Romani 4:18: “Egli, sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: “Così sarà la tua discendenza”.
Voi conoscete cosa sia la fede? Conoscete le caratteristiche della fede? Consideriamo allora Abraamo come mezzo di paragone. Abraamo fu giustificato per fede, egli credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia. Andiamo a vedere dunque cosa significa esattamente quest’affermazione. Non esiste asserzione più chiara e più drammatica relativa alla natura della fede in tutta la Scrittura di quella che troviamo descritta in questi versi. Perciò tutto ciò che dobbiamo fare è seguire l’apostolo mentre ci fornisce i dettagli e ci mostra la loro importanza per introdurci nel grande tema della fede.
L’obiettivo fondamentale dell’apostolo Paolo è quello di dimostrare la verità concernente la giustificazione: “Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto come giustizia, ma anche per noi, ai quali sarà pure messo in conto; per noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore”. Questo è il suo obiettivo reale. Ma, nello stesso tempo, ciò che l’apostolo sta affermando in questo punto circa la fede di Abraamo vale per sempre: la fede è l’elemento fondamentale in ogni circostanza. Voglio dire che ciò che Paolo afferma sulla fede non vale soltanto per la giustificazione, ma anche per la vita, per la battaglia e per il superamento di tutti gli ostacoli. La fede in ogni aspetto delle attività! In questo modo, noi impareremo anche qualcosa della fede stessa e circa gli aspetti che la caratterizzano.
La prima cosa che l’apostolo Paolo ci ricorda è che Abraamo divenne il padre di molte nazioni: “Egli, sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: “Così sarà la tua discendenza””. Abraamo diventò il padre di molte nazioni. Questo è il punto di partenza. Questa non è teoria, ma verità storica. È un documento che si può leggere nell’Antico Testamento che contiene la grande storia dei figli d’Israele. Ecco perché i salmisti ed i profeti, spesse volte dovevano ricordare ad Israele la storia. Essi continuavano a predicare: “Ritornate di nuovo alla roccia da cui siete stati tratti, ritornate ad Abraamo, vostro padre: voi siete i figli di Abraamo, la discendenza di Abraamo”. Questo è l’aspetto che Paolo desiderava ardentemente sottolineare.
La seconda cosa che noto è che l’apostolo racconta che ciò si avverò per Abraamo come risultato della sua fede e solo per mezzo della sua fede: “Egli, sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni”. È mediante il veicolo della sua fede, lo strumento della sua fede che tutte queste cose si avverarono nella vita di Abraamo. Chiediamoci: “Cosa gli permise di compiere la fede di Abraamo”? L’apostolo ci presenta cinque risposte.

PRIMO. La fede di Abramo gli permise di credere nella parola promessa da Dio, a quella promessa sconcertante che Dio fece ad Abraamo. Quale fu? È riassunta in una frase dall’apostolo: “”Così sarà la tua discendenza””. Osservate cosa dice al versetto 18: “Egli, sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto (riassumendo tutto ciò che Dio disse ad Abraamo in una frase): “Così sarà la tua discendenza””. Questa è una delle cose più belle e sorprendenti che Dio abbia mai detto all’uomo. In primo luogo, significa che Abraamo avrebbe avuto una progenie numerosissima. Vi ricordate che Dio usò due illustrazioni quando gli parlò in questo modo? Disse, infatti: “Come la sabbia del mare che non si può contare, tale sarà la tua discendenza”. Oppure: “Conta le stelle se le puoi contare”. Provate a comprendere il carattere sconvolgente di questa promessa. Qui c’è un uomo che si sta avvicinando ai cento anni con una moglie che ha più di novanta anni. La coppia non aveva figli, tuttavia Dio pronuncia quella frase sconvolgente relativa alla sua progenie naturale. Io dico che la fede rese capace Abraamo di credere nelle parole di Dio! Ma tutto ciò non sviscera completamente il significato del termine “così”. “Così sarà la tua discendenza”. Lo include ma non è tutto.
La seconda cosa l’apostolo Paolo indica è la seguente: quando Dio parlò in quel modo ad Abraamo, nello stesso momento stava parlando anche di un’altra “discendenza”, cioè non soltanto dei suoi discendenti naturali; Dio stava parlandogli di “Un Discendente” in particolare. Vi ricordate il discorso dell’apostolo Paolo nell’Epistola ai Galati al capitolo 3, versetto 16? “Le promesse furono fatte ad Abraamo e alla sua progenie. Non dice: “E alle progenie”, come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: “E alla tua progenie” che è Cristo”. Dobbiamo includerlo. La promessa che fu fatta ad Abraamo, non era solamente riferita alla sua discendenza e alla sua progenie naturale. Dio fece ad Abraamo una promessa concernente il Signore Gesù Cristo. Gli disse che da lui, dalla sua discendenza sarebbe sorto il grande Salvatore, il Messia, il Liberatore del Suo popolo. Vi ricordo il modo con cui il nostro Signore ne parlò quando disse ai Giudei: “Abraamo, vostro padre, ha gioito nell’attesa di vedere il mio giorno; e l’ha visto, e se n’è rallegrato” (Giovanni 8:56). E l’apostolo Paolo lo include qui. Limitarlo alla sola discendenza naturale, alla terra d’Israele, è un serio fraintendimento della promessa di Dio ad Abraamo. La cosa straordinaria è che lì Dio rivelò ad Abraamo tutto il piano e la via della salvezza per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Abraamo non lo comprese con molta chiarezza, ma lo vide. Ad Abraamo fu permesso di vedere, già allora, che la salvezza non era per opere, non per qualcosa che l’uomo potesse compiere, ma per mezzo di un atto di Dio. Dio avrebbe salvato mandando suo Figlio che, secondo la carne, faceva parte della discendenza di Abraamo. Quindi nella parola “così” abbiamo incluso non solo il Signore Gesù Cristo, ma la via di salvezza mediante la Sua morte, mediante il Suo sangue, mediante la Sua crocifissione. Dio rivelò ad Abraamo che Lui lo avrebbe “prestabilito (esposto) come sacrificio propiziatorio”. Lo ha ripetuto durante l’occasione relativa. all’ordine di Dio di sacrificare Isacco. Dio la rivelò ad Abraamo e lui la vide: “Così sarà la tua discendenza”. In questa frase troviamo un terzo elemento, qualcosa che l’apostolo ha continuato a ripetere lungo questo capitolo: che anche i Gentili fanno parte di questa salvezza: “Non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che discende dalla fede di Abraamo. Egli è padre di noi tutti”. Quindi, quando Dio gli disse: “Così sarà la tua discendenza”, Lui voleva dire, come riporta la citazione, che Abraamo sarebbe stato il padre di molte nazioni in senso spirituale. Lui quindi è il padre dei Giudei solo in senso naturale. Abraamo non è il padre naturale delle nazioni gentili, ma lo è in senso spirituale, lui è “padre di molte nazioni”. La storia della Chiesa Cristiana ne è testimone e lo dimostra: “E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente (da ogni direzione) e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli” (Matteo 8:11). Verranno da ogni tribù e nazione e lingua e faranno tutti parte della discendenza di Abraamo, figli di Abraamo. Perché? Perché sono figli della fede. Abraamo è il padre di tutti coloro che sono giustificati per fede. Perciò la parola “così” comprende tutti questi aspetti. La prima cosa che la fede di Abraamo gli permise di compiere fu di credere a questa sconcertante promessa in tutta la pienezza che vi ho appena descritta.

SECONDO. Gli permise di credere alla semplice Parola di Dio e nient’altro. Quando Abraamo credette, non possedeva nulla su cui basarsi eccetto la sola frase di Dio. Eccolo, come ci è ricordato al versetto 17, davanti a Dio, sotto le stelle che lo stavano a guardare, nella sua solitudine, e Dio che gli pronuncia quella meravigliosa frase, quel Dio che “fa rivivere i morti, e chiama all’esistenza le cose che non sono”. Dio parlò ed Abraamo credette solo a quello. Non c’era altro che la semplice (o nuda) parola di Dio. Questa è la fede, ed è una delle più belle caratteristiche. Nella fede troviamo sempre l’elemento della semplicità. Essa non richiede delle dimostrazioni, non le ricerca, in un certo senso non ne ha bisogno. La fede è contenta della semplice parola di Dio in quanto Lui è Dio: “Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia”.

TERZO. La fede di Abraamo gli permise di credere a questa sconcertante promessa semplicemente basandosi sulla Parola di Dio, anche a dispetto di ogni apparenza. Questo elemento deve essere per forza aggiunto in quanto è parte della storia: “Egli, sperando contro speranza, credette”. Ciò significa questo: non esisteva realmente nessuna speranza che potesse promuovere quell’avvenimento. Parlando in senso naturale, tutto andava in senso opposto. Considerate i fatti:
A. Il primo, che il corpo di Abraamo era decaduto in quanto era prossimo ai cento anni.
B. Secondo, anche il grembo di Sara non era più adatto a sostenere una gravidanza.
Dove poteva risiedere una pur minima speranza che Abraamo e Sara potessero avere un figlio? No, non c’era nessuna speranza. Era impossibile! Tutte le possibilità erano contro il corso naturale del corpo, il corso della vita, ogni cosa. Era una situazione impossibile, non esisteva nemmeno un briciolo di speranza: “Contro speranza”.
In che modo allora Abraamo sperò? Lui credette con la speranza che gli donò Dio! Questo è il significato della frase. Non significa soltanto che “Egli, sperando contro speranza, credette” fiduciosamente, ma significa che: “Egli, sperando contro speranza, credette che Dio stesse tratteggiandogli il Suo piano, il futuro che Dio stava disegnando davanti a lui”. Questa è la speranza. La speranza cioè della venuta del Figlio di Dio nella carne, la speranza di salvezza, la speranza della liberazione, la speranza che anche i Gentili avrebbero goduto: questa è la speranza! È la grande speranza che scorre lungo tutto l’Antico Testamento. Qui ci è detto che Abraamo credette in quella speranza, in quella promessa a dispetto di tutto. Benché ogni cosa fosse avversa, benché ogni fattore gli fosse contrario, benché ogni senso comune gli fosse sfavorevole e tutta la storia del genere umano sembrava che si facesse beffe di questa situazione, tuttavia lui “sperò contro speranza”.

QUARTO. Abraamo continuò a credere; lui “sperando contro speranza, credette”. Questo, ancora, è un altro aspetto importante della fede, un elemento reale della fede per chiunque la possegga ed ovunque essa si manifesti. Ma anche questo non sviscera gli obiettivi della fede. La fede di Abraamo gli permise di avere una certezza nei confronti di queste situazioni. Questo è il messaggio che ci giunge: “Pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo”. Abraamo era pienamente convinto. Oppure un’altra traduzione cita: “Lui era fortemente convinto”. Siete un po’ sorpresi da questa dichiarazione? Noi dobbiamo capire che la fede, la vera fede, possiede in sé sempre l’elemento della certezza, della fiducia. Questo elemento deve essere sottolineato. La fede non è semplicemente “buona speranza”, ma è piena persuasione, è certezza, è sicurezza. La fede non è semplicemente “un vagare nel buio”. La fede vera è “piena convinzione”. Dato che si tratta di un argomento molto importante, è necessario fornire altre dichiarazioni tratte dalla Scrittura a sostegno di quest’insegnamento.
Non è solo questo il brano in cui troviamo questa frase intorno alla fede. Prendete, ad esempio, la classica frase di Ebrei 11:1. Ci è detto che la fede “è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. Ciò significa che la fede è la certezza delle cose che si sperano e la loro dimostrazione. Nella fede esistono il valore e l’elemento della dimostrazione, è “dimostrazione di realtà che non si vedono”. Se preferite, la fede è una specie di documento ufficiale ed in un documento ufficiale c’è certezza. In altri termini, non dobbiamo credere che la fede sia qualcosa di vago e d’incerto, d’indefinito e di nebuloso. No! La fede è dimostrazione! Lo ripete anche al versetto 13 dello stesso capitolo dove dice: “Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra”. Ciò significa che nella fede esiste l’elemento della certezza. Così voi lo potete trovare sia in Romani 4 sia nell’Epistola agli Ebrei. Ciò è importante perché distingue ciò che è fede da ciò che è invece un semplice credere intellettivo. È la differenza esistente tra fede e ciò che è chiamato “credenza” o “fideismo”. La fede include l’elemento della certezza, della fiducia. La fede sa! Nella fede c’è sempre l’elemento della conoscenza che non dobbiamo mai escludere: “Pienamente convinto”. Questa era la fede di Abraamo, lui era “pienamente convinto” ed ecco perché fece ciò che fece ed agì in quel modo. Abraamo era sicuro della promessa.
Per noi è importante conservare quest’insegnamento nella nostra mente. Se non lo faremo, apriremo la porta a ciò che spesso si vede, cioè a gente che, durante incontri che fanno leva sulle emozioni, è oltremodo convinta di credere e di accettare il Vangelo, e dove alcuni dicono che sono diventati cristiani. Si considerano credenti e chi sta loro vicino li considera fratelli, ma spesso dopo pochi mesi essi rinnegano tutto e dicono che non c’è nulla di vero. Sostengono di essere stati “toccati” solo per quel determinato periodo di tempo e che ora “è passato tutto”. Qual è la spiegazione? Costoro non hanno mai posseduto la vera fede. Hanno confessato di credere, ma quella non era fede, quello era solo un semplice assenso intellettuale. Non esiste nulla che possa vietare ad un uomo di dire di credere. Se una persona è persuasa da un discorso, dirà: “Sì, ci credo!” e non sente niente. La fede è qualcosa di più grande, comprende la sensibilità, coinvolge il cuore e coinvolge tutto l’essere dell’uomo. Lui è “pienamente convinto” e questo è l’elemento essenziale della fede. La fede non è soltanto uno “sperare contro speranza” nel modo che solitamente è intesa questa frase; ma significa essere “pienamente convinto”, significa “abbracciare la promessa” in quanto si è “pienamente convinti”. Ciò ci conduce verso l’ultimo elemento della fede.

QUINTO. Egli agì in base a ciò che credette. Abraamo credette alla Parola di Dio e agì conseguentemente. È molto interessante osservare in Genesi 17:5, una delle cose che fece Abraamo. Si legge che Dio disse ad Abraamo: “Non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni”. Il senso di queste parole è rilevante. Abramo significa “sommo padre”, mentre Abraamo significa “padre di molte nazioni”. Da ora in poi, disse Dio, non ti chiamerò più Abramo, ma Abraamo. E da quel momento Abramo si chiamò Abraamo. Non era conosciuto sotto il nome di Abraamo, ma lui fece conoscere a tutti che aveva ricevuto un nuovo nome. Alla gente disse: “Chiamatemi Abraamo! Dio mi ha detto che ora mi chiamo Abraamo, quindi non chiamatemi più Abramo”. Si comportò in questo modo. In altri termini, per terminare la citazione di Ebrei 11:13: “Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra”.
Ciò è indicato dal contesto relativo a ciò che ci viene riferito su Abraamo. Egli credette e d’allora tutta la sua esistenza venne vissuta con quella convinzione e sulla base della dichiarazione di Dio. Abraamo divenne un “forestiero ed un pellegrino”. Iniziò ad “aspettare la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10). Mantenne fissi gli occhi sul Messia che stava per venire, e qualsiasi cosa gli capitasse si aggrappava a quella grande promessa. Agiva in base a ciò che aveva creduto e sulla promessa di cui divenne “pienamente certo”.
Queste sono le cinque cose che la fede di Abraamo gli permise di fare. Ciò nonostante, non abbiamo ancora sviscerato tutto quello che l’apostolo ci sta trasmettendo.

Il prossimo grande argomento che espone c’insegna come la fede di Abraamo gli permise di compiere quei cinque passi. Di che fede si trattava? Cosa c’era nella fede di Abraamo che gli permise di accettare quella sconvolgente promessa basandosi semplicemente sulla nuda Parola di Dio, di diventarne assolutamente certo, di agire di conseguenza e di rischiare tutto appoggiandosi su di essa? In quale modo la fede compie quest’opera? La risposta dell’apostolo è la seguente: la fede è ciò che rende l’uomo forte: “Davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio”. Abraamo, dice la Scrittura, “fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio”.
Una traduzione migliore reciterebbe: “Fu fortificato per la sua fede” o “nella sua fede”. Ad ogni modo si afferma che la fede ci dona la capacità di essere forti ponendo vigore, potenza e forza in tutta la nostra vita, nel nostro modo di pensare e nelle nostre attività. Osservate inoltre il modo con cui l’apostolo espone quest’insegnamento. Egli è così attento su questo punto che innanzi tutto lo esprime in forma negativa e poi in modo positivo. Nel primo caso si esprime in due modi. Al versetto 19 dice: “Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni) e che Sara non era più in grado di essere madre”. Come poteva essere forte, in quale modo fu fortificato? Ebbene, Abraamo fu liberato dalla sua debolezza, egli “non venne meno”. Qui la traduzione ha una certa importanza. Alcune traduzioni pongono la frase in forma negativa: “Non venendo meno nella fede”, ma i quattro manoscritti più antichi non possiedono la negazione e hanno la frase espressa in forma affermativa. Essi attestano tutti che Abraamo vide, cioè considerò il suo corpo, ma non la sua debolezza nella fede quando realizzò la condizione del suo corpo e che Sara non era più in grado di essere madre. Insisto su quest’aspetto, poiché esso presenta un’altro aspetto glorioso della fede. Permettetemi di spiegarvi cosa voglio dire. La Scrittura ci vuole far comprendere che Abraamo vide lo stato del suo corpo e la condizione di sua moglie Sara. Se leggete, infatti, la storia nel libro della Genesi troverete come si sono svolti i fatti. Abraamo considerò la sua condizione e quella di Sara e ne parlò fra sé e sé: “Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: “Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?”” (Genesi 17:17). Quindi considerò quest’aspetto che, perciò è importante ricordare. Tutto questo presenta un altro elemento fondamentale: la fede non rifiuta di affrontare i fatti! Ci sono alcuni che pensano in maniera differente e ne consegue che l’uomo del mondo dice: “Ciò che voi cristiani chiamate fede, io la chiamo fuga”. Questo è ciò che gli uomini intelligenti dicono nei riguardi dei cristiani. Dicono che i credenti non sono realisti, che s’incontrano assieme in stanze, si coprono gli occhi e lasciano fuori dalla porta il mondo con tutti i suoi problemi e poi si persuadono di certe cose. Questa è fuga, dicono, tali persone non affrontano la realtà e fuggono da essa. C’è chi legge i romanzi e c’è chi invece crede al messaggio di Cristo, si tratta sempre di una fuga. Ma qui troviamo una risposta a queste accuse. Abraamo affrontò la realtà, come ci dice l’apostolo, ricordò a sé stesso la sua età e anche quella di Sara. Considerò i fatti così come stavano e la realtà nelle peggiori delle ipotesi, e benché lo facesse, non venne meno nella sua fede. Perché? Questo è un punto importante. Abraamo osservò i fatti, ma non si fermò davanti ad essi. Non perseverò nell’osservare la realtà, le difficoltà e gli ostacoli. Li guardò, ma dopo averlo fatto si voltò verso qualcosa d’altro, guardò Qualcun altro. Il problema dell’incredulità è che si guarda solo alle difficoltà. Nella figura di Pietro che cammina sulle acque troviamo un esempio perfetto. Fin quando lui guardava il Signore Gesù Cristo poteva camminare sulle onde, ma quando cominciò a guardarle “vedendo il vento” cominciò ad affondare. Questo avvenne perché lui guardava solo le difficoltà, le “vide”, considerò solo quelle e non considerò nient’altro. Questa è incredulità! La fede non volta le spalle ai problemi, li sormonta. Li osserva, diritto negli occhi, e poi s’innalza sopra di essi. Permettetemi di esprimermi nel seguente modo. Ci sono alcune persone che credono di non avere fede poiché sono assalite dai dubbi. Questo è un errore. Essere completamente liberi dai dubbi non è sempre indice di fede, potrebbe essere presunzione oppure potrebbe indicare una condizione psicologica spesso prodotta dalle religioni. Esiste un senso in cui noi possiamo definire la fede come quella che permette ad un uomo di superare i suoi dubbi e di rispondere ad essi. Alcuni dei più grandi uomini di Dio che la Chiesa abbia mai conosciuto hanno testimoniato di essere stati attaccati ed assaliti da dubbi alla fine della loro vita. Tuttavia non vennero meno nella fede, non mollarono tutto, dominarono i loro dubbi, li vinsero e li superarono. Questo è un aspetto della fede molto importante: essa vede le difficoltà, ma le supera, non ne viene indebolita, ma rimane sempre forte.

Ora guardiamo il secondo negativo: “Abraamo davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità”. Qual è la differenza tra questo e l’essere debole? Cosa vuole indicare la Scrittura con il termine “vacillare”? Noi possiamo scoprire la risposta considerando che l’incredulità ci attacca lungo due linee.
1. L’incredulità dice “Osserva i fatti, guarda le difficoltà, guarda te stesso, guarda la tua debolezza, guarda la tua età, guarda questo e quello…”.
2. Quando sei sopraffatto da tutto ciò subentra il secondo livello che dice: “Guarda la grandezza della promessa. Se fosse una promessa normale, se si trattasse di una promessa accettabile tu potresti anche crederci. Ma guarda invece cosa ti ha promesso il Signore!” – “Guarda”, disse il diavolo ad Abraamo, “guarda ciò che Dio ti ha promesso!” – “lo accetto ciò che tu hai detto di te stesso, ma questo è troppo: che la tua discendenza sarà come la sabbia del mare, innumerevole, come le stelle del cielo, impossibile da contare. Questo è impossibile! È troppo bello per essere vero, non può essere vero!” La grandezza della promessa ci ha sempre spinto a vacillare.
Qual è il significato del termine “vacillare”? Si tratta di una parola importante. In origine significava “discriminare, giudicare, stimare”. Dà a intendere che un uomo inizia a mettersi in dubbio e ad essere in disaccordo con sé stesso. Dentro di sé c’è qualcosa che dice: “Credi”. “Ah ma”, dice un’altra voce, “aspetta un attimo”. Così inizia un discorso e l’uomo inizia ad essere in disaccordo con sé. La fede dice: “Credi!” Ma poi la ragione subentra e domanda: “Ci puoi veramente credere? È troppo per essere vero, è troppo grande, è troppo vasta”. Ne consegue che invece di camminare, lui vacilla, va avanti e indietro, da una parte all’altra. Vaga. Crede e poi non crede più: “lo credo, aiuta la mia incredulità”. Questo è vacillare. Oppure è come l’uomo descritto da Giacomo che è “instabile in tutte le sue vie” (Giacomo 1:8). L’uomo che manca di fede, dice Giacomo, è come “un’ onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là” (v. 6). Non esiste stabilità, possiede un animo doppio, vaga, ondeggia, esita. Paolo qui ci dice che la fede di Abraamo era così grande da non farlo vacillare. Egli non solo non “venne meno nella fede”, ma non vacillò nemmeno. Rimase fermo, rimase in piedi, ritto in piedi, e continuò a camminare sicuro con passo fermo. Non vacillò a causa della grandezza della promessa.
Riassumiamo allora l’insegnamento dell’apostolo concernente la fede. La fede, questa cosa meravigliosa, permise ad Abraamo e a tutti coloro che la possiedono, di compiere grandi cose. Lo fa fortificandoci. Previene la nostra debolezza, previene il nostro vacillare. Non dimenticatevi di quei negativi, sono molto importanti per la nostra vita, per il nostro cammino e per il nostro combattimento cristiano di ogni giorno. Il diavolo vorrebbe convincervi che a motivo dei dubbi che avete, voi non avete mai avuto fede. Il diavolo può vedere i vostri dubbi. Essi sono ciò che Paolo chiama “i dardi infuocati” che lui getta su di noi. Ma se prenderete lo scudo della fede essi si spegneranno. Non confondete mai la tentazione con il peccato. Non confondete i dubbi che il diavolo scaglia su di voi con l’incredulità. La questione è: come reagisci ai dubbi? Ti assaliranno come vennero ad Abraamo. Egli vide il problema ma, benché lo avesse considerato, non fu debole, non venne indebolito e benché guardò alla promessa che poteva farlo vacillare, non vacillò. Sia questa anche la tua esperienza!
Romani 4:18-22: “Egli, sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: “Così sarà la tua discendenza”. Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo. Perciò gli fu messo in conto come giustizia”.

UNA FEDE ALLA GLORIA DI DIO

Cosa significa: “Ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio?” Per quanto concerne la traduzione dobbiamo avere le idee chiare. Invece di tradurre: “Fu fortificato nella sua fede” sarebbe meglio dire: “Fu reso forte”. Abraamo non dette spazio alla debolezza, non vacillò, ma al contrario “fu reso forte” – fatto forte nella fede, oppure reso forte per mezzo della fede. Io credo che entrambe le traduzioni siano corrette. Abraamo “fu reso forte nella sua fede”, ma “venne anche reso forte per mezzo della sua fede”. Questo è un punto interessante e veramente avvincente. La fede ci rende più forti e dato che siamo più forti abbiamo una fede maggiore. Il versetto afferma che lui “fu reso più forte nella sua fede”. Qual era il segreto della forza di Abraamo? Secondo l’apostolo Paolo, il segreto consisteva nel dare la gloria a Dio. Questa è la risposta, questo è il segreto di una fede forte. Mi voglio spingere oltre e dire che questa è la vera essenza della fede. La fede è ciò che dà gloria a Dio. In altri termini, mentre daremo gloria a Dio, ci renderemo forti e la nostra fede sarà forte. Senza ombra di dubbio, come ci mostra chiaramente l’apostolo Paolo e come l’autore dell’epistola agli Ebrei ripete nello stesso modo al capitolo undicesimo, questo era il segreto di Abraamo e della sua notevole fede. Abraamo, invece di vedere solo le proprie difficoltà fisiche e l’età di Sara, invece di vacillare a motivo della grandezza della promessa, invece di inciampare su queste due pietre, guardò a Dio. Questo è il vero segreto della fede! La migliore spiegazione dei guai e delle difficoltà che molti di noi esperimentano durante la vita è che, invece di mantenere gli occhi fissi su Dio, guardano se stessi, la loro debolezza e la vita vacillante a cui sono stati chiamati. Quando fissiamo il nostro sguardo su questi aspetti diventiamo deboli e iniziamo a vacillare. Abraamo non vacillò perché diede gloria a Dio! Fissò i suoi occhi su Dio e guardò il Signore. Ma dobbiamo considerare questa parte ancora un pò di più. Cosa significa esattamente quando diciamo che Abraamo diede gloria a Dio? Significa che lui considerò Dio, considerò chi è il Signore e come Lui è. Ecco il modo in cui lui diede gloria a Dio! Principalmente tutto questo non ha nulla a che vedere con ciò che Abraamo disse e fece. Questo viene in seguito. Abraamo glorificò Dio solo realizzando chi è Dio e come Lui è. In altre parole, contemplò e meditò tutti i gloriosi attributi di Dio. Ecco come lui lo glorificò.
Abraamo considerò L’ETERNITÀ DI DIO, che “Dio è”. Lui rifletté e considerò quest’aspetto: “Dio non ha né un principio, né una fine”.
Abraamo pensò alla GLORIA DI DIO. In Dio non esiste nulla di più glorioso della Sua gloria. Leggete le Scritture e troverete che gli uomini di Dio, i grandi uomini della fede, celebrarono costantemente queste due Sue caratteristiche: l’eternità e la gloria di Dio. Per molti aspetti, la gloria di Dio è il Suo attributo di base. Abraamo pensò a tutti questi aspetti.
Poi ricordò a sé stesso un altro attributo: LA SUA ONNISCIENZA. Dio è ovunque, non c’è luogo in tutto il cosmo dove Dio non sia presente. Pensate a tutte le volte che questo è celebrato nella Scrittura, come ad esempio nel Salmo 139: “Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là” (v. 8). “Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?” (v. 7). Dio è ovunque, riempie tutto l’universo.
Abraamo pensò ALL’ONNIVEGGENZA DI DIO. Dio conosce ogni cosa. Non esiste nulla che Dio non conosca: sin dal principio, Egli conosce la fine. Tutte le cose sono sempre presenti davanti ai Suoi occhi e alla Sua esplorazione. Egli conosce tutto e non c’è nulla che accada o che sia accaduto senza che Dio non lo sappia o che non l’abbia conosciuto prima.
Abraamo considerò L’ONNIPOTENZA DI DIO. Non c’è limite alla potenza di Dio. Infatti, se ricordate, è in relazione con Abraamo che è espressa la domanda: “Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?” (Genesi 18:14). C’è qualcosa che Dio non possa compiere? La risposta è: “NO!” Nulla è impossibile a Dio (Luca 1:37). La Sua potenza è assoluta, è eterna, è onnipotente. In essa non esiste limite di alcun genere. Abraamo pensò a tutte queste cose di Dio. Ecco come lui diede gloria a Dio. Dopo aver meditato su questi aspetti, Abraamo arrivò a certe conclusioni (non è difficile seguirlo con l’immaginazione).
Prima considerazione. Possiamo sentirlo dire a se stesso: “Ebbene, Dio mi ha dato questa notizia straordinaria, Dio mi ha fatto questa stupenda promessa: che io, a questa età, prossima ai cento anni, e Sara nelle condizioni in cui si trova, avremo un figlio che sarà mio erede, che sarà la mia discendenza, e dal quale e per mezzo del quale ogni nazione della terra sarà benedetta. È Dio che lo ha detto. È una cosa stupenda! Sì, ma dopo aver guardato a Dio ed ai Suoi attributi eterni ed alle Sue caratteristiche, ne deduco questo che: “In base al fatto che Dio è ciò che è, Lui non fa mai una promessa con leggerezza o con imprecisione e ancor meno in modo sconsiderato”. Questa è una cosa meravigliosa! Ognuno di noi fa delle promesse, ma, ahimè, non sempre le manteniamo. Il motivo è che le facciamo senza pensare bene a ciò che stiamo dicendo. Se ci troviamo in una situazione felice, noi facciamo delle promesse. Ma non ci riflettiamo quanto dovremmo, non prendiamo in considerazione le possibilità, le difficoltà e le ripercussioni di ciò che potrebbe accadere. Noi facciamo promesse con leggerezza e in modo sconsiderato e poi non le manteniamo. Questo è il problema! Tutto questo non vale per Dio. Egli non fa una promessa senza vedere la fine sin dal principio, senza vedere ogni circostanza possibile e ogni situazione. Lui sa esattamente quello che fa, Lui non fa mai una promessa con leggerezza, con imprecisione e sconsideratamente.
Seconda considerazione. Abraamo sapeva che Dio non cambia modo di pensare e questo accade perché Lui è Dio. È scritto che Dio è “Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:17). Dio è lo stesso in eterno. Quindi, ciò che Dio ha promesso, Lui lo porterà sicuramente a compimento. L’affermazione migliore relativa a questo concetto si trova in Tito 1:2: “Dio…non può mentire”. Dio non può mentire, non contraddice sé stesso, non ritorna mai indietro su ciò che ha detto, non cambia mai opinione! Abraamo lo capì bene! “La promessa”, deve aver pensato fra se e se, “è sicura perché Dio sa cosa sta facendo, e per di più, Dio non ritorna mai indietro sui Suoi passi. Dio non muta il Suo pensiero, non muta il Suo punto di vista o il Suo proponimento”. E, al di sopra di tutto, sono la capacità e l’eterna potenza di Dio che gli permettono di portare a buon fine tutto ciò che Lui si è proposto: “Pienamente convinto che, quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo” (Romani 4:21). Come scrisse Toplady: “L’opera che la Sua bontà iniziò, la forza del Suo braccio la completerà. La Sua promessa è Sì ed Amen e mai verrà meno”.
Abraamo si trovava nella condizione di dire a sé stesso che siccome queste cose erano vere, non c’era allora nient’altro che potesse contare.
È vero che considerò il suo corpo e la condizione di Sara e sapeva che ciò che gli fu promesso andava contro le leggi naturali e che da un punto di vista umano si trattava di una situazione impossibile, ma nel momento che quei pensieri entrarono nella sua mente rispose loro dicendo: “Io sono cosciente di essere vecchio, sono cosciente che mia moglie non può più essere mamma, ma sono cosciente che Dio conosceva ogni cosa, prima ancora di farmi la promessa. Dio sa che sono prossimo ai cento anni, Dio conosce ogni cosa di Sara, la sua età e la sua menopausa, ma non ha senso considerare queste situazioni. Dio le conosce tutte e quando mi ha fatto la promessa 25 anni fa sapeva che ci avrebbe trovati fisicamente non idonei. Io non sono in grado di capire come possa accadere, ma Dio è onnipotente, non c’è nulla che sia troppo difficile per Lui. Nulla è impossibile con Dio”.
L’unica cosa che contò per Abraamo fu che Dio aveva parlato, che Dio aveva fatto una promessa, e siccome chi aveva parlato era Dio, e siccome chi aveva fatto la promessa ad Abraamo era Dio, disse: “Non c’è altro che deve essere considerato. Sto perdendo il mio tempo con questi miei ragionamenti. L’unica cosa che conta è che Dio ha parlato”. Abraamo “diede gloria a Dio”.
Cosa c’era nella fede di Abraamo che gli permise di accettare quella sconvolgente promessa basandosi semplicemente sulla nuda Parola di Dio, di diventare assolutamente certo, di agire di conseguenza e di rischiare tutto appoggiandosi su di essa? In quale modo la fede compie quest’opera? La risposta è la seguente: “La fede è ciò che rende l’uomo forte”, infatti è scritto: “Davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio”. Come abbiamo detto all’inizio: “Fu fortificato per la sua fede” o “nella sua fede”. Ad ogni modo si afferma che la fede ci dona la capacità di essere forti ponendo vigore, potenza e forza in tutta la nostra vita, nel nostro modo di pensare e nelle nostre attività.
Notate come l’apostolo Paolo si esprime: “Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni) e che Sara non era più in grado di essere madre”. Come poteva essere forte? In quale modo venne fortificato? Ebbene, Abraamo venne liberato dalla sua debolezza, egli “non venne mai meno”. Abraamo osservò i fatti, ma non si fermò davanti ad essi. Non perseverò nell’osservare la realtà, le difficoltà e gli ostacoli. Li guardò, ma dopo averlo fatto si voltò verso qualcos’altro, guardò Qualcun altro. Il problema dell’incredulità è che si guarda solo alle difficoltà (vedi Pietro sulle acque che guardò il vento). La fede non volta le spalle ai problemi, li sormonta. La fede è ciò che glorifica sempre Dio. Fede significa credere in Dio semplicemente e solamente perché Lui è Dio. Nulla può dar gloria a Dio più di questo, nulla può insultare Dio quanto colui che non ha fiducia nella Sua parola. Questa è una grande lezione e qui troverete che gli uomini che hanno glorificato Dio più di chiunque altro al mondo sono stati i grandi “uomini di fede”.
Riassumendo adesso l’insegnamento di questo brano possiamo dire che fondamentalmente la fede è ciò che dà gloria a Dio considerando la verità che Lo concerne ed avendo ad ogni costo completa ed assoluta fiducia in Lui. Questa è fede! E ciò, secondo l’apostolo, è la fede nella sua essenza. Questa fu la fede di Abraamo, ed è a ciò che Paolo è interessato. La considera e la usa come esempio poiché in quest’uomo, e in ciò che fece, noi vediamo perfettamente delineati gli elementi principali e caratteristici della fede.
A questo punto, mi sembra che sia buono considerare alcune difficoltà e problematiche. Se io abbandonassi questo discorso senza maggiori delucidazioni sono certo che molte persone rimarrebbero non solo confuse, ma perfino scoraggiate. Perciò devo chiarire che il nostro brano c’insegna che esistono vari livelli di fede. Sono gli stessi termini che sono usati a suggerircelo. Il termine “forte o fortificare” ed il termine “venir meno o indebolire” indicano tre livelli di fede oppure, se preferite, tre gradi della fede. Permettetemi di suggerire alcune citazioni dalla Scrittura per affermare questo punto di vista. Vi ricordate le parole del Signore durante quel noto incontro in cui Pietro camminò sulle acque? Il Signore disse: “Uomo di poca fede” (Matteo 14:31). Non disse che Pietro non aveva fede, lo rimproverò di avere “poca fede”. Ma la “poca fede” suggerisce la possibilità di avere anche “molta fede” e ancor più, una fede abbondante. Facciamo un altro esempio: vi ricordate i discepoli nella barca con il Signore? Egli era stremato ed andò a poppa per addormentarsi. All’improvviso si alzò una tempesta e l’acqua incominciò ad entrare nella barca; tutti i passeggeri iniziarono a preoccuparsi pensando che stavano per affondare. I discepoli, terrorizzati, lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che noi moriamo?” (Marco 4:38). Il Signore, rimproverandoli disse: “Dov’è la vostra fede?” Qui troviamo ancora un aspetto che ci suggerisce un limite. Troviamo la stessa cosa nel racconto del ragazzo indemoniato ai piedi del monte della Trasfigurazione, quando il padre esclamò: “Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità”. Costui aveva fede, “credeva”, tuttavia era cosciente della sua debolezza e quindi chiede aiuto e forza. In aggiunta a questi esempi pratici esiste un insegnamento molto lampante dato dal nostro Signore: “In verità io vi dico: se avete fede quanto un granello di senape, potrete dire a questo monte: “Passa da qui a là”, e passerà e niente vi sarà impossibile”. Se aveste “fede quanto un granello di senape” (Matteo 17:20). Esso è il più piccolo tra tutti i semi. Si può avere quella quantità di fede, ma se ne può avere anche di più – anche qui troviamo un’indicazione di livelli di fede. Oppure prendete il caso della donna cananea che persisteva nel chiamare Gesù benché lui cercasse di dissuaderla, e cercasse di metterla alla prova. Alla fine il Signore si rivolse a lei e le disse: “Donna, grande è la tua fede”. Prendiamo un altro esempio, quello del Centurione che mandò il messaggio al Signore circa il suo servo ammalato. Disse che il nostro Signore non aveva bisogno di entrare in casa sua, ma doveva solo “dire soltanto una parola”. E il nostro Signore rispose dicendo: “lo vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!” (Matteo 8:10). Una fede grande, una fede forte! Poi troviamo la frase in Ebrei 10:22: “Avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede”. Si può andare a Dio con fede, ma non necessariamente con “piena certezza di fede”. Tu puoi possedere una fede sufficiente che ti conduce a Dio, ma quant’è differente quest’ultima da una piena certezza di fede e da una “fiducia santa”. È importante che riconosciamo le distinzioni che si trovano nelle Scritture stesse. Le possiamo riassumere sotto forma di principio.
Primo, esiste una forma di fede che è debole, ma ricordiamoci che una fede debole, nonostante tutto, è pur sempre fede. È molto difficile sapere come spiegarsi, ma solo il fatto di pronunciare l’espressione “una fede debole” è un’indicazione che si tratta in ogni modo di fede. “Però”, tu dici, “se un uomo possiede comunque della fede in Dio, deve trattarsi di una fede assoluta”. Questo è vero, nel senso che un giovane alberello possiede in sé le caratteristiche di una quercia, ma sicuramente il suo tronco non è robusto quanto quella. Quindi la nostra fede potrebbe essere debole, ma comunque rimane una fede reale. Non è possibile dunque chiamarla in un modo diverso. Non è incredulità, ma assomiglia soltanto alla luce debole di una candela. Si tratta pur sempre di luce. La stessa cosa vale per la fede sebbene si possa trattare di una fede debolissima. Si tratta, se vi par meglio, della differenza che intercorre tra un bimbo ed un adulto. Non si può dire che un bambino, un neonato, non abbia forze. Ne possiede, ma la sua forza è molto piccola se paragonata a quella di un uomo, oppure se la paragonate alla forza di un atleta o di qualcuno che pratica un’attività sportiva. Sebbene il bambino non sembri possedere forza quando lo si confronta con un adulto o con i suoi muscoli potenti, si deve comprendere comunque che un bambino possiede una certa dose di forza, è capace di muovere i suoi arti ed è in grado di compiere certi movimenti. Quindi possiede della forza sebbene non sia molta.
Il secondo principio ci rivela l’esistenza di due fattori, due elementi che sicuramente determinano la forza della nostra fede.
a. Il primo è la conoscenza che noi abbiamo di Dio. È sempre questo l’elemento principale della fede: la conoscenza di Dio! Fu la conoscenza che Abraamo aveva di Dio che lo rese un uomo di tale grandezza e questo fu anche l’aspetto che rese la sua fede grande.
b. Il secondo elemento riguarda l’applicazione pratica delle cose che conosciamo. Anche questo è molto importante: “Se sapete queste cose siete beati se le fate” (Giovanni 13:17). Ciò deve applicarsi alla fede. La semplice conoscenza teorica che non si avventura mai in ciò che conosce non potrà mai tramutarsi in una fede forte. Quindi, in aggiunta alla nostra conoscenza, deve esistere l’applicazione della conoscenza stessa. I discepoli che si trovavano sulla barca durante la tempesta stavano fallendo nell’applicazione della loro fede; ecco perché il Signore fece quella domanda così particolare: “Dov’è la vostra fede?” Voi avete la fede, ma dov’è ora? Perché non l’applicate a questa situazione? Cosa ne avete fatto della vostra fede? L’avete lasciata a casa vostra? Perché non è qui? Perché non è stata applicata, ora? Voi avete la fede, ma perché non l’applicate alla situazione che state vivendo? Il problema dei discepoli consisteva nel fatto che non usarono la fede che avevano, non ci pensarono. Stavano a guardare le onde e le acque che entravano nella barca. Ma più si spaventavano, più imbarcavano acqua, così infine dissero: “Siamo finiti, stiamo per affondare, vediamo se Lui ci può salvare”. E Lui rispose: “Dov’è la vostra fede?” Dunque, conoscere Dio e l’applicazione di ciò che abbiamo appreso determinano la forza della nostra fede. La domanda sorge spontanea: che differenza c’è fra fede e temerarietà?

FEDE E TEMERARIETÀ

Nella Scrittura troviamo due brani che trattano quest’argomento e che creano molta confusione e molto malcontento nei credenti. Il primo è il noto brano di Giacomo 5:13: “C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Canti degli inni. C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati”. Il secondo brano invece si trova in Marco 11:20-24: “La mattina, passando, videro il fico seccato fin dalle radici, Pietro, ricordatosi, gli disse: Maestro, vedi, il fico che tu maledicesti è seccato. Gesù rispose e disse loro: Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto, Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete”. Ci sono molti fratelli che a causa di questi brani hanno molti problemi. Generalmente la questione è che o loro stessi sono stati colpiti da una malattia, oppure lo sono alcuni dei loro cari. Così si avvicinano a questi due passi, e credendo, li mettono in pratica. Fanno la loro “preghiera della fede” credendo veramente che “se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto”. Non pregano soltanto Dio per ricevere una guarigione, ma secondo l’insegnamento che hanno ricevuto si sporgono così oltre da ringraziare Dio per avere già compiuto la guarigione. Questo è il modo con cui comprendono queste frasi della Scrittura. Credi di aver ricevuto ciò che hai richiesto, dici che quella guarigione è già avvenuta, di conseguenza smetti di pregare. Poi ringrazi Dio per aver già compiuto la guarigione richiesta. Sfortunatamente, poi, si rendono conto che quella guarigione non è avvenuta e così rimangono molto perplessi. L’esempio più toccante che ho mai incontrato, sia a livello di esperienza personale, sia nelle mie letture, è un caso che si trova nel libro: “Vita di Andrew Murray”. Costui pensava fortemente che i cristiani non dovessero mai ricorrere ai dottori o ai medicinali. Per anni pensò in questo modo e per anni mise in pratica questa teoria. Poi venne un giorno in cui dovette partire per una serie di incontri in cui doveva predicare. Aveva un nipote che desiderava tanto accompagnarlo, ma quel giovane ragazzo soffriva di tubercolosi ai polmoni. Ovviamente non si trovava nelle migliori condizioni fisiche per partire. Così parlarono insieme di questo problema ed Andrew Murray gli disse: “Tu credi che Dio ti possa guarire, non è vero?” E il nipote rispose: “Sì!” – “Bene”, disse Andrew Murray: “Allora invochiamo il Signore con fede”. Così lessero questi brani e pregarono Dio per ricevere la guarigione e terminarono ringraziando Dio per la guarigione che sapevano di aver già ricevuto. Loro “lo fecero per fede”. Questo è il modo con il quale interpretarono quei versetti. Così partirono per quella serie di incontri confidando ed essendo certi che quel giovane ragazzo era stato completamente guarito e che tutto sarebbe proceduto per il meglio. Ma dopo tre settimane il giovane morì.
Premesso che non stiamo trattando l’argomento della fede che guarisce, nondimeno la gente è sempre confusa intorno a questi argomenti. Suggerirei due cause principali. La prima, e questa fu evidente nella fede di Abraamo, è che la gente non interpreta correttamente le promesse della Parola di Dio. Abraamo al contrario, sapeva benissimo cosa fossero. Sapeva che Dio aveva parlato, che Dio aveva fatto una promessa specifica e particolare. Non c’era nessun dubbio e Abraamo credette. Ma per quanto riguarda questi nostri amici nella loro mente risiede tanta confusione circa le cose che Dio ha proferito. Ce ne sono alcuni che insegnano perfino che non è nella volontà di Dio che qualcuno dei Suoi figli sia ammalato. Ma questo non è ciò che dichiara la Scrittura. Nella Scrittura ci è chiaramente insegnato che Dio può usare la malattia per castigarci, per riprenderci, per tenerci in umiltà (vedi il caso di Paolo), per il bene della nostra anima. Ma alcuni credono che un credente non deve ammalarsi e se si ammala Dio deve per forza guarirlo. Queste persone sono destinati a finire nei guai.
Alcuni hanno la colpa di fraintendere il carattere della fede. Considerano la fede come qualcosa che ognuno di noi ha il diritto di “maneggiare”. In altri termini, se si legge un libro che tratta quest’argomento, oppure si ascolta un sermone, si dice: “Ah, lo posso fare anch’io, mi piacerebbe tanto provarci!” Ma non lo si può fare con la fede. Tu non puoi decidere di “farlo” per fede. È molto pericoloso pensare di poterlo “fare” per fede. “Non è stupendo”, dice qualcuno. “Guarda queste persone, ascolta la storia di quest’uomo: miracoli a palate!” Così decidono di provarci anche loro. Purtroppo a loro la storia non funziona. Perché no? Perché non hanno compreso correttamente cosa sia la fede. Non si può usare la fede a nostro piacimento o quando decidiamo di farlo. Non si può usare la fede a sangue freddo e decidere di diventare “uomini di fede”. Qualcuno obietterà: “Ognuno di noi ha la fede”. Quando ti siedi stai esercitando la fede perché credi che la sedia ti possa sostenere. Quando sali su un treno o su un autobus eserciti la fede”. Il discorso è che tutti noi possediamo la fede e tutto ciò che dobbiamo fare è di esercitare quella fede innata nella natura umana, in materia di credere in Dio. Ma questa io lo chiamo: “La legge della probabilità matematica”. Quando mi siedo su una sedia agisco sul principio delle probabilità che essa non si rompa in quell’istante. Forse succederà in un secondo momento. Questa è la legge della probabilità matematica. Quando salgo su un treno o viaggio in autobus, faccio esattamente la stessa cosa. Non esercito la fede nell’autobus o nel suo conducente. Mi affido al fatto che so – generalmente in maniera inconsapevole – che novecentonovantanove volte su mille, e probabilmente di più, che quello è un mezzo abbastanza sicuro. La fede è spirituale, è un dono di Dio. Solo il cristiano possiede la fede. Non è possibile aver fede senza essere cristiano. È impossibile. La fede non è un elemento naturale insito nell’uomo. La fede non è auto – persuasione ed autosuggestione, o non consiste nel discutere freneticamente sul fatto che noi crediamo veramente. Chi dice: “Io credo in questo, io voglio credere in quello” non significa che lui possegga la fede. Qualcuno cita Marco 11:22-24: “Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete”. L’interpretazione più comune di questo verso attesta questo: se io voglio qualcosa, devo iniziare a pregare. Persuado me stesso di credere di ricevere quello per cui ho pregato. Molti altri vanno così oltre dicendo che, dopo aver reso nota la loro richiesta a Dio, ci si dovrebbe fermare di pregare, credere di possederlo già e ringraziare Dio. Ma ciò non accade sempre. Perché no? Poiché in molti casi quella povera anima non ha creduto veramente di ricevere il dono di Dio, ma stava persuadendo sé stessa. Che fatto totalmente opposto alla verità! “Credere” nella dichiarazione del nostro Signore significa certezza, sicurezza e fiducia nel risultato. Noi non possiamo comandare le cose con la nostra volontà! La fede è un dono trasmesso. Io credo che, mentre parlava ad Abraamo, Dio stava donandogli la fede necessaria per credere alla promessa. Non c’era nulla di naturale in Abraamo che potesse corrispondere a Dio. La fede è un dono trasmesso, perciò è qualcosa che porta sempre alla piena fiducia in Dio ed al pieno affidamento a Dio. Dove c’è la fede non c’è sforzo, non c’è tensione. La fede, possiede sempre l’elemento della sicurezza e della
fiducia. È scritto di Abramo che: “Fu pienamente convinto”. Egli ebbe la certezza e fu sicuro. Questo elemento è sempre presente nella fede. Se esiste sforzo o tensione, se c’è solo un tentativo cercando di aiutarti o di persuaderti, puoi essere certo allora che non si tratta di fede: “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. La grande caratteristica di questi eroi della fede stava nella loro sicurezza. C’era una profonda certezza basata sulla loro profonda conoscenza di Dio. In altri termini, e per dare un’interpretazione positiva del brano in Marco 11 che inizia con la frase: “Abbiate fede in Dio”, non c’è dubbio che la traduzione di Hudson Taylor fosse corretta. Egli disse che non si dovrebbe tradurla con: “Abbiate fede in Dio”, ma con “Affidandovi alla fedeltà di Dio”. Il riferimento è Dio. Fede significa aggrapparsi alla fedeltà di Dio e fin quando lo farai non potrai sbagliare. La fede non vede le difficoltà. La fede non guarda nemmeno sé stessa. Va oltre. La fede non è mai interessata a sé stessa e non parla mai di sé. Diffido sempre di coloro che mi parlano della loro fede. Questa è la caratteristica propria delle sette che attirano sempre l’attenzione su di sé e su ciò che stanno facendo o su ciò che hanno compiuto. L’accento è sempre sull’Io. Ma la fede non si concentra su di sé o sulla persona che l’esercita. La fede guarda a Dio, si affida alla fedeltà di Dio. La particolarità importante della fede non sta in ciò che sto facendo, ma sulla fedeltà di Dio. Abraamo “diede gloria a Dio”. La fede si interessa solo di Dio, Lo onora e magnifica le Sue virtù. La misura della forza della fede dell’uomo è, sempre, in fondo la misura della conoscenza che lui ha di Dio. Non esiste principio più importante di questo. La fede glorifica sempre Dio. Non c’è quella forma di eccitamento sempre presente nelle sette ed in altre forme d’insegnamento che non sempre vanno sotto il nome di sette, ma che in realtà vi appartengono. La grande caratteristica di Abraamo, di quest’uomo di Dio, di quest’uomo che partì, qualsiasi cosa accadesse, era questa: lui “era l’amico di Dio”. Conosceva bene Dio e su di lui c’era qualcosa del segno dell’eternità. Quando un uomo è amico di Dio, è un uomo di grande fede, di fede forte; non è debole e non vacilla. Non c’è nulla nell’uomo, ma è la conoscenza che possiede di Dio e dei Suoi attributi. Conosce Dio così bene tanto da riposarsi su quella conoscenza. Sono le preghiere di tali uomini quelle che ricevono risposta. Quindi la fede non è qualcosa che si possa creare. Se vuoi essere un uomo di fede, se vuoi essere un uomo con una fede forte, devi capire che sarà sempre il frutto che deriva dall’essere diventato un certo tipo di persona. Se desideri veramente ottenere una fede forte, questo è il metodo giusto. La si ottiene mediante una profonda conoscenza della Bibbia e di Dio. Se desideri avere una fede forte, leggi la Bibbia, leggila dall’inizio alla fine. Concentrati sulla rivelazione che Dio ha dato di sé e del Suo carattere. Fissa gli occhi anche sulla profezia e poi studia le Sue promesse adempiute. Questo è il modo per sviluppare una fede forte e per essere radicati su tutto questo. Poi leggi i brani che parlano della storia e le storie dei grandi eroi. Ecco perché l’autore dell’epistola agli Ebrei scrisse, al capitolo 11, quella galleria d’immagini relativa ai grandi santi del passato. Lui ci dice: “Guardate questi uomini che erano uguali a voi. Qual era il loro segreto? Conoscevano Dio! Diedero gloria a Dio e si affidavano completamente a Lui ed alla Sua Parola. Custoditelo nella vostra mente, parlate a voi stessi di questi aspetti, meditate su queste cose”. Questa è la via che sviluppa una fede forte. Generalmente si tratta di un cammino e normalmente ci vuole del tempo a meno che non vi venga trasmessa improvvisamente per uno scopo specifico di Dio. Ma al di là di tutto, significa avere una conoscenza personale di Dio, pregare, trascorrere tempo alla sua presenza ed aspettarlo. Infine, applica tutte queste cose nelle circostanze particolari della vita. “Non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio”: questo è il segreto della fede. Il nostro guaio principale consiste nella nostra ignoranza intorno alle cose di Dio. Quindi non concentrarti troppo sulla tua poca fede, pensa di più a Dio. Conoscilo, studia la verità che lo concerne. Se lo farai, scoprirai, forse a tua totale sorpresa, che la tua fede starà diventando più forte e tu stesso ti sorprenderai. Possa Dio, per Sua grazia, concedere che ognuno di noi possa avere una fede forte.

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