire (vedi commenti sul capitolo 2).
4) Richiede una particolare attenzione nei casi di fidanzamenti reali o presunti. I fidanzati non devono isolarsi dal gruppo dei giovani o tagliare i rapporti con altri fratelli e sorelle. Attenzione alle gelosie, che non vengono dal Signore.
5) La massima attenzione quando, per il servizio del Signore, dobbiamo parlare con delle sorelle. Non pensiamo di essere forti.

LA CURA PER I FAMILIARI (1 TIMOTEO 5:3-16)

Provvedere per i familiari, soprattutto per i genitori anziani, scaturisce dall’onore comandato nella Bibbia (Esodo 20:12; Levitico 19:3 – notare l’accostamento al Sabato: rispettando i genitori si dimostra il rispetto per Dio).
Provvedere per i genitori è collegato all’ubbidienza che dobbiamo imparare verso i genitori (Efesini 6:1-3; Colossesi 3:20).
Non deve essere trascurato con la scusa di impegni spirituali (Matteo 15:3-9).

Dio dà importanza ai fatti più che alle dichiarazioni solenni di principio (v.4). Si tratta del contraccambio, di pagare un debito che abbiamo verso i genitori.
Provvedere per i parenti, soprattutto per la famiglia più vicina, è un obbligo che dimostra la serietà di vita di un credente. Attenzione all’equilibrio: non trascurare anche i bisogni affettivi.
La responsabilità è nostra in prima persona – non la possiamo delegare allo Stato o alla chiesa (v.16).

L’amore per i genitori non deve impedire di sviluppare un rapporto prioritario verso il coniuge (Genesi 2:24) né deve portare a trascurare i figli (2 Corinzi 12:14).
Da parte dei familiari ospitati o aiutati, occorre una sensibilità verso chI aiuta (Efesini 6:4).
È necessario parlare francamente quando ci sono delle tensioni in famiglia.
Ognuno vuole sentirsi utile. Dobbiamo rispettare questo desiderio.

IL RAPPORTO TRA LA CHIESA E GLI ANZIANI (1 TIMOTEO 5:17-25)

– “Che tengono bene la presidenza” (lett. “stare davanti”). È una funzione molto importante. La stessa parola era usata per il governo della famiglia dell’anziano (1 Timoteo 3:4).
– “Doppio onore” (lett. “valore”, e quindi “valutazione”, “onorario”). Questa frase ha il duplice significato di rispetto per la persona e provvisione per i bisogni materiali.
– “Si affaticano”: sono da onorare le persone che lavorano sodo nell’opera del Signore.

In presenza di accuse, bisogna partire da una posizione di fiducia verso tali persone (v.19).
Gli anziani non devono fare legge per sé, ma devono essere responsabili e tenuti a rispondere delle proprie azioni (v.20).

IL SERVIZIO ED IL LAVORO (1 TIMOTEO 6:1,2)

Troppe volte il nostro lavoro lo viviamo come un impedimento al servizio per il Signore. Vediamo alcuni principi biblici riguardanti il rapporto tra il lavoro ed il servizio.
Il cristiano lavora per Dio (Colossesi 3:22-25; Efesini 6:5-8). Dio è quindi interessato alla qualità del nostro lavoro secolare.

Il lavoro è un mezzo di testimonianza verso i compagni di lavoro, il datore di lavoro ed il mondo in generale (1 Tessalonicesi 4:10b-12; Tito 2:9,10).
Il rapporto con il datore di lavoro deve essere basato non tanto sul suo carattere quanto sul fatto che onoriamo Dio (1 Pietro 2:18,19).

Il lavoro è il mezzo per il sostentamento personale, della famiglia e di coloro che sono nel bisogno (Efesini 4:28; 2 Tessalonicesi 3:10-12).
Il lavoro non deve diventare il centro della vita del credente (vedi il paragrafo sotto sull’atteggiamento verso il denaro). Questo riserverebbe solo delusioni (Ecclesiaste 4:7,8; Giovanni 6:27).

Anche servire il Signore a “pieno tempo” è inteso come un lavoro (1 Timoteo 5:17; 2 Corinzi 11:23; 1 Corinzi 15:10; Filippesi 4:15). La parola “fatiche” significa stanchezza data dal duro lavoro.
Paolo non pensava che il valore spirituale del suo ministerio fosse sminuito perché lavorava con le mani.
Il tipo di lavoro che svolgiamo non deve essere di impedimento alla nostra testimonianza.

IL MODO DI PARLARE NEL SERVIZIO (1 TIMOTEO 6:3-5, 20,21)

“Attenersi alle sane parole” (v.3) – lett. “accostarsi, attaccarsi a”. Dobbiamo prestare attenzione al gusto delle novità o delle battute ad effetto che portano fuori argomento e fuori strada.
“Orgoglioso” (v.4) (Riveduta: “gonfio”) – lett. “avvolto nel fumo”. Non dobbiamo essere tutto fumo e niente arrosto!

“Non sa nulla” (v.4) – non capisce niente. Invece, prima di parlare bisogna accertarsi e studiare.
“Si fissa” (v.4) – ha un interesse malsano in qualcosa, come un vizio che intacca la salute. Questo è in contrasto con le “sane parole” del v.3, cioè parole che partono da una mente e cuore sani e che recano salute.
“Questioni e dispute di parole” (v.4) – lett. “battaglie di parole”. Il cuore del servizio cristiano non è la polemica. Non dobbiamo dilungarci sulle cose che dividono o distinguono, né dobbiamo usare la discussione per mettere in mostra la nostra presunta sapienza.

Le conseguenze di questo modo di parlare, elencate nei vv.4 e 5, assomigliano molto alle opere della carne (Galati 5:10-21). Timoteo deve quindi evitare i discorsi vuoti e profani (v.20).
Per consigli pratici su come parlare, vedere Giacomo 3:1,2,13-18. Il parlare non può mai essere scisso dalla vita (Proverbi 17:27; Colossesi 4:6).
La “formula vincente” per il ministerio della Parola è:

1. Accertarsi della verità.
2. Applicare questa verità nella propria vita.
3. Parlarne per il bene degli altri, non per la nostra soddisfazione personale.
È importante assimilare la parola (Ebrei 4:2), non rigurgitare cose dette da altri.

L’ATTEGGIAMENTO VERSO IL DENARO (1 TIMOTEO 6:6-19)

Cose da evitare
Come combatterle
Volere arricchire (v.9; Proverbi 28:20)

Accontentarsi di quello che si ha (v.8; Filippesi 4:11-13)
Dimenticare da dove vengono le ricchezze (Deuteronomio 8:11-18)
Ringraziare il Signore (Deuteronomio 8:10; 1 Tessalonicesi 5:18; Efesini 5:20)

Basare la propria vita sulle ricchezze (v.17a; Salmo 62:10; Luca 12:13-21; Salmo 52:7)
Basare la propria vita su Cristo (v.17b; Matteo 7:24-28)
Preoccuparsi delle ricchezze (Matteo 6:24-34; Marco 4:19)

Avere fiducia che Dio provveda (Salmo 127:1,2), ricordandosi di come Dio ha già provveduto (Eben-Ezer)
Tenere per sé le ricchezze (v.18; Proverbi 11:24; Ecclesiaste 5:13)
Dare (2 Corinzi 9:6-11; Luca 6:38)

Considerare le ricchezze un male
Amministrare ciò che Dio ci ha dato per l’avanzamento del Suo regno (Luca 16:9)

LA PREGHIERA ED IL SERVIZIO (2 TIMOTEO 1:1-5)
Quando pregare? “Giorno e notte” (v.3; 1 Tessalonicesi 3:9,10; 5:17).
Quanto spesso pregare?

– Con regolarità (Daniele 6:10; Salmo 5:3; 55:16,17; 119:147).
– Con perseveranza (Luca 18:1-8; Colossesi 4:2).
– Approfittando di ogni occasione (Efesini 6:18-20).

Per pregare?
a. L’uno per l’altro (Giacomo 5:16).

b. Per coloro che serviamo (Colossesi 1:9-12; 4:12; 2 Corinzi 13:9).

c. Per i governanti (1 Timoteo 2:1,2).

Per che cosa pregare?
a) Per le opportunità di testimonianza (Colossesi 4:3; Efesini 6:19,20).
b) Per la guida nelle scelte (Luca 6:12,13).
c) Per il rafforzamento della fede (Luca 22:31,32).
d) Per la franchezza (Atti 4:29-31).
e) Per la liberazione (Atti 12:5).
f) Per la maturazione spirituale (Efesini 1:15-19; 3:14-21).

NON VERGOGNARSI NEL SERVIZIO (2 TIMOTEO 1:6-12)
Non vergognarsi del messaggio – è la potenza di Dio (Romani 1:16,17). È necessario prepararsi perché possiamo capire fino in fondo quanto il vangelo sia la risposta ai bisogni dell’uomo di oggi (Salmo 119:6; Isaia 50:4-9).
Non vergognarsi del Salvatore (v.8). Gesù non si vergogna di noi (Ebrei 2:11). C’è un avvertimento solenne nei vangeli sulle conseguenze di vergognarsi di Gesù (Luca 9:23-26; Matteo 10:32,33).
Non vergognarsi del popolo di Dio – è la sposa di Cristo (Efesini 5:25-27; Apocalisse 19:6-9). Prendiamo esempio da Mosè (Ebrei 11:24-26). Il mondo non è degno dei martiri della fede (Ebrei 11:38).

Prepararsi a soffrire (v.7). Abbiamo una forza al di là della nostra. “Autocontrollo” (“correzione” nella Riveduta) significa una mente sana e salda. Il v.8 ci dice che siamo sorretti dalla potenza di Dio. Soffrire per il nome di Cristo fa parte della vita cristiana normale (1 Pietro 4:16; Atti 5:41; Ebrei 13:13). Timoteo ha l’esempio di Paolo (v.12) e Onesiforo (vv.16-18).
Prendere posizione per il Signore. Ci sono cose nella vita di ogni giorno dove i credenti si devono distinguere dagli altri senza vergognarsi. Per esempio, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, la questione dell’onestà sul lavoro, nei confronti dei familiari e parenti e tra amici e compagni di studio, la preghiera prima dei pasti, i culti, gli impegni della chiesa e l’uso del denaro.

LA PERSEVERANZA NEL SERVIZIO (2 TIMOTEO 1:13-18)
– Ricordiamo che alcuni collaboratori di Paolo lo avevano abbandonato.
– Mantenere viva la fiamma (v.6). Il nostro incarico è operativo, non onorifico.
– Rendersi conto che la ricompensa si vedrà alla fine (Galati 6:9). “Dio non paga il sabato”.
– Calcolare la spesa (Luca 14:25-33). Non dobbiamo illuderci che non avremo difficoltà.
– Non lavorare solo quando sei osservato (Matteo 24:42-51).
– Ricordare che siamo amministratori. Questo implica la fedeltà in vista di un giudizio finale (1 Corinzi 4:1-5).
– La perseveranza è un segno dell’apostolato (2 Corinzi 12:12).
– C’è bisogno di costanza (Ebrei 10:36). È come correre una maratona, non i 100 metri piani (Ebrei 12:1-3).

La perseveranza è:
a. Un attitudine di cuore che implica preparazione (1 Pietro 1:13)
b. Non lasciarsi scoraggiare (Ebrei 10:23). Bisogna avere speranza e sapersi rinforzare nel Signore (1 Samuele 30:6).
c. Guardare verso il traguardo (Filippesi 3:13,14).

SERVIRE PREPARANDO ALTRI SERVITORI (2 TIMOTEO 2:1,2)
Ognuno di noi deve pensare da subito ad affidare il messaggio o ministerio che Dio gli ha dato ad altri che lo possono sostituire (per esempio, la musica, la scuola domenicale, l’impianto di amplificazione, ecc.).
Abbiamo l’esempio di Gesù: passava più tempo con i tre ed i dodici che non con la folla (Marco 3:13-19). Il risultato si vede in 1 Giovanni 1:1-3.

Dobbiamo fare attenzione a non perdere tempo con persone che drenano le nostre risorse. Bisogna scegliere persone fedeli, su cui si può contare. Esempi biblici: Mosè (Numeri 12:7), Samuele (1 Samuele 2:35), Davide (1 Re 3:6; Atti 13:36), Abramo (Neemia 9:7,8). Bisogna coltivare la compagnia di uomini fedeli (Salmo 101:6). Questo può essere duro (Proverbi 27:6). Uomini fedeli sono fuori del comune (Proverbi 20:6).
A questi uomini fedeli bisogna “affidare” le cose che abbiamo imparato, cioè, comunicarne il valore, non solo il contenuto.
Bisogna affidare a poco a poco, non tutto subito, per poi dire, “Vedi, devo sempre farlo io, perché gli altri non sono capaci” (Matteo 25:21,23).

Tra le cose che dobbiamo insegnare c’è anche questa mentalità: cioè, di voler passare ad altri ciò che imparano da noi. Forse c’è la paura che dopo aver insegnato tutto quello che sappiamo, non saremo più necessari?
Il v.15 ci esorta a studiare, e non si finisce mai di studiare la Parola di Dio
Fare discepoli significa un impegno continuo (Matteo 28:19,20)
Dobbiamo imparare a delegare, coordinare, dirigere (Matteo 10:1,2)

ILLUSTRAZIONI DEL SERVIZIO DALLA VITA (2 TIMOTEO 2:3-15)
Questo passo ci dà quattro illustrazioni prese dalla vita di ogni giorno.

1) Il soldato (v.3)
– Sopporta le sofferenze, perché fa parte del mestiere.
– Il suo impegno è di vitale importanza.
– Gli interessi personali passano in secondo piano.
– Ubbidisce al comandante supremo e non fa guerre private.
– Non è solo nelle sofferenze (1 Pietro 5:9).

2) L’atleta (v.5)
– Mette il massimo dell’impegno per vincere.
– Lotta secondo le regole (p.e., nella marcia dove c’è la tentazione di correre, oppure senza l’uso di farmaci o altre sostanze illecite).
– Deve essere in allenamento, mostrare lealtà alla squadra e all’allenatore, e comportarsi da professionista.

3) L’agricoltore (v.6)
– Esegue un lavoro paziente e duro (Giacomo 5:7).
– I risultati dipendono dal suo impegno (Proverbi 12:11).
– I risultati dipendono anche da fattori al di là del suo controllo (Marco 4:26-29).
– Lavora per un risultato che si avrà solo nel tempo. “Dio non paga il sabato” e neanche alla fine del mese!

4) L’operaio (v.15)
– L’operaio o artigiano deve sapere fare bene il suo mestiere.
– Si sa destreggiare in ogni situazione pratica.
– Il suo lavoro deve passare al vaglio del controllo qualità.

COME AFFRONTARE COLORO CHE CONTRADDICONO (2 TIMOTEO 2:14-26)
Evitare “dispute di parole” (v.14). I concetti, i principi sono più importanti delle singole parole.
Prepararsi bene (v.15). Quando non siamo sicuri o tacciamo oppure ci arrabbiamo e questo non serve.
Evitare di parlare per niente (v.16). Seguiamo i consigli contenuti in Efesini 5:3-8.

Ritirarsi dall’iniquità (v.19). Quelli che contraddicono non devono trovare nella nostra vita motivi per criticare la verità che proclamiamo.
Fuggire le passioni giovanili (v.22). I giovani vogliono affermarsi, emergere, avere sempre ragione.
Procacciare la pace (v.22) con quelli che sono sinceri nella ricerca del Signore.

Evitare quelli che generano contese (v.23).
Bisogna essere miti (v.24). Questo non vuol dire essere deboli (pensare a Clark Kent, l’alter ego di Superman!). Gli esempi biblici di mansuetudine sono Gesù e Mosè. La mansuetudine è frutto dello Spirito, non un tratto di carattere di alcuni fortunati (Galati 5:22,23). Dobbiamo sapere ascoltare (Giacomo 1:21; Proverbi 21:28).
Nel rispondere, insegnare (v.24). Non basta dire che qualcosa non va bene.

Bisogna essere pazienti (v.24). Questo si applica anche quando chi contraddice dice sciocchezze. Paziente qui significa anche “senza risentimento”.
Correggere con dolcezza (v.25). Correggere significa “rimettere in strada”. Bisogna conquistare piuttosto che combattere le persone.
Mirare al ravvedimento (v.25). È più importante riguadagnare la persona, riportarla nella via giusta, che vincere un dibattito.

SERVIRE IL SIGNORE NEGLI ULTIMI GIORNI (2 TIMOTEO 3:1-9; 4:3,4)
Questi tempi in cui viviamo sono importanti. Ci sono dei problemi particolari, ma avremo un aiuto particolare.
Una vita centrata sull’uomo, non su Dio (v.2). Dobbiamo fare attenzione alle pressioni della società che inducano a pensare che nostre cose, persone, case, macchine, ecc. siano importanti (Luca 18:9-14). Non c’è bisogno di questa mentalità nella chiesa, ma purtroppo è presente.
Religione senza potenza (v.5). Questo si manifesta sotto varie forme:

– Un formalismo che porta a non vedere l’opera di Dio (Isaia 29:13,14)
– Pensare che riti religiosi obblighino Dio ad operare (Isaia 58:2,3)
– Concentrarsi sui particolari a danno del vero significato (Matteo 23:23,24)
– Osservare “stagioni e giorni” (Galati 4:8-11)

Scherno verso Dio (Luca 16:13-15). Il pensiero dei nostri tempi è che l’uomo sa meglio, e che Dio sia impotente di mantenere le Sue promesse (2 Pietro 3:3,4). Si sfida Dio ad operare (Isaia 5:18,19).
Dottrine secondo quello che fa comodo ed è di moda (4:3,4). La gente ormai non vuole ascoltare (Geremia 6:10). Tuttavia, la Parola di Dio non è fabbricata artificiosamente (2 Pietro 1:16), e perciò neanche il nostro insegnamento lo deve essere.
Dio opererà con potenza (Atti 2:17-21; Gioele 2:23). Dobbiamo aspettarci un’opera potente del Signore con segni e prodigi.

LE SCRITTURE NEL SERVIZIO (2 TIMOTEO 3:14-17)
Le Scritture sono per tutti i tempi (1 Pietro 1:22-25). Non sono superate perché l’uomo non è cambiato nel suo carattere, i suoi problemi e i suoi desideri.
Le Scritture ci cibano (1 Pietro 2:1-3; Ebrei 5:12-14). Dobbiamo nutrirci regolarmente, come facciamo con il cibo fisico.
Le Scritture sono ispirate da Dio (v.16; 2 Pietro 1:19-21).

La Parola di Dio deve essere scritta nei nostri cuori (Salmo 119:11; Deuteronomio 11:18-23; Colossesi 3:16). Non basta una conoscenza teorica.
La Parola di Dio è una luce che ci permette di vedere dove stiamo andando e capire la nostra situazione attuale (Salmo 119:105,130; Proverbi 6:23).
La Parola di Dio è potente nei suoi effetti (Geremia 23:28,29; Ebrei 4:12).
La Parola di Dio deve essere studiata (Romani 15:4; Deuteronomio 17:18-20).

COMPIERE IL PROPRIO DOVERE NEL SERVIZIO (2 TIMOTEO 4:1-22)
Bisogna dichiarare tutta la Parola e il consiglio di Dio (Atti 20:27). Questo è l’unico modo per non cadere nella trappola della novità del momento.
Non dobbiamo fare solo quello che ci è esplicitamente demandato (v.5). Tuttavia, non dobbiamo invadere il campo altrui (2 Corinzi 10:13). Il servitore di Dio non è né fiscale né arrivista.

Dobbiamo servire in ogni occasione (v.2), non solo quando ci sentiamo in forma (Colossesi 4:5; Efesini 5:15,16). Dobbiamo approfittare delle opportunità.
Dobbiamo portare la nostra opera a compimento (Galati 6:9). Paolo aveva la maturità dei convertiti come mira nel suo ministerio (Colossesi 1:28,29). Consideriamo l’esempio di Gesù (Giovanni 17:4; 19:30) e l’esortazione a Zorobabele (Zaccaria 4:6-10).

CHI ERA TITO?
Tito era un collaboratore di Paolo di origine pagana (Galati 2.1-5). Faceva da tramite con la Chiesa di Corinto per conto di Paolo (2 Corinzi 7:6,7; 8:23). Era una persona di personalità più spiccata rispetto a Timoteo (2 Corinzi 7:13-15). Doveva avere molto tatto per svolgere questa missione. All’epoca in cui fu scritta questa lettera, Tito si trovava in Creta per incarico di Paolo (Tito 1:5). Si pensa che Paolo e Tito siano stati insieme a Creta dopo la liberazione di Paolo a Roma.

IL SALUTO (TITO 1:1-4)
Nel saluto vediamo che Paolo si qualifica, verso la fine del suo ministerio, come “schiavo” di Dio. In questo c’è un esempio di umiltà.
Descrive il suo compito in termini di “fede” e “conoscenza della verità” che sono da promuovere. Queste sono le prime due fasi della vita cristiana (2 Pietro 1:5-7) in vista della “pietà” o devozione a Dio. Non ci deve essere nessuna dicotomia tra la pratica religiosa e la dottrina. Purtroppo, molti dicono di credere, ma non vivono secondo la Parola di Dio. D’altro canto, molti praticano una vita religiosa, ma ragionano per conto loro in fatto di dottrina.
La fede e la conoscenza sono basate sulla “speranza della vita eterna” che ci parla del piano di Dio per l’uomo.
Dio promette e mantiene le promesse al tempo che ha deciso (Efesini 3:2-12; Galati 4:4,5). Non può mentire.

LE QUALIFICHE DEGLI ANZIANI (TITO 1:5-9)
Dopo l’evangelizzazione era necessaria una fase di consolidamento in cui la chiesa locale diventava da un lato autonoma e dall’altro interdipendente. Paolo chiama questo “mettere ordine nelle cose che rimangono da fare”: lett. “rimettere a posto, raddrizzare”. Questo comprende uomini giusti al posto giusto, e comportamenti coerenti.
Nb. Le qualifiche richieste per gli anziani non sono solo per loro – in quanto tutti dobbiamo collaborare per la crescita della chiesa, tutti dovrebbero rispecchiare queste qualità.
La prima cosa da ricercare in chi deve avere responsabilità nella chiesa locale è l’essere “irreprensibile” (v.6). Questo significa che non ci sia nessun’accusa contro, non come un mafioso sempre assolto per “insufficienza di prove” (Filippesi 2:14-16).La famiglia evidenzia la validità o meno del servitore del Signore; aiuta o squalifica. “Marito di una sola moglie” (v.6) significa non divorziato. “Figli fedeli” significa, in prima battuta, credenti, ma perché questo non si può pretendere, visto che si tratta di una decisione personale, è importante che comunque i figli non siano “accusati di dissolutezza” (lett. “non sapere tenere, risparmiare”) né “insubordinati” (non soggetti ad autorità né in casa né fuori). All’inizio del v.7 si ripete la parola “irreprensibile”. Le chiacchiere attorno alla famiglia possono minare il ministerio.
L’anziano deve essere “amministratore di Dio” (v.7), cioè un manager piuttosto che factotum. Bisogna sapere amalgamare il contributo dato dagli altri.

Caratteristiche negative che devono mancare (v.7):
– “Non arrogante” (lett. “che piace a se stesso”). Non deve essere qualcuno che non sa ascoltare gli altri, o che non prenda in considerazione gli altri.
– “Non iracondo”. Non deve andare facilmente in collera (Giacomo 1:19,20).
– “Non dedito al vino”. Dobbiamo essere mossi da ben altro Spirito (Efesini 5:18)!
– “Non violento” (lett. “manesco” – uno che scatena risse). Non deve usare metodi da Don Camillo!
– “Non avido di guadagno disonesto”. Il nostro premio è in cielo (1 Pietro 5:2-4).

Caratteristiche positive che devono esserci (v.8):
– “Ospitale” (lett. “che ama i forestieri”). Deve sapere accogliere le persone da fuori.
– “Amante del bene” (o dei buoni)
– “Assennato” (lett. “mente salva”). Deve avere la testa a posto!
– “Giusto” nel comportamento davanti agli altri
– “Santo” – nel giusto rapporto con Dio
– “Temperante” – sapere controllare la propria forza

Per poter ministrare agli altri, dobbiamo sapere ascoltare. Per poter insegnare, dobbiamo sapere imparare. L’insegnamento ha un aspetto positivo (“esortare”) e uno negativo (“convincere quelli che contraddicono”). Vedi 2 Timoteo 2:24-26.

PROBLEMI CON QUELLI CHE CONTRADDICONO (TITO 1:10-16)
All’inizio di un’opera, sembra che tutti siano d’accordo, ma alcuni hanno il loro “ordine del giorno nascosto” che emerge alla lunga. Può sorprendere che Paolo parli di “chiudere la bocca” (v.10) – lett. “Imbrigliare”, ma si riferisce a persone che:
1) Sono ribelli. Non riconoscono alcuna autorità (vedi v.6).
2) Sono ciarloni. Parlano tanto senza dire niente.
3) Sono seduttori delle menti. Ingannano se stessi e gli altri (Galati 6:3; 2 Timoteo 3:12,13).

L’opera di tali uomini, in parallelo all’opera svolta in chiesa, ha effetti devastanti su “intere famiglie” (v.11). La vera dottrina porta alla ricomposizione delle differenze, mentre i falsi dottori desiderano fare breccia nella mente di alcuni a scapito dell’unità. Insegnano “cose che non dovrebbero”, che non convengono, che non sono autorizzati a fare. Questo è fatto “per amore di un guadagno disonesto”, in contrasto con quanto detto nel v.7.
Nel v.12, Paolo cita un poeta cretese del sesto secolo a.C. – Epimenide – a proposito del carattere del popolo dell’isola. Nella lingua greca, esiste la parola “cretizzare” per significare “mentire” come “corintizzare” significa “vivere in modo dissoluto”. Con “male bestie” si parla di malvagità come creature selvagge, mentre “ventri pigri” significa “ghiottoni oziosi”. Non è un bel quadro, ma ci da un’idea dell’ambiente in cui Tito doveva svolgere il suo ministerio.

Tito deve riprenderli severamente (v.13) – lett. “In maniera che tagli”, ossia, tagliare corto. In quel contesto non servivano le mezze misure. Notare lo scopo della riprensione: “perché siano sani nella fede”. Si tratta di tagliare la cancrena per salvare l’arto.
I problemi (v.14) derivavano da “favole giudaiche” (1 Timoteo 1:4) e da “comandamenti di uomini che voltano le spalle alla verità” (Colossesi 2:20-23). Vedi anche il v.15 dove si parla di ciò che è e che non è puro. Ci sono due esagerazioni: permettere tutto o vietare tutto. Molte volte, chi pretende di vietare alcune cose lo fa perché ha trasgredito in qualche altro campo. La parola “contaminati” significa “macchiati” (cfr. 1 Timoteo 4:2).
La Bibbia insiste molto sulla coerenza tra credere ed operare (v.16). Se con i fatti si rinnega la realtà della fede, si diventa “abominevoli”. Le persone con un concetto sbagliato di santità provocano disgusto (Isaia 65:2-5). “Incapaci di qualsiasi opera buona” significa essere respinti dopo un controllo qualità (1 Corinzi 9:26,27).

UNA VITA CHE ONORA LA DOTTRINA (TITO 2:1-10)
Questo capitolo ci mostra che la dottrina non è una cosa puramente intellettuale, ma piuttosto che coinvolge la vita. La dottrina sana produce una vita sana, mentre è vero anche il contrario (Matteo 7:15-20). In Marco 1:21-28, vediamo due aspetti dell’insegnamento di Gesù:
Autorità (v.22) nel modo di insegnare

Potenza (v.27) – il risultato del contenuto
Nel nostro servizio per il Signore, la presentazione e l’esempio devono essere coerenti con il contenuto.

v.2:
– “vecchi” – le persone più mature (che devono essere di esempio)
– “sobri” – moderati in ogni cosa (non solo nel consumo di vino!)
– “dignitosi” – una condotta degna di rispetto, serietà nei propositi
– “assennati” – lett. “padroni di sé” (vedi Tito 1:8)
– “sani nella fede, nell’amore, nella pazienza” – la sana dottrina implica un sano atteggiamento in questi tre campi, rispecchiando le tre virtù di fede, amore e speranza che compaiono spesso nelle epistole di Paolo (1 Corinzi 13:13; Colossesi 1:4,5; 1 Tessalonicesi 1:3; 5:8; 2 Tessalonicesi 1:3)

v.3:
– “donne anziane” – più mature
– “comportamento” – contegno di chi è nominato ad un incarico
– “conforme a santità” – riverente. Devono comportarsi nella vita quotidiana come sacerdotesse in un tempio.
– “non maldicenti né dedite (lett. “schiave”) a molto vino” – questi erano due problemi particolarmente presenti a Creta. Dobbiamo porre maggiore attenzione a quegli aspetti della cultura in cui viviamo che si discostano di più dal Vangelo.
– “maestre nel bene” – soprattutto con l’esempio

v.4:
“incoraggiare” – lett. “rendere assennate”, cioè fare ragionare. Bisogna sapere aiutare senza interferire nella famiglia altrui.
v.5:
Il comportamento in casa non deve dare modo né al marito non credente né alla società di biasimare il Signore e la Sua Parola.
vv.6,7:
Anche i giovani devono imparare ad essere padroni di sé. Tito deve essere l’esempio sia nel suo operare che nel suo modo di insegnare.

v.8:
– “linguaggio sano” – la parola (lett. “salutare”) ha la stessa radice della nostra parola “igiene”.
– “resti confuso” – sia svergognato.
– “nulla di male da dire” – cioè, nulla che abbia un fondamento. Le critiche ci saranno comunque (1 Pietro 2:11,12; 3:15,16).

v.9:
– “servi” – lett. “schiavi”. Dobbiamo fare attenzione a come applicare questo al lavoro dipendente, prendendo i principi di base.
– “essere sottomessi” – non piegati per forza, ma ubbidienti per scelta (lett. “mettendosi in riga”).
– “compiacere” – essere bene accetti. È una parola che di solito si usa nei confronti di Dio.
– “contraddire” – non solo davanti a loro. Significa anche non ostacolare i piani remando contro.
v.10:
– “lealtà” – l’aspetto positivo dell’onestà. Buona fede.
– “onorare la dottrina” – la parola viene usata per parlare della sistemazione di gioielli in modo da mostrare in pieno la loro bellezza. Anche noi nel nostro piccolo possiamo contribuire al progresso del Vangelo facendo vedere tutti i lati positivi dell’opera di Dio.

UNA DOTTRINA DA TRADURRE IN VITA (TITO 2:11-15)
Tutto questo poggia su una base dottrinale. La grazia di Dio non serve solo per liberare dalla morte, ma anche per educare alla vita (Efesini 2:8-10).
v.11:
– “salvifica per tutti gli uomini” – senza differenza di classe (1 Giovanni 2:1,2).
– “manifestata” – la parola ha la stessa radice di “epifania”, la luce che splende nelle tenebre (Luca 1:79).

v.12:
– “insegna” – educa. La parola significa letteralmente “istruire bambini”.
Quest’insegnamento comprende due cose negative da evitare:
– “empietà” – escludere Dio dalla propria vita (Romani 1:18)
– “passioni mondane” – il desiderio di cose lontane da Dio.

Tre cose positive da praticare:
– “moderatamente” – il tema della lettera
– “giustamente” – in conformità con i requisiti di Dio
– “in modo santo” – l’opposto dell’empietà, dando a Dio il primo posto nella vita.

Tutto questo è stato descritto come “il comportamento ideale del cristiano nei confronti di se stesso, del suo prossimo e del Suo Dio”.

v.13:
– “aspettando” – con attesa attiva. Significa letteralmente “pensando verso”, cioè, proiettando i nostri pensieri in avanti, non rimpiangendo il passato.
– “beata speranza” – della gloria (Colossesi 1:27).
– “apparizione della gloria” – la seconda apparizione (Filippesi 3:20;21).

v.14:
Vediamo che la morte di Gesù aveva un duplice scopo:
– “riscattarci da ogni peccato” (Marco 10:45) – una salvezza personale e completa
– “purificarsi un popolo che gli appartenga” – unirci in un solo popolo è sempre stato il desiderio di Dio (1 Pietro 2:9,10). Questo popolo non deve essere indifferente, ma “zelante nelle opere buone”; deve, cioè, non solo astenersi dal male ma praticare positivamente il bene.
v.15:
L’autorità dell’insegnamento deriva dalla fedeltà alla Parola di Dio e dalla fedeltà alla chiamata di Dio

IL COMPORTAMENTO DEL CRISTIANO NELLA SOCIETÀ (TITO 3:1-15)
Il modo di comportarsi nella società del credente è essenziale per favorire l’evangelizzazione.
v.1:
– “siano sottomessi” – riconoscere le autorità
– “siano ubbidienti” – conformarsi alle norme delle autorità civili

Il fatto che il credente riconosca un’autorità superiore a tutte quelle umane non significa che trascuri quelle umane (Romani 13:1-3).
– “pronti a fare ogni opera buona” – collaborare attivamente nella società dove viviamo

v.2:
– “che non dicano male di nessuno” – la parola significa letteralmente “fare male con il dire”. Il messaggio dell’Evangelo va presentato in modo positivo.
– “che non siano litigiosi” – che non cerchino sempre di combattere, anche se solo a livello di parole (2 Timoteo 2:24-26).
– “che siano miti” – non fiscali, ma giusti, equi, che considerino con equanimità i fatti del caso, non prevenuti.
– “gentilezza” – mansuetudine, che non è debolezza ma la tranquillità di sapere su quale potenza possiamo contare.

v.3:
C’è un contrasto con la vita passata che deve incoraggiare per ciò che ancora resta da fare.
– “insensati” – privi di intelligenza spirituale
– “traviati” – lett. “portati fuori strada”, seguendo una falsa guida
– “passioni e piaceri” – concupiscenza e voluttà che falsamente si presentano come “libertà”
– “cattiveria ed invidia” – una vita antisociale che sfocia nell’odio reciproco. L’antidoto è in Matteo 22:39.

v.4: In questo contesto sociale così cupo, Dio si manifesta con “bontà” e “amore per tutti gli uomini” (Giovanni 3:16; Romani 5:8).

v.5: L’uomo cerca sempre di portare avanti le sue buone opere per farsi accettare da Dio. Dio vede questo e ha ancora più pietà dell’uomo.
– “misericordia” – la manifestazione esterna della compassione. Dio non è rimasto con la mano nella mano. Ci sono due aspetti della Sua opera:

1) “il bagno della rigenerazione” – la nuova nascita (Giovanni 3:5,6) per effetto della Parola di Dio (Efesini 5:26; Giovanni 15:3).
2) “il rinnovamento dello Spirito Santo” – un cambiamento operato dalla Spirito Santo (Romani 12:2).
Questi due aspetti della nuova nascita trovano i loro segni esteriori nel battesimo in acqua e nello Spirito Santo.

v.6:
Dio non da col contagocce – sparge abbondantemente e dona la pienezza dello Spirito Santo (Atti 2:33).
v.7:
Se siamo giustificati, siamo anche eredi (Romani 8:16,17).

v.8:
Tito deve affermare le cose con sicurezza e forza. Il popolo di Dio deve badare ad un comportamento degno della sua vocazione (Efesini 4:1-3) e non a speculazioni filosofiche.
– “abbiano cura” – pensino su, pongano mente a (lett. “metterci la testa”). Dobbiamo essere consapevoli, non ingenui.

v.9: “questioni stolte” – sono da evitare (2 Timoteo 2:23). Non si tratta di domande legittime a cui bisogna dare una risposta (1 Pietro 3:15). La parola significa letteralmente “andare in cerca”, di provocare un dibattito. Questo era il modo di fare dei sofisti, oratori professionali che potevano convincere sia di una cosa che del suo contrario, e se ne vantavano. In modo particolare, Paolo evidenzia “genealogie” e “la legge” – problemi che riguardavano i Giudei, e “questioni” e “contese”, che forse riguardavano di più i Greci – lotte di parole che evidenziavano una rivalità, un desiderio di emergere.

v.10: “settario” – lett. “che abbia un’opinione” e non dà retta a niente che sia contrario alla sua opinione. Noi dobbiamo tutti sottometterci all’autorità della Parola di Dio. L’uomo di Dio deve essere non solo capace di insegnare ma anche capace di imparare.
– “evitalo” – starsene lontani, non tenere in nessun conto.
– “ammonisci” – parlarne, incoraggiando o correggendo a seconda della necessità. La parola significa letteralmente “mettere in mente”, o mettere a confronto la persona e la questione con la Parola.

v.11:
L’ostinazione rivela un atteggiamento di fondo non giusto.

v.14:
L’ospitalità è un modo concreto per mettere in pratica l’esortazione a “dedicarsi a opere buone”. Ci sarà una ricompensa (Matteo 10:40-42).

LA LETTERA A FILEMONE
La lettera a Filemone non è, di solito, contata tra le Epistole Pastorali, perché non è stata scritta ad un responsabile di una comunità. Nei commentari, è considerata collegata con la lettera ai Colossesi. Tuttavia, è una lettera scritta ad una persona, non ad una chiesa, e tratta di questioni pastorali. Per questo motivo, ritengo sia legittimo concludere questi studi sulle Epistole Pastorali con dei commenti anche su questa lettera.

CHI SONO I PROTAGONISTI?
Paolo, che si trova in prigione. Si pensa che sia a Roma.
Timoteo, che era con lui (vedi anche Colossesi 1:1,2).

Filemone, descritto come “collaboratore” (v.1). È un uomo ricco con schiavi ed una casa dove si riunisce la chiesa (v.2) e con la possibilità di ospitare Paolo (v.22).
Apfia, forse la moglie di Filemone.
Archippo, “compagno d’armi” (v.2; Colossesi 4:17). Forse è il figlio di Filemone.
Onesimo, uno schiavo scappato dalla casa di Filemone e poi convertitosi a Roma tramite il ministerio di Paolo.

IN QUALE OCCASIONE È STATA SCRITTA LA LETTERA?
Paolo rimanda Onesimo a Colosse (Colossesi 4:8,9). Oltre alla lettera indirizzata alla chiesa, Paolo ne scriva una personalmente al padrone di Onesimo per pregarlo di riceverlo senza punizione. Le pene per gli schiavi fuggitivi erano molto severe. Onesimo, poi, sembra che abbia rubato dal padrone (vv. 18,19). Forse Epafra (Colossesi 4:12) aveva presentato Onesimo a Paolo. Paolo avrebbe voluto tenere Onesimo con sé, perché diventato “utile” (il significato del suo nome), ma non vuole presumere sulla disponibilità del suo amico. La lettera ci mostra come la chiesa affrontava il problema della schiavitù (vedi anche Colossesi 3:22-4:1).

v.1: “prigioniero di Cristo Gesù” – non dei Romani. Dio è sovrano anche in queste circostanze avverse.

v.4: Paolo ringrazia sempre nelle preghiere che fa. Trova sempre del positivo in ogni persona e in ogni circostanza.

v.5: L’amore e la fede vanno espresse non solo verso il Signore ma anche verso tutti i santi.

v.6: La comunione di fede deve diventare “efficace”, cioè, deve tradursi in azione, deve produrre dei risultati. Deve portare a vedere il bene, il lato positivo, di quello che abbiamo in Cristo.

v.7: Filemone ha fatto molto bene alla fratellanza – un motivo di gioia per l’apostolo in prigione.

vv.8,9: Paolo ora affronta direttamente il problema. Potrebbe ordinare, ma invece fa appello (“paracaleo” – dalla stessa radice di “paracleto”), cioè, intercede, facendo leva su quell’amore che Filemone già mostra. Non cita l’autorità apostolica, ma la sua condizione di vecchio e prigioniero, cioè, di debolezza.

v.10: Anche durante la prigionia, Paolo era attivo nella testimonianza.

v.11: L’effetto del Vangelo è di renderci utili, di farci diventare quello che effettivamente dovremmo essere.

v.13: È come se Filemone avesse dovuto “servire” Paolo in prigione.

v.14: Notiamo, tuttavia, come Paolo vuole che il servizio si faccia volentieri. Non presume.

v.16: Onesimo torna come schiavo, e Paolo non dice che dovrebbe essere liberato. Più importante, tuttavia, è che torna da fratello. Adesso Filemone ha la possibilità di sperimentare ciò che era scritto in Galati 3:28. Paolo si augura che il loro nuovo rapporto non sia meramente formale, ma che sia un caro (“agapéton” – lett. “amato”) fratello.

vv. 17-20: Adesso che Paolo ha comunicato la buona notizia della conversione di Onesimo, deve affrontare il problema causato dalla sua fuga in quanto sembra che abbia rubato. Paolo cambia tono e parla d’affari, usando una parola che significa “consocio”. Parla di addebitare, e firma una cambiale. Fa presente, tuttavia, che il “debito” di Filemone verso lui è più grande. Vorrebbe addirittura un “utile”, o interessi, da lui. Questo modo di affrontare il problema, forse in termini scherzosi, prepara bene il terreno per Onesimo.

v.21: Paolo sa di poter contare su Filemone. Non è una persona che fa a metà le cose.

v.22: Paolo contava di essere liberato. Il suo pensiero è rivolto al futuro, non alle sue memorie. Non andrà in pensione.

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