ALL’INCROCIO DELLE DUE STRADE
di Pino Tarantino

Il volo 007 delle Linee Aeree Coreane partì da Anchorage, in Alaska, il 31 ottobre 1983, per un volo diretto a Seul, in Corea. Tuttavia, il pilota e l’equipaggio non sapevano che il computer preposto alla rotta riproduceva nelle direttive un errore di un grado e mezzo. Al momento della partenza l’errore era sconosciuto; dopo 100 miglia di volo era tanto insignificante che non si notava, ma quando il gigantesco 747 raggiunse l’Oceano Pacifico, a causa di quell’errore, finì fuori rotta e intercettato da un radar sovietico che lo ritenne un aereo spia, fu abbattuto e tutti i passeggeri perirono.

Un piccolo errore al punto di partenza si trasformò in un tragico sconfinamento e terminò con un disastro.

Il Salmo primo presenta due possibili piani di navigazione, con risultati molto diversi tra loro ed offre un modo per conoscere la nostra rotta.

Il Salmo uno è un salmo sapienzale post – esilico che è stato premesso al libro dei Salmi come un proemio. Questo Salmo è senza soprascritta e per questo viene definito, insieme al Salmo 2, “Salmo orfano”. Esso esalta e loda il giusto che si separa dai peccatori e mette tutta la sua attenzione sulla fondamentale pratica di meditare la legge del Signore, sola ed unica fonte di bene, gioia e felicità. Ora, mentre l’empio peccatore è condannato alla rovina ed all’eterna perdizione, il giusto che obbedisce ed ha piena fiducia nella bontà di Dio, cresce, porta del frutto ed ottiene la vita. Il Salmo mette enfasi sulla scelta che si pone dinanzi all’uomo: seguire la via giusta che porta alla vita, oppure la via del peccato e della perdizione. Questo concetto lo ritroviamo più volte nell’Antico Testamento (Geremia 21:9; Deuteronomio 30:15-20; Giosuè 24:15).

Il Salmo può indubbiamente dividersi in parti diverse. Vediamole insieme:

BEATO L’UOMO

La più grande raccolta poetica e profetica che sia mai stata scritta si apre con una promessa di felicità (V.1).

L’invito alla decisione è presentato nella forma di una beatitudine: “Beato l’uomo” (letteralmente “felicità dell’uomo”). Questa espressione fa parte del linguaggio comune che troviamo sovente quasi come formula di cortesia (1Re 10:8), ma la ritroviamo anche in altri brani, sebbene in forme diversificate (Salmo 112:1; 32:1; 84:5,12). Come Geremia esso mette la beatitudine dell’uomo giusto, che ha fiducia in Dio fortemente in contrasto con la maledizione che grava sul peccatore (Geremia 17:5-7).

Anche nel N.T. troviamo questa bellissima espressione nel Sermone sul Monte pronunciato dal Signor Gesù (Matteo 5:3).

Lo scrittore del Salmo sarà stato, molto probabilmente, uno dei cosiddetti maestri di sapienza (Geremia 8:9; 18:18; Ecclesiaste 12:11) che si prefiggevano di insegnare ai più giovani e secondo la propria esperienza, la strada da seguire per avere la gioia e la vita.

Tuttavia non si deve fraintendere l’insegnamento del salmista come se i giusti saranno sempre nella felicità o nella prosperità, visto che tutta la Bibbia sottolinea che anche i giusti soffrono e, talvolta, addirittura più dell’empio (Salmo 73:3-12). La gioia e la felicità del giusto, in effetti, derivano semplicemente dalla fiducia in Dio: “La saggezza non chiama forse? L’intelligenza non fa udire la sua voce? Essa sta in piedi in cima ai luoghi più elevati, sulla strada, agli incroci; grida presso le porte della città, all’ingresso, negli androni: “Chiamo voi, o uomini nobili, la mia voce si rivolge ai figli del popolo” (Proverbi 8:1-4).

CHE NON CAMMINA SECONDO IL CONSIGLIO DEGLI EMPI

Ogni qualvolta i miei sentimenti o le mie emozioni oppure il consiglio di amici mi spingono a compiere qualcosa che non è coerente con la Parola di Dio, sono indotto a seguire il “consiglio degli empi”. L’attitudine assunta riguarda la scelta di vivere fuori dalla volontà di Dio, espressa nella Bibbia e contro il suggerimento interiore dello Spirito Santo.

Camminare secondo il consiglio degli empi, significa adeguare la propria condotta a quella degli empi e, in questo modo, passare, come dire man mano, dalla loro parte: “Non entrare nel sentiero degli empi e non t’inoltrare per la via dei malvagi; schivala, non passare per essa; allontanatene, e va’ oltre. Essi infatti non possono dormire, se non hanno fatto del male; il sonno è loro tolto, se non hanno fatto cadere qualcuno. Essi mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza; ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno” (Proverbi 4:14-18).

L’uomo giusto non si lascerà guidare dai principi dei malvagi, anzi se ne allontanerà subito: “Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sviare, non dar loro retta. Potranno dirti: “Vieni con noi; mettiamoci in agguato per uccidere; tendiamo insidie senza motivo all’innocente; inghiottiamoli vivi, come il soggiorno dei morti, e tutti interi come quelli che scendono nella tomba; noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, riempiremo le nostre case di bottino; tu estrarrai a sorte la tua parte con noi, non ci sarà tra noi tutti che una borsa sola”. Tu però, figlio mio, non t’incamminare con loro; trattieni il tuo piede lontano dal loro sentiero” (Proverbi 1:10-15).

NON SI FERMA SULLA VIA DEI PECCATORI

Fermarsi significa assumere una posizione statica e fissa. Non ho forse sbagliato nel camminare con gli empi, accettando il loro punto di vista ma è giustificato che ora mi fermi e compia delle scelte errate legittimando così il comportamento peccaminoso loro e mio?

Se il verbo “camminare” ci dà l’idea di un adeguamento ai malvagi, il verbo “fermarsi” ci mette dinanzi ad una posizione oramai acquisita e durevole nel tempo. Il termine indica il fatto che si condividono i principi e la condotta dei peccatori, cioè di coloro che hanno “sbagliato il bersaglio”.

NON SI SIEDE IN COMPAGNIA DEGLI SCHERNITORI

Sedersi è una posizione finale. Rifiuto di restare in piedi, ma mi sistemo per rimanere in quell’attitudine. Schernisco e derido coloro che cercano la volontà e la via di Dio.

Infine, la mia lontananza da Dio è così estrema al punto che divento critico nei riguardi di Dio, del prossimo e sleale verso tutti. “Io non mi sono seduto assieme a quelli che ridono, e non mi sono rallegrato; ma per causa della tua mano mi sono seduto solitario, perché tu mi riempivi di sdegno” (Geremia 15:17).

Qui l’espressione indica una assuefazione alla via dei beffardi e degli schernitori nemici di Dio, della Sua Parola e dei Suoi principi di morale, etica e fede. In altri termini si tratta di una vera connivenza abituale che porta a mescolarsi e mimetizzarsi con i bestemmiatori. Si nota, dunque, in che modo il pericolo del peccato si presenta all’uomo di Dio: camminare, fermarsi e, infine, sedersi. È indubbiamente felice chi sa prendere le dovute distanze sin dal principio quando rifiuta di camminare o semplicemente simpatizzare con i malvagi scegliendo di obbedire alla legge di Dio. Altre traduzioni rendono meglio i pensieri sopra espressi:

* “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; nè si siede in compagnia degli schernitori” (Nuova Riveduta).

* “Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti” (La Bibbia di Gerusalemme).

* Felice l’uomo giusto: non segue i consigli dei malvagi, non va insieme ai peccatori, non sta con chi bestemmia Dio” (La Bibbia in lingua corrente).

* Beato l’uomo che non camminò nel consiglio degli empi e nella via dei peccatori non ristette e nel consesso dei beffardi non s’assise” (Nuovissima Versione della Bibbia)

* Felice l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, né si sofferma sulla via dei peccatori, né si siede nella riunione dei beffeggiatori” (Traduzione di A.Weiser).

IL CUI DILETTO È NELLA LEGGE DEL SIGNORE E SU QUELLA LEGGE MEDITA GIORNO E NOTTE

Leggiamo altre traduzioni:

* “Ma il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte” (Nuova Riveduta).

* “Ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte” (La Bibbia di Gerusalemme).

* “Ma sua gioia è la parola del Signore, la studia notte e giorno” (La Bibbia in lingua corrente).

* “Ma nella legge di Jahwèh è il suo diletto e in essa medita giorno e notte” (Nuovissima versione della Bibbia).

* “Ma pone il suo diletto nella legge del Signore, e nella Sua legge medita giorno e notte” (Trad. di A. Weiser)

MEDITARE VUOL DIRE “RUMINARE” LE VERITÀ CHE ABBIAMO ASCOLTATO. QUEL CRISTIANO CHE NON PRATICA LA MEDITAZIONE È COME GLI ANIMALI DELL’ANTICO TESTAMENTO CHE NON RUMINAVANO, I QUALI ERANO CONSIDERATI IMPURI. MEDITARE È COME ANNAFFIARE UN SEME: FA SBOCCIARE I FIORI E CRESCERE I FRUTTI DELLA GRAZIA NELLA NOSTRA VITA” (Thomas Watson).

I BENEFICI DELLA MEDITAZIONE

È impossibile enumerare tutti i benefici che possiamo ricevere da una regolare e sistematica meditazione della Bibbia, ma possiamo trovare alcune indicazioni nei seguenti riferimenti. Chi medita:

PROSPERA NELLE VIE DEL SIGNORE: “Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai” (Giosuè 1:8).

È BENEDETTO DA DIO: “Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e ve le metterete sulla fronte in mezzo agli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai in viaggio, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte delle tue città, affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri siano numerosi come i giorni dei cieli al di sopra della terra. Infatti, se osservate diligentemente tutti questi comandamenti che vi do, e li mettete in pratica, amando il Signore, il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e tenendovi stretti a lui, il Signore scaccerà davanti a voi tutte quelle nazioni e voi vi impadronirete di nazioni più grandi e più potenti di voi. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà sarà vostro; i vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale. Nessuno vi potrà resistere; il Signore, il vostro Dio, come vi ha detto, diffonderà la paura e il terrore di voi per tutto il paese dove camminerete. Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione: la benedizione se ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio” (Deuteronomio 11:18-21).

DIVENTA UN ALBERO FRUTTIFERO: “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori; ma il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà” (Salmo 1:1-3).

Leggiamo altre traduzioni:

– “Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà” (Nuova Riveduta).

– “Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e la sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere” (La Bibbia di Gerusalemme).
o “Come albero piantato lungo il fiume egli darà frutto a suo tempo, le sue foglie non appassiranno: riuscirà in tutti i suoi progetti” (La Bibbia in lingua corrente).

– “Perciò sarà come un albero che su rivi di acqua è piantato, che dà i suoi frutti ad ogni stagione, le cui foglie giammai appassiscono: in ogni cosa che fa ha sempre successo” (Nuovissima Versione della Bibbia).

– “È come un albero piantato presso corsi d’acqua, che da frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono, e tutto quello che fa, riesce” (Trad. A.Weiser)

È RICOMPENSATO DA DIO: “Le parole del Signore sono verità..son più desiderabili dell’oro, anzi, più di molto oro finissimo; son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi. Anche il tuo servo è da essi ammaestrato; v’è gran ricompensa a osservarli” (Salmo 19:11).

CONTEMPLA LE MERAVIGLIE DI DIO: “Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del Signore. Beati quelli che osservano i suoi insegnamenti, che lo cercano con tutto il cuore e non commettono il male, ma camminano nelle sue vie. Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati con cura. Sia ferma la mia condotta nell’osservanza dei tuoi statuti! Non dovrò vergognarmi quando considererò tutti i tuoi comandamenti. Ti celebrerò con cuore retto, imparando i tuoi giusti decreti. Osserverò i tuoi statuti, non abbandonarmi mai. Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando a essa mediante la tua parola. Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciare che mi allontani dai tuoi comandamenti. Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te. Tu sei benedetto, o Signore; insegnami i tuoi statuti. Ho enumerato con le mie labbra tutti i giudizi della tua bocca. Gioisco seguendo le tue testimonianze, come se possedessi tutte le ricchezze. Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri. Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola. Fa’ del bene al tuo servo perché io viva e osservi la tua parola. Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge” (Salmo 119:1-18).

Ecco una bella definizione di meditazione: “È IL RACCOGLIERSI DELL’ANIMA IN SE STESSA, AFFINCHÉ, CONCENTRANDO SOLENNEMENTE E PROFONDAMENTE I PROPRI PENSIERI SU DIO, NEL CUORE SORGANO DEI SANTI SENTIMENTI” (Thomas Watson).

È importante, a questo punto, porre l’accento sulla figura del giusto:

a. “Come un albero”. Una pianta forte, maestosa, piena di vigore, che dura nel tempo e negli anni, da mettere in netto contrasto con la effimera fugacità dell’erba che viene calpestata e si secca prestamente (Isaia 40:7, 31; Salmo 103:15).

b. “Piantato”. Ciò implica il fatto che le radici dell’albero sono ben affondate nel suolo. Egli è piantato nella comunità del popolo di Dio, quindi è fortemente ancorato. Il credente non può sopravvivere nel “mondo”, ma deve essere “trapiantato” (il termine originale da più questa idea) nella Chiesa del Signore. Qui c’è il terreno adatto per poter crescere e sviluppare.

c. “Vicino a ruscelli”. Questo terreno è impregnato d’acqua perché è attraversato da un ruscello o da un fiume. L’albero, dunque, è alimentato dall’acqua e dal terreno ricco di vitamine, non può dar frutto da sé!

La legge del Signore è come acqua che vivifica, nutre e stimola la crescita e lo sviluppo del giusto: “La legge penetra nell’interiorità dell’uomo e diventa linfa vitale che porta il suo frutto” (Deuteronomio 30:11-14; Geremia 31:31-34). Il credente, trapiantato nel terreno nuovo della Chiesa, attinge l’acqua della Parola che lo Spirito Santo dona gratuitamente.

d. “Dà il suo frutto nella sua stagione”. Il giusto, attingendo la linfa vitale dalla Parola di Dio, non solo è vivo, ma dimostra questa sua vita portando del frutto nella sua stagione. Ciò indica una condizione di perfetto funzionamento, di vita vissuta con Dio nella normalità.

Non dà frutti prematuri, presto inariditi per mancanza d’acqua e neppure frutti a ripetizione, ma porta frutti al tempo giusto, cioè al tempo voluto da Dio. Insomma, l’espressione indica una vita conforme alla volontà di Dio che si estrinseca esteriormente con un frutto buono al tempo giusto: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Giovanni 15:5,16).

e. “Il cui fogliame non appassisce”. L’espressione del salmista indica la vigorosità, la vitalità e la costanza che distinguono il giusto. Porta del frutto nella sua stagione ma manifesta la vita in tutte le stagioni. È un albero sempre verde che testimonia in ogni tempo la grazia ottenuta e vissuta nella quotidianità.

f. “Tutto quello che fa, prospererà”. Quest’ultima frase non si riferisce all’albero, ma al giusto. Quando il credente è piantato nel terreno giusto ed attinge l’acqua che in esso vi si trova, allora sicuramente prospererà: “Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai” (Giosuè 1:8).

L’idea di prosperità, naturalmente, non è intesa come quella del mondo pagano, cioè di amore, salute e ricchezza, infatti, la Bibbia parla lungamente della prosperità dei malvagi (Salmo 73:3-12) e delle sofferenze dei giusti (Salmo 37:7; 56:8), ma è la fiduciosa certezza di essere con Dio ed al centro della sua benedetta volontà. Il vero contenuto e valore della vita va riscoperto non nel successo in sé, ma nella gioiosa ed incrollabile certezza in Dio” (Romani 8:28-39).

LA ROVINA DEL PECCATORE

La vita dell’empio è ora posta in netto contrasto con quella del giusto. Sicuramente il salmista vuole descrivere l’inutilità, il vuoto e la miseria spirituale in cui versa l’empio. Completamente opposta alla stabilità e alla fruttuosità del giusto, è presentata la rovinosa sorte dell’empio: egli è come la pula del grano. Leggiamo altre traduzioni:

* “Non così gli empi; anzi sono come pula che il vento disperde” (Nuova Riveduta).

* “Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde” (La Bibbia di Gerusalemme).

* “Non è questa la sorte dei malvagi: foglie morte portate via dal vento!” (La Bibbia in lingua corrente).

* “Non così gli empi: essi al contrario saranno come pula che il vento sospinge” (Nuovissima versione della Bibbia).

* “Non sono così gli empi, non così, ma come pula che il vento disperde” (Trad. A.Weiser)

L’immagine della pula non è nuova nell’Antico Testamento:

– Isaia 17:13: “Le nazioni rumoreggiano come rumoreggiano le grandi acque. Ma Egli le minaccia, ed esse fuggono lontano, cacciate, come la pula dei monti dal vento, come un turbine di polvere dall’uragano”.

– Giobbe 21:18: “Quando mai sono essi come paglia al vento, come pula portata via dall’uragano?”

– Salmo 35:5: “Siano come pula al vento, e l’angelo del Signore li scacci”.

Dopo aver falciato il grano, i covoni venivano portati e sparsi su uno spazio libero ed elevato, ben esposto ai venti e fuori dai centri abitati. Il grano era trebbiato con una slitta trebbiatrice che, trascinata sui covoni, schiacciava le spighe, liberando il grano.

I contadini, a questo punto, separavano il grano dalla pula, cioè la parte più leggera della paglia, i gusci del grano ormai completamente inutili, lanciando in alto questo ammasso con un’apposita pala e, mentre il grano più pesante, ricadeva sul suolo, la pula era portata via dal vento. Per il salmista la vita dell’empio, cioè dell’uomo che ha scelto di vivere senza Dio, è come la pula, senza alcun valore e significato: “Egli ha in mano il suo ventilabro per ripulire interamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile” (Luca 3:17).

C.H. Spurgeon al riguardo ha scritto: “Notate bene: non sono simili ad un albero selvatico, non piantato, ma nato da se, no: l’albero ha vita, e costoro sono morti nel peccato; non sono neppure paragonati all’albero sradicato, perché egli è sempre buono a qualcosa: se lo porta seco la piena del fiume, la gente lo pesca, lo asciuga, ne fa fuoco e si scalda. Non sono neppure simili al cespuglio del deserto, perché almeno quello è di qualche utilità, servendo a rallegrare un poco quella vasta desolazione: essi non rassomigliano a nulla che abbia vita, che sia buono a qualcosa”.

Una seconda cosa importante da notare è il giudizio dei peccatori. Essi non reggeranno davanti al giudizio di Dio, come rendono bene l’idea le seguenti traduzioni:

* “Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio” (Nuova Riveduta).

* “Perciò non reggeranno gli empi nel giudizio” (La Bibbia di Gerusalemme).

* “Saranno condannati in giudizio” (La Bibbia in lingua corrente).

* “Per questo non entreranno gli empi nel giudizio” (Nuovissima Versione della Bibbia).

* “Perciò non si alzeranno gli empi nel giudizio” (Trad.A. Weiser).

L’espressione “non reggeranno” è tradotta, a ben vedere, anche con altri termini: “non entreranno, non si alzeranno”. Quest’espressione è una chiara indicazione escatologica.
Infatti la si può benissimo vedere in riferimento al giudizio finale, quando i peccatori, i reprobi, verranno condannati dal Giusto ed Eterno Giudice (Osea 13:3; Sofonia 2:2; Isaia 29:5; Salmo 35:5; Matteo 3:12). Gli empi sono letteralmente impotenti dinanzi al giudizio di Dio e pertanto non potranno “stare in piedi” dinanzi al Dio che hanno rifiutato e bestemmiato.

Se natura e valore della vita del pio e dell’empio sono visibili già nel presente a chi guarda più a fondo, quanto più se si guarda al futuro, dove Dio stesso in giudizio pronuncerà la sentenza”:

* Malachia 3:1-3: “Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me e subito il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene”, dice il Signore degli eserciti. Chi potrà resistere nel giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli infatti è come il fuoco del fonditore, come la potassa dei lavatori di panni. Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica l’argento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa dell’oro e dell’argento”.

* Isaia 33:14,15: “I peccatori sono presi da spavento in Sion, un tremito si è impadronito degli empi. “Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?” Colui che cammina per le vie della giustizia, e parla rettamente; colui che disprezza i guadagni estorti, che scuote le mani per non accettar regali, che si tura gli orecchi per non udir parlare di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male”.

L’alienazione degli empi

* “Nè i peccatori nell’assemblea dei giusti” (Nuova Riveduta).

* “Ed esclusi dal popolo dei giusti” (La Bibbia in lingua corrente).

Quest’ultima affermazione ci chiarisce che il giudizio degli empi non è soltanto in funzione escatologica, ma riguarda anche il presente e la storia. La giustizia divina, infatti, raggiunge con i suoi castighi gli empi anche nella vita presente. Il peccatore non può rimanere a lungo nascosto nell’assemblea dei giusti (la Chiesa visibile) ma prima o dopo verrà smascherato e cacciato via (Salmo 24:3). Non solo, dunque, gli empi, non faranno parte dell’assemblea dei giusti nell’eternità, ma non potranno reggere o stare in piedi neanche nel presente, cioè oggi, nel tempio di Dio dove si raduna il suo popolo. In questo senso il giudizio di Dio sarebbe l’esclusione del peccatore dalla società e dal destino dei giusti, cioè del popolo di Dio. “Il giudizio di Dio si compie nella storia” e la giustizia divina raggiungerà i malvagi ed i cattivi già in questa vita.

LE DUE VIE

Siamo così giunti alla conclusione del Salmo. Come ha fatto sin dall’inizio, il salmista mette in risalto, dopo aver fortemente dichiarato i contrasti tra il giusto e l’empio, l’albero e la pula, la via del giusto e la via dell’empio, dove per via s’intende un modo di vivere e di essere.

Gesù stesso riprenderà poi questo tipo di figura quando mette in opposizione la via spaziosa che porta alla perdizione e la via angusta che conduce alla vita: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13,14).

Lo stesso apostolo Paolo metterà enfasi sul contrasto tra carne e spirito (Romani 8:5-9,13,14). È indubbio il fatto che non si possono servire due padroni (Matteo 6:24) e pertanto urge da parte dell’uomo scegliere e decidere la strada da seguire: “Così dice il Signore: “Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!” (Geremia 6:16).

A. La via dei giusti

* “Poiché il Signore conosce la via dei giusti” (Nuova Riveduta).

* “Il Signore veglia sul cammino dei giusti” (La Bibbia di Gerusalemme).

* “Il Signore protegge il cammino dei giusti” (La Bibbia in lingua corrente).

* “Poiché conosce Jahwèh la via dei giusti” (Nuovissima Versione della Bibbia)

* Poiché il Signore protegge il cammino dei giusti” (Trad.A.Weiser)

La via dei giusti è sotto il segno della benedizione divina. Il verbo “conosce” non ha il senso della mera conoscenza intellettuale e neppure semplicemente quello della preveggenza ma il senso pieno dell’amore, dell’apprezzamento e della cura di Dio verso i suoi figli: “Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me” (Giovanni 10:14).

Nella via tracciata da Dio per i suoi figli si ritrovano le benedizioni ed i doni divini, nonché la grazia e l’aiuto necessari per vivere nella prosperità e nel “successo”: “Tu m’insegni la via della vita; vi son gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi son delizie in eterno” (Salmo 16:11).

Naturalmente intraprendere questa via è una scelta che richiede rinunce e sforzi di vera umiltà (Luca 13:24).

L’espressione “conosce la via dei giusti”, dunque, indica il fatto che Dio “osserva ed approva tutto il loro modo di fare (2Timoteo 2:19), garantendo loro una sorte diametralmente opposta a quella degli empi” (Giovanni 3:16; Romani 6:23). La fede del giusto è riposta esclusivamente in Dio che conosce appieno la sua vita e la sua condotta e si prende cura con interesse, con amore e spassionatamente di lui e del suo destino presente ed eterno (Salmo 94:9; Geremia 29:11; Salmo 121:3,4; Isaia 40:27).

Gesù si è autoproclamato la via per eccellenza (Giovanni 14:6). Questa è la via per la quale dobbiamo camminare: “Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una voce che dirà: “Questa è la via; camminate per essa!” (Isaia 30:21).

La via dell’empio
Leggiamo, anche per questo verso, le altre traduzioni:

– “Ma la via degli empi conduce alla rovina” (Nuova Riveduta).

– “Ma la via degli empi andrà in rovina” (La Bibbia di Gerusalemme).

– “Ma via dei malvagi finisce nel nulla” (La Bibbia in lingua corrente).

– “Mentre la via degli empi andrà in rovina” (Nuovissima versione della Bibbia)

– “Ma la via degli empi si perde” (Trad. A.Weiser)

Della via degli empi viene detto molto poco, ma è chiaramente dichiarata la meta alla quale conduce, la rovina e la perdizione:

– Proverbi 12:26: “Il giusto indica la strada al suo compagno, ma la via degli empi li fa smarrire”.

– Proverbi 14:12: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma essa conduce alla morte”.

– Proverbi 16:25: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte”.

Anche qui è necessario sottolineare che la rovina è intesa sia in senso escatologico, in quanto il giudizio di Dio sarà inequivocabile per gli empi, ma anche nel senso presente: l’empio vive nella nullità (Romani 3:16). In qualunque modo l’uomo viva la sua esistenza, se è senza Dio, è perduto, inutile ed inconsistente. Questa strada è una rovina di per se perché esclude Dio, il Signore e pensa di poter costruire ed edificare l’esistenza con le proprie forze e capacità. Sembra insomma di vedere il materialista e l’ateo che, noncurante del Creatore dell’universo, si da energicamente da fare e non si rende conto della rovina in cui vive il suo presente e della rovina in cui vivrà il suo futuro storico ed eterno.
Dio è il solo fondamento della nostra sussistenza; chi si allontana da lui, si allontana dalla vita (Salmo 49:10; 80:16; 119:176). Questa via, cioè quella degli empi, non collima affatto con la via di Dio (Isaia 55:8) perché sono vie “oblique” (Isaia 30:12) e “tortuose” (Proverbi 2:15).

Il Salmo mette dunque dinanzi all’uomo la necessità di trovarsi nella posizione voluta da Dio, cioè a debita distanza dal peccato e dai peccatori: “Ora così parla il Signore degli eserciti: Riflettete bene sulla vostra condotta!” (Aggeo 1:5).

Perciò, mentre descrive la terribile condizione e fine dei peccatori e degli empi, il Salmista esorta a prendere la decisione di intraprendere la via del Signore, che conduce alla vita:

* Isaia 55:7 “Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al Signore che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.

* Proverbi 16:17 “La strada maestra dell’uomo retto è evitare il male; chi bada alla sua via preserva sé stesso”.

* Salmo 139:23,24 “Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna”.

CONCLUSIONE

Quale strada stai percorrendo? Quella che porta alla vita o quella che porta alla morte? Fermati un attimo e considera il tuo cammino!

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