Come tutte le verità divine anche questa della guarigione non manca di oppositori e di obiezioni. Per tutti quelli che rifiutano di riconoscere il Creatore è inconcepibile ed inaccettabile la realtà di un intervento divino nella natura. Mentre per costoro il creato é retto solo da una serie di leggi fisiche, per la Bibbia invece tutta la natura è alle dipendenze assolute del Suo Creatore che la sostiene. Vediamo queste obiezioni.

a) L’impossibilità della guarigione
Una delle obiezioni più comune é quella dell’impossibilità dell’evento prodigioso. Una certa scienza sorta nel secolo scorso sostiene che tutti i fenomeni naturali sono collegati tra loro da una trama di leggi fisiche così rigide e inflessibili da escludere ogni intervento di cause esterne. Questa posizione chiamata “determinismo assoluto”, proviene in definitiva dall’ateismo che nega sia l’esistenza di Dio che il Suo intervento Pur riconoscendo che l’universo é regolato da leggi ben precise stabilite da Dio stesso, noi diciamo che il prodigio e quindi la guarigione divina, è possibile, perché il Creatore può agire al di sopra dell’ordine delle cose di cui è l’autore. Sostenere l’impossibilità dell’intervento divino fuori delle leggi naturali equivale a rendere Dio medesimo soggetto a queste leggi e di conseguenza schiavo del creato che Lui ha fatto. Il miracolo della guarigione si fonda sul fatto che quell’Iddio che ha creato il corpo umano e ne conosce ogni minuscola parte è potente pure ad intervenire in esso per ristabilirlo qualora vi fossero delle infermità:
Esodo 4:11: “Il Signore gli disse: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo? chi rende muto o sordo o veggente o cieco? non sono io, il Signore?”
Salmo 139:13-15: “Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene. Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra”.

b) Inconoscibilità del miracolo
Un’altra obiezione ricorrente è quella dell’inconoscibilità del prodigio. I sostenitori di questa tesi affermano: “Pure ammettendo che Dio, causa prima suprema, trascendente e onnipotente, possa intervenire nella natura aldilà delle sue leggi, si prospetta sempre la difficoltà o l’impossibilità di dichiarare prodigio qualche evento che non si riesce a spiegare perché non si conoscono tutte le leggi di natura” (R.Pache, Nuovo Dizionario Biblico, E.C.B.)
Non basta quindi constatare un fatto eccezionale per dire che sia un miracolo. Un fatto che supera le leggi naturali da noi conosciute e che potrebbe apparirci miracoloso, può invece essere perfettamente in regola con leggi naturali a noi ancora ignote. Siamo d’accordo che non conosciamo ancora tante leggi della natura, ma non é affatto necessario conoscere tutte queste leggi per poter ammettere il miracolo. Perché ci sono dei fatti che non si possono spiegare con nessuna causa finita in quanto trascendono il naturale. Se è vero che non si conoscono ancora positivamente tutte le leggi naturali, si può tuttavia sapere quello che la natura non può fare.
Il buon senso e l’esperienza c’insegnano che non basta la semplice voce di un uomo per sedare una tempesta improvvisa, per guarire un lebbroso o per far camminare un paralitico. D’altra parte non è necessario essere al corrente di tutta la scienza agraria per stabilire che da una pianta di frumento non spuntano le rose. La guarigione divina quando è tale comporta un cambiamento istantaneo di condizione: “prima malato poi sano”, che non lascia dubbio all’intervento di una causa non fisica, ma soprannaturale che ha prodotto il mutamento.

CONCEZIONI ERRATE E DEVIAZIONI

Intorno all’argomento della guarigione divina, sono sorte diverse concezioni errate e distorsioni dovute ad un’erronea comprensione o alla contraffazione di questa verità. La maggior parte di questi errori sono la conseguenza di posizioni dottrinali poco obiettive ed incoerenti che generano degli estremismi e delle esagerazioni. Molto spesso si fa l’errore di enfatizzare impropriamente un aspetto di una verità a danno degli altri e così si finisce per affermare delle cose che esulano dal contesto della rivelazione biblica.
Ogni verità deve essere trattata con equilibrio nella sua interezza, sempre alla luce dell’insegnamento globale della Parola. Bisogna usare un testo biblico considerando il contesto e non come pretesto per affermare le proprie idee, altrimenti si adultera quello che la Scrittura insegna. In molti casi gli errori riguardanti la guarigione. divina sono sorti ad opera di uomini “superspirituali” che presi dal laccio dell’orgoglio e pensando di aver ricevuto qualche rivelazione particolare hanno utilizzato e propugnato metodi non biblici.
È molto pericoloso accostarsi alle scritture per ricercarvi qualche nuova “rivelazione” che si crede sia rimasta occulta. Tutti quelli che hanno agito così prima o poi hanno imboccato la via del misticismo che li ha condotti ben lontani dalla realtà. Non è raro incontrare cristiani i quali affermano che a condurli è lo “spirito” e che la Parola serve solo a confermare quello che essi sentono. Tale convinzione può provocare più errori di quanti se ne possano immaginare, in quanto non tutto quello che sentiamo proviene dallo Spirito Santo ed inoltre nella Scrittura, volendo, potremmo trovare dei versi che confermano qualunque idea distorta. Riteniamo opportuno ricordare che con i vari movimenti di risveglio, tra cui quello pentecostale, il Signore ha ridato alla Chiesa la piena rivelazione delle verità bibliche e quindi non dobbiamo ricercare nuove rivelazioni, ma piuttosto vivere realizzando quanto il Signore ci ha dato grazia di conoscere.
In altri casi invece, gli errori sono dovuti all’abilità e all’astuzia di certi “uomini corrotti” che non si fanno scrupoli nel contorcere le scritture per presentare qualcosa di nuovo che desti interesse nelle masse.
La guarigione divina, come del resto tutti i miracoli, ha sempre suscitato l’attenzione e lo stupore della gente; per questa ragione non pochi predicatori “moderni” fanno leva su di essa, non tanto per presentare l’Evangelo, bensì per esibire se stessi. Assistiamo ad una specie di corsa al “miracolo”, tant’è che in alcuni ambienti religiosi vi è più una ricerca del miracolo che di Dio. Di frequente si tengono ” megariunioni” di guarigione, dove un numero sempre crescente di persone ammalate si reca nella speranza di ottenere il miracolo. Va pure moltiplicandosi sia il numero dei “guaritori” che dei loro libri su come fare per essere sanati; ma ciò che lascia più esterrefatti è l’istituzione di scuole di guarigione nelle quali è insegnato alle persone come guarire gli infermi. Tutto questo, oltre a dimostrare in maniera lampante fino a che punto si è arrivato con le esagerazioni, ci richiama alla fedeltà alla Parola di Dio, unico fondamento sicuro ed unica luce che può farci evitare qualunque deviazione.

CONCEZIONI ERRATE DELLA MALATTIA

a. Malattia e spiriti d’infermità

Una di queste concezioni è quella che ritiene la malattia essere esclusivamente una conseguenza dell’azione di spiriti d’infermità. Tale idea è stata largamente diffusa dall’evangelista guaritore William Branham il quale così definiva la malattia: “Ogni malattia ha la sua origine in un germe di microbo patogeno. Questo germe o microbo produce nel nostro corpo danno e distruzione; esso è mandato perciò da satana, padre di ogni male e distruzione. È proprio per questo che Gesù vedeva in tutte le malattie uno spirito d’infermità. Il germe patogeno fa sviluppare la malattia, come il germe della vita fa sviluppare il nostro corpo. Quando il germe della vita lascia il corpo, questo muore, si corrompe e torna in polvere; quando lo spirito d’infermità lascia il corpo, la malattia scompare e l’uomo guarisce” (T.L. Osborn, “Sette passi per ricevere la guarigione da Cristo”, pagina 13).
In seguito fu accettata da tanti altri tra cui anche il noto evangelista T. L. Osborn il quale in uno dei suoi libri sulla guarigione divina afferma quanto segue: “I medici potrebbero chiamare artrite o reumatismo il male che affligge le tue articolazioni, ma esso non è che l’effetto della presenza di uno spirito d’infermità. Il termine medico é unicamente l’indicazione della natura del male che ti ha colpito, non della vera causa, che è sempre uno spirito d’infermità che si è impossessato di te” (T.L. Osborn pag.15).
Prosegue dicendo : “La scienza medica potrebbe definire atrofia delle corde vocali il caso di un fanciullo che non parla, ma la Bibbia dice che esso ha “uno spirito muto”. Gli specialisti potrebbero chiamare cataratta o glaucoma il caso di una persona che ha perso la vista, ma Cristo disse che una di queste persone aveva uno spirito di cecità (T.L. Osborn, op, cit., pag.16).
I sostenitori di questa tesi si fondano su alcuni testi biblici dove è manifestata un’azione dell’avversario che determina la sofferenza per affermare che la malattia è sempre conseguenza dei demoni (Giobbe 2:7; Luca 11:14; 2Corinzi 12:7).
Questi versi non dicono nulla di più di quello che sappiamo e cioè che una delle attività dei demoni è quella di affliggere il corpo con la malattia. Non affermano affatto che tutti i malanni sono il risultato di un’azione demoniaca e d’altronde non c’è nessun verso in tutta la Bibbia che lo dichiari. È evidente quindi che tale posizione è un estremismo propugnato da uomini e non dalla Parola di Dio. Questa concezione è vecchia di secoli e più che essere biblica è frutto di quanto pensavano gli antichi, i quali credevano che tutti i mali fossero prodotti da cattivi spiriti. A minare alla base questa concezione sono le numerose guarigioni operate da Gesù, nelle quali non è stato esorcizzato alcun spirito d’infermità, mentre altre volte il Maestro ha dovuto sgridare il demone per liberare il malato.
Gli assertori di questa tesi sottovalutano la condizione del corpo umano che per la sua corruttibilità è soggetto alla sofferenza. Inoltre credere che tutti i mali sono causati dai demoni equivale ad asserire che la scienza medica ha, a sua insaputa, il potere di esorcizzare i demoni, visto che nella maggior parte dei casi riesce con successo a debellare la malattia. Per chi accetta la Parola di Dio non ci sono dubbi sull’esistenza delle potenze malefiche. Il Nuovo Testamento ci dà delle indicazioni sull’identità degli spiriti maligni e sulla loro opera di distruzione e di rovina.
Ai demoni sono attribuite caratteristiche personali e azioni che provano che essi sono dotati di personalità ed anche d’intelligenza (Matteo 8:29-31).
Sono numerosi e non hanno un proprio corpo (Matteo 12:43) si ricorderà certamente l’episodio dell’indemoniato di Gadara che era posseduto da una legione di demoni (circa 6000) i quali quando furono cacciati si impossessarono di un branco di porci (Marco 5:9).
I demoni sono viziosi e maligni, degenerati nel loro carattere (Matteo 8:38). Sono chiamati con nomi diversi in base alla loro opera:

· Spiriti seduttori (1Timoteo 4:1-2).

· Spiriti di menzogna (1Re 22:19-28).

· Spiriti immondi (Marco 1:23).

· Spiriti maligni (Luca 7:2).

· Spiriti d’infermità (Luca 13:11:15).

Considerando quella che é la realtà di questi spiriti, occorre essere obiettivi e non lavorare con la fantasia. C’è senza dubbio un pericolo per chi ignora l’attività satanica; ma c’è un pericolo parimenti disastroso e che consiste nel dare a questa possibilità troppa importanza e troppa attenzione.
Oggi si stampano tanti libri nei quali si parla spesso in una maniera esagerata dei demoni facendoli apparire dietro a tutto, incoraggiando così la tendenze morbosa di alcuni. Una concezione non equilibrata di questa realtà porta le persone a vedere sempre e ovunque opera dei demoni e ad attribuire ad loro dei disturbi che sono semplicemente fisici o psichici.
Tale modo di fare comporta un male incalcolabile, spingendo delle anime sincere alla disperazione per mezzo di falsi giudizi. Per quanto riguarda le persone soggette a uno spirito d’infermità non c’è da drammatizzare perché colui che guarisce è abilitato anche a sgridare lo spirito per liberare l’infermo. Per poter discernere l’azione demoniaca che potrebbe essere anche causa d’infermità, il Signore ha dato alla Chiesa il dono del discernimento degli spiriti, il quale è distribuito dallo Spirito Santo ogni volta che c’è ne bisogno in modo da far conoscere l’azione di qualche demone.

b. Peccato ed infermità

Un altro errore che comunemente si commette considerando il rapporto malattia-credente, è quello di pensare che l’infermità sia sempre conseguenza diretta di qualche peccato. Non sono pochi quelli che la pensano in questo modo. A sostegno di tale concezione, è citato impropriamente il testo di Esodo 15:26: “Se tu ascolti attentamente la voce del Signore che è il tuo Dio, e fai ciò che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce”.
Secondo i sostenitori di tale tesi, questo verso è fondamentale per la comprensione del perché della malattia, in quanto dichiara senza equivoci che un cristiano fedele che ama il Signore ed osserva la Sua Parola non può cadere ammalato perché se così fosse verrebbe meno la stessa promessa di Dio. Infatti, uno di essi in un libro a dichiarato: “Il padre della tubercolosi è un pensiero. Con ciò intendo dire che questa malattia è un risultato dell’atteggiamento della nostra anima. È una realtà che se viviamo in piena armonia col Signore, l’inferno non potrà colpirci con nessuna malattia” (John G. Lake, il deserto fiorirà, E.D.N.B. pag.42).
Nel confutare un tale errore, iniziamo col dire che riconosciamo la validità della promessa e crediamo anche che in alcuni casi la malattia è la conseguenza del peccato, ma alla luce dell’insegnamento della Parola non si può generalizzare. È vero e non si può negare che le infermità possono essere determinate dal peccato come i seguenti esempi:

· 2Cronache 16:12: “Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, tuttavia, nella sua malattia non ricorse al Signore, ma ai medici”.

· 2Re 15:5: “Il Signore colpì il re, che fu lebbroso fino al giorno della sua morte e visse in una casa appartata”.

· 2Re 5:27: “La lebbra di Naaman s’attaccherà perciò a te e alla tua discendenza per sempre”. Gheazi uscì dalla presenza di Eliseo, tutto lebbroso, bianco come la neve”.

Tuttavia, se nella Sacra Scrittura troviamo questi episodi che provano quanto si vuole affermare, se ne trovano altri che dimostrano il contrario. Di quante pie persone leggiamo nella Bibbia che sono state ammalate nonostante la loro fedeltà

· Eliseo, del quale Dio si era servito per fare potenti miracoli tra cui anche risuscitare i morti, che si ammalò di una malattia che lo avrebbe condotto alla morte: “Eliseo si ammalò di una malattia che doveva condurlo alla morte; e Ioas, re d’Israele, scese a trovarlo, pianse su di lui, e disse: “Padre mio, padre mio! Carro e cavalleria d’Israele!” (2Re 13:14).

· Il re Ezechia, pur avendo camminato nel cospetto del Signore con fedeltà e con integrità, si ammalò gravemente: “In quel tempo Ezechia si ammalò di una malattia che doveva condurlo alla morte. Il profeta Isaia, figlio di Amots, andò da lui, e gli disse: “Così parla il Signore: Dà i tuoi ordini alla tua casa; perché tu morirai; non guarirai” (2Re 20:1).

· Lazzaro: “Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato” (Giovanni 11:3).

Questa diversità di episodi, che potrebbero sembrare un contrasto, prova che la malattia può avere anche altre cause oltre quella del peccato; negare questo vorrebbe dire mettere in dubbio quanto la Scrittura dichiara sulla condotta irreprensibile di questi uomini. Inoltre si ricordi che Gesù stesso rifiutò d’accettare tale errore: “I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” Gesù rispose: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui” (Giovanni 9:2,3).
La Bibbia presenta diverse sfaccettature dello stesso problema ed il peccato è una di queste, ma ve ne sono altre quali potrebbero essere la corruttibilità del nostro organismo o gli abusi dell’uomo, ecc. Questa concezione errata ha generato non pochi problemi, uno di questi, quello del giudizio di alcuni cristiani che hanno condannato i loro confratelli ammalati affermando che erano in peccato, e perciò afflitti dalla malattia.
Tale condotta è apertamente rigettata dalla Parola di Dio, la quale riprende chiunque si erge a giudice contro il suo fratello, ed esorta ad incoraggiare e a sostenere con la preghiera quelli che sono infermi: “Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio” (Romani 14:10). Leggiamo uno dei testi chiave per una giusta comprensione della realtà della malattia: “Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8:22,23).
Questo testo esprime con chiarezza la realtà della nostra vita terrena, le sue debolezze e limitazioni; in esso le sofferenze non sono indicate come conseguenza di qualche peccato ma come la nostra eredità in Adamo.
Concludendo possiamo affermare, sostenuti dalla Scrittura, che la malattia e la sofferenza saranno una realtà anche per i credenti fedeli, fino al giorno in cui il nostro corpo corruttibile rivestirà l’incorruttibilità. Solo allora saremo immuni dalla malattia e da qualunque altro dolore e potremo finalmente esclamare come l’Apostolo Paolo: “O morte dov’è il tuo dardo?”

c. Dio guarisce sempre

Un’altra esagerazione intorno alla concezione della malattia è quella di alcuni che sconsideratamente affermano: “Dio guarisce sempre e se non sei guarito è perché non hai fede”. Questa posizione che apparentemente sembra essere degna di fede, non è del tutto biblica in quanto non tiene presente i diversi casi in cui l’ammalato pur avendo fede non è stato sanato.
Si possono immaginare i sensi di colpa, le amarezze alimentati in alcuni sinceri credenti dal pensiero di non essere guariti per mancanza di fede. Troppo semplicistico e puerile addebitare la mancata guarigione all’assenza di fede. Quelli che la pensano così, rifiutano di accettare il fatto che Dio pur essendo capace di guarire, a volte si astiene dal farlo per essere glorificato attraverso l’infermità.
Secondo costoro la malattia non può avere nessun esito positivo quale potrebbe essere per esempio: un riavvicinamento al Signore oppure una occasione di testimonianza perché essa è una maledizione e va considerata tale.
Indubbiamente crediamo che il volere del Signore è quello di guarire, e che a volte la guarigione non avviene per mancanza di fede, ma considerando l’insegnamento globale della Parola di Dio sul soggetto, è altrettanto vero che in alcuni casi il Signore non opera la guarigione perché non è secondo il suo piano.
La Bibbia ci rivela che esistono almeno tre ragioni per cui Dio permetta la sofferenza fisica e la malattia (vedi articolo precedente). È interessante osservare come i sostenitori di questo falso concetto cercano di raggirare gli ostacoli che incontra tale tesi nella Scrittura. Uno dei casi che crea più problemi è quello dell’infermità dell’apostolo Paolo, il quale dichiara di aver ricevuto “una scheggia nella carne” perché non si inorgoglisse per le eccellenti rivelazioni avute. Qui è evidente che si tratti di una malattia che ha lo scopo di prevenire la superbia nell’Apostolo. Per adulterare questa verità l’unico modo era quello di tentare di provare che la scheggia nella carne di cui parla Paolo non era un’infermità. Infatti, è proprio quello che fanno i sostenitori di questa idea, affermando quanto segue: “La scheggia nella carne alla quale Paolo fa allusione non è una malattia come comunemente si crede, bensì le prove e le persecuzioni che egli subì da parte degli uomini perché predicava il Vangelo. Nell’Artico Testamento Dio disse ai figli di Israele che gli abitanti dì Canaan sarebbero diventati spine nel fianco qualora essi non li avrebbero cacciati. Le spine alle quali Dio si riferisce erano uomini, i Cananiti. Allo stesso modo, Paolo soffrì per mano degli Ebrei ” (R. Tucker R. Hufton, La Parola che Trasforma”, EUN, pag. 246).
Da quanto riportato si può vedere chiaramente la forzatura che si vuole dare al testo biblico. Intorno alla scheggia nella carne si è detto e scritto tanto, ma molte opinioni sono da scartare perché non conformi alle indicazioni del verso e del suo contesto. Per esempio quella di Lutero che vedeva nella scheggia delle tentazioni spirituali create da cattivi pensieri suggeriti dal maligno. Osiander, invece, vi scorge i rimorsi per le persecuzioni fatte subire ai cristiani.
Se una sola di queste opinioni fosse accreditata, come si spiegherebbe la preghiera dell’apostolo e la particolare risposta ricevuta? Alla luce di un’attenta ed obiettiva esegesi del testo si deve convenire che si tratta di un’infermità fisica e visibile, probabilmente di una forma di oftalmia e diversi indizi lo fanno pensare: “Paolo, fissato lo sguardo sul sinedrio, disse: “Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza”. Il sommo sacerdote Anania comandò a quelli che erano vicini a lui, di percuoterlo sulla bocca. Allora Paolo gli disse: “Dio percoterà te, parete imbiancata; tu siedi per giudicarmi secondo la legge e violando la legge comandi che io sia percosso?” Coloro che erano là presenti dissero: “Tu insulti il sommo sacerdote di Dio?” Paolo disse: “Fratelli, non sapevo che fosse sommo sacerdote; perché sta scritto: “Non dirai male del capo del tuo popolo” (Atti 23:1-5). Alla luce di questo testo ci sembra strano che l’apostolo non abbia prontamente riconosciuto il Sommo Sacerdote. Anche se era distante da lui, era facile individuarlo per il suo vestimento, cosa nota a Paolo che prima della sua conversione era membro del sinedrio e uomo molto religioso. Ecco una prova della sua “scheggia”.
In Galati 4:15 sembra essere ancora più esplicito: “Dove sono dunque le vostre manifestazioni di gioia? Poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati”.
Sempre nella stessa lettera l’Apostolo conferma di essere stato afflitto da un’infermità: “Voi non mi faceste torto alcuno; anzi sapete bene che fu a motivo di una malattia che vi evangelizzai la prima volta; e quella mia infermità, che era per voi una prova, voi non la disprezzaste né vi fece ribrezzo; al contrario mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso” (Galati 4:13,14).
Questo è uno degli esempi di come le Scritture possono essere contorte per dar credito a deduzioni umane e ad abusi. Sarebbe certamente interessante vedere quali altri sotterfugi sono “tirati fuori” per spiegare altri casi nei quali il Signore ha detto di no a dei suoi servitori ammalati. Si consideri Eliseo, Timoteo ed altri ancora. Per chi volesse ancora insistere in un tale errore noi gli consigliamo di leggere e meditare con attenzione la seconda parte del capitolo undici dell’epistola agli Ebrei dove vengono citati alcuni dei “campioni “della fede che non ottennero affatto quello che chiedevano (Ebrei 11:36-39). La testimonianza di questi uomini provano ampiamente che non sempre Dio risponde concedendo quello che all’uomo sembra giusto, proprio perché Egli guarda al di là di quello che il più arguto uomo possa mirare. Quindi anche se Egli non risponde guarendo dalla malattia non ci si deve dare alla disperazione ed affliggersi, ma accettare il volere di Dio, sapendo che esso è il meglio per noi. In questo modo la malattia non sarà più un mistero, bensì “un ministerio”.

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