DINANZI A FENOMENI PSEUDO SPIRITUALI PRIVI DI QUALSIASI SOSTEGNO BIBLICO, CHE ULTIMAMENTE SI SONO MANIFESTATI IN VARI “ARCIPELAGHI PENTECOSTALI”, IL CONSIGLIO GENERALE DELLE CHIESE A.D.I. HA FATTO PROPRIE LE VALIDISSIME CONSIDERAZIONI SULL’ARGOMENTO DEL DR. GEORGE O. WOOD, SEGRETARIO GENERALE DELLE ASSEMBLIES OF GOD USA.
L’ESAME MOLTO EQUILIBRATO DELL’ARGOMENTO OFFRE CONSIGLIO A PASTORI “CHE SONO SINCERAMENTE INTERESSATI AL RISVEGLIO E BRAMANO SPERIMENTARE CIÒ CHE LO SPIRITO SANTO STA FACENDO, MA DESIDERANO EVITARE I TRABOCCHETTI CHE DANNEGGIANO IL CORPO DI CRISTO E I CREDENTI INDIVIDUALMENTE”.
LA DIFFERENZA FRA QUANTO È UNICO E QUANTO È NORMATIVO RISULTA ESSERE DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER RIMANERE SALDI NELLA VERITÀ E FONDATI SULLA PAROLA.
IL TESTO, CHE È LA RICOSTRUZIONE DI UNO STUDIO PRESENTATO DAL DR. WOOD ALLA CONFERENZA DEI RAPPRESENTANTI DELLE ASSEMBLEE DI DIO DEL SUD EUROPA, TENUTASI IL 6-9 APRILE 1995 IN SVIZZERA, SARÀ CERTAMENTE DI CONSIGLIO E DI GUIDA A QUANTI DESIDERANO UN RISVEGLIO “CHE È SEMPRE CONTRASSEGNATO DA UN PROFONDO SENSO DI RAVVEDIMENTO, DA UNA PASSIONE PER LA SANTITÀ E DA UN TRAVAGLIO IN PREGHIERA…”.

Dott. Francesco Toppi

IL RISVEGLIO DELLA “SANTA RISATA”

Recentemente, prorompere in diffuse risate è divenuto evento comune in molte riunioni carismatiche. Il fenomeno è stato reso popolare mediante il cosiddetto “Risveglio di Toronto” e il ministerio itinerante di un evangelista che si definisce “cameriere dello Spirito Santo”, che invita le persone “a farsi una bevuta al bar di Gioele”.
Questa manifestazione definita “il risveglio della risata” è da Dio? Dobbiamo esaminare la Parola del Signore per avere la risposta.
Il Nuovo Testamento ha molto da dire sull’allegrezza. Gesù è venuto affinché la Sua gioia dimori in noi (Giovanni 15:11).
La promessa di una vita esuberante presuppone che la disperazione e la depressione non abbiano il predominio nella vita del credente. È difficile descrivere la gioia infinita del mattino della resurrezione o l’incontro con Cristo risorto. I 120 circa, il giorno della Pentecoste, apparvero agli altri come ebbri perché erano ripieni di Spirito Santo. La chiesa era traboccante d’allegrezza anche in tempo di grande persecuzione e la gioia rimane una qualità del frutto dello Spirito Santo. Questa epoca si concluderà con un grande alleluia: “Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria” (Apocalisse 19:6,7).
Questa gioia descritta nella Bibbia, però, è la stessa dell’attuale manifestazione di risa durante le riunioni di culto nella chiesa?

LA RESPONSABILITÀ DI ESAMINARE

Per alcuni, il semplice atto di esaminare la validità di una cosiddetta esperienza spirituale è criticato come mancanza di fede e l’evidenza di una misera spiritualità. Tuttavia, è nostro dovere sottoporre ogni cosa alla prova della Scrittura.
L’esempio dei Bereani è encomiabile perché “ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così” (Atti 17:11). In altre parole, i Bereani non “si svitarono le teste” e la misero da parte durante i culti e la predicazione e poi le riavvitarono quando lasciarono la riunione. Non è mancanza di spiritualità porsi delle domande per verificare se la Bibbia convalidi o meno una qualsiasi esperienza o dottrina proclamata. Siamo ammoniti dalle Scritture: “Esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (I Tessalonicesi 5:21) e “…parlino in due o tre e gli altri giudichino” (I Corinzi 14:29).
V’è anche l’esortazione rivolta ai ministri: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi… si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge, e anche tra voi stessi, sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:28-30).
Tuttavia, per esercitare vigilanza dottrinale occorre equilibrio perché i difensori dell’ortodossia nel Corpo di Cristo non divengano giudici senza amore. Il Signore loda la chiesa di Efeso per la sua dura fatica nell’operare una netta distinzione tra i falsi ed i veri apostoli, ma la corregge per aver abbandonato il “primo amore”. È così facile perdere l’amore mentre lottiamo a difesa di ciò che è giusto sul campo di battaglia dottrinale. Gli apologisti cristiani, se non fanno attenzione, possono apparire pieni di frutti acerbi e legalisti, farisaici e sgradevoli.
È giusto esaminare ogni argomento alla luce delle Scritture, includendo anche l’attuale fenomeno della “santa risata”, ma è errato condurre tale esame senza uno spirito amabile e gioioso.
Come pentecostali, cioè persone sottomesse all’autorità della Scrittura, faremmo bene a seguire l’esempio di Guglielmo J. Seymour, l’anziano della Missione di Azusa Street. Durante il grande risveglio di Azusa (Los Angeles, 1906, n.d.t.), Seymour ed altri venivano criticati per la loro insistenza nel “verificare ogni cosa con la Parola”. Essi, però, continuarono impavidi.
Infatti, Seymour rispose alla critica nel numero di settembre 1907 de “La Fede Apostolica” (il mensile della Missione, n.d.t.): “Noi ci misuriamo per ogni cosa con la Parola, ogni esperienza deve essere provata con la Bibbia. Alcuni affermano che questo è eccessivo, ma se viviamo molto vicini alla Parola, risolveremo tutto col Signore quando l’incontreremo nell’aria”.

UNICO O NORMATIVO?

Dobbiamo porre due interrogativi sulla “santa risata”:
1. Si sono manifestati nella Scrittura tali fenomeni?
2. Se esistono dei casi, sono essi “normativi”, cioè, vengono presentati come modello dell’esperienza cristiana?
Perché dobbiamo porci queste domande? Supponiamo che qualcuno appaia sulla scena contemporanea con un dono di guarigioni, ma che qualcosa veramente insolito si manifesti: la gente viene guarita mettendosi all’ombra del ministro dell’Evangelo quando passa per la strada. Supponiamo, inoltre, che la notizia si diffonda ed altri ministri comincino a pretendere di aver ricevuto “il ministerio dell’ombra”. Supponiamo ancora che altri affermino: “Tutti i ministri possono possedere il ministerio dell’ombra e tutti quelli che desiderano essere guariti debbono collocarsi alla loro ombra”. Infine, immaginate che libri su libri comincino ad insegnare all’intero Corpo di Cristo l’importanza ed il bisogno del “ministerio dell’ombra”, insieme a suggerimenti pratici per vedere manifestati i “ministeri dell’ombra” in ogni chiesa locale.
Come valuteremmo un tale insegnamento e affermazioni siffatte? Ponendoci due domande:
1. Tale manifestazione esiste nella Bibbia?
2. È intesa come normativa per tutti?
La risposta alla prima domanda è: “Sì”. Infatti, in Atti 5:15 è scritto: “Tanto che portavano perfino i malati nelle piazze, e li mettevano su lettucci e giacigli, affinché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra ne coprisse qualcuno”.
Tuttavia, la risposta alla seconda domanda è: “No!”. Nessuno degli altri apostoli risulta avere ricevuto “il ministerio dell’ombra”, ma soltanto Pietro. Potreste immaginare che cosa sarebbe avvenuto nella Chiesa del primo secolo se gli altri apostoli avessero abbandonato il proprio ministerio meno spettacolare, quello di pregare semplicemente per i malati, e avessero cominciato a digiunare e a pregare per ottenere “il ministerio dell’ombra”? Cosa sarebbe accaduto se Pietro avesse tenuto dei corsi su come comportarsi nell’esercizio del “ministerio dell’ombra”? La Chiesa sarebbe stata interamente coinvolta in un metodo particolare ed avrebbe abbandonato il modello normativo dato dal Signore agli apostoli: “Imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno” (Marco 16:18). La procedura regolare per una persona malata non è quella di cercare “l’ombra”, ma: “Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore” (Giacomo 5:14).
Quello che il “ministerio dell’ombra” di Pietro illustra è che lo Spirito Santo può agire sovranamente per mezzo di un individuo, nell’arco di un periodo limitato di tempo ed in maniera unica, ma che tale opera da parte del Signore non è designata come normativa nell’esperienza della chiesa. Siamo in grado di distinguere una dottrina, un’esperienza dotata di carattere normativo quando, ciò è esplicitamente approvata, raccomandata, ripetuta in modo consistente o comandata nella Scrittura.
Molti altri eventi, sia normativi che unici, abbondano nella vita della Chiesa dell’era apostolica. Per esempio, qual è il modello normale della disciplina nella chiesa? Non è forse Matteo 18:15-20? Come allora spiegare la morte di Anania e Saffira risultato dell’applicazione di una disciplina immediata a causa della loro menzogna? Certamente non corrisponde al modello normativo di Matteo 18! Che ne faremo? Deve essere considerata un’eccezione o una regola, è un caso unico o normativo? Per rispondere a quest’interrogativo esaminiamo la Scrittura! V’è qualche altro esempio di disciplina ecclesiastica con un’esecuzione così istantanea dello Spirito Santo? Abbiamo qualche volta richiesto allo Spirito Santo di colpire con una morte repentina i bugiardi? Dovremmo prevedere nelle nostre riunioni di culto la presenza di un medico legale per constatare la morte oppure quella di un becchino? No! Seguiamo il modello di Matteo 18 e di I Corinzi 5 nel trattare il peccato nella vita di un membro di chiesa!
Un altro esempio della differenza tra unico e normativo è il fenomeno verificatosi il giorno della Pentecoste: “Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento che soffia… Apparvero loro delle lingue come di fuoco e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:2-4). Sono tre fenomeni unici (per un tempo determinato) o normativi (un modello per altri credenti)? È evidente che il vento e le lingue di fuoco sono eventi unici. Nella Scrittura non sono descritti altri casi in cui si siano verificati episodi simili. Non possiamo, quindi, fame una dottrina né esortare i credenti: “Prima di essere battezzati nello Spirito Santo si deve poter sentire il vento e cadere il fuoco”. Il parlare in altre lingue, però, si manifesta ancora quando qualcuno è ripieno dello Spirito Santo. Come pentecostali, accettiamo il parlare in altre lingue come normativo e rappresenta l’evidenza fisica, iniziale del battesimo nello Spirito Santo perché lo troviamo come un fenomeno ripetuto in altre occasioni e deduciamo dal testo che il parlare in altre lingue (come lo Spirito dà d’esprimersi) si manifesta sempre quando i credenti sono battezzati nello Spirito Santo.
Perciò chiediamoci: il risveglio della “santa risata” è un modello normativo nell’adorazione cristiana ed un comportamento esplicitamente insegnato dalla Scrittura?
Dobbiamo porre la stessa domanda sulla risata come l’abbiamo formulata riguardo al “ministerio dell’ombra”, alla disciplina ecclesiastica e al vento, al fuoco e alle lingue:
1. L’attuale fenomeno della “santa risata” appare nella Bibbia? e se appare
2. è considerato un’esperienza normativa per i credenti? In risposta alla prima domanda notiamo che la Bibbia è satura di esortazioni a rallegrarsi (Salmo 5:11; 32:11; 107:1922; 126:1-3; Sofonia 3:14-17; I Tessalonicesi 5:16). Appaiono poi esempi particolari. Sara rise incredula a causa della sua tarda età dinanzi alla prospettiva di divenire madre ed in seguito rise di gioia quando nacque Isacco (Genesi 18:12-15; 21:6). Giovanni il Battista balzò nel grembo di sua madre quando ella salutò Maria e Maria a sua volta rispose ad Elisabetta: “L’anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore…” (Luca 1:41, 46). L’angelo del Signore annunciò la nascita di Gesù dichiarando: “Non temete, perché vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà” (Luca 2:10).
Anni dopo, il mattino della risurrezione, le donne “se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunziarlo ai suoi discepoli” (Matteo 28:8). Avendo veduto Cristo risorto, i discepoli “per la gioia non credevano ancora e si stupivano”, ma quaranta giorni dopo, in seguito all’ascensione del Signore al cielo, “tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Luca 24:41, 52). Durante il Suo ministerio, Gesù disse ai discepoli quando “tornarono pieni di gioia” con la notizia che avevano anche compiuto degli esorcismi: “…non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Luca 10:20). Gesù ha promesso di donarci una gioia completa (Giovanni 15:11).
La gioia caratterizzava la Chiesa dell’era apostolica, anche quando si affrontavano tempi difficili (Atti 8:8; 13:52; 20:24).
Notiamo, tuttavia, che l’enfasi è sulla gioia, piuttosto che sulla risata. La gioia appare come una qualità indispensabile e come parte integrante dell’esperienza cristiana, non fondata su sensazioni soggettive provate sul momento, ma basata sulla realtà obiettiva che Dio ci ha donato la salvezza, la redenzione e la liberazione in Cristo Gesù, nostro Signore!
Tra tutte le narrazioni che hanno a che vedere con la gioia nella Bibbia, non esiste un’affermazione diretta o una deduzione che delle persone ridessero in modo incontrollato; ridessero tra una folla di credenti che adorano Dio con un gruppo di altri colpiti da un impulso che li induce a ridere in maniera irrefrenabile, oppure che cadono a terra incapaci di controllarsi.
Riconoscendo la mancanza di precedenti Scritturati per quel che riguarda il moderno fenomeno carismatico della cosiddetta “santa risata” (alcuni affermano che non sia né “santa”, né “risata”), i difensori di questa esperienza additano il libro degli Atti ed invitano le persone a “farsi una bevuta al bar di Gioele”.
Perciò, consideriamo Atti 2 per vedere se la risata è la condizione di spirito dei discepoli il giorno della Pentecoste. Manifestarono una risatina, una risata irrefrenabile o altre forme di gioia incontrollabile? Per ubbidire all’ordine del Signore i discepoli erano rimasti a Gerusalemme. Dieci giorni dopo l’ascensione, mentre i circa 120 stavano pregando ed adorando il Signore nella “sala di sopra”, si manifestò un suono come di vento impetuoso che soffia, delle lingue di fuoco si posarono su loro e tutti furono ripieni dello Spirito Santo e parlavano in altre lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Uscirono dalla “sala di sopra” in una zona dove una grande moltitudine era radunata, probabilmente nel cortile dei Gentili, una delle aree del tempio. Alcuni della folla pensarono che fossero ebbri. Tuttavia, i difensori del risveglio della risata affermano che la folla pensò che i 120 fossero ubriachi perché stavano ridendo. Questo non è quanto è possibile dedurre dal testo di Atti 2.
Perché alcuni tra la moltitudine pensarono che fossero ebbri? Non perché stavano ridendo! Il testo dichiara la ragione: “Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nelle propria lingua. E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: “Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natia? …li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue” (Atti 2:5-8,11). Il “suono” che attrasse le moltitudine si identifica esplicitamente con le altre lingue che venivano parlate.
Vi furono tre reazioni a questo soprannaturale parlare in altre lingue di lode e di adorazione a Dio: stupore, perplessità, e coloro che deridevano i 120 dicendo che erano ubriachi. Notiamo che soltanto “altri” pensarono che erano ubriachi. L’uso del termine “altri” suggerisce l’idea che soltanto una piccola parte della folla la pensava così ed abbiamo quindi l’impressione che la maggioranza non ritenesse che fossero ubriachi, piuttosto era stupita e perplessa. Furono queste persone che chiesero: “Fratelli, che dobbiamo fare?”. Altri, però, non si posero la domanda ed immediatamente manifestarono il proprio comportamento deridendo ed attribuendo il parlare in altre lingue all’ubriachezza.
Il testo di Atti 2 non suggerisce assolutamente l’idea della risata: è il parlare in altre lingue che produce le varie reazioni: “Tutti stupivano e si meravigliavano dicendo: Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natia?” (Atti 2:7, 8). Assolutamente, i circa 120 non sono descritti come un gruppo di persone colpite da una forma di risa irrefrenabili, ma lodavano Dio per mezzo di lingue che non avevano mai imparato!
Inoltre, anche se i circa 120 avessero riso, piuttosto che, come afferma il testo, “parlare delle grandi cose di Dio nelle… lingue” degli astanti, come mai Pietro risponde alla domanda: “Che cosa significa questo?” (la domanda si riferisce alle lingue e non alle risate) predicando un potente sermone che spinse gli increduli al ravvedimento? Una risposta eccezionale ne seguì e circa tremila persone confessarono Gesù come Signore e furono battezzate.
Anche se e, per caso, si dovesse asserire che il comportamento dei discepoli in Atti 2 consisteva nella “risata” (fatto non accettabile come vero perché essi lodavano Dio in una lingua che non avevano imparato e non emettevano incoerenti sghignazzi o risate gracchianti), allora, per essere coerenti col testo, dovremmo attenderci che il risveglio della risata, se è mandato dallo Spirito Santo, dovrebbe avere come risultato pentecostale un grande impulso evangelistico.
Se la Chiesa aveva riso in Atti 2, immediatamente si mise all’opera predicando. Un contrasto notevole con alcune manifestazioni del fenomeno contemporaneo dove la risata elimina tutte le opportunità di predicare o continuamente l’interrompe! Il giorno della Pentecoste si concluse con 3000 salvati e battezzati, non con 120 persone gettate a terra in preda a risate irrefrenabili!
Vi possono essere casi quando qualcuno “ride” nello Spirito? Certamente! Il Signore conosce la profonda depressione esistente nell’anima di alcuni. Egli può scegliere di manifestare sovranamente la gioia della Sua presenza e miracolosamente sollevare i depressi dalla tristezza in cui versano e dal loro dolore. La manifestazione della risata nel corpo di Cristo mentre si adora il Signore, però, non è qualcosa descritto come normativa nella Bibbia.
Infatti, poiché la “santa risata” non è menzionata nel Nuovo Testamento come un aspetto del culto pubblico, occuperebbe perfino un livello inferiore a quello indicato per il dono delle lingue. E il dono delle lingue è regolato attentamente dall’imperativo dell’amore, in modo che “degli estranei e dei non credenti” presenti al culto “non diranno che siete dei pazzi” oppure che la chiesa stessa non sia edificata (I Corinzi 14:24,26). Quanto più, quindi, un fenomeno non scritturale ha bisogno di regole, di ordine e di amore perché non divenga ragione di divisione, di dissenso e di denigrazione.
Quando le chiese si dividono sul caso del “risveglio della risata”, certamente non è cosa da ridere!
Ovviamente, esistono esempi che possiamo prendere dai risvegli del passato e dalla storia del cristianesimo quando manifestazioni eccezionali, come le risa, hanno caratterizzato la gioia di persone sulle quali è sceso lo Spirito Santo. Tali fatti, però, includono anche il piangere e non soltanto il ridere. I difensori della risata sbagliano quando citano manifestazioni simili nei risvegli del passato come fondamento per giustificare l’attuale ondata di risate. Quello che spesso non notano è che nei risvegli del passato tali risate si manifestarono in pochi casi piuttosto che in forma generalizzata e rappresentavano un’eccezione invece che una regola di comportamento.
Noi desideriamo trattare il fenomeno della “santa risata” allo stesso modo dell’ombra di Pietro. Ci rallegriamo dei modi sovrani ed unici che Dio usa per dimostrare la Sua benedizione, ma evitiamo la tentazione di fare della risata una regola ecclesiastica da imitare nelle nostre chiese o una norma che induca la chiesa a “formare pastori ed evangelisti col ministerio della risata”. La nostra enfasi maggiore non sarà mai posta: sulla risata o su altra esperienza o doni spirituali, ma su Cristo stesso. È impensabile che l’Apostolo Paolo, ad esempio, avesse voluto denigrare o diminuire la propria vocazione o il proprio ufficio, o l’opera dello Spirito Santo, definendo se stesso come un “cameriere dello Spirito Santo”.

LE NOVITÀ

Come popolo che ha sperimentato l’opera dello Spirito Santo viviamo un cristianesimo fondato sull’esperienza. Quando partecipiamo ai culti della chiesa ci attendiamo di “avvertire la presenza di Dio”. È giusto che sia così! La Bibbia esplicitamente insegna che la presenza di Cristo agisce non soltanto sulla nostra mente, ma anche sulle nostre emozioni. Tuttavia, la nostra disposizione all’esperienza (spirituale) può anche renderci preda delle novità. Ecco perché è tanto importante come pentecostali essere fondati sulla Bibbia. Lo Spirito di Dio scorre nell’alveo della Scrittura. Lo Spirito del Signore non si avventura dove la Scrittura non si inoltra. E triste notare che, accanto alla continua ricerca di esperienze spirituali, spesso si manifesta da parte dei nostri ministri una povertà nella predicazione fondata solidamente sulla Bibbia, oppure una mancanza di studio biblico personale da parte dei credenti. Quando queste realtà sono assenti, allora la novità si infiltra come un espediente per attrarre individui e moltitudini.
Anni or sono, un amico saggiamente mi consigliò: “Ciò che ti impegni a fare come pastore per raggiungere le persone devi studiarti di compierlo anche per mantenerle. Se invece ti adegui sempre l’ultima moda, allora devi continuarla a seguire per mantenerti l’uditorio; ma se predicherai la Parola di Dio e metterai sempre Cristo al centro dell’attenzione, allora questo è soltanto tutto ciò che devi fare”.
Ho vissuto abbastanza per essere testimone di molti “venti di dottrina” che hanno soffiato nel corpo di Cristo: il movimento dell’ultima pioggia con la sua enfasi sull’olio miracoloso che appariva sulle palme delle mani, il movimento della sottomissione e del discepolato, l’assorbimento nella demonologia, la confessione positiva, il vangelo della salute e della prosperità, il regno qui e ora, la santa risata, ecc. Ho notato che spesso i responsabili che sposano l’ultima ondata tendono anche a seguire la prossima, quando la precedente è scomparsa. Così, alcuni sostenitori e seguaci del discepolato o della fede estrema ora difendono la risata, e il corpo di Cristo dimentica il loro ruolo precedente e come la loro enfasi su aspetti portati all’estremo abbia lasciato un gran numero di persone spiritualmente naufraghe ed anche chiese divise, mentre i nidi finanziari di questi insegnanti senza radici sono stati arricchiti di nuove piume dal loro uditorio semplice e credulone.
Se non stiamo attenti, il movimento pentecostale può ben presto essere conosciuto come “la chiesa di quello che sta avvenendo ora”, che fa, cioè, di tutto per attrarre una moltitudine, guidata da espedienti piuttosto che da principi biblici.
L’Apostolo Paolo, alla fine del proprio ministerio, vedeva questa preoccupazione pesare sul suo cuore. Egli (guidato dallo Spirito Santo) ci esorta riguardo a coloro che si introducono nel corpo di Cristo con mode bizzarre e con novità: “Infatti, verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (Il Timoteo 4:3, 4).
Talvolta, mi è stato chiesto: “Che ti sta dicendo il Signore recentemente?”. Deduco dalla domanda che se non ho ricevuto una “recente” rivelazione non sono in armonia con Dio o sono depresso. Dal mio cuore allora scaturisce la risposta: “Ecco quello che il Signore mi sta dicendo recentemente: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua… Ama il tuo prossimo come te stesso” (Marco 12:30, 31). Abbiamo bisogno di bramare un’esperienza fondata sulla roccia, su Cristo, piuttosto che inseguire la pula dispersa da ogni tipo di vento e da ogni capriccio di dottrina.
Un consigliere di fiducia mi ha ammonito riguardo alle mie responsabilità di ministro cristiano: “Le cose principali sono le cose semplici e le cose semplici sono quelle principali”. Questo è certamente vero ed è provato dalla lettura del libro degli Atti degli Apostoli. I primi credenti “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli (cioè la dottrina) e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42). Vediamo come le cose principali siano proprio le cose semplici.
Lo scrittore Uoyd Douglas parla di un uomo che fece visita al suo vecchio insegnante di violino e gli chiese: “Che c’è di nuovo?”. “Ti dirò cosa c’è di nuovo”, rispose l’insegnante. Afferrò il suo diapason e lo batté. Il diapason a 440 cicli al secondo emise un “LA” e il “LA” vibrò forte e chiaro.
“Lo senti? Questo è un “LA”‘, disse. “Ecco al piano superiore un soprano prova in continuazione ed è sempre stonata. Alla porta accanto c’è un maestro di violoncello che suona male il proprio strumento. Dall’altra parte c’è un piano che non è accordato. Sono attorniato da rumori terribili, notte e giorno”. Battendo di nuovo il “LA” continuò: “Lo senti? Questo invece è un “LA’oggi e sarà un “LA’domani, non cambia mai”. Come credenti, dobbiamo trovare il nostro “LA” nei temi centrali dell’Evangelo: Gesù Cristo, nostro Salvatore, Battezzatore, Dottore e Re che viene!

L’ATTUALE RISVEGLIO DELLO GNOSTICISMO

Verso la fine dell’era apostolica e al principio del secondo secolo, cominciò a svilupparsi un’eresia chiamata gnosticismo. Questo nome deriva dal termine greco “gnosis” che significa “conoscenza”. Gli gnostici pretendevano di aver ricevuto rivelazioni extra-bibliche ed erano disordinatamente affascinati dal mondo invisibile e dalle gerarchie angeliche. Non eri “spirituale” se non avevi ottenuto la loro cosiddetta conoscenza segreta e la descrizione del mondo dei principati e delle potenze. Nell’Epistola ai Colossesi troviamo l’esortazione diretta contro coloro che avevano introdotto di soppiatto nel corpo di Cristo tale conoscenza “segreta”, la quale non trovava fondamento nella dottrina apostolica. Tali persone si affidavano “alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio” (Colossesi 2:18). La Living Bible traduce: “Nessuno vi dica, a suo arbitrio, che andrete alla perdizione, se vi rifiutate di adorare gli angeli, come, invece, pretenderebbero alcuni. Magari vi raccontano di aver avuto delle visioni, e per questo vorrebbero obbligarvi. Questi uomini pieni di sé, (anche se fingono di essere tanto umili), sono soltanto degli esaltati, ma una cosa è certa: non sono uniti a Cristo, il capo a cui siamo uniti tutti noi, che siamo il suo corpo. E questo corpo, tenuto ben saldo dalle giunture e dalle articolazioni, può crescere soltanto se prende nutrimento da Cristo, un nutrimento che viene da Dio”.
La prossima volta che una nuova “onda” di dottrina colpisce la vostra chiesa domandatevi: “Se è così importante, perché Gesù non l’ha citata? Perché gli apostoli non l’hanno insegnata? Perché non vi è riferimento o ordine al riguardo nella Scrittura? Perché non sembra sia stata insegnata o praticata dalla Chiesa dell’era apostolica?”
Ovviamente, queste domande sono state poste al principio del secolo, fin dall’inizio dell’attuale effusione dello Spirito Santo. Scoprimmo che la dottrina del battesimo nello Spirito Santo e “tutto l’Evangelo” erano stati insegnati da Gesù, dagli apostoli, dalla Scrittura e dalla chiesa del primo secolo. La ragione per cui la dottrina non fu più praticata è da ricercarsi nel fatto che la chiesa trascurò ed abbandonò l’insegnamento biblico sullo Spirito Santo. Perciò lo Spirito Santo diede vita al movimento pentecostale per ricuperare quello che era andato perduto, ma Egli non lo ha fatto per inventare quello che non esisteva inizialmente.
Gli gnostici disprezzavano la Bibbia. Si gloriavano della propria conoscenza “segreta”. Essi possedevano il “cibo sodo”, mentre gli altri avevano soltanto il “latte”. Si consideravano maturi perché comprendevano “le cose profonde dello Spirito”. Dobbiamo vegliare perché nella chiesa oggi non risorga una nuova forma di gnosticismo capace di condurre la gente al di là del fondamento sicuro della Scrittura, nell’orbita di individui con capacità persuasive che promuovono e vendono le proprie idee e le proprie esperienze. Questi tali non ubbidiscono alla ingiunzione apostolica: “Predica la Parola” (Il Timoteo 4:2) e preferiscono piuttosto offrire al corpo di Cristo una notorietà fondata soprattutto sul proprio nuovo segreto di “elisir” spirituale.
Inoltre, dobbiamo stare in guardia che questa enfasi gnostica, gemella del misticismo orientale dell’era attuale, non invada astutamente l’adorazione cristiana (il culto). Tale enfasi cerca di introdurre in chi partecipa al culto pubblico uno stato di coscienza alterato nel quale la razionalità è interrotta e l’adoratore vaga inerme in un “om” divino (divino assoluto) dello stato yoga del vuoto mentale. L’adorazione neotestamentaria, mentre colpisce i sensi e le emozioni, coinvolge anche la mente e la volontà. Ai mistici spirituali di Corinto era ricordato che “gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti, perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace” (I Corinzi 14:32, 33).

SOLA SCRIPTURA

Avete udito della Madonna che piange lagrime di sangue? A metà aprile 1995, mi trovavo in Italia e la Madonna piangente stava catalizzando l’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa molto di più del “risveglio della santa risata” che ha attratto i credenti del Nord America e dell’Europa occidentale.
Il sacerdote di una piccola parrocchia a sessanta Km a nord est di Roma aveva acquistato una immagine in gesso di Maria, di circa 30 cm. d’altezza, durante una visita in Croazia l’estate scorsa. L’immagine rappresentava la Madonna di Medjugore, una città della Bosnia, dove la vergine Maria sarebbe apparsa a dei bambini circa dieci anno or sono.
Il sacerdote donò quell’immagine ad un suo vicino, che la pose in una nicchia del suo giardino.
Il 2 febbraio 1995 la sua bimba di cinque anni notò che la Madonna piangeva lagrime di sangue e per 14 volte in seguito ha pianto allo stesso modo. Le prime pagine dei giornali mostravano fotografie del volto della madonna, sporco di sangue. Come la notizia si diffuse, migliaia accorsero per vedere la Madonna piangente. Il Vescovo locale, al principio scettico, prese l’immagine, la collocò nella propria abitazione per accertarsi che il fenomeno fosse autentico ed in seguito narrò che la Madonna aveva pianto mentre era tra le sue mani.
Poiché mi trovavo nella zona, per curiosità mi fermai nella piccola chiesa di S. Agostino, appena fuori la città di Civitavecchia, la parrocchia alla quale appartiene la Madonna. Ho parlato con molta gente del luogo. Alcune donne della chiesa mi raccontarono di aver veduto il sangue sul volto della Madonna. Le prove del DNA hanno già determinato trattarsi di sangue umano maschile si suppone, il sangue di Gesù (o di qualcuno che ha falsato il fenomeno). Un’altra persona con la quale ho parlato ha concluso che il DNA sarebbe simile a quello della Sindone di Torino, considerata come il lenzuolo nel quale Gesù fu sepolto.
Perciò, durante la settimana di Pasqua del 1995 l’attenzione della città e di gran parte dell’Italia non era centrata sulla morte e risurrezione di Gesù, ma su una immagine di Maria che piangeva lagrime di sangue. Unità radio-televisive nazionali, con dischi satellitari, erano parcheggiate fuori della parrocchia per diffondere le ultime notizie della Madonna piangente all’Italia e al mondo.
Come evangelici e come il “popolo del libro”, esiteremmo a valutare il fenomeno della Madonna piangente alla luce della Scrittura? Ricordiamo l’esortazione di Lutero che risuona nelle nostre orecchie: “Sola Scriptura”. Riconosciamo che questa Madonna piangente rientra in un sistema religioso che ha apertamente abbracciato insegnamenti che non si trovano nella Bibbia: la preghiera ai santi, il purgatorio, la transustanziazione, le indulgenze, il primato papale, la preghiera per i morti, l’immacolata concezione, la perpetua verginità di Maria e la sua assunzione in cielo dove agisce da mediatrice dinanzi a Dio.
Perché racconto questa storia della Madonna piangente nel contesto di un articolo sul risveglio della santa risata? Se ciecamente accettiamo tutti i fenomeni non scritturati semplicemente sulla base delle nostre sensazioni, delle nostre esperienze o soltanto perché non ha una spiegazione umana, allora rischiamo di essere trascinati in una pericolosa soggettività che nel tempo ci spingerà, come la chiesa romana, sempre più lontano dal cristianesimo biblico. Tale spinta potrà alla fine produrre una generazione facilmente preda di una completa seduzione, lontano da Cristo: “Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24).
Non è improprio per dei pentecostali considerare che possano sbagliare proprio riguardo alla cautela. Faremmo bene a rimanere nell’ambito della certezza propria della Scrittura senza inoltrarci nelle zone pericolose dei fenomeni spirituali che esistono proprio fuori dei confini della Parola di Dio scritta. . Perché mettere a fuoco delle esperienze o delle dottrine periferiche quando possiamo invece centrare la nostra attenzione sul Signore, sulla Sua dottrina e su quella dei Suoi apostoli?

L’ANTIDOTO

Come può il Corpo di Cristo essere immunizzato rispetto ai costanti venti di dottrina che soffiano oggi?
Ho scoperto che la migliore risposta non è quella di diventare un critico negativo, un fragile difensore oppure un animoso “spadaccino dottrinale”. Né il mondo né la chiesa possono essere mai aiutati da persone impetuose. Purtroppo, abbiamo tanti esempi di persone la cui ortodossia teologica è giusta, ma il loro modo di comportarsi è contrario al frutto dello Spirito Santo. Costoro scagliano frecce di discordia, di ambizione egoistica, di dissensioni e di fazioni piuttosto di dimostrare amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo (Galati 5:19-22 tra l’altro, se l’autocontrollo è una manifestazione del frutto dello Spirito Santo, perché manca proprio nella tanto celebrata manifestazione della santa risata?).
Tra la fine degli anni ’70 e i primi degli anni ’80 ero pastore nel Sud della California. Manifestai particolare avversione verso il cosiddetto movimento della “parola di fede”. Gli esponenti di questo pensiero affermavano che la mancanza di guarigione era colpa dell’individuo: due soltanto erano le ragioni che impedivano la guarigione, il peccato o l’incredulità.
Un caro credente turbato mi disse: “Per causa loro, non soltanto dovevo sostenere il peso della mia infermità (sclerosi multipla), ma dovevo anche portare un peso maggiore, quello cioè di essere responsabile per la persistenza della mia malattia”.
Notai, però, che la mia predicazione contro questa dottrina era divenuta molto dura. Un giorno lo Spirito Santo mi riprese dicendo: “Non hai diritto di criticare il movimento della fede positiva. Perché non dai nelle riunioni un’opportunità regolare perché si preghi per i malati? Se non lo fai non hai alcun diritto di criticare gli altri”. Immediatamente compresi di aver sbagliato perché cercando di correggere un estremo ero andato a quello opposto. Subito mi spostai al centro e da allora quasi non v’era un culto nel quale non dessi l’opportunità per i malati di pregare o essere unti con l’olio.
Perché esiste oggi questa enfasi sulla santa risata? Non è forse perché molte riunioni di culto e la vita individuale dei cristiani somiglia più ad un funerale che a qualcos’altro? Non v’è vitalità, non succede nulla! La gioia del Signore non c’è più nella tua chiesa e nella tua vita? V’è apatia nel corpo di Cristo? La correzione non è giungere all’altro estremo, ma mettere al centro Cristo Gesù. La migliore alternativa al “fuoco estraneo” è il vero “fuoco divino”.
Abbiamo anche bisogno di riconoscere che la società nella quale viviamo preferisce al forno tradizionale quello a microonde. Vogliamo “tutto e subito”. L’esperienza della santa risata è una gioia a micro-onde. Ho parlato con alcuni che mediante la risata hanno fatto l’esperienza di una liberazione istantanea e genuina dalla depressione (e sono stato presente in riunioni dove la risata sembrava molto forzata, gutturale, innaturale per attrarre l’attenzione). Allo stesso tempo, tuttavia, dobbiamo riconoscere che la gioia come frutto dello Spirito è graduale. Occorre del tempo perché si sviluppi, come per l’amore e la pazienza.
A proposito, non sarebbe meraviglioso se sperimentassimo un “risveglio di pazienza”, quando una immediata iniezione ci renderebbe spiritualmente immuni dall’impazienza? Un’enfasi posta sulla “pazienza” attrarrebbe, però, lo stesso interesse e le stesse folle dell’importanza attribuita alla “risata”? La gioia dovrebbe essere parte e componente essenziale dell’esperienza cristiana. Sgorga dal nostro rapporto con Gesù Cristo, poiché sappiamo che Egli è Vincitore sul peccato, sulla morte, sull’inferno e sulla tomba, e noi viviamo in trionfo!
Gesù Cristo stesso ci ha dato un’idea del risveglio della “risata” quando narrò le parabole delle cose perdute. Il Suo invito a rallegrarsi è un antidoto desiderabile contro le aberrazioni dell’attuale risveglio della “risata”. Quando il pastore trova la pecora perduta, cosa fa? “Tutto allegro se la mette sulle spalle, e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento” (Luca 15:6, 7).
Quando la donna trova la dramma perduta, cosa fa? “Chiama le amiche e le vicine, dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. Così vi dico, v’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:9, 10).
Infine, quando il figlio perduto ritorna a casa, il padre cosa fa? “Mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a fare gran festa” (Luca 15:23, 24).
Il vero risveglio della “risata”, del quale Gesù stesso parla, è quello che si manifesta in una chiesa che compie l’opera di evangelizzazione, che conosce quella gioia illimitata che si prova nel vedere venire a Cristo uomini e donne, ragazzi e ragazze perduti.
Prima che questo tipo di risveglio si manifesti vi deve essere attività ed impegno. Il pastore cerca la pecora perduta, la donna cerca la dramma perduta, il padre soffre profondamente per il figlio perduto. Mentre il nostro secolo si sta per concludere, possa il corpo di Cristo sperimentare questo tipo di risveglio un’ora senza precedenti di impegno nell’evangelizzazione, con credenti che veramente fanno festa per i perduti trovati.

IL NEUROPATICO E IL TURBATO

Infine, esito ad esplorare un caso che ogni pastore pentecostale ha dovuto trattare. Ho la preoccupazione di essere frainteso e di apparire critico piuttosto che onestamente obiettivo. Il problema, però è reale e deve essere affrontato anche a rischio di essere criticato.
Nel corpo di Cristo si trovano molti tipi di credenti. I nuovi, gli immaturi, i maturi, i giovani, gli anziani, i carnali, gli spirituali, gli equilibrati e gli squilibrati. Ho osservato che in ogni periodo di risveglio vi entrano a far parte un buon numero di persone che potrebbero essere descritte come turbate mentalmente, emotivamente o nei rapporti umani, i nevrotici o gli psicotici.
Lo Spirito Santo sembra quasi che “li faccia uscire dai quadri”. È un periodo quando, come nel caso dell’indemoniato gadareno (Marco 5), possono essere aiutati e liberati.
Nella maggioranza dei casi sono credenti instabili che corrono da una chiesa alI’altra. Talvolta, durante un movimento genuino dello Spirito Santo, si comportano in modo tale da raggiungere estremi inappropriati. Infatti, la loro condotta, se non è trattata con fermezza, può presto divenire un’attrazione. Alcuni tralasciano di cercare il Signore in conseguenza della distrazione ed altri sono così repellenti a queste manifestazioni che abbandonano le riunioni o determinano di non volere proprio nulla di “quello”.
Fatemi chiarire che non mi riferisco ad una manifestazione valida dei doni spirituali, ma ad estremismi nella condotta o nelle manifestazioni dei doni spirituali, quando lo strumento sembra voglia agire soltanto per attrarre l’attenzione di altri su di sé.
Chiesi una volta al defunto J. Edwin Orr circa questo fenomeno nel risveglio, questa eruzione di stoltizia, di follia, della “carne” o di estremismi nel comportamento. Il Dr. Orr aveva studiato l’argomento e aveva scritto più che qualunque altro sulla storia e la natura del risveglio in tutti i venti secoli del cristianesimo.
Mi spiegò: “Quando il risveglio comincia, la chiesa è come, una baracca costruita sulla costa atlantica e chiusa per l’inverno. Un forte grecale comincia a soffiare. Se ti trovi nella baracca cosa odi? Il cigolio di tutti i cardini lenti e le imposte che sbattono e vibrano al vento. Così avviene nella chiesa. Il vento del risveglio viene e quello che si ode è prima di tutto il frastuono delle persone che hanno i cardini e le imposte allentati”.
Quella spiegazione mi ha aiutato. Molte persone non vogliono avere nulla a che fare col risveglio perché tutto quello che ne sanno è il suo primo effetto: imposte allentate e cardini che fanno rumore ed attraggono l’attenzione!
La spiegazione del risveglio data dal Dr. Ocr ci fa comprendere la follia di alcuni circoli carismatici attuali: lo Spirito Santo sta venendo potentemente per risvegliare la chiesa. Il vento della Sua presenza ha cominciato a soffiare! Togliamo la nostra attenzione dalle imposte e dai cardini allentati e fissiamola sulla Persona stessa dello Spirito Santo la cui missione centrale è quella di esaltare Cristo!

SUGGERIMENTI PRATICI

Concludo offrendo qualche consiglio a quei pastori e responsabili cristiani che sono sinceramente interessati al risveglio e bramano sperimentare ciò che lo Spirito Santo sta facendo, ma desiderano anche evitare i trabocchetti che danneggiano il corpo di Cristo ed in particolare i credenti individualmente.

1. L’auto esame
Il fenomeno della “santa risata” dovrebbe spingerci ad un esame obiettivo. Possediamo la gioia del Signore? La gioia sgorga progressivamente dalla nostra relazione personale con Gesù. È la seconda manifestazione del frutto dello Spirito, segue la prima, l’amore (Galati 5:22). Notiamo la progressione: amore, gioia.
Il Nuovo Testamento ci aiuta continuamente, in modo pratico, a divenire delle persone amabili (Romani 12:9-21; I Corinzi 13). La nostra tentazione è il desiderio di ricevere l’amore piuttosto che donarlo, ma in Gesù abbiamo ricevuto, per grazia mediante la fede, l’amore di Dio in misura traboccante. Una persona amata ed amabile condurrà una vita gioiosa. Non è per questa ragione che Paolo può scrivere una lettera di gioia ai Filippesi dalla cella di una prigione? In quel momento egli non fu trasportato da uno scoppio di risa, ma continuamente poteva ripetere: “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: Rallegratevi” (Filippesi 4:4). La nostra gioia deve essere integralmente legata alla formazione del carattere cristiano. La gioia non deve essere elevata su un pinnacolo come il solo tratto dominante della vita e della virtù cristiana.
Piuttosto, la gioia agisce insieme e collegata all’amore, alla pace, alla pazienza, alla benevolenza, alla bontà, alla fedeltà, alla mansuetudine e all’autocontrollo!
La vita di troppi credenti è segnata dalla mestizia, dalla malinconia, dalla depressione, dal risentimento e dall’ira. Il ruolo dello Spirito Santo è quello di riprodurre la vita di Gesù in noi e Gesù, anche se non è stato mai scritto che rise, continuamente manifestò gioia (Luca 10:21, Giovanni 15:11). Egli desidera che la Sua gioia dimori in noi! Dobbiamo chiederci, perciò se siamo coscienti o meno di bloccare la Sua gioia nella nostra vita. V’è qualche peccato non ancora confessato a Dio? Non abbiamo perdonato qualcuno? Siamo venuti meno nella prova e non abbiamo posto la nostra fiducia in Lui?
Così, la nostra reazione iniziale verso il cosiddetto risveglio della risata non sarà di censura o di condanna, ma di esame introspettivo. Domandiamoci: la gioia del Signore illumina la mia vita? Se non la illumina allora il mio vuoto deve essere trasformato in desiderio della Sua presenza.
Dobbiamo permettere allo Spirito Santo di indicarci qualche misura correttiva da prendere e poi permettiamoGli di pregare attraverso di noi in lingue conosciute e sconosciute.
Paolo ricorda il valore del pregare in altre lingue, per essere edificati (I Corinzi 14:4). Certamente, un aspetto del pregare in ispirito è la pienezza di gioia nella vita interiore. Se nella mia comunione personale con Lui, il Signore vuole abbondarmi di una grande misura di gioia fino al punto da farmi (ridere davanti a Lui, allora sarà pronto a ricevere tutto quello che Egli desidera.

2. La regolamentazione
Molto chiaramente, però, l’apostolo Paolo (ispirato dallo Spirito Santo) distingue tra l’edificazione personale e l’edificazione di tutta la chiesa. Perciò in 1 Corinzi 12-14 troviamo la regolamentazione dell’uso pubblico del dono delle lingue. In privato, Paolo parla in lingue più di tutti i Corinzi, ma in pubblico, quando viene utilizzato il dono delle lingue per l’edificazione della chiesa, si deve parlare uno alla volta, le lingue debbono essere interpretate ed al massimo devono essere tre a farlo in ogni culto.
La chiesa di Corinto si rallegrava nel parlare in altre lingue. I credenti erano affascinati e spinti verso una manifestazione eccessiva, pubblica delle lingue come alcuni nelle comunità carismatiche contemporanee sono attratti verso la santa risata ed altri fenomeni. Occorre, però, ricordare che:
A. I non credenti debbono essere considerati. Se perfino un dono esercitato Scritturalmente come quello delle lingue, senza interpretazione, allontana l’incredulo dall’accettazione dell’Evangelo, quanto più per un “dono” non Scritturale come la risata “non diranno che siete pazzi?” (I Corinzi 14:23);
B. La chiesa deve essere edificata. Ciò che edifica un individuo può non edificare tutti. Supponiamo che in 1 Corinzi 14:4, 5, sostituiamo la risata al posto del dono delle lingue, avremmo una norma valida per la regolazione della risata nella chiesa: “Chi [ride] edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Vorrei che tutti [sorrideste], ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi [ride]…”.
Non credo che, nel passo citato, l’apostolo avrebbe elevato il fenomeno della risata allo stesso livello e al posto del dono delle lingue; perciò è assolutamente improbabile che avrebbe scritto: “Vorrei che tutti sorrideste”. Il punto, però è questo: prima di tutto dobbiamo essere interessati all’edificazione della chiesa. A coloro che, nella chiesa di Corinto, usavano in modo improprio il dono delle lingue ed ai contemporanei che difendono la “santa risata”, Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, afferma: “Poiché siete desiderosi di capacità spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa” (I Corinzi 14:12).
C. L’amore, non i doni spirituali o la risata, deve essere posto al centro. Ecco perché 1 Corinzi 13 si trova tra i capitoli 12 e 14 dei doni spirituali. Quanto è triste trovare delle persone che insistono nell’esercitare la risata al punto da creare una divisione nella chiesa locale. Sia quelli che ridono che quelli che non ridono farebbero bene a regolare la propria condotta secondo 1 Corinzi 13.
Romani 14 e 15 devono essere anche considerati come parte della regola dell’amore. I credenti, talvolta, si dividono su delle pratiche secondarie perciò, facciamo bene a parafrasare l’esortazione ai credenti che si dividevano sul caso delle carni sacrificate agli idoli: “Non distruggere per [una risata] l’opera di Dio” (Romani 14:20).

3. Ricordate l’acqua fredda
Molti pentecostali hanno avuto la triste esperienza di testimoniare inizialmente del battesimo nello Spirito Santo con un pastore o una persona spirituale, credendo che questi si sarebbero rallegrati con loro, per poi scoprire invece che cristiani di esperienza gettavano “acqua fredda” sulla loro esperienza. Come ministri, il nostro dovere non è quello di raffreddare le persone che testimoniano delle loro fresche esperienze con Dio. La nostra prima responsabilità è quella di rallegrarci con loro per la vittoria o la liberazione che hanno ottenuto. Se ci uniamo alla loro nuova gioia, rendiamo effettiva la possibilità, mediante il nostro legame personale, di essere di incoraggiamento e di modello per la loro ulteriore crescita in Cristo. Ad esempio, Paolo conosceva bene i problemi esistenti nella chiesa di Corinto, ma non inizia la sua prima lettera attaccando i credenti o denigrando il valore della loro fede, ma offre loro “grazia e pace”. Dopo aver stabilito un legame con loro, poi può procedere per aiutarli a divenire maturi in Cristo. Talvolta, li corregge con tenerezza e altre volte con durezza; ma sempre partecipa loro il suo amore e la cura pastorale che nutre per il gregge di Dio. Facciamo lo stesso!

4. Un continuo allontanarsi dalla Scrittura
Il risveglio pentecostale contemporaneo è colmo di esempi di persone rimaste intrappolate in enfasi ed esperienze non scritturali e, come, purtroppo, il loro ministerio progrediva si allontanavano sempre più dalla Scrittura. Ormai, pochi dell’attuale generazione ricorderanno O. L. Jaggers o William Branham un tempo grandi predicatori pentecostali, i quali si allontanarono molto dalla dottrina apostolica.
Ridere nello Spirito appare al limite dei confini della dottrina biblica. Ad esempio, al contrario del dono delle lingue, dei miracoli o del discernimento, la risata nello Spirito non è lo menzionata né approvata dalla Scrittura ma neanche è condannata.
Esistono due evidenti pericoli, riguardo all’attuale fenomeno della risata:
a. Che acquisti un valore maggiore di quello dell’esperienza biblica del battesimo nello Spirito Santo o del pregare privatamente in altre lingue. Talvolta mi chiedo se intimamente la risata non nasconda forse il sentimento di chi dice: “Avete avuto le lingue, ora andiamo verso qualcosa di nuovo”. In tale contesto i credenti battezzati nello Spirito Santo, i quali hanno realizzato un’esperienza insegnata dalla Bibbia, sono indotti a sentirsi incompleti. “Hanno parlato in altre lingue, ma non hanno riso”. Il risveglio pentecostale crollerà in una generazione se, anche senza volerlo, cominceremo a svalutare un’esperienza biblica e genuina in favore di nuove manifestazioni non comandate né esposte nella Scrittura. Si può affermare con certezza dalla Bibbia: “Se non siete stati battezzati nello Spirito Santo non avete ricevuto tutto quello che Dio ha per voi”, ma non si può affermare: “Se non avete ricevuto la risata nello Spirito, non avete tutto quello che Dio vuole darvi”. La risata è unica; parlare in altre lingue è il modello normativo della Scrittura.
b. Quando ci allontaniamo dall’esperienza che affonda le proprie radici nella Scrittura ed abbracciamo fenomeni spirituali di altro tipo, quasi certamente vi sarà un ulteriore sviluppo verso manifestazioni esagerate. Lo testimonia il fenomeno attuale: in alcune chiese carismatiche si sta diffondendo il ruggire ed anche l’abbaiare. Il ruggire è spiegato con l’espressione “il Leone di Giuda”. Non so quello che l’abbaiare rappresenti. So soltanto che se gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti (I Corinzi 14:32), allora certamente lo spirito del ruggente e dell’abbaiante è sottoposto a loro.
Talvolta occorre chiamare le cose col loro vero nome e non esito a dire che il ruggire e l’abbaiare è fenomeno “strano e bizzarro”. È determinato o da un’errata capacità carnale (la carnalità è in grado di fare tanto rumore) o è il diavolo che ruggisce ed abbaia.
La chiesa pentecostale non sia intrappolata in tale misticismo totalmente privo da qualsiasi radice scritturale.

5. Il consiglio di Gamaliele
Infine, potete anche considerare che sia stato poco appropriato per me parlare di questo argomento dell’attuale “risveglio della risata”. Se ho sbagliato in qualche modo, con tutto il mio cuore, desidero che la Scrittura e lo Spirito Santo mi correggano.
Alcuni hanno consigliato, riguardo a questi argomenti, che non dovremmo tentare di compiere alcun esame “perché, se questo disegno o questa opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio” (Atti 5 :38, 39). Ricordiamo chi pronunciò queste parole? Era il Maestro di Paolo, Gamaliele. Si trattava di un consiglio valido se applicato agli apostoli e alla Chiesa di Gesù Cristo. Tuttavia, Paolo non si riferì mai il consiglio del proprio antico maestro quando dovette trattare con le eresie nella chiesa. Leggete le sue epistole e noterete che non fonda la validità di qualche dottrina sul successo esteriore, sulla sua accettazione diffusa o sul suo sviluppo, ma sulla fedeltà a Gesù Cristo. Se la dichiarazione di Gamaliele deve essere sempre applicata, allora dovremmo riconoscere molte cose che non sono di origine divina, come se fossero, invece, da parte di Dio. L’Islam non è scomparso, neanche il Buddismo, né le sette come il Mormonismo o i Testimoni di Geova. Il fatto che queste religioni crescano ancora non è assolutamente un’evidenza della loro validità. Recentemente ho visitato a Roma la prigione dove si crede che Paolo abbia scritto la Il Timoteo, prima della sua esecuzione ordinata da Cesare. Egli sarebbe stato calato in una cella attraverso un foro praticato nel soffitto. Dalla fredda umidità di una cella scarsamente illuminata, le sue parole ci raggiungono ancora oggi ed illuminano i nostri cuori. Egli conclude la lettera con una intimazione a Timoteo ed a tutti i ministri dell’Evangelo: “PREDICA LA PAROLA” (Il Timoteo 4:2). Non ordina: “Predica la tua esperienza. Predica qualche stranezza. Predica le cose secondarie come se fossero le principali”. No! Egli esorta: “PREDICA LA PAROLA”. Perché una simile esortazione? Perché “verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina” (Il Timoteo 4:3). Esistono dottrine di ogni tipo, ma soltanto alcune sono sane. Soltanto la sana dottrina produce benessere e salute spirituali, la somiglianza all’immagine di Cristo e la vera devozione.
Le dottrine maggiormente necessarie per la chiesa oggi sono quelle che vengono sottolineate dalla predicazione della Parola, cioè la fedele esposizione della verità eterna dichiarata sotto la guida dello Spirito Santo.
Stiamo pregando tutti perché Dio ci risvegli potentemente e fortifichi la Sua Chiesa per testimoniare del Suo nome in tutta la terra. Lo Spirito Santo ha già cominciato la Sua opera di rinnovamento. Quando il risveglio si manifesta è sempre contrassegnato da un profondo senso di ravvedimento, da una passione per la santità, da un travaglio in preghiera e digiuno, da un riapparire dei doni e del frutto dello Spirito, dall’unità del corpo di Cristo, dalla liberazione degli oppressi, da cantici unti dallo Spirito Santo, da una vita e da una predicazione incentrata su Cristo, da segni e prodigi, da un ardente sforzo evangelistico e missionario, dal sorgere di giovani che si preparano per il ministerio a pieno tempo, da una diminuzione dei problemi sociali e del crimine e prima di tutto dalla salvezza dei perduti!
“Oh Dio, manda su noi questo tipo di risveglio!”.

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