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>E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?

>

“8 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”. 13 E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?” 1Pi 3:8-13

Avendoci comandato di rendere il bene per il male, Pietro ci dichiara, nel v.13: “E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?”
Questo è un importante principio della vita. Solitamente, chi vive facendo il bene, impegnandosi nel bene, riceverà molto meno male di uno che vive facendo il male.
È facile capire questo. Ci sono tanti esempi di come fare il male porta a ricevere il male. Per esempio, se uno dice menzogne, o è disonesto, o inganna le persone, quelle persone gli saranno nemiche. Se uno arriva facilmente a picchiare, sarà molto probabile che sarà picchiato. A proposito, Gesù dichiara, in Matteo 26: “tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada.” (Mat 26:52 LND)
Quindi, più una persona fa del male, più è probabile che riceverà del male. Seminare il male porta a raccogliere il male.
Al contrario, più una persona fa del bene, più è probabile che gli altri lo apprezzeranno anziché fargli del male. Infatti, il versetto dichiara: Chi vi farà del male, se voi seguite il bene?
Se fate del bene a tutti, sarà difficile che qualcuno vi farà del male.
E Dio ci comanda di fare del bene a tutti, anche a coloro che ci fanno del male. Come abbiamo già visto in 1Pietro, un credente è chiamato ad essere un ottimo cittadino, un dipendente fedele, e un buon vicino. Come Gesù dichiara in Matteo 5:14, noi che siamo salvati siamo la luce del mondo!
Quindi, se volete evitare tanto male, camminate seguendo il bene.
Quando le sofferenze ingiuste arrivano vv.14-15a

Però, anche se facciamo solo il bene, è possibile che avremo comunque da soffrire. Ci saranno le volte in cui uno dovrà soffre per la giustizia, pur non avendo fatto alcun male.
Leggiamo i vv.13-15a.
“13 E chi vi farà del male, se voi seguite il bene? 14 Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! “Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate,” 15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori ” (1Pi 3:13-15 LND)
Leggo ancora il v.14: “Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi!”
Anche se viviamo facendo il bene, è possibile che avremo da soffrire, proprio perché camminiamo nella giustizia di Dio.
Chi veramente appartiene a Gesù Cristo, e cammina nella luce, sarà in qualche modo odiato dal mondo, proprio perché appartiene a Cristo. Gesù dichiara questa verità in Giovanni 15.
“18 Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giov 15:18-19 LND)
Coloro che non hanno Cristo odiano la luce, e così, è facile che odieranno i seguaci di Cristo.
Gesù Cristo dovette soffrire per la sua giustizia, come anche tanti degli Apostoli. Durante la storia, e anche oggi, tanti credenti nel mondo soffrono per la giustizia. Uno può soffrire fisicamente, può soffrire economicamente, può essere calunniato, può ritrovarsi a dover soffrire in tante forme diverse. Però, la Bibbia ci dichiara che i credenti devono aspettarsi l’arrivo di qualche sofferenza per la giustizia.
La sofferenza si può manifestare nelle difficoltà nel matrimonio, quando il coniuge non è credente. Oppure per uno studente può consistere nell’essere preso in giro a scuola. Può essere un capo al lavoro che rende la vita difficile. In un modo o nell’altro, è probabile che ogni credente dovrà soffrire per la giustizia.
Quando soffriamo per la giustizia, anziché essere turbati, dovremmo gioire, perché quella sofferenza ci porta grandi benedizioni. Il brano dichiara: beati voi! Ci sono tanti brani che parlano di questo principio. Vi leggo qualche esempio.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio.” (1Piet 2:19-20 LND)
“10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi”.” (Mat 5:10-12 LND)
“Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà.” (Mat 16:25 LND)
“Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Cor 12:10 LND)
“Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui,” (Fil 1:29 LND)
“11 Ecco, tutti quelli che si sono infuriati contro di te saranno svergognati e confusi; quelli che combattono contro di te saranno ridotti a nulla e periranno. 12 Tu li cercherai ma non troverai più quelli che contendevano con te; quelli che ti facevano guerra saranno come nulla, come cosa che non esiste più. 13 Poiché io, l’Eterno, il tuo DIO, ti prendo per la mano destra e ti dico: “Non temere, io ti aiuto” 14 Non temere, o verme di Giacobbe, o uomini d’Israele! Io ti aiuto dice l’Eterno; Il tuo Redentore è il Santo d’Israele.” (Isa 41:11-14 LND)
Questi brani, e tanti altri, ci ricordano che la sofferenza farà parte di chi cammina giustamente, ovvero, di chi cammina per fede in Cristo.
Quindi, anziché essere spaventati o agitati quando soffriamo per la giustizia, dobbiamo rallegrarci, sapendo che grande sarà il nostro premio in cielo! Quando soffriamo per la giustizia, siamo beati!
2) Non avere timore, non siate turbati

Dio sa che a volte quando soffriamo per la giustizia, è facile essere tentati di avere timore. Perciò, il versetto continua, e ci spiega il modo per non avere timore. Leggiamo il v.14 e la prima parte del v.15.
“14 Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! “Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate,” 15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori ” (1Piet 3:14-15 LND)
Non dobbiamo avere timore di coloro che ci fanno del male! Non dobbiamo essere turbati.
Ricordiamoci le parole di Gesù in Giovanni 14
“Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me.” (Giov 14:1 LND)
“Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi.” (Giov 14:27 LND)
Anche quando soffriamo, anche quando gli altri ci fanno del male, non dobbiamo avere alcun timore di loro, e non dobbiamo avere un cuore turbato, perché possiamo confidare in Dio. Avendo fede in Cristo, possiamo conoscere la sua pace, la pace che sorpassa l’intelligenza.
Non dobbiamo avere timore o essere turbati, perché gli uomini non possono farci alcun male che sia duraturo, e perché Dio ha una cura totale e perfetta di noi. Leggo le parole di Gesù in Matteo 10.
“28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. 29 Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. 30 Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri.” (Mat 10:28-31 LND)
Non dobbiamo temere gli uomini, perché Dio ha cura di noi. Il peggio che gli uomini possono farci è uccidere il corpo, e lo possono fare solo se quello è il momento che Dio ha già stabilito prima della nostra nascita. Gli uomini non possono farci alcun male se non secondo il piano perfetto del Signore.
Se è permesso da Dio, gli uomini potranno uccidere il nostro corpo. Però, non potranno mai uccidere la nostra anima! Ecco perché non dobbiamo temere gli uomini. Dio è con noi. Egli ci cura nei minimi dettagli, perfino controlla quanti capelli abbiamo in testa. Perciò, non dobbiamo avere paura, né dobbiamo essere turbati, qualsiasi sia la sofferenza che ci arriva.
3) anzi, santificare il Signore Dio

Quando soffriamo per la giustizia, per non avere timore degli uomini, dobbiamo riempire il nostro cuore con il contrario, cioè dobbiamo santificare il Signore Dio nei nostri cuori. Questo non solo porta gloria a Dio, ma ci protegge dall’avere timore.
Il senso di “santificare il Signore” qua è principalmente riconoscere la sua potenza, sovranità e cura di noi, specificatamente in mezzo alla sofferenza.
Cioè, quando soffriamo, soprattutto per la giustizia, anziché focalizzarci sulle nostre sofferenze, dovremmo riconoscere Dio come il Sovrano e Onnipotente Signore. Dovremmo riconoscerLo come il nostro rifugio. Dovremmo abbondare in ringraziamento per il fatto che abbiamo il Signore come forza e rifugio, anche nella prova attuale. Dovremmo lodarLo perché Egli è sovranamente in controllo di tutto. Facendo così, santificheremo il Signore nel nostro cuore.

Facendo così, Dio verrà glorificato, e noi avremo pace. Quindi, santificate il Signore nei vostri cuori, sempre, e soprattutto quando soffrite per la giustizia.
4) Siate sempre pronti a spiegare il vangelo

A questo punto, il brano ci dà un altro comandamento che riguarda il modo in cui dobbiamo vivere, in qualsiasi momento, e soprattutto quando soffriamo per la giustizia.
Leggiamo ancora il v.15.
“anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore,” (1Pi 3:15 LND)
Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a nostra difesa a chiunque ci domanda spiegazione della speranza che è in noi.
Questo comandamento vale in ogni situazione, ma il suo contesto specifico è quando stiamo soffrendo per la giustizia, e anziché agitarci o avere paura, stiamo santificando il Signore nei nostri cuori.
Quando un credente soffre per la giustizia e gli altri vedono che non aveva fatto alcun male e che, anziché avere timore, ha pace e gioia perché santifica Dio nel suo cuore, sapendo che Dio è sovranamente in controllo, sapendo che tutto sta cooperando al suo bene eterno, la sua speranza diventerà molto visibile alle persone intorno a lui. Coloro che sono senza Dio non capiranno quella speranza, e perciò, sarà normale che vorranno capirla, e facilmente gli chiederanno delle spiegazioni della speranza che vedono in lui.
A proposito, se nessuno ti chiede della speranza che hai, forse non stai santificando il Signore abbastanza in mezzo alle difficoltà!
Comunque, in questo versetto, Dio ci comanda di essere sempre pronti a rispondere a nostra difesa a chiunque ci domanda spiegazioni.
Consideriamo questo comandamento, perché è molto importante.
La frase centrale in questo comandamento è: “rispondere a vostra difesa”.
La parola greca da cui queste parole derivano è “apologia”, che descrive una difesa verbale, o un argomento logico e ragionevole.
In altre parole, Dio comanda ad ogni credente di essere in grado di spiegare in modo chiaro il motivo della speranza viva che ha in Cristo.
In altre parole, dobbiamo tutti essere in grado di spiegare il Vangelo.
Dio ci comanda di essere sempre pronti a spiegare il Vangelo. Essere sempre pronti richiede due cose. Prima di tutto, dobbiamo essere preparati. Dobbiamo capire le verità bibliche del Vangelo. Chiaramente, una persona salvata da un mese non avrà lo stesso livello di conoscenza che potrà avere quando sarà salvata da un anno, e dopo dieci anni. Però, dovrebbe essere comunque in grado di spiegare in modo semplice le verità del Vangelo, anche dall’inizio della sua salvezza.
Quindi, per essere sempre pronti, dobbiamo prepararci. Dobbiamo impegnarci a capire le verità del Vangelo, per poterle spiegare in modo chiaro agli altri. Non è automatico. Richiede impegno, tempo e fatica. Dobbiamo metterci a studiare, a memorizzare, e a comprendere bene. Tutto questo è necessario per poter essere degli strumenti nelle mani di Dio.
C’è un altro aspetto importante per quanto riguarda l’essere sempre pronti. Per essere SEMPRE pronti, dobbiamo essere sempre attenti a cercare porte aperte. Dobbiamo essere sempre desiderosi di parlare del nostro Dio e Salvatore. Dobbiamo vedere ogni persona che incontriamo come qualcuno che ha bisogno di sentire di Cristo. E dobbiamo avere un modo di parlare che lascia aperta la porta di poter parlare di Dio. Come dichiara in Colossesi 4:6:
“Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come vi conviene rispondere a ciascuno.” (Col 4:6 LND)
La nostra conversazione dovrebbe sempre essere condita con grazia, ovvero, con le verità di Dio, e con mansuetudine, e gentilezza, e con la potenza di Dio che opera in noi. Attenzione! Quando il nostro parlare è sempre condito con grazia, non c’è spazio per un parlare sciocco o stupido. Non c’è spazio per discorsi cattivi. E dobbiamo sempre essere così, per essere sempre pronti a dare una chiara spiegazione della speranza che abbiamo.
Ricordiamoci che quando spieghiamo la speranza che abbiamo, non stiamo spiegando la nostra storia. Quando spieghiamo il Vangelo, non dobbiamo raccontare per filo e per segno gli avvenimenti della nostra salvezza. La salvezza di ogni persona arriva in situazioni diverse l’uno dall’altro. Quello che invece è sempre uguale sono le verità che devono essere riconosciute e credute. Per diventare un credente, per passare dalla morte alla vita, per ricevere il perdono in Cristo Gesù, una persona deve capire che Dio è il suo Sovrano Creatore e Giudice. Deve capire che sarà giudicato dopo la morte, e deve capire che è un peccatore, e che è impossibile che riesca a liberarsi da solo dal proprio peccato, perché il salario del peccato è la separazione eterna da Dio. Inoltre, avendo capito che la sua situazione è terribile, deve riconoscere che Gesù Cristo è Dio diventato uomo, e deve capire che Cristo ha dato la propria vita per pagare la condanna del peccato. Deve credere sia nella morte di Gesù come sacrificio, sia nella sua risurrezione.
Ogni credente dovrebbe essere in grado di spiegare queste cose. Man mano che passano i mesi, uno dovrebbe essere in grado anche di trovare subito i versetti che dimostrano che queste verità vengono direttamente dalla Bibbia.
Farlo con mansuetudine e timore

Dopo il comandamento di essere sempre pronti a dare questa spiegazione della nostra speranza, Dio ci comanda di farlo con mansuetudine e con timore.
La parola mansuetudine riguarda il nostro atteggiamento con gli altri, e timore riguarda il nostro rapporto con Dio. Con gli altri, dobbiamo essere mansueti. Ovvero, dobbiamo essere gentili, e umili, e rispettosi nel nostro modo di parlare. Ci saranno le volte che gli altri saranno cattivi con noi, e ci accuseranno falsamente. Ma noi dobbiamo essere la luce di Cristo davanti a loro, e non dobbiamo rispondere al male col male.
Inoltre, dobbiamo sempre avere timore di Dio, non timore degli uomini. Dobbiamo avere sempre premura di non offendere Dio. Dobbiamo sempre essere attenti di non dire nulla che potrebbe mancare di onorare Dio.
Quindi, dobbiamo vivere in modo che le persone vedano il chiaro frutto della speranza viva che abbiamo, e si chiedano come mai riusciamo ad avere pace a gioia anche in mezzo alle sofferenze. Dobbiamo anche impegnarci ad essere sempre in grado di spiegare chiaramente le verità del Vangelo, con un discorso logico e chiaro.
5) l’importanza di una buona coscienza

Il brano continua, e spiega un aspetto importante di come dobbiamo vivere.
Leggiamo il v.15 e 16, notando specificatamente il v.16
“15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore, 16 avendo una buona coscienza affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo.” (1Pi 3:15-16 LND)
Dobbiamo vivere in modo da avere sempre una buona coscienza.
Dio ha dato ad ogni uomo una coscienza. La coscienza ci condanna quando facciamo del male. Però, è importante capire che la coscienza non è infallibile. Prima di tutto, se la coscienza non conosce il metro di Dio, non saprà convincerci quando pecchiamo. Perciò, la coscienza ha bisogno di essere addestrata dalla Parola di Dio.
Inoltre, è molto possibile rendere la coscienza insensibile al peccato. Solitamente la coscienza è molto sensibile appena si inizia a peccare in un certo modo. Però, se si continua in quel peccato senza ravvedersi, la coscienza diventerà sempre meno sensibile. Si può arrivare al punto di avere la coscienza tranquilla, nonostante che si ha un grande peccato nella vita.
Quindi, è estremamente importante curare la propria coscienza. Prima di tutto, potete curare la vostra coscienza impegnandovi a conoscere sempre di più la Parola di Dio, e che cos’è veramente una vita di santità. Inoltre, per curare la coscienza, bisogna essere estremamente attenti a non ignorarla. Se la coscienza vi colpisce, è importante che valutiate quel comportamento o pensiero o parola che ha provocato il turbamento della vostra coscienza, e se è peccato, dovete confessarlo e abbandonarlo subito.
Infatti, il v.16 ci comanda di vivere in modo tale da poter avere una buona coscienza. Questo vale in ogni campo, e specificatamente per quanto riguarda il non rendere male per male, ma piuttosto offrire benedizione al posto della maledizione.
Quando viviamo così, ci sarà un risultato molto grande. Il versetto dichiara:
“affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo.”
Quando viviamo in modo da avere una buona coscienza, coloro che parlano male di noi saranno svergognati. Diranno cose brutte di noi, ma sarà palese che sono accuse false.
Notiamo anche che quello che li porta a vergognarsi non è il fatto che combattiamo per difenderci, piuttosto, è che il nostro comportamento è così buono che le loro accuse non riescono a reggere. Quando Gesù fu oltraggiato, non cercò di difendersi. Dio non ci chiama a difenderci, ci chiama ad avere un comportamento talmente buono che nessuna falsa accusa riuscirà a reggere nei nostri confronti.
Questo versetto non significa che ogni persona che ci accuserà poi si vergognerà. Ci saranno coloro che si vergogneranno, e ci saranno altri che avranno un cuore così indurito che non si vergogneranno. La cosa importante per noi è di vivere in tale modo che quelle persone non avranno nulla di vero da dire contro di noi.
6) il beneficio di soffrire facendo il bene

Il v.17 ci ricorda una verità importante, un principio che dovrebbe guidare la nostra vita su questa terra. Ve lo leggo.
“È meglio infatti, se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male” (1Piet 3:17 LND)
Se Dio sceglie che un credente debba soffrire, è meglio che quella sofferenza sia causata dall’aver fatto il bene, anziché dall’aver fatto il male.
Prima di tutto, notiamo che nella volontà di Dio, a volte dovremo soffrire. La sofferenza fa parte dell’opera di Dio in noi. Abbiamo letto in 1Pietro 1:6
“6 Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo.” (1Pi 1:6-7 NRV)
Le prove, le afflizioni, e quindi, le sofferenze, sono necessarie. Fanno parte dell’opera di Dio di santificarci, di conformarci all’immagine di Cristo.
Quindi, dobbiamo soffrire. La domanda è: soffriamo per aver fatto il male, o soffriamo per aver fatto il bene?
Questo versetto dichiara che è meglio, e infatti è molto, molto meglio, soffrire avendo fatto il bene, piuttosto che avendo fatto il male.
Se soffriamo avendo fatto il male, non ne avremo alcuna ricompensa. Certamente, Dio farà la sua opera in noi, ma noi perderemo molto, e non avremo alcuna ricompensa.
Invece, quando soffriamo facendo il bene, non solo avremo il frutto nella nostra vita che Dio compirà in noi, ma avremo una meravigliosa ricompensa in cielo per quel bene che avremo fatto, ricordando sempre che tutto il bene che riusciamo a fare, lo facciamo per la grazia di Dio che opera in noi.
Leggo ancora le parole di Gesù in Matteo 5:
“10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi”.” (Mat 5:10-12 LND)
Quanto è importante che la nostra sofferenza sia perché abbiamo fatto il bene! Quindi, quanto è importante che viviamo in modo da non avere da soffrire per i nostri sbagli! Viviamo in modo da avere una buona coscienza.
Conclusione, applicazione

Essendo arrivati alla fine di questo brano, voglio menzionare le verità principali che Dio ci ha mostrato in esso.
Prima di tutto, come abbiamo visto in molti versi di quest’Epistola finora, è molto importante che ci comportiamo bene in ogni rapporto nella vita. Dobbiamo essere buoni cittadini, buoni dipendenti, buoni con i nostri vicini, e buoni in ogni altro rapporto. Rendiamo bene per male. Come abbiamo letto oggi, se viviamo facendo il bene, chi ci farà del male? Quindi, impegniamoci a riconoscere e ad abbandonare ogni peccato, e a fare del bene in ogni situazione. Così, potremo glorificare Dio, rispecchiando Cristo, e inoltre, subiremo molte meno sofferenze nella vita.
Però, come abbiamo letto, anche se facciamo sempre il bene, ovvero, se camminiamo nella giustizia di Dio, è possibile che dovremo ugualmente soffrire. Però, se dovremo soffrire per la giustizia, ricordiamoci che questa sofferenza ci porterà ad essere beati in modo speciale!
Quindi, in questi casi, quando soffriamo per la giustizia, non dobbiamo avere timore! Non dobbiamo essere turbati. Piuttosto, possiamo santificare Dio nei nostri cuori, ovvero, possiamo trovare la nostra pace in Cristo, e il nostro rifugio in Dio, lodando Dio che Egli è sovranamente in controllo della nostra situazione. Allora, anziché avere paura, possiamo avere gioia e pace, sapendo che abbiamo una speranza viva in cielo.
Quando viviamo così, le persone noteranno la pace che abbiamo in mezzo alle sofferenze. Noteranno che anziché essere turbati, abbiamo gioia. E a volte, questo li porterà a chiederci spiegazione per la speranza che abbiamo.
Una verità estremamente importante che abbiamo visto oggi è che dobbiamo essere sempre pronti a dare una chiara spiegazione della nostra speranza. Quindi, dobbiamo impegnarci a conoscere sempre di più il vangelo. Inoltre, dobbiamo vivere in modo che la nostra conversazione sia sempre condita con grazia, per non ostacolare un discorso su Dio.
Quindi, vi chiedo: la vostra conversazione è condita con grazia? Parlate in modo che dimostra la presenza di Dio in voi?
Inoltre, siete in grado di spiegare con chiarezza le verità del Vangelo? Non mancate in questo importante impegno! Se non vi sentite preparati, chiedetemi, e vi aiuterò.
Vivete in modo che gli altri non abbiano nulla di negativo da poter dire di voi che sia vero. Quando peccate, confessate subito il vostro peccato, per riprendere un cammino di santità.
Se dobbiamo soffrire, soffriamo come Cristo soffrì, soffriamo per aver fatto il bene!
Quando viviamo così, avremo gioia, e il nostro Signore sarà glorificato in noi!
Così sia, o Padre.
Amen!

>Comportamento con altri credenti

>“8 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Piet 3:8-12 LND)
Questo brano parla prima di tutto di come dobbiamo comportarci con gli altri, o per meglio dire, parla di come dobbiamo essere, e poi, di come dobbiamo rispondere quando gli altri peccano contro di noi. Inoltre ci dà una promessa da ricordare. Iniziamo considerando il modo in cui dobbiamo essere con gli altri.

Come dobbiamo essere (v.

Leggiamo ancora il v.8.
“Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli,” (1Piet 3:8 LND)
Questo comandamento parla del cuore che dobbiamo avere gli uni verso gli altri, e descrive alcuni modi con cui quel cuore si esprimerà. Se il nostro cuore è puro e limpido, il nostro comportamento sarà puro e limpido.
Consideriamo uno per uno gli aspetti del cuore che dovremmo avere in ogni nostro rapporto, soprattutto fra credenti.
Siate tutti

Notiamo che il comandamento inizia con le parole: “siate tutti”. Quello che questo brano insegna non è solamente indirizzato ad alcuni. Non è facoltativo. È ciò che deve essere il cuore di ogni vero credente! Pietro sta parlando di coloro che sono stati rigenerati. Sarebbe impossibile per un uomo naturale riuscire a vivere nel modo che viene descritto in questo brano. Però ogni vero credente deve vivere così, ed è un grave peccato quando non lo fa. Possiamo vivere così se siamo salvati, per mezzo della potenza di Dio che opera in noi.
Ora, consideriamo gli aspetti che ogni vero credente deve avere.
Di una sola mente.

Il primo aspetto del cuore che dobbiamo avere è che dobbiamo essere tutti di una sola mente. Nella Nuova Riveduta leggiamo “concordi”.
In altre parole, dobbiamo avere lo stesso pensiero per gli altri che abbiamo per noi stessi. Dobbiamo avere lo stesso traguardo degli altri credenti: quello di glorificare Dio. Dobbiamo ricordare che siamo tutti membri dello stesso corpo. Essere di una sola mente esclude totalmente la rivalità, ed esclude i pensieri negativi gli uni verso gli altri.
Essere di una sola mente significa essere veramente concordi. Significa essere veramente uniti, cercando tutti la stessa cosa: la gloria di Cristo.
In Filippesi 2:2,3, tramite l’Apostolo Paolo, Dio ci spiega ancora di più cosa significa “essere di una sola mente”. Vi leggo.
“2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso.” (Fil 2:2-3 LND)
Quando siamo di una sola mente, non ci saranno divisioni fra di noi. Non ci sarà chi parla male di un altro. Non ci saranno rivalità. Non ci sarà chi si fissa a vedere il male in un altro, non ci sarà chi evita un altro.
Quando siamo di una sola mente, ci considereremo come membri della stessa squadra, anzi, dello stesso corpo, cercando lo stesso, identico traguardo, la gloria di Cristo, tramite l’edificazione degli altri credenti e la salvezza di nuove persone.
L’unico modo possibile di essere di una sola mente è di avere un forte desiderio di edificare gli uni gli altri. Quindi, è impossibile essere egoista, e vivere per sé, se si ha una sola mente, ed è impossibile avere una sola mente se alcuni sono egoisti.
Quando consideriamo tutti questi aspetti, iniziamo a capire quello che Dio intende quando ci comanda di essere di una sola mente.
Continuiamo, perché le altre qualità sono tutte collegate all’essere di una sola mente.
Compassionevoli

La seconda qualità che dobbiamo avere è che dobbiamo essere compassionevoli. Questa parola è un aggettivo che deriva da un verbo che è composto dalla parola “soffrire” e dalla preposizione “con”, e quindi il suo senso è di “soffrire con gli altri”. Potremmo anche dire “sentire le sofferenze degli altri”. Questo è il senso della parola compassionevoli.
Questo è il contrario della nostra tendenza naturale, che è di pensare alle nostre cose, e di non essere aggravati dalle difficoltà e dalle sofferenze degli altri. Certamente, nel caso di un genitore, è naturale soffrire per i dolori dei propri figli. Anche in una stretta amicizia, solitamente gli amici sono compassionevoli l’uno con l’altro.
Però, di natura, il più delle volte, non siamo veramente compassionevoli con tutti gli altri membri del corpo. Spesso, ci sono alcuni che ci sono poco simpatici. E se soffrono, non ci pesa affatto. Non soffriamo con loro.
Questa è una forma di egoismo. Chi è così, non comprende la profondità di far parte del corpo di Cristo, e quindi, di far parte di ogni altro membro del corpo.
L’unico modo di amare Dio è di amare anche coloro che Egli ama. Se amiamo veramente gli altri, allora, avremo gioia quando essi verranno onorati, e soffriremo con loro quando soffriranno.
In 1Corinzi 12, parlando del fatto che siamo tutti membra dello stesso corpo, leggiamo:
“E se un membro soffre, tutte le membra soffrono; mentre se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono insieme.” (1Co 12:26 LND)
Questo sarà il nostro cuore, se veramente amiamo Dio.
In Romani 12:15 leggiamo:
“Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono.” (Rom 12:15 LND)
Così saremo se siamo compassionevoli.
Oh fratelli, se non siete così, non state amando Dio! Un credente non può amare Dio, se non ama di cuore gli altri credenti. Un aspetto fondamentale dell’amore è di essere compassionevoli.
Siete così? Una persona veramente così non solo soffre con chi soffre, ma quella sofferenza lo spinge a cercare di sollevare quella persona. Per esempio, se un piede soffre, l’altro piede cerca di portare il più del peso, per sollevare dalla sofferenza. Similmente, quando un credente soffre, chi è compassionevole cerca di consolarlo in qualche modo.
Siete così? Essere compassionevoli richiede tempo ed impegno. Per essere così, dobbiamo essere disposti a cambiare i nostri programmi, per avere il tempo di essere compassionevoli.
Se ti è difficile essere compassionevole, ricordati quanto Gesù Cristo è compassionevole con te! Leggiamo in Ebrei 4:
“14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.” (Eb 4:14-16 LND)
Nonostante quanto ancora pecchiamo, Gesù non gira le sue spalle contro di noi. Anzi, Egli simpatizza con noi, in ogni nostra sofferenza, e ci apre la porta per andare al Padre, per trovare grazia al tempo opportuno.
Visto che Cristo è compassionevole con noi, ed abbiamo assolutamente bisogno della sua compassione, per diventare più come Cristo dobbiamo anche noi essere compassionevoli gli uni verso gli altri.
Quindi, fratelli e sorelle, impegnatevi ad essere compassionevoli, non solo con alcuni, ma con tutti!
Pieni di amore fraterno

Il brano continua, e ci comanda di essere pieni di amore fraterno.
Questa è la parola Greca “filadelfoi”, che descrive una bontà ed un affetto fraterno. Dio ci comanda di avere affetto fraterno gli uni per gli altri.
Questo amore non dipende dall’essere in un rapporto di amicizia, né dall’avere qualche legame culturale. È un amore fondato sul fatto che siamo tutti figli dello stesso Padre. Siamo fratelli e sorelle in Cristo.
Come potete sapere se avete questo tipo di amore gli uni per gli altri? Chi ama così prega per gli altri. Chi ama così porta i pesi degli altri, ed è sempre prontissimo a perdonare gli altri. Chi ama così ammonisce con amore per aiutare gli altri a crescere, e si impegna ad edificare gli altri. In parole semplici, chi è pieno di amore fraterno si impegna per il bene degli altri, ed ha un grande affetto per loro, perché sono figli di Dio.
Misericordiosi

Oltre ad essere di una sola mente, e compassionevoli, e pieni di amore fraterno, Dio ci comanda di essere misericordiosi. Questa parola in Greco è composta da una parola che significa “viscere e bontà”. Ricordiamoci che i greci consideravano le viscere come il centro dei sentimenti più profondi. Perciò, questa parola descrive uno che è molto toccato dalle sofferenze degli altri. Potremmo anche usare la parola “compassione”. È quel cuore che si impegna a sollevare la sofferenza degli altri.
Per poter impegnarti a sollevare la sofferenza degli altri, devi prima di tutto NOTARE la sofferenza degli altri. Perciò, quella persona che è così presa dai propri impegni da non riuscire a notare le sofferenze e i bisogni degli altri, non potrà ubbidire a questo comandamento. Quindi, per poter vivere in ubbidienza, dobbiamo impegnarci a vivere in modo da recuperare del tempo per notare le sofferenze degli altri, per poi impegnarci a sollevare quelle sofferenze. Così, saremo misericordiosi.
Grazie a Dio, che Gesù Cristo è misericordioso nei nostri confronti. Egli prende tempo di capire quali sono le nostre sofferenze, e ha il cuore di impegnarsi ad aiutarci nelle nostre afflizioni. Perciò, se noi saremo misericordiosi, significa che stiamo seguendo l’esempio di Gesù Cristo.
Benevoli

A questo punto, Pietro aggiunge la qualità di essere benevoli, che la NRV traduce con “umili”.
La parola Greca usata qua significa letteralmente “avere pensieri amichevoli” ovvero “pensieri che nascono da un amore fraterno e da un affetto fraterno”.
La parola Italiana “benevoli” è una buona traduzione, perché descrive uno che desidera il bene degli altri, vuole il loro bene.
Nei nostri rapporti gli uni verso gli altri, Dio ci comanda di desiderare il bene degli altri, e di avere pensieri buoni nei loro confronti. I nostri pensieri dovrebbero essere predisposti a desiderare, con grande impegno, il bene degli altri.
Per ubbidire a questo comandamento, non basta voler bene a coloro che ci sono simpatici. Questo comandamento riguarda tutti i credenti, e ci serve di più nei confronti di coloro che ci sono antipatici.
In questo aspetto, come anche negli altri, vediamo l’esempio perfetto in Dio. Se Dio dovesse punirci anziché benedirci, sarebbe giusto perchè noi abbiamo peccato ripetutamente contro di Lui. Invece, Dio ha buoni pensieri per noi. Vi leggo le parole che Dio disseal suo popolo tramite il profeta Geremia, nonostante quanto essi avevano peccato nei secoli.
“Poiché io conosco i pensieri che ho per voi,” dice l’Eterno, “pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.” (Ger 29:11 LND)
Dio è tanto, tanto benevolo con noi, e quindi, ci comanda di essere benevoli gli uni vero gli altri.
Tu sei così? Sei benevolo nei confronti degli altri, specificatamente nei confronti di coloro che ti sono antipatici, o che ti creano problemi, o che, secondo te, hanno peccato contro di te?
Oh che possiamo rispecchiare Dio, ed essere benevoli verso tutti!
E quando gli altri peccano contro di noi? (v.9)

Chiaramente, in tutti i comandamenti che Dio ci dà, Egli sa perfettamente qual è la realtà della nostra situazione. Egli sa che ci saranno le occasioni in cui qualcuno, anche se credente, ci farà del male. Dio conosce la nostra natura, e sa che in queste situazione, ci viene naturale rispondere al male col male. Perciò, Egli ci avverte contro questa tendenza, e ci insegna il modo in cui dobbiamo reagire quando gli altri peccano contro di noi.
Leggiamo il v.9.
“non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Pi 3:9 LND)
Questo versetto ci insegna come rispondere quando gli altri peccano contro di noi. Notiamo per prima cosa che dobbiamo presumere che sicuramente ci saranno le volte che gli altri peccheranno contro di noi, come anche noi a volte pecchiamo contro gli altri.
Questo versetto parla di due tipi di peccati: peccati di azione e peccati di parola. La parola “mali” descrive azioni cattive, la parola “oltraggi” descrive parole cattive che, o ti vengono dette direttamente o che vengono dette di te ad altri.
I Giudei avevano interpretato l’Antico Testamento in modo da giustificare la vendetta. Se uno ti faceva del male, secondo loro, tu avevi il diritto di fargli lo stesso male. Gesù condannò questa mentalità, nel suo insegnamento in Matteo 5.
“38 Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra, 40 e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. 43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.” (Mat 5:38-45 LND)
L’insegnamento di Gesù è drasticamente diverso da quello che è la nostra tendenza naturale.
La nostra tendenza naturale è di rispondere con il male quando qualcuno ci fa del male. Questa è la nostra tendenza carnale, peccaminosa.
In Matteo, Cristo ci comanda di fare il contrario. Ed anche in 1Pietro Dio ci comanda di non rendere male per male, ma piuttosto, il bene per il male, e la benedizione per l’oltraggio.
In 1Pietro 2:23, Pietro aveva spiegato come Gesù Cristo aveva risposto a coloro che Lo avevano oltraggiato. Vi leggo.
“22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.” (1Piet 2:22-23 LND)
Come in ogni altra qualità che siamo chiamati ad avere, anche in questa Gesù è l’esempio perfetto. Quando Gesù fu oltraggiato, Gesù non rispose con oltraggi.
Nemmeno noi dobbiamo rendere il male per male, né oltraggi per oltraggi. Come il brano spiega, dobbiamo benedire.
Benedire coloro che ci fanno del male

Il nostro brano continua, e ci spiega una promessa. Questa promessa ci ricorda che ci sono conseguenze per il nostro comportamento: benedizioni quando camminiamo nell’ubbidienza, e maledizioni quando disubbidiamo. Vi leggo il v.9
“9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Piet 3:9 LND)
Non solo Dio ci comanda di non rendere male per male, ed oltraggio per oltraggio, ma al contrario, dobbiamo benedire.
Non basta evitare la strada sbagliata! Dobbiamo camminare nella strada giusta! E la strada giusta è di benedire coloro che ci fanno del male o che parlano male di noi.
Visto che solo Dio può fare del bene, mentre l’uomo può solamente chiedere a Dio di fare del bene, la parola “benedire” in sé ha due significati, in base a chi è che benedice. Quando è l’uomo che benedice, significa che egli dice il bene a Dio di qualcuno, ovvero, chiede a Dio di fare del bene a quella persona. In altre parole, prega per il bene di quella persona. Chiaramente, la preghiera deve essere sincera, deve rispecchiare il cuore di chi prega. Perciò, questo comandamento di benedire significa “desiderare di cuore il bene di coloro che ci fanno del male”.
Se hai quel tipo di cuore, non solo chiederai a Dio di fare del bene a quella persona, ma tu stesso farai tutto quello che puoi per farle del bene. Ti impegnerai a compiere il suo bene.
Vogliamo fermarci per capire a fondo quello che questo brano sta dicendo. Non solo dobbiamo essere compassionevoli, e pieni di amore fraterno, e misericordiosi, e benevoli verso coloro che ci trattano bene, ma dobbiamo essere così anche con coloro che ci fanno del male o che parlano male di noi.
Dobbiamo desiderare il loro bene, pregare per il loro bene, ed impegnarci per il loro bene.
Questo sembra molto difficile, ma ricordiamoci che è così che Dio fa con noi. Noi abbiamo fatto del male a Dio, non camminando in ubbidienza. Il nostro peccato ha messo Dio in una brutta luce. Però, anziché farci del male e iniziare ad odiarci, Dio ci ama, e ci benedice. Quindi, Dio ci comanda di avere lo stesso cuore per gli altri che Egli ha verso di noi.
Perciò, è giusto che noi ci comportiamo così perché Dio si comporta così con noi!
Siamo stati chiamati a benedire

Pietro continua, e ci spiega un altro motivo per cui è essenziale che ci comportiamo così.
“non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.” (1Pi 3:9 LND)
Noi che siamo stati salvati, siamo stati chiamati a questo tipo di vita. Siamo stati chiamati ad una vita, anzi, ad un’eternità di benedizioni, perciò, Dio ci comanda anche di benedire, come noi stessi siamo stati benedetti.

Noi dobbiamo benedire, perché Dio benedice noi!

A questo siamo stati chiamati!

Affinché ereditiamo la benedizione

Dobbiamo comportarci così, dobbiamo vivere così, affinché ereditiamo la benedizione.

Il termine “ereditare la benedizione” deriva dalla storia di Giacobbe ed Esau. Esau vendette la sua primogenitura per un piatto di minestra. Per questo, perse l’eredità. Leggiamo di questo in Ebrei 12:17:

“Voi infatti sapete che in seguito, quando egli volle ereditare la benedizione, fu respinto, benché la richiedesse con lacrime, perché non trovò luogo a pentimento.” (Ebrei 12:17 LND)
Dio ci comanda di benedire coloro che ci fanno del male, e questo ci porta ad ereditare la benedizione eterna.

Se noi rendiamo male per male, questo è un frutto che non siamo ancora ravveduti davanti a Dio per il nostro peccato. Invece, quando benediciamo coloro che ci fanno del male, è un frutto che siamo veramente salvati. Solo chi è veramente salvato erediterà la benedizione.

Perciò, carissimi, viviamo in modo da rendere chiara la nostra salvezza. Benediciamo coloro che ci fanno del male, o che parlano male di noi. Amando il nostro prossimo in questo modo, dimostriamo che l’amore di Dio è realmente in noi.

Un ricordo di quello che il Signore farà

Per aiutarci a capire questo principio, Pietro riporta le parole del Salmo 34:12-16, che parla di come avere una vita benedetta. Vi leggo i vv.10-12.

“10 Infatti “chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Pi 3:10-12 LND)
Questa passo deriva dal Salmo 34:12-16, e parla di come essere benedetti.

Notiamo tre punti in questi versetti.

1 – dobbiamo evitare le parole cattive, ovvero, dobbiamo evitare di dire del male.

2 – dobbiamo evitare di fare del male.

3 – dobbiamo impegnarci a fare del bene.

Per cercare di fare del bene, dobbiamo cercare la pace, dobbiamo perseguirla. In altre parole, dobbiamo impegnarci di cuore a vivere in pace con gli altri.

Visto che il contesto di questo brano è che ci sono coloro che ci fanno del male, il comandamento di cercare la pace significa specificatamente di cercare la pace con coloro che ci fanno del male.

Ebrei 12:14 ci insegna la stessa verità.

“Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore,” (Eb 12:14 LND)
La parola “procacciate” è la stessa parola tradotta con “persegua” nel nostro brano. Dobbiamo desiderare e cercare di ottenere la pace con gli altri con tutto il nostro cuore. Dobbiamo impegnarci con tutta la nostra forza a vivere in pace con tutti, compresi coloro che ci fanno del male.

È importante ricordare che la vera pace non può essere fondata su un compromesso con la verità. Quindi, la vera pace non è un’unità che ignora la verità. Piuttosto, la vera pace è fondata su vivere come ci insegna il brano di oggi.

Anche se dobbiamo cercare la pace, purtroppo non sempre ci sarà la pace, perché delle volte, l’altra persona rifiuterà di fare la pace con noi.

Romani 12:18 ci fa capire questo.

“Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.” (Rom 12:18 LND)
Quindi, per quanto dipenda da noi, dobbiamo cercare la pace con tutti.

Tornando al nostro brano di oggi, il versetto 12 ci ricorda della promessa che troviamo in tutta Bibbia.

“perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.” (1Piet 3:12 LND)
Questo versetto parla di due categorie di persone: coloro che sono i giusti, e quindi, che NON fanno il male, e coloro che fanno il male, e quindi, che NON sono giusti.

Uno non diventa un giusto perché non fa più il male. Piuttosto, uno non fa più il male perché Dio lo ha fatto diventare un vero giusto. Quando Dio salva una persona, cambia il suo cuore.

Gli occhi del Signore sono sui giusti. Egli è attento alle loro preghiere. In altre parole, Dio ha una tenera cura di coloro che camminano in giustizia, che non rendono il male per il male. Invece, la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male. Dio è duro contro coloro che fanno il male. Quando gridano a Dio per aiuto, Dio non li ascolta.

Applicazione

Quindi, come dobbiamo vivere, soprattutto gli uni con gli altri come credenti, in questo cammino verso il cielo?
Detto in parole semplici, dobbiamo amarci gli uni gli altri, di vero cuore. Ma questo amore non è qualcosa di astratto. Riguarda il cuore che abbiamo gli uni verso gli altri.
Per amare veramente, dobbiamo essere di una sola mente. Dobbiamo combattere contro la nostra tendenza di cercare ognuno i propri traguardi. Dobbiamo piuttosto capire che siamo un unico corpo in Cristo, e dobbiamo unirci a cercare la gloria di Dio e il bene del nostro prossimo.
Dobbiamo essere compassionevoli, e anche misericordiosi. Quindi, dobbiamo avere a cuore le difficoltà e le sofferenze degli altri. Dobbiamo gioire con chi gioisce, e piangere con chi piange. Per vivere così, dobbiamo identificarci gli uni con gli altri. Questo modo di vivere esclude l’egoismo.
Infatti, dobbiamo avere amore fraterno. Dobbiamo avere un grande cuore per tutti gli altri credenti, sia verso coloro che ci sono simpatici, sia verso coloro che potrebbero esserci antipatici. Se non amiamo un fratello che vediamo, non possiamo amare Dio che non vediamo!
Infine, dobbiamo essere benevoli. Dobbiamo avere un cuore pieno di pensieri buoni verso gli altri. Dobbiamo cercare il bene, e credere il bene, e sperare il bene.
Ci saranno le volte in cui gli altri ci faranno del male. Ci saranno le volte in cui parleranno male di noi. Però, non dobbiamo mai rendere male per male. Non dobbiamo mai rendere oltraggio per oltraggio. Piuttosto, dobbiamo benedire, dobbiamo rendere bene per male, dobbiamo pregare per coloro che ci fanno del male, ed impegnarci per il loro bene.
Non è facile vivere così! Anzi, da soli, non possiamo vivere così! Però, se siamo in Cristo, non siamo soli. Se siamo in Cristo, abbiamo la potenza di Dio che opera in noi. Quindi, nella sua potenza, possiamo vivere così!
E’ molto possibile che, alla luce di quello che Dio ci insegna in questo brano, ti sia reso conto che in qualche rapporto non stai vivendo così. Forse c’è una persona che ti è difficile apprezzare, ed oggi, il Signore ti ha fatto rendere conto che non hai compassione e misericordia, e non hai vero amore fraterno per quella persona. Forse oggi il Signore ti ha fatto capire che in qualche situazione, hai reso male per male, o almeno, hai smesso di benedire.
Se è così, non serve a nulla solo riconoscere questo grave peccato. Bisogna confessarlo, ed abbandonarlo. Bisogna lasciare la via del peccato, e iniziare a camminare nella via dell’ubbidienza.
Anche se non hai conflitti particolari con qualcuno, è molto probabile che comunque hai bisogno di crescere nelle qualità che Dio ci ha mostrato oggi. Perciò, vi invito a meditare spesso su questo brano, e ad impegnarvi, con l’aiuto di Dio, a diventare sempre più così.
Gesù Cristo è così con noi! Prego che possiamo noi diventare così gli uni con gli altri, in modo da rispecchiare di più Gesù Cristo.
Amen!

>Un marito secondo Dio

>“Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1Pi 3:7 )
Questo versetto, che spiega come il marito deve vivere, inizia con un comandamento importante, che potrebbe essere facilmente trascurato.
“Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna” (1Pi 3:7 LND)
La prima frase dichiara, parlando ai mariti: vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna.
Una traduzione più diretta dal Greco, che poi ci aiuterà a capire meglio questo comandamento, è:
vivete con le vostre mogli secondo conoscenza.

In questo sermone, userò le parole: secondo conoscenza.
“Vivete con” le vostre mogli

Consideriamo prima di tutto il comandamento di vivere con la propria moglie.
La parola “vivere con” è una parola che vuol dire proprio quello: “dimorare insieme alla moglie”.
Questo verbo va molto oltre a solamente vivere nella stessa casa. Vuol dire condividere la vita. Il verbo è un verbo composto, con la parola per “dimorare” e la preposizione Greca per “con”.
Dio comanda al marito di vivere veramente insieme a sua moglie. Un uomo non può essere il marito che Dio gli comanda di essere se non condivide la sua vita con lei.
Due studenti possono condividere un appartamento, ma non condividere la vita. Ognuno ha il suo orario, mangia quando vuole, ognuno ha il suo giro di amici. Se parlano insieme, bene, se non parlano, è lo stesso. Questo tipo di rapporto può andare bene per due ragazzi scapoli, ma non è un rapporto giusto per un marito con sua moglie.
Un marito deve vivere con sua moglie, deve condividere la vita con lei. Deve aprire la sua vita a lei, ed essere coinvolto nella vita di lei. Deve condividere il suo cuore con lei, e ascoltare quello che lei ha sul cuore. Devono condividere sogni, e traguardi, e dolori, e pensieri.
Condividere veramente la vita significa condividere le gioie e i dolori della vita.
Per capire la forza di questo verbo, vi leggo qualche versetto che usa la stessa parola Greca tradotta qui con “vivere”.
“Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui.” (Rom 8:9 LND)
“Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3:16 LND)
Lo Spirito Santo non solo ha una dimora in noi, come uno che sta in un albergo. Egli dimora in noi, o come è tradotta qua, abita in noi, nel senso che è totalmente coinvolto in ogni aspetto della nostra vita. Egli è presente e guida e convince e consola in ogni momento della giornata. Tristemente, a volte, non Lo ascoltiamo, e non Lo seguiamo. Però, il suo abitare in noi è un rapporto estremamente stretto, ed Egli fa parte di ogni aspetto della nostra vita.
Similmente, il marito è comandato a vivere insieme alla propria moglie, che vuol dire, condividere veramente la vita con lei.
Andiamo avanti, e poi darò qualche esempio pratico di questo tipo di rapporto.
Secondo conoscenza

Ho detto prima che una traduzione più letterale dal Greco di questo versetto è: vivete con le vostre mogli secondo conoscenza.
Dio comanda ad ogni marito di vivere insieme a sua moglie secondo conoscenza!
Per poter veramente condividere la vita con la moglie nel modo giusto, un marito deve conoscere la moglie, e deve anche conoscere quello che la Bibbia insegna sul suo ruolo come marito. Deve vivere secondo conoscenza. Quindi, egli deve avere vera conoscenza, sia della moglie, sia delle verità di Dio che riguardano il matrimonio.
Visto che Dio comanda che il marito viva con la moglie secondo conoscenza, questo implica che non deve vivere con lei secondo le sue passioni. Cioè, non deve basare il suo modo da vivere secondo le sue passioni.
Nemmeno deve vivere con lei secondo le proprie preferenze. Quel marito che vuole insistere che le cose vadano come preferisce lui, non sta seguendo gli insegnamenti di Dio. Vedremo più di questo principio in avanti.
Vivere secondo conoscenza vuol dire anche che egli NON vive con lei secondo le tradizioni che fanno parte della sua vita. Forse il marito è cresciuto avendo visto certi modi di agire come marito, ma non deve seguire queste tradizioni ciecamente, ma deve piuttosto impegnarsi a capire quello che Dio insegna nella Bibbia sul ruolo del marito.
Vivere secondo conoscenza vuol dire che NON si comporta secondo quello che gli viene naturalmente, né facendo solamente quello che a suo parere potrebbe sembrare giusto. Piuttosto, egli deve impegnarsi a conoscere bene sua moglie e a conoscere bene quello che insegna Dio al riguardo.
Per curare la propria moglie come Dio comanda c’è bisogno di una grande conoscenza della moglie. Per esempio, se la moglie è tesa, ma il marito non capisce il perché, non può curarla nel modo giusto. Ha bisogno di impegnarsi a capire se sta male fisicamente, se ha qualche preoccupazione, se ha dei pensieri sbagliati, se è stanca, se si sente sotto pressione con i vari lavori, o se è qualcos’altro. Solamente se egli conosce il motivo per cui lei è tesa, può vivere con lei secondo conoscenza e curarla giustamente.
Similmente, un marito deve avere conoscenza della moglie per darle dei buoni consigli. Non solo deve capire se lei ha una posizione sbagliata, ma deve anche capire il suo pensiero per aiutarla a capire giustamente le situazioni.
Inoltre, per vivere secondo conoscenza, un marito deve interessarsi della vita della moglie. Deve conoscere quali sono le cose che le portano gioia, e quali sono quelle che la rattristano.
Avere questo tipo di conoscenza richiede un immenso impegno. Non solo, ma bisogna rinnovare questa conoscenza giorno per giorno, perché le situazioni e i pensieri e i pesi della vita cambiano giorno per giorno. Perciò, vivere secondo conoscenza richiede un impegno tutti i giorni, per tutta la vita.
Un marito così sarà sempre attento a notare la moglie. Quando torna a casa, le chiederà come è andata la giornata, e ascolterà di cuore la sua risposta. Sarà molto attenta a lei, per notare anche le piccole cose che potrebbero aiutarlo a sapere come curarla meglio.
Quindi, per essere il marito che Dio vuole, un marito deve vivere con la moglie secondo conoscenza, ovvero, deve condividere veramente la vita con lei, secondo una giusta conoscenza di lei, e una giusta conoscenza delle verità di Dio.
Come al vaso più debole:

Ora leggo ancora il v.7, per notare un altro aspetto di come il marito deve vivere con sua moglie.
“Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole.” (1Piet 3:7 LND)
Il marito deve vivere con la moglie secondo conoscenza, come al vaso più debole. Il marito deve ricordare sempre che la moglie è il vaso più debole.
C’è da notare che lei è il vaso più debole, e perciò, anche il marito è un vaso debole.
È normale che l’uomo si senta forte, e vuole credere di essere forte. Ma in realtà, sia il marito che la moglie sono deboli. La nostra vita è un vapore. Quando i problemi grandi della vita arrivano, l’uomo, da solo, non può reggerli. Siamo tutti deboli. Solo Dio è forte.
Sono entrambi deboli, ma in qualche senso, la moglie è più debole. È più delicata, soffre di più in certi tipi di prove e di sofferenze.
Essendo la moglie più debole, per poter vivere con lei secondo conoscenza, il marito deve capire in che senso lei è più debole, e deve dare un aiuto più specifico in quel campo.
Ogni moglie è diversa, e quindi, un marito deve impegnarsi a conoscere bene la propria moglie, per capire bene in quale campo o situazione lei ha più bisogno di lui.
Conoscendo i bisogni di sua moglie, un marito deve proteggerla, deve curarla, deve custodirla. Deve essere attento a capire quali sono i suoi bisogni, per darle la cura giusta al momento giusto.
E la cura, che è un aspetto di vivere insieme alla moglie secondo conoscenza, deve riguardare (o interessare) ogni aspetto della vita.
Per esempio, riguarda l’aspetto fisico. Essere il marito che Dio comanda vuol dire conoscere la condizione fisica della moglie. Quando lei è stanca, il marito fa quanto può per aiutarla a riposarsi. Quando è debole, egli alleggerisce il suo peso, prendendo su di sé il peso che lei stava portando.
La cura riguarda anche i bisogni spirituali della moglie. Egli è attento a portare avanti discorsi in casa che glorificano Dio ed edificano la moglie. Un buon marito è attento a guidare la conversazione in modo che entrambi si concentrino sulle cose buone, giuste, e degne di lode.
Lui la incoraggia, e anche la aiuta nel lato pratico, in modo che lei può avere un buon tempo di lettura e preghiera ogni giorno.
Lui la cura nel lato dei suoi bisogni interpersonali. Per primo, egli si impegna ad essere l’amico di cuore di sua moglie. Egli vive in modo che lei sa che può aprire il suo cuore a lui senza rischiare.
Inoltre, lui sa che lei ha bisogno anche di qualche amicizia con altre donne, e perciò, la incoraggia in questo, e la aiuta a trovare il tempo di avere il contatto di cui ha bisogno con queste amicizie. Egli aiuta sua moglie ad avere amicizie con quelle donne che possono essere per lei un aiuto spirituale.
Un buon marito cura la moglie anche con i suo pensieri. Cioè, egli la aiuta ad avere i pensieri giusti. Se lei comincia ad avere pensieri sbagliati, o pensieri superbi, o pensieri egoisti, o pensieri che dubitano delle verità di Dio, o pensieri negativi contro altre persone, un buon marito curerà sua moglie anche in questo campo, aiutandola a riconoscere che i suoi pensieri sono sbagliati, e aiutandola a capire i pensieri giusti. Prima di tutto, lui le sarà di esempio.
Un buon marito conosce il bisogno affettivo di sua moglie, e vive con lei secondo la conoscenza di questo bisogno. Perciò, è tenero con lei, e si comporta in modo che lei capisce che è la sua principessa. Egli sa che facilmente, lei potrebbe dubitare di essere importante per lui, e così, lui si impegna in modo che lei non riesca a pensare a questo.
La cura che un buon marito ha per la moglie è una cura ampia, che riguarda ogni campo della vita. Egli si impegna a conoscere bene sua moglie, e a conoscere i campi in cui è più debole, e si impegna a vivere con lei in base a questa conoscenza.
Un commento importante qua. La moglie è più debole, ma anziché renderla un oggetto di disprezzo, questa sua debolezza la rende più preziosa.
La moglie non è debole nel senso di inferiore, ma è più debole nel senso di essere preziosa, da curare con grande premura.
Vediamo questo stesso principio applicato nel modo in cui una persona considera le varie parti del suo corpo. Per esempio, in 1Corinzi 12, Paolo confronta il corpo umano con i credenti, che sono il corpo di Cristo. Egli spiega che onoriamo le membra del corpo che sono indecorose, ovvero, più deboli, come leggiamo in 1Corinizi 12:20-25.
“20 Ci sono invece molte membra, ma vi è un solo corpo. 21 E l’occhio non può dire alla mano: “Io non ho bisogno di te”; né parimenti il capo può dire ai piedi: “Io non ho bisogno di voi”. 22 Anzi, le membra del corpo che sembrano essere le più deboli, sono molto più necessarie delle altre; 23 e quelle che stimiamo essere le meno onorevoli del corpo, le circondiamo di maggior onore; e le nostre parti indecorose sono circondate di maggior decoro; 24 ma le nostre parti decorose non ne hanno bisogno. Perciò Dio ha composto il corpo, dando maggiore onore alla parte che ne mancava, 25 affinché non vi fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero tutte una medesima cura le une per le altre.” (1Cor 12:20-25 LND)
Come abbiamo una cura particolare per le membra del corpo che sono più deboli, così il marito deve avere una cura speciale per la moglie.
Vediamo questo stesso esempio nel modo in cui i genitori curano un piccolo bimbo. Quando un bambino viene portato a casa dall’ospedale, è estremamente debole. Non può fare nulla per sé. Però, anziché disprezzarlo perché è così debole, i genitori lo circondano di grande onore e cura. Sono estremamente attenti ad ogni suo pianto, e provvedono per ogni suo bisogno.
Chiaramente, la moglie non è come quel bimbo, in quanto, è più debole del marito in qualche campo, ma come lui, è capace in tante altre cose, con la forza che le viene dal Signore. Però, in quei campi in cui lei è più debole, il marito deve provvedere una cura maggiore.
Onoratele

Il versetto continua, e comanda al marito di onorare la moglie. Questo è un aspetto importante di vivere con la propria moglie con conoscenza. Leggo ancora il versetto.
“Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1Piet 3:7 LND)
Il marito è comandato ad onorare la propria moglie. Questo è un aspetto importantissimo di come un marito deve curare sua moglie. Il marito deve onorare la moglie.
Per poter onorare la propria moglie, un marito deve capire cosa vuol dire onorare. Onorare significa “stimare di grande valore, stimare la persona o la cosa di essere molto preziosa”. Infatti, nella vita, onoriamo quello che ci è più prezioso.
Quindi, onorare qualcuno o qualcosa significa, prima di tutto, considerare quella persona o quella cosa di grandissimo valore.
Come conseguenza di questo, quando onoriamo qualcuno, trasforma il modo con il quale parliamo DI quella persona, e CON quella persona.
Per esempio, quando parliamo DI qualcuno che onoriamo, non lo critichiamo, ma piuttosto, parliamo dei suoi pregi. Non ci lamentiamo di quella persona, ma piuttosto parliamo di tutto quello per cui la apprezziamo.
Potremmo dire, in un certo senso, che quando onoriamo qualcuno, diventiamo tifosi di quella persona. Non vuol dire esagerare, però, vuol dire avere piacere di aiutare gli altri a vedere i pregi di quella persona. Vuol dire scegliere di concentrarsi sulle cose buone.
Nello stesso modo, quando parliamo con una persona che onoriamo, parliamo con lei con rispetto e gentilezza. Ci impegniamo ad ascoltare attentamente quello che quella persona ha da dire.
Quindi, mariti, Dio vi comanda ad onorare le vostre mogli. Perciò, dovete impegnarvi a parlare di loro in modo da onorarle, e il vostro modo di parlare CON loro, non solo nei momenti belli, ma anche nei momenti difficili, deve essere con onore e rispetto.
Onorare non riguarda solamente il modo in cui parliamo. Riguarda anche il modo con cui ci comportiamo con quella persona. Per esempio, quando onoriamo qualcuno, quella persona ci è molto importante. Perciò, è per noi un grande privilegio poter passare del tempo con quella persona, e infatti, quando onoriamo qualcuno, ci impegniamo per poter passare più tempo possibile con quella persona.
Per capire meglio cosa significa in pratica onorare qualcuno, consideriamo alcuni esempi di come si può disonorare qualcuno. Infatti, spesso, un modo per capire un certo comportamento è di capire quello che è il contrario di quel comportamento.
Un modo di disonorare qualcuno è di ignorare quella persona. Quindi, quando uno non dedica tempo ad un’altra persona, la sta disonorando.
Perciò, è vero anche il contrario. Si onora una persona quando si prende del tempo per quella persona.
E quindi, un marito onora la moglie quando si impegna a passare tempo con lei. Certamente, ci sono momenti quando c’è molto tempo disponibile e momenti quando ce n’è di meno. Però, se un marito veramente onora sua moglie, si impegnerà a passare del tempo con lei.
Onorare riguarda anche tanti altri aspetti della vita di ogni giorno. Per esempio, se quando tu sei con un’altra persona, tu pensi a te stesso, e prendi il posto migliore, o prendi il pezzo più buono, o fai le cose come preferisci tu, stai disonorando l’altra persona.
Per capire il senso di onorare, immaginate come potrebbe essere se aveste un ospite molto speciale a casa. Quando c’è da sedersi, gli dai il posto migliore. Quando c’è da mangiare, gli dai il pezzo migliore.
Quando c’è da decidere come passare del tempo insieme, chiedi a lui che cosa vorrebbe fare. Se onori quell’ospite, assolutamente non lo ignorerai. Piuttosto, passerai più tempo possibile con lui, e non solo, quando proprio dovrai per forza fare altre cose, al tuo ritorno, gli chiederai della sua giornata, ascoltando con attenzione quello che ti racconta.
Onorare quindi, riguarda considerare una persona molto importante e molto preziosa.
La moglie deve essere onorata più di qualsiasi ospite di casa. Perciò, il marito deve trattarla come se fosse quell’ospite di onore, anzi, deve trattarla ancora con più onore, perché lei è sua moglie!
Quindi, tutti i giorni, la considera preziosa, e ha grande premura di onorarla, non solo nelle grandi cose, ma anche nelle piccole.
Un aspetto pratico di onorare è quello di dare la preferenza all’altra persona. Perciò, per esempio, nelle tante piccole decisioni di ogni giorno, quando è una questione di semplice preferenza, il marito che veramente onora sua moglie vorrà dare la preferenza a lei.
Questo è un aspetto importante del modo in cui un marito deve vivere con sua moglie, secondo conoscenza!
Sono coeredi con voi della grazia della vita

Questo versetto continua e ci spiega un motivo importante per cui un marito deve onorare sua moglie.
Se lei è credente, è una coerede con lui della grazia della vita. Leggo ancora il versetto.
“Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1Pi 3:7 LND)
Essendo lei una coerede con lui della grazia della vita, significa che per quanto riguarda la salvezza, sono totalmente uguali. Entrambi sono eredi, non possono comprare o meritare la salvezza, sono eredi. Sia il marito che la moglie ricevono la salvezza esattamente nello stesso modo, per grazia, per mezzo della fede in Gesù Cristo. Perciò, hanno lo stesso valore davanti a Dio.
Visto che la moglie ha ricevuto la stessa grazia che ha ricevuto il marito, lei è preziosa a Dio, come lui è prezioso a Dio. Perciò, è importante che il marito tenga sempre in mente che sua moglie è estremamente importante e preziosa a Dio, e che quindi, non onorarla equivale a non onorare Dio. Se uno non onora un figlio, è un disprezzo al padre di quel figlio. Se un marito non onora sua moglie, è un’offesa contro Dio!
Affinché

Come in ogni campo della vita, se non seguiamo Dio di cuore, ci saranno delle conseguenze pesanti. Un marito che non cammina come Dio comanda nel suo ruolo di marito, subirà delle conseguenze veramente pesanti. Non ci sono benedizioni al di fuori della via dell’ubbidienza. Al contrario, ci sono grandi benedizioni per coloro che camminano per fede, ubbidendo a Dio.
Le vostre preghiere non siano impedite

Se un marito non vive in base a questo brano, le sue preghiere saranno impedite.
Ricordate che siamo tutti vasi deboli. La vita di ciascuno di noi è un vapore. Abbiamo un enorme bisogno di Dio ogni giorno, molto di più di quanto ci rendiamo conto.
Quindi, abbiamo un grande bisogno di pregare, e abbiamo bisogno che le nostre preghiere arrivino al trono di Dio. Senza l’intervento di Dio ogni giorno, siamo perduti, siamo senza speranza.
È necessario che le preghiere siano unite. Se c’è divisione nella coppia, non ci sarà quella pace che serve per poter pregare insieme.
Se il marito non vive con la moglie secondo conoscenza, se non la onora, le sue preghiere saranno impedite. Non avrà il libero accesso a Dio che gli serve.
Sarà terribile per quel marito! Invece, se lui si impegna ad essere il marito che Dio comanda, le sue preghiere arriveranno al trono di grazia, per mezzo di Gesù Cristo.
Applicazione

Allora, alla luce di tutto questo, come dobbiamo vivere, noi che siamo mariti? Come possiamo essere quel tipo di marito che Dio ci chiama ad essere?
Prima di tutto, dobbiamo ricordare sempre il fatto che per Dio, il nostro modo di essere mariti è estremamente importante. Il marito è un tipo di Cristo, e perciò, non vivere secondo il metro stabilito da Dio è un grave peccato.
Per essere il marito che Dio ti chiama ad essere, devi conoscere molto bene tua moglie, e devi conoscere molto bene quello che Dio ti insegna nella Bibbia riguardo al tuo ruolo. Ci vuole un grande impegno per conoscere sia l’uno che l’altro. Quindi, per essere il marito che Dio ti chiama ad essere, devi impegnarti giorno dopo giorno, anno dopo anno, a conoscere bene il cuore di tua moglie, e il cuore di Dio.
Devi anche vivere CON tua moglie, perciò, devi impegnarti a passare del tempo con lei, a prendere le decisioni della vita con lei, a gioire insieme a lei, a piangere insieme a lei, ed a collaborare insieme con lei. La vita matrimoniale non è vivere nella stessa casa ma avere ognuno una vita sua. È condividere veramente la vita insieme. Certamente ci sono dei campi in cui non potete stare insieme, per esempio, quando tu di giorno sei al lavoro. Però, anche qui, è importante condividere con lei quello che tu hai sul cuore, ed è estremamente importante conoscere il cuore di tua moglie.
Ricordati sempre che bisogna vivere secondo conoscenza. Cioè, devi impegnarti giorno per giorno ad essere al corrente della condizione del cuore di tua moglie. Devi sapere quali sono le cose che le pesano in un dato momento della vita. Devi conoscere i suoi sogni, e devi sapere quello che la rattrista.
Devi conoscere quello che le pesa, e quello che le dà gioia. Senza conoscenza, non puoi curare tua moglie come Dio ti comanda.
Per avere questa conoscenza, devi prendere tempo con tua moglie, per ascoltarla, per osservarla, per parlare insieme a lei.
Per essere il marito che Dio ti chiama ad essere, devi onorarla, che vuol dire, fra l’altro, darle la preferenza nelle tante piccole decisioni di ogni giorno. Veramente onorare tua moglie vuol dire trovare grande gioia stare con lei, e vuol dire avere grande soddisfazione di darle piacere.
Essere il marito che Dio ti chiama di essere significa riconoscere che tua moglie è una coerede con te della grazia di Dio. Quindi, mancare nei suoi confronti equivale ad offendere Dio, perché lei è una figlia di Dio, che Gli è preziosa.
Forse, il modo migliore di descrivere come il marito deve vivere con sua moglie è semplicemente dire che lui deve considerare sua moglie come il dono terreno più prezioso che ha. Per un marito, la moglie dovrebbe essere la benedizione terrena più grande fra tutte. Quindi, egli deve considerare la moglie come preziosa, perché lei è preziosa.
Quel marito che considera sua moglie veramente preziosa, trasformerà il suo modo di trattarla tutti i giorni.
Perciò, se tu sei un marito, ti lascio con questa domanda: tua moglie è veramente preziosa a te? Non intendo solamente con le parole, ma realmente, in modo che è visibile a LEI, giorno per giorno, nel modo che parli e nel modo che ti comporti e nel modo che prendi le decisioni della vita? Tu la onori? La curi come il vaso più debole, sapendo che anche tu sei debole? Questi sono tutti aspetti di amare veramente tua moglie.
Oh che ogni marito possa veramente amare sua moglie, come Cristo ama la chiesa!

>Una moglie eccellente

>Leggiamo ora il brano, 1Pietro 3:1-6. Leggo dalla Nuova Diodati.
“1 Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli, 2 quando vedranno la vostra casta condotta accompagnata da timore. 3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d’oro o indossare belle vesti 4 ma l’essere nascosto nel cuore con un’incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio. 5 Così infatti si adornavano una volta le sante donne che speravano in Dio, stando sottomesse ai loro mariti 6 come Sara che ubbidiva ad Abrahamo, chiamandolo signore, di essa voi siete divenute figlie, se fate il bene e non vi lasciate prendere da alcun spavento.” (1Pi 3:1-6 LND)
Per capire correttamente questo brano, dobbiamo capire che non è una serie di comandamenti separati, bensì una descrizione unica di una vera donna di Dio, una moglie eccellente secondo il metro di Dio. Ogni aspetto di questa descrizione è essenziale, e sono tutti legati fra di loro.
Rapporto con il marito

Prima di tutto, il brano comanda ad ogni moglie di essere sottomessa al proprio marito.
“Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti…” (1Piet 3:1 LND)
Dio comanda alla moglie di essere sottomessa a suo marito. Come tutti i comandamenti di Dio, questo comandamento non è condizionato da altri fattori. Perciò, non è condizionato dal comportamento dal marito, come i comandamenti che riguardano il marito non sono condizionati dal comportamento della moglie.
Quindi, anche se una moglie credente ha un marito non credente, che per forza non vivrà come Dio comanda, anche quella moglie deve essere sottomessa a suo marito. Lei deve avere il comportamento e il carattere descritto in questo brano. La sua ubbidienza sarà uno strumento potente nelle mani di Dio. Leggiamo tutto il v.1, e notiamo come Dio si serve di quella moglie che vive come Dio comanda.
“Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli,” (1Pi 3:1 LND)
La moglie che ha il comportamento e il carattere descritti in questo brano, diventa uno strumento potente che Dio può usare per operare nel cuore di suo marito non credente, per aprirlo a Cristo. Quindi, mentre ogni moglie è comandata a vivere così, c’è un beneficio speciale per quella moglie con un marito non credente. Non saranno le tante parole della moglie che serviranno a convincere quel marito, ma sarà la presenza di Cristo visibile in lei se lei vivrà come questo brano descrive. Quindi, questo insegnamento è per ogni moglie, e in modo particolare serve alla moglie con un marito non credente.
Sottomessa

Il comandamento principale di questo brano è che la moglie sia sottomessa a suo marito. Il resto sono aspetti di ciò che significa vera sottomissione.
Pietro ha già parlato della necessità della sottomissione, sia come cittadini, sia come domestici, che oggi sono dipendenti. In tutti i ruoli di vita in cui Dio ha stabilito un certo ordine, è importante che ogni vero credente sia sottomesso a coloro che sono sopra di lui.
La sottomissione vera non è solo un comportamento, ma è soprattutto un atteggiamento del cuore, che porta poi ad un comportamento in cui si accetta, di cuore, la guida dell’altra persona.
Per quanto riguarda la sottomissione della moglie al marito, Dio ci aiuta a capire meglio quello che intende in Efesini 5.
“22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.” (Efe 5:22-24 LND)
La chiesa deve essere sottomessa a Cristo, non solo in modo esterno, ma proprio di cuore. Deve essere il desiderio del cuore dei veri credenti. Devono riconoscere che la vera sottomissione a Cristo è l’unico modo di godere comunione con Dio.
Similmente, la moglie deve essere sottomessa a suo marito con tutto il suo cuore. Questo non esclude che lei possa avere ottimi consigli da dargli, ma sarà tutto fatto con un cuore umile e con sottomissione. Lascerà la guida della famiglia al marito.
La vera sottomissione che Dio richiede dalla moglie va oltre al lasciare guidare il marito. Riguarda anche il carattere della moglie. I versetti che seguono ci aiutano a capire come sarà la moglie veramente sottomessa, che è una moglie eccellente agli occhi di Dio.
Condotta casta e accompagnata da timore

Per essere una moglie eccellente agli occhi di Dio, una moglie che rispecchia Cristo, una moglie deve avere una condotta totalmente casta ed accompagnata da timore.
Leggiamo ancora i vv.1,2, dalla Nuova Diodati, che traduce il Greco più fedelmente.
“1 Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli, 2 quando vedranno la vostra casta condotta accompagnata da timore.” (1Pi 3:1-2 LND)
La moglie veramente sottomessa avrà una condotta casta accompagnata da timore. Consideriamo questo modo di vivere, che è drasticamente diverso da quello che è normale nella nostra società di oggi.
Casta:

La parola Greca tradotta con “casta” è una parola derivata dalla parola “santo”. Significa “assolutamente pura”, in ogni aspetto della vita. Chiaramente, un aspetto principale nel contesto del matrimonio è una purezza totale per tutto quello che riguarda la moralità e i rapporti fra uomo e donna.
Oggi, è difficile trovare una donna veramente casta, come intende Dio. Perciò, una donna credente non deve mai valutare la propria vita confrontandosi con ciò che era prima della salvezza, né con le donne intorno a sé. Piuttosto, deve confrontarsi con la purezza totale di Cristo. Solamente se guardiamo alla purezza di Cristo, e a quello che Egli ci insegna nella Bibbia, possiamo capire più a fondo che cos’è una donna casta.
Essere una donna casta va molto oltre il fatto di non avere rapporti romantici con uomini oltre al marito. Riguarda tutto quello che rende una donna desiderabile da altri uomini. Gesù insegna in Matteo 5 che se un uomo solamente guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore, anche se neanche la conosce personalmente. Per essere casta, una donna deve impegnarsi attivamente in ogni aspetto della sua vita a non essere oggetto dei desideri di altri uomini.
Perciò, essere una moglie casta, ovvero pura, riguarda il modo di vestirsi e di farsi i capelli. Riguarda il modo di parlare, riguarda il tono della voce, oltre alle parole che dice. Riguarda il contatto fisico che ha con altri uomini.
Essere una donna casta significa evitare qualsiasi cosa che potrebbe attirare lo sguardo o l’interesse di un altro uomo.
Come esempio di una donna NON casta, nella nostra società, spesso una donna usa la sua femminilità per cercare un aiuto da un uomo. Con una voce un po’ seducente, e magari con occhi che guardano ad un uomo facendo capire che lo vede come forte e maschile, gli chiede un aiuto. In un mondo in cui gli uomini hanno piacere a desiderare le donne, essi sono pronti a correre a dare una mano ad una donna così. Però, anche se il rapporto in sé non va oltre a quel punto, è un comportamento terribilmente sbagliato, e NON è un comportamento casto. La donna che si comporta così sta attirando il desiderio dell’uomo verso di lei, per ottenere qualcosa da lui.
Un altro esempio di un comportamento terribilmente impuro è quando una donna parla con certi uomini con una voce un po’ seducente, molto sul femminile. Si capisce se una donna è impura se il suo modo di parlare con uomini è più dolce e femminile di quanto lo è quando parla con altre donne.
Al contrario, una donna veramente casta sarà molto più riservata quando parla con uomini di quanto lo è quando parla con altre donne.
Una donna casta è totalmente pura, in ogni aspetto dei suoi rapporti con gli uomini. Si impegna in ogni cosa a non essere mai oggetto di desiderio di alcun uomo, tranne del suo marito.
Accompagnata con timore

Infatti, il prossimo termine del v.2 ci aiuta a capire che essere una donna casta riguarda ogni aspetto del suo carattere. Nella NRV, troviamo il termine “rispettosa”, mentre nella Nuova Diodati, troviamo il termine “accompagnata da timore.”
La parola Greca usata qua è “fobos”, dalla quale abbiamo in Italiano “fobia”, che vuol dire timore o paura, può anche significare terrore. In questo contesto, si parla di un grande timore di essere o anche solo sembrare non casta. Quindi, la traduzione molto più corretta è “accompagnata da timore”.
Per capire meglio il senso di questa parola, leggo alcuni dei versetti nella Bibbia in cui questa stessa parola viene usata. Notate che il suo significato è proprio “timore”. In questi versetti, la parola viene tradotta con “timore, spavento o paura”.
Mat 14:26 “E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono.”
Mat 28:4 “E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte.”
Mar 4:41 “Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?»”
Luca 2:9 “E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore.”
Giov 7:13 “Nessuno però parlava di lui apertamente, per paura dei Giudei.”
Atti 5:5 “Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose.”
Capendo meglio il senso di questa parola, comprendiamo che una donna deve essere casta, con timore. Questo timore influisce moltissimo su ogni aspetto della sua vita.
Se ricordate, uno teme quello che gli è più prezioso, quello che non vuole perdere. Quindi, quando temiamo qualcosa, facciamo tutto il possibile per averlo. Chi tema gli altri, vuole l’approvazione degli altri, e fa quello che gli serve per averla. Chi teme i soldi, si impegna ad avere sempre soldi.
Quando temiamo qualcosa, siamo pronti a sacrificarci per averlo.
Chi teme Dio, fa di tutto per avere l’approvazione di Dio in ogni cosa.
Allora, considerando il nostro brano, la donna di Dio deve avere timore per quanto riguarda avere una condotta casta. Cioè, per lei, essere totalmente casta deve essere un grande tesoro, qualcosa che non vuole assolutamente perdere, nemmeno parzialmente.
Perciò, essendo per lei un grande tesoro, farà qualsiasi cosa per restare totalmente casta. Sarà pronta a sacrificarsi per non rischiare, in alcun modo, di macchiare la sua purezza, nemmeno un po’.
Quindi, essere casta non è solamente un aspetto fra tanti nella vita di una vera donna di Dio. È fondamentale, ed è un aspetto importante in ogni decisione che lei prende.
Una donna con una condotta casta accompagnata da timore sarà attenta in tutto quello che fa. Sarà attenta a come si veste, a come parla, a come si abbellisce, a come si comporta, e a qualsiasi altra cosa che potrebbe avere a che fare con essere casta. Vorrà assolutamente evitare di essere al centro dell’attenzione. Non vuole che gli uomini la notano, soprattutto per la sua bellezza, perché sa che se la guardano come donna bella esteriormente, è un passo molto corto per arrivare a suscitare un desiderio impuro in loro.
Quindi, essere casta con timore, vuole dire impegnarsi in ogni campo della vita per essere totalmente pura, e per non essere desiderata dagli uomini.
Ornamento

Un aspetto importantissimo di una condotta casta riguarda l’apparenza fisica della donna.
Nella nostra società, l’apparenza fisica di una donna è considerata estremamente importante. Solitamente, una donna si impegna molto a essere bella, o carina, e a presentarsi bene. La donna che fa così attira gli occhi degli uomini su di sé, e facendo così, non è una donna casta.
Questo brano ci aiuta a capire che la mentalità riguardo alla bellezza esteriore della donna prevalente nella nostra società è drasticamente contraria a quello che Dio intende per una donna. Leggiamo i vv.1-4
“1 Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli, 2 quando vedranno la vostra casta condotta accompagnata da timore. 3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d’oro o indossare belle vesti 4 ma l’essere nascosto nel cuore con un’incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio.” (1Piet 3:1-4 LND)
Dio spiega, nel v.3, quello che NON è una condotta casta, e poi, nel v.4, descrive un aspetto di essere una donna casta.
Ricordiamo che una donna casta, fra l’altro, si impegna a non essere guardata dagli uomini, per evitare che possano iniziare a desiderarla. Nel v. 3 troviamo un comandamento che è un aspetto importante di come deve fare questo.
“Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d’oro o indossare belle vesti.”
L’ornamento è abbellimento ottenuto con l’aggiunta di elementi decorativi. In parole semplici, ornamento è tutto quello che una donna fa per cercare di farsi bella. Riguarda i vestiti, i suoi capelli, eventuale trucco, gioielli, e qualsiasi altra cosa che si fa per cercare di essere bella.
Questo brano comanda alla moglie di far sì che il suo ornamento NON consista nelle cose esteriori. Una donna casta non deve cercare di essere bella tramite la bellezza esteriore. Questo è un comandamento che vale per ogni epoca.
Dopo il comandamento, il brano elenca alcuni esempi della bellezza esteriore. Questo è un elenco indicativo, non completo, per aiutarci a capire il tipo di cose che una donna casta deve evitare.
Le cose elencate qua riguardano il modo in cui una donna cercava di farsi bella in quell’epoca. Per applicare questo principio oggi, bisogna capire le cose che le donne fanno oggi per abbellirsi. L’ornamento di una donna casta non deve essere nelle cose esterne.
Per esempio, mentre allora per farsi bella una donna faceva la treccia con i capelli, oggi, invece, si usa la tinta, o si fa tagliare i capelli in modo da attirare l’occhio.
Allora, per farsi bella una donna portava gioielli d’oro. Oggi, si usano ancora gioielli d’oro, ma si usano anche tanti altri tipi di gioielli, ed orecchini, e altri ornamenti, fatti non solo di oro, ma anche di altri metalli, e perfino di plastica e vetro.
Oggi, come allora, le belle vesti, dal cappello alle scarpe, sono estremamente importanti come aspetto della bellezza esteriore.
Altri aspetti della bellezza esteriore di oggi sono il truccarsi, lo smalto sulle unghie, e per certe donne giovani, il piercing.
Questo versetto comanda che l’ornamento di una moglie di Dio NON deve essere nelle cose esteriore. Una donna non deve ornarsi con queste cose.
Il perché

Se dovessimo fermarci a questo punto, avremmo capito il comandamento, ma avremmo mancato il motivo per cui l’ornamento di una donna non deve consistere nelle cose esteriori. Andiamo avanti, perché è molto importante capire il perché di questo comandamento.
Ricordate che Dio comanda ad ogni moglie di avere una condotta veramente casta, accompagnata da timore. Per essere così, la donna deve vivere in modo da evitare lo sguardo degli uomini, per quanto sia possibile.
Una donna casta, accompagnata da timore, sa che quando gli uomini cominciano a notarla come una bella donna, è quasi inevitabile che cominceranno a desiderarla. La bellezza esteriore è una bellezza che spinge l’uomo a desiderare la donna in modo impuro.
Una donna casta vuole assolutamente evitare questo. Quindi, vuole evitare che gli uomini la guardino come donna bella. Vuole che quello che viene notata di lei, invece, sono le qualità interiori che troviamo nel v.4.
Ecco perché una donna con una condotta veramente casta, accompagnata da timore, evita che il suo ornamento sia esteriore! Oh quanto è importante che ogni donna che è veramente salvata impari a seguire Dio in questo!
Il vero ornamento: la bellezza interiore

Nel v.4, scopriamo quello che dovrebbe essere il vero ornamento della donna casta. Leggiamo ancora i vv.3,4
“3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d’oro o indossare belle vesti 4 ma l’essere nascosto nel cuore con un’incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio.” (1Piet 3:3-4 LND)
La moglie casta deve evitare l’ornamento esteriore, ma deve invece abbellirsi con l’essere nascosto nel cuore con un’incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio.
Questo versetto è ricchissimo, e vale la pena studiarlo per capire bene le verità che il Signore ha per noi qua.
La bellezza vera per una donna casta non è una bellezza esteriore, visibile ad ogni uomo che la vede, ma è una bellezza del carattere, che diventa una cosa stupenda soprattutto per il suo marito che la conosce meglio di tutti! Cioè, diventa una bellezza nascosta agli uomini estranei, ma ben visibile al suo marito. E poi, quando questo tipo di bellezza è vista anche da altri che la conoscono, non crea per lei alcun desiderio impuro, e così, lei rimane casta.
Questa bellezza consiste nella purezza incorruttibile. Dio è santo, e per essere casta, che vuol dire pura e santa, una donna deve essere totalmente pura, in ogni aspetto della sua vita. Anziché impegnarsi ad essere bella esteriormente, una donna deve impegnarsi ad avere una purezza incorruttibile.
Questa purezza riguarda, fra altro, uno spirito dolce e pacifico. Consideriamo questi due aspetti fondamentali di una donna casta.
Una donna casta deve avere uno spirito dolce. Questa parola viene tradotta anche “mansuetudine e gentilezza”. La donna casta deve avere uno spirito, un carattere mansueto, umile, gentile. Deve evitare di avere un carattere forte, non deve assolutamente essere autoritaria, non deve essere una che alza la voce, o parla con durezza. Non deve rinfacciare.
Deve avere uno spirito dolce, ovvero mansueto, e pacifico. Questa parola “pacifico” è estremamente importante da capire.
La parola “pacifico” è la traduzione di una parola Greca difficile da tradurre. Il suo senso è essere tranquilla, con la tendenza di essere silenziosa, una che non si agita, che resta calma, che parla con una voce calma, e quindi che non parla forte. Parla di una che non attira l’attenzione su di sé.
Vi elenco alcuni altri usi di questa parola nella Bibbia.
Atti 11:18 “Allora, udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita».”
“(vi esortiamo) a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato,” (1Tess 4:11 LND)
2Tess 3:12 “Ordiniamo a quei tali e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo, a mangiare il proprio pane, lavorando tranquillamente.”
1Tim 2:11 “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio.”
Il senso di questa parola, quindi, è che una donna casta deve essere una donna con uno spirito tranquillo, quindi sarà una donna silenziosa, non nel senso che non dice niente, ma che parla senza attirare l’attenzione a sé, parla sempre in modo mansueto. Una donna così cerca assolutamente di evitare di essere al centro dell’attenzione, soprattutto quando ci sono uomini presenti. Si impegna nelle sue cose.
Ora, considerate qualcosa di grande importanza: essere una donna casta, accompagnata con timore, non cercando una bellezza esteriore, ma piuttosto una bellezza di uno spirito dolce e quieto, è di grande valore agli occhi di Dio.
Dio considera una cosa estremamente importante e di grande valore che una donna viva così.
Perciò, care sorelle, dovete scegliere. O vivere cercando quello che piace a voi, quello che il mondo offre, e che la carne vuole, oppure, vivere cercando quello che è di grande valore a Dio.
Saggia è quella donna che vuole vivere in modo che è di grande valore a Dio! Quella donna teme Dio, perché considera Dio il suo tesoro, e vuole le benedizioni della stretta comunione con Dio.
L’esempio di Sara ed altre

Per incoraggiare ogni donna credente ad essere una donna casta, Dio ci ricorda che così si ornavano le sante donne nei tempi passati. Leggiamo i vv.5,6
“5 Così infatti si adornavano una volta le sante donne che speravano in Dio, stando sottomesse ai loro mariti 6 come Sara che ubbidiva ad Abrahamo, chiamandolo signore, di essa voi siete divenute figlie, se fate il bene e non vi lasciate prendere da alcun spavento.” (1Piet 3:5-6 LND)
Le sante donne di Dio nel passato seguivano questo insegnamento. Non usavano un ornamento esteriore, ma piuttosto, quello interiore. Erano sottomesse ai loro mariti, come Sara, che ubbidiva ad Abraamo, e lo chiamava signore.
Quando una donna credente vive come Dio comanda in questo brano, ed è veramente una donna con una condotta casta, accompagnata con timore, in tutti i sensi, allora, quella donna si impegnerà a fare del bene, e non sarà turbata da nessuna paura. Anziché dedicarsi ad essere bella esteriormente, si dedicherà a fare del bene, e ad essere sempre più bella interiormente.
Una donna così non sarà turbata da nessuna paura perché una donna così cammina per fede, e sa che Dio la curerà. Perciò, avrà la pace di Dio, qualsiasi siano le sue circostanze.
Quanto desidero che ogni donna sia veramente una donna casta, per avere questa meravigliosa pace!
L’importanza di allevare le bambine così

Questo brano parla di mogli. Però, dobbiamo capire che se una bambina cresce in modo contrario, sarà estremamente difficile per lei di diventare una moglie così. E se non sarà così, mancherà le meravigliose benedizioni che Dio riserva a coloro che camminano in ubbidienza alla sua Parola.
Perciò, genitori, impegnatevi ad aiutare le vostre figlie a diventare così, già da quando sono piccole, in modo che quando Dio le farà diventare mogli, saranno già mogli che danno gloria a Dio essendo caste e sottomesse.
E per voi sorelle nubili, impegnatevi con tutto il vostro cuore ad evitare di essere una signorina che cerca di essere al centro dell’attenzione. Evitate di parlare in modo autoritario. Evitate di cercare di essere guardate per una bellezza esteriore, o perché portate vestiti vistosi, o per qualunque altra cosa che potrebbe attirare su di voi lo sguardo degli uomini.
Piuttosto, impegnatevi a crescere nelle bellezza interiore, in quello spirito dolce e quieto che è di grande valore a Dio.
E se doveste pensare che vivendo così non troverete marito, non preoccupatevi. Se vivete così, secondo il piano di Dio, gli uomini giusti vi noteranno, non perché siete carine, ma perché sarete delle stupende donne di Dio. E quello è il tipo di uomo che serve per avere un matrimonio benedetto.
Applicazioni pratiche

Per aiutarvi a vivere così, vorrei descrivere qualche esempio pratico di una donna casta.
Quando una donna casta entra in una stanza, non si annuncia a tutti, perché non vuole essere al centro dell’attenzione.
Una donna casta è attenta a scegliere i suoi vestiti in modo che non sarà notata. Certamente, è assolutamente attenta di non essere immodesta in alcun modo. Però nemmeno vuole indossare vestiti vistosi, anche se sono modesti, perché non vuole attirare lo sguardo di altri uomini. Non vuole mai essere la donna più elegante, o più carina. Similmente, in ogni altro aspetto dell’ornamento, dai capelli ai gioielli, evita quella bellezza del mondo che mette l’attenzione sulla donna esteriore. Vuole essere ordinata, e a posto, ma vuole evitare che siano gli aspetti esterni che attirano l’attenzione degli altri.
Una donna casta è estremamente attenta a come e a quanto tocca un uomo. Saluta con un santo bacio, però, poi smette di toccare. Non si aggrappa mai al braccio di un uomo mentre parla con lui. Quello è il comportamento di una donna che cerca di sedurre un uomo, ed è totalmente sbagliato per una donna casta.
Una donna casta non parla mai con gli uomini con quella voce femminile e con gli occhi che guardano negli occhi dell’uomo cercando il suo favore. Invece, una donna casta è riservata ed è attenta a come parla con gli uomini. Non scherza e ride con loro facilmente. È sempre riservata.
Quando una moglie casta ha ospiti per la cena, prepara buoni cibi, ma è attenta a non mettersi in mostra con la cena che prepara. Se i cibi sono buoni, non vuole complimenti per il suo cibo, perché non vuole essere al centro dell’attenzione, perché preferisce mettere l’attenzione sugli ospiti e su suo marito, e vuole anche portare la conversazione sulle cose di Dio.
Certamente, una moglie casta vuole essere la donna più bella del mondo per suo marito. Però, questa bellezza sarà principalmente quella che è interiore. Perciò, sarà molta attenta a non avere un ornamento che potrebbe anche attirare gli occhi degli altri uomini.
Conclusione

Allora, avendo considerato tutto questo brano, prego che abbiate un’idea più chiara di quello che è una moglie sottomessa e casta. Non riguarda solo qualche aspetto della vita, riguarda tutto quello che è in sé.
Quando una donna vive come Dio comanda in questo brano, quella donna diventa una luce della gloria di Dio. Nel caso poi che una moglie ha un marito non credente, vivere come Dio comanda in questo brano è il modo che può essere usato da Dio per guadagnare suo marito per Cristo. Quindi, ogni moglie deve vivere così. Ma quella moglie che ha un marito non credente deve impegnarsi ancora di più a vivere ed essere proprio come questo brano comanda, se vuole vedere suo marito salvato.
Vivere così vuol dire essere diversa delle donne del mondo. Dall’altra parte, essere credente vuol dire essere luce in mezzo alle tenebre!
Camminiamo nella luce!

>Le sofferenze

>“18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti, 19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pietro 2:18-25 LND)
Come comportarsi in una situazione difficile

Iniziamo, considerando le verità nel v.18. Leggo dalla LND e poi dalla NRV.
“Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,” (1Pi 2:18 LND)
“Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni; non solo ai buoni e ragionevoli, ma anche a quelli che sono difficili.” (1Pi 2:18 NRV)
La traduzione “domestici” è una traduzione migliore. Questo brano sta parlando di coloro che lavoravano nelle case. Oggi, nella nostra società, ci sono pochi domestici. Invece, al tempo dell’Impero Romano, ne esistevano tantissimi e potevano essere sia schiavi che dipendenti. Visto che questi domestici lavoravano in casa, avevano molto contatto con i loro padroni, e perciò, era molto possibile che essi venivano maltrattati di più di coloro che lavoravano lontano dal padrone e non potevano essere osservati.
Perciò, il principio che troviamo qui non è limitato solamente a coloro che lavorano come domestici, ma tocca chiunque si trova alle dipendenze di un padrone, alle dipendenze di un capo. Dunque questo principio riguarda dipendenti, impiegati e chiunque altro si trova in un ruolo subordinato.
Perciò, considerando che troviamo questo stesso principio anche in altri brani, Dio comanda ai domestici ed anche a chi si trova alle dipendenze di un capo o un padrone, di essere sottomessi ai propri padroni, con ogni timore. Questo principio è valido sia che il padrone sia buono e ragionevole, sia che sia ingiusto. Dobbiamo essere sottomessi ai nostri padroni con ogni timore.
L’ “essere sottomesso con ogni timore” descrive una sottomissione che non riguarda solamente le azioni che si fanno, ma riguarda anche il cuore e l’atteggiamento con cui le si fa. “Con ogni timore” descrive il fatto di capire che il ruolo che Dio ti ha dato è quello di essere sottomesso in quel rapporto, e quindi, di esserlo non per gli uomini ma per Dio stesso, con tutto il cuore.
“Essere sottomesso con ogni timore” significa accettare di cuore ogni direttiva. Chiaramente, anche se non viene esplicitamente detto qui, bisogna anche applicare il principio che Pietro stesso dichiara in Atti 5:29
“Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini.” (Atti 5:29 LND)
La nostra sottomissione non deve arrivare mai al punto da farci disubbidire a Dio. Però, Dio ci chiama ad essere sottomessi ai nostri padroni, ai nostri superiori, in tutto quello che non è contro la Sua legge.
Anche ai padroni ingiusti

Se un padrone è buono e giusto, può risultare abbastanza facile essergli sottomesso. Ma Dio ci comanda di vivere così non solo quando è facile, ma anche quando è difficile. Vi leggo ancora il v.18.
“Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,” (1Pi 2:18 LND)
Esistono alcuni padroni buoni e giusti. Un padrone buono e giusto cerca di non sfruttare i suoi dipendenti o i suoi impiegati. Dà loro una quantità ragionevole di lavoro, provvede un ambiente tranquillo, li tratta con giustizia e con rispetto.
In un caso così, non è tanto difficile essere sottomesso.
Però, molto spesso, i padroni non sono buoni e giusti. Sono ciò che la NRV chiama “difficili”, e la LND chiama “ingiusti”. Non fanno le cose in modo giusto. Non sono ragionevoli per quanto riguarda la quantità di lavoro, non tengono in considerazione i bisogni di coloro che sono alle loro dipendenze, possono perfino agire con cattiveria.
Nella carne, è estremamente difficile essere sottomesso ad un padrone ingiusto, ad un padrone che non ci tratta in modo giusto.
Però, è proprio quello che Dio ci comanda qui! Il nostro comportamento ed il nostro atteggiamento non deve dipendere dal comportamento dei nostri padroni, ma dal nostro cuore davanti a Dio.
Questo è un comandamento categorico! Però, oltre al comandamento, Dio ci dà due motivi che possono darci gioia nell’ubbidienza. Ricordatevi che i comandamenti di Dio non sono gravosi.
La sofferenza che porta ad una ricompensa

Leggiamo insieme i vv.19,20, dalla NRV, che ci spiega il primo motivo per cui possiamo avere gioia quando sopportiamo pazientemente delle sofferenze ingiuste.
“19 Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. 20 Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio.” (1Pi 2:19-20 NRV)
Se sopportiamo pazientemente delle sofferenze ingiuste, questa può essere una grazia davanti a Dio. In altre parole, può farci ottenere grazia da Dio. Non c’è nulla in tutto il mondo che vale di più dell’avere la grazia da Dio. Nessuna situazione bella e facile è paragonabile a ricevere la grazia da Dio. Perciò, consideriamo attentamente in che modo possiamo avere questa grazia quando soffriamo ingiustamente!
1) La sofferenza NON deve essere causata dalle tue mancanze

Prima di tutto, nota che per essere una grazia da Dio, la tua sofferenza non deve essere causata da una tua mancanza. Leggo dal v.20
“Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? ” (1Pi 2:20 NRV)
Se un credente si comporta male, e non fa come avrebbe dovuto fare, e per questo soffre, questo tipo di sofferenza non gli farà ottenere una ricompensa. Infatti, in un caso così, vediamo applicato il principio che l’uomo mieterà quello che avrà seminato. Si potrebbe considerare questo tipo di sofferenza come una forma leggera della disciplina di Dio, che non produce una ricompensa, ma piuttosto spinge il credente ad abbandonare il suo comportamento sbagliato.
Quindi, per essere una grazia, la tua sofferenza non deve essere causata da una tua mancanza.
2) la sofferenza per aver agito bene per coscienza

Qual è la sofferenza che porta ad avere una ricompensa? Leggiamo i vv. 19,20, che ci elencano tre condizioni che sono necessarie.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio.” (1Pi 2:19-20 LND)
Avete notato le tre condizioni?
1) La prima, il comportamento a causa del quale uno soffre è stato buono. Il v.20 dichiara: “quando agite bene”. Quindi, si tratta di avere un comportamento giusto.
2) La seconda, si sopporta la sofferenza con pazienza. Non solo ci si comporta bene, ma poi, quando arrivano le sofferenze ingiuste, le si sopporta con pazienza, il che significa, fra l’altro, di non avere agitazione, di restare calmo e di avere fiducia nei tempi del Signore.
3) La terza condizione è che la motivazione per la quale si agisce così deve essere per coscienza dinanzi a Dio. Cioè, è proprio la fede in Dio che produce il comportamento buono e la pazienza che sono fondati nella fede in Dio. Quando agiamo in un determinato modo perché vogliamo piacere a Dio, allora Dio ci benedice.
Se facciamo la cosa giusta per avere l’approvazione dagli uomini, la loro approvazione sarà l’unica nostra ricompensa. Se invece agiamo in in determinato modo perché abbiamo fede in Dio, la ricompensa ce la darà Dio.
Quindi, quando ti trovi in una situazione in cui stai soffrendo ingiustamente, nonostante che tu ti sia comportato bene, e per coscienza davanti a Dio stai sopportando la sofferenza con pazienza, senza agitarti, perché ti fidi della cura di Dio, allora questa è una grazia davanti a Dio.
3) è una grazia

Infatti, ben due volte Pietro menziona che è una grazia sopportare con pazienza le sofferenza ingiuste.
Ricordate che la parola “grazia” descrive un meraviglioso dono elargito da Dio che non si merita. Dio dà la sua grazia a chi, per fede in Lui, vive per fede anche nei momenti di sofferenze ingiuste, fidandosi di Dio. Quindi, carissimi, visto che le sofferenze ingiuste fanno parte della vita, vi esorto, per la misericordia di Dio, a comportarvi bene, in ogni situazione, anche in una situazione difficile, per esempio, quando c’è qualcuno che è in autorità sopra di voi e che vi tratta in modo ingiusto.
In quei casi, sopportate pazientemente la sofferenza, tenendo i vostri occhi fissati su Cristo! Aspettate la grazia da Lui!
Questa diventa una forte motivazione per comportarci bene in ogni tipo di circostanza.
Siamo stati chiamati a questo

Sapendo che possiamo ricevere ancora di più della grazia di Dio, questo dovrebbe già essere un motivo sufficiente per sopportare con pazienza ogni situazione di sofferenza ingiusta. Però, in questo brano, il Signore ci spiega un altro motivo per cui dobbiamo vivere così. Vi leggo dal vv.19-25.
“19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Piet 2:19-25 LND)
Siamo chiamati a sopportare pazientemente le sofferenze ingiuste seguendo l’esempio del nostro Salvatore, Gesù Cristo.
1) siamo chiamati a seguire il suo esempio (soffrire per aver agito bene)

Consideriamo che questa è la nostra chiamata. Leggo il v.21.
“A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme.” (1Pi 2:21 LND)
Siamo stati chiamati a questo. A questo punto, Pietro non si limita ai domestici e dipendenti. Parla a tutti i credenti. Ogni vero credente è stato chiamato a sopportare le sofferenze ingiuste con pazienza, per motivo di coscienza dinanzi a Dio.
La parola “chiamata” è una parola estremamente importante nella Bibbia. Che immenso privilegio essere chiamati da Dio! La chiamata di Dio è sempre una chiamata efficace. Siamo stati chiamati dalle tenebre alla luce, come peccatori siamo stati chiamati al ravvedimento, siamo stati chiamati a Dio, siamo stati chiamati alla comunione con Cristo Gesù, siamo stati chiamati mediante la grazia a Cristo.
Oltre a tutto questo, siamo stati chiamati a sopportare pazientemente le sofferenze ingiuste. Quindi, essendo questa la nostra chiamata, non dobbiamo agitarci quando stiamo soffrendo ingiustamente, non dobbiamo sperare di non dover soffrire ingiustamente. Piuttosto, dobbiamo capire che questo tipo di sofferenza fa parte dell’opera di Dio in noi.
L’esempio di Cristo

Questo versetto ci rivela un altro motivo per cui dobbiamo e possiamo sopportare pazientemente quando soffriamo ingiustamente. Noi possiamo soffrire pazientemente quando soffriamo ingiustamente, perché Gesù Cristo ha sofferto ingiustamente per noi, lasciandoci un esempio da seguire.
È molto importante che consideriamo attentamente le verità che questo brano ci insegna sulla sofferenza di Cristo per noi. Leggiamo e consideriamo dal v.22-25.
“22 “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca,” 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. 25 Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pi 2:22-25 LND)
v.22 la sua vita: senza peccato, aveva agito benedizioni

La prima cosa che questo brano ci dichiara è che il comportamento di Cristo era stato totalmente giusto. Egli non aveva fatto assolutamente nulla per cui avrebbe dovuto soffrire. Il v.22 dichiara:
“Egli non commise alcun peccate e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca.”
Per quanto ci riguarda, mentre è vero che in certe situazioni sappiamo che la nostra sofferenza è ingiusta, è anche vero che nessuno di noi è senza colpa. Anche dopo la salvezza, abbiamo peccato tante volte. Quindi, anche se non meritiamo quella sofferenza, in realtà, non siamo senza colpa.
Invece, Cristo era totalmente senza alcun peccato di qualsiasi tipo per tutta la vita. Le sue sofferenze erano totalmente ingiuste.
Quello che ha subito (oltraggio, ingiustamente)

Iniziamo ora a considerare quello che Cristo ha subito. Il v. 23 dichiara:
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava”
Gesù fu oltraggiato, e soffrì. Sappiamo dai vangeli e da Isaia 53 che gli oltraggi che Cristo subì furono così terribili che Lo resero irriconoscibile.
Però, per quanto la sua sofferenza fisica fosse terribile, non fu la sofferenza peggiore. Leggiamo nella seconda parte del v.24:
“Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”
Questo versetto menziona anche le sue lividure.
Molto peggio delle terribili sofferenze fisiche, Cristo soffrì l’ira di Dio che avrebbe dovuto ricadere su di noi. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo quando fu appeso alla croce. Egli portò i nostri peccati, Egli subì la condanna che, senza il Suo sacrificio, sarebbe ricaduta giustamente su di noi.
Questa sofferenza fu infinitamente peggiore di qualsiasi sofferenza che noi potremmo mai subire. Le sofferenze che subiamo non sono mai terribili quanto quelle che patiremmo, se dovessimo pagare noi la condanna per i nostri peccati. Invece, le sofferenze di Cristo, sia quelle fisiche che quelle spirituali, furono totalmente ed assolutamente ingiuste!
Quindi, qualunque volta che riconosciamo che stiamo soffrendo ingiustamente, ricordiamoci che Gesù Cristo ha sofferto molto di più, totalmente ingiustamente.
La sua reazione:

A questo punto, visto che Dio ci chiama a seguire l’esempio di Cristo, vogliamo notare attentamente come Cristo reagì, in modo da poterLo imitare.
Leggo ancora il v.23.
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.” (1Piet 2:23 LND)
Nonostante il terribile oltraggio che Gesù subì, che fu totalmente ingiusto, Egli, pur avendo la potenza di farlo, non rese oltraggio. Gesù avrebbe potuto distruggere in un attimo tutti coloro che Gli stavano facendo del male. Ma non lo fece.
Un brano che ci spiega come Gesù si comportò è Isaia 53:7. Ricordiamoci che in questo, Gesù è l’esempio di come NOI dobbiamo rispondere alle sofferenze ingiuste.
“7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca.” (Isaia 53:7 LND)
Gesù non aperse la bocca, in altre parole, non cercò di difendersi, nonostante che avesse la possibilità farlo. Restò tranquillo, non si agitò, non diventò turbato, non odiò i suoi malfattori. Infatti, mentre era appeso sulla croce, gridò:
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.” (Lu 23:34 LND)
Questa è stata la reazione di Gesù. Questo è l’esempio che dobbiamo imitare.
Però, come possiamo rispondere così? Sappiamo tutti quanto male ci fa quando soffriamo ingiustamente.
Troviamo la risposta non solo nella reazione di Gesù, ma in ciò che permise a Lui di reagire così. Il v.23 dichiara:
“Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.”
Gesù non rispose con oltraggi, e non minacciò, perché Gesù si rimise nelle mani di colui che giudica giustamente!
Gesù è stato l’esempio perfetto della verità che vediamo volta dopo volta nella Bibbia. Quando dobbiamo subire un’ingiustizia, la soluzione sta nel rimettere la nostra sorte nelle mani di Dio, sapendo che Dio giudicherà giustamente.
Per esempio, leggiamo nel Salmo 37:1,2
“Non affliggerti a motivo dei malvagi; non portare invidia a quelli che operano perversamente. 2 perché saranno presto falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde.” (Sal 37:1-2 LND)
Dio giudicherà tutti, al momento stabilito da Lui. Quindi, come Cristo ha rimesso la sua sorte nelle mani di Dio, così anche noi, quando soffriamo, dobbiamo e possiamo rimettere la nostra sorte nelle mani di Dio.
Gesù è un esempio per noi, sia nel modo in cui reagire davanti alle sofferenze ingiuste, sia nel motivo per cui possiamo reagire così.
Quello che ha compiuto: v.24

Passiamo ora a considerare quello che Gesù ha compiuto con le sue sofferenze. Leggo il v.24.
“Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.” (1Piet 2:24 LND)
Gesù ha portato i nostri peccati nel suo corpo sulla croce, e Dio ha versato la Sua ira su di Lui per punire i NOSTRI peccati dei quali Gesù si era caricato!i Quindi, per mezzo del sacrificio di Gesù, noi che crediamo siamo morti al peccato, e viviamo per la Sua giustizia.
Grazie alle lividure di Cristo, ovvero, grazie alla sofferenza che Egli ha subito per noi, noi siamo stati guariti. Questa guarigione è una guarigione spirituale. Eravamo morti nei nostri peccati, ma ora, in Cristo, siamo vivi!
Noi viviamo per la giustizia, la giustizia di Cristo. Oh cari, voi che avete vera fede in Cristo, meditate sulla realtà che è nascosta dietro a queste parole! Eravamo morti nei nostri peccati! Eravamo condannati al tormento eterno! Cristo ha pagato la nostra condanna, e Dio ci ha vivificati! Mentre prima eravamo coperti con la nostra condanna, ora, siamo coperti con la giustizia di Cristo! Abbiamo vita eterna in Cristo Gesù!
la nostra condizione

Pietro conclude questo brano con la stupenda verità del v.25.
“Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pi 2:25 LND)
Eravamo pecore erranti. Non dobbiamo mai dimenticare che eravamo erranti, sulla via sbagliata, quella via che portava alla distruzione eterna.
Vi leggo la profezia di Isaia 53:6, che parla di ciò che eravamo, e di come Dio ci ha salvati per mezzo del sacrificio di Cristo.
“Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isa 53:6 LND)
Oh che possiamo ricordare che eravamo pecore erranti, così da ricordare che non abbiamo mai di che vantarci di noi stessi. Il nostro vanto deve essere solamente in Cristo. Egli è la nostra giustizia! Per mezzo del suo sacrificio, siamo diventati figli di Dio, e ora abbiamo Gesù Cristo come il nostro grande Pastore, Colui che custodisce le nostre anime.
Oh che possiamo ricordarci che quando soffriamo, il nostro Pastore non si è dimenticato di noi. Egli ci sta curando, anche durante le sofferenze ingiuste, anzi, Egli ci sta curando tramite le sofferenze ingiuste!
Cristo, Cristo, il Buon Pastore, ha lasciato il cielo per venire in cerca di noi, pecore erranti, pecore ribelli che eravamo. Ci ha trovato, e ci ha portato a casa. Ora, siamo salvati, ora, siamo membri della famiglia di Dio, ora, siamo sulla via che porta al cielo, alla presenza di Dio. Tutto per mezzo di Cristo Gesù, il nostro Salvatore!
Applicazione

Alla luce delle verità di questo brano, come dovresti vivere?
Prima di tutto, quando ti trovi in un ruolo in cui hai un superiore, solitamente nell’ambito del lavoro, impegnati ad essere totalmente sottomesso al tuo capo, in tutto quello che riguarda il lavoro che non è contro l’insegnamento di Dio. Questa sottomissione non deve essere solamente esterna, ma devi essere sottomesso di cuore, con ogni timore, sapendo che questa è la volontà di Dio. La tua sottomissione al tuo capo, in realtà è una sottomissione a Dio stesso.
Comportati bene, in modo da non dover mai soffrire per le tue mancanze. Se soffri per le tue mancanze, perché ti sei comportati male, quella sofferenza non ti gioverà a niente. È una sofferenza inutile. Perciò, impegnati, nel Signore, a comportarti bene, in ogni occasione.
E se ti comporti bene, non devi essere sorpreso se ti ritroverai a soffrire ingiustamente. Fa parte del piano di Dio. Cristo Gesù ti fa da esempio in questo. Egli non ha mai peccato, non ha mai parlato in modo sbagliato. Eppure, dovette soffrire più di qualsiasi altra persona nella storia del mondo. Gesù subì l’ira di Dio.
E Gesù lo ha fatto per salvarci, per prendere la nostra condanna, e renderci giusti davanti a Dio.
Perciò, impara da Cristo! Quando soffri ingiustamente, sopportalo pazientemente, rimettendo la tua sorte nelle mani di Dio.
Puoi rimettere la tua sorte nelle mani di Dio, sapendo che se soffri ingiustamente, è nel piano perfetto di Dio per te. Nulla di male può mai succedere se non è permesso da Dio.
Tutto il male ingiusto che Gesù subì serviva per compiere la tua salvezza!
Il male ingiusto che tu subisci può avere tanti scopi. Può essere uno strumento che Dio usa per santificarti di più. Può essere un mezzo che Dio usa per fortificare la tua fede. Può essere una persecuzione che Dio permette per aumentare la tua ricompensa eterna. Può essere un modo che Dio usa per glorificarsi, portando avanti il suo regno, perfino con il sangue dei santi. Gli scopi possono essere tanti, ma è certo che se Dio permette che soffri ingiustamente, serve per la Sua gloria, e per il tuo bene. Ci penserà Dio a giudicare ogni ingiustizia. Puoi restare tranquillo che Dio giudicherà secondo giustizia!
Vi lascio con un ultimo consiglio, un consiglio che può trasformare i momenti più difficili della vita in momenti ricchi.
Quando soffrite ingiustamente, usate quelle esperienze per meditare di più sulla sofferenza ingiusta di Cristo per voi. Anziché agitarvi in quelle situazioni, considerate quanto più terribili e quanto più ingiuste furono le sofferenze di Cristo. E poi, ricordatevi che erano per voi, erano per le vostra salvezza, erano per pagare la vostra condanna, e per portarvi al Pastore e Guardiano delle vostre anime.
Se farete così, le sofferenze ingiuste della vita potranno diventare delle opportunità per capire più che mai la grandezza della vostra salvezza.
Ringraziamo Dio che Gesù, pur avendo il potere di non soffrire, pur essendo totalmente innocente, fu pronto a soffrire ingiustamente per noi! Rimettiamoci nelle mani di Dio, che giudica giustamente! Amen.

>Rapporto con la società

>“11 Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri della carne che guerreggiano contro l’anima. 12 Comportatevi bene fra i gentili affinché, là dove vi accusano di essere dei malfattori, a motivo delle buone opere che osservano in voi, possano glorificare Dio nel giorno della visitazione.” (1Pi 2:11-12 LND)
Dio non solo ci comanda di comportarci bene verso i non credenti, ma ci dà degli esempi specifici in vari campi della vita di cosa significa avere un buon comportamento. Non basta solamente capire i principi biblici, ma dobbiamo arrivare anche a capire come applicarli nella vita di tutti i giorni.
Quindi, oggi vogliamo considerare 1Pietro 2:13-17, in cui Pietro inizia a spiegare alcuni aspetti di un buon comportamento fra i non credenti. Preghiamo di capire bene queste verità, in modo da poter vivere di più come Dio vuole.
La sottomissione alle autorità umane

Iniziando con i vv.13, 14, troviamo subito un modo specifico per aver un buon comportamento fra i non credenti. Pietro parla del nostro comportamento nei riguardi di tutte le varie istituzioni umane. Leggo.
“13 Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità costituita: sia al re come al sovrano, 14 sia ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per lodare quelli che fanno il bene,” (1Piet 2:13-14 LND)
Dio comanda che ogni credente sia sottomesso ad ogni autorità costituita. Questo brano parla del nostro comportamento e del motivo che abbiamo di comportarci così. Consideriamo prima di tutto cosa sono le autorità costituite.
Autorità costituita

Dobbiamo essere sottomessi alle autorità costituite. La NRV traduce questo termine con “ogni umana istituzione”.
Dio ha stabilito che in ogni società ci sia qualche forma di autorità stabilita. Dove non esiste un’autorità, con le sue leggi o regole, esiste l’anarchia, il disordine. In una condizione così, non c’è freno al peccato dell’uomo. È ovvio che nessuna istituzione o autorità segue Dio perfettamente, e infatti la maggioranza non segue Dio per nulla, ma questo fatto non cambia il comandamento di essere sottomessi alle autorità.
Le autorità possono variare di tanti tipi, e possono riguardare tanti campi della vita. Un brano che ci aiuta a capire il piano di Dio a questo riguardo è Romani 13:1-7.
“1 Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c’è autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono istituite da Dio. 2 Perciò chi resiste all’autorità, resiste all’ordine di Dio; e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna. 3 I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l’autorità? Fa’ ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, 4 perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male. 5 Perciò è necessario essergli sottomessi, non solo per timore dell’ira ma anche per ragione di coscienza. 6 Infatti per questo motivo pagate anche i tributi, perché essi sono ministri di Dio, dediti continuamente a questo servizio. 7 Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l’imposta a chi dovete l’imposta, il timore a chi dovete il timore, l’onore a chi l’onore.” (Rom 13:1-7 LND)
Questo brano ci aiuta a capire che esistono tante forme di autorità. Ci sono autorità nazionali, ci sono autorità che riguardano il comune, ci sono autorità che riguardano le scuole, ci sono autorità in quasi ogni campo della vita.
Essendo costituite da uomini peccatori, ogni autorità e ogni istituzione sono imperfette. Però, sono state istituite da Dio, e bisogna ubbidire a loro, a patto che non contraddicano direttamente un comandamento di Dio.
Quindi, quando parliamo delle autorità costituite, ricordiamoci che esse riguardano qualsiasi tipo di istituzione che ha autorità in qualche campo della vita. Per uno studente, la sua autorità costituita è la scuola, per chi ha una casa da ristrutturare è l’ufficio tecnico, per chi guida l’autorità è chi ha stabilito il codice stradale, per tutti è lo Stato, e così per ogni altro campo.
Il nostro comportamento: la sottomissione

Abbiamo tante autorità. In questo versetto, Dio ci comanda di esserne sottomessi. Vi leggo ancora la prima parte del v. 13:
“Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità costituita” (1Pi 2:13 LND)
Dio ci comanda di sottometterci ad ogni autorità costituita.
Dobbiamo ricordarci che questo comandamento non è limitato a quelle autorità che sono buone e che non sbagliano, così come i comandamenti che riguardano il comportamento di un marito o di una moglie non sono limitati solamente a quei mariti o a quelle mogli che non peccano mai. Ogni marito sbaglia, ogni moglie sbaglia, e ogni autorità costituita sbaglia. Noi siamo responsabili di vivere secondo i comandamenti di Dio, indipendentemente da come le autorità si comportano. E per quanto riguarda le autorità, Dio ci comanda di essere loro sottomessi.
Ricordiamoci che l’essere sottomessi riguarda non solo il nostro comportamento, ma anche il nostro atteggiamento. Se per esempio lo Stato stabilisce che bisogna seguire una certa procedura, ed io la faccio ma brontolando che è una cosa assurda, io non sono veramente sottomesso. Non solo, ma non sto onorando Dio, e non sono una luce nel mondo.
Faccio una piccola parentesi. A ciascuno di voi chiedo: è possibile avere vera gioia se ti stai lamentando di qualcosa? Uno che brontola può avere grande pace nel cuore? Quando pecchiamo, lamentandoci o brontolando, non solo siamo una brutta testimonianza, ma perdiamo la pace e la gioia che possiamo avere quando guardiamo a Cristo.
Tornando alla sottomissione, dovremmo seguire la legge e le regole attentamente, e con un buon atteggiamento. Facendo così, un credente sarà un cittadino modello. Uno studente dovrebbe essere uno studente modello. Dovremmo essere esemplari nel nostro modo di vivere.
Nel v.14, Pietro ci dà qualche esempio di autorità. Vi leggo:
“sia al re, come al sovrano, sia ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dare lode a quelli che fanno il bene.”
Ci sono vari livelli di autorità nella società, ognuna sopra un campo diverso. Noi dovremmo essere sottomessi ad ogni autorità.
Non solo, ma dovremmo capire che l’autorità esiste per dei buoni scopi: punisce i malfattori e loda coloro che fanno del bene. Certamente, in un mondo di peccato, nessuna autorità è perfetta. Certamente ci sono tanti esempi di corruzione. Ma ricordiamoci che è sempre stato così da quando il mondo è mondo, e perciò, era così anche quando Dio ha guidato Pietro a scrivere queste parole, e quando ha guidato Paolo a scrivere parole simili in Romani 13. Perciò, Dio vuole che noi siamo sottomessi alle autorità, nonostante che esse siano ingiuste o corrotte. Come dicevo prima, questa sottomissione non ci deve indurre a disubbidire a dei chiari comandamenti di Dio.
Il motivo: per amore del Signore

Il v. 13 contiene una frase molto importante, che ci può incoraggiare molto, soprattutto quando è difficile sottometterci ad un’autorità cattiva ed ingiusta. Leggo di nuovo il v.13
“Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità costituita,” (1Pi 2:13 LND)
Questo versetto ci ricorda il motivo per cui dobbiamo sottometterci ad ogni autorità costituita. Dobbiamo farlo “per amore del Signore”. Il MOTIVO per cui dobbiamo sottometterci non è perché le autorità sono buone o meritano la nostra sottomissione, ma lo dobbiamo fare per amore del Signore.
Nel Greco, non troviamo la parola “amore”, ed una traduzione più letterale è: “a motivo del Signore”. Cioè, quello che facciamo, lo dobbiamo fare per Dio. Se vuoi avere tanta gioia, non devi fare la cosa giusta per gli altri, perché se loro ti dovessero trattare male, ti diventerebbe molto pesante riuscire a fare la cosa giusta. Piuttosto, devi fare la cosa giusta per il Signore, allora sì che puoi avere grande gioia.
Troviamo questo principio in Colossesi 3, in cui Paolo esorta i servi a lavorare nel modo giusto per il Signore. Egli dice:
“22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio. 23 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa a dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.” (Col 3:22-24 LND)
Il datore di lavoro è un esempio di autorità costituita, come lo sono le autorità della scuola, le autorità dello stato, e quelle del comune. La nostra sottomissione deve essere fatta a motivo del Signore, per la sua gloria, per ricevere la sua approvazione, per portare gloria a Lui. Oh che possiamo ricordarci di questa verità, per arrivare nella sua presenza con gioia, e non con vergogna!
v.15 Un risultato

Il v.15 ci spiega qual’è la volontà di Dio per noi per quanto riguarda la nostra sottomissione alle autorità costituite. Leggiamolo.
“perché questa è la volontà di Dio, che, facendo il bene, turiate la bocca all’ignoranza degli uomini stolti.” (1Pi 2:15 LND)
Dio ci ha lasciato su questo terra per essere luce e sale. Cioè, noi siamo la luce di Dio per i non credenti intorno a noi. Gesù dichiara:
“14 Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15 Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa.” (Mat 5:14-15 LND)
Essendo la luce del mondo, Dio ci chiama ad avere un comportamento così buono che i non credenti, che vorrebbero sparlare di noi, non abbiano nulla da ridire sul nostro presunto cattivo comportamento che sia minimamente vero.
Vediamo un buon esempio di come dobbiamo vivere in Daniele, nell’Antico Testamento. Leggiamo Daniele 6:1-5
“1 Piacque a Dario di stabilire sul regno centoventi satrapi, i quali fossero preposti su tutto il regno, 2 e sopra di loro tre prefetti, di cui uno era Daniele, ai quali quei satrapi dovevano render conto, perché il re non ne soffrisse alcun danno. 3 Ora questo Daniele eccelleva sugli altri prefetti e satrapi, perché in lui c’era uno spirito superiore, e il re pensava di stabilirlo sopra tutto il regno. 4 Allora i prefetti e i satrapi cercarono di trovare un pretesto contro Daniele riguardo l’amministrazione del regno, ma non poterono trovare alcun pretesto o corruzione, perché egli era fedele e non si poté trovare in lui alcun errore o corruzione. 5 Allora quegli uomini dissero: “Non troveremo mai nessun pretesto contro questo Daniele, eccetto che lo troviamo contro di lui nella legge stessa del suo Dio”.” (Dan 6:1-5 LND)
Nonostante che questi uomini malvagi odiassero Daniele e volessero criticarlo, non riuscirono a trovare nulla da criticare per quanto riguarda il suo comportamento! È proprio così che Dio ci chiama a vivere! In ogni situazione, specificatamente in quelle situazioni in cui siamo sotto a delle autorità, che perciò possono anche essere difficili od ingiuste, Dio ci chiama a comportarci in modo talmente buono, che gli uomini stolti, cioè gli uomini che non temono Dio, non potranno avere nulla da ridire contro di noi.
Chiedo a ciascuno di voi: tu vivi così? Il tuo comportamento con i non credenti, specificatamente in situazioni che riguardano le varie autorità che ti sono stabilite, è un comportamento così corretto e così buono che essi non hanno nulla di vero da ridire contro di te?
Oh che possiamo vivere così, perché questa è la volontà del nostro Dio e Salvatore!
v.16 un pericolo da evitare

Arriviamo ora al v.16, che ci avverta di un grave pericolo da evitare. Leggiamolo:
“Comportatevi come uomini liberi, non facendo uso della libertà come di un pretesto per coprire la malvagità, ma come servi di Dio.” (1Pi 2:16 LND)
È estremamente importante capire le verità di questo versetto, quindi, analizziamole attentamente.
Se siamo in Cristo, se siamo salvati, siamo uomini e donne liberi. Abbiamo la vera libertà in Cristo Gesù, come Gesù dichiara in Giovanni 8:33.
“31 Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: “Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.” (Giov 8:31-32 LND)
Anche Galati 5 parla della nostra libertà in Cristo Gesù.
“State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù.” (Ga 5:1 LND)
Chi non è in Cristo, è sotto la schiavitù del peccato. Inoltre, senza Cristo, uno è sotto il giogo della legge, in quanto, non avendo la giustizia di Cristo, sarà giudicato in base alla legge, e quindi, sarà condannato. Infatti, in Galati 5, quando Paolo esorta di non essere sotto il giogo della schiavitù, parla del fatto di non ritornare sotto il giogo della legge.
Essendo perciò liberi in Cristo, il pericolo che corriamo è di credere, in modo sbagliato, che la nostra libertà ci autorizza a non essere sottomessi alle autorità costituite. Il fatto che siamo cittadini del cielo, e liberi in Cristo, non ci esenta dal dover essere sottomessi alle autorità umane.
Chi invece non si sottomette alle autorità, dicendo di esserne esente perché è libero in Cristo, usa la sua libertà come un velo, come un pretesto, per coprire la malvagità.
È importante capire questo. Se noi usiamo la libertà che abbiamo in Cristo per non essere sottomessi a coloro che sono sopra di noi, stiamo peccando e stiamo usando la nostra libertà come pretesto di malvagità. La libertà in Cristo non è la libertà di vivere come vogliamo noi!
Oggi, quando certi credenti vengono ammoniti per certi loro comportamenti sbagliati, rispondono dicendo qualcosa come: “Siamo liberi in Cristo, e tu non puoi dirmi come devo vivere!”. Essi stanno usando la loro libertà per vivere come vogliono, e così, stanno coprendo la loro malvagità con un pretesto, un velo, di libertà.
La vera libertà in Cristo non è la libertà di fare quello che vogliamo. È la libertà dal potere del peccato. Anziché servire il peccato, abbiamo il dovere, che è anche un privilegio, di essere servi di Dio. Leggo ancora.
“Comportatevi come uomini liberi, non facendo uso della libertà come di un pretesto per coprire la malvagità, ma come servi di Dio.” (1Pi 2:16 LND)
Servi di Dio

Siamo servi di Dio, comportiamoci come tali! Uno dei privilegi della salvezza è di essere servi di Dio. La parola Greca che è tradotta con “servi”, è la stessa parola che altrove viene tradotta con “schiavo”, come, per esempio, in Giovanni 8:34.
“Gesù rispose loro: “In verità, in verità vi dico: Chi fa il peccato è schiavo del peccato.” (Gv 8:34 LND)
Troviamo la stessa parola anche in 2Pietro 2:19
“mentre promettono loro libertà, essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno diventa schiavo di ciò che lo ha vinto.” (2Pi 2:19 LND)
Questa parola descrive una condizione permanente di servizio ad un padrone. Chi è salvato, è libero dal peccato, per servire Dio.
Nelle loro epistole, Paolo, Giacomo e Pietro dichiarano di essere schiavi di Dio, usando questa stessa parola Greca. In tutti questi brani, la parola tradotta con “servo” potrebbe essere tradotta anche con “schiavo”, come viene tradotta altrove.
“Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, appartato per l’evangelo di Dio,” (Ro 1:1 LND)
“Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo, secondo la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà,” (Tt 1:1 LND)
“Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute.” (Gm 1:1 LND)
“Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo:” (2Pi 1:1 LND)
In Romani 6.22, Paolo dichiara che, essendo stati liberati dal peccato, siamo servi di Dio.
“Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.” (Ro 6:22 LND)
Dobbiamo capire che essere servi di Dio non è un qualcosa di pesante, né di negativo, e non è neanche un ostacolo alla nostra gioia. Al contrario, è la via che porta alle benedizioni più profonde.
Camminando in questa vita, stiamo seguendo le orme di Gesù Cristo. In Filippesi 2:7 Paolo, avendo parlato di come Gesù si è spogliato della sua gloria, dichiara che Gesù ha preso forma di servo, di schiavo:
“ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini;” (Fil 2:7 LND)
Gesù, il Sovrano Creatore dell’Universo, ha preso forma di un servo, di uno schiavo. Abbiamo l’immenso onore di seguire le sue orme!
Che terribile peccato, credere che avere il diritto di non servire Dio! Quindi, è estremamente importante che ogni credente si ricordi, giorno per giorno, che non esiste la libertà assoluta, nel senso che uno può fare quello che vuole. O siamo schiavi del peccato, o siamo schiavi di Dio. La differenza è eterna. Essere schiavo del peccato porta alla condanna eterna. Essere schiavo del peccato significa essere sotto un giogo molto duro e pesante. Invece, essere sotto il giogo di Cristo significa avere riposo per l’anima nostra. Infatti, Gesù dichiara:
“28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. 30 Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!”.” (Mat 11:28-30 LND)
Quindi, la verità principale del v.16 nel nostro brano di oggi è che non dobbiamo mai usare la nostra libertà in Cristo come scusa per non camminare in santità e in ubbidienza in ogni campo della vita. Specificatamente, non dobbiamo mai credere che essendo liberi in Cristo, possiamo non sottometterci alle autorità costituite nella società in cui viviamo. Piuttosto, dobbiamo sottometterci, come servi di Dio.
v.17, esempi delle autorità

Arrivando al v. 17, Pietro, per riassumere il suo punto, ci fa un’esortazione che tocca vari rapporti nella vita. Leggiamo insieme il v.17.
“Onorate tutti, amate la fratellanza, temete Dio, rendete onore al re.”
Qui troviamo quattro comandamenti. Esaminiamo ciascuno brevemente.
Onorate tutti

Il primo è di onorare tutti. Questo è simile al comandamento in Romani 13:7
“Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l’imposta a chi dovete l’imposta, il timore a chi dovete il timore, l’onore a chi l’onore.” (Ro 13:7 LND)
Dobbiamo onorare tutti, rendendolo a ciascuno in base a quello che gli è dovuto. Dobbiamo ricordare che ogni persona è stata creata nell’immagine di Dio. Dobbiamo avere rispetto, un certo onore, per tutti. Un credente deve essere mansueto e gentile con tutti. Nella società, è normale essere prepotente, è normale sparlare e criticare. Invece, un credente deve avere onore per tutti, per i grandi e per i piccoli, con coloro che sono gentili e con coloro che sono cattivi.
Amate la fratellanza

Poi, ci comanda di amare la fratellanza. La parola “fratellanza” significa tutti i credenti. Dobbiamo onorare tutte le persone con cui abbiamo a che fare, ma con i credenti dobbiamo andare oltre: dobbiamo amarli. Siamo fratelli e sorelle di tutti i credenti. Quindi, non dobbiamo mai creare una barriera perché un altro credente non ci è simpatico. Non dobbiamo mai permettere nulla che possa ostacolare il nostro vero amore per ogni altro credente.
Una delle cose che ostacola l’amore più di qualsiasi altra è quando abbiamo qualcosa contro qualcuno, ma non andiamo subito da lui o da lei per metterci a posto. Molto spesso, succede che per vari motivi, abbiamo qualcosa contro qualcuno, ma evitiamo di andare da quella persona. Questo crea una barriera e ostacola il vero amore. Quindi, non lasciate che una qualsiasi cosa vi ostacoli ad amare veramente tutta la fratellanza!
Temete Dio

A questo punto, tramite Pietro, Dio ci comanda: temete Dio. Ogni persona teme qualcosa o qualcuno. Noi temiamo di perdere quello che ci è più prezioso, quello che consideriamo essere più importante. Per esempio, tante persone considerano l’approvazione degli altri essere la cosa più importante, e così, temono gli altri, nel senso che fanno qualsiasi cosa per non perdere la loro approvazione. Altre persone considerano che sono i soldi la cosa più importante, e quindi, temono di ritrovarsi senza soldi, e basano la loro vita su come possono non restarne senza. Altre persone considerano che è una vita con pochi problemi la cosa più importante, e si può dire che temono i problemi, e così, vivono in modo da avere meno problemi possibili. Questo diventa la base delle loro decisioni.
A differenza da tutti i non credenti, un vero credente deve assolutamente considerare Dio come il suo tesoro più grande. Quindi, più di qualsiasi cosa, deve temere di perdere la comunione con Dio e l’approvazione di Dio. Questo timore diventa la base che guida ogni sua decisione. Questo è il significato di temere Dio.
Rendete onore al re

Pietro conclude con il comandamento di onorare il re. Il re di allora era l’Imperatore Romano. Oggi, abbiamo altre forme di governo. Dobbiamo onorare qualsiasi autorità sotto la quale ci troviamo.
Viviamo in una società in cui le persone non rendono onore alle autorità, anzi, molto spesso le disprezzano e sparlano di loro. Questo è il contrario di quello che Dio ci comanda. Perciò, non partecipate a questo tipo di peccato. Abbiate onore e rispetto per tutti coloro che sono sopra di voi nella società!
Applicazione

Allora, oggi abbiamo iniziato a considerare i modi specifici in cui dobbiamo comportarci bene con i non credenti. Ricordiamoci le importanti verità che abbiamo visto in questi versetti.
Dobbiamo essere sottomessi ad ogni autorità costituita. Queste comprendono le autorità al lavoro, a scuola, riguardano i vari uffici del comune, riguardano ogni autorità costituita. Essere sottomessi è un modo per essere luce in questo mondo di tenebre. NON essere sottomessi equivale a camminare nelle tenebre. Ricordiamoci che dobbiamo vivere in questo modo, non perché tutte le autorità sono buone, ma per il Signore.
Viviamo con un comportamento talmente buono che nessuno avrà da accusarci di qualcosa di male di noi!
Qualcuno può dire qualcosa contro di te? Il tuo comportamento è esemplare? Sei un esempio di sottomissione e mansuetudine?
Non date spazio alla vostra carne! Certamente, ci sono situazioni in cui è difficile, a causa della nostra carne, essere sottomessi. Però, sono proprio in questi casi che impariamo a camminare per fede! Viviamo come Dio ci comanda, per essere una luce di Dio e per portare gloria a Lui!
Ringraziamo Dio che siamo liberi in Cristo, ma non usiamo questa libertà come pretesto della malvagità! Siamo liberi, ma non per fare qualunque cosa che vogliamo noi, ma piuttosto siamo liberi dal peccato per servire Dio!
Onorate tutti. Dovreste essere delle persone che gli altri notano, per quanto siete gentili e rispettosi verso tutti. Amate la fratellanza, non permettete a nulla di creare una barriera fra voi ed un altro credente. Temete Dio. Più di qualsiasi cosa, temete di offendere Dio, o di non avere intima comunione con Lui. Prendete ogni decisione ricordando come potete piacere a Dio. Infine, onorate il re, ovvero, onorate le autorità che Dio ha messo sopra di voi nella società. Certamente, esse sbagliano. Ma il motivo per cui bisogna onorarle non è perché lo meritano, ma perché questa è la volontà di Dio!
Viviamo così, alla gloria di Dio, liberati dal nostro peccato, per essere servi del nostro Dio e Salvatore. Amen!

>Stirpe eletta

>“7 Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli «la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata la pietra angolare, 8 pietra d’inciampo e sasso di ostacolo». Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati.” (1Pietro 2:7-8 NRV)
Chi non crede in Gesù è destinato al giudizio eterno. Per quanto la vita sulla terra possa andare bene o male, non importa, perché quella persona ha davanti a sé solamente il tormento eterno.
Questa era anche la nostra condizione! Eravamo sulla via che portava alla condanna eterna. Eravamo tutti presi con le cose di questa vita, ignoranti del fatto che eravamo peccatori, separati da Dio.
Di natura, ogni persona rifiuta Dio. Lasciata a sé, ogni persona rifiuta di ravvedersi e di credere in Cristo Gesù. Questa era anche la nostra condizione, uguale a quella degli altri.
Però, Dio non ci ha lasciato a noi stessi. Come abbiamo letto in 1Pietro 1, Dio ci ha eletti alla salvezza. Ci ha preconosciuto, cioè, ha scelto di amarci prima della creazione del mondo. Al momento stabilito da Lui, ci ha fatto rinascere, ad una speranza viva. Ci ha vivificati per mezzo dello Spirito Santo.
Leggo ancora 1Pietro 1:1-5.
“1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. 3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ” (1Piet 1:1-4 NRV)
Ora, essendo stati scelti da Dio, ora che Dio ci ha fatto rinascere, il nostro destino non è come quello di coloro che rimangono nella loro ribellione. Ora, non siamo più un popolo sotto condanna. Leggiamo 1Pietro 2:9,10, che spiega la nostra condizione nuova.
“9 Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; 10 voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1Piet 2:9-10 NRV)
Questo brano inizia con la parola “ma”. Essi, coloro che non credono in Gesù, sono destinati ad inciampare nella Parola, ovvero, sono destinati a subire la condanna eterna quando saranno giudicati da Gesù Cristo alla fine del mondo.
Ma voi avete tutta un’altra eternità davanti a voi. La parola “ma” descrive un immenso ed eterno contrasto. “Ma” è una congiunzione con valore opposito. Cioè, per grazia, la nostra condizione è l’opposto, il contrario della loro condizione. Per la misericordia di Dio, la nostra eternità è il contrario della loro eternità! Tutto e solo per grazia.
Consideriamo la nostra condizione ora che siamo in Cristo.
Stirpe eletta

Loro sono destinati alla condanna eterna. Per grazia, noi siamo una stirpe eletta. Leggo ancora la prima parte del v.9
“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato”
Questo è un riferimento a Esodo 19:6, in cui il SIGNORE dichiara a Mosè quello che doveva dire ad Israele, da parte del Signore:
“e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa”. Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele».” (Eso 19:6 NRV)
Israele doveva essere una nazione santa per il Signore. Però, Israele come nazione non ha seguito il Signore, e per il momento, come leggiamo in Romani 11, per il momento un indurimento è stato prodotto in una parte di Israele, in modo che il Vangelo potesse raggiungere noi stranieri. Ora, noi, per opera di Dio, siamo una stirpe eletta. Siamo un popolo nuovo, che Dio ha scelto per Sé. Non abbiamo noi scelto di appartenere a Dio. Dio ci ha eletto! Siamo una stirpe, un nuovo gruppo, che non esisteva prima.
Siamo stati scelti! Dio non ha scelto tutti, e non ha scelto noi per alcun merito nostro. È stata una libera scelta di Dio, un atto di pura grazia. Noi meritavamo, come tutti gli altri, la condanna eterna. Ma Dio ci ha eletto ad essere una generazione nuova, una stirpe eletta.
Sacerdozio regale

Il versetto continua, e dichiara che siamo un sacerdozio regale! Abbiamo letto in 1Pietro 2:4 che Dio ci ha fatto diventare un sacerdozio santo. Siamo sacerdoti, perché abbiamo il privilegio di portare sacrifici di lodi e di ringraziamento. Essendo Dio santo, possiamo offrire questi sacrifici solamente se siamo anche noi santi, e siamo santi per mezzo della giustificazione di Cristo Gesù e della santificazione dello Spirito Santo.
Ora, nel v.9, impariamo che siamo anche un sacerdozio regale. Siamo regali, apparteniamo alla famiglia reale. Abbiamo un privilegio estremamente superiore al privilegio che aveva Aaronne e i suoi discendenti. Essendo regali, essendo figli di Dio, abbiamo libertà di entrare nella presenza di Dio a tutte le ore per offrire i nostri sacrifici a Lui, ed essendo figli abbiamo il privilegio di chiamarLo Padre. Quindi, portiamo i nostri sacrifici con gioia! Il RE dell’universo accetta quello che Gli offriamo, perché è Lui stesso che ci ha fatto diventare un sacerdozio regale! Che immenso privilegio!
Gente santa

Dio ci ha fatto diventare anche una gente santa. La parola greca tradotta con “gente” è “ethnos”, e solitamente quando è al singolare come in questo caso, è un termine che denota una nazione. Noi che siamo stati salvati proveniamo da tante razze e popoli e nazioni. In Cristo, siamo stati formati come un popolo nuovo, una nuova nazione. Questa nazione non è politica, né di una certa razza fisica. Noi siamo piuttosto una nazione spirituale, una gente santa. Siamo stati lavati dallo Spirito Santo, che ci ha applicato i benefici di Cristo. Dio è santo, è solo una gente santa può avere accesso a Lui. Noi siamo quel popolo, quella nazione, tutto per grazia!
Il popolo di Dio

Per grazia, noi siamo il popolo di Dio. Leggiamo i vv.9,10.
“9 Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; 10 voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1Piet 2:9-10 NRV)
Prima, NON eravamo un popolo. Eravamo tanti individui, perduti, sotto condanna, separati da Dio. Eravamo senza alcuna vera speranza. Eravamo nemici di Dio.
Ora, siamo il popolo di Dio. Siamo il popolo di Dio per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Per farci diventare suo popolo, Dio ci ha acquistato, a caro prezzo.
Quando Dio ci ha acquistato, non avevamo alcun valore per contro nostro. Non avevamo niente da offrire a Dio. Siamo preziosi a Dio perché Dio ha scelto di amarci, Dio ha scelto di adottarci come figli suoi, Dio ha scelto di acquistarci per farci diventare il suo popolo. Ora, tutto per grazia, siamo l’amato popolo di Dio. Per acquistarci, Dio doveva soddisfare la sua giustizia che era stata offesa dai nostri peccati. Perciò, Dio ha pagato il prezzo del suo unigenito Figlio.
In Marco 10, Gesù Cristo, parlando di Sé come “il Figlio dell’uomo”, dichiara:
“Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».” (Marco 10:45 NRV)
Gesù Cristo ha dato la sua vita come prezzo di riscatto. Questo è il prezzo che Dio ha pagato per acquistarci! Dio Padre doveva punire il Figlio, Gesù Cristo, per acquistarci, per pagare il prezzo della nostra condanna! Quindi, siamo il popolo di Dio perché Dio ci ha acquistati.
Misericordia

Il v. 10 dichiara un’altra verità meravigliosa e fondamentale:
“voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia”.
Prima, come tutti gli altri, non avevamo ottenuto misericordia. Dio ci guardava in base a quello che meritavamo, e meritavamo solamente la morte eterna.
Ora, in Cristo Gesù, abbiamo ottenuto misericordia. Ora, per mezzo di questa misericordia, siamo perdonati. Ora, anziché essere nemici di Dio, siamo preziosi a Dio. Ora, nulla può separarci dall’amore di Dio per noi in Gesù Cristo.
Tutto questo perché Dio ha avuto misericordia di noi. Che cos’è la misericordia? La misericordia è quella compassione verso qualcuno che è in terribile miseria, dalla quale quella persona non è in grado di uscirne da sola.
La misericordia quindi descrive un cuore che è grandemente toccato vedendo la sofferenza e la miseria di un altro, al punto che agisce per soccorrere la persona che sta nella miseria.
Carissimi, noi eravamo nella miseria, senza saperlo. Eravamo schiavi dei nostri peccati. Eravamo sotto condanna eterna. Eravamo senza speranza.
Dio ha avuto misericordia di noi. Dio, il Sovrano Creatore di tutto, il Signore dell’universo, il Santo Dio che odia ogni peccato, ha avuto e ha tuttora misericordia di noi. La nostra condizione ha suscitato amore e bontà e benevolenza in Dio verso di noi. Il suo cuore è così toccato che Egli si impegna, con la sua potenza infinita, per il nostro bene.
Per la sua misericordia, Dio ci ha perdonato i nostri peccati in Gesù Cristo. Ci ha dato un cuore nuovo. Ci ha dato lo Spirito Santo per insegnarci e guidarci. Dio continua ad avere misericordia per noi, ogni giorno.
Di natura, ogni persona tende a cercare l’appoggio di coloro che sembrano essere in grado di salvare dai problemi. Però, qual è quell’uomo che è veramente in grado di salvare se stesso, per non parlare di qualcun altro? Chi spera negli uomini, rimarrà terribilmente deluso per tutta l’eternità.
Invece, chi spera nel sovrano Signore di tutto, non sarà mai deluso. Infatti, abbiamo letto nel v. 6 che chi crede, ovvero spera, in Gesù Cristo, non resterà deluso, non resterà confuso, non avrà da temere nel giorno del giudizio.
Il motivo per cui possiamo sperare in Dio, è che Dio ha scelto di guardarci con misericordia. Siamo diventati preziosi a Dio. Egli non ci lascerà e non ci abbandonerà.
Cari, è importantissimo camminare in ubbidienza e santità. La Bibbia parla moltissimo di questo. È importatissimo presentarci come sacrifici viventi a Dio ogni giorno. È assolutamente necessario cercare per prima cosa il regno di Dio. Non dobbiamo mai credere che non importa come viviamo. Anzi, importa eternamente! Dobbiamo impegnarci con tutto il nostro cuore. Non dobbiamo mai pensare che il peccato non sia una cosa grave, perché ogni peccato è estremamente grave.
Però, anche quando facciamo del nostro meglio, anche quando siamo più focalizzati sul Signore che mai, anche quando ci impegniamo con grande cuore per camminare in totale santità, alla luce della perfetta santità di Dio, siamo mancanti. Dio ci sta santificando, e finché siamo in questa tenda che chiamiamo “corpo”, avremo bisogno di crescere di più.
Perciò, se Dio dovesse guardarci per il nostro merito, anche se fossimo al nostro meglio, se Dio dovesse permetterci libero accesso nella sua presenza solo quando saremo meritevoli, saremmo senza speranza. Sarebbe assolutamente impossibile ricevere alcuna benedizione da Dio se dipendesse dal nostro merito. Anzi, se dipendesse dal nostro merito, saremmo respinti per sempre dalla presenza di Dio.
1Pi 2:18 Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni; non solo ai buoni e ragionevoli, ma anche a quelli che sono difficili. 19 Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. 20 Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio. 21 Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme.
Però, gloria a Dio, Dio NON ci guarda in base al nostro merito. Ci guarda con misericordia, in base al merito di Cristo.
Anziché trattarci come meritiamo, visto che Dio ha avuto misericordia di noi, e continua ad avere misericordia per noi e ci guarda per i meriti di Cristo Gesù, il nostro Salvatore, la nostra giustizia, e il nostro Avvocato, allora, possiamo gioire. Abbiamo libero accesso a Dio. Dio ci guarda, per mezzo di Cristo, con favore! Siamo preziosi a Lui. Tutto questo perché Dio ha misericordia di noi.
Dio ci conosce a fondo. Conosce le nostre debolezze. Conosce le nostre cadute. E Dio, considerando tutto questo, ha misericordia di noi, per mezzo di Cristo.
Quindi, quando ci impegniamo più che mai a camminare bene ma ancora cadiamo, certamente è giusto sentire il peso del nostro peccato. Però, non dobbiamo fissare lo sguardo sulle nostre innumerevole cadute, ma fissiamo lo sguardo sull’immensità della misericordia di Dio, che ci offre il perdono, che ci rialza per poter riprendere il cammino! Rallegriamoci nella nostra salvezza! Grazie a Dio per la sua misericordia!
Dalle tenebre alla sua luce meravigliosa

Nel nostro brano, abbiamo ancora un meraviglioso beneficio da considerare. Leggiamo ancora il v.9.
“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa;” (1Pi 2:9 NRV)
Dio ci ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa!
Consideriamo per alcuni minuti questa verità preziosa che merita di essere meditata per tutta la vita.
Eravamo nelle tenebre. Nelle tenebre, c’è ignoranza, c’è peccato, c’è vera miseria. Camminavamo senza sapere dove andavamo. Eravamo schiavi del nostro peccato, ed era impossibile liberarci. Come leggiamo in Tito 3:3,
“Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda.” (Tito 3:3 NRV)
Eravamo traviati, schiavi di ogni sorta di passione. Vivevamo nella cattiveria e nell’invidia. Queste cose ci ostacolavano totalmente dall’avere vera gioia e dal godere le benedizioni di Dio. Eravamo odiosi e ci odiavamo a vicenda. La vita era brutta, e non sapevamo nemmeno che eravamo nelle tenebre.
Efesini 2:2,3 spiega la nostra condizione di allora:
“2 ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. 3 Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri.” (Efe 2:2-3 NRV)
Eravamo schiavi del peccato, e schiavi di Satana, senza saperlo. Eravamo senza speranza, senza Dio.
Quando eravamo in quella condizione, è arrivata l’amore e la misericordia di Dio. Dio ci ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Ci ha chiamati! La nostra salvezza è stata l’iniziativa di DIO, non la nostra. Abbiamo già visto in 1Pietro che Dio ci aveva già preconosciuti ed eletti, prima della creazione del mondo. Poi, al momento scelto da Lui, ha rivolto la sua santa chiamata a ciascuno di noi, la sua chiamata potente, che ci ha dato vita. Come abbiamo letto in capitolo 1, Dio ci ha rigenerato, ci ha fatto rinascere.
Quando Lazzaro, il fratello di Maria e Marta, morì, Gesù lo chiamò dalla tomba. Il morto tornò in vita, ed uscì dal sepolcro.
Similmente, noi eravamo morti nei nostri peccati, e Dio ci ha chiamato e ci ha vivificato.
Dio ci ha chiamato dalle tenebre, alla sua luce meravigliosa.
La luce di Dio rappresenta, soprattutto, la presenza di Dio. Dio è luce! La salvezza ci porta a poter avere comunione con Dio stesso. Nessuna delle benedizioni di Dio, per quanto siano tutte meravigliose, è paragonabile alla benedizione di godere la comunione di Dio stesso.
La luce rappresenta anche la giustizia di Dio. Eravamo schiavi del peccato ma ora per mezzo di Cristo siamo stati giustificati, e per la sua potenza che opera in noi possiamo camminare in giustizia.
Il contrasto fra le tenebre e la luce è come il contrasto fra la mezzanotte e il mezzogiorno!
Dio ci ha chiamati alla sua luce meravigliosa! È meravigliosa perché nella luce, possiamo godere la gloria di Dio! In Isaia 60:2 leggiamo:
“Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il SIGNORE e la sua gloria appare su di te.” (Isa 60:2 NRV)
Eravamo nella fitta oscurità del peccato, e Dio ha fatto sorgere su di noi la sua luce, la sua gloria.
In Colossesi 1:13 leggiamo:
“Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.” (Col 1:13 NRV)
Eravamo sotto il potere delle tenebre, ma con la sua potente chiamata, Dio ci ha liberati e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio Gesù Cristo. Gesù è la luce, in Cristo siamo nella luce, per ora e per l’eternità.
La luce del sole finirà. Ma la luce di Dio non finirà mai. In Apocalisse 21 leggiamo:
“22 Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23 La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. 24 Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria.” (Apo 21:22-24 NRV)
Dio ci ha chiamato alla sua luce meravigliosa, che è Dio stesso, e resteremo nella luce di Dio per tutta l’eternità.
Per proclamare le virtù di Dio

Perché? Perché Dio ci ha chiamato dalle tenebre alla luce? Perché Dio ci ha acquistato, a caro prezzo, per diventare il suo popolo? Perché Dio ha avuto misericordia di Dio? Perché ci ha fatto diventare una stirpe eletta, e una gente santa? Quale scopo aveva Dio in tutto questo?
Il v.9 ci parla dello scopo di Dio nella nostra salvezza:
“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa;” (1Pi 2:9 NRV)
Dio ha avuto questa meravigliosa grazia su di noi affinché proclamassimo le sue virtù!
Dio è geloso per la sua gloria! Ci salva per darci il privilegio, e la responsabilità, di proclamare le sue infinite virtù al mondo.
Dio ci salva per farci essere luce nel mondo di tenebre.
Gesù dichiara che gli uomini preferiscono le tenebre alla luce. Perciò, spesso, quando parliamo di Dio, gli uomini non vogliono ascoltare. Facilmente arrivano a disprezzare la luce, e perciò, disprezzano chi proclama la luce. Gesù spiega che se hanno odiato Lui, possono odiare anche noi.
Però, non dobbiamo preoccuparci della reazione delle persone. Dobbiamo proclamare le virtù di Dio. Sarà Dio ad operare, sarà Dio ad aprire gli occhi dei ciechi, come ha aperto i nostri, affinché certi cerchi sentano il vangelo, vedano la gloria di Cristo, e ricevano la salvezza. La predicazione è necessaria perchè ci possa essere quell’ascolto che conduce alla fede. Quindi, Dio ci ha salvato affinché proclamiamo le sue virtù. Dedichiamoci a questo.
Conclusione

Allora, fratelli, oggi abbiamo iniziato a considerare delle verità che dovremmo meditare tutti i giorni della vita, per quanto sono meravigliose. Solo facendo così possiamo godere la pienezza della nostra gioia in Cristo.
In questa vita, abbiamo problemi? Abbiamo difficoltà, e prove, e tristezza in questo cammino verso il cielo? Certamente. Però, a differenza di prima, ora, le abbiamo solo per un breve tempo. Poi saranno dimenticate per tutta l’eternità, perché la nostra gioia nella presenza di Dio sarà così immensa che non ci sarà spazio per alcun ricordo delle cose brutte di questo breve soggiorno.
Non solo, ma ora che siamo in Cristo, ora che Dio ci ha chiamati, ora che siamo il suo popolo, sappiamo che Dio sovranamente fa cooperare tutte le cose al nostro bene. Egli ci sta conformando all’immagine di Gesù Cristo, e le prove che Dio permette sono quelle che fanno parte della sua opera in noi.
Quindi, anziché riempire i nostri pensieri con i problemi che sono degli strumenti nelle mani di Dio e che Egli usa per il nostro bene eterno, scegliamo di meditare su quello che è eterno.
Meditiamo sulla misericordia di Dio e sul fatto che Dio non ci guarda più in base a quello che meritiamo noi, ma ci guarda con misericordia e bontà, per mezzo del merito di Cristo. Perciò, possiamo venire liberalmente nella presenza di Cristo. Certo, dobbiamo impegnarci, ma Dio ci accetta, NON in base a quanto bene camminiamo, ma in base alla perfetta giustizia di Gesù Cristo. Questo significa che anche se Dio può disciplinarci, anche duramente, nulla ci separerà dal suo amore per noi in Gesù Cristo.
Mediamo su chi siamo in Cristo. Siamo una stirpe eletta, siamo parte del popolo di Dio, mentre prima non eravamo il popolo di Dio. Siamo un sacerdozio regale, con libertà di entrare nella presenza di Dio stesso per offrire sacrifici di lode!
Siamo una gente santa, preziosa a Dio. Avendo dato Gesù Cristo per acquistarci, Dio non ci lascerà e non ci abbandonerà mai!
Che motivo di rallegrarci! Oh che possiamo conoscere sempre di più benefici che abbiamo in Cristo!